«Pensavo che Gesù avesse a che fare soltanto col Vaticano e col Papa»


di Shmuel Suran


   
   Shmuel Suran
Sono nato a New York alla fine della guerra e sono cresciuto in una tipica famiglia ebrea. Come tutti gli altri ragazzi educati secondo la tradizione ebraica, festeggiavo lo Shabbat e tutte le altre feste.
Fin dall'infanzia ho sempre saputo che Gesù era il Dio dei cristiani. Nel mio ambiente tutti erano convinti che Gesù ha a che fare soltanto col Vaticano e col Papa, e non ha niente in comune con noi ebrei. All'età di 13 anni, nel giorno del Bar-Mizva, entrai in "conflitto" con Dio. Avevo deciso che non volevo più seguire la tradizione ebraica in modo cieco e lasciai la Sinagoga. Andai a camminare per il mondo. Era l'inizio degli anni '60. Era il tempo della ricerca del senso della vita, delle risposte alle domande eterne: il tempo del Vietnam, dei Beatles e del Rock'n Roll. Cercavo risposte alle domande che mi tormentavano e non riuscivo a trovarle. Fui ammesso all'università e studiai sociologia. Mi divennero familiari i filosofi dell'umanesimo: le dottrine di Marx, Engels, Lenin e altri. Dicevano che gli uomini possono risolvere tutti i problemi senza Dio.
     Questi insegnamenti sollevarono in me molti interrogativi, ma la risposta alla domanda: dove sta lo scopo e il senso della mia vita, non riuscivo a trovarla. E in quel tempo - può sembrare strano - lessi per la prima volta nella mia vita il Nuovo Testamento, e trovai qualcosa che cambiò il resto della mia vita. Avevo allora 26 anni.
     Gli ebrei credono che il Tanach, cioè l'Antico Testamento, sia la Bibbia ebraica e che il Nuovo Testamento sia quella cristiana. Allora invece capii che è un libro che contiene il Tanach e il Nuovo Testamento. E che tutto il libro parla del Dio d'Israele e del Messia Yeshua. Un giorno, mentre stavo guardando "L'ultima cena" di Leonardo Da Vinci, in cui è rappresentato Gesù con i suoi discepoli alla festa di Pesach, mi posi la domanda: «Ma che ci fa Gesù alla festa di Pesach?" Questa festa ebraica era sempre stata per me la più importante. Fin dall'infanzia conoscevo la storia dell'uscita di Israele dall'Egitto, che Dio ci ha ordinato di ricordare in eterno.
     "Chi era questo Gesù?», continuavo a chiedermi. Decisi così di prendere il Nuovo Testamento. Cominciai a leggere nel primo capitolo del vangelo di Matteo e scopersi che Gesù era un diretto discendente di Davide. Ero sorpreso e scioccato: avevo scoperto che Gesù era ebreo e non ... cristiano! Capii che dovevo esaminare la vita di Gesù senza pregiudizi. Andando avanti nello studio del Nuovo Testamento venni a conoscere sempre più cose su Gesù: che abitava in Israele, che era nato e cresciuto in una famiglia ebrea, che era come uno qualsiasi di noi. Diventato adulto, aveva insegnato nella Sinagoga, guarito malati, risuscitato morti. E amava il suo popolo ebraico. La cosa mi soprese. Allora volli scoprire come, perché e chi aveva cancellato il suo nome dalla storia ebraica.
     Quando lessi il passo della sua crocifissione, Dio mi parlò. Sopra la testa del crocifisso Gesù era stata messa un'insegna su cui era scritto: «Il Re dei Giudei». Ero indignato. Perché non avevano scritto: «Il falso profeta» o «Il falso Messia»? O Gesù era davvero il Re dei Giudei?
     Ripensai ai 19 secoli di storia ebraica dopo la crocifissione di Gesù e alla storia del cristianesimo e mi meravigliai che il Dio dei cristiani fosse un ebreo. Per me era un paradosso. In quel momento Dio ebbe misericordia di me, lo Spirito Santo venne su me e il velo cominciò a cadere dai miei occhi. Lo riconobbi. E dissi: «O Signore! Yeshua! Sei Tu allora il Re dei Giudei, il Messia d'Israele?» Scoppiai a piangere, perché lo riconobbi, il mio Re, il mio Redentore. Fu un momento di grande emozione. In quella notte nacqui di nuovo.
     Più avanti lessi della risurrezione di Gesù. Fino a quel momento non sapevo che Gesù vive ancora oggi. Mi inginocchiai e gli consegnai la mia vita. Accettai la sua immensa grazia e il suo perdono, e diventai suo discepolo.
     Poco dopo la mia conversione Gesù mi mandò a Gerusalemme, dove adesso sono il pastore di una comunità messianica.
    
(tradotto da "Kohl Hesed", giornale di ebrei messianici in lingua tedesca)