Nazionale donne alla volta di Israele per un Training Camp
ROMA - Partira' domani da Roma alla volta di Tel Aviv, la Rappresentativa Nazionale femminile impegnata fino a giovedi' in un Training Camp in terra d'Israele, in attuazione di un protocollo di cooperazione previsto nell'ambito dei paesi mediterranei. Sono ventuno le atlete che formeranno la selezione italiana, scelte da Marco Trespidi, il Direttore Tecnico delle squadre Nazionali femminili, affiancato in Israele dal tecnico Roberto Deiana. Il programma del Training Camp vedra' impegnate le ragazze in quattro allenamenti, a partire da quello di domani
all'arrivo a Tel Aviv. Tre le amichevoli che la Rappresentativa Nazionale disputera' contro la selezione di Israele: la prima gara e' in programma alle 18:30 di lunedi' a Tel Aviv. Sara' invece il Wingate Institute di Netanya ad ospitare gli incontri di martedi (ore 19:00) e mercoledi' (ore 18:00), che vedranno le atlete italiane sempre opposte alla compagine israeliana. Il rientro a Roma e' infine previsto per il pomeriggio del 9 Febbraio. Queste le convocate: Zanotto, Ferrari, Dovesi, Cazzola, Pocaterra, Fanton, Niederwieser, Dalla Costa, Rotondo, Zuin, Landri, Serafini, Cappellaro, Pozzer, Franco, Di Pietro, Trombetta, Guerra, Costa, Ganga, Lenardon.
Hamas in cerca di una sede. I paesi arabi schivi dopo labbandono della Siria
Il movimento islamico palestinese di Hamas resta ancora senza una sede ufficiale dopo che i suoi leader hanno lasciato Damasco, dove il massimo rappresentante politico Khaled Mashal alloggiava da anni. Lo riferisce una fonte di Hamas, ammettendo di aver chiesto, nelle scorse settimane, formalmente e informalmente a diversi Paesi arabi di ospitare la propria leadership, "ma le richieste sono state ignorate o respinte'', dice.
La leadership di Hamas aveva la sua sede a Damasco dal 1999. Nel 2007 i suoi militanti hanno preso il controllo della Striscia di Gaza, ma la leadership è rimasta in Siria per restare lontana da Israele ed evitare le restrizioni dei movimenti imposti dall'ex regime egiziano ai funzionari di Hamas a Gaza. Hamas non ha mai preso una posizione riguardo alla rivolta in Siria, mentre ha sostenuto le rivoluzioni in Egitto e Tunisia.
Un nuovo video spot realizzato da Samsung in collaborazione con Hot, un'emittente televisiva israeliana, ha scatenato una dura reazione da parte delle autorità iraniane.
L'Iran, infatti, ha ritenuto offensive alcune delle scene del nuovo video spot dedicato al tablet, nel quale tre uomini, travestiti da donna, si rendono autori dell'esplosione di un ordigno nucleare utilizzando un Samsung Galaxy Tab.
Stando alle autorità iraniane, il messaggio "celato" è che per Israele colpire obiettivi civili o militari siti in Iran o uccidere scienziati iraniani sia quasi un gioco da ragazzi.
Un video spot poco "diplomatico" proprio in un momento in cui le relazioni tra Israele ed Iran sono estremamente tese. Probabilmente il produttore coreano avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione.
(agenmobile, 4 febbraio 2012)
Su crescita e sviluppo economico l'Europa dovrebbe imparare da Israele
Il tech-miracolo israeliano di cui pochi parlano
di Manuel Glauco Matetich
Più del 90% circa delle notizie trasmesse dai media televisivi degli Stati Uniti relative allo Stato d'Israele riguardano il suo rapporto conflittuale con i palestinesi e le relazioni scomode, avversariali e spesso marziali, tra Israele e i suoi vicini, tra cui, eufemisticamente, possiamo anche annoverare l'Iran degli ayatollah.
Per questo una bella maggioranza di coloro i quali visitano per la prima volta in Israele, rimangono stupiti dal dover constatare quanto "normale" sia questo paese. Sfortunatamente per i nemici dello Stato ebraico, Israele non è sull'orlo del collasso, come lo sono invece altri suoi Stati rivali. Al contrario vive, ormai da tempo, un miracolo economico straordinario, praticamente ignorato dalla stampa mondiale.
Il rapporto qui di seguito fornisce una ulteriore prova a conferma di quanto sia unico il progresso economico e tecnologico israeliano: il tasso di disoccupazione in Israele è sceso ad un minimo storico da più di 30 anni (solo il 5% nell'ottobre 2011), ha riferito pochi giorni fa l'ufficio centrale di statistica dello stato israeliano. Le informazioni dell'Ufficio indicano che il numero degli israeliani disoccupati, è ora di 155.000 persone, meno 1,3% rispetto al Dicembre 2010.
Ciò significa che ci sono meno di 40.300 disoccupati che non sono in grado di lavorare trovare un lavoro retribuito. Questi numeri sembrano sfidare e contraddire le previsioni degli economisti della Banca d'Israele e dell'OCSE, che hanno previsto che la disoccupazione dovrebbe aumentare dell'1-1,5%, e raggiungere un 6,5% entro la fine di quest'anno.
L'inaspettato calo della disoccupazione può essere attribuito a una rapida crescita economica, una maggiore efficienza a livello produttivo e una migliore qualità della vita. Mentre il resto del mondo è infatti in una sorta di spirale verso il basso, Israele sta sorvolando la crisi economica mondiale. Il rapporto mette Israele in una posizione più elevata rispetto alla maggior parte dei paesi occidentali. Tanto per fare qualche paragono, uno per tutti gli Stati Uniti, hanno un tasso di disoccupazione del 8,3% e le nazioni della zona euro hanno una media del 10,3%.
Un'affascinante cronaca e analisi sulla 'genesi' della prosperità odierna israeliana, merita di essere letto il libro "Laboratorio Israele" (tradotto in italiano da Mondadori) di Dan Senor e Saul Singer. Il successo economico e tecnologico di Israele deriva sicuramente dal forte incentivo che qui viene dato alla ricerca e alla nascita di aziende tecnologiche (Israele ha il più alto tasso di investimenti in ricerca e sviluppo del mondo).
Anche le privatizzazioni e le liberalizzazioni intraprese nel 2003 da Netanyahu quando era ministro delle Finanze (e in particolare la sua riforma del sistema bancario) hanno dato una bella spinta in avanti al paese. A questi fattori si aggiungono inoltre una buona riserva di capitale umano qualificato, il 45% della popolazione israeliana è in possesso d'istruzione universitaria (un dato invidiabile se confrontato con il 15% italiano). Dati che fanno rabbrividire molti editori di giornali che sono più propensi a dare cattive notizie riguardanti lo stato di David anziché scrivere titoli come "Prospero Israele!".
Sarebbe un buon punto di partenza ricominciare a normalizzare l'immagine di Israele nel mondo, cosicché la pessima reputazione attuale abbia la possibilità di essere sostituita da qualcos'altro, ovviamente di positivo questa volta, da trasmettere al resto del mondo, e con ciò descrivere la straordinaria forza economica e tecnologica che vanta, ovviamente oltre alle bellezze muliebri alla Bar Rafaeli s'intende.
Indonesia acquisterà aerei senza pilota israeliani
Il ministero della difesa dell'Indonesia ha incluso nel programma di completamento degli armamenti delle proprie forze aeree l'acquisto di velivoli a pilotaggio remoto prodotti dalla compagnia IAI (Israel Aerospace Industries). I rappresentanti dell'aeronautica militare indonesiana hanno già iniziato le trattative con la compagnia israeliana per l'acquisto di questi velivoli e contano di riceverne i primi 3 già entro la fine del 2012.
Il programma di acquisto dei velivoli è valido fino al 2014. Il tipo concreto dei velivoli senza pilota da acquistare non viene precisato. Il ministero della difesa indonesiano programma di acquistare in complesso da 9 a 12 velivoli a pilotaggio remoto.
Soldato israeliano 'dimenticato' nell'azione militare e salvato da palestinesi
TEL AVIV - Desta forte imbarazzo nei vertici militari israeliani la vicenda di un soldato "dimenticato" in un villaggio palestinese della Cisgiordania, dove la sua unita' era entrata mercoledi' per compiere arresti. Secondo quanto ha riferito la radio militare, mentre la inchiesta prosegue il capo di stato maggiore, gen. Beny Gantz, ha gia' oggi ordinato la sospensione del comandante del battaglione coinvolto nella vicenda.
Il soldato in questione era stato dislocato all'ingresso del villaggio cisgiordano di Budrus (Ramallah), mentre i compagni erano impegnati nella operazione. Dopo alcune ore due anziani palestinesi del villaggio si sono imbattuti in lui e gli hanno espresso grande meraviglia: ''Ma come? Non sai che la tua unita' se ne e' andata da tempo'', gli hanno chiesto.
Il militare e' stato da loro scortato fino a una zona dove ha potuto ricongiungersi con il resto dell'unita', che a quel punto si era ormai accorta della sua assenza.
L'episodio ha sollevato i commenti ironici della stampa locale, che non ha certo dimenticato gli sforzi compiuti da Israele per recuperare il caporale Ghilad Shalit, tenuto prigioniero per cinque anni da Hamas a Gaza. Anche da qui la reazione rigida del gen. Gantz, che sembra preludere a una pena severa verso i superiori del militare.
Ora l'Iran minaccia Israele: "Libereremo Gerusalemme". Una dichiarazione di guerra?
Durante il sermone del venerdì Khamenei chiama a raccolta le forze anti israeliane: "Pronti a sostenere un attacco a Gerusalemme". Sale la tensione
di Luca Romano
"L'Iran sosterrà ogni gruppo o Paese che confronti o combatta Israele". Durante il consueto sermone del venerdì, la guida suprema Ali Khamenei è tornato ad attaccare frontalmente Israele definendolo un "regime sionista" e "un vero tumore maligno che deve essere rimosso".
Da qui l'appello alle altre forze che da tempo covano di sferrare un attacco a Gerusalemme: "L'Egitto deve bruciare il Trattato di Camp David con Israele e deve riprendere il suo ruolo di difensore dei diritti dei palestinesi".
La minaccia suona più come una dichiarazione di guerra che rischia di far detonare i già difficili rapporti tra l'Iran e Israele. "Noi pensiamo di liberare Gerusalemme e le terre palestinesi", ha detto la guida suprema iraniana secondo il quale qualora l'Iran avesse abbandonato la causa palestinese, ora non sarebbe accusato di terrorismo. Il governo iraniano, per conto di Khamenei, ha dunque ribadito che sosterrà i movimenti di Hezbollah Hamas e la jihad islamica a Gaza. "L'Iran non ha come obiettivo di estendere ad altri paesi la rivoluzione sciita o quella iraniana, ma quello di difendere la Umma (comunità, ndr) islamica e di risvegliarla - ha spiegato la guida suprema - noi non crediamo nella violenza tra le sette religiose e nemmeno nel nazionalismo".
In diretta televisiva dall'università di Teheran Khamenei ha lanciato, più in generale, un attacco a tutto l'Occidente facendo sapere chiaramente non solo che "l'Iran non indietreggerà sul suo programma nucleare", ma anche che le sanzioni dell'Occidente non faranno altro che portare nuovi benefici all'industria nazionale. "Continuare a dire che tutte le opzioni rimangono sul tavolo - ha spiegato Khamenei - è controproducente per gli Stati Uniti perché le loro minacce mostrano la loro debolezza nell'affrontare il dialogo". Secondo la guida suprema Ali Khamenei, dunque, "gli Stati Uniti non hanno niente da dire, non hanno nessun'altra logica se non la forza".
American Eagle Outfitters Inc. aprira' oggi il primo negozio a Tel Aviv. E' gia' programmata in Israele l'apertura di altri dieci negozi per il mese di Febbraio. Simon Nankervis, Vice Presidente e global business development, ha dichiarato: "I nostri clienti in Israele sono particolarmente affezionati al marchio e noi non vediamo l'ora di offrire loro l'opportunita' di godere dei nostri prodotti con una catena di negozi che sia il piu' capillare possibile".
American Eagle ha iniziato ad essere presente in tutto il mondo gia' dal 2004 ed oggi si trova in ben 77 paesi. Il marchio ha, inoltre, catene di franchising in Russia, Cina, Hong Kong e nel Medio Oriente. L'apertura del primo negozio in Giappone e' prevista per la fine di questo anno.
Anni fa, Fiamma Nirenstein, oggi deputata Pdl, allora giornalista della Stampa, scrisse un libro sull'antisemitismo intrinseco di un certo pensiero progressista. Come quello del professor Asor Rosa, che candidamente si riferiva alla "razza ebraica" in maniera poco gentile. Nel 2008, annunciando la propria candidatura nelle file del PdL, la Nirenstein (ebrea, femminista con un passato nella sinistra sessantottina), venne dipinta dal vignettista Vauro Senesi come un mostro dal naso adunco, sul cui petto compariva una stella di David affiancata da un fascio littorio. Peppino Caldarola, sul Riformista, scrisse che quella vignetta equivaleva ad apostrofare la Nirenstein come "sporca ebrea". Un giudice ha ritenuto che ciò non era vero, prendiamo atto. L'argomento di questo post è però un altro: i progressisti italiani, se così possono essere definiti gli stalinisti alla Vauro, non solo soli.
Al di là dell'Atlantico, dallo scorso dicembre si discute sulla fine del filo-israelismo bipartisan della politica e della società americana. Ben Smith racconta su Politico.com di come dalle parti di alcuni dei pensatoi più vicini al partito democratico ci si cominci a schierare su posizioni smaccatamente filo-palestinesi. Il che va benissimo: il diritto d'opinione è garantito anche al KKK, figurarsi se non vale per chi ha posizioni non "mainstream" sul conflitto arabo-israeliano. Piuttosto, ad essere fuori luogo, era l'utilizzo di certa terminologia di diretta derivazione neonazista, come ad esempio il termine "Israel firsters", brandito per apostrofare gli ebrei che, secondo questi "progressisti", metterebbero gli interessi di Israele al di sopra di quelli degli Stati Uniti.
L'accusa di "doppia fedeltà" veniva già usata contro gli ebrei dalla propaganda fascista, come da quelle nazista e comunista. Anche Stalin, infatti, ce l'aveva un sacco con gli ebrei, tanto da volerli deportare in Siberia dopo che avevano accolto con troppo entusiasmo Golda Meir, ambasciatrice del neonato Stato d'Israele in Unione Sovietica.
Pensatoi democrats come "Center for American Progress", "Media Matters" e "+972", quando parlano di "Israel firsters" non si riferiscono solo a quei "cattivoni" dei necon, ma anche a quegli ebrei liberal e democratici che sostengono il diritto di Israele ad esistere. Ne è un esempio l'infame accusa rivolta al giornalista dell'Atlantic Monthly, Jeffrey Goldberg, attaccato da Glenn Greenwald, della rivista Salon perché, durante la leva nelle forze di difesa israeliane, avrebbe pronunciato un giuramento in cui si faceva riferimento alla fedeltà allo Stato di Israele.
Ma non è finita: secondo questi "intellettuali", infatti, non solo gli ebrei si permetterebbero di avere a cuore il destino dello Stato ebraico e di controllare i media (questo è scontato), ma soprattutto riuscirebbero addirittura a comprare i membri del Congresso. Almeno così la pensa Thomas Friedman, il liberal di origini ebraiche commentatore del New York Times, che proprio così ha "giustificato" la standing ovation ricevuta da Netanyahu (per le cui politiche Friedman prova una certa antipatia) da parte del congresso di Washington lo scorso anno.
Ora: non è tanto la questione dell'uso di termini chiaramente antisemiti, del riferimento al controllo della politica da parte degli ebrei e tutto il resto. Queste sono fesserie facilmente smontabili. Fa preoccupare però il fatto che esse ormai vengano utilizzate senza alcun pudore o vergogna, senza venire additati pubblicamente come antisemiti, ma anzi esaltati come intellettuali di riferimento, uomini e donne coraggiose che si battono contro lo strapotere giudaico-massonico finanziario e così via.
Tralasciando le paranoie e gli insulti antisemiti, gli stessi argomenti di fondo della polemica sono del tutto incoerenti. Chiunque ha il diritto di temere per la sicurezza di uno stato estero, specie se minacciato da vicini pericolosi del calibro di Hezbollah, Hamas, Assad & Co. E poi perché attaccare solo gli "Israel firsters"? Non sarebbero dunque ugualmente meritevoli di censura, secondo questo assurdo modo di guardare le cose, anche gli "Armenia firsters", gli "Ireland firsters", o i "Korea firsters"? Per loro niente vignette?
Secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), Israele sarebbe il secondo paese più istruito al mondo, lo dimostrerebbe la percentuale del 45% di popolazione israeliana in possesso di una laurea.
I dati emergono dall'edizione 2011 di " Education at a Glande: OCSE indicators" che mette Israele davanti a paesi come il Giappone con il 44 %, gli Stati Uniti 41%, Regno Unito 37% e subito dopo il Canada con il 50%. La statistica è particolarmente significativa se si considera relativamente basso il PIL procapite di Israele, che con 27.690 $ si posiziona al 12o posto rispetto a tutti i 34 Stati membri dell'OCSE. Il apporto ha anche evidenziato che Israele prende il primo posto nella classifica dell'OCSE con un aumento della popolazione tra il 2000 e il 2009 arrivata a 7,4 milioni, pari al 19%. Ma non tutto è positivo, il rapporto OCSE indica anche che la percentuale di cittadini israeliani laureati sta scendendo vertiginosamente e che Israele è uno dei tre paesi in cui la percentuale di spesa nel settore dell'istruzione in rapporto al PIL (43%), sta diminuendo.
Palestinesi scortano un soldato israeliano fuori del paese
RAMALLAH - Mercoledì scorso, durante un controllo di routine nel villaggio palestinese Budrus vicino a Ramallah, un soldato israeliano ha perso la sua unità. L'incidente ha avuto un lieto fine per il giovane perché diversi residenti l'hanno portato in salvo fuori del villaggio.
Secondo quello che ha riferito il quotidiano "Yediot Aharonot", dei residenti avevano preso a sassate i soldati, e alcuni militari si erano allontanati daii loro veicoli. Per errore un soldato era stato lasciato indietro e aveva perso il contatto con la sua unità,. L'israeliano tuttavia non è stato ferito. Diversi residenti l'hanno scortato fuori dal paese e il militare ha potuto di nuovo raggiungere i suoi compagni.
L'incidente è sotto inchiesta da parte dell'esercito.
Tali eventi sono particolarmente pericolosi perché i palestinesi minacciano sempre di voler rapire altri israeliani. Nell'ottobre del 2000 due riservisti israeliani che per errore erano entrati nella città di Ramallah sono stati brutalmente uccisi dai palestinesi.
(israelnetz.com, 2 febbraio 2012 - trad. www.ilvangelo-israele.it)
Da Israele le autorità per festeggiare i 35 anni di Chabad a Roma
di Lorenza Cordovani
ROMA - I 35 anni di Chabad a Roma sono stati celebrati in un modo decisamente speciale. E' infatti stato organizzato presso il Grand Hotel Excelsior della capitale uno splendido gran galà, in favore della Fondazione Schneerson Chabad Lubavitch Roma.
L'occasione si è prestata poi anche per presentare la scrittura del Sefer Torah della compagnia aerea El Al tra le mani del rabbino che segue la società Rav Yochanan Chayut e nell'occasione ciascuno dei partecipanti ha avuto la possibilità di scrivere una lettera per il Sefer Torah.
Duecentoventi gli invitati alla serata che hanno risposto volentieri all'invito. Musica ed intrattenimento hanno fatto da sottofondo alla serata che ha visto interventi di personalità di spicco e grande rilievo come Silvan Shalom, vice Primo Ministro dello Stato di Israele, che ha ricordato il ruolo di primissimo piano che Chabad ha nel mondo ebraico e ha colto anche l'occasione per ricordare il suo incontro con Il Rebbe di Lubavitch a cui chiese la benedizione mentre era in corsa per il knesset, in cui riuscì ad entrare proprio come gli aveva predetto lo stesso Rebbe...
L'Iran dispone oggi di uranio arricchito sufficiente a realizzare sula carta fino a quattro bombe atomiche. Lo sostiene il capo dell'intelligence militare israeliana, generale Avi Kochavi. «Noi - ha detto Kochavi alla Conferenza annuale di Herzliya (nord di Tel Aviv) sui temi della sicurezza - abbiamo prove definitive del fatto che gli iraniani stiano lavorando per dotarsi di armamento nucleare». «L'Iran sta vigorosamente perseguendo un potenziale militare nucleare e la comunità dei servizi di intelligence concorda ormai con Israele su questo punto», ha rincarato l'alto ufficiale, aggiungendo che - stando alle stime in suo possesso - Teheran dispone di circa quattro tonnellate di materiale fissile e di «un quintale di uranio arricchito al 20%, sufficiente per quattro bombe». Kochavi ha anche parlato dal crescente pericolo rappresentato per Israele dall'arsenale missilistico dei suoi «nemici», quantificando in «200.000» i missili puntati in totale sul Paese dai diversi fronti e in particolare dalla milizie sciite filo-iraniane libanesi di Hezbollah. Parlando ieri di fronte alla medesima platea, il capo di stato maggiore, Benny Gantz, ha a sua volta ipotizzato che l'Iran possa concretamente produrre un ordigno atomico «entro un anno», aggiungendo che tale rincorsa «deve essere fermata», ma anche che le sanzioni più dure decise da Usa e Ue «cominciano a dare l'impressione di funzionare».
Anche nel mese di febbraio continuano le iniziative di Evangelici d'Italia per Israele in concomitanza della Giornata della Memoria.
Sono previste tre conferenze, due nel trevigiano (11 e 12 febbraio) e una a Milano (il 15 febbraio).
Il tema è quanto mai interessante e tende a sdoganare la commemorazione dal pericolo di svuotamento del significato storico della Shoà accorporandola al ricordo di altri genocidi o di sacralizzare l'evento in un anestetico rituale del ricordo.
"Dall'Olocausto allo Stato di Israele" è la tematica di questi incontri che EDIPI proporrà nel trevigiano proprio per fare i conti, nel bene e nel male, con il comportamento assunto in quegli anni nei confronti degli ebrei.
Storicamente è da considerare che tra Otto e Novecento si ebbe nel trevigiano una notevole diffusione dell'antisemitismo, anche se in zona non vi era una significativa presenza ebraica (come a Venezia, Padova e Verona). La spiegazione va ricercata nella presenza di un forte e ben organizzato movimento cattolico intrasigente impegnato a contrastare le iniziative dell'ebreo padovano Leone Wollemborg, che fin dal 1883, fondò le prime casse rurali in diocesi di Treviso, per facilitare il credito agrario di un area contadina in grave difficoltà economica.
Wollemberg era ebreo e liberale, due caratteristiche ch'egli sapeva esser nient'affatto gradite agli ambienti cattolici, considerando anche che il modello creditizio era quello del protestante tedesco Federico Guglielmo Raiffeisen. L'azione capillare dei parroci fu talmente efficace che dopo un decennio sorsero le prime casse rurali cattoliche su un area in cui la funzione politica fatta svolgere dall'antisemitismo fu usata come strumento d'interdizione per erodere potere ai liberali.
Infatti si faceva pendere la spada di Damocle della propaganda cattolica basata sull'equiparazione ebraismo-massoneria-liberalismo.
Alle radici dell'antisemitismo trevigiano possimo quindi intravedere il tema del pericolo di un capitalismo egoistico e di una cospirazione giudeo-massonica.
La popolazione però, con la tragedia della seconda guerra mondiale, dopo l'8 settembre e per le conseguenze all'antisemitismo nazi-fascista che coinvolse colpevolmente parte del mondo cattolico, reagì in maniera esemplare.
In provincia di Treviso vi furono circa 20 posti di concentramento di ebrei stranieri provenienti soprattutto dalla Jugoslavia. Erano dei campi di concentramento, in cui i 380 ebrei internati, nonostante i vincoli posti dalle autorità, riuscirono comunque ad intrecciare le loro vite con quelle della popolazione locale, sottraendosi tutti alla deportazione nei campi di sterminio: infatti furono nascosti o aiutati a fuggire verso la Svizzera e l'Italia già liberata.
Questa e altre storie emozionanti sentiremo nelle conferenze organizzate da EDIPI.
L'appuntamento è quindi per il fine settimana del 11 e 12 febbraio:
a Preganziol di Treviso sabato 11 febbraio alle ore 16 e 30 presso l'Hotel Cristal;
a Castelfranco Veneto l'indomani alla stessa ora presso l'Hotel Antica locanda alla Scoa.
Si potrà conoscere che il primo carro armato in dotazione all'esercito israeliano è stato regalato da un contadino trevigiano che dopo averlo smontato lo donò all'Agenzia Ebraica alla fine della Seconda Guerra Mondiale; come pure smontata fu la sinagoga di Conegliano Veneto, ricostruita a Gerusalemme per la comunità ebraica italiana.
A tutti i partecipanti verrà donata una copia del libro "Questa terra è la mia terra" di Eli Hertz.
I relatori saranno Giovanni Mattia Quer (Informazione Corretta) e il prof Marcello Cicchese (Notizie su Isarele) con Ivan Basana (EDIPI) nella veste di moderatore.
La conferenza si concluderà con la presentazione in anteprima del nuovo libro di Marcello Cicchese:
"LA SUPERBIA DEI GENTILI, alle origini dell'odio antigiudaico".
Ingenti misure di sicurezza, con gli agenti del Mossad che terranno sotto controllo il palazzetto per la sfida di Eurolega tra Cantù e gli israeliani
di Massimo Moscardi
Non è una gara come tutte le altre. Quella che stasera, alle 20.45, va in scena al palazzetto di Desio è sicuramente la gara più affascinante per la Pallacanestro Cantù.
Di fronte, per il terzo turno delle Top 16 di Eurolega, c'è infatti il Maccabi di Tel Aviv. Non solo la principale formazione cestistica di Israele, ma un simbolo per tutto un popolo e per le persone di religione ebraica.
Un match di grande tradizione prima di tutto - trent'anni fa fu finale di Coppa dei Campioni , con successo dei brianzoli a Colonia - ma anche una partita impegnativa sotto il profilo della sicurezza.
Le richieste giunte da Israele alla società canturina e alle forze dell'ordine italiane sono state molte e ben precise.
Ormai non è un segreto che, venerdì scorso, il palazzetto di Desio sia stato oggetto di una attenta ispezione del Mossad che ha studiato, centimetro per centimetro, l'impianto. E agenti del servizio segreto, in incognito, stasera vigileranno con discrezione sull'andamento della situazione.
Sono stati studiati i movimenti della squadra, gli spogliatoi, gli ingressi sul parquet e qualunque percorso che sarà fatto dai giocatori è sotto le lente di ingrandimento e ben conosciuto a chi vigilerà sul Maccabi, nella fattispecie i già citati agenti del Mossad che, da sempre, sono al seguito del gruppo in ogni suo movimento.
La squadra è già arrivata in Italia ed è stata presa in consegna da una scorta. Tra le misure richieste, sia per la partenza che per l'arrivo, la presenza in aeroporto di cani in grado di fiutare la presenza di esplosivo.
La squadra, peraltro, avrà al seguito 150 tifosi ufficiali, che avranno come sempre uno spazio riservato, e a loro vanno aggiunti anche quelli che su Internet hanno acquistato personalmente il biglietto e che questa sera saranno sugli spalti.
Non ci sarà, ma guarderà la partita alla televisione, Vittorio Pavoncello, componente del board mondiale e presidente della Federazione Italiana Maccabi, l'ente che raggruppa le attività agonistiche ebraiche.
Pavoncello spiega perché la squadra che stasera affronta Cantù non è come tutte le altre. «Il Maccabi Tel Aviv è un simbolo - dice - ma soprattutto è un nome unanimemente riconosciuto in tutto il mondo». La gente, infatti, spesso non sa che Maccabi è un associazione mondiale che raggruppa tutti gli sport. «Invece - sottolinea Pavoncello - conosce bene la squadra di pallacanestro, che rappresenta un vero e proprio biglietto da visita d'Israele nel mondo. Un passaporto per tutto lo sport ebraico. E a volte ha fatto anche da apripista in situazioni particolari».
Una fu proprio la finale di Coppa dei Campioni del 1981 con Cantù. Il perché lo ha spiegato nei giorni scorsi l'allora allenatore dei brianzoli, Valerio Bianchini. «Fu una partita speciale per il momento storico in cui si collocava - ha detto - Israele arrivava dalla "Guerra dei sei giorni" con l'Egitto e rivendicava sempre più autonomia. Così lo sport e il Maccabi diventarono per un intero popolo un veicolo per apparire davanti al mondo. Inoltre, per la prima volta, dopo la Shoah una squadra israeliana andava a giocare in Germania».
Detto questo, anche la valenza sportiva della formazione israeliana va doverosamente considerata: a Desio arriva un club che, nella sua storia, ha vinto cinque Coppe Campioni, una Intercontinentale e ben 48 titoli israeliani, tra cui, consecutivi, dal 1970 al 1992. Giusto ricordarlo, anche perché, fondamentalmente, non va dimenticato che quello di stasera è prima di tutto un grande momento di sport.
Come hanno reagito i milioni di ebrei coinvolti nel tragico vortice della persecuzione di annientamento totale di un Popolo, che da secoli aveva superato le pur drammatiche prove della vicenda di Israele, sorretto da una fede tramandata dai Padri lungo le generazioni? Nell'inferno dei ghetti e dei campi di sterminio, molti si cimentarono, anche nei momenti estremi, con i dilemmi più profondi della loro condizione, in una disperazione senza speranza, pur in momenti di fedeltà alla Tradizione, fosse la celebrazione, sia pure al minimo, di une festività, o la recita di tefillot prima della marcia verso le camere della morte. Rabbini e dotti sopravvissuti hanno raccolto responsi allucinanti per noi posteri di una o due generazioni. Ancora più rilevante è l'approccio "teologico"da parte di Maestri che hanno osato affrontare il lancinante interrogativo del perché la Shoah ebbe luogo, con risposte per molti shoccanti, espressione di radicali convincimenti, spesso opposti. Rabbini ultraortodossi, oltre il considerare l'immane massacro come un ennesimo capitolo del millenario martirio di Israele tra i popoli, hanno considerato l'eclisse di D-O quale castigo per le trasgressioni nei confronti dell'osservanza della Legge divina, per la "laicizzazione" della nostra vita, in conseguenza dell'emancipazione, e, i più estremisti, per la "sfida" del Sionismo, profano ai disegni del Creatore, precedendo con strumenti umani la concretizzazione della Gheullah, della Redenzione, anticipando l'età messianica. Al lato opposto, il rav Zevi Yehudah Kookz. z.l., il Padre spirituale del Sionismo messianico, ha considerato la Shoah come operazione dolorosissima, ma necessaria per guarire il Popolo dalle scorie della Golah, per purificarlo dal fango della dispersione, verso la salita materiale e spirituale a Sion. Ma altri, non meno insigni per livello intellettuale e spirituale, ci hanno insegnato che non possiamo penetrare i disegni del Cielo, i motivi di un Silenzio trascendente la nostra comprensione umana. Un appello al raccoglimento, alla riflessione, all'impegno di superare con il nostro operato le scorie del passato, testimoniando giorno per giorno la Memoria dei sei e più milioni di fratelli che hanno santificato il Nome. Come chi scrive ha percepito anni addietro, sulla rampa di Auschwitz, recitando il Kadish per i suoi Cari, che hanno santificato il Nome, uniti a miriadi di fratelli, in quel luogo maledetto e negli altri lager dell'Europa.
Grandi cuochi del mondo firmano a Tel Aviv una 'Cena di Pace'
Almeno in cucina, fratellanza israelo-palestinese
TEL AVIV, 1 feb - Hanno disertato per alcuni giorni le rispettive cucine nella Casa Bianca, all'Eliseo, al Cremlino e nel Bundestag alcuni grandissimi chef, convenuti oggi a Tel Aviv per realizzare - assieme con colleghi israeliani e palestinesi - una straordinaria 'Cena di Pace'. I proventi della stimolante iniziativa - elaborata dal 'Club des Chefs des Chefs' (Ccc), che comprende 26 cuochi di rinomanza internazionale - saranno devoluti ad una serie di programmi educativi del Centro Peres per la Pace. A ciascun cuoco è stato richiesto di preparare un piatto tipico del Paese di provenienza. Gli organizzatori hanno chiesto loro di astenersi dal proporre piatti di carne e tutti hanno dovuto rispettare i limiti imposti dalla ortodossia ebraica. Durante il loro soggiorno, i cuochi dei Grandi della Terra visiteranno poi località israeliane e palestinesi, per incontrare i maestri locali di gastronomia. In una conferenza stampa, gli organizzatori hanno sostenuto che la gastronomia può appunto essere strumento di comprensione e una volta che i convitati sono seduti assieme allo stesso tavolo molte barriere vengono rimosse.
19 nuove concessioni porteranno a 515 i MW totali istallati sul territorio, che produrranno energia sfruttando la potenza del sole
Uzi Landau, Ministro israeliano dell'energia e dell'acqua, ha firmato la concessione di 19 licenze che permetteranno l'istallazione di 27MW di progetti fotovoltaici, portando il numero totale della potenza solare del paese a 515.5 MW. Le licenze, autorizzate pochi giorni dopo che il ministero ha stanziato 10 milioni di NIS (2 milioni di euro) per la pianificazione di un'area superiore a 2.000 ettari che ospiterà le future centrali solari nello stato, favoriranno la diffusione delle rinnovabili sul territorio.
Grazie alla collaborazione della Geo-Prospect, società che si occupa di indagini sul territorio, verranno individuati i siti adatti ad ospitare i futuri progetti fotovoltaici e portati avanti i piani di fattibilità per la costruzione di centrali che avranno una capacità istallata di 50 MW, per promuovere in seguito un piano nazionale per la realizzazione di ulteriori progetti.
I siti in esame includono un'area di 600 ettari e una di 200 ettari nell'area ovest della zona industriale di Dimona; 500 ettari sono stati selezionati all'interno dell'anello ferroviario a est di Dimona, 600 ettari a sud ovest di Rotem Park e infine 250 ettari a sud dell'area industriale di Timna.
"I confini ristretti della Stato di Israele ci chiedono di fare in modo che gli impianti siano situati in modo tale che occupino solo la quantità necessaria di spazio, con un uso ottimale delle funzionalità del sistema", ha specificato il ministro Landau. "In questo modo, l'elettricità pulita sarà un beneficio per tutti, nel rispetto dei valori della terra, del paesaggio e della natura".
Una mezza dozzina di razzi lanciati nelle ultimi dalla Striscia di Gaza - la parte di territorio palestinese controllata dagli islamici di Hamas - è esplosa fra oggi pomeriggio e stasera nel sud d'Israele, fra la regione del Neghev e la zona di Sderot, a sud di Tel Aviv.
Gli ordigni - secondo gli ultimi aggiornamenti dei media israeliani - sono esplosi tutti in aree agricole o comunque fuori dai centri abitati, senza provocare vittime né danni significativi.
L'improvvisa raffica di lanci è giunta a rompere una fase di relativa quiete. Gli ultimi attacchi - sporadici nei giorni e nelle settimane precedenti - erano stati "firmati" da fazioni minori della galassia estremista attiva nella Striscia. Israele, che reagisce di norma con incursioni aeree quasi a ogni episodio, considera in ogni modo Hamas responsabile ultimo di qualsiasi atto ostile - come costantemente ribadito dai comandi militari - in quanto gruppo dominante a Gaza.
Israele, siglati nuovi accordi di cooperazione con Cipro
Cipro e Israele hanno firmato due nuovi accordi che prevedono la cooperazione degli Stati nei settori della difesa e dello scambio di informazioni.
Stando a quanto affermato da entrambe le parti, i nuovi accordi permetteranno ai Paesi di portare avanti, congiuntamente, i progetti sulle trivellazioni avviate qualche mese fa, in condizioni di maggiore sicurezza.
La zona interessata dai piani di Cipro e di Israele è uno dei bacini di gas più grandi al mondo, e per tale motivo è al centro di interessi internazionali che questo accordo cerca di respingere.
Da studiosi israeliani e tedeschi. Risalgono a 3.800 anni fa
GERUSALEMME, 1 feb - Sette indovinelli babilonesi sono stati decifrati da due ricercatori, un israeliano e un tedesco, su una tavoletta di terracotta a caratteri cuneiformi di 3.800 anni fa trovata in Iraq. ''A cosa assomigliano un pesce in una vasca e un esercito schierato davanti al Re? A un arco spezzato'' (ovvero: non si mangiano e non combattono, quindi sono inutili come un arco rotto). ''Cosa e' alto come una torre, eppure non fa ombra? Un raggio di sole (torre di luce che scende dal cielo, n.d.r.)''.
Gli ebrei sono l'antipasto, i cristiani il primo e il secondo
Il tradimento del processo di pace
di Alan D. Baumann
Presso la Camera dei Deputati, l'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele ha presentato il volume: "Deception: il tradimento del processo di pace" di Itamar Marcus e Nan Jacques Zilberdik, dove vengono presentate le assurdità menzognere dell'autorità palestinese, che non solo non riconosce Israele, ma inneggia alla violenza sin dalla ripresa dei colloqui di pace nel 2010.
Ha moderato la conferenza l'On. Fiamma Nirenstein. Quanto mostrato da Itamar Marcus fa riflettere soprattutto riguardo alle crescenti aperture dell'Unione Europea nei confronti della Autorità Palestinese, tanto da definirla "rappresentante di ricerca della pace". Non si parla di Hamas e della situazione di Gaza, bensì di quanto detto e quanto realmente fatto da Al-Fatah, il partito al potere in Cisgiordania diretto la Mahmud Abbas (Abu Mazen).
Da sempre esiste il detto "un arabo ti stringe la mano destra mentre ti accoltella con la sinistra": non bisogna ovviamente generalizzare, auspicandosi che siano effettivamente in pochi, ma quando sono dei governanti a comportarsi in questo modo, la pelle inizia a contorcersi.
Vengono mostrati filmati, foto ed altri documenti della televisione palestinese: dalle dirette sportive di tornei di calcio intitolati alla memoria dei martiri, ossia a coloro che si sono fatti esplodere in un luogo pubblico, in un autobus od in una discoteca, uccidendo tanti ebrei, alle interviste ai parenti degli stessi che inneggiano ai loro eroi. I programmi culturali come la geografia fanno vedere la cartina dove la Palestina si estende da nord a sud, da ovest ad est, perché Tel Aviv è palestinese, Haifa pure e così tutto quel che esiste fra Libano, Siria, Giordania ed Egitto. I più alti esponenti religiosi parlano degli ebrei come responsabili dell'AIDS, dell'uccisione del primo martire musulmano di nome Gesù Cristo, di come non esiste altra fede oltre a quella legata ad Allah - ma gli arabi cristiani (ndr)? -, di come uccidere un ebreo porti bene e tante altre atrocità. Per di più come dice il premio nobel Elie Wiesel: "è già scandaloso incitare un uomo alla violenza, convincere un bambino lo è centomila volte di più", perché tra i filmati ci sono le interviste ai piccini che spiegano come riusciranno a liberarsi dal cancro ebraico, uccidendolo.
E dire che la UE fornisce alle autorità palestinesi milioni di euro (presi chissà dove vista la crisi) per la scuola, la cultura, la modernizzazione tecnologica e si è fatta incantare dalle parole dette in inglese da Abu Mazen e dai suoi accoliti: "pace, riconoscere Israele, abbandonare la lotta armata, acculturare la propria gente " che però in arabo, nei documenti ufficiali, vengono tradotte come "uccidi, debella, annienta " .
Alla fine di dicembre Abu Mazen, in visita in Turchia, ha incontrato con tutti gli onori, la terrorista Amna Muna, scarcerata nel quadro del ricatto palestinese per la liberazione dell'ostaggio Gilad Shalit, ed espulsa in Turchia essendosi rifiutata di stabilirsi nella striscia di Gaza. Nel gennaio 2001 Amna Muna, con alcuni complici, sequestrò e uccise il 16enne israeliano Ofir Rahum, tagliando il suo corpo in più parti. Un delitto per cui non ha mai mostrato il minimo segno di rincrescimento, cosa che contribuì a trasformarla in una sorta di leader dei detenuti palestinesi.
La televisione palestinese non parla di israeliani perché Israele non esiste: solo ebrei con i loro fratelli minori. Inoltre anche questa eterna Primavera Musulmana, perché di questo si tratta, accresce la violenza verso le comunità cristiane in Africa ed in Asia.
Come si dice negli USA: gli ebrei sono l'antipasto, i cristiani il primo ed il secondo
TEL AVIV - Israele pianifica la costruzione di una ferrovia che colleghi i suoi porti del Mediterraneo con quelli del Mar Rosso, potenzialmente attraendo una gran quantità di merci in transito tra Europa ed Asia, che ora passano attraverso il canale di Suez. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto nel corso di una riunione di governo che questa possibilità ha già suscitato «grande interesse» tra gli esportatori di India e Cina. Il progetto dev'essere ancora approvato in maniera definitiva e non c'è ancora certezza sui finanziamenti. La linea andrebbe da Eilat, sul mar Rosso, a Ashdod, 30 km a sud di Tel Aviv, sul Mediterraneo.
Funzionari israeliani hanno respinto l'idea che la ferrovia sia stata progettata in risposta alla situazione egiziana e all'ascesa dei partiti islamici al Cairo, e sottolineano che si tratta di un progetto che servirebbe ad accogliere un'eventuale eccesso di traffico marittimo, attualmente in crescita globale. Nel 2009 attraverso il Canale è passato l'8% di tutto il traffico via mare del mondo
Israele, ottimi dati economici e culturali. Il segreto delle nazioni
di Paolo della Sala
Straordinari dati economici e culturali di Israele. Gli investimenti in venture capital sono 80 volte quelli cinesi. Il 45% della popolazione è laureato, contro il 15% in Italia. Cina: 600.000 nuovi ingegneri ogni anno. Il segreto di altre nazioni.
Esce anche in Italia un libro sconvolgente (ma non troppo, per chi segue senza prevenzioni la storia degli israeliani). Si tratta di Start up Nation, di Dan Senor e Saul Singer, ora pubblicato da Mondadori.
Israele segue le stesse policy di espansionismo economico all'estero di Turchia, Cina e Stati Uniti. Ma non si pensi che ciò sia limitato alla "repressione" dei palestinesi. Nell'economia israeliana contano molto di più gli accordi strategici con Cipro per lo sfruttamento dei fondali del bacino del Mediterraneo sudorientale, ricchi di gas e petrolio.
Inoltre Israele -come fa in parte l'India, ma con una parte limitata delle sue caste, puntando sulla Information Technology- ha puntato sull'oro dei popoli: la cultura.
La cultura, la competenza, il sapere sono un fattore di ricchezza straordinario, per Paesi che non hanno petrolio né gas.
1- La Cina sforna oltre 600.000 ingegneri all'anno. La gran parte dei dirigenti della Banca centrale cinese è formata da ingegneri. La Cina è un engineer State.
2- L'Italia è stata una grande potenza scientifica finché ha mantenuto elevato lo standard dell'insegnamento del latino nelle scuole pubbliche. Il latino è la materia scientifica per eccellenza.
3- In ogni casa del Sud Corea si studia il Talmud ebraico. Circa 50 milioni di persone vivono in Corea del Sud, dove tutti imparano Ghemara (il Talmud) a scuola. Tutte le famiglie ne hanno una copia in coreano, non per fede, ma perché il sistema-Paese ha ragionato e ha valutato che il Talmud rende più intelligenti.
4- Lo stesso succede(va?) nelle nazioni protestanti, dove ogni bambino a dieci anni conosceva perfettamente la Bibbia (e ne comprendeva il difficile lessico, la retorica, gli stilemi, il simbolismo etc.). E' lo stesso nelle nazioni coraniche, dove il limite però consiste nel fatto che il Corano viene imparato a memoria (tranne in alcune scuole coraniche), e dove di conseguenza non c'è discussione, non c'è confutazione, elementi fondamentali per il ragionare-concatenare-dedurre di Sherlock Holmes. Anche il cattolico segue troppo spesso una formazione da rosario e non esegetica sui testi biblici e -di conseguenza- sugli altri testi, dalla scuola ai saggi all'interpretazione di film o eventi politici.
Alcuni dati
Israele ha più alta densità di start-up al mondo (una ogni 1.844 cittadini). Israele ha investimenti in venture capital (=investimenti in imprese non quotate in Borsa ad alto potenziale di sviluppo -ma con rischio di'impresa) che nel 2008 erano più del doppio degli Stati Uniti, 30 volte più dell'Europa, 80 volte più degli investimenti in Cina.
A proposito di IT: Israele è seconda solo agli USA per numero di imprese quotate al Nasdaq, e da sola supera tutte le imprese dell'intera Europa (Europa= Età della Pietra, grazie alla burocrazia).
Merito di liberalizzazioni serie. Di una riforma delle banche.
Merito del capitale umano nazionale: il 45% della popolazione è laureato, contro il 15% dell'Italia.
GERUSALEMME, 1 feb. - Trionfo per il premier israeliano, Benjamin Netanyahu alle primarie del partito del Likud. Il leader ha guadagnato quasi l'80 per cento dei voti dei 120mila membri del partito contro l'estroverso esponente dell'estrema destra israeliana, Moshe Feiglin, che ha cercato di movimentare le primarie cavalcando il malcontento tra i coloni. Netanyahu ha annunciato la sua vittoria poco prima della diffusione dei risultati ufficiali "ringraziando" i suoi sostenitori "per la fiducia e il rinnovato supporto". Il risultato, secondo alcuni analisti locali, anche se ampiamente previsto, spiana la strada verso elezioni anticipate. Come segnala anche in apertura il principale quotidiano israeliano 'Yediot Aharonot' che titola questa mattina "Netanyahu vorrebbe le elezioni ad ottobre", mentre il Daily Maariv apre con "Vittoria per Netanyahu che ora pensa ad elezioni anticipate". .
Il Giorno della Memoria è appena passato, ma merita ancora tutta la nostra attenzione l'articolo di Bernard Henry Levy che riporta sul Corriere quanto è avvenuto a Vienna lo scorso 27 gennaio. Parla del futuro della Francia, Levy, parla di Marine Le Pen che ha partecipato ad un valzer di sicuro per nulla innocente, ma, riflettendoci bene, parla anche del futuro dell'Europa tutta nella quale i nemici della democrazia (i nazi-fascisti, gli estremisti nazionalisti, per intenderci meglio) stanno riunendo le loro forze. Anche Davide Giacolone firma ancora un articolo sul Giorno della Memoria, ma gli va detto che qualsiasi paragone o parallelismo tra Shoah e gli altri orrori del secolo scorso va rifiutato. Non intendo cerco negare minimamente gli orrori dei quali il comunismo sovietico, coi suoi gulag, si rese colpevole; è certamente vero che troppi preferiscono dimenticare anche questa realtà, e questo lo riconosco pienamente e va detto. Ma, per favore, non mettiamo tutto insieme; piuttosto si studino, con gli storici, i singoli orrori degli anni recenti; c'è tanto lavoro per chi si vuole cimentare nell'opera.
In Italia, intanto, si è inaugurata al Vittoriano la mostra sui Ghetti nazisti e, giustamente, il presidente Fini (Tempo Roma) ha ricordato che anche l'Italia ha avuto le sue responsabilità nei confronti di tanti ebrei italiani. E' il concetto che ricordavo in proposito su queste colonne la settimana scorsa.
Frank Jacobs sull'International Herald Tribune, una delle testate regolarmente ostili ad Israele, firma un articolo nel quale parla delle città divise da mura; Berlino (ieri), Nicosia (con l'isola tutta di Cipro), e non solo. Riconosce, bontà sua, che a Gerusalemme non c'è più una separazione fatta di mattoni (ma avrebbe fatto bene a ricordare che quando Gerusalemme era fisicamente tagliata in due, la parte araba era stata ripulita dalla presenza ebraica), ma si chiede come le due parti (?) possano convivere e crescere insieme. Insomma, una Gerusalemme unita, magari anche capitale di due diversi stati, con arabi ed ebrei che ci vivono insieme come nell'antichità e fino al '48, e poi ancora dopo il '67, non viene accettata da Jacobs. Eppure il governo israeliano facilitando il progresso economico arabo, sta lavorando proprio in questa direzione.
Si avvicinano, anche in Israele, le elezioni politiche, e un editoriale del Wall Street Journal descrive le mosse preparatorie di Netanyahu.
La maggior parte degli articoli odierni si concentra su quanto avviene al Palazzo dell'ONU; passa una risoluzione voluta dalla Lega Araba e sostenuta dall'Occidente, ma la Russia di Putin non molla il suo appoggio al regime di Assad per non perdere le basi nel Mediterraneo e l'importante cliente delle proprie industrie belliche. Così, mentre si denunciano (solo a parole) i tanti morti, non si cita il Capitolo 7 della Carta delle Nazioni che solo permetterebbe di passare dalle parole ai fatti.
Luca Geronico su Avvenire descrive la guerra civile oramai in atto, e le conseguenze che si faranno sentire comunque per lungo tempo; Hamas si allontana sempre più da Damasco (Davide Vannucci su Europa), e questa è una mossa politica densa di significati, ed intanto è in atto un riavvicinamento alla Giordania (ostile ad Assad). Maurizio Molinari aggiunge una riflessione sull'eventuale dopo Assad, indicando i due attuali ipotetici futuri leader; l'attuale ministro degli esteri, fedelissimo del regime, o la attuale vice-presidente, preferita dalla Lega Araba e sorella di un leader dei Fratelli Musulmani attualmente in esilio.
Chi vuole capire che cosa sta portando la Primavera araba può leggere Fabio Scuto che, su Repubblica, parla delle difficoltà nelle quali si trovano gli americani che pensavano di aiutare una nascente democrazia.
Molti, anche tra i responsabili dello Stato di Israele, scrivono sulle colonne di tutto il mondo su quanto potrà succedere in Iran, e sulle future azioni israeliane; ne parla Paola Peduzzi sul Foglio, ma, come sempre in questi frangenti, nessuno può davvero sapere quanto bolle in pentola, mentre coloro che lo conoscono non lo svelano certamente ai lettori dei quotidiani. Ciononostante Bernardo Valli su Repubblica sembrerebbe escludere che possa passare la prossime estate senza un attacco militare israeliano. Non resta che restare in trepidante attesa (e magari riflettere sulle tremende responsabilità di coloro che dovranno prendere le decisioni).
Il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu ha espresso preoccupazione riguardo l'affluenza alle urne in vista delle primarie, temendo che il raggiungimento di un quorum basso potrebbe automaticamente supportare il rivale Moshe Feiglin. I membri del Likud si recheranno alle urne oggi, per eleggere il nuovo consiglio centrale del Partito e scegliere tra i due leader.
Si tratta di circa 125mila potenziali aventi diritto, membri del partito per almeno 16 mesi. Saranno aperti per l'occasione più di 150 seggi elettorali. I risultati si sapranno soltanto dopo la mezzanotte, quando il vincitore terrà una conferenza stampa a Tel Aviv. Nell'ultima tornata tenutasi nell'agosto 2007, Netanyahu vinse con il 73,2 percento, mentre Feiglin riscosse solo il 23,4% dei consensi. L'affluenza il quel caso fu solo del 40 percento.
Giornata europea della Cultura ebraica. Il 2012 sarà l'anno del Witz
di Rossella Tercatin
L'appuntamento è per domenica 2 settembre 2012. Appena tornati dalle vacanze estive, gli abitanti di 28 paesi (quest'anno la novità è l'adesione della Turchia) avranno come ogni autunno la possibilità di visitare i luoghi ebraici delle proprie città, di assistere a conferenze, concerti, mostre, di esplorare la cultura del Popolo del libro. Quest'anno partendo da uno dei suoi tratti più apprezzati: il witz, la comicità, la capacità di trovare una ragione per sorridere anche in situazioni difficili. In altre parole, lo spirito dell'umorismo ebraico.
"Il mondo sa bene quanto gli ebrei siano bravi a lamentarsi di se stessi quando si trovano a fronteggiare un momento complicato", spiega il sito dell'Aepj (European Association for the Preservation and Promotion of Jewish Culture and Heritage), l'organizzazione che si occupa di dare impulso all'iniziativa a livello centralizzato. "Ogni anno chiediamo ai coordinatori di tutti i paesi di inviarci delle proposte - spiega Annie Sacerdoti, membro del Consiglio direttivo dell'Aepj e consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane con delega alla Giornata -
Quest'anno ne abbiamo ricevute oltre una sessantina, e l'umorismo in tutte le sue forme, ma soprattutto l'autoironia ebraica, è un'idea arrivata da più parti. Penso che questa scelta sarà molto apprezzata". L'Aepj ha bandito anche un concorso per il logo della manifestazione (scadenza 1 marzo 2012): le proposte saranno valutate da una commissione in cui siederà un rappresentante del Consiglio d'Europa, che sponsorizza l'iniziativa.
Nata nel 2002, ogni anno la Giornata europea della Cultura ebraica coinvolge un numero maggiore di paesi, volontari, visitatori (nel 2011, tema Ebraismo 2.0, dal Talmud a internet, sono stati circa 50 mila in Italia e 180 mila in Europa).
"L'Italia, insieme alla Spagna, è il paese in cui la Giornata riscuote maggiore successo - sottolinea Sacerdoti - L'anno scorso hanno partecipato oltre sessanta località e molte hanno deciso di prolungare gli eventi per diversi giorni. Ora si tratterà di scegliere quale sarà la città capofila per il 2012".
Se Israele dovesse attaccare l'Iran ed Hezbollah reagisse in soccorso dell'alleato di ferro, gli ayatollah sciiti a Teheran, la missione Unifil nel sud del Libano, tornata di nuovo a guida italiana, "si chiuderebbe nel bunker e aspetterebbe che passi la tempesta". E' la previsione di Staffan de Mistura, un passato di diplomatico all'Onu e oggi sottosegretario agli Esteri, che non esita a definire l'ipotesi il 'worst case scenario', lo scenario peggiore di tutti. Il Partito di Dio, il movimento sciita libanese legato a doppio filo agli ayatollah a Teheran, non ha mai fatto mistero che la sua reazione sarebbe immediata, il lancio di razzi contro Israele. "Le tensioni tra Israele e Iran sono una grave causa di preoccupazione: da tempo Hezbollah ha fatto capire che se l'Iran viene attaccato da Israele, loro non staranno con le mani in mano. E il teatro di scontro sarebbe inevitabilmente l'area di azione di Unifil. Ma in tal caso, Unifil -spiega de Mistura- non parteciperebbe al conflitto, allo scambio di razzi tra Israele ed Hezbollah: si arrocca nel bunker e vi rimane fino a quando e' passata la tempesta" .
(AGI, 31 gennaio 2012)
Nulla di nuovo sotto il sole: anche nel maggio '67 Nasser intimò all'Onu di togliere i caschi blu dal Sinai perché doveva andare a distruggere Israele e U Thant, segretario Generale dell'Onu - organizzazione nata per salvaguardare, e imporre anche con la forza se necessario, la pace - obbedì all'istante.
Ma poi mi viene ancora un cattivo pensiero: "le tensioni tra Israele e Iran" dice costui? A me sembra che non ci sia un parallelismo possibile tra i due Paesi: uno dei due dice chiaramente di voler annientare l'altro, e quest'altro che cosa dovrebbe fare? Aspettare di essere annientato, in modo che poi tutti "vissero felici e contenti"? Come disse Golda Meir, "Capisco che vogliate spazzarci via dalla carta geografica, ma non aspettatevi che vi aiutiamo a farlo". Emanuel Segre Amar
Scampò all'Olocausto, fu testimone del processo Eichmann: incontra gli studenti
Avraham Aviel, 83 anni, partigiano ebreo, al Valli con Istoreco
Avraham Aviel
REGGIO EMILIA (31 gennaio 2012) - Partigiano ebreo nella Polonia occupata dai nazisti, sopravvissuto all'Olocausto e testimone al processo contro Adolf Eichmann a Gerusalemme. E' un ospite davvero d'eccezione, Avraham Aviel, 83 anni, che mercoledì 1 febbraio sarà protagonista a Reggio Emilia, alla presenza dell'assessore regionale alla Cultura Massimo Mezzetti.
L'occasione, un nuovo appuntamento del percorso preparatorio al 'Viaggio della Memoria 2012' di Istoreco, che porterà 900 studenti e insegnanti reggiani in Polonia, in visita a Cracovia e ai campi di sterminio e concentramento di Auschwitz-Birkenau, in tre visite distinte, da metà febbraio sino alla prima settimana di marzo.
Dalle ore 9.30 del 1 febbraio, al teatro Ariosto, Avraham Aviel incontrerà i giovani che il prossimo mese partiranno per il viaggio verso la Polonia, dove lui ha combattuto e passato momenti terribili durante la Seconda guerra mondiale, perdendo la propria famiglia.
Avraham Aviel, di origine ebraica, è nato nel 1929 a Dowgalishok, un piccolo paese in una zona che allora era Polonia e oggi si trova in Bielorussia. E' sopravvissuto all'eccidio dell'area di Radun, in cui buona parte degli abitanti e dei famigliari di Aviel vennero massacrati, e fino al 1945 ha combattuto come giovanissimo partigiano contro gli occupanti nazisti e i collaborazionisti locali.
Aviel nel 1945 arriva in Italia, sulle Alpi, dove diventa uno dei "ragazzi di Selvino", nel bergamasco: oltre 800 giovani ebrei, privi delle loro famiglie perse durante la guerra, ospitati, curati ed educati per emigrare pochi mesi dopo. Viene fermato e rinchiuso in un campo di prigionia inglese a Cipro sino al dicembre 1946, quando riesce ad arrivare in Palestina, in quello che diverrà lo stato di Israele. Da allora ha sempre vissuto in Medio Oriente, dove ha costruito la sua famiglia.
Fra il 1961 e il 1962, Avraham Aviel ha testimoniato al processo tenuto a Gerusalemme ad Adolf Eichmann, uno dei grandi "burocrati" ed organizzatori dell'Olocausto, fra i responsabili della "soluzione finale" verso il popolo ebraico.
Grazie alla collaborazione con l'Istituto storico di Gerusalemme Yad Vasherm, ora arriva a Reggio Emilia, per parlare agli studenti reggiani di quegli anni terribili, raccontando però anche i momenti di resistenza e di speranza.
L'Israele che non vorresti
L'8 giugno Tel Aviv ospiterà il Gay Pride 2012
Tel Aviv ospiterà il prossimo 8 giugno l'edizione 2012 del Gay Pride, evento che, insieme ad altre manifestazioni, attrae da sempre numerosi turisti LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali) provenienti da tutto il mondo. Per l'edizione di quest'anno sono attesi oltre 100.000 partecipanti.
Considerata la capitale mondiale del turismo gay, nelle settimane scorse Tel Aviv è stata nominata la più popolare città gay anche dal sito di American Airlines, grazie alla vivace vita notturna, al cibo e alle spiagge più belle.
Farmers israeliani fanno cambiare il colore degli ortaggi
Farmers israeliani sono riusciti a far cambiare il colore abituale degli ortaggi. Adesso forniscono sul mercato mondiale pomodori di colore nero, carote iridescenti e limoni rossi. I farmer affermano che il nuovo colore gioverebbe alla salute. Così, hanno ottenuto il colore nero dei pomodori grazie ad un pigmento creato in base ai mirtilli. Secondo gli esperti, questo pigmento satura i pomodori di quantità supplementari di vitamina C e di antiossidanti. Queste invenzioni saranno presentate alla fiera agricola internazionale che si apre ai primi di febbraio. Alla fiera parteciperanno oltre 250 società da tutto il mondo.
Le azzurrine arrivano in Palestina aspettando il Mondiale in Uzbekistan
di Giada Di Camillo
Prima uscita per la Nazionale Femminile Under 20, in vista del Mondiale di categoria in programma dal 18 agosto all'8 settembre in Uzbekistan.
Le diciannove Azzurrine, convocate dal commissario tecnico Corradini, giocheranno una doppia amichevole con la Palestina martedì 7 all'International Stadium di Dura alle ore 15.00 e giovedì 9 febbraio allo Stadio di Al Khader, sempre alle ore 15.00.
Il Campionato mondiale Under 20 è la più importante competizione internazionale di calcio femminile riservata alle atlete di età inferiore a 20 anni ed è disputato tra le Nazionali femminili Under 20 dei Paesi affiliati alla FIFA.
Ha cadenza biennale e dal 2006, con la creazione del Campionato mondiale di calcio femminile Under 17, il limite di età è stato alzato a 20 anni. Campione in carica è la Germania, che ha vinto l'edizione 2010. Le Azzurrine, in vista di questa doppia amichevole in Palestina, si raduneranno domenica 5 febbraio alle ore 20.00 a Roma presso "La Borghesiana" e partiranno il giorno successivo.
Turchia: altro sgarbo a Israele, Ankara apre le porte a Hamas
di Serena Grassia
Il presidente della Turchia, Abdullah Gul, si è detto favorevole alla possibilità che Hamas possa aprire un ufficio di rappresentanza in Turchia. "Ankara è uno dei più convinti sostenitori della causa palestinese e Hamas è un grande gruppo politico che ha vinto le elezioni", ha dichiarato Gul ai giornalisti in una conferenza stampa tenutasi domenica in cui ha ricordato l'affermazione elettorale del movimento di ispirazione islamica prima che venisse esautorato da Fatah, almeno in Cisgiordania.
La possibilità dell'apertura di uffici di Hamas in Turchia arriva nel momento in cui si accavallano notizie sulla chiusura degli uffici di Hamas a Damasco, a causa delle proteste in corso in Siria.
Hamas - che da 2008 governa di fatto la Striscia di Gaza - è considerata un'organizzazione terroristica da Israele e dall'Occidente, ma non dalla Turchia. Quest'ultima attualmente è impegnata in progetti umanitari a Gaza, tra cui la ricostruzione di parte del territorio palestinese distrutto dall'offensiva israeliana del 2008. Il capo del governo de facto di Hamas, Ismail Haniyeh, è stato accolto in pompa magna nel corso di una visita in Turchia ai primi di gennaio, come prima tappa di un tour regionale durante il quale ha reso omaggio ai nove turchi uccisi durante un raid israeliano contro una flottiglia di aiuti umanitari diretti a Gaza, a maggio 2010. I legami tra Turchia e Israele, paesi un tempo alleati, si sono bruscamente deteriorati dopo l'assalto contro la nave turca diretta, appunto, a Gaza.
Molti osservatori sostengono però che il repentino cambiamento della Turchia sia stato dettato da altre considerazioni, più di natura politica ed economica.
Una legge impone la presenza di donne nelle commissioni di nomina dei giudici rabbinici
di Serena Grassia
La Knesset si appresta ad approvare una legge che impone la presenza di almeno due donne nelle commissioni che nominano i giudici rabbinici.
Tzipi Hotovely, del Likud, tra le promotrici dell'iniziativa legislativa, ha accolto la notizia con entusiasmo, definendola "un cambiamento significativo per i diritti delle donne, in funzione soprattutto del fatto che i giudici rabbinici esercitano un'influenza considerevole sulle procedure di divorzio."
All'inizio di Gennaio, infatti, l'Alta Corte di Giustizia israeliana aveva dichiarato inaccettabile il fatto che la commissione di nomina dei giudici rabbinici fosse composta esclusivamente da uomini, sollecitando in questo senso un intervento politico.
La viticultura esiste in Israele sin dall'età biblica: la Torah ci dice che Noè, dopo la salvezza dal diluvio universale, piantò dei vigneti e preparò del vino. Nell'ebraismo, infatti, l'uva era ed è ancora oggi un simbolo di prosperità, accompagna le celebrazioni religiose ed è sinonimo di gioia. Nel 7 secolo A.E.V. con la conquista del Medio Oriente da parte dell'Islam la produzione di vino fu completamente cessata, e le vigne furono distrutte.
La produzuone riprese realmente solo nel 19o secolo, quando il Barone Edmond de Rothschild, proprietario del Chateau Lafite-Rothschild, iniziò a importare in Israele vitigni francesi e nuove tecnologie per la viticultura. Egli piantò vitigni nella zona di Rishon Le Zion e Zikhron Ya'akov vicino a Haifa.
Da qui inizia in Israele un'importante produzione vinicola facilitata anche da un clima e da un terreno capaci di dar vita a diversi tipi di vino come Cabernet, Merlot, Shiraz, Riesling e Chardonnay per nominarne qualcuno. Si tratta di una produzione che, sino agli anni 90, vede come principale mercato di riferimento quello degli Ebrei del mondo alla ricerca di vino Kosher.
E' solo recentemente che questa produzione si è spostata verso un bacino di utenza più ampio capace di coinvolgere gli estimatori più attenti.
In particolare la rivoluzione a cui si assiste oggi, consiste nella nascita e nella sucessiva esportazione in Italia di vere e proprie boutique di vino, ossia piccole aziende nate nei Kibbutz o nei Moshav dove viene prodotta un quantità relativamente bassa di bottiglie (dalle 20.000 alle 100.000 all'anno) che però nascono da una profonda e scurpolosa ricerca delle materie prime allo scopo di realizzare un prodotto di alta qualità.
Quella che si realizza, dunque, è una produzione volutamente ristretta caratterizzata da una lavorazione ancora artigianale e attenta ai dettagli. Una lavorazione che può svilupparsi solo con numeri relativamente bassi dove è ancora l'uomo e non la macchina il fautore di tutto il processo.
I vini nati all'interno di queste cantine/boutique arrivano oggi in Italia per dimostrare la loro vivacità e la loro ricchezza. Bianchi, rosati e rossi delle cantine Rimon, Ben Haim, Ramon Naftali, Tzora, Kadesh Barnea, Shilo, Naaman, Tulip, Odem, Adir e Granada, Recanati e Benyamina daranno la possibilità di conoscere i sapori delicati ma energici di questi vini dalle sfumature inedite e creative.
Vini capaci di sottolineare l'infinito amore del popolo d'Israele verso la loro terra e il loro lavoro.
Grazie di aver pubblicato la notizia riguardante lo sviluppo di un nuovo farmaco che potrebbe bloccare lo sviluppo della malattia conosciuta con la sigla SLA, dagli scienziati israeliani, presso l'università di Tel Aviv . Gli ultimi esami suggeriscono che io sia afflitto da questa malattia che, con il senno del poi, potrebbe essere in lenta progressione da 3 anni. Seguirò con interesse la commercializzazione di questo farmaco.
"Israele che non ti aspetti" era il titolo di una mostra di qualche mese fa. In realtà, chi conosce Israele non è sorpreso da fatti come questi. Sono sorpresi quelli che pigramente ascoltano soltanto i media genericamente ostili, e sono irritati quelli che vorrebbero presentare Israele come il concentrato di tutta la cattiveria umana. M.C.
Uno dei più sofisticati droni nelle forze armate israeliane per caso si è schiantato in un campo domenica, senza causare vittime, ha detto un portavoce dell'esercito . "A Eytan" (che significa" forte "in ebraico) per caso si è schiantato in un campo oggi in Israele durante un test in corso congiuntamente dall'esercito e Israel Aerospace Industries. Non ci sono stati feriti", ha detto il portavoce all'AFP. La televisione privata Canale 10, ha detto che un ala rotta, apparentemente a causa di un carico pesante,ha provocato una perdita stimata a 10 milioni di dollari. Il drone enorme, di cui l'esercito ne ha solo pochi in servizio, ha le dimensioni di un Boeing 737, in grado di volare 36 ore non-stop - portando l'arci-nemico di Israele, iraniano nel raggio d'azione - e trasportare un carico utile ad una altitudine di 13.000 metri (40.000 piedi).
EDIPI organizza per primavera questo importante viaggio di "Archeologia Biblica" con lo scopo di conseguire tre obiettivi:
Creare tra i partecipanti dei "testimonial" autorevoli riguardo l'assoluta ebraicità di Gerusalemme, consacrandola per sempre e inequivocabilmente come l'unica e integrale capitale di Israele.
Questa iniziativa tende a stoppare il tentativo della Palestina, divenuta membro dell'Unesco, di cancellare la storia ebraica di Gerusalemme facendola passare per araba.
Arricchire la nostra personale conoscenza della Parola di Dio con chiari ed evidenti contenuti storico-archeologici che ci permettono di leggere la Bibbia quasi con..."occhiali 3D".
Trasformare il solito viaggio in Israele dei "pellegrini" in un importante occasione culturale con la Bibbia usata come guida turistica.
La presenza inoltre del prof. Dan Bahat, eminente archeologo biblico israeliano, garantirà il massimo risultato per raggiungere gli scopi del viaggio..
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Ultimi posti disponibili a condizioni incredibili, poichè 11 giorni a 1550,00 Euro non trovano riscontro con nessun'altra proposta, considerando anche la presenza di una guida archeologica di fama internazionale: Dan Bahat.
Grazie all'aiuto di colui che è considerato uno dei maggiori archeologi israeliani, avremo la possibilità di incontrare anche l'ex vicesindaco di Gerusalemme, David Cassutto, l'architetto che seguì la realizzazione del piano urbanistico della nuova Gerusalemme (non quella...celeste!).
Per cui il programma di questo viaggio a profilo archeologico biblico si arricchirà anche di argomenti tendenti a controbattere quanti accusano Israele di voler evidenziare i propri diritti storici su Gerusalemme: Israele e il popolo ebraico desiderano ardentemente riportare quanto più possibile alla luce il passato che li lega al presente. La Bibbia non intende essere un libro di storia, ma gli eventi che vi sono narrati sono fatti storici riconducibili a luoghi che possono essere individuati.
Sembrerà strano che sia Dan Bahat che David Cassutto insisteranno nel collegare vicende locali, come uno scavo archeologico, per importante che sia, con considerazioni di geopolitica mondiale. Fatto è che i due piani non sono assolutamente scindibili.
Infatti il WAQF, l'organismo che gestisce i beni religiosi islamici, agisce per interdire la ricerca di reperti archeologici della storia di Israele se non addirittura per distruggerli con l'obbiettivo di far passare Gerusalemme per una città islamica.
In un articolo apparso sui Quaderni Speciali di LIMES, la rivista italiana di geopolitica,"La battaglia per Gerusalemme", Dan Bahat concludeva:
"In ogni caso, la tendenza islamica è di minimizzare e se possibole negare qualsiasi elemento che testimoni la presenza e la continuità storica di qualsiasi altra civiltà o religione. Ciò significa anche ostacolare l'archeologia, che potrebbe offrire un contributo importantissimo alla decifrazione del passato di Gerusalemme, tenendo conto di tutte le religioni. Dobbiamo concordare sul fatto che questo problema non riguarda solo il popolo ebraico ma anche il mondo cristiano e anzi ogni persona che abbia a cuore la comprensione della storia".
Hamas cerca sponsor. Arriva la Turchia e sborsa 300 milioni
di Fiamma Nirenstein
Hamas abbandona la nave che affonda e cerca casa in un mare di difficoltà nuove. Ma ecco che si avvicina un nuovo sponsor, Erdogan e gli regala 300 milioni di dollari. Così si può ricapitolare la corrente situazione di una organizzazione che è nella lista europea e quella americana del terrorismo internazionale.
Hamas lascia Damasco, anche se com'è ovvio smentisce, perch' il suo sempiterno protettore, l'Iran, che ancora sponsorizza Bashar Assad di Siria, gli ha richiesto di combattere contro gli insorgenti, ovvero, in larga parte, la Fratellanza Musulmana, e Hamas ha rifiutato perch', comunque, ne fa parte. Quindi ha perduto il suo migliore mecenate e anche la sede. Cerca casa: dunque, Mashaal ha fatto molte ispezioni. È apparso il Qatar come una cometa. Poi, ad Amman, dove sembra si trovi adesso, ma la monarchia permette di risiedere in forma personale, non ufficiale: la Giordania ha conosciuto momenti duri con i palestinesi. Al Cairo, anche se la casa madre, i Fratelli Musulmani, sono maggioranza, al momento non c'è convenienza (lo scopo primo è un tono pragmatico e il cibo per 80 milioni di persone!) nel mostrarsi mano nella mano con Hamas, feroce di nome e di fatto. Andare tutti a Gaza, la cosa più naturale? No, tutta la leadership sarebbe in caso di guerra alla merc' di Israele; e poi Haniyeh e Mashaal hanno un cattivo rapporto. Haniyeh, primo ministro, è divenuto il volto pubblico, è lui che ha portato a casa il finanziamento turco. Insomma, dentro Hamas, si litiga: e anche chi vuole l'unificazione con Fatah si trova contro Haniyeh. Per sottolineare la spaccatura, lui fa dichiarazioni in stile iraniano: «I giorni di Israele sono contati», dice e chiama a raccolta un «esercito arabo della jihad per la liberazione della Palestina». Ma gli arabi sono presi dai fatti loro. E anche l'Iran. Ed ecco che arriva il denaro turco.
AMANTEA - «L'ebraismo in Calabria é presente molto di più di quanto si creda». E' partito da questa considerazione Roque Pugliese, anestesista rianimatore in Calabria, ma soprattutto rappresentante della grande comunità ebraica napoletana, che ieri mattina ha partecipato ai lavori del convegno "... Ricordare per non dimenticare..." che la dinamica sezione amanteana della Fidapa, guidata da Franca Dora Mannarino, assieme all'ITC "Mortati", diretto da Alisia Rosa Arturi, hanno organizzato perla Giornata della Memoria. Un evento, quello amanteano, che lo stesso Pugliese ha definito "un dono di Dio," riconosciuto come l'unico ufficiale dalla comunità ebraica di Napoli in Calabria, tanto che gli atti del convegno saranno diffusi in Israele e in tutte le comunità ebraiche del mondo. I lavori sono stati introdotti dalla presidente Mannarino che ha voluto trasmettere ai tanti allievi presenti il senso dell'incontro, utile a far comprendere come il male possa diffondersi e divenire prevalente sul bene. «E' necessario non dimenticare - ha ammonito - per far si che quanto accaduto non si ripeta mai più». Un concetto ripreso e ribadito con forza subito dopo dalla Arturi, che ha anche inteso sottolineare l'importanza della giornata e l'impegno registrato tra i docenti e gli stessi allievi dell'istituto.
Israele - Staminali. Prossimi ad un farmaco contro la SLA
La perdita di massa muscolare causata dalla malattia di Lou Gehrig -sclerosi laterale amiotrofica- e' rapida e fatale, e molte persone non vi sopravvivono piu' di cinque anni dopo che e' stata loro diagnosticata. Gli organi interni non funzionano e questo porta ad un blocco respiratorio. Ora una promettente indagine con cellule staminali di laboratorio della Universita' di Tel Aviv sta procedendo per la creazione di un farmaco che blocchi il progredire di questa malattia e aumenti le aspettative di vita.
La ricerca ha dieci anni e la FDA americana la reputa ad un livello di "farmaco orfano". Ma ora si sta venendo a capo con alcune prove mediche al Centro Medico Universitario Hadassah, grazie alla supervisione del professor Dimitrios Karussis, un esperto di trapianti di cellule staminali e a capo del centro di Sclerosi Multipla del medesimo centro medico. L'azienda BrainStorm Cell Therapeutics, che ha la licenza per la commercializzazione della ricerca, fa sapere che si e' gia' ad un buon livello di ricerca medica per la produzione di un farmaco -NurOwn- che potrebbe aiutare a bloccare la malattia.
Una ferrovia dal Mar Rosso al Mediterraneo aggirerà il Canale di Suez
Israele vuole realizzare una linea ferroviaria di 350 km che colleghi il suo porto di Eilat, sul Mar Rosso, ad Ashod, sul Mediterraneo, per consentire alle merci di aggirare il Canale di Suez, sotto controllo egiziano. L'idea del primo ministro Benjamin Netanyahu e' che le navi depositino le merci a Eilat mentre una seconda nave li riprendera' ad Ashdod, 30 km a sud di Tel Aviv. Idea cui, secondo Netanyahu, si sono mostrate 'molto interessate' le grandi potenze commerciali del XXI secoldo, Cina ed India. Il progetto, ancora in fase di elaborazione, non punta a danneggiare l'Egitto, sottolineano fonti israeliane, ma intende essere complementare al traffico che passa da Suez, che sembra aver raggiunto la saturazione.
Nell'elegante Rothschild Boulevard del centro di Tel Aviv, da un paio di anni c'è un piccolo bronzo equestre che ritrae il suo primo sindaco, Meir Dizengoff. Ottanta anni fa, abito scuro, borsalino chiaro e in sella al suo inseparabile cavallo bianco, Dizengoff guidava lungo le strade della città la parata di apertura delle prime Olimpiadi ebraiche della storia, le Maccabiadi. Erano arrivati 390 atleti da quattordici nazioni a inaugurare lo stadio finito di costruire poco prima; e fu messa in scena una cerimonia che oggi evoca un sapore di purezza e di valori antichi: centoventi piccioni viaggiatori liberati in volo, dieci per ognuna delle dodici tribù di Israele, per annunciare l'evento al mondo. Lo Stato di Israele non era ancora nato; ma la convinzione che, dopo secoli di ghetti e povertà, ormai fosse necessaria anche una rinascita fisica del popolo ebraico, sì. Il più grande sostenitore di questa idea fu il medico-scrittore, e fustigatore impietoso della società dei suoi tempi, Max Nordau: «E vero che i nostri muscoli sono stati indeboliti e che la nostra postura non è sempre soddisfacente; ma quando noi ebrei ci impegniamo nello sport, i difetti spariscono», proclamava dal 1898. (Dei libri di Nordau, tradotti in 18 lingue, in italiano è stato ripubblicato recentemente Degenerazione da Piano B). Da allora cominciarono a formarsi nella Mitteleuropa i primi club sportivi ebraici, intitolati (e lo sono tuttora) all'eroe del I secolo a.C. Giuda Maccabeo. Nel 1921 si riunirono nel Maccabi World Union; e poi si arrivò a quelle prime «Olimpiadi del cavallo bianco» (è questo il nome impresso nella memoria collettiva) del 1932. Dopo una seconda edizione nel '36, e dopo il buio del nazismo e della guerra, dal 1950 è ripresa la cadenza quadriennale dei giochi di Tel Aviv. Che per qualcuno sono stati trampolino verso la fama: come per Mark Spitz, il nuotatore balzato dai quattro ori delle Maccabiadi 1965 ai sette delle Olimpiadi di Monaco nel 1972. Sfalsate di due anni, e in nazioni diverse, si svolgono invece le Maccabiadi europee. Nel 2007 è stato il turno di Roma: la prima volta per l'Italia, nella città della più antica comunità della Diaspora.
Dura offensiva del regime. Decine di vittime nei sobborghi di Damasco.
Violenza e repressioni non si fermano. Anzi l'escalation di attentati e morti sembra non vedere la fine. Il regime siriano sta conducendo un'offensiva contro le forze ribelli nei sobborghi di Damasco che sta mietendo decine di vittime. Si tratta dell'azione «più intensa vicino alla capitale dall'inizio della rivolta» a marzo scorso, ha denunciato il capo dell'Osservatorio siriano sui diritti umani, Rami Abdul Rahman, citato dalla Bbc online. Ora che la missione degli osservatori della Lega araba è stata sospesa e che la crisi siriana sta approdando alle Nazioni Unite, ha aggiunto Rahman, «il regime sta tentando di finire militarmente la rivolta ora che il caso sta arrivando alle Nazioni Unite».
Sono 16 i militari uccisi domenica 29 gennaio in due diversi attentati in Siria, uno riferito dall'Osservatorio siriano dei diritti umani, l'altro dall'agenzia ufficiale siriana Sana. Nel primo attentato, 10 militari sono morti nell'esplosione di una bomba al passaggio del loro convoglio a Kansafra, nella regione di Jebel al Zuia. Nel secondo, sei soldati sono stati uccisi a Sahnaya, vicino a Damasco, nell'imboscata di un gruppo terroristico armato.
ANCORA CIVILI UCCISI ALLA PERIFERIA DI DAMASCO. Ma non solo militari vittime. Anche carnefici. Sempre nella giornata di domenica 29 gennaio sono stati almeno cinque i civili uccisi proprio da militari siriani durante il tentativo di riprendere il controllo di una zona alla periferia di Damasco, nelle mani dei ribelli.
Secondo quanto riferito da alcuni attivisti circa 2 mila soldati oltre a 50 carri armati e blindati sono confluiti all'alba nella zona orientale di Ghouta, alla periferia della capitale, per dar manforte alle truppe che circondano i sobborghi di Saqba, Hammouriya e Kfar Batnba.
LE VIOLENZE E I BOMBARDAMENTI A RANKUS. Intanto attivisti e residenti a Rankus, una città di 25 mila persone sulle montagne, che da mercoledì 25 gennaio è bombardata e assediata da migliaia di soldati della IV divisione, guidata dal fratello del presidente Bashar al Assad, Maher, hanno denunciato l'uccisione di almeno 33 persone nella cittadina ribelle per mano proprio dei militari siriani.
HAMAS: IMPEDITA OGNI FORMA DI MANIFESTAZIONE Hamas sta sistematicamente impedendo nelle ultime settimane nella striscia di Gaza ogni forma di manifestazione sulla crisi in corso in Siria, anche se negli ambienti religiosi cresce la pressione per esprimere solidarietà a quanti lottano contro il regime di Bashar Assad. La stampa palestinese riporta informazioni - che finora non hanno conferma ufficiale a Gaza - secondo cui i servizi di sicurezza di Hamas hanno arrestato nei giorni scorsi un esponente del movimento salafita, lo sceicco Yasser Abu Holi, mentre partecipava ad un raduno a favore dell'opposizione in Siria.
LA POSIZIONE DELICATA DI HANIYEH. Secondo osservatori a Gaza la posizione del capo dell'esecutivo di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, è delicata. Da un lato si appresta ad intraprendere a giorni una visita in Iran, un Paese schierato nettamente a favore di Assad. D'altra parte su YouTube circola un video - la cui autenticità non è stata ancora confermata - secondo cui Haniyeh avrebbe affermato, durante una visita in Sudan, che «il suo cuore» è con gli insorti. Fonti di Gaza precisano che Hamas, che ha un debito di solidarietà verso Assad per il sostegno assicuratogli per molti anni, impedisce a Gaza ogni genere di manifestazione sulla Siria e mantiene un atteggiamento molto cauto anche sui suoi mezzi di comunicazione.
LA LEGA ARABA SOSPENDE LA MISSIONE. Intanto, mentre il 28 gennaio la Lega araba ha deciso di sospendere la missione dei suoi osservatori in Siria per via della «recrudescenza delle violenze» nel Paese, un macabro avvertimento era stato lanciato dal ministro degli Interni siriano Mohammed Ibrahim al Chaar: il regime è «determinato a ristabilire l'ordine e la sicurezza e a ripulire il territorio dai criminali», aveva detto attraverso l'agenzia ufficiale Sana.
MOSCA CONDANNA IL RITIRO DEGLI OSSERVATORI. La Russia ha condannato la decisione della Lega araba di sospendere la missione degli osservatori in Siria dopo la sanguinosa repressione delle mnanifestazioni degli oppositori al regime di Bashar al Assad. «Vorremmo sapere perché si comportano così nei confronti di uno strumento così utile», si è chiesto il ministro degli esteri Serghiei Lavrov in visita in Brunei. «Piuttosto io avrei appoggiato un aumento del numero degli osservatori», ha aggiunto.
L'INCONTRO FISSATO PER IL 5 FEBBRAIO. I ministri degli Esteri della Lega araba si incontreranno il 5 febbraio per discutere della situazione in Siria dopo aver sospeso ieri la missione degli osservatori. Il vice segretario generale della Lega Ahmed Ben Helli ha detto ai giornalisti che i ministri parleranno «degli ultimi sviluppi in Siria» e anche della questione palestinese. Ieri un rappresentante dell'organizzazione panaraba aveva fatto sapere che un incontro per decidere se ritirare dalla Siria in modo definitivo gli osservatori si sarebbe tenuto dopo il 5 febbraio.
L'omaggio Il salvatore di migliaia di ebrei era nato a Como il 31 gennaio 1910
di Massimo Moscardi
Era nato a Como proprio il 31 gennaio del 1910: Giorgio Perlasca, scomparso nel 1992, viene ricordato come "Giusto delle Nazioni" per aver salvato, nell'inverno tra il 1944 e il 1945 a Budapest, migliaia di ebrei ungheresi fingendosi console spagnolo, lui che non era né console né spagnolo, e che si trovava in terra magiara per ragioni di lavoro. Con le "lettere di protezione" protesse, salvò e sfamò giorno dopo giorno migliaia di ungheresi di religione ebraica ammassati in "case protette" . Una storia rimasta nascosta a lungo - lo stesso Perlasca non ne aveva parlato - e riemersa soltanto in tempi recenti (si parla del 1990), quando i superstiti hanno voluto cercare la persona a cui dovevano la vita.
La Budapest di oggi non può essere la stessa degli anni '40. Molti edifici e luoghi in cui Perlasca operò o che furono al centro di quelle vicende storiche non ci sono più. Altri non sono stati rintracciati. Ma ci sono anche posti che hanno superato questi decenni e che sono visitabili, come abbiamo fatto noi del "Corriere di Como", con la preziosa collaborazione dell'Istituto Italiano di Cultura di Budapest.
Nella capitale ungherese il ricordo di Perlasca è sempre vivo: ci sono targhe che lo ricordano nella Sinagoga e su una casa dove faceva rifugiare gli ebrei, al numero 25 di Parco Santo Stefano. Gli è stata dedicata una scuola alberghiera e, quando è stato il momento di testimoniare la sua opera, i superstiti non hanno fatto mancare i loro racconti, negli incontri organizzati per ricordare la sua figura.
Un busto lo ricorda proprio davanti all'Istituto di Cultura, che Perlasca frequentava e, raccontano gli addetti, per anni una misteriosa e silenziosa donna lasciava delle rose. Ma - nel rispetto della sua discrezione - nessuno le ha mai chiesto il perché.
E, fatto curioso, proprio nelle case dove Perlasca metteva in salvo gli ebrei e negli immediati dintorni, in questo periodo stanno andando ad abitare i discendenti delle persone che al comasco devono la vita. Come detto, il viaggiatore che oggi va a Budapest può trovare molti luoghi che furono al centro della vicenda di Giorgio Perlasca. Qualche nome di via è cambiato, ma i numeri civici sono sempre, generalmente, gli stessi.
Si possono trovare la prima casa dove visse a Budapest dopo aver abitato in pensioni (oggi via Bajczy-Zsilinszky Endreut, una volta Imperatore Vilmos), come pure l'Albergo Astoria, che ospitava al sesto piano gli uffici della Saib, la ditta per cui Perlasca lavorava (commerciava carni dall'Est Europa in Italia). C'è la sede dell'Ambasciata di Spagna, in Eotvos Utca 11, il posto dove Perlasca si finse console e in questo modo salvò migliaia di persone.
In centro si trovano ancora le case dove Perlasca salvò gli ebrei e, come detto, oggi sono abitate anche dai discendenti della gente sopravvissuta grazie al comasco. Sono al numero 35 di Parco Santo Stefano, al 44 e al 48 di via Pannonia, al 5 di via Phonix (oggi Raul Wallmberg Utca), al 25 e al 33 di via Karoly Legrady (oggi Balzac Utca).
A Buda, nel cosiddetto quartiere della Fortezza, si trovavano i ministeri dove Perlasca andava a "patteggiare" e a stringere rapporti con le alte cariche ungheresi dell'epoca, per cercare di avere il più alto numero possibile di lettere di protezione. Il palazzo del ministero degli Esteri non c'è più e al suo posto c'è uno spiazzo con un mercatino di prodotti tipici. Al posto del ministero degli Interni c'è l'Accademia delle Scienze, mentre nell'edificio del Nunzio apostolico Angelo Rotta - che pure si prodigò per salvare gli ebrei - oggi si trovano uffici e appartamenti.
Dunque, una Budapest città che è da sempre di grande fascino, che può meritare anche una visita con il tributo a Perlasca, nel ricordo di un grande comasco.
Per il terzo anno consecutivo si tengono a Parma corsi di lingua ebraica articolati su due livelli: alef per principianti e beth di livello intermedio. I corsi fin dalla prima edizione hanno avuto grande riscontro di interesse e di presenze e questo è dovuto alla competenza degli insegnanti Baruch Avezov e Reni lcin, che hanno ideato una formula particolare che unisce all'insegnamento della lingua un vero e proprio "viaggio" culturale alla scoperta delle tradizioni ebraiche ed israeliane. Sono oggetto di insegnamento la lettura dell'ebraico e i principi della grammatica e della sintassi. Nel programma anche lezioni di inquadramento dell'ebraico dal punto di vista linguistico, cioè storia, evoluzione, rapporto con le altre "lingue" ebraiche (ad esempio yiddish e ladino) e con le lingue che hanno influenzato l'ebraico moderno (come arabo, russo, greco). Le lezioni di lingua sono quindi arricchite e completate da approfondimenti sistematici sulla cultura ebraica ed israeliana (calendario, tradizioni, feste, cucina), con riferimenti alla Torah e al Talmud.
Supervisore dei corsi è il professor Davide Astori, linguista dell'Università degli Studi di Parma e autore del manuale di conversazione Parlo Yiddish edito da A. Vallardi. ln considerazione della particolare qualità e dei corsi e della loro rilevanza culturale, l'assessorato alle Politiche Scolastiche della Provincia di Parma, nella persona dell'assessore Giuseppe Romanini, ha voluto patrocinare e supportare l'iniziativa.
I corsi possono quindi avvalersi di una struttura didattica di primo livello svolgendosi all'interno dell'istituto Primo Levi di Parma, messo a disposizione dalla Provincia, in un'aula dotata di tutti i mezzi didattici tradizionali e multimediali.
(Pagine Ebraiche, febbraio 2012)
Il curatore di queste note è tra gli studenti del corso e ne conferma il valore e la serietà.
Due ventiduenni sono stati denunciati per imbrattamento dopo aver scritto una frase negazionista in inglese traducibile in 'sei milioni di bugiardi', con riferimento alle vittime dell'Olocausto, su un muro vicino al centro storico di Sassuolo, nel Modenese. I due giovani, entrambi di Casalgrande, nel Reggiano, sono stati intercettati ieri sera da una Volante della polizia in via Regina Pacis e portati in commissariato. Erano incappucciati e uno dei due ha cercato di gettare una bomboletta spray a terra quando è stato visto dagli agenti.
"Un gesto inqualificabile che offende l'amministrazione comunale e l'intera città". Così il sindaco di Sassuolo Luca Caselli, da Auschwitz dove si trova assieme agli studenti modenesi che partecipano all'iniziativa 'Il treno della memoria', ha commentato la scritta antisemita fatta da due giovani poi denunciati. "Ho appreso la notizia proprio mentre stavo visitando il campo di Auschwitz - ha continuato Caselli - e vorrei dire a questi due incoscienti di venire personalmente a vedere cosa è successo qui. Faccio i miei complimenti alle forze dell'ordine per averli identificati e mi auguro che ricevano una punizione esemplare. Infangare il giorno della memoria è assolutamente inaccettabile - ha concluso - e chi lo fa deve assumersi le proprie responsabilità di fronte alla legge".
ROMA, 28 gen. - Khaled Meshaal, il leader in esilio di Hamas, ha lasciato la Siria, dove ha vissuto per un lungo periodo, e non intende tornarci. Lo hanno detto fonti del gruppo palestinese a Gaza, citate dal New York Times. "La situazione (in Siria) non consente alla leadership di restare", hanno detto le fonti. "Non ci sono più leader di Hamas a Damasco".
Le fonti, che hanno parlato in condizione di anonimato, hanno spiegato che Meshaal e altri dirigenti in esilio a Damasco hanno lasciato la Siria per motivi di sicurezza, a seguito dello scoppio della rivolta popolare contro il presidente siriano Bashar al Assad. Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, non ha tuttavia ancora deciso se chiudere o meno i suoi uffici in Siria e spostare il suo quartier generale in un altro paese. Meshaal ha trascorso gran parte dell'ultimo mese viaggiando nella regione.
Hamas ha accolto con favore le rivolte popolari in Tunisia, in Egitto e in Libia, ma ha mostrato imbarazzo di fronte alla ribellione iniziata lo scorso marzo contro il presidente Assad, che per anni ha garantito ospitalità al gruppo palestinese.