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Israel's Critical Security Needs for a Viable Peace

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Raid di Israele su Gaza contro il lancio di razzi palestinesi

ROMA, 31-07-2010 - Jet israeliani hanno effettuato nella notte raid aerei sulla Striscia di Gaza in risposta al lancio di un razzo palestinese su Ashkelon.
Secondo fonti palestinesi, citate dalla Reuters, i caccia hanno colpito un campo d'addestramento utilizzato da Hamas, che controlla Gaza.
Secondo fonti, citate dall'agenzia Afp, che riprende testimonianze di Hamas e del servizio sanitario locale ci sarebbero di una vittima e almeno 11 feriti. La vittima sarebbe un comandante di Hamas, Issa Batran. Un portavoce di Hamas a Gaza ha aggiunto che il movimento islamico e' deciso a vendicare l' uccisione del suo esponente.
Gli aerei israeliani, inoltre, hanno sganciato almeno quattro missili contro edifici utilizzati dalle forze di sicurezza del movimento estremista islamico palestinese che controlla la Striscia di Gaza, ha affermato il responsabile dei servizi d'emergenza di Gaza, Muawiya Hassanein.
Colpiti anche i tunnel di contrabbando al confine con l'Egitto. Nessun commento da parte di Israele. Ma il premier Benjamin Netanyahu aveva in precedenza sottolineato che Israele considerava molto seriamente il razzo palestinese che, venerdi', era caduto su Askelon. L'attacc, viene considerato dagli osservatori come un tentativo di minare la possibile ripresa dei colloqui di pace diretti tra Israele e l'Autorita' Nazionale Palestinese.

(RaiNews24, 31 luglio 2010)

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Soragna paese d’arte

La Sinagoga di Soragna
SORAGNA (PR) - Prosegue domenica 1o agosto l'iniziativa Soragna paese d'arte. Alle 15 il via con la visita alla Sinagoga e al Museo Fausto Levi. La Sinagoga costruita nel 1855 in stile neoclassico si trova all'interno di un palazzo seicentesco situato in via Cavour, 43. I locali annessi alla Sinagoga furono trasformati nel 1981 dall'allora presidente della comunità ebraica di Parma Fausto Levi in un museo.
Alle 16 si proseguirà con la visita alla splendida Rocca Meli Lupi edificata nel 1385 e poi più volte trasformata con consistenti rifacimenti nel 1500 e soprattutto nel 1600 quando divenne la sfarzosa residenza principesca, aspetto che ancora oggi conserva.
Le visite si concludono alle 17, con il Museo del Parmigiano Reggiano situato nello storico Casello ottocentesco che sorge all'ombra della Rocca Meli-Lupi a Soragna. Le guide illustreranno gli oltre 120 oggetti, le immagini, disegni e foto che raccontano la produzione del formaggio, l'evoluzione delle tecniche di trasformazione del latte, le fasi della stagionatura e della commercializzazione.
È possibile partecipare a una o più visite a scelta, le visite guidate sono gratuite mentre gli ingressi ai musei sono a carico dei partecipanti. È possibile prenotare contattando: info@itineraemilia.it o il numero 327 7469902. Info: www.itineraemilia.it.
Il prossimo appuntamento si svolgerà domenica 5 settembre.

(la Repubblica - Parma, 31 luglio 2010)

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Israele vuole lasciare senz'acqua il Santo Sepolcro

di Caterina Maniaci

Non avete pagato l'acqua corrente fino a oggi? Ora la pagherete e con tutti gli arretrati, altrimenti vi sarà tolta. Questo, in estrema sintesi, sarebbe quanto minacciano le autorità municipali alle chiese di Gerusalemme, ossia di tagliare il rifornimento d'acqua alla basilica del Santo Sepolcro. Una notizia diffusa dall'agenzia Asianews, ricevuta da fonti della basilica stessa e che sta gettando nello sconforto le varie Chiese cristiane le quali, come da antica tradizione, insieme gestiscono il Santo Sepolcro. E non sempre in armonia, come dimostrano anche recenti fatti di cronaca, con preti e monaci di diverse professioni che se le danno di santa ragione proprio dentro la basilica. Sin da quando è cominciata ad arrivare l'acqua corrente nella zona, tutti i governi che si sono succeduti hanno fornito acqua al luogo sacro senza pretendere pagamenti, quale servizio pubblico ai pellegrini e "cortesia" per i religiosi, cattolici e non, che custodiscono ed officiano nel santuario. Così hanno fatto il governo britannico della Terra Santa (1917- 1948), quello giordano (1948- 1967) e finora anche quello israeliano. Senonché le autorità municipali israeliane ora passano alla minaccia di tagliare l'acqua per farsi pagare, non solo nel futuro ma anche per tutta quella fornita a partire dal 1967. Fatto curioso - rileva sempre Asianews - è che le domande di pagamento vengono indirizzate ad un ente inesistente, "la chiesa del Santo Sepolcro". Una tale amministrazione non esiste, visto che l'antichissima basilica - costruita sul luogo che la tradizione indica come quello della crocifissione, sepoltura e resurrezione di Gesù - è retta dal peculiare regime giuridico internazionalmente riconosciuto dello "Statu quo". Il quale prevede che spazi, tempi e funzioni vengano ripartiti tra la chiesa cattolica, rappresentata dalla francescana Custodia di Terra Santa e diversi gruppi di monaci non cattolici, greci e armeni anzitutto, ma anche copti, etiopi e siri ortodossi. Proprio per la sua natura complessa, con tanti e diversi "utenti", sarebbe molto difficile far pagare l'acqua al Santo Sepolcro, da quella fornita agli spazi comuni a quella per ogni singolo "settore" e poi si dovrebbero installare impianti distinti con i rispettivi contatori per permettere di esigere da ciascuno dei gruppi di monaci il pagamento relativo al proprio consumo. Insomma, un gran guazzabuglio. La speranza diffusa è che si tratti di un'iniziativa non ben ponderata e che ci sarà un ripensamento, tanto che la Santa Sede potrebbe chiedere un intervento del governo israeliano per risolvere la questione. In attesa di un chiarimento, di una smentita o di una conferma, bisogna ricordare che la vicenda si muove sullo sfondo della ingarbugliata situazione fiscale-giuridica tra lo Stato vaticano e quello israeliano. In ballo c'è la negoziazione di un "accordo globale", cioè una risoluzione di tutte le rivendicazioni sullo statuto fiscale della Chiesa in Israele, su questioni riguardo le proprietà ecclesiastiche e su altri aspetti di natura economica, ad esempio la partecipazione dello Stato nel finanziamento di scuole cattoliche e ospedali. Nel 1993 fu siglato lo storico Accordo Fondamentale, che è la base per le relazioni fra Santa Sede e Israele. Questo documento obbliga le due parti a negoziare il famoso e non raggiunto "accordo globale". Regolarmente si riunisce la Commissione permanente di lavoro fra Santa Sede e lo stato d'Israele ; si fa qualche passo avanti, ma spesso le riunioni sono rimandate, o si avvitano su qualche secondario aspetto tecnico. Gli ottimisti sostengono che il fatto che la Commissione continui a svolgere le sue funzioni è già di per se' positivo e che i risultati ci saranno. I pessimisti scuotono la testa e prevedono solo lungaggini burocratiche e continui contenziosi, come quello in cui minaccia di trasformarsi il caso delle "bollette mancanti" al Santo Sepolcro.

(Libero, 31 luglio 2010)

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Non solo Oz, tanti titoli israeliani

di Riccardo Calimani

Stanno incontrando molta fortuna in Italia i narratori israeliani. Negli ultimi tempi, sugli scaffali delle librerie, si contano numerose traduzioni di romanzi, non solo di autori famosi come Amos Oz, editi dai maggiori editori di casa nostra. Di Oz sono usciti due romanzFeltrinellier Feltrinelli: Scene dalla vita di un villaggio e Una pace perfetta. Il primo è un romanzo carico di una tensione e di un mistero che si sciolgono alla fine. Il secondo invece è centrato sulla crudeltà e sull'amore. Di israeliano, molto; di ebraico, poco. AlmeBompianie. La Bompiani pubblica Il fratello perduto di Zvi Yanai, che racconta la storia vera di una famiglia ebrea nel XX secolo. Italiano, emigrato in Israele nel '45, l'autore scopre l'esistenza di un certo Romolo Benvenuti e apprende che si tratta del fratello che aveva perso di vista durante le persecuzioni razziali. Inventario di Yaakov Shabtai, edito da Feltrinelli, è una storia israeliana dove, tra nostalgia e ironia grottesca, emerge un cantore di una paese che ha bisogno di antieroi in una Tel Aviv in preda al disincanto. Dopo l'abbandono di Zeruya Shalev, edito da Frassinelli, è il terzo romanzo di una trilogia, iniziata con Una relazione intima e Una storia coniugale: un'analisi profonda delle relazioni umane.
Ebraico e israeliano si fondono nel libro di Aharon Appelfeld dal titolo: Un'intera vita. Un romanzo che parla del destino ebraico con accenni completamente universali e quindi adatti ad ogni uomo.
Yehoshua Kenaz è conosciuto come uno dei più vigorosi scrittori israeliani. Il suo Ripristinando antichi amori, edito da Giuntina, è una narrazione avvincente che unisce frammenti di vite. Per certi aspetti affine al precedente Vite fragili di Rina Frank, edito da Fanucci, è invece più struggente e intimistico. Agli ultimi due romanzi tipicamente israeliani fa da contrappeso Gog e Magog di Martin Buber, edito da Bompiani venti anni fa, poi da Neri Pozza e ora riproposto da Guanda. Lo sfondo: la Polonia del Settecento a Lublino dove due sette chassidiche si confrontano sull'arrivo di Napoleone. Un intrico su vicende lontane solo in apparenza, scritto alla vigilia della seconda guerra mondiale quando parlare della lotta eterna tra Gog e Magog significa cercare di decifrare il destino degli uomini e degli ebrei in particolare.
Infine il celebre André Chouraqui ha raccolto una serie di interviste ormai classiche a Jules Isaac, Jacques Ellul, Jacques Maritain, Marc Chagall ne Il destino di Israele edito dalle Paoline, pagine che a distanza di decenni sono capaci di suscitare un dibattito.

(Europa, 31 luglio 2010)

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Come araba in una unità di combattimento israeliana

HAIFA - Elinor Joseph è la prima araba israeliana che serve in una unità di combattimento. Proviene da una zona di Haifa in cui vivono ebrei e arabi. Lei si sente parte dell'esercito dello Stato ebraico, anche se ha la sua propria identità.
Secondo dati delle forze israeliane di difesa, a scuola Joseph ha avuto soltanto compagni di classe arabi. Suo padre ha prestato servizio nell'esercito come paracadutista. Anche se il padre ricorda con orgoglio questo tempo, dopo la scuola sua figlia aveva pensato all'espatrio. Ma alla fine si è decisa per l'esercito israeliano. Nella cerchia dei suoi amici la cosa ha provocato soprattutto rifiuto.
"Capivo che è molto importante difendere i miei amici, la mia famiglia e il mio paese. Io sono nata qui", afferma la giovane araba. "Quando si fanno le cose con tutto il cuore, con il tempo si comincia a capire il loro significato."
Joseph ha cominciato il suo servizio militare come sanitaria nella polizia militare al valico di Kalkilija in Cisgiordania. Nonostante uno scetticismo iniziale, alla fine ha trovato piacevole il lavoro al posto di blocco: "Al posto di blocco trattavo tutte le persone allo stesso modo, perché siamo tutti esseri umani. Per questo motivo nessuno ha reagito negativamente contro di me, cosa che - per essere onesti - mi ha sorpreso", ricorda. La sua presenza ha sempre indotto gli altri soldati a trattare bene i palestinesi. "Ed effettivamente il loro trattamento è stato sempre pieno di rispetto."
Poiché voleva assumere responsabilità maggiori, ha fatto richiesta di entrare in una unità di combattimento. E non ha neppure alcun problema con il prevalente carattere ebraico delle truppe di combattimento: "So di essere parte dell'esercito dello Stato ebraico, per questo ascolto attentamente quando parlano di questo argomento, e imparo. Mi sono abituata a questo fatto e lo rispetto, anche se non mi coinvolgo molto con l'identità del paese. Io ho la mia propria identità e rispetterò quella del mio paese."

(Israelnetz.com, 30 luglio 2010 - trad. www.ilvangelo-israele.it)

Per chi capisce l’ebraico o il linguaggio dei sordomuti:


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Missile sparato da Gaza colpisce la zona di Ashkelon

TEL AVIV, 30 lug. - Un missile sparato dalla Striscia di Gaza ha colpito la zona abitata di Ashkelon, senza provocare feriti ma interrompendo un lungo periodo di calma nella cittadina costiera israeliana. Si tratta infatti, ha dichiarato il maggiore Benny Wakni, del primo missile che colpisce la zona dai tempi dell'operazione "Piombo Fuso", l'offensiva di tre settimane condotta dall'esercito israeliano nell'inverno 2008-2009 nella Striscia di Gaza.
Secondo Wakni il missile, che si ritiene essere un Katyusha russo con una gittata maggiore dei piu' rudimentali Qassam, e' caduto in una giardino tra i palazzi, facendo andare in frantumi vetri delle finistre e finestrini delle auto parcheggiate e facendo scattare le sirene d'allarme in tutta la citta'. Negli ultimi mesi vi sono stati sporadici lanci di missili da Gaza ma in maggioranza hanno colpito le zone rurali nei pressi del confine.

(Adnkronos, 30 luglio 2010)

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Energia solare: le ultime novità in Israele

In Israele si stanno sviluppando alcune innovazioni piuttosto importanti in materia di sfruttamento dell'energia solare. Il Paese ha infatti deciso di incrementare gli sforzi al fine di raggiungere, entro il 2020, il target stimato nell'utilizzo dell'energia pulita per coprire il 10% del fabbisogno energetico nazionale: un obiettivo che Israele vuole conquistare facendo leva soprattutto sull'utilizzo di una delle fonti rinnovabili per eccellenza, il Sole.
Per incentivare il ricorso allo sfruttamento dell'energia solare mediante impianti fotovoltaici, infatti, l'Authority competente ha annunciato una gamma di interventi (finanziari, di comunicazione ambientale, ma non solo) a supporto dello sviluppo dei moduli solari.
Ancora, il governo ha invece confermato le indiscrezioni delle scorse settimane, annunciando che incrementerà la remunerazione di quei produttori di energia che immetteranno nella rete elettrica nazionale dell'energia ottenuta mediante sfruttamento di fonti rinnovabili.
Ovviamente, le iniziative di cui sopra - come ribadito dalle stesse autorità israeliane - non rimarranno isolate. Ci sembra tuttavia un primo sforzo concreto per permettere al Paese di poter realmente ottenere il raggiungimento del target del 10%, un impegno energetico che anche alcune altre nazioni dell'area hanno deciso di assumere, in un'ottica ambientale che sta coinvolgendo l'intera zona.

(Nano Press, 30 luglio 2010)

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Gaza. Il primato degli aquiloni

7200 aquiloni in volo contemporaneamente. I bambini di Gaza hanno battuto il record mondiale che già era stato il loro precedentemente, con quasi 4mila aquiloni in aria. Il concorso è stato organizzato dall'Agenzia per i rifugiati dell'ONU, già ispiratrice di un altro primato:
"La settimana scorsa siamo andati in 7mila all'aeroporto per palleggiare coi palloni da basket e così abbiamo battuto un altro record. Adesso abbiamo conquistato quello degli aquiloni".
L'entusiasmo è alle stelle, anche se il loro primato non potrà essere iscritto nel libro dei Guinness perché i responsabili non hanno ricevuto l'autorizzazione a recarsi a Gaza. Secondo le agenzie dell'ONU molti bambini hanno subito traumi psicologici in seguito all'attacco israeliano di 2 anni fa. Operazioni come questa cercano di ridare loro una certa parvenza di normalità in una situazione che di normale ha ben poco.

(euronews, 30 luglio 2010)

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Tv Israele: membro di Hezbollah principale sospettato per la morte di Hariri

Secondo la televisione di stato israeliana il procuratore generale Daniel Bellemare che conduce le indagini per conto del Tribunale speciale per il Libano si accinge ad incriminare Mustafa Bader a-Din, altrimenti noto come Elias Saab.

ROMA, 30-07-2010 - E' una figura centrale di Hezbollah il principale sospettato nelle indagini sulla uccisione dell'ex premier libanese Rafik Hariri, avvenuta a Beirut nel 2005. Lo ha sostenuto la scorsa notte la televisione di stato israeliana secondo cui il procuratore generale Daniel Bellemare che conduce le indagini per conto del Tribunale speciale per il Libano si accinge ad incriminare Mustafa Bader a-Din, altrimenti noto come Elias Saab.
Bader a-Din, ha aggiunto l'emittente, e' il cognato di Imad Mughniyeh, il capo militare degli Hezbollah ucciso a Damasco nel 2008 in un attentato la cui paternita' e' stata attribuita dalla sua organizzazione al Mossad israeliano.
Il quotidiano Haaretz, che riprende con grande evidenza la notizia divulgata dalla televisione, aggiunge che Bader a-Din era stato coinvolto nel 1985 nel tentato assassinio di un dirigente del Kuwait e, dopo l'uccisione di Mughniyeh, era incluso fra i candidati alla sua successione. Secondo Maariv, Bader a-Din e' stato uno dei piu' stretti collaboratori di Mughniyeh.
Il movimento sciita libanese Hezbollah ha minacciato ieri una nuova ribellione armata nel Paese se qualcuno dei suoi membri dovesse essere accusato di esser coinvolto nell'omicidio dell'ex premier Rafik Hariri.
"La resistenza (l'ala armata di Hezbollah) riterra' ogni accusa nei confronti dei suoi quadri come una forma di aggressione e s'impegna a difendere l'onore dei suoi combattenti fino alla fine", ha detto lo shaykh Nabil Qawuq, responsabile del movimento sciita nel sud del Libano, citato ieri dalla stampa di Beirut. Fonti di stampa libanesi avevano nelle scorse settimane riferito della possibilita' che in autunno alcuni membri di Hezbollah possano essere messi sotto accusa dl Tribunale speciale per il Libano, incaricato di far luce sulla morte di Hariri e sugli altri attentati compiuti nel Paese dal 2004.

(RaiNews24, 30 luglio 2010)

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Abu Mazen vuole tutto e subito

di Sergio Minerbi

Sergio Minerbi
Avevo appena finito di scrivere questo breve articolo quando Kol Israel, la radio locale, ha annunciato che dalla Striscia di Gaza è stato lanciato un razzo di tipo "Grad" contro un quartiere di abitazioni della città di Ashkalon. Il sistema di allarme ha funzionato in tempo e non si lamentano vittime. Questo è il linguaggio di Hamas. No al negoziato, ma usa il terrorismo come al solito.
Ieri, giovedì 29 luglio, la Lega Asraba si e` riunita al Cairo e ha deciso di appoggiare il negoziato diretto fra palestinesi e Israele. Ciò non significa però la ripresa dei negoziati interrotti alla fine del 2008. Abu Mazen infatti mette due condizioni: il blocco totale delle costruzioni negli insediamenti, e l'accettazione da parte di Israele di uno Stato Palestinese nei confini ante-1967. Hamas rifiuta ogni negoziato con Israele.
La strategia palestinese rimane un punto interrogativo. Da un lato il premier Salam Fayad è riuscito a calmare la situazione: oggi si nota un notevole miglioramento dell'economia palestinese in Cisgiordania, nonché un progresso importante nella cooperazione con l'esercito israeliano. Ma Fayad qualche mese fa ha anche avanzato l'idea di proclamare lo Stato palestinese senza il beneplacito israeliano, nei confini del 1967. Ossia invece di perdere tempo in lunghi e snervanti negoziati con Israele, i palestinesi con l'appoggio della comunità internazionale, proclamano uno Stato e ottengono dalle Nazioni Unite ciò che Israele ha rifiutato. Abu Mazen dal canto suo si è probabilmente convinto che ciò che può ottenere da Israele non è sufficiente per rimanere in carica. E d'altra parte Benjamin Netanyahu sa bene che prolungare il blocco delle costruzioni oltre ottobre, rischierebbe di far crollare il suo Governo. Anzi uno degli scopi delle nuove costruzioni era proprio quello di immettere nel negoziato coi palestinesi un senso di urgenza per evitare che si prolunghi oltre misura.
Insomma ambo le parti sono prigioniere della propria opinione pubblica. Ma la più lontana dalla realtà è quella palestinese che per decenni si è abituata a ritenere possibile il ritorno dei profughi palestinesi alle loro case, sogno impossibile. Nessun leader palestinese ha avuto il coraggio di spiegare al suo popolo la verità, né ha potuto sanare il dissidio con Hamas che governa la Striscia di Gaza in barba all'Autorità Palestinese.

(Notiziario Ucei, 30 luglio 2010)

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Veri o percepiti

di Anna Segre

In questi giorni d'estate capita che le previsioni del tempo ci comunichino non solo le temperature effettive, ma anche quelle percepite. Altre volte televisioni e giornali vanno in giro a intervistare la gente che ha caldo, fornendoci così la percezione di una percezione.
Cosa succederebbe se, oltre alle temperature, confrontassimo realtà e percezione anche in altri ambiti? Lo Stato di Israele vero è senza dubbio molto più interessante di quello percepito: non solo i suoi detrattori, ma anche i difensori si concentrano essenzialmente sulla pace e la guerra, sulla politica estera e sulla sicurezza, ma raramente raccontano la ricchezza culturale e la complessità di un paese estremamente variegato da tutti i punti di vista, dai paesaggi agli abitanti. Viceversa, gli ebrei percepiti rischiano di essere più affascinanti di quelli veri, anche quelli percepiti dagli antisemiti: hanno un grande potere, sono intelligenti, sono uniti tra loro e controllano la politica mondiale; quelli veri sono molto più litigiosi e persi nei loro piccoli problemi quotidiani.
A volte è anche interessante distinguere tra rabbini veri e rabbini percepiti, Consigli delle comunità veri e Consigli percepiti. E poi ci sono le percezioni di percezioni, cioè quello che i giornali locali capiscono delle vicende comunitarie intervistando qualche ebreo qua e là; curiosamente talvolta qualcuno giudica le decisioni dei Consigli sulla base delle interpretazioni fornite dai giornali. Eppure, a chi verrebbe in mente di aprire la pagina locale di un quotidiano per decidere se ha caldo?

(Notiziario Ucei, 30 luglio 2010)

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Israele: il figlio di Netanyahu punito per ritardo al servizio di leva

TEL AVIV, 29 lug. - Jair Netanyahu, il figlio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, e' stato condannato a 10 giorni di confino per essersi presentato con ritardo a una chiamata dei suoi superiori dell'esercito israeliano, dove sta svolgendo il servizio di leva. A renderlo noto e' un portavoce dell'esercito, spiegando che il soldato e' stato punito per "disobbedienza". Jair, 19 anni, era stato convocato alcuni giorni fa insieme alla sua unita' nell'ufficio del portavoce dell'esercito per un incarico, ma non si e' presentato con il resto del gruppo, rendendosi irreperibile e comparendo soltanto diverse ore piu' tardi.

(Adnkronos, 29 luglio 2010)

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Riapre a Gerusalemme il Museo d'Israele

Dopo tre anni di restauri è stato riaperto il Museo d'Israele, il più importante di Gerusalemme. E' stato completamente rinnovato, riconfigurato negli orari e nella distribuzione delle sale, prolungato negli orari d'apertura con possibilità di trascorrervi intere serate soprattutto in questa prima settimana inaugurale (iIngresso libero per i ragazzi fino a 17 anni). Molti gli eventi in programma nella settimana inaugurale.

(Travel Quotidiano, 29 luglio 2010)

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Libano, Hezbollah: 'Nessuna accusa altrimenti è ribellione'

Uno dei leader di Hezbollah sostiene che il Tsl agisce per contro degli Usa e di Israele

Se qualche membro di Hezbollah verrà accusato di essere coinvolto nell'omicidio dell'ex premier Hariri, nel Paese scoppierà una nuova ribellione armata. "L'ala armata di Hezbollah riterrà ogni accusa nei confronti dei suoi quadri come una forma di aggressione e si impegna a difendere l'onore dei suoi combattenti fino alla fine" ha riferito Nabil Qawuk uno dei leader di Hezbollah nel sud del Libano.
La stampa locale aveva scritto nei giorni scorsi che esiste la possibilità che durante il prossimo autunno alcuni membri di Hezbollah possano essere messi sotto accusa per far luce sulla morte dell'ex premier.
Secondo Qawuk ogni decisione del Tribunale Speciale per il Libano "è una manovra orchestrata dali statunitensi e dagli israeliani".

(PeaceReporter, 29 luglio 2010)

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Senza Israele l'Occidente è perduto

di José María Aznar

Da ormai troppo tempo, in Europa è diventato fuori moda pronunciarsi a favore di Israele. All'indomani dell'incidente a bordo della nave colma di attivisti anti-israeliani che si trovava nel Mediterraneo, è davvero difficile immaginare una causa più impopolare da difendere.
In un mondo ideale, l'assalto dei commando israeliani alla Mavi Marmara non si sarebbe concluso con nove morti e una ventina di feriti. In un mondo ideale, infatti, i soldati sarebbero stati accolti pacificamente sulla nave. In un mondo ideale, nessun Paese, tantomeno un recente alleato di Israele qual è la Turchia, avrebbe sponsorizzato e organizzato una flotilla il cui unico scopo era creare una situazione impossibile per Israele: cioè metterlo nella condizione di dover scegliere tra la rinuncia della sua politica di sicurezza e del blocco navale, o il rischio di far scoppiare l'ira del mondo intero....

(l'Occidentale, 29 luglio 2010)

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Ahmadinejad ha fatto il nido al Palazzo di Vetro

di Fiamma Nirenstein

Il Palazzo di Vetro
Dell'Onu, dei suoi paradossi, abbiamo già volte tentato di ridere per non piangere, e tuttavia non si può fare a meno di soffrire: nata per preservare il mondo da dittature, persecuzioni, guerre è divenuta spesso la più ipocrita e aggressiva cassa di risonanza antioccidentale e antidemocratica. Causa ne sono le maggioranze automatiche cosiddette "non allineate" e islamiste. Adesso a misurare in maniera intelligente e particolare il danno ci aiuta la giornalista Claudia Rossett su Forbes, e lo diciamo per non derubarla del difficile computo da lei operato sulla presenza dell'Iran dentro le istituzioni dell'Onu.
È formidabile a dir poco quanto il Paese che oggi rappresenta una delle maggiori minacce per tutto il mondo con il suo programma atomico che procede, conformemente alla politica iraniana, contro Israele e la civiltà ebraico-cristiana; ormai colpito da quattro round di sanzioni obbligatorie del Consiglio di Sicurezza; macchina organizzatrice e ideologica di terrorismo internazionale; violatore senza remore di diritti umani… quanto questo Paese si sia insediato all'Onu in lungo e in largo. Ad aprile, dopo che avevamo rischiato di vederlo nel Consiglio per i Diritti Umani, l'Iran ripiega sulla Commissione per lo Status delle Donne. Questo, mentre escono via internet le immagini delle sue donne costrette in palandrane totali e sottoposte a regole di segregazione sotto la sorveglianza delle Guardie della Rivoluzione, o peggio mentre si diffondono immagini di fedifraghe fustigate, sottoposte a lapidazione, impiccate.
Ma questo è solo un incipit: l'Iran è uno dei 36 membri della maggiore organizzazione Onu, l'Undp, programma per lo sviluppo. Lo ha presieduto l'anno scorso, e essere nel direttivo gli dà l'accesso anche al direttivo che governa l'Unfpa, il fondo per la popolazione, e l'Unifem, il fondo di sviluppo per le donne. I tre anni nel direttivo dell'Undp si concluderanno alla fine del 2010, ma l'Unifem dà diritto a far parte del direttivo dell'Unicef (che si occupa dell'infanzia) fino alla fine del 2011 e del Wfp (il programma per il cibo) fino al 2012.
Altrettanto pervasiva la presenza iraniana nel settore delle armi, dello spazio, del crimine globale. Fino alla fine del 2012 infatti l'Iran di Ahmadinejad, che si pregia di una minaccia di sterminio al giorno, sarà vicepresidente del consiglio esecutivo dell'Opcw, l'organizzazione per le armi chimiche; inoltre, siederà in due commissioni dell'Unodc, l'ufficio Onu per la droga e il crimine, e la sub commissione di 20 membri della commissione per la Prevenzione del Crimine e la Giustizia Criminale, di cui fa parte dal 2009 per la durata di tre anni. Da questo aprile l'Iran è entrato per 4 anni nella commissione con base a Ginevra per la Scienza, la Tecnologia e lo sviluppo. L'Onu consta anche di un sub comitato legale del Copuos, Comitato per l'Uso Pacifico dello Spazio, ed esso è presieduto da Ahmad Talebzadeh dell'Iranian Space Agency. L'Iran siede anche nel consiglio dell'Unhcr (l'Agenzia per i rifugiati) e fa parte del comitato direttivo delle sue centrali di Nairobi. Manca alla nostra lista ancora l'Unep, il programmna per l'ambiente, e l'Un Habitat, il Programma per gli insediamenti umani. Ahmadinejad è anche là. Dice la Rossett inoltre che il mandato dell'Iran alla Fao come presidente del consiglio direttivo è scaduto, ma ne è già prevista la candidatura per il periodo 2011-13 e intanto siede nella commissione finanze fino alla fine del 2011.
Ahmadinejad, oltre a primeggiare in conferenze Onu come quella di Ginevra contro Israele detta "Durban 2", dal 2005 ogni settembre, in occasione della inaugurazione annuale, è volato a New York per tenere un suo discorso: sempre ha lasciato gli ascoltatori senza fiato per la smodata aggressività anti occidentale e per la promessa ripetuta del genocidio degli ebrei. Possiamo dire che l'Iran si è impossessato del discorso pubblico internazionale e l'ha tutto quanto volto verso sé stesso: Ahmadinejad è il grande capo di un movimento mondiale, il suo comportamento ci dice se si mette bene o male per tutti. La forza diplomatica dell'Iran gli ha certo fatto da scudo simbolico contro le sanzioni votate dall'Onu stessa. Esse sono sempre state sbeffeggiate. Adesso l'Ue ha scelto a sua volta di adottare dure sanzioni che riguardano gli scambi commerciali, i servizi finanziari e l'energia. Solo un paio di settimane fa il Consiglio di sicurezza dell'Onu aveva adottato una quarta tornata di sanzioni, e l'Ue, pressata dagli Usa, l'ha battuta in severità. Lo shock sembra aver indotto Ahmadinejad a riproporre uno «scambio di carburante senza precondizioni». Sarà saggio guardare a questa proposta con scetticismo. L'Iran ha sempre usato i negoziati per guadagnare tempo: vuole raggiungere l'arma atomica prima che la pressione economica diventi intollerabile. Dunque l'Europa deve tener fede alla sua intenzione: l'Iran deve essere bloccato. Anche per l'Onu è venuto il tempo dell'intransigenza: date le sanzioni del Consiglio di Sicurezza, sarebbe logico anche in uno stop alla nidificazione in tutti gli angoli del Palazzo di Vetro.

(il Giornale, 29 luglio 2010)

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Israele, salva la spiaggia dei sogni. Ragazza del kibbutz ferma le ruspe

Adi Lustig, 20 anni, di origine sudafricana, blocca il progetto per un villaggio turistico a Palmahim

Adi Lustig, vent'anni, di origine sudafricana, ha salvato dagli speculatori la spiaggia di Palmahim, una delle ultime oasi intatte sulla costa israeliana. Adi vive nel kibbutz costruito nel 1949 sulla baia ed è riuscita a convincere il governo a bloccare il progetto per un villaggio turistico, ville e palazzi a pochi metri dal mare. La battaglia ambientalista è durata due anni e mezzo: per far conoscere la protesta la ragazza si è piazzata in una tenda davanti al cantiere.

(Corriere della Sera, 29 luglio 2010)

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Guidare, scrivere, comunicare col naso

I disabili gravi potrebbero presto essere in grado di utilizzare il loro naso per scrivere, guidare una sedia a rotelle, navigare in internet, grazie a un nuovo dispositivo sviluppato e testato da alcuni medici israeliani.
Il dispositivo sfrutta il respiro, l' inspirare e l'espirare attraverso il naso, un meccanismo che coinvolge il palato molle.
Il palato molle è controllato dai nervi cranici, come il lampeggiare dell'occhio, meccanismi che in genere sono sempre molto ben conservati dopo un trauma grave.
Del nuovo dispositivo ne ha parlato la rivista Proceedings of the National Academy of Sciences degli Stati Uniti, in cui è stata illustrata una ricerca israeliana del Weizmann Institute.
Noam Sobel, professore di neurobiologia presso il Weizmann Institute di Rehovot, in Israele, uno degli autori dello studio, ha detto che il dispositivo, denominato "sniff controller", consiste in una piccola cannula, grande come un tubicino di quelli utilizzati negli ospedali per fornire ossigeno ai pazienti, che è collegata a un piccolo sensore.
Il dispositivo si mette nell'apertura delle narici.
Nello studio si racconta che il dispositivo è stato sperimentato su un paziente colpito da un ictus circa sette mesi prima (nel giro di tre settimane scriveva annusando); su un uomo che per 18 anni aveva comunicato facendo lampeggiare un occhio (dopo 20 minuti era in grado di scrivere il suo nome); su una donna tetraplegica con grave sclerosi multipla (è stata in grado di scrivere per la prima volta dopo 10 anni e ha imparato a navigare in Internet e a scrivere e-mail).
Un uomo di 30 anni che era paralizzato dal collo in giù da sei anni è stato invece in grado invece di guidare la sua carrozzina.
I ricercatori sperano che qualcuno possa sviluppare il dispositivo in serie, perché in tal modo sarebbe poco costoso e potrebbe aiutare un sacco di gente.

(In dies, 29 luglio 2010)

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Calcio - Celtic Glasgow: ingaggiato il nazionale israeliano Kayal

Beram Kayal, centrocampista israeliano del Maccabi Haifa, è stato ingaggiato per quattro stagioni dal Celtic Glasgow. Lo ha annunciato sul proprio sito web il club scozzese (7o acquisto). Kayal, 22 anni, vanta 13 presenze in Nazionale ed è considerato uno dei giocatori più promettenti del suo Paese. Il trasferimento diventerà ufficiale quando la federazione scozzese avrà dato l'ok alla documentazione amministrativa richiesta.

(la Repubblica, 29 luglio 2010)

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Un ex SS è accusato di sterminio in Germania

È accusato di aver partecipato allo sterminio di 430.000 ebrei durante la seconda guerra mondiale. Quello contro di lui sarà probabilmente l'ultimo grande processo contro un ex ufficiale nazista

L'ingresso del campo di sterminio di Belzec
L'ex ufficiale nazista Samuel Kunz, 90 anni, è stato accusato da un tribunale di Dortmund di aver partecipato allo sterminio di 430.000 ebrei durante la seconda guerra mondiale. Secondo l'accusa sarebbe stato una delle guardie del campo di concentramento di Belzec, Polonia, tra il 1942 e il 1943. È anche accusato di avere ucciso personalmente dieci prigionieri durante alcuni scontri all'interno del campo.
Kunz era il terzo tra gli ufficiali nazisti più ricercati nella lista del Simon Wiesenthal Center, il centro per la memoria sull'Olocausto fondato da Simon Wiesenthal che dal 1977 si batte per assicurare alla giustizia i criminali nazisti. Il suo nome era uscito durante le indagini su un altro ex criminale nazista, John Demjanjuk (noto alle cronache con l'accusa di essere "il boia di Treblinka"), al momento imputato di avere ucciso 28.060 ebrei nel campo di concentramento di Sobibor. Entrambi sarebbero stati addestrati dalle SS nel campo di concentramento di Trawniki.
Kunz era nato in Russia nel 1921. Partecipò alla seconda guerra mondiale nell'esercito sovietico e quando fu catturato dai tedeschi gli fu data la possibilità di collaborare. Accettò e dopo un primo periodo di addestramento a Trawniki fu trasferito a Belzec.
Dopo la fine della guerra, si trasferì a Bonn dove ottenne la cittadinanza tedesca. Negli anni sessanta testimoniò in vari processi contro ex ufficiali nazisti. Interrogato recentemente dalla polizia bavarese, ha ammesso di aver lavorato nel campo di concentramento in quegli anni: «tutti sapevamo che gli ebrei venivano uccisi e poi bruciati, si sentiva l'odore ogni giorno».
Secondo Klaus Hillebrand, studioso tedesco della storia nazista, negli anni sessanta i giudici non erano interessati a processare ufficiali di basso rango, ma negli ultimi dieci anni questa tendenza è cambiata: «c'è stato un cambio generazionale e un nuovo atteggiamento nei confronti di questi processi». Le autorità tedesche hanno esaminato oltre 25.000 casi collegati ai crimini nazisti dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, ma la maggior parte non è mai arrivata in tribunale.
Kunz non è stato arrestato perché secondo il tribunale non c'è rischio che cerchi di scappare. Secondo il settimanale tedesco Spiegel, quello contro di lui sarà probabilmente l'ultimo grande processo nei confronti di un ex ufficiale nazista: gli ultimi ex SS ancora vivi hanno ormai più di ottantacinque anni.

(il Post, 29 luglio 2010)

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Usa, antisemitismo in aumento in California

Per il secondo anno consecutivo aumentano del 20 per cento gli episodi antisemiti in California. E' ciò che emerge da un rapporto diffuso dall'Anti-Defamation League, nel giorno in cui i media americani tornano sulle scuse del regista Oliver Stone per le sue dichiarazioni riguardanti Hitler e la lobby ebraica.
Intervistato dal Sunday Times, il regista di Wall Street, aveva denunciato "il dominio ebraico sui media e sulla politica estera americana".
Quindi aveva detto che "Hitler aveva ricevuto un grande supporto dagli industriali americani e francesi" e che "aveva ucciso più russi che ebrei". Frasi duramente criticato da moltissime associazioni, tanto che Stone e' stato costretto a rettificare e scusarsi.
"Parlando delle atrocità commesse dai tedeschi durante la guerra - ha spiegato il regista - ho fatto un paragone maldestro tra quei fatti e l'Olocausto. Di questo mi pento e mi scuso".
Tornando alla California in molti casi insegnanti delle scuole medie inferiori hanno trovato svastiche disegnate sulla porta della classe e minacce razziste. "Non si tratta necessariamente di ragazzi politicamente consapevoli del loro estremismo. Spesso - racconta Amanda Susskind, dirigente locale della Adl - sono gesti compiuti solo per sentirsi più sicuri di sé. Purtroppo oggi l'odio è di moda".
Accanto alle scritte, aumentano anche i casi di vera e propria violenza. A rafforzare questo fenomeno nel corso degli ultimi due anni, conclude Susskind, la convergenza di diversi fattori come l'elezione di Barack Obama e l'operazione militare israeliana nella striscia di Gaza. Infine, in questi tempi di crisi, anche l'arresto e la condanna del finanziere ebreo, grande truffatore Bernard Madoff.

(Blitz quotidiano, 28 luglio 2010)

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Israele. Nel porto di Jaffa centrale alimentata da onde

Prima tranche di progetto da 50 mw su molo frangiflutti

ROMA, 28 lug. - La SDE, società israeliana specializzata nella progettazione di tecnologie marine, ha portato a termine e messo in servizio sul molo del porto di Jaffa una centralina da 60 kW che ricava energia elettrica dal moto ondoso. SDE ha beneficiato del sostegno del ministero dell'Industria israeliano, che ha supportato la realizzazione di 8 modellini sperimentali dell'impianto, l'ultimo dei quali, da 40 kW, ha operato con successo per 2 anni. Quello appena completato a Jaffa è il nono ed è costituito da una singola barriera mobile che utilizza l'energia cinetica delle onde per creare pressione idraulica che viene poi trasformata in energia elettrica. La società ha annunciato che l'impianto appena completato è il primo di una serie da installare sul molo frangiflutti del porto di Jaffa, fino a realizzare una centrale della potenza complessiva di 50 MW. Potenza, quest'ultima, per la quale il Governo ha garantito a SDE una concessione senza gara per un periodo di 20 anni. L'auspicio della SDE è che l'esperienza di Jaffa possa essere poi replicata in altri porti israeliani, come quelli di Ashdod, Haifa e Herzeliyah considerando anche il vantaggio economico che avrebbe questo tipo di impianti. Al riguardo SDE fornisce dati senz'altro sorprendenti. Dichiara infatti che, con la sua tecnologia, il costo di installazione di 1 MW di potenza dal moto ondoso parte da 650 mila dollari (circa 500 mila euro) e si rivela quindi più conveniente non solo rispetto alle altre fonti rinnovabili (3 milioni di dollari per l'energia solare, 1,5 milioni di dollari per un impianto eolico), ma anche alle fonti convenzionali più economiche, come il carbone o il gas. Ancora più sorprendete è il costo di generazione elettrica dichiarato, che, secondo SDE, per un impianto da 1 MW ammonterebbe a 2 centesimi di dollaro per kWh. Rendendo così "molto attraente" il prezzo di 12 cent/kWh proposto dalla Israel Electric Corporation per l'acquisto dell'energia prodotta dalla futura centrale.

(Apcom, 28 luglio 2010)

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Begli aiuti dalla Flottilla per Gaza: medicinali scaduti e sacchi di fosforo

di Dimitri Buffa

Sacchi di fosforo che non possono servire ad altro se non a preparare ordigni rudimentali, cibo e medicinali scaduti già prima dell’imbarco. Una bella figura di guano stanno facendo questi cooperanti turchi dell’Ihh, i grandi ideatori della flottilla per Gaza, man mano che le autorità israeliane scoprono quanto ammassato nel porto di Ashdod e successivamente trasferito in quello di Gaza. La gente adesso si chiede: ma allora erano veramente dei pacifinti?
La notizia è stata rilanciata in rete dall’agenzia FocusMO, specializzata in notizie del Medio Oriente e diretta da Massimo Tesio, un sito internet specializzato proprio nello scoprire notizie poco politically correct. Ma anche l’Ansa ha dato queste notizie nei giorni scorsi sebbene i media non le abbiano riprese. Pare che proprio l’altro ieri l’autorità sanitaria di Gaza abbia lanciato l’allarme denunciando la comunità internazionale per l’invio di medicinali scaduti.
Tra cui quelli della suddetta flottilla.
L’autorità avrebbe in effetti appurato che oltre il 70% di medicinali che arrivano a Gaza come aiuti umanitari sono scaduti da mesi, alcuni addirittura da anni.
Così, di fronte a questo triste e increscioso episodio, i responsabili hanno dovuto distruggere i medicinali, bruciandoli o sotterrandoli, per un controvalore quantificabile in milioni di euro. Il fatto è stato inoltre denunciato dal Capo del Dipartimento donazioni del Ministero della Sanità palestinese, Monir Albaresh. A tutto questo si aggiunge che, oltre ai medicinali già scaduti, è stata rinvenuta una partita di cemento arrivata a Gaza con la nave irlandese Rachel Corrie, anche essa inutilizzabile da oltre 15 anni.
Per giunta Hamas ha tenuto per settimane fermi ad Ashdod gli aiuti della flottilla turca per motivi strettamente burocratici: dovevano essere loro a metterci le mani sopra e a comandare la successiva distribuzione. A chiudere il cerchio della farsa il rinvenimento di decine di sacchi di fosforo nelle stive della Navi Marmara. Ora è noto che il fosforo è sia un fertilizzante sia un componente di rudimentali (ma non troppo) congegni esplosivi. In passato lo stesso tipo di sacchi era stato sequestrato anche al valico terrestre di Rafah a bordo di camion che povenivano dall’Egitto. Questo significa che tutta questa storia della flotta di liberazione dal presunto assedio umanitario israeliano di Gaza sta concludendosi nel peggiore e più prevedibile dei modi: con il disvelamento di una duplice menzogna planetaria. Da una parte i filmati, anche commissionati e girati dagli outlet di proprietà palestinese, mostrano una Striscia dove nei supermercati non manca nulla, beni di lusso compresi, dall’altra che gli aiuti vengono mandati per fare scena o per creare problemi diplomatici a Israele.

(l'Opinione, 28 luglio 2010)

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Israele, il quotidiano Yediot Ahronot perde il primato
    
TEL AVIV, 28 lug - Il quotidiano israeliano Yediot Ahronot non è più al primo posto assoluto come diffusione ed è stato affiancato, secondo un'indagine condotta dalla società specializzata Tgi, dal quotidiano gratuito e filo-governativo Israel ha-Yom. La notizia ha procurato un vero e proprio terremoto nel mondo della carta stampata israeliana. Finanziato dall'uomo di affari statunitense Sheldon Adelson, il free-press Israel ha-Yom ha iniziato le pubblicazioni tre anni fa ed esce sei giorni su sette con una tiratura media di 350 mila copie. Nell'ultimo anno, secondo Tgi, Israel ha-Yom è stato letto quotidianamente dal 35 per cento degli israeliani adulti che si esprimono in ebraico (nel 2009 la sua percentuale era del 27 per cento). Anche Yediot Ahronot, aggiunge Tgi, viene letto quotidianamente dal 35 per cento degli israeliani mentre Maariv resta distanziato al terzo posto (13,6 per cento). Nel 2010 il numero complessivo dei lettori di giornali è salito - dopo un periodo di flessione - al 62,8 per cento degli adulti che si esprimono in ebraico. Si tratta, secondo Tgi, di una percentuale molto elevata rispetto ad altri Paesi occidentali.

(Notiziario Ucei, 28 luglio 2010)

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Israele, donna siriana riceve il permesso di attraversare il Golan

La donna varcherà il confine provvisorio sulle alture occupate del Golan per rivedere la sorella in fin di vita - E' la prima volta che Israele concede il passaggio dalla Siria verso le Alture occupate. Il quotidiano arabo Asharq al Awsat, che ha dato la notizia, spiega che la donna vive nella città di Hadar, in Siria, a soli 4 km di distanza da sua sorella, residente nel villaggio druso di Massaada, situato sul territorio che Israele occupò durante la Guerra dei Sei Giorni nel 1967. Il passaggio di cittadini drusi del Golan verso la Siria viene concesso da Israele per motivi di studio e per i pellegrinaggi ai santuari drusi siriani. Nel caso di matrimoni tra residenti dei due lati del confine controllato dall'Onu, gli sposi del Golan possono recarsi in Siria, senza più tornare dalle loro famiglie.

(PeaceReporter, 28 luglio 2010)

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La strage di Bologna e il libro scomodo

La verità sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto di 30 anni fa vacilla: sia la versione giudiziaria che quella politica, che ha immediatamente bollata la strage come «fascista», opera di bombaroli considerati squallida manovalanza dei veri mandanti: i servizi deviati. Non è ancora in libreria, ma il libro Dossier strage di Bologna ha già creato malumori, specialmente a sinistra. Il testo (curato da Gabriele Paradisi, Gian Paolo Pelizzaro e Francois de Quengo de Tonquédec) è un saggio che ricostruisce le vicende del terrorismo palestinese in Italia. Sul ruolo del terrorista Thomas Kram, che la notte precedente l'esplosione dormì all'hotel Centrale di via della Zecca e sul presunto coinvolgimento del gruppo Carlos attraverso Kram passa la «non estraneità» di alcuni palestinesi nell'attentato. Ancora lunedì il giudice Rosario Priore ha parlato apertamente di «reazione del terrorismo palestinese all'arresto di un responsabile di alto livello del Fronte popolare di stanza a Bologna». Da tempo la Procura di Bologna indaga. ma in merito nulla trapela.

(il Giornale, 28 luglio 2010)

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Terzo concerto della rassegna "I Luoghi dello Spirito e del Tempo" 2010


RAVENNA - Il ritorno di una forma di spettacolo che il festival non presentava da tempo segna il terzo appuntamento de "I Luoghi dello Spirito e del Tempo": sul palco dell'anfiteatro della Rocca di Russi le sei ballerine di "Incontradanza", accompagnate dall'ensemble musicale "Sensus" presenteranno un excursus nella danza rinascimentale focalizzato su un aspetto culturalmente particolare che caratterizzava la danza di quell'epoca: la fortissima influenza dei danzatori ebrei.
Forse perché la danza era ed è stata per lungo tempo una delle forme di arte e intrattenimento più praticate dalle comunità ebraiche, i maestri, i teorici, le scuole di danza italiane - il che equivale a dire la punta di diamante della creazione della danza moderna- tra rinascimento e barocco sono in buona parte di origine ebraica.
I maestri di danza ebrei sono contesi dalle corti di tutt'Italia e costantemente chiamati a insegnare, a preparare coreografie per le feste o semplicemente a danzare. Per la prima volta poi, essi trascrivono questo loro sapere in trattati che sono la base per la creazione di una tradizione coreutica colta, e tramite questi trattati ci tramandano anche le musiche per le loro danze, creando così per la prima volta un corpus musicale preziosissimo.
Lo spettacolo, con la voce di Marco Muzzati, ripercorrerà poi storie di diaspora, scenario sempre presente sullo sfondo nella vita degli ebrei d'Europa.
Il concerto è previsto nell'anfiteatro della Rocca di Russi alle ore 21 ma, in caso di pioggia, verrà spostato nel vicino Teatro, l'ingresso è gratuito.

(Lugonotizie, 28 luglio 2010)

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L'aragosta e la questione ebraica. Quali rabbini, crisi e speranze

Una denuncia formale recapitata nella seconda metà del mese di luglio all'Ufficio rabbinico di Milano e il giudizio di un tribunale rabbinico che con ogni probabilità ne sarà la conseguenza, manifestano un fatto fino a ieri difficilmente concepibile e sembrano riassumere tutti gli elementi della grande mutazione che la minoranza ebraica in Italia e con essa il suo rabbinato stanno attraversando. La guida spirituale del movimento ebraico riformato milanese Lev Chadash affiliato alla World Union for Progressive Judaism (una particolarità nel panorama ebraico italiano, che fa tradizionalmente riferimento all'ebraismo ortodosso), accusa un rabbino milanese del movimento chassidico dei Lubavich (un'altra particolarità, presente ormai in Italia da anni, ma proveniente da tradizioni nate altrove) di aver diffuso notizie false e infamanti sulle attività del proprio gruppo ebraico. A dirimere la controversia e a fare giustizia è chiamato un collegio giudicante composto di rabbini che si identificano nella via ortodossa italiana. Al di là del contenuto di questa specifica vertenza ci troviamo di fronte alla conferma della centralità del ruolo e dell'autorevolezza del rabbinato italiano. In ogni caso un fatto nuovo. Un episodio che si inquadra nel dibattito già molto acceso e ricco di spunti. Un confronto che concentra grande attenzione sul mondo rabbinico e che evidenzia una realtà nuova, certo meno stabile, più ricca di contraddizioni e di rischi. Ma anche densa di quelle sfide e di quelle potenzialità che in oltre due millenni di storia la più antica comunità della Diaspora è spesso riuscita a tramutare, con equilibrio e creatività in una ricetta originale di crescita e di fedeltà alle proprie autentiche radici.

(Notiziario Ucei, 28 luglio 2010)

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Il naso per rendersi autonomi

Dispositivo tecnologico offre nuove possibilità ai tetraplegici

Un nuovo ritrovato tecnologico per migliorare la vita dei pazienti tetraplegici. È il risultato di una ricerca israeliana del Weizmann Institute pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
Il nuovo dispositivo, denominato "sniff controller", permette ai pazienti di controllare il movimento della sedia a rotelle, di parlare, scrivere e navigare su internet semplicemente espirando aria dal naso.
I ricercatori israeliani sono partiti dal presupposto che nella maggior parte dei casi nelle persone disabili i nervi cranici non sono danneggiati e riescono a trasmettere una serie di segnali alla parte superiore della bocca. Lo sniff controller è sensibile alle variazioni della pressione nasale sul palato molle e le trasforma in segnali elettrici.
Il neurochirurgo americano Paul Sanberg commenta: "È un'idea brillante, una valida opzione per tutti coloro che soffrono di disabilità gravi". In altri casi, i pazienti utilizzano il movimento oculare per comunicare, mentre gli scienziati stanno lavorando alla possibilità di tecnologie basate direttamente sui segnali inviati dal cervello.
Nella sperimentazione israeliana, i pazienti hanno cominciato a servirsi della nuova tecnologia per scrivere messaggi ai familiari, sfruttando appunto l'espirazione del naso per comporre alla velocità di 3 lettere al minuto, un tempo che potrebbe sembrare infinito per molti, ma che costituisce una vera e propria conquista per i tetraplegici e i loro familiari che riescono così a comunicare di nuovo con i loro cari.

(italiasalute.it, 28 luglio 2010)

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Oliver Stone si scusa con gli ebrei, affermazione maldestra sull'Olocausto

LOS ANGELES, 27 lug. - Il regista Oliver Stone ha diffuso un comunicato in cui si scusa per i commenti fatti in un'intervista al 'Sunday Times' di London sull'Olocausto e su quella che ha definito "la dominazione ebraica dei media". "Nel tentativo di fare il punto storico piu' ampio sulla gamma di atrocita' commesse dai tedeschi nei confronti di molte persone, ho fatto una maldestra associazione con l'Olocausto, per la quale sono dispiaciuto e pentito", ha detto Stones in una dichiarazione diffusa dal suo portavoce. "Gli ebrei ovviamente non controllano i media o qualunque altra industria. Il fatto che l'Olocausto e' ancora oggi un avvenimento molto importante, vivido e attuale e' infatti merito dell'inteso lavoro che una estesa coalizione di persone ha profuso sul ricordo di questa atrocita', perche' e' stata un'atrocita'".
Nell'intervista rilasciata al 'Sunday Times' per promuovere il suo documentario 'South of the Border', Stone era arrivato a parlare dell'Olocausto dicendo: "Hitler era un Frankenstein, ma c'era anche un Dr. Frankenstein. Gli industriali tedeschi, gli americani e gli inglesi. Ebbe un sacco di supporto... Hitler ha fatto molti piu' danni ai russi che agli ebrei". Nell'intervista Stones aveva anche parlato dell'influenza di Israele sulla politica estera statunitense.
Le sue affermazioni avevano provocato la dura reazione dell'American Jewish Committee, che aveva diffuso un comunicato di condanna. "Invocando questo grottesco, tossico stereotipo Oliver Stones si e' dichiarato come antisemita", aveva affermato in un comunicato il direttore dell'associazione, David Harris. "Nonostante le pretese progressiste di Stone, la sua osservazione non e' differente dagli insulti antisemiti del suo collega di Hollywood Mel Gibson", aveva aggiunto Harris. Dopo le scuse di Stone, l'associazione americana dei sopravvissuti all'Olocausto ha diffuso una nota in cui si dice che le "le sue scuse erano necessarie e noi le accettiamo. Ma se ha agito con sincerita o in risposta allo sdegno suscitato dalle sue affermazioni resta una questione aperta. Egli deve essere giudicato sui suoi futuri comportamenti e parole".

(Adnkronos, 27 luglio 2010)

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Ideata sedia a rotelle che si guida con il respiro

ROMA, 27 lug - Bastera' respirare per guidarla. Ingegneri israeliani dell'Istituto Weizmann hanno messo a punto una sedia a rotelle che consentira' ai tetraplegici di controllare i movimenti del mezzo meccanico grazie ai respiri emessi dal naso. Il sistema, sviluppato da un team guidato da Noam Sobel, Anton Plotkin e Aharon Weissbrod, ha un sensore che individua le variazioni della pressione dell'aria all'interno delle narici e le traduce in segnali elettrici.
E' stato testato anche come strumento di comunicazione con familiari e amici. Un paziente che era stato paralizzato per sette mesi in seguito ad ictus ha imparato a usare il dispositivo in pochi giorni riuscendo a scrivere il primo messaggio alla famiglia. Il dispositivo e' nato dall'idea che la capacita' di annusare e' una delle poche funzioni motorie che si conserva anche nei casi piu' acuti di paralisi, come la sindrome locked-in, caratterizzata da una forma completa di paralisi motoria che 'imprigiona' il paziente il corpo in una gabbia senza possibilita' di comunicare verso l'esterno.

(ASCA, 27 luglio 2010)

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Gaza, Hamas istituisce il servizio di leva facoltativo

ROMA, 27 lug - Nuova mossa di Hamas per cercare il favore della popolazione della Striscia di Gaza, dopo anni di politiche repressive che ne hanno minato la credibilità interna, e allo stesso tempo aumentare la sua capacità militare. Il ministro dell'Interno della formazione, Fathi Hammad, ha annunciato che i residenti della zona potranno svolgere il servizio militare. Questo però sarà facoltativo e non obbligatorio. "È importante preparare gli uomini e le donne di Gaza contro una nuova aggressione israeliana", ha affermato Hammad durante l'inaugurazione di un nuovo centro di formazione della polizia nel nord della Striscia. Alle sue parole si sono aggiunte quelle del suo portavoce, Ihab al-Ghussein, il quale ha spiegato che un comitato ministeriale è al lavoro per elaborare al più presto uno studio da presentare al governo per l'approvazione finale. "Nel documento - ha sottolineato al-Ghussein - verrà specificato che il servizio militare sarà facoltativo e non obbligatorio".
Hamas punta molto su questa iniziativa, tanto che ha già annunciato stipendi interessanti per chi vi aderirà. Da una parte, infatti, sarà un "buon" servizio per la causa; dall'altra rappresenterà una fonte di reddito per i volontari. Soprattutto per i giovani. La popolazione, però, è diffidente in quanto più di una volta provvedimenti "facoltativi" si sono poi trasformati senza preavviso in obbligatori e le proteste sono sfociate in violente repressioni. Le forze di sicurezza di Hamas a oggi sono composte da circa 13 mila effettivi, la maggior parte dei quali si occupa di gestire l'ordine pubblico sul territorio. A loro si affianca l'ala militare del movimento, che può contare su altre migliaia di guerriglieri il cui compito è contrastare i raid israeliani e lanciare razzi sul territorio del paese ebraico.

(il Velino, 27 luglio 2010)

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Amnon Ben-Tor
Israele, scoperto un Hammurabi di 3700 anni fa

Per la prima volta, un frammento del «Codice della legge» di Hammurabi è stato scoperto al di fuori della Mesopotamia, terra natale del primo sistema legale scritto della storia. La scoperta è stata stata annunciata ieri da un gruppo di archeologi israeliani che hanno rinvenuto il documento nel sito della città cananea di Hazor, nel nord di Israele. «E' la prima volta che un frammento del Codice viene rinvenuto in Terra Santa e al di fuori della Mesopotamia» ha spiegato il responsabile degli scavi, l'archeologo Amnon Ben-Tor dell'Università ebraica di Gerusalemme. Il testo rinvenuto è stato datato al 1700 a.C., ovvero circa dieci secoli prima della redazione della Bibbia. Si tratta di un frammento di argilla in scrittura cuneiforme su 4 linee.

(Avvenire, 27 luglio 2010)

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La bolla immobiliare spaventa anche Israele

La paura della crescita di una bolla nel settore immobiliare non spaventa solamente in Asia...

La paura della crescita di una bolla nel settore immobiliare non spaventa solamente in Asia. Se infatti è soprattutto in Cina che, da mesi, si è lanciato l'allarme sulla crescita "esagerata" dei prezzi delle case - e, conseguentemente, dei prestiti concessi dalle banche locali -, anche la Banca d'Israele ha annunciato ieri un rialzo dei tassi di interesse proprio finalizzato a raffreddare il settore del real-estate.
L'istituto centrale dello Stato ebraico ha infatti aumentato di un quarto di punto il tasso di riferimento, portandolo così all'1,75%: "La crescita del prezzo del mattone, pari al 21% nell'ultimo anno, ha raggiunto un livello non compatibile con le attuali condizioni economiche del Paese", è stato specificato in un comunicato. L'ultimo rialzo del costo del denaro in Israele risale allo scorso mese di marzo.
Va considerato, inoltre, che complessivamente l'inflazione nei primi sei mesi del 2010 è cresciuta al 2,4% su base annuale (ancora comunque compresa nella forchetta prevista dal governo, tra l'1 e il 3%).

(Valori.it, 27 luglio 2010)

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Barack: se Hezbollah attacca Israele, colpiremo il Libano

WASHINGTON, 27 lug. - Israele colpirà direttamente le istituzioni governative libanesi se il movimento sciita libanese Hezbollah lancerà razzi contro città israeliane: è quanto ha spiegato il ministro israeliano della Difesa, Ehud Barak in un'intervista concessa al Washington Post. Barak, che ha incontrato ieri il segretario di Stato americano Hillary Clinton a Washington, ha confermato che il governo israeliano non tollererà alcun nuovo attacco del movimento sciita. Se Hezbollah lancerà un razzo su Tel Aviv, "noi daremo la caccia a ogni terrorista e ogni aggressore di Hezbollah", ha avvertito il ministro durante l'intervista. "Considereremo legittimo colpire qualunque obiettivo che appartiene allo Stato libanese e non soltanto ad Hezbollah", ha aggiunto. "Se qualcuno lancia un missile su Israele, Israele, come tutti i paesi, ha il diritto a difendersi", ha commentato da parte sua Philip Crowley, il portavoce della diplomazia americana, che ha aggiunto: "Certamente, preferiremmo vedere lanciare negoziati di pace piuttosto che razzi". Il primo ministro libanese Saad Hariri ritiene che Israele si stia preparando a condurre una nuova guerra contro il Libano; il capo del governo ha ripetutamente condannato i voli di sorveglianza condotti dallo Stato ebraico sopra il territorio libanese, in violazione dello spazio aereo di Beirut. (fonte afp)

(Apcom, 27 luglio 2010)

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Opa Rosenstein e l'«altro violino»

SALÒ - Stasera in piazza Zanardelli, nell'ambito della rassegna musicale, il quintetto proporrà brani di musica Klezmer. Protagonista del concerto la «band» formata da Gian Andrea Guerra, Valentina Soncini, Fabio Crespiatico Giovanni Baffi e Antonio Amodeo

Il contrabbassista Fabio Crespiatico
Proseguono gli appuntamenti musicali nell'ambito della 52a Estate Musicale del Garda a Salò: questa sera è di scena l'Opa Rosenstein Klezmer Band con l'«altro violino», quello cioè usato in un genere musicale diverso rispetto a quello classico, vale a dire quello della musica Klezmer.
Il repertorio di questa sera sarà interpretato da Valentina Soncini (voce e viola), Gian Andrea Guerra (violino), Antonio Amodeo (chitarra), Fabio Crespiatico (contrabbasso) e Giovanni Baffi (percussioni). Il concerto è in programma alle 21.30 in piazza Zanardelli, l'ingresso è gratuito.
Ma cos'è la musica Klezmer? E' un genere musicale tradizionale ebraico e fonde strutture melodiche, ritmiche ed espressive che vengono dall'Est europeo, in particolare dai Balcani, dalla Polonia e dalla Russia; zone geografiche e culturali con le quali il popolo ebraico ha a lungo convissuto. La musica ha un «uso specifico», nasce cioè per accompagnare momenti particolari della vita di ognuno: principalmente le feste di matrimonio e il funerale, ma anche episodi di vita quotidiana. Una musica che esprime dunque sia la gioia che la sofferenza e la malinconia, tipica quest'ultima della musica ebraica.
Fra gli strumenti principalmente usati nella musica Klezmer c'è sicuramente il violino, apppunto il «protagonista alternativo» di questa sera, ma molto spesso anche il clarinetto, la tromba e gli strumenti a percussione. Tra l'altro fu proprio la musica Klezmer, quando gli ebrei perseguitati dal nazismo si trasferirono in America, a contribuire allo sviluppo del jazz, e proprio a questo genere si riferirà anche una parte del programma presentato questa sera a Salò dall'Opa Rosenstein Klezmer Band.

(Brrescia Oggi, 27 luglio 2010)

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Alto Adige - Durnwalder alla delegazione di ebrei: Siamo un modello di speranza

BOLZANO, 27 lug - ''L'Alto Adige e' un elemento di speranza nel dimostrare che per tutti i problemi delle minoranze puo' essere trovata una soluzione. La convivenza in Alto Adige e' buona, nonostante i periodici momenti di confronto direi anzi molto buona, perche' finora con la buona volonta' e il buonsenso abbiamo sempre superato le divergenze''.
E' quanto ha dichiarato Luis Durnwalder, presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, durante la riunione a Palazzo Widmann con la delegazione di ebrei e arabi di Israele giunti in Trentino per studiare l'esperienza delle minoranze tedesca e ladina nel loro rapporto con lo Stato italiano dal punto di vista storico, politico e sociale, e il modello di soluzione adottato per garantire la convivenza.
Durante l' incontro, che e' stato promosso dal Cipmo (Centro italiano per la pace in Medio Oriente) con l'Ufficio provinciale Affari di gabinetto, Eurac e Legacoopbund, il presidente ha illustrato il cammino dell'autonomia e della convivenza nelle sue diverse sfaccettature, come si legge in una nota. L'esperienza altoatesina della proporzionale nel pubblico impiego e nelle stesse rappresentanze istituzionali, le garanzie nell'uso della lingua, l'organizzazione scolastica, la promozione della cultura, l'autonomia finanziaria e amministrativa.
Dal direttore del Cipmo Janiki Cingoli, si legge ancora, e' arrivata la proposta di avviare uno scambio tra Alto Adige e Israele sottoforma di un gemellaggio tra Eurac e istituzioni israeliane nonche' l'auspicio che il presidente Durnwalder possa illustrare il modello di sviluppo dell'Alto Adige direttamente a Gerusalemme e nel Medio Oriente attraverso una serie di incontri. ''Il conflitto in quelle terre e' profondo e complesso - e' stato detto in vari interventi - ma questo non deve diventare un pretesto per non imparare buone pratiche da altre realta'''.

(ASCA, 27 luglio 2010)

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Oliver Stone "riabilita" Hitler

Polemiche su Paris per saluto nazi

Oliver Stone
Oliver Stone è nella bufera a causa di alcune dichiarazioni su Hitler e Stalin, in cui avrebbe riabilitato i due dittatori. Secondo Stone più di Hitelr sono responsabili "gli industriali tedeschi, americani e inglesi che lo hanno supportato", mentre l'Olocausto sarebbe diventato un affare così importante a causa "del dominio ebreo nei media". E intanto Paris Hilton è stata fotografata nell'atto di fare un saluto nazista.
L'intervista incriminata è stata lasciata dal regista di "Platoon" e "Jfk" al "Sunday Times", per promuovere il suo ultimo documentario "Secret History of America". Stone è andato a ruota libera e, probabilmente, ben sopra le righe. Ha intanto affermato che realizzare questo documentario gli ha permesso di "mettersi nei panni di Hitler e Stalin comprendendo il loro punto di vista". Contro Hitler avrebbe giocato la lobby ebrea che domina l'editoria statunitense. "Hanno in mano tutti i media - ha detto Stone -. Sono grandi lavoratori e sono al top in ogni commento, la lobby più potente di Washington. Israele ha condizionato la politica estera americana per anni".
E poi ancora per giustificare l'operato di Hitler. "Lui è stato il prodotto di una serie di azioni. E' tutto causa ed effetto: la gente negli Stati Uniti non ha idea di quali connessioni ci siano tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Dobbiamo liberare le menti da certi pregiudizi. Andiamo a vedere la fondazione del Partito Nazista, quante compagnie americane erano coinvolte, dalla General Motors all'IBM. Hitler era semplicemente un uomo che sarebbe potuto essere assassinato facilmente. E oltretutto ha fatto molti più danni ai russi che non agli ebrei, uccidendone quasi 30 milioni".
Quella che Stone ha cercato di fare è un'analisi storica di quanto accaduto, ma il risultato delle sue dichiarazioni, sicuramente rilasciate con troppa leggerezza, è stato di sollevare un vespaio, tanto da costringerlo a un rapido dietrofront. Almeno sulla questione Olocausto. "Ho fatto un'associazione inappropiata riguardo l'Olocausto - ha poi detto -. Gli ebrei ovviamente non controllano i media o alcun altra industria. Il fatto che l'Olocausto sia ancora una cosa così importante e la sua memoria vivida è solo merito di un gruppo di persone impegnate a ricordare questa atrocità, perché è stata un'atrocità".
Ma evidentemente per il mondo dello showbiz in questi giorni ll nazismo è un argomento pericoloso da toccare. Nella trappiola è finita anche Paris Hilton, sbattuta in prima pagina dai tabloid (in particolare il "Daily Mail") mentre si scatena su una barca con indosso un berretto dell'Armata Rossa e facendo un saluto nazista.
Circostanza da lei e dal suo entourage fortemente negata. Un suo portavoce ha dichiarato al "MailOnLine" che Paris stava semplicemente ballando e il braccio era alzato in quella posa "equivoca" soltanto per quel motivo. In quanto al cappello, "non era un cappello comunista, è un berretto in stile militare che arriva da un club. Metà della sua famiglia è ebrea così come molti dei suoi amici".

(TGCOM.it, 27 luglio 2010)

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Luoghi dello spirito, a Russi le danze ebraiche del Rinascimento

RAVENNA - Quest'anno tocca al giardino della Rocca "Terzo Melandri", in via Trieste a Russi, venire annoverato tra i "Luoghi dello Spirito e del tempo" dell'omonima rassegna musicale curata ormai da 15 anni dal Collegium Musicum Classense di Ravenna. Un cartellone da sempre votato alla riscoperta contestuale di luoghi di pregio della provincia (e che ha fatto tappa già molte volte a Russi, Godo e San Pancrazio, tra Palazzo San Giacomo e le pievi delle frazioni) insieme a musiche classiche e antiche, spesso dimenticate o comunque troppo poco ascoltate.
E così giovedì 29 luglio alle 21 il giardino della Rocca "Terzo Melandri" di Russi (via Trieste) ospiterà un vivacissimo programma di danza, musica e recitazione dedicato agli ebrei della diaspora, con l'Ensemble Sensus impegnato del programma "Fuggi fuggi fuggi - Musiche e danze degli ebrei italiani nel Rinascimento". Sarà l'occasione per indagare l'importante ruolo della danza nella storia del Rinascimento italiano, con particolare attenzione ai maestri di origine ebraica: l'arte della danza era infatti presente in ogni strato della società ebraica e la posizione dei maestri di ballo si consolidò progressivamente con lo sviluppo della tecnica sempre più ricercata.
Il concerto è a ingresso gratuito.

Info Ufficio Cultura Russi: 0544/587641 , www.racine.ra.it/collegiummc

(Lugonotizie.it, 27 luglio 2010)

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Gerusalemme, in mostra un rarissimo affresco del XII secolo

Raffigura la "Deesis", venne ritrovato nel Giardino di Getsemani

GERUSALEMME, 26 lug. - Il Museo di Israele di Gerusalemme ha presentato oggi al pubblico un rarissimo affresco risalente al XII secolo e ritrovato nel 1999 nel Giardino di Getsemani, sul Monte degli Ulivi. La scena rappresenta la "Deesis" ("supplica"), ovvero, Gesù, Maria e Giovanni Battista raccolti in preghiera: originariamente si ritiene fosse alto una decina di metri ma oggi ne rimane solo la parte inferiore.
Fino ad oggi solo due affreschi simili sono stati ritrovati nella zona di Gerusalemme: secondo gli archeologi tutte le altre pitture dell'epoca furono distrutte per ordine di Saladino quando le truppe islamiche occuparono la Città Santa nel 1187.

(Apcom, 26 luglio 2010)

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Strage di Bologna, ex giudice Priore rilancia la pista palestinese

"Possibile matrice internazionale anche per l'attentato di san Benedetto Val di Sambro"

ROMA, 26 lug - La strage di Bologna come reazione del terrorismo palestinese all'arresto di un responsabile di alto livello del Fronte popolare, che aveva la sua base operativa proprio nel capoluogo emiliano. A evocare un simile scenario è Rosario Priore, giudice istruttore di alcuni dei più importanti processi della storia giudiziaria italiana, dall'eversione nera e rossa al caso Moro fino alla strage di Ustica e l'attentato a Giovanni Paolo II. Presentando alla sala del Cenalcolo della Camera il libro-intervista scritto con Giovanni Fasanella ("Intrigo internazionale: perché la guerra in Italia. Le verità che non si sono mai potute dire"), il magistrato ripercorre le possibili tappe che potrebbero aver portato alla strage del 2 agosto. "Nel novembre del '79 avevamo arrestato a Ortona tre autonomi romani (Daniele Pifano, Giuseppe Nieri e Giorgio Baumgartner, ndr) che stavano trasportando due missili terra-aria bulgari, destinate ai terroristi palestinesi - afferma Priore -. Quell'operazione portò anche all'arresto di Abu Anzeh Saleh, un dirigente del Fronte popolare che era il responsabile dell'organizzazione in Italia. L'organizzazione pretendeva assolutamente la liberazione di questa persona, perché la ritenevano una violazione del 'lodo Moro' (basi logistiche in Italia in cambio della non belligeranza, ndr)". Nonostante un comunicato ufficiale del Comitato centrale del Fplp, Saleh invece condannato dal Tribunale di Chieti e la sentenza venne poi confermata dalla Corte di Appello dell'Aquila.
"I messaggi che si scambiavano le nostre polizie sono inequivocabili e fanno un riferimento diretto all'ipotesi di una grande strage nel nostro Paese - prosegue Priore -. Ricordo una comunicazione del direttore del Sisde, Grassini, che poco prima del 2 agosto diceva 'siamo agli ultimi giorni, si sente parlare di una rappresaglia pesantissima'". Per il magistrato, insomma, nessuna trama nera ma una matrice internazionale, la stessa che potrebbe essere dietro la strage di Natale a san Benedetto Val di Sambro. Una convinzione maturata leggendo "le relazioni dei servizi orientali". "Probabilmente anche quella strage - spiega Priore - fu dovuta all'arresto di un terrorista, fermato a Fiumicino con le valigie piene di esplosivo". Il risultato della mancata liberazione fu un nuovo sanguinoso attentato, dovuto al peso di organizzazioni internazionali, come il Fronte popolare palestinese o il gruppo di Carlos, che avevano "una forza tale da imporre rappresaglie enormi". Priore ha ricordato come anche la Francia abbia subito pressioni dal gruppo di Carlos a causa dell'arresto di due membri dell'organizzazione. "Per due anni ci fu una seria impressionante di attentati su treni veloci nelle stesse modalità con cui avvennero in Italia, che finirono solo quando i due vennero espulsi dal Paese".

(il Velino, 26 luglio 2010)

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In Giordania torna la paura dei palestinesi

di Mimmo Candito

AMMAN - Ma chi l'ha detto che il mondo arabo è tutto, e soltanto, quello delle nostre cronache più nere. Uno viene ad Amman, Giordania, e una sera finisce al Grand City Mall, un centro commerciale di luci colorate e di shopping a tutto volume, e vede che la storia, alla fine, è più complessa: la folla spinge e preme, come ogni folla in ogni Mall, e anche qui sono soprattutto giovani, e soprattutto uomini. Gli abiti sono occidentali, e le ragazze e le donne hanno comunque i capelli sciolti, liberi; quelle che hanno il fazzoletto in testa, davvero poche, si notano subito, e però solo un occhio europeo pare accorgersene.
In questo multisala passa un pezzo della storia d'oggi della Giordania, che val bene come il Paese simbolo d'ogni possibile Medio Oriente dentro incastri dove passato e futuro si mescolano con qualche incertezza. I manifesti dei cinema sono grandi, in inglese: c'è George Clooney seduto nel suo aeroporto di «Up in the Air», le nuove avventure di «Sherlock Holmes», anche «Avatar» naturalmente, con le promesse fantastiche del 3D e dei suoi occhialini di plastica. Potrebbe essere un qualsiasi altro cinema d'Europa o d'America, e i rari veli delle ragazze si perdono subito verso il buio delle sale....

(La Stampa, 26 luglio 2010)

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L'ultima festa, tra amore e perdono

di Luciano Meir Caro, rabbino capo della Comunità Ebraica di Ferrara

Tu beAv, vale a dire il 15 del mese di Av (nel 2010 cade il 26 di luglio), è l'ultima ricorrenza dell'anno ebraico e anche la meno nota. Considerata festa dell'amore e della gioventù, fu istituita presumibilmente nel periodo del Secondo Tempio, ma, secondo alcuni, trae le sue origini da un'antica festa legata all'agricoltura e alla fine dell'estate. Attenuatasi la calura dell'estate, si finiva di tagliare il legname da usarsi nel Santuario per i sacrifici dell'anno successivo. Dal punto di vista liturgico la data si segnala per l'omissione nella preghiera quotidiana di alcune parti penitenziali (Techinnà). Inoltre chi si sposa in questa giornata è esentato dal digiuno istituito in occasione del giorno delle nozze. Se poi nel giorno di Tu beav ha avuto luogo l'inumazione di un defunto si limitano le manifestazioni pubbliche di lutto. Ma, quali sono le origini della festa e a quali eventi è legata? Una fonte midrashica ricorda che, a detta di «certi sapienti il 15 Av sono stati creati gli astri» (Otzar Hamid 1, 282 ). Nel libro dei Giudici si fa cenno a una festa popolare celebrata «da molti anni» nelle vigne con canti e danze e, secondo una tradizione, questa che potrebbe esser definita una festa della vendemmia cadeva proprio il 15 Av. Altri sostengono che la festività risalga al periodo di polemico confronto fra Farisei e Sadducei e che sarebbe stata istituita dai primi per celebrare un loro successo nei confronti dei Sadducei. Nelle nostre fonti il riferimento più evidente è dato da quanto riportato nella Mishnà: Raban Shimon ben Gamliel diceva: «Per Israele non esistevano giorni più lieti del 15 di Av e del giorno di Kippur, in cui le fanciulle di Gerusalemme uscivano con abiti bianchi presi in prestito per non far arrossire le più povere. Tutti i vestiti andavano sottoposti al bagno di purificazione. Le fanciulle di Gerusalemme uscivano a danzare nelle vigne. E che cosa dicevano ? "Giovane, alza i tuoi occhi e guarda bene quello che scegli. Non posare gli occhi sulla bellezza, ma bada alla famiglia. Cosa falsa è la grazia; vanità è la bellezza. Solo la donna temente di Dio è degna di lode" (Prov. 31,20 - Ta'anit IV, 7)». Questo testo presenta alcune difficoltà di interpretazione. Ci si domanda quale tipo di rapporto leghi Tu beav e il giorno di Kippur. Qualcuno sostiene che entrambe le date sono collegate al perdono concesso da D. in diverse occasioni. Nel giorno di Kippur l'Eterno perdonò di fatto il popolo ebraico che si era macchiato del peccato del vitello d'oro, ma, secondo la tradizione, era il 15 di Av allorchè fu accolta la richiesta di perdono formulata da Mosè il giorno stesso della sua discesa dal Sinai. Sempre nel giorno del 15 di Av ebbe termine la pestilenza inviata come punizione per la vicenda degli esploratori incaricati da Mosè di compiere un sopralluogo in Terra di Israele. Inoltre il 15 di Av cessarono i decessi di quanti, usciti dall'Egitto, furono condannati a morire nel deserto. E anche questa circostanza è legata al perdono di D. perché si sostiene che quanti non morirono entro quella data sopravvissero miracolosamente. Le fonti midrashiche riferiscono che nel quarantesimo anno del soggiorno nel deserto, gli ultimi quindicimila di quanti, ultraventenni, erano usciti dall'Egitto attendevano la morte per il 9 Av, tradizionale anniversario del peccato degli "esploratori". Infatti, secondo la tradizione, furono condannati a morire nel deserto e pertanto a non entrare nella Terra Promessa, solo coloro che avevano superato i vent'anni. Ma, l'Eterno ebbe pietà e li lasciò in vita. Dapprima costoro ritenevano di aver conteggiato male il tempo e che il 9 di Av non fosse ancora sopraggiunto, ma quando videro in cielo splendere la luna piena (segno che era il 15 del mese) si resero conto di esser stati perdonati e istituirono il 15 di Av come giorno di festa. (Talmud Jerushalmi-Ta'anit 4). Dunque esiste un rapporto fra Kippur e 15 di Av. Perché non c'è gioia maggiore di quella provata da colui al quale sono stati perdonati gli errori commessi. Secondo la Meghillat Ta'anit, il 15 di Av non si fanno manifestazioni di lutto in quanto la giornata è legata alla raccolta del legname per il Santuario (Nehemia 10, 35). Le fonti talmudiche affermano che in questo giorno sono state abrogate alcune limitazioni nel campo matrimoniale. Si ricorderà che nel libro dei Numeri, a proposito delle "figlie di Tselofchad" (cap. 36), per evitare che vi fossero trasferimenti di proprietà terriera fra una tribù e l'altra, fu stabilito che una donna erede di una famiglia priva di figli maschi non potesse sposare un membro di altra tribù. Si racconta anche che, in relazione al triste episodio della "concubina" (Giud. 19-20,21) i rappresentanti delle varie tribù si impegnarono a non consentire le nozze con una donna appartenente alla tribù di Beniamino. Il 15 di Av fu stabilito che le suddette deliberazioni riguardavano solo la generazione nella quale furono prese. Secondo il Talmud, il 15 di Av, Hoshèa', figlio di Elà, ultimo re di Israele, abolì i posti di blocco istituiti da Geroboamo ai confini col territorio di Giuda. Veniva in tal modo sollecitata la riunificazione tra il territorio del Regno di Giuda e quello del Regno d'Israele (Ta'anit 30). Il 15 di Av ricorda anche la revoca del provvedimento delle autorità romane di dare sepolture ai caduti della fortezza di Betar (135) strenuamente difesa dai combattenti di Bar Kokhbà. Nonostante i cadaveri fossero stati abbandonati all'aperto per lungo tempo, furono miracolsamente trovati integri. Per celebrare l'evento fu istituita una benedizione supplementare (Hatov Vehametiv) nel Birkat Hamazon, la formula da recitarsi dopo il pasto (Bava Batrà, 121). Il 15 di Av viene altresì ricordato come giorno dello «spezzamento delle scuri». Infatti da questo giorno tali strumenti venivano pubblicamente spezzati in quanto non servivano più, essendo terminata la raccolta del legname per il Santuario. In quell'occasione si faceva una grande festa. (B. Batrà, 121) Si osserva altresì che il progressivo accorciarsi della luce del giorno che ha inizio nel periodo del 15 di Av predispone l'animo all'atmosfera del succesivo mese di Elul particolarmente adatto alla riflessione e alla introspezione in preparazione delle imminenti ricorrenze autunnali (Yamin Noraim). il testo fondamentale della Kabalà, la mistica ebraica, raccomanda di celebrare il 15 di Av con manifestazioni di allegria perché in questo giorno la Provvidenza è particolarmente disposta alla benevolenza nei confronti dell'uomo. Viene anche suggerito di dedicare la notte allo studio di Torà. Sono dunque tante le motivazioni proposte sui significati della ricorrenza. In relazione al passo della Mishnà riportato all'inizio c'è chi ha formulato due curiose affermazioni. Si è visto che il 15 di Av le fanciulle uscivano a ballare, presumibilmente in cerchio, vestite di bianco. Il termine "Av" designa un mese dell'anno ebraico, ma è composto dalle prime due lettere dell'alfabeto: Alef Bet. Da notare che nell'alfabeto ebraico la quindicesima lettera è la Samekh, che ha la forma di un cerchio ed evoca pertanto la danza in circolo, nella quale tutti i danzatori si possono guardare l'un l'altro e si trovano tutti in situazione di uguaglianza. Inoltre si afferma che nei tempi messianici, il Santo Benedetto parteciperà alla danza festosa dei giusti ponendosi in mezzo a loro. Qualcuno sostiene che la danza organizzata per i giusti avrà luogo nel Gan Eden. In quell'occasione l'Eterno sarà al centro del cerchio e ognuno dei partecipanti Lo additerà agli altri esclamando: «Ecco questo è il nostro Dio nel quale abbiamo confidato…. Gioiamo e rallegriamoci nella Sua salvezza». (Isaia 25, 9) E quanto al colore bianco richiesto per le vesti delle fanciulle, questo, secondo alcuni, è composto da vari colori che rappresentano la varietà del nostro mondo materiale. Ma, il mondo futuro non avrà alcunchè di materiale e pertanto non vi sarà più bisogno di indossare abiti bianchi. Oggi, nel risorto Stato di Israele è ripreso l'uso di dar vita, in occasione di Tu Beav ad allegri incontri campestri fra giovani, a feste di fidanzamento e riunioni di riconciliazione.

(Pagine Ebraiche, agosto 2010)

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Tu beAv

di Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Tu beAv, il 15 di Av, la festa di oggi, rischia di diventare, nella cultura popolar-commerciale israeliana una festa dell'amore, una specie di S. Valentino; mancano i Baci Perugina, che al caldo si squaglierebbero. Strano modo per riprendere una tradizione remota in cui l'amore c'entra, ma fino a un certo punto. I Maestri, tra i motivi per festeggiare, ricordano questo come il giorno in cui fu permesso alle tribù d'Israele di sposarsi tra di loro; forse fu l'addolcimento della regola che impediva alle ereditiere di sposarsi fuori tribù per impedire il trasferimento delle proprietà terriere (Bemdibar 36:6). La società ebraica ha oscillato in questo campo da un eccesso all'altro. Nell'Ottocento gli ebrei italiani (livornesi), grandi commercianti e imprenditori a Tunisi, avrebbero considerato con orrore le loro nozze con gli ebrei locali; l'unione in matrimonio era anche in patrimonio. Oggi, da queste parti, è già tanto se ci si sposa e la caduta delle barriere van ben oltre i limiti tribali del 15 di Av.

(Notiziario Ucei, 26 luglio 2010)

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Bolzano: domani Durnwalder riceve una delegazione di ebrei e arabi

BOLZANO, 26 lug - E' previsto per domani l'incontro tra il presidente della Provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, e una delegazione di ebrei e arabi d'Israele per parlare di autonomia e convivenza.
Come si legge una nota, una trentina di rappresentanti israeliani, tra arabi ed ebrei, compone la delegazione giunta in Alto Adige su iniziativa del Cipmo (Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente), che ha come presidente onorario Rita Levi Montalcini e tra i suoi fondatori il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Il viaggio e' nato per studiare l'esperienza delle minoranze tedesca e ladina, nel loro rapporto con lo Stato italiano dal punto di vista storico, politico e sociale.
La delegazione riunisce rappresentanti delle piu' prestigiose Ong israeliane, arabe e ebraiche, che si occupano della minoranza arabo-israeliana e della convivenza tra arabi e ebrei nello Stato di Israele. Durante il periodo in Alto Adige si vogliono approfondire gli elementi che possono essere utilizzati per migliorare la condizione della minoranza araba nello Stato ebraico, che costituisce il 20% della popolazione complessiva.

(ASCA, 26 luglio 2010)

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Dalla Galilea al Sud Tirolo

di Janiki Cingoli

Capita raramente che si elabori una idea, apparentemente bizzarra, e che poi alla prova dei fatti quella idea si riveli piena di sostanza e suscettibile di sviluppi estremamente interessanti.
    Immaginare che ci fosse un qualche nesso tra i cittadini tedeschi dell'Alto Adige, dal reddito più alto d'Europa e cresciuti mangiando spesso e volentieri maiale cucinato in mille maniere, e i palestinesi israeliani di Nazareth o di Haifa, certo non ugualmente ricchi e in prevalenza musulmani, richiede sicuramente una grande fantasia. Ma alla prova dei fatti il problema della identità culturale ed etnica ha accomunato l'esperienza di queste due minoranze, producendo uno di quei felici corto circuiti che la storia a volte ci propina.
    In questi giorni arriva a Bolzano una missione di circa 30 rappresentanti israeliani, sia arabi che ebrei, per studiare l'esperienza delle minoranze tedesca e ladina nel Sud Tirolo, nel loro rapporto con lo Stato italiano, dal punto di vista storico, politico e sociale.
    La delegazione, ospitata dalla Provincia Autonoma di Bolzano, è promossa dal CIPMO - Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente.
    Una delegazione analoga, composta da studiosi, era già venuta a Bolzano nel maggio 2008, e si era rivelata un successo, dato che tutti i partecipanti avevano rilevato nella esperienza del Sud Tirolo elementi di grandissimo interesse. Quella attuale costituisce un ulteriore salto di qualità, perché riunisce rappresentanti delle più prestigiose ONG israeliane, arabe e ebraiche, che si occupano della minoranza arabo-israeliana e della convivenza tra arabi e ebrei nello Stato di Israele.
    Lo scopo della missione è semplice : mettere a confronto la situazione della minoranza arabo-palestinese in Israele con quella minoranza tedesca nella Provincia di Bolzano.
    Una minoranza, quest'ultima, che non solo gode di uguali diritti come cittadini italiani, ma anche di specifici diritti aggiuntivi, "positivi" è stato detto, in quanto minoranza e a salvaguardia della sua identità, secondo quanto sancito dall'articolo 6 della stessa Costituzione Italiana. Diritti che prevedono un'ampia autonomia finanziaria, la proporzione nel pubblico impiego, l'uso paritario delle due lingue, la gestione delle scuole. Una concezione, quella italiana, che non vede le minoranze come un pericolo per l'unita' dello stato, da controllare o sopportare, ma come una realtà da riconoscere e proteggere, facendone così un fattore di arricchimento della società, arrivando per questa via a rafforzare la stessa unità del paese.
    La minoranza arabo-israeliana, al contrario, si trova di fronte a gravi problemi, sia in termini di uguaglianza di diritti, che di identità complessiva, in uno Stato che si definisce ebraico e vuole essere riconosciuto come tale dagli Stati arabi e a livello internazionale.
    La popolazione arabo-palestinese costituisce il 20% dello Stato di Israele, ed è a tutti gli effetti una minoranza etnica, parte di una popolazione originaria preesistente alla stessa nascita dello Stato. Ha teoricamente uguali diritti rispetto agli altri cittadini, anche se permangono gravi ineguaglianze in relazione ai finanziamenti di cui fruiscono i municipi arabi, agli accessi ai più alti livelli dell'istruzione, alle possibilità di lavoro e di carriera. Ma non gode di alcuna forma di riconoscimento collettivo, in quanto minoranza.
    Essa è oggi sottoposta ad una forte pressione, da parte di alcuni partiti che formano la attuale maggioranza di governo: Yisrael Beiteinu, il partito della ultradestra laica diretto dal Ministro degli Esteri Lieberman, che ha ottenuto un sorprendente successo alle ultime elezioni, ne ha fatto uno dei temi centrali della sua piattaforma, con lo slogan "No citizenship without loyalty", niente cittadinanza senza lealtà. Esso reclama una sorta di giuramento di fedeltà allo Stato ebraico da parte di questi cittadini che ebrei non sono e propone anche uno scambio tra i territori israeliani più densamente popolati dagli arabi, come la Galilea e il cosiddetto Triangolo, con le aree della Cisgiordania ove sono stati costruiti i maggiori insediamenti ebraici. Questo anche per garantire il carattere ebraico di Israele, risolvendo così la sfida demografica che il più alto tasso di natalità della popolazione araba pone.
    Ma come si può chiedere agli arabi israeliani di essere leali ad uno Stato ebraico che sostanzialmente misconosce la loro stessa identità? Tutto ciò in realtà rende ancora più urgente una questione ineludibile, e cioè proprio quello del riconoscimento, dentro Israele, dello status collettivo della minoranza araba, e della sua tutela con specifiche azioni positive.
    Vi è anche un altro parallelo possibile con la situazione del Sud Tirolo: quello tra la popolazione ebraica della Galilea e del Triangolo, e la popolazione di origine italiana in Provincia di Bolzano, che rappresenta il 20% del totale degli abitanti. Una minoranza che è invece schiacciante maggioranza a livello nazionale, ove invece i tedeschi rappresentano lo 0,5% della popolazione totale. In Galilea la situazione è differente, perché le due popolazioni sono più o meno numericamente alla pari, ma a livello nazionale i palestinesi rappresentano il 20%, e quindi il problema del loro riconoscimento come minoranza nazionale pone problemi assai più rilevanti. Ciò tuttavia rafforza e non indebolisce l'indifferibile esigenza di tale riconoscimento, perché non si può marginalizzare una componente così alta della popolazione, se non a costo di innescare processi esplosivi, con rischi enormi per la tenuta e la stessa sopravvivenza del paese.
    Un altro spunto di riflessione è la situazione della piccola minoranza ladina di questa provincia, che conta 30.000 abitanti rispetto ai 300.000 tedeschi: la tutela si estende anche a loro, analogamente a quanto potrebbe essere fatto in Israele per i drusi o i beduini.
    Il riconoscimento di tali diritti alla minoranza tedesca è stato concordato, dopo la seconda guerra mondiale, con l'Austria, che di tale minoranza costituisce storicamente nazione di riferimento. A questo proposito, un ulteriore elemento rilevante è l'avvenuto rilascio all'Italia, da parte dell'Austria, della "Clausola liberatoria", che riconosceva l'adempimento di tutte le intese concordate, in base al Trattato De Gasperi-Gruber del 1946, e quindi la cessazione di ogni controversia: un precedente che può essere significativo riguardo alla richiesta israeliana di dichiarazione di "End of Claims" (fine delle rivendicazioni), che dovrebbe essere collegata al possibile accordo di pace israelo-palestinese.
    Un altro punto interessante, da un punto di vista storico, è l'introduzione nella Costituzione austriaca del divieto, imposto dalle potenze vincitrici, di ogni rivendicazione di irredentismo, di richiesta cioè di restituzione dei territori ex austriaci perduti alla fine della guerra: anche questo un elemento che potrebbe essere utilizzato nella stesura di un futuro accordo di pace tra israeliani e palestinesi.
    Va detto altresì che l'ingresso dell'Austria nella Unione Europea nel 1995 e la relativa libera circolazione tra gli Stati membri hanno fortemente contribuito a stemperare le tensioni riguardanti i confini nazionali nel più ampio contesto.
    Per concludere, se Israele vuole conservare il suo carattere di Stato ebraico, l'unica via realistica pare quella di riconoscere e tutelare la sua minoranza araba in quanto tale, e insieme di procedere speditamente sulla via della pace, accettando la creazione di uno Stato palestinese al suo fianco. Su un piano più vasto, infatti, gli arabi israeliani, o per meglio dire i palestinesi israeliani come oramai scelgono di chiamarsi, sono e si sentono parte del popolo palestinese, e della sua storia tormentata.
    Se il problema della loro esistenza, in uno Stato che si definisce ebraico, passa per il loro riconoscimento come minoranza etnica, tutelata da diritti collettivi, la loro aspirazione nazionale in quanto popolo può essere soddisfatta solo attraverso la creazione di uno Stato palestinese, al fianco di Israele, a cui tuttavia essi possano guardare: così come gli ebrei della diaspora possono essere cittadini leali dei loro paesi, e guardare a Israele come riferimento per le loro aspirazioni nazionali in quanto popolo. E d'altra parte sarebbe illusorio pensare di poter raggiungere una pace stabile, tra israeliani e palestinesi, ignorando o trascurando il nodo della minoranza arabo-israeliana.
    Il suo riconoscimento e la sua tutela pare l'unica soluzione intermedia, l'unico "compromesso" percorribile, se si vogliono evitare improbabili tentativi di assimilazione forzosa o ancor più pericolose derive fondamentalistiche: l'unica alternativa realistica alla trasformazione di Israele in uno Stato fondato sull'apartheid, o all'affermarsi della proposta di uno Stato israeliano di tutti i cittadini, privo di caratteristiche ebraiche, o di uno Stato unico binazionale su tutta la Palestina storica. Lo studio dell'esperienza del Sud Tirolo può dare un contributo importante in questa direzione.

(CIPMO, 26 luglio 2010)

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Israele: ritorno al futuro

di Eugenio Roscini Vitali

Iron Dome, il sistema di difesa aerea sviluppato ad Haifa dalla società israeliana Rafael Advanced Defense Systems, ha completato con successo i test di simulazione reale ed è stato dichiarato pienamente operativo. La notizia, diffusa con un comunicato ufficiale dal ministero della Difesa israeliano, precisa inoltre che il programma sta per passare alla fase di installazione delle prime batterie di lancio e che inizialmente la copertura riguarderà le città più vicine al confine libanese e alla Striscia di Gaza.
Nato nel 2003, il sistema antimissili Iron Dome é stato il primo vero progetto pensato e realizzato per difendere il sud di Israele dalla minaccia dei Qassam palestinesi. Nel 2006, dopo la guerra contro Hezbollah e i 4.000 razzi Katyusha caduti sulla Galilea, Tel Aviv ha deciso di imprimere una notevole accelerazione allo sviluppo del sofisticato sistema d'arma, ma la svolta decisiva è arrivata nel maggio scorso, quando su input dello stesso presidente Barak Obama, il programma ha ricevuto una iniezione straordinaria di fondi americani: 25 milioni di dollari che il Congresso ha concesso allo Stato ebraico per portare a termine i test di valutazione del programma Iron Dome....

(altrenotizie, 25 luglio 2010)

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Haaretz: un amico di Obama raccoglie fondi per una nave di aiuti a Gaza

WASHINGTON, 25 lug. - L'audacia della speranza che ha lanciato l'ascesa di Barack Obama verso la Casa Bianca rischia di portare nuove nuvole nelle, gia' travagliate, relazioni tra il presidente americano e Israele. Si dovrebbe proprio chiamare cosi' infatti, "The audacity of hope", la nave di aiuti a Gaza che gruppi a sostegno dei palestinesi stanno cercando di comprarare per unirsi ad una nuova missione internazionale tesa a sfidare il blocco imposto dagli israeliani ai territori palestinesi controllati da Hamas.
Ma l'imbarazzo per Obama non si ferma al nome della nave: uno dei principali organizzatori della campagna di raccolta fondi lanciata negli Stati Uniti e' - scrive oggi Haaretz - Rashid Khalidi, il professore di storia della prestigiosa Columbia university. Di cui sono ben note le posizioni fortemente critiche nei confronti di Israele quanto l'amicizia con il presidente, che risale agli anni in cui i due hanno vissuto e lavorato a Chicago, che, ricorda il giornale liberal israeliano, ha gia' creato qualche problema ad Obama durante la campagna elettorale nel 2008.

(Adnkronos, 25 luglio 2010)

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Eichmann tradito dalla love story tra suo figlio e una ragazza ebrea

Ombre sul Vaticano e sui servizi segreti occidentali. Per spronare il Mossad all'azione dovette intervenire Ben Gurion

di Eric Salerno

Adolf Eichmann
ROMA (25 luglio) - Un documentario della studiosa tedesca Bettina Stangneth sulla poco nota storia d'amore che portò alla cattura del criminale nazista Adolf Eichmann ripropone interrogativi e ombre sul comportamento del Vaticano e dei servizi segreti occidentali che aiutarono i boia tedeschi a fuggire indisturbati dall'Europa alla fine della guerra e anche dei servizi segreti israeliani che spesso ebbero un atteggiamento blando nei loro confronti. Eichmann, considerato uno dei massimi artefici della "soluzione finale" - il genocidio degli ebrei - come tanti altri gerarchi e militari di Hitler, era riuscito a rifugiarsi in Argentina, con moglie e figli, grazie alle complicità di chi era già entrato nella logica della "guerra fredda" e considerava i nazisti alleati potenziali del blocco anti-comunista.
A Buenos Aires, Eichmann viveva sotto l'identità falsa ottenuta in Italia dalla vasta rete di connivenza con i criminali nazisti. Il nuovo nome, Riccardo Klement (Clement), documenti falsi perfetti, e un contegno riservato ma non tanto da destare sospetti, lo facevano passare per uno dei tanti tedeschi che in quegli anni, prima e dopo la guerra, erano approdati in Argentina.
Un altro di questi era Lothar Hermann, avvocato di lontane origini ebraiche che nel 1936 per motivi politici era stato internato nel campo di concentramento di Dachau e poi era riuscito a emigrare. Nel 1956, tra sua figlia Sylvia e Nick (o Klaus), uno dei figli di Eichmann sbocciò la storia d'amore che avrebbe portato il nazista al patibolo.
Il ragazzo non nascondeva il suo odio per gli ebrei. Al contrario, sembra che andasse fiero del passato nazista del padre e ne parlasse tranquillamente con la sua giovane amica. Hermann, insospettito dai racconti di Sylvia che gli aveva anche fornito i nomi degli altri figli di Klement-Eichmann e di sua moglie (non erano stati mai cambiati), si rivolse per posta al procuratore generale tedesco Fritz Bauer. E questi si rivolse al Mossad, il servizio segreto israeliano.
Gli israeliani, all'epoca, avevano altre priorità e non erano veramente interessati a dare la caccia ai criminali nazisti. Alcuni di loro, oltretutto, arrestati in Italia dalle forze alleate furono poi liberati e reclutati dal Mossad come agenti da utilizzare nella loro guerra contro gli arabi. Con la Germania post-bellica, inoltre, era da poco nato un nuovo rapporto e le autorità (tedesche e israeliane) avevano deciso, in quella fase, a non "infierire" sui carnefici. Nel 1958, l'intervento di Bauer fu "archiviato". Il Mossad non ritenne necessario approfondire la segnalazione nonostante fosse abbastanza documentata.
Un anno più tardi, il procuratore tedesco, decise di recarsi personalmente a Tel Aviv. Si era accorto che i suoi capi non erano interessati a dare la caccia a Eichmann e, con informazioni nuove alla mano, voleva convincere il Mossad. Secondo una testimonianza racconta nei mesi scorsi dal quotidiano israeliano Haaretz, fu necessario un intervento diretto del premier Ben Gurion per spronare i servizi segreti ad agire. L'operazione fu affidata a Mossad e Shin Bet (l'agenzia che si occupa della sicurezza interna) e l'11 maggio 1960 Eichmann fu affrontato all'uscita della sua abitazione in Argentina, drogato, caricato su un aereo israeliano e portato a Tel Aviv per essere processato. E giustiziato.

(Il Messaggero, 25 luglio 2010)

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Israele critica l'Onu per l’inchiesta sul raid a Gaza

GERUSALEMME - Israele critica la decisione del Consiglio Diritti Umani Onu di aprire un'inchiesta sul raid a Flotilla Freedom. "La missione di questi esperti non e' di cercare la verita' ma soddisfare i Paesi non democratici che controllano il Consiglio sui Diritti Umani e che costituiscono una maggioranza automatica contro Israele", ha detto un funzionario, che ha chiesto l'anonimato.

(AGI, 25 luglio 2010)

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Quattro chiacchiere con Noa, la star israeliana

Noa saluta l'assessore alla Cultura Cocomazzi
TERMOLI. Il suo nome è Achinoam Nini, ma il mondo la conosce semplicemente come Noa, cantante israeliana dalla voce splendida che ammalia e affascina allo stesso tempo, Noa è un'artista profondamente impegnata nell'utilizzo della musica come strumento di riavvicinamento fra popoli in conflitto, con particolare riguardo alla tragica questione mediorientale, il 16 ottobre 2003 è stata nominata "ambasciatrice di buona volontà dell'organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura.
Il suo ultimo lavoro musicale risale al 2008 ed è quello che presenterà questa sera anche a Termoli "GENES & JEANA".
Le sue canzoni sono fortemente influenzate dalla'ambiente israeliano con le sue contraddizioni, i suoi dolori, la guerra e il terrorismo le sue speranze che tutto questo un giorno sia solo un ricordo.
Di Termoli in questo suo primo giorno di visita pur non vedendo molto è rimasta incantata dalla bellezza del borgo antico e dal cibo che ha mangiato a pranzo il pesce cucinato alla termolese.
L'abbiamo incontrata, stupendoci per l'affabilità e il sorriso, nella cornice della Cala Sveva, dove insieme a lei c'era Antonio Artese, direttore del Festival Adriatico delle Musiche, che la ospiterà questa sera, con gli assessori al Turismo e alla Cultura Giusy Vergallo e Michele Cocomazzi.
Un finale di eccellenza per la IV edizione, Noa narra, in questo progetto, il percorso della sua gente e della sua famiglia: partendo dalle vecchie canzoni della tradizione yemenita ripercorre le tappe fondamentali della sua vita, dalla nascita in Israele alla maturità americana, col ritorno definitivo a Tel Aviv.
Alternando brani e composizioni originali, l'artista israeliana canterà in yemenita, in ebraico e in inglese, tre lingue che rappresentano simbolicamente i momenti più importanti del suo cammino artistico e personale.
Coloro che non riusciranno ad acquistare il biglietto in prevendita, potranno comprarlo presso il botteghino che verrà allestito domani sera, a partire dalle ore 20 alla "finestra sul mare" del ristorante Battello Ebbro, a pochi passi dall'area Festival.

(Termoli Online, 25 luglio 2010)

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Shimon Peres a Jasenovac, in visita alla Auschwitz croata.

Il Presidente di Israele con Josipovic stamane ad ex campo di sterminio

JASENOVAC, 25 lug. - Il presidente israeliano, Shimon Peres, si è recato oggi nell'area dell'ex campo di concentramento croato di Jasenovac, dove morirono migliaia di serbi ed ebrei durante la seconda guerra mondiale, vittime del regime filo-nazista croato. Shimon Peres, accompagnato dal suo omologo croato Ivo Josipovic, visiterà il museo del campo di sterminio, definito a volte "l'Auschwitz croata", e depositerà una corona di fiori al monumento in memoria delle vittime, prima di pronunciare una breve allocuzione.
Shimon Peres è il secondo capo di Stato israeliano a recarsi a Jasenovac. Moshe Katsav vi aveva fatto visita nel 2003.
Il numero delle vittime a Jasenovac sotto il regime filo-nazista croato - la maggior parte serbi, ebrei, rumeni e antifascisti croati - è da sempre soggetto a discussioni e varia di molte decine di migliaia ad almeno 700.000, secondo cifre avanzate dalla Serbia.
Le relazioni tra Israele e Croazia sono gradualmente migliorate, dopo anni di forti tensioni, con l'arrivo alla presidenza croata di Stipe Mesic, succeduto a Franjo Tudjman nel 2000.

(Apcom, 25 luglio 2010)

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Israele: la Corea del nord vende missili in Medio Oriente

Tel Aviv preoccupata per armi che minacciano la stabilità della regione

GERUSALEMME, 24 lug - Israele ha accusato davanti all'Onu la Corea del Nord di fornire missili balistici a paesi del Medio Oriente. Tel Aviv è 'preoccupata', poiché 'queste armi 'mettono in pericolo la stabilita' della regione', ha detto la delegazione israeliana all'Onu in una lettera alla commissione del Consiglio di sicurezza. A maggio il ministro israeliano Lieberman aveva accusato la Corea del Nord di fornire armi agli islamisti palestinesi di Hamas e ai libanesi di Hezbollah.

(ANSA, 24 luglio 2010)

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Sinagoga restaurata per la Giornata della cultura ebraica

La Sinagoga di Sabbioneta  
SABBIONETA — La Pro Loco di Sabbioneta parteciperà attivamente alla Giornata Europea della Cultura Ebraica la cui XI edizione si terrà domenica 5 settembre. Tema 'Arte ed Ebraismo'. La giornata coincide con la riapertura ufficiale della Sinagoga dopo quasi un anno di lavori di restauro. La Pro Loco, in collaborazione con la Comunità Ebraica di Mantova, ha già predisposto il programma.
Il Tempio ebraico sarà aperto, con visite guidate, dalle 9,30 alle 13 e dalle 14,30 alle 19. All'interno esposizione dei preziosi libri antichi editi dalla stamperia ebraica del XVI secolo. Con orario continuato sarà possibile visitare il cimitero ebraico. Prevista la vendita di libri di cultura, storia e cucina ebraica. Alle 17 in Palazzo Forti, presentazione dei restauri della scala di accesso e del pavimento del tempio.
Intervengono Marco Aroldi (sindaco di Sabbioneta), Fabio Norsa (presidente della Comunità Ebraica di Mantova), Alain Elkann (consigliere del ministero dei Beni Culturali), Emanuele Colorni (vicepresidente della Comunità Ebraica). Coordinamento di Alberto Sarzi Madidini, presidente della Pro Loco. Alle 18 l'inaugurazione ufficiale. Eventi organizzati in collaborazione con il Comune. Ingresso libero. (d.b.)

(CremonaOnLine, 24 luglio 2010)

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La cattura di Eichmann e il logoro scoop della tv tedesca

Fu il figlio a farlo scoprire: una storia così notoria da essere perfino su Wikipedia

ROMA, 24 lug - È uno "scoop" conosciuto da anni, quello che la tv pubblica tedesca, la Ard, promette di mandare in onda domani sulla vicenda Eichmann, di cui lo scorso 11 maggio sono ricorsi i 50 anni dalla cattura. Da tempo, infatti, è risaputo che a far scoprire l'ex ufficiale nazista a Buenos Aires, sotto il falso nome di Ricardo Klement, fu involontariamente suo figlio Klaus. Una storia talmente conosciuta da essere riportata perfino nella pagina personale che Wikipedia riserva ad Adolf Eichmann. Fra i tanti, anche David Cesarani, nel suo "Eichmann - His Life and Crimes (2004), riportò la vicenda. Ovvero la sbruffoneria di Klaus Eichmann, primo figlio di Adolf, che si presentò col vero cognome alla sua ragazza ebrea, Sylvia, lasciandosi più volte andare ad affermazioni sul "mancato genocidio" e all'esaltazione dei "valori" del Terzo reich. La ragazza lo raccontò al padre, che la mandò a indagare a casa del fidanzato. La conferma arrivò pochi giorni dopo, quando ad aprire la porta fu Adolf Eichmann in persona. "Mio figlio non c'è, torni un'altra volta", disse l'ex Ss. "Lei è il padre?", domandò la ragazza, ricevendo risposta affermativa. Fu così che il papà della giovane, Lothar Hermann - un ebreo ceco reduce del campo di concentramento di Dachau ed era poi emigrato in Argentina - informò il procuratore tedesco Fritz Bauer, il quale a sua volta girò l'informazione al Mossad. Non essendo prevista l'estradizione nel sistema giuridico argentino, i servizi segreti decisero per il rapimento, che avvenne l'11 maggio a Buenos Aires.
Sul ruolo di Eichmann nella "Soluzione finale", nuova luce potrebbe venire piuttosto dalla recente decisione del tribunale amministrativo di Lipsia, che tre mesi fa ha tolto il segreto di Stato ai documenti che raccontano gli ultimi 15 anni di vita di Adolf Eichmann. Il dossier, di 4.500 pagine, finora è stato custodito dai servizi segreti esteri tedeschi (Bnd) ma essendo stato fornito da un servizio di intelligence straniero, la cancelliera Merkel si era battuto contro la rimozione del vincolo. Sarà così possibile vedere se e fino a che punto Eichmann fu solo una pedina che eseguiva ordini, secondo quanto sostenuto dalla sua linea difensiva.

(il Velino, 24 luglio 2010)

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"Uno scandalo allungare il segreto di Stato". A rischio la verità sulla pista palestinese

Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione famigliari vittime del 2 agosto: "Voglio che al trentennale venga un ministro che ci tranquillizzi su questo"
Sarebbe "uno scandalo" se venisse allungato il segreto di Stato. Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione famigliari delle vittime della strage alla stazione di Bologna (di cui fra pochi giorni ricorre il trentennale) ribadisce che "noi vogliamo che ogni elemento in possesso dei servizi segreti sia fornito ai giugici e sia tutto pubblico". E' fondata, infatti, l'ipotesi che possa slittare la data del 31 dicembre prossimo, fissata dal governo itaiano per la fine del segreto di Stato sui rapporti tra i servizi segreti italiani e organizzazioni palestinesi.
Quello che preoccupa Bolognesi è che non si possano ancora conoscere nuovi elementi sull'ipotesi del cosiddetto "Lodo Moro", il presunto accordo fra 007 italiani e terroristi palestinesi secondo il quale in Italia sarebbe potuto circolare esplosivo in cambio di risparmiare il Paese da attentati. Ed è l'opinione del terrorista "Carlos", Ilich Ramirez Sanchez, che a causare l'esplosione alla stazione sia stato proprio materiale palestinese.
Ma la preoccupazione di Bolognesi va anche al di là della strage del 2 agosto 1980. "Non mi interessa se parliamo di palestinesi o altro. Mi preoccupa che ci possano essere segreti di Stato che vengono prorogati e mi preoccupa che su questo aspetto ci possano essere convergenze tra centrodestra e centrosinistra...". Per cui la speranza del presidente dell'associazione dei familiari è che il prossimo 2 agosto "venga un ministro che ci tranquillizzi, non solo sul problema delle pensioni dei familiari delle vittime, ma anche sulla questione del segreto di Stato" sulle stragi.

(la Repubblica - Bologna, 24 luglio 2010)

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Libano: Hezbollah sotto accusa per l'assassinio di Hariri

di Anna Momigliano

Saad Hariri con Hassan Nasrallah
Ricordate l'omicidio di Rafiq Hariri? L'ex primo ministro libanese, padre dell'attuale premier Saad Hariri, era stato assassinato nel 2005 da un'autobomba.
L'Onu aveva aperto immediatamente un'inchiesta. In un primo momento i sospetti erano caduti sulla Siria. Hariri infatti era uno dei leader carismatici del blocco anti-siriano, in un Paese in cui i rapporti con Damasco rappresentano una delle discriminanti principali nell'arena politica: da un lato il blocco filo-siriano, di cui fa parte anche il partito-milizia Hezbollah, dall'altro il blocco Hariri, detto anche del 14 Marzo, composto da tutte quelle forze che si oppongono allo strapotere di Damasco e alla presenza delle truppe siriane sul suolo libanese.
Poi però l'inchiesta si era arenata Forse ma qui siamo nel campo delle congetture, perché sarebbe stato troppo pericoloso destabilizzare il regime di Damasco.
Lo scorso novembre il giovane premier Saad Hariri aveva anche accettato di formare un governo di unità nazionale insieme a Hezbollah…
Adesso lo stesso leader di Hezbollah, lo sceicco Hassan Nasrallah, ha ammesso che alcuni membri del suo partito figurano tra gli indagati per l'omicidio Hariri. Nasrallah ha anche accusato il tribunale Onu di agire seguendo "motivazioni politiche".
Ora, vale sempre il principio di presunta innocenza. Ma se Hezbollah dovesse risultare coinvolto… Diciamo che la cosa non mi stupirebbe molto.
Piuttosto, la domanda è un'altra: gli inquirenti avranno il coraggio di andare fino in fondo? E fare giustizia sul caso Hariri anche se questo significa destabilizzare i precari equilibri del Libano?

(Panorama, 24 luglio 2010)

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Blitz Gaza: Israele, no a esperti dell'Onu

La misura decisa dimostra l'ossessione nei confronti Israele

GERUSALEMME, 23 lug - Negativa la reazione in Israele alla decisione dell'Onu di creare una commissione d'inchiesta sul blitz contro la nave turca Marmara.
Il provvedimento di incaricare tre esperti, Karl Hudson-Phillips (Trindidad e Tobago), Desmond da Silva (Gb) e Mary Shanty Dairiam (Malayisia), e' stato deciso dal Consiglio dei Diritti dell'uomo dell'Onu. Fonti israeliane indicano che l'inchiesta e' 'superflua, che dimostra la incomprensibile ossessione di quel Consiglio nei confronti di Israele'.

(ANSA, 23 luglio 2010)

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La comunità internazionale invia a Gaza medicinali scaduti

L'autorità sanitaria di Gaza ha lanciato l'allarme denunciando la comunità internazionale per l'invio di medicinali scaduti. L'autorità infatti ha accertato che oltre il 70% di medicinali che arrivano a Gaza come aiuti umanitari sono scaduti da mesi, alcuni addirittura da anni.
L'autorità, di fronte a questo triste e increscioso episodio, si è vista costretta a distruggere i medicinali, bruciandoli o sotterrandoli, per un controvalore quantificabile in milioni di euro. Il fatto è stato inoltre denunciato dal Capo del Dipartimento donazioni del Ministero della Sanità palestinese, Monir Albaresh.
Il funzionario ministeriale ricorda che i vaccini inviati a Gaza per combattere l'influenza suina sono arrivati nella striscia già scaduti. Il Ministero si sta chiedendo il perché di questa trafila e la risposta che si sono date le autorità non è proprio edificante: l'obiettivo dei paesi che inviano aiuti umanitari sarebbe duplice, da un lato fare bella figura inviando prontamente medicinali alla popolazione bisognosa e nello stesso tempo liberare i magazzini delle aziende da merce scaduta sulla quale bisognerebbe usare metodi speciali per lo smaltimento.
A tutto questo si aggiunge che, oltre ai medicinali già scaduti, è stata rinvenuta una partita di cemento arrivata a Gaza con la nave irlandese Rachel Cori, scaduta da oltre 15 anni.

(FocusMo, 23 luglio 2010 - da Informazione Corretta)

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Un gruppo palestinese organizza una rara visita al memoriale dell'Olocausto

GERUSALEMME, 23 giu. - Rara visita di un gruppo di palestinesi della Cisgiordania al memoriale dell'Olocausto dello Yad Vashem a Gerusalemme. L'inziativa e' stata di un 28enne di Ramallah che ha raccolto le adesioni tramite Facebook ed e-mail agli amici e ha poi inoltrato la richiesta al memoriale. "La maggior parte dei palestinesi e degli arabi non crede nemmeno che l'Olocausto ci sia stato -ha spiegato il 28enne al sito di Ynetnews - La maggior parte dei palestinesi conoscono gli israeliani solo come occupanti. Gli israeliani non conoscono i palestinesi e la loro sofferenza. Spero che la visita aiuti i due popoli a pensare. Dobbiamo costruire un futuro comune". Il giovane, indicato solo come A., si e' detto "sorpreso" delle adesioni ricevute, una sessantina, provenienti da Ramallah, Hebron e altri centri della Cisgiordania. Alla fine solo in 27 hanno potuto partecipare, ma A. e' certo che altri gruppi seguiranno. "Come palestinese ritengo di essere stata derubata di molti dei mei diritti" -commenta una ventenne che ha partecipato alla visita- "ma se uno vuole la pace deve capire gli israeliani e la loro necessita' di un esercito e di sicurezza". "Sono arrivati con un enorme bagaglio di pregiudizi e mancanza di conoscenza", ha detto la guida che accompagnato il gruppo nella visita, aggiungendo che alla fine tutti erano "estremamente pensosi". La visita rappresenta un raro gesto da parte palestinese, che forse non verrebbe apprezzato da molti in Cisgiordania. Va notato che non si tratta di un'iniziativa ufficiale e che nessuno dei partecipanti ha dato il suo nome o si e' fatto fotografare.

(Adnkronos, 23 luglio 2010)

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Dalle sinagoghe alle catacombe, i mille volti dell'ebraismo in arte

di Federico De Cesare Viola

La Sinagoga di Casale Monferrato
La Sinagoga di Casale Monferrato è una delle più belle d'Europa. Eppure non sono in molti a conoscerla, anche tra gli appassionati d'arte, e ancor meno sono quelli che hanno ammirato le pitture e gli stucchi che decorano l'interno. Sotto Villa Torlonia, a Roma, si estende per 13 chilometri un suggestivo complesso di catacombe ebraiche. Livorno è l'unica città italiana a non aver avuto un ghetto e quella dalla storia ebraica più importante, a partire dalle famose leggi "livornine" del 1593 volute da Ferdinando I De' Medici: patria di importanti rabbini e cabbalisti, di stampatori, scrittori e artisti ebrei, tra i quali Amedeo Modigliani e Vittorio Corcos.
Nonostante siano oggi meno di 30.000 gli iscritti alle 21 comunità italiane, l'Ebraismo è stato e continua ad essere profondamente radicato nel tessuto storico e sociale italiano.
Proprio Livorno, città simbolo di accoglienza e di spirito libertario, è stata scelta come capofila della XI Giornata Europea della Cultura Ebraica, in programma domenica 5 settembre, in contemporanea con 28 Paesi.
Quest'anno il fil rouge della manifestazione è "Arte ed ebraismo". Argomento complesso, profondo, discusso. Per questo ricco di fascino. Anche a causa del controverso rapporto ("Non avrai altri dei al mio cospetto, non ti farai alcuna scultura né immagine qualsiasi di tutto quanto esiste in cielo al di sopra o in terra al di sotto o nelle acque al di sotto della terra") tra una cultura figurativa e una religione che, almeno in linea teorica, nega ogni forma di creatività.
L'obiettivo della giornata è anche questo: sfatare luoghi comuni, promuovere la conoscenza dell'arte, della storia, degli usi e delle tradizioni, "aprire le porte" del mondo ebraico, in sintesi, anche ai non ebrei.
62 le città che aderiscono in Italia, da Alessandria a Vicenza. Oltre alle visite guidate in sinagoghe, templi, musei e siti archeologici - alcuni dei quali normalmente non aperti al pubblico - sono in programma itinerari enogastronomici (era il polpettone alle olive, tra le ricette ebraiche della tradizione livornese, il piatto più amato dal rabbino Toaff), convegni, mostre e concerti.
A Firenze è previsto un percorso espositivo sui pittori ebrei dell'800 e '900 in tutte le principali sedi museali, Uffizi compresi. A Trani sarà aperta in notturna la Sinagoga Scolanova e il Castello Svevo ospiterà un concerto dell'Orchesta Sinfonica della Provincia di Bari. A Roma, tra i molti eventi, si potrà assistere alla cerimonia di un matrimonio e delle nozze d'argento in Sinagoga, e al Centro Ebraico "Il Pitigliani" sarà presentata l'opera di Tobia Ravà. A Mantova il ritrovamento di una pagina del Talmud nella settecentesca Biblioteca Teresiana darà lo spunto per spiegare un testo troppo spesso citato senza una precisa cognizione.

(Il Sole 24 Ore, 23 luglio 2010)

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GAZA. Israele riconsegna le tre navi alla Turchia

di Lorenzo Alvaro

Le imbarcazioni della Freedom Flotilla sequestrate a maggio dalla Marina militare israeliana saranno liberate

Israele ha deciso di riconsegnare alla Turchia le sue tre navi che facevano parte della "Freedom Flottilla" diretta a Gaza, bloccata dalla Marina militare israeliana a fine maggio. Lo riferisce il sito del quotidiano Hurriyet, spiegando che il primo ministro Benjamin Netanyahu, il ministro della Difesa Ehud Barak e quello degli Esteri Avigdor Lieberman hanno dato il via libera alla riconsegna in una riunione svoltasi ieri, dopo che più volte il governo di Ankara ha chiesto ufficialmente la restituzione delle navi, di proprietà di ong turche.
Le navi si trovavano sotto sequestro nei porti israeliani di Ashdod e Haifa e le autorità dello Stato ebraico avevano fatto sapere ad Ankara che le avrebbero restituite solo con la garanzia che non sarebbero state utilizzare per l'invio di una nuova flottiglia a Gaza, con l'intento di rompere l'embargo imposto al territorio palestinese. Non è chiaro, al momento, se dalla Turchia sia giunta questa garanzia.
Il ministero della Difesa israeliano si coordinerà nei prossimi giorni con le autorità turche per gestire il rimpatrio delle navi, che dovrebbero essere trainate da alcune imbarcazioni da rimorchio che saranno appositamente inviate nei porti dello Stato ebraico. L'attacco israeliano alla Mavi Marmara, una delle tre navi turche, ha provocato la morte di nove attivisti, otto turchi e un americano di origine turca. Il raid ha scatenato tra i due paesi una crisi diplomatica tuttora irrisolta.

(Vita.it, 23 luglio 2010)

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Appello di Israele: fermare la flottiglia libanese

Il giornale cita anche fonti israeliane secondo cui le due navi - Junia e Julia - si prefiggono di forzare il blocco marino israeliano alla striscia di Gaza su iniziativa di un uomo d'affari palestinese, con l'aiuto della Siria e degli Hezbollah.

GERUSALEMME, 23-07-2010 - Un appello al governo libanese e alla comunita' internazionale affinche' impediscano a due navi libanesi di dirigersi nei prossimi giorni verso Gaza e' stato lanciato la scorsa notte dall'ambasciatrice di Israele alle Nazioni Unite Gabriela Shalev. Lo riferisce il quotidiano Haaretz.
Il giornale cita anche fonti israeliane secondo cui le due navi - Junia e Julia - si prefiggono di forzare il blocco marino israeliano alla striscia di Gaza su iniziativa di un uomo d'affari palestinese, con l'aiuto della Siria e degli Hezbollah. "Israele fa appello alla comunita' internazionale - ha affermato la ambasciatrice Shalev - affinche' usi la propria influenza per impedire che le due navi salpino verso Gaza".
"Israele si riserva il diritto di ricorrere a qualsiasi mezzo, nel contesto del diritto internazionale, per impedire a quelle navi di forzare il blocco marino", ha avvertito Shalev.

(RaiNews24, 23 luglio 2010)

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Israele ora ha uno scudo che lo protegge dai razzi degli amici di Teheran

Pronto il sofisticato sistema di difesa Iron Dome per difendersi dagli attacchi da Gaza e dal Libano

Iron Dome
L'arte della guerra è un'avventura psicologica molto più che tecnica; chi riesce a intraprendere le rivoluzioni necessarie, vince. E in genere, soltanto le democrazie riescono a mettersi in discussione fino a scavalcare tradizioni d'arma e gerarchie militari che impongono vecchi sistemi perdenti. Adesso, siamo di fronte a una rivoluzione strategica di valore globale. Tre giorni or sono su Israele è stata virtualmente eretta una «cupola di acciaio», Iron Dome, un sistema di difesa missilistico le cui due prime batterie saranno pronte a novembre. È la risposta ai missili Kassam, Katiusha, Grad, Fajr e simili lanciati, con un raggio fino a 70 chilometri, da Gaza e da Hezbollah in Libano, ovvero i razzi a breve gittata che tengono i civili di Israele ostaggio ogni giorno dell'anno. È la risposta al nuovo pericolo strategico immediato che si affianca, nel programma dell'Idf, l'esercito israeliano, al Magic Wand contro i missili a medio raggio, e l'Arrow, contro i missili a lungo raggio.
In una serie di test condotti nel deserto del Negev in cui la «cupola» ha distrutto contemporaneamente missili provenienti da molte direzioni, si è sperimentata anche la capacità del nuovo sistema di distinguere missili diretti contro zone abitate da quelli destinati a cadere senza fare danni, e questo potrebbe risparmiare esplosivo e 100mila dollari a missile, tanto ne costa ciascuno. Si discute su quante batterie siano necessarie per difendere Sderot, città a pochi chilometri da Gaza. Alcuni dicono una, altri due, ma si pensa soprattutto al Nord, alle minacce del capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che ha il tipo di missili che ormai Israele può fermare. Come usa in Israele, si discute ferocemente anche su un successo, ma è chiaro a tutti che si apre una nuova era, quella in cui i civili sono difesi dalla maggiore minaccia della guerra asimmetrica, quella di attaccare donne e bambini a casa loro.
Nel 2000 l'arma definitiva erano i terroristi suicidi. Sembrava impossibile fermarli: poiché erano determinati a morire, nessuna minaccia poteva arginare l'orrida quotidiana ondata di giovani col giubbotto, eguale agli altri salvo che per la cintura di tritolo; di pie fanciulle bianco velate secondo il precetto islamico che, davanti a un supermarket o a un caffè israeliano pieno di avventori da uccidere, scendevano da un taxi proveniente da Betlemme, in cui per la prima volta in vita loro avevano trascorso una mezz'ora da sole con un uomo, l'autista. Poi Ariel Sharon disse basta, e lanciò l'operazione «Muro di difesa» che disseccò la palude: i depositi di esplosivo, i finanziamenti di Yasser Arafat, le bande di supporto come i Tanzim, interi paesi, come Jenin, conquistata in una dura battaglia con 52 morti palestinesi e 23 soldati israeliani, macchine pianificatrici di questo nuovo tipo di guerra. Sharon vinse, il terrorismo si arenò. E nacque la nuova grande guerra dei missili: da lontano, al Nord e al Sud, sia gli Hezbollah sia Hamas, il secondo reso libero di agire dallo sgombero di Gaza cinque anni fa, il primo dallo sgombero del 2000 misero mano a Kassam, Grad, Fajr,Katiushe. Ne nacquero due guerre, la seconda guerra del Libano e l'Operazione Piombo Fuso. Era la grande scoperta terrorista: invece di mandare i tuoi uomini in casa del nemico, invece di esplodere sugli autobus e nei ristoranti, vai a trovarli con i missili fin dentro casa, mandali al cimitero, all'ospedale e anche al manicomio sparando molto e da molto lontano. La sfida è strategica, definitiva, una forma di minaccia così convincente che l'Iran, coadiuvato dalla Siria, ci ha impostato sopra gran parte della sua prospettiva egemonica. I suoi amici Hezbollah hanno ricevuto in regalo 40mila missili e anche Hamas dispone ormai di una pioggia di missili da usare al bisogno, se per esempio l'Iran dovesse innervosirsi alla prospettiva di un attacco alle sue strutture atomiche. Ma le cose sono cambiate in questi giorni, e non solo per Israele: da una fase di potenziamento delle armi aggressive, passando a quello delle armi difensive indica una strada a chiunque possa trovarsi a temere che il terrorismo lo scelga come obiettivo della nuova arma missilistica.
Essere coperti dall'attacco degli amici dell'Iran crea anche la possibilità per Israele di non dovere temere una furiosa risposta pilotata nel caso decida di attaccare le strutture atomiche iraniane, la maggiore minaccia esistenziale che Israele abbia mai conosciuto. Sarà interessante in questi giorni seguire quale sarà la decisione finale di Israele sull'acquistare o meno l'F15 dagli Usa: lo Stato ebraico deve decidere se acquistare uno squadrone di questi aerei da combattimento di quinta generazione che i radar non intercettano. In questo modo con i nuovi sistemi di difesa e quelli di attacco, con la convinzione che l'Iran non deve raggiungere l'atomica, Hezbollah e Hamas non saranno contenti.

(il Giornale, 23 luglio 2010)

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Trecentomila palloni a Gaza per battere il record mondiale

L'evento è stato organizzato dall'Onu, all'interno del progetto Giochi Estivi. I bambini dovranno poi cercare di riconfermare il primato del numero di acquiloni fatti volare contemporaneamente

di Giampaolo Pioli e Donatella Mulvoni

NEW YORK - Oggi i riflettori sono puntati su di loro: i bambini della Striscia di Gaza. Per una volta i loro nomi non compariranno nel registro delle vittime di guerra, ma in quello dei record mondiali. Migliaia di ragazzi si riuniranno, infatti, a Gaza per far rimbalzare contemporaneamente più di 300 mila palloni di basket.
L'evento, organizzato dall'Onu all'interno del programma "Giochi estivi", è simbolico. Serve, come dichiarato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moom, per dimostrare al mondo, ma prima di tutto ai bambini stessi, che "quando gli viene data l'opportunità, possono diventare i numeri uno".
Le trattive per le negoziazioni di pace e le promesse di Israele, in un documento inviato a New York alle Nazioni Unite, di ridurre le morti civili nei prossimi conflitti, sono lontane anni luce dalla sfera di azione di questi bambini, che da quando sono nati subiscono le conseguenze di una lotta che ai loro occhi sembra infinita.
L'idea del Palazzo di Vetro, realizzata attraverso la UNRWA, United Nations Relief and Works Agency (le agenzie che si occupano di prestare soccorso), nasce proprio per farli sentire protagonisti. "Con la loro determinazione e la capacità di affrontare le sfide possono fare qualsiasi cosa- afferma il direttore di UNRWA, John Ging- sono sicuro che batteranno il record mondiale".
Per il momento, il titolo lo detiene Indiana. Nel settembre 2007, durante la Hoosier Basketball Celebration, furono fatti rimbalzare 250mila palloni. Gli organizzatori quest'anno sperano che a Gaza la cifra venga raddoppiata.
Ma questa non è l'unica scommessa. La prossima settimana infatti, in città, ci sarà un'altra competizione importantissima: battere se stessi. L'anno scorso, sempre durante i Giochi Estivi, ottennero il primato del numero di acquiloni fatti volare contemporaneamente. Quest'anno ci riproveranno. Se vinceranno anche questa sfida, allora i primati mondiali saranno tre: oltre ai due titoli, anche quello di aver ottenuto due record in meno di sette giorni.

(Quotidiano Net, 23 luglio 2010)





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Israele, divieto di vendere alcolici dopo le 23

di Leonard Berberi

Niente più alcolici di notte. La guerra israeliana alle bevande approda alla Knesset, il parlamento, e incassa l' approvazione unanime di una legge che ne proibisce la vendita dopo le 23 e prima delle 6 del mattino. Così, proprio quando inizia la movida, negozi, chioschi e esercizi vicini alle pompe di benzina non potranno più commercializzare alcolici. Dalla lista sono esclusi i pub - per ovvie ragioni - e i duty free.
Niente più scene d' inciviltà, insomma. Niente più vie di Tel Aviv - soprattutto - e Haifa sporche e maleodoranti. E niente più lamentele di semplici cittadini che, ogni sera, inondavano il centralino della polizia locale di telefonate, di denunce e di accuse di mancanza di sorveglianza.
La legge doveva essere ancora più restrittiva. Nello stesso pacchetto normativo, infatti, era previsto il divieto di vendita delle bevande negli esercizi vicini alle pompe di benzina per tutta la giornata. Ma, come fa notare il quotidiano on line Ynet, «la lobby dei benzinai e dei commercianti s'è fatta viva e il divieto è stato affossato» dalla commissione congiunta composta da quella degl'Interni, dell'Ambiente e della Giustizia.

(DirettaNews.it, 23 luglio 2010)

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Riccardo Pacifici - Io, l'amico ebreo di Alemanno

Per parlare con Riccardo Pacifici, si entra in Sinagoga, da una porta più piccola. Siamo nel cuore della Roma ebraica, luogo che i romani non ebrei guardano a volte con timore, come fosse un monolite sganciato dal passato. Ad un uomo che appare dalla penombra esibisco il passaporto, con tanto di timbro israeliano che lui registra con un sorriso enigmatico: "Sì, sono stata in Israele, pi volte". Tutti parlano a voce bassa, qui. Anche le scale sono piccole e strette. Come in un libro di Kafka, penso. Non il Castello, non il Processo, no. Come nei Diari. Le cose piccole e strette, di luminescenza chiaroscurale. Al piano di sopra, lo spazio si stende. La stanza in cui lavora Pacifici, 46 anni, presidente della Comunità Ebraica di Roma dal 2008, non è diversa da qualsiasi altra stanza di un moderno ufficio di una grande metropoli. Sopra la scrivania, c'è una foto di Giorgio Napolitano. Tiro un respiro di sollievo. Ci immaginavamo una parete piena della interminabile serie Pacifici-Alemanno, Alemanno-Paifici...

(Notiziario Ucei, 23 luglio 2010)

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Vecchia Sinagoga di Carpi, presto il restauro

Inaugurazione della Sinagoga di Carpi - aprile 2009  
CARPI (MO) - Partiranno nelle prossime settimane a Carpi i lavori relativi al primo stralcio delle opere edili di restauro e consolidamento della Sinagoga settecentesca, così come redatto per la parte architettonica dal Settore Restauro e conservazione patrimonio immobiliare artistico e storico del Comune e come previsto dal Piano degli Investimenti 2009-2011: importo a base di gara 102.263 euro+Iva, i lavori sono stati aggiudicati tra 15 aziende concorrenti in lizza all'impresa Righi srl di Modena, che ha proposto un ribasso del 20.2%.
Il progetto come ci spiega l'assessore comunale al Centro Storico Simone Morelli, ha l'obiettivo di arrivare al completamento del restauro dell'edificio contenente le due ex Sinagoghe, che hanno già subito interventi di consolidamento e miglioramento sismico. Si è già proceduto al restauro della Sinagoga più recente (quella del Sammarini) e dei locali annessi, opere che hanno consentito di collocare la sede della Fondazione ex Campo di Fossoli all'interno dell'edificio. L'intervento della Sinagoga settecentesca (con accesso dalla scala del Lucenti), collocata nel sottotetto adiacente al Portico del Grano, verrà invece eseguito in due stralci; 320.000 euro la cifra che dovrà essere spesa in totale (comprendente un contributo della Regione Emilia Romagna di 112.500 euro): i lavori riguarderanno murature, pavimenti, infissi e impianti.
L'istituzione del Ghetto di Carpi nel 1719 porta alla necessità di costruire una Sinagoga al suo interno. Il problema dovuto alla carenza di spazi disponibili viene risolto, come in tutti i ghetti, in altezza, anche perché la sala di preghiera deve avere sopra di sé il cielo. L'edificio di culto, iniziato nel 1722, è ottenuto sopraelevando il solaio del Portico del Grano. Lo si raggiunge dalla strada con una scala a quattro rampe, progettata come tutto il complesso, da Giacomo Lucenti, "il maestro delle belle scale"; in seguito gli ebrei si aprono un altro accesso alla Sinagoga, tramite una serie di passaggi interni fra i solai. Nonostante alcune modifiche ottocentesche, il complesso è tuttora conservato, così come parte delle decorazioni originarie, anche se richiede interventi di consolidamento e recupero, e costituisce un raro esempio di luogo di culto ebraico del XVIII secolo nella nostra regione.

(Sassuolo2000, 22 luglio 2010)

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Lieberman: "La proroga del congelamento degli insediamenti non è ragionevole"

Prorogare il congelamento delle nuove costruzioni negli insediamenti israeliani in Cisgiordania "non è possibile nè ragionevole". Lo ha affermato il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, in un incontro con il primo ministro greco, George Papandreou, in visita in Israele.
Illustrando la situazione dei negoziati indiretti israelo-palestinesi e dei prossimi sviluppi, Lieberman ha affermato, citato dal sito di Yedioth Ahronoth, che il suo governo è "pronto per i negoziati diretti, ma la continuazione della moratoria sulle costruzioni non è possibile nè ragionevole". Il congelamento delle nuove costruzioni negli insediamenti israeliani scadrà a fine settembre.
Lieberman ha poi chiesto a Papandreou di fare pressioni sull'Unione europea affinché convinca paesi come Libano, Siria e Turchia a desistere dal proposito di rompere l'embargo marittimo a Gaza con l'invio di nuove navi di attivisti.

(l'Occidentale, 22 luglio 2010)


Libano: la spy-story infiamma l'estate, una nuova crisi riaccende vecchie tensioni

Stasera discorso di Nasrallah, entro la fine dell’anno incriminazioni per l’omicidio di Hariri

BEIRUT, 22 lug. - Nuova crisi interna per il Libano, dove riemergono con potenza i vecchi contrasti tra le Forze del 14 Marzo, con in testa la coalizione del premier Saad Hariri, e le Forze dell'8 Marzo, con l'opposizione guidata da Hezbollah. Una delle gocce che ha fatto traboccare il vaso e' la scoperta di reti di spie al soldo di Israele, ma non e' cosi' semplice. Si avvicina, infatti, la fine dell'anno, quando il Tribunale speciale per il Libano (Tsl), incaricato di fare luce sulla catena di attentati che hanno insaguinato il Paese negli ultimi anni, dovrebbe emettere le incriminazioni relativi ai casi e sullo sfondo ci sono le proteste contro Unifil, il dibattito sulle intercettazioni e quello sulla spinosa questione dei diritti dei rifugiati palestinesi in Libano. Per stasera, intanto, si attende un nuovo discorso di Hasan Nasrallah, numero uno di Hezbollah.

(Adnkronos, 22 luglio 2010)

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Tel Aviv, riapre la vecchia stazione

La vecchia stazione di Tel Aviv
La vecchia stazione di Tel Aviv, che dal 1892 al 1948 ha costituito il centro nevralgico e commerciale della città, è stata riaperta al pubblico dopo un decennale restauro costato circa 20 milioni di euro, ed è diventata immediatamente uno dei luoghi più interessanti e alla moda della vivace città israeliana.
Grazie al restauro, oggi i visitatori possono accedere ai 22 edifici di differente tipologia architettonica e ciascuno relativo a un ben preciso periodo storico, come il terminal commerciale costruito nel 1892 e oggi riportato al suo antico splendore, la Casa Rossa costruita in stile arabo e datata fine XIX secolo e un edificio adibito al commercio del 1924.
Un team di architetti, ingegneri e imprenditori ha meticolosamente conservato e ristrutturato gli edifici, mantenendo l'integrità storica e architettonica della zona. Due carrozze dello "storico" treno ospitano attualmente una mostra fotografica che racconta l'avvenuto restauro della stazione.

(Agenzia di Viaggi, 22 luglio 2010)

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Impeto di onestà di un giornalista palestinese: "Meglio mandare la flottiglia a Damasco che a Gaza”

di Dimitri Buffa

"Gaza non ha aule scolastiche fatte di fango, come quelle che esistono in molte province siriane. Gaza non ha 60 studenti una singola classe. Anche dopo che Gaza è stata messa sotto assedio, il cibo non è scarso come in Siria dove molti prodotti alimentari non raggiungono i mercati all'infuori di quelli contrabbandati attraverso il confine fra Libano e Siria. I servizi Internet a Gaza sono molto superiori ai pietosi servizi di Internet in Siria. Gaza e la Cisgiordania non hanno messo al bando centinaia di siti web. Fino a che Hamas non ha preso il potere, la situazione a Gaza per quanto riguarda l'acqua e l'elettricità era molto migliore che in Siria. Gli stipendi medi nella Striscia di Gaza sono più alti che in Siria. Le decine di migliaia di impiegati governativi che sono rimasti disoccupati dopo il colpo di stato di Hamas ricevono ancora regolarmente il loro salario. Allora, chi ha più bisogno di flottiglie della libertà? I residenti di Gaza o il popolo siriano?"
Udite udite, anzi leggete: queste sagge parole le ha scritte un giornalista palestinese in una sorta di overdose orgasmica di onestà intellettuale sul sito internet liberale Aafaq.
Si chiama Zainab Rashid e l'articolo, benchè scritto lo scorso 22 giugno e reso noto a tutto l'Occidente con la "O" maiuscola da Memri pochi giorni dopo, ancora non ha ricevuto una degna analisi da parte dei politologi "de noantri".
Ad esempio gli "esperti" del Medio Oriente alla Sergio Romano o Lucio Caracciolo, sempre pronti a dare a Israele la colpa di ogni male che accade in quelle latitudini.
Chissà perché? Magari a causa del fatto che ogni capoverso dell'articolo inizia con "..prima che Hamas prendesse il potere a Gaza..", e termina con una serie di constatazioni e di paragoni che fanno capire che nella Striscia nonostante tutto non c'è alcuna emergenza umanitaria e che invece tale emergenza esiste in Siria. Ma nessuno ovviamente ne parla.
Ecco un esempio: "Fino alla conquista di Gaza da parte di Hamas, la situazione a Gaza per quanto riguarda l'economia ed il sistema educativo, nonché il tenore di vita e le libertà, erano molto migliori che in Siria".
Eccone un altro: "Fino alla conquista di Gaza da parte di Hamas, la situazione a Gaza per quanto riguarda l'economia ed il sistema educativo, nonché il tenore di vita e le libertà, erano molto migliori che in Siria, sotto il governo della famiglia Assad e dei suoi oppressivi apparati di sicurezza, che hanno riportato indietro la Siria di decadi e che hanno reso il suo onorato popolo uno dei più poveri della regione e del mondo. Hanno strangolato le libertà e 'reso prigioniero' chiunque alzasse la testa per chiedere un minimo di libertà."
A questo punto agli Infopal e ai Forum Palestina di casa nostra e agli IHH di casa Erdogan non resta che prendere atto che non riescono a ingannare (né a fagocitare come complici della propria disonestà intellettuale) i giornalisti liberali palestinesi. Magari quelli italiani ed europei, in nome dell' "islamically correct", sì. Ma quelli che vivono nella propria patria l'oppressione anti liberale della religione usata come strumento poiltico di oppressione del progresso e delle libertà di sicuro no.
E a quelli che ancora non abbiano un'idea della differenza tra la Gaza vera e quella "percepita", attraverso i media, non resta che domandarsi: "A quando una bella flottilla, magari aerea, per liberare la Siria da Assad?"

(l'Opinione, 22 luglio 2010)

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Con Modigliani e Chagall si racconta la cultura ebraica

Il 5 settembre la giornata in Europa; Livorno capofila in Italia

di Silvia Lambertucci

Marc Chagall - Les Amoureux
ROMA, 22 lug - L'incanto della pittura di Modigliani, Fattori, Corcos, Chagall. E poi le architetture, i templi spesso distrutti e ricostruiti, le decorazioni, gli oggetti sacri, la letteratura, la musica. Ma anche il sapore antico del polpettone alle olive, la ricetta livornese prediletta, si dice, dal rabbino Toaff.
Torna il 5 settembre, in tutta Europa, la Giornata della Cultura ebraica e il tema quest'anno sara' l'arte, raccontata a partire dalle bellezze e dalle curiosita' di Livorno, citta' capofila dell'edizione 2010. Una festa, anticipa il presidente dell'Unione delle comunita' ebraiche Renzo Gattegna - che ha presentato la Giornata al ministero dei beni culturali alla presenza del sottosegretario Giro e del consigliere di Bondi Elkann - che si estende a 28 paesi europei e almeno 62 citta' italiane. Con la citta' portuale toscana, rifugio prediletto per gli ebrei della diaspora, in prima fila nelle celebrazioni, teatro di mostre, convegni, degustazioni, eventi. Ma anche tante adesioni che arrivano dal Sud.
Unica citta' italiana a non avere avuto mai un ghetto, con una tradizione di liberalita' e di accoglienza nei confronti degli ebrei che parte da Ferdinando I De Medici e dalle sue leggi livornine (anche oggi pero' il comune vanta un pluralistico assessorato 'alle culture') Livorno, spiega Gattegna insieme con il consigliere Ucei Yoram Ortona, e' stata a lungo meta prediletta per gli ebrei, soprattutto i sefarditi che arrivavano dalla penisola iberica. Punto di riferimento anche per gli studi e la cultura, patria di importanti rabbini e di cabalisti, di stampatori, scrittori, artisti, di pensatori e di intellettuali, come il padre del rabbino Toaff, grecista di fama che negli anni Trenta preparo' per l'ammissione alla Normale di Pisa il futuro presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
''Livorno ha dato molto all'ebraismo e l'ebraismo molto a questa citta' '', sintetizza il presidente della comunita' ebraica di Livorno Samuele Zarrug, anche lui, libico, accolto a Livorno. ''Ora e' venuto per noi il giorno di ricambiare l'accoglienza, di aprire le porte dei nostri templi, di raccontare il mondo ebraico ai non ebrei''. Il programma dei festeggiamenti e' ancora aperto, ma le iniziative sono gia' tante, a partire da una mostra, in una galleria vicina alla Sinagoga, con capolavori di autori livornesi e dall'apertura per tutta la giornata che si spera di poter offrire anche per Casa Modigliani, oltre ad un grande convegno in cui si ricostruira' e si spieghera' il complesso rapporto del mondo ebraico con l'arte, un concerto in sinagoga con il coro del Tempio grande di Roma.
La prima domenica di settembre tutti a Livorno, allora. Ma anche a Trani, Siracusa, Saluzzo, Modena, Sabbioneta. Perche' come ormai e' tradizione, anche in questa XI edizione della Giornata, le iniziative fioccano un po' ovunque. A Roma, per esempio, tra una visita guidata alla Sinagoga e un'altra alle catacombe ebraiche di Villa Torlonia, si potra' assistere in Sinagoga ad un matrimonio e ad una cerimonia di nozze d'argento. L'ebraismo, sottolinea per il ministero della cultura il sottosegretario Giro, ''ha lasciato un patrimonio significativo che lo Stato e il Governo hanno il dovere di tutelare. Impegno che qualche volta i governi, tutti, hanno disatteso. Ma che ci impegniamo a mantenere''.

(ANSA, 22 luglio 2010)

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Antisionismo umanitario

di Michael Sfaradi

Il sito in inglese delle quotidiano Haarez, www.haaretz.com, riporta una notizia che in Italia non ha avuto eco e cioè la polemica fra la sezione olandese di "medici senza frontiere" attualmente operativa in Congo e la spedizione medica israeliana giunta nella città di Uvira per portare aiuti sanitari specialistici. Dopo la tragedia dell'autocisterna che si è ribaltata causando morti e feriti alcuni estremamente gravi, il governo di Gerusalemme ha inviato sul posto una equipe specializzata per prestare le cure a 50 ustionati gravi, per poi spostarsi al villaggio di Sange, lo stesso dove è accaduto l'incidente, per occuparsi di chi è stato vittima di ferite più lievi. Quello israeliano è stato il primo team specialistico giunto sul luogo del disastro. La sua presenza non è stata però gradita dai medici affiliati all'organizzazione internazionale. Questi hanno creato una sorta di "muro di gomma" rendendo impossibile, almeno nella fase iniziale, la collaborazione che in certi casi, ci si aspetterebbe. Questo tutto a scapito dei feriti. "Medici senza frontiere" dal 2009 accusa Israele di aver ostacolato le cure alla popolazione civile palestinese, su questo potremmo discutere all'infinito visto che i dati dicono il perfetto contrario, ma non collaborare in questo frangente è, a nostro avviso, fuori luogo. Secondo il dottor Winkler, direttore del dipartimento di ricostruzione plastica dello Sheba Medical Center di Tel Aviv, l'organizzazione medica internazionale ha spiccate simpatie politiche per la causa palestinese, e questo è alla base di un comportamento quanto meno discutibile. "Sono venuto qui per salvare delle vite", questa è stata la sua dichiarazione durante uno degli incontri avuti con i responsabili olandesi, durante il quale chiedeva di lasciare da parte problemi simpatie politiche ed occuparsi dei feriti. Sempre secondo il giornale israeliano alcuni medici olandesi e uno belga collaborano ora con gli specialisti israeliani insieme ai quali hanno portato a termine, con successo, diverse operazioni chirurgiche estremamente delicate e complicate. Questa storia, come altre che si verificano ormai con una frequenza inquietante, dovrebbero far pensare quanto il virus del antisionismo, anti-Israele, sempre e comunque qualsiasi cosa faccia sia presente ormai in maniera indelebile nella mente e nei cuori di troppa gente che vede nello Stato ebraico un nemico da abbattere e delegittimare ad ogni costo.

(l'Opinione, 22 luglio 2010)

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Notizie archiviate

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