Notizie su Israele 65 - 8 gennaio 2002


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In quel giorno il SIGNORE punirà nei luoghi eccelsi l'esercito di lassù, e giù sulla terra i re della terra; saranno riuniti assieme, come si fa dei prigionieri nel carcere sotterraneo; saranno rinchiusi nella prigione e dopo molti giorni saranno puniti. La luna sarà coperta di rossore e il sole di vergogna; poiché il SIGNORE degli eserciti regnerà sul monte Sion e in Gerusalemme, fulgido di gloria in presenza dei suoi anziani.

(Isaia 24.21-23)



Gli articoli riportati in questo numero sono in massima parte dedicati alla nave piena di armi di contrabbando catturata da Israele nelle acque del mar Rosso. Dovrebbe essere un altro degli innumerevoli elementi che provano il sistematico doppio gioco di Arafat, ma sicuramente neanche questo sarà sufficiente a convincere l'opinione pubblica internazionale. Qualcuno ha detto che la forza della menzogna non sta tanto nell'abilità di chi mente quanto nella disposizione di chi ascolta a credere alla menzogna. Quando la verità emerge troppo chiaramente non si approfondisce la cosa, ma si sfuma il tutto, si sorvola e si passa a parlare d'altro. E' quello che sta avvenendo anche in questo caso. Gli articoli riportati sono tutti facilmente reperibili su internet, ma forse è utile raccoglierli e ripresentarli per renderli ancora più visibili e permettere al maggior numero possibile di persone di assumersi la propria responsabilità.
M.C.


SEQUESTRATA UNA NAVE PALESTINESE CARICA DI ARMI DA GUERRA


Unita' aeree e navali israeliane hanno catturato giovedi' scorso, poco prima dell'alba, una nave cargo nelle acque del Mar Rosso carica di circa 50 tonnellate di armi da guerra destinate all'Autorita' Palestinese. Ne ha dato notizia il capo di stato maggiore israeliano Shaul Mofaz nel corso di una conferenza stampa venerdi' pomeriggio.
    La Karin A, una nave da carico da 400 tonnellate di proprieta' dell'Autorita' Palestinese e capitanata da un membro delle forze navali dell'Autorita' Palestinese, e' stata abbordata da un commando aereo-navale israeliano e catturata senza sparare un colpo a circa 500 miglia nautiche da Israele, nel corso di un'operazione denominata in codice Arca di Noe' e che Mofaz ha definito "complessa e audace". Tutti i 13 uomini di equipaggio, colti completamente di sorpresa, sono stati catturati illesi. La nave e' stata poi scortata nel porto israeliano di Eilat, dove e' giunta venerdi' sera.
    Tra gli armamenti rinvenuti a bordo della Karin A, Mofaz ha citato razzi Katyusha a lunga gittata (fino a 20 km), missili anticarro LAW, RPG e Sager, missili antiaerei Strella, mortai a lunga gittata da 80 e 120 mm, fucili di precisione da cecchino, fucili d'assalto Kalashnikov, vari tipi di mine, attrezzature da sub e grandi quantita' di esplosivo. Il capo di stato maggiore israeliano ha spiegato che il sequestro di tutte queste armi, il cui trasporto costituisce una manifesta violazione degli accordi firmati dall'Autorita' Palestinese, ha sicuramente risparmiato un gran numero di vite umane in Israele, e dimostra che il presidente dell'Autorita' Palestinese Yasser Arafat non e' seriamente impegnato a combattere il terrorismo. "Se il carico fosse giunto ai terroristi che operano contro di noi - ha detto Mofaz - avrebbe accresciuto in modo drammatico i pericoli che corrono civili e militari israeliani e avrebbe ampliato in modo significativo le dimensioni degli attacchi terroristici".
    L'ammiraglio israeliano Yedidya Ya'ari ha spiegato ai giornalisti che le armi erano imballate in speciali contenitori impermeabili galleggianti, pensati per essere calati in mare e raccolti da piccole imbarcazioni sotto costa. Secondo fonti della difesa israeliana, si tratta del piu' importante carico di armi illegalmente contrabbandate dall'Autorita' Palestinese finora sequestrato da Israele.
    "Il legame fra l'Autorita' Palestinese e l'operazione di contrabbando e' fuor di dubbio, evidente e innegabile - ha poi detto Mofaz - Vi sono implicate figure ufficiali dell'Autorita' Palestinese, fra cui alti ufficiali della forza di polizia navale palestinese. Lo stesso capitano del cargo era un ufficiale della marina dell'Autorita' Palestinese". L'Autorita' Palestinese ha invece negato ogni addebito, definendo il sequestro della nave carica di armi una "operazione della propaganda israeliana volta a minare la missione dell'inviato americano Zinni".
    Il primo ministro israeliano Ariel Sharon si e' complimentato con le Forze di Difesa israeliane per la brillante operazione e ha subito informato il segretario di stato americano Colin Powell e il suo inviato speciale in Medio Oriente Anthony Zinni. Proprio nei giorni scorsi i servizi di sicurezza israeliani avevano sottoposto a Zinni una serie di dati di intelligence da cui emergeva che l'attuale calo delle violenze e' solo "un'illusione ottica" giacche' i palestinesi starebbero usando questo periodo di calma parziale per riorganizzare e riarmare le proprie forze.
    Anche il presidente d'Israele Moshe Katsav ha elogiato le Forze di Difesa israeliane e ha aggiunto: "La dirigenza palestinese sta portando il popolo palestinese al disastro e cerca di spingere l'intera regione in un vortice di sangue".
    Secondo il ministro della difesa israeliano Benjamin Ben-Eliezer, il carico di armi illegali dimostra che l'Autorita' Palestinese opta per la guerra e rivela il cinismo della dirigenza palestinese che spende soldi per procurarsi armi da guerra anziche' aiutare la popolazione palestinese.
    Commentando il sequestro di armi palestinesi, il ministro degli esteri Shimon Peres ha detto che "l'Autorita' Palestinese si trova davanti a una scelta: non possono continuare a fare il doppio gioco. E' necessaria una presa di posizione senza ambiguita': o sono per, o sono contro il terrorismo".
    Secondo le informazioni in mano a Israele, l'Iran avrebbe giocato un ruolo centrale nel tentativo di invio illegale di armi all'Autorita' Palestinese sventato nel Mar Rosso. Per questo Peres guidera' una campagna diplomatica presso la comunita' internazionale allo scopo di far dichiarare l'Iran "paese che appoggia il terrorismo".
    "L'Autorita' Palestinese - ha concluso il capo di stato maggiore Mofaz - e' una struttura infestata dalla testa ai piedi dal terrorismo e che non ha ancora capito che con il terrore non arrivera' mai a niente, specialmente dopo i fatti dell'11 settembre. Il sequestro indica che l'intenzione dell'Autorita' Palestinese e' di continuare con le violenze e gli attentati mortali fin nel cuore di Israele".

(Jerusalem Post, Ha'aretz, 4.01.02)


ARMI DA GUERRA DALL'IRAN ALL'AUTORITÀ PALESTINESE


Una bomba ad orologeria; questo il significato della nave carica di armi e esplosivi di contrabbando destinati all'Autorità Palestinese che Israele ha catturato nelle acque del Mar Rosso, in direzione di El Arish. Sulla nave capitanata da un alto funzionario della polizia palestinese, sono state trovate 50 tonnellate di armi da guerra e di sabotaggio, tra cui missili Katiyusha a lunga gittata e una quantità di esplosivi tale da far saltare in aria venti discoteche. In un momento in cui in Medio Oriente si rinnovano i tentativi di mediazione e di rilancio del dialogo, la cattura del cargo solleva inquietanti interrogativi sulle reali intenzioni dell'Autorità Palestinese e del suo leader.
    Chi ha pagato il conto? Mentre da una parte l'Autorità Palestinese solleva lamentele per lo stato in cui versa la sua popolazione, sollecitando aiuti internazionali e accusando Israele di affamare la sua gente, dall'altro investe nell'acquisto di strumenti di morte. La nave e il suo carico di armi sono stati acquistati dall'Autorità Palestinese. Secondo un rapido e semplice calcolo, il costo della nave e del suo carico corrispondono all'equivalente dei salari mensili di decine di migliaia di capofamiglia palestinesi. Come ha denunciato il Primo Ministro Sharon, ciò dimostra una chiara scelta strategica da parte di Arafat di comprare missili Katyusha di lunga gittata e missili antiaerei invece di investire nell'istruzione, di acquistare mortai invece di creare opportunità di lavoro e di destinare decine di milioni di dollari all'acquisto di missili, armi da fuoco e mine invece di investire nel benessere della sua gente.
    A chi e a cosa servirebbero quelle armi? Le armi sequestrate non erano destinate alla lotta contro il terrorismo o a rifornire le forze di polizia palestinesi affinché ne facessero un uso legittimo. Al contrario, si tratta di armi di ben altra natura, che non hanno nulla a che fare con l'autodifesa o con il compito di far rispettare la legge, ma che sono specificamente idonee a compiere sofisticati attacchi terroristici. Inutile a dirsi, tutto questo è in aperta contraddizione e violazione di tutti gli accordi e le intese firmate dall'Autorità Palestinese e di qualsiasi codice morale ed etico. Tutto ciò sembra indicare in modo inequivocabile le intenzioni palestinesi di continuare il confronto e di determinare un'escalation della violenza.
    Perché questa speciale collaborazione tra Autorità Palestinese e Iran? Iran è il Paese leader nell'esportazione del terrorismo nel mondo e la decisione dell'Autorità Palestinese di allinearsi con uno Stato che sponsorizza il terrorismo dimostra il vero scopo di Arafat che si pone in evidente contraddizione tanto con quelli che sono diventati gli obiettivi prioritari della comunità internazionale dopo l'11 settembre, tanto con le sue stesse pacifiche dichiarazioni d'intenti.
    Quale pace per Arafat? Arafat non esita a dichiarare "Il mio obiettivo è il raggiungimento della pace", ma nel frattempo invia il suo responsabile per l'acquisto di materiali militari a fare rifornimento in Iran. Da una parte egli dichiara il cessate il fuoco e dall'altra invia il Capo della Polizia Marittima dell'Autorità Palestinese a comprare una nave in Libano. Annuncia di essere disposto ad accettare l'iniziativa della tregua e intanto non perde d'occhio il viaggio della nave verso il porto di Gaza nella speranza di riuscire a far entrare via mare il suo cavallo di Troia.
    I fatti dimostrano come le intenzioni e le azioni di Israele e dei palestinesi divergano profondamente. Israele è impegnata nello sforzo di prosciugare la palude del terrorismo, l'Autorità Palestinese marcia nella direzione opposta, dimostrando una volontà di dialogo solo di facciata e in realtà continuando a cercare il confronto violento. L'episodio del carico di armi da guerra e la collaborazione tra l'Autorità Palestinese e Iran mostra nuovamente il legame tra il terrorismo palestinese e il terrorismo internazionale. Di fronte a un simile scenario, il mondo occidentale non può far altro che rinnovare i suoi sforzi a combattere il terrorismo in tutte le sue forme.

(Ufficio per l'Informazione Ambasciata d'Israele)


LE ARMI ERANO DESTINATE ALL'AUTORITA' PALESTINESE


Omar Akawei, il capitano della nave carica di armi sequestrata da Israele nel Mar Rosso, nel corso di un'intervista rilasciata lunedi' alla televisione israeliana e a Fox News Channel dalla prigione di Ashkelon dove e' rinchiuso ha confermato che tutti i suoi ordini circa il cargo provenivano dall'Autorita' Palestinese, e in particolare da un funzionario di nome Adel Awadallah. Il capitano Akawei ha anche confermato che il suo cargo era diretto ai territori dell'Autorita' Palestinese.
    Akawei, membro sin dal 1976 del movimento Fatah di cui e' presidente Yasser Arafat e stipendiato dal "ministero dei trasporti" dell'Autorita' Palestinese, ha spiegato che le armi, destinate al territorio di Gaza controllato dall'Autorita' Palestinese, sono state caricate poco al largo della costa iraniana, nel Golfo Persico, e ha detto di ritenere che nella fornitura siano effettivamente coinvolti l'Iran e il gruppo libanese filo-iraniano Hezbollah. Uno dei membri palestinesi dell'equipaggio aveva ricevuto addestramento militare da parte di Hezbollah in Libano e ha riconosciuto come membro di Hezbollah uno degli uomini che caricavano le armi.
    Il 16 dicembre, mentre la nave faceva rotta verso il Mar Rosso, Arafat lanciava il suo famoso appello in televisione per un cessate il fuoco. "Eravamo a meta' strada e mi aspettavo di ricevere l'ordine di fermarci - ha raccontato il capitano Akawi - ma quando ho parlato con Awadallah, verso la fine di dicembre, non mi ha detto di farlo".

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Secondo il racconto di Akawi, il piano era quello di attraversare il Canale di Suez verso Alessandria d'Egitto, dove tre piccole imbarcazioni avrebbero prelevato il carico. In seguito le armi, gia' imballate in contenitori galleggianti a tenuta stagna, sarebbero state calate in mare di fronte alle coste di Gaza. Il capitano ritiene che il valore del carico fosse di decine di milioni di dollari.

(Jerusalem Post, 7.01.02)


LA RESPONSABILITA' PERSONALE DI ARAFAT


E' quasi certo che il tentativo di importare illegalmente un carico di 50 tonnellate di armi da guerra (sventato giovedi' scorso nel Mar Rosso dalle forze israeliane) era stato approvato personalmente dal presidente dell'Autorita' Palestinese Yasser Arafat. Lo hanno affermato sabato fonti dei servizi di intelligence israeliani. Le armi confiscate (tra le quali anche razzi e mortai in grado di raggiungere le principali citta' israeliane e l'aeroporto internazionale di Tel Aviv dal territorio dell'Autorita' Palestinese) sono costate ai palestinesi almeno 15 milioni di dollari, piu' altri 400mila dollari per l'acquisto della nave cargo. Una spesa cosi' consistente, spiegano le fonti israeliane, deve essere stata approvata da Arafat in persona, l'unico in campo palestinese che abbia normalmente il potere di autorizzare spese di questa entita'.
    Anche per i contatti con l'Iran, il probabile fornitore del carico d'armi, era sicuramente necessaria l'approvazione personale di Arafat, giacche' si trattava di un'operazione considerata dai palestinesi estremamente delicata per via dei difficili rapporti fra Iran e Stati Uniti.
    Il capo di stato maggiore israeliano Mofaz, nella conferenza stampa di venerdi' scorso ha affermato che la cattura della nave cargo dell'Autorita' Palestinese costituisce una "prova incontrovertibile" del coinvolgimento nel terrorismo della stessa Autorita' Palestinese. La nave cargo da 4.000 tonnellate "Karine A" era stata acquistata in Libano dall'Autorita' Palestinese ed era di sua proprieta'. Il capitano Omar Acawi, arrestato dalle forze israeliane insieme al resto dell'equipaggio, e' un ufficiale della polizia navale dell'Autorita' Palestinese. In base ai primi risultati dell'inchiesta israeliana risulta che dell'acquisto della nave e delle armi si sia occupato Adal Mugrabi, capo del dipartimento dell'Autorita' Palestinese per l'approvvigionamento di armi. Mugrabi rispondeva direttamente a Fathi Razam, vice comandante della polizia navale dell'Autorita' Palestinese. Sia Razam che il suo diretto superiore, il comandante della polizia navale palestinese Juma Ghali, sono implicati nei contatti necessari per l'operazione di contrabbando d'armi che l'Autorita' Palestinese ha intrattenuto fin dall'ottobre 2000 con l'Iran e con i fondamentalisti libanesi filo-iraniani Hezbollah. Il carico di armi e' stato imbarcato nello scorso dicembre nell'isola iraniana di Kish (Qeshm), nel Golfo Persico. Il denaro necessario per tutta l'operazione e' stato messo a disposizione da Fuad Shubaki, noto come il "ministro delle finanze" dell'Autorita' Palestinese.

(Ha'aretz, 6.01.02)


SHARON: "ARAFAT SPINGE LA NOSTRA REGIONE VERSO LA GUERRA"


Parlando domenica [6 gennaio] a una conferenza stampa nel porto israeliano di Eilat, dove e' stata ormeggiata la nave cargo dell'Autorita' Palestinese Karine-A catturata da Israele giovedi' scorso sul Mar Rosso mentre faceva rotta verso la striscia di Gaza con un carico di piu' di 50 tonnellate di armi da guerra, il primo ministro israeliano Ariel Sharon ha affermato che il presidente dell'Autorita' Palestinese Yasser Arafat "ha preso la decisione strategica di spingere la regione verso la guerra". Sharon parlava da una pedana allestita all'esterno, lungo la quale era in mostra gran parte delle armi sequestrate dalle forze aereo-navali nel corso dell'operazione Arca di Noe', a piu' di 500 miglia nautiche da Israele.
    "La nave e le armi qui davanti a noi - ha detto Sharon - fanno parte della guerra terroristica che l'Autorita' Palestinese conduce contro di noi". Il primo ministro israeliano ha ribadito che Israele ritiene Arafat personalmente responsabile del tentativo di contrabbandare le armi in aperta violazione degli accordi firmati dalle due parti. "Non facciamoci illusioni - ha detto Sharon - Questa e' la scelta della persona che sta a capo dell'Autorita' Palestinese". Sharon ha affermato che, per tipo e quantita', se fossero giunte a destinazione le armi sequestrate avrebbero rappresentano una seria minaccia contro tutti gli israeliani: "La nave si dirigeva verso le coste di Gaza e portava cio' che voleva essere una minaccia per ognuno di noi, a Tel Aviv come a Immanuel, a Haifa come ad Ariel, a Herzliya ed Ashkelon come a Elei Sinai e Netzarim. Il tipo di armi e di materiale catturato sulla nave dimostra ancora una volta che l'Autorita' Palestinese volge tutti i propri sforzi verso il terrorismo e che sta organizzando le infrastrutture per la prossima ondata di attacchi. Arafat - ha continuato Sharon - preferisce acquistare Katyusha a lunga gittata anziche' istruzione per i bambini. Arafat preferisce acquistare mortai da guerra anziche' investire denaro per creare posti di lavoro. Arafat preferisce spendere decine di milioni di dollari in missili, mine e fucili invece di investirli per il benessere della sua gente. Come tutti i mentitori, Arafat continua a mentire e cerca continuamente di ingannare il mondo, di firmare accordi per poi violarli. Continua a spacciare promesse di pace impacchettate negli strumenti di morte che vediamo qui davanti a noi. Quando Arafat annunciava la settimana scorsa che avrebbe accettato una hudna [tregua], stava gia' seguendo il viaggio del cargo di armi diretto verso la costa striscia di Gaza. L'Autorita' Palestinese e' uno dei principali protagonisti del terrorismo internazionale, che ha uno dei suoi centri in Iran [probabile fornitore del carico di armi palestinesi] e il cui scopo e' quello di seminare distruzione e rovina in tutto il mondo". Sharon ha poi aggiunto che Arafat si comporta come un nemico di Israele sotto ogni aspetto e con il proprio comportamento si e' condannato ad essere "irrilevante" per le prospettive di pace. "Arafat ha violato decine di accordi, non solo con Israele ma anche con i paesi arabi - ha concluso Sharon - e cio' mette in discussione la credibilita' di qualunque accordo eventualmente firmato con lui in futuro".
    "Il legame fra l'Autorita' Palestinese e il cargo di armi sequestrato e' fuori da ogni dubbio", ha dichiarato durante la conferenza stampa a Eilat il capo di stato maggiore israeliano Shaul Mofaz. Nell'operazione sono coinvolte figure ufficiali di primissimo piano dell'Autorita' Palestinese, fra le quali Adel Mughrabi, direttamente coinvolto nell'acquisto della nave per 400.000 dollari, Fathi Razem, vice comandante delle forze navali palestinesi, e Fuad Shubaki, capo delle finanze dell'Autorita' Palestinese, responsabile per lo stanziamento degli almeno 15 milioni di dollari necessari per l'acquisto delle armi e delle munizioni. Mofaz ha specificato che sulla nave sono state trovate, fra l'altro, due tonnellate e mezza di esplosivo, sufficienti per compiere centinaia di attentati terroristici.
    "Abbiamo chiamato Arca di Noe' questa operazione - ha spiegato alla conferenza stampa di Eilat il ministro della difesa israeliano Binyamin Ben-Eliezer - ma questa arca aveva nella stiva morte e distruzione anziche' vita e speranza. In sintesi, abbiamo sventato il piu' grosso tentativo fin qui fatto di trasformare i territori [di Cisgiordania e Gaza] in una specie di Libano. Israele non permettera' che si avveri questa minaccia strategica. Le armi sequestrate non erano certo destinate a combattere il terrorismo ne' a rafforzare il governo dell'Autorita' Palestinese. Erano armi chiaramente destinate a compiere sofisticati attacchi terroristici e indicano la volonta' di imprimere un'escalation e continuare il conflitto. L'Iran - ha aggiunto Ben-Eliezer - e' il primo produttore mondiale di terrorismo e la decisione dell'Autorita' Palestinese di legarsi a uno stato terrorista rivela il suo vero volto, contro le aspirazioni di tutto il mondo soprattutto dopo l'11 settembre. Purtroppo le dichiarazioni dell'Autorita' Palestinese sulla sua volonta' di pace sono ridicole. La scelta del terrorismo - ha concluso il ministro della difesa israeliano - condurra' ad altre sofferenze nella regione e al disastro il popolo palestinese. Spero che la popolazione palestinese apra gli occhi e capisca dove la sta portando la sua attuale dirigenza e dove spende i suoi soldi. Bastano pochi calcoli per capire che la nave e il suo carico di armi da guerra sono costati all'Autorita' Palestinese l'equivalente dello stipendio mensile di decine di migliaia di padri di famiglia palestinesi".

(Ha'aretz, Jerusalem Post, 6.01.02)



IMMIGRAZIONE IN ISRAELE


E' sorprendente vedere che nonostante la situazione agitata, la corrente di immigrazione in Israele non si interrompe. Soltanto ieri sono arrivati in Israele dall'Argentina 63 Ebrei. Al loro arrivo hanno dichiarato che in Israele è molto meglio che nel loro paese di provenienza. Nel prossimo futuro è previsto l'arrivo di altri 20.000 Ebrei argentini.

(NAI-Stimme aus Jerusalem, 26.12.01)



IL NUMERO DEI CRISTIANI IN ISRAELE CONTINUA A CRESCERE


L'ultima statistica della popolazione israeliana mostra che la comunità cristiana è in  continua crescita, e questo contraddice chi sostiene che lo Stato di Israele sta tentando di disfarsi della minoranza cristiana.
    Secodo il Central Bureau of Statistics il numero dei cristiani in Israele è cresciuto leggermente, arrivando a 137.000, corrispondente al 2,1 % della popolazione. La crescita è importante perché i gruppi cristiani pro-palestinesi aveva accusato Israele di stare cercando di far diminuire la popolazione cristiana nella terra santa.
 Al contrario, nella Giudea-Samaria e nella striscia di Gaza la comunità cristiana è diminuita drasticamente a meno del 2% perché gli arabi cristiani sono fuggiti davanti al governo dell'Autorità Palestinese, la maggior parte all'estero, ma qualcuno in Israele.
 Negli ultimi anni Israele è stato l'unico paese dell'intero Medio Oriente in cui il numero dei cristiani è cresciuto in proporzione al resto della popolazione. Le statistiche ufficiali mostrano che la crescita della popolazione cristiana in Israele sta superando in percentuale quella della popolazione ebraica.

(ICEJ News service from Jerusalem, 02.01.02)



TURISMO IN ISRAELE


Nel 2001, l'anno dell'intifada, in cui il movimento turistico si è quasi azzerato, soltanto i non-ebrei hanno scelto di non venire in Israele, perché in confronto con l'anno 2000 gli Ebrei venuti in Israele da tutto il mondo sono addirittura il 3% in più. In totale, nell'ultimo anno i turisti sono stati 1,2 milioni, il 63% in meno dell'anno 2000. Colpisce il fatto che i cattolici in meno rispetto all'anno scorso sono il 79%.

(NAI - Stimme aus Jerusalem, 02.01.02)


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