Notizie su Israele 12 - 20 maggio 2001


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Non tutti i reseconti che compaiono sulla stampa italiana sono sfacciatamente filopalestinesi. L'articolo seguente, proveniente da Gerusalemme, è apparso recentemente sul quotidiano "La Stampa".
Il secondo articolo è degno di attenzione. E' una voce in Israele che, non troppo velatamente, chiede la rioccupazione di almeno una parte dei territori ora assegnati all'Autonomia Palestinese. Potrebbe essere proprio quello che Arafat vuole ottenere con i ripetuti attentati contro gli ebrei inermi: una reazione violenta dell'esercito di Israele che risulti inaccettabile anche dagli Americani, oltre che dalle Nazioni Unite.

M.C.


EDUCAZIONE ALL'ODIO


GERUSALEMME - Mahmoud Ahmed Marmash aveva solo 21 anni: scapolo, falegname, abitante di Tulkarem, un paese verde e fiorito. Probabilmente ha ricevuto l'ordine di andare a farsi saltare per aria ieri mattina. Quando ha saputo che si stavano spalancando per lui le porte del paradiso e che stava per uccidere quanti più ebrei possibile, ha preso una scatola di caramelle e l'ha portata alla sua mamma, da cui ha preso congedo. Ora la sua famiglia è fiera di lui, e non solo lei, e neppure soltanto Hamas.
Molte caramelle identiche a quelle portate alla mamma sono state lanciate per aria, come a un matrimonio, quando la notizia della strage è arrivata nella West Bank. A Ramallah infatti, con espressioni di gioia la gente si riversava nelle strade e festeggiava; la televisione degli Hezbollah Al Manara aveva dato la notizia e le immagini dell'attentato terroristico. E' stata festa grande. Il capo di Hamas a Gaza dichiarava immediatamente alla tv israeliana che «Nessun ebreo deve sentirsi sicuro, in nessun luogo di Israele, neppure i bambini, che comunque quando avranno diciotto anni diventeranno soldati».
Gli esperti di terrorismo hanno cominciato subito a discutere dei mandanti, gli esecutori, i prossimi cinque terroristi suicidi che sarebbero ancora per strada, dato che cinque ce ne sono già stati da quando Hamas ha annunciato che dieci bombe erano sulla rampa di lancio. Ma è una falsa pista: Hamas non è più una setta, la Jihad Islamica neppure. Il terrorista suicida è ormai un fenomeno molto diffuso, e comincia nell'infanzia. In questi mesi la scuola di formazione del terrore è divenuta di massa a causa di un nuovo fenomeno che riguarda l'uso della propaganda, delle parole e delle immagini nell'Autonomia palestinese e nel mondo arabo in generale. Non si tratta più di problemi territoriali, di rivendicare lo Stato Palestinese, lo sgombero degli insediamenti. E' un grande fenomeno di tutt'altra natura che sta già preparando migliaia di Mahmud Ahmed Marmash pronti a entrare in azione.
Stamane il giornale palestinese «Al Hayat Al Jadida» (quotidiano ufficiale) in un commento centrale, a firma di Fahmi Huwaidi, scriveva: «L'odio per gli israeliani dev'essere guardato come una medaglia sul petto di ogni arabo, come una misura di patriottismo, un certificato di grandezza e di nobiltà!». Articoli di questo genere sono molto comuni: un altro nei giorni scorsi scriveva «Chiediamo a Allah di distruggere Israele». Il giornale egiziano «Al Haram» scriveva «Grazie a Hitler», che ha capito in anticipo cosa sono gli ebrei. Ancora: il «Kjordan Times», il 15 maggio: «Il nuovo nazismo è il sionismo». La canzone «Odio israele» dell'egiziano Shaban Abdul Rabuim è un hit nel suo Paese e ormai la si vende a decine di migliaia di copie ovunque, anche nell'Autonomia e a Gerusalemme Est.
Arafat durante l'attentato di ieri, pregava nella Moschea di Gaza da cui, all'inizio dell'Intifada, l'Imam chiese di «uccidere gli ebrei ovunque si trovino». Questo invito è stato ripetuto più volte a tutte le latitudini dei Paesi Arabi, da leader e intellettuali. Alla tv palestinese in questi giorni vanno in onda clip di questa natura: il bambino Mohammed Al Dura (quello disgraziatamente ucciso in uno scontro a fuoco fra soldati israeliani e palestinesi) appare contro uno sfondo azzurro su cui si aprono le porte del paradiso e invita i suoi amichetti a lasciare i giocattoli e a prendere le pietre.
I bambini combattono (non in una sola clip, è un modello ripresentato come eroico e desiderabile continuamente), uno di loro cade e la canzone dice che sua madre è fiera che se ne vada in paradiso. Un altro film mostra una pattuglia (finta) di soldati israeliani che incontrano una bambina con i suoi genitori: la bimba viene violentata e i genitori uccisi dai soldati.
Mentre Assad di Siria ha ripetuto in occasione di due vertici della lega Araba che gli ebrei «sono più razzisti dei nazisti» e accanto al Papa che «tradiscono i principi di tutte le fedi come hanno tradito Cristo e Maometto», Khamenei ha ripetuto al summit dei paesi islamici che «l'Olocausto è una menzogna», cosa che viene scritta quasi ogni giorno dalla stampa araba. In Giordania la settimana scorsa c'è stato un convegno obiettivo era dimostrare che gli ebrei hanno mentito sulla Shoah per poter costruire Israele.
Il tema è popolarissimo: nelle parole crociate sui giornali palestinesi il Museo dell'Olocausto è quello in cui «si rende eterna la menzogna della Shoa». La disumanizzazione dell'avversario comincia sui libri di testo: a settembre ne sono stati distribuiti nelle scuole palestinesi 15 nuovi o rivisti. Ai bambini si insegna che «non c'è alternativa a distruggere Israele», che Israele si vuole estendere dal Nilo all'Eufrate, da Medina al Kuwait; la carta d'Israele è cassata. La Palestina va dal Libano all'Egitto.
Le parole crociate, di nuovo, chiedono qual è il più famoso porto della Palestina, e la risposta non è Gaza, ma Jaffa. Sharon è un macellaio, Peres un cane da guardia dei settler, a volte vestito da nazista. Al di là del conflitto, dunque, c'è, in lingua araba, la disumanizzazione del nemico e la sua desiderabile sparizione completa che crea un mare d'odio senza speranza e invita a far sparire Israele in una nuvola di fumo. I libri di testo delle scuole indicano lo Shahid, il martire, come un modello da imitare.

Fiamma Nirenstein

(da "La Stampa", 19.05.01)


SONO MORTI PERCHE' ERANO EBREI


Ancora una volta Netanya. Questa fiorente metropoli sul Mediterraneo, capoluogo della Regione Sharon, ha già visto molto sangue. Ogni volta sono morti degli innocenti perché così hanno voluto gli assassini arabi.
Degli uomini sono state uccisi per il solo fatto che erano Ebrei che vivevano in Eretz Israel, e perché Netanya si trova così vicino alla linea di confine con Yesha.
Gli assassini colpiscono volentieri in questa spensierata, liberale città occidentale perché vogliono diffondere il loro messaggio di terrore: "Ebrei, fuori dalla 'Palestina' - voi non siete sicuri, ovunque vi troviate!"
Arafat ha portato la guerra in questa regione all'interno della "Linea verde" - e non deve meravigliarsi se adesso la guerra ritorna sul suo territorio. Da molto tempo ormai non si tratta più di una rivolta di gente che tira sassi contro un esercito ben armato. E' la guerra di vigliacchi assassini contro un popolo che non ha alcun altro posto al mondo al di fuori di questo piccolo paese di Israele.
La misura è colma. Questo ormai lo sanno non soltanto gli abitanti della colpita Netanya, che è gemellata con le città tedesche di Dortmund e Giessen.
Che ormai qualcosa debba accadere, lo sa anche il Primo Ministro Ariel Sharon. Il suo concetto di sicurezza ormai è fallito. Razzi e elicotteri non servono a nulla contro gli attentatori suicidi a cui viene promesso un posto nel "Paradiso" musulmano.
Fino a che le autorità dell'Autonomia di Arafat continueranno a liberare dalla prigione i terroristi e a diffondere il terrore, Israele dovrà continuare ad agire! Per questo motivo Arafat deve capire che se non abbassa subito le pistole puntate davanti alle istituzioni e alle persone israeliani, ciascuno dei suoi uomini armati è in pericolo di vita.
E se tutto questo non basta, allora Israele dovrà tornare - almeno per breve tempo - alla tomba devastata di Giuseppe, a Jenin, a Ramallah, Tulkarem, Gaza, Khan Yunis, Gerico, Betlemme e Ebron.
Circa 25 anni dopo la liberazione degli ostaggi di Entebbe - il segnale inequivocabile che il terrorismo non rimane senza risposta - sembra chiaro che un nuovo segnale dello stesso tipo non sia molto lontano.

Christoph A. Zoerb(caporedattore di Israelnetz.de, 18.05.01)



INDIRIZZI INTERNET


Bambini educati all'odio
http://www.shalom.it/5.01/F.html