Così parla l'Eterno, che ha dato il sole come luce del giorno, e le leggi alla luna e alle stelle perché siano luce alla notte; che solleva il mare sì che ne mugghiano le onde; colui che ha nome l'Eterno degli eserciti: «Se quelle leggi verranno a mancare dinanzi a me, dice l'Eterno, allora anche la progenie d'Israele cesserà di essere per sempre una nazione al mio cospetto».
Geremia 31:35-36

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All’asta lettere di Einstein ad un’organizzazione antinazista a Los Angeles

LOS ANGELES, 27 gen. - Tre lettere scritte dal Premio Nobel per la fisica Albert Einstein (1879-1955) a un'organizzazione antinazista alla vigilia della seconda guerra mondiale saranno battute all'asta martedi' 31 gennaio a Los Angeles, in California, dalla casa Nate D. Sanders. Si tratta della stessa casa d'aste che nello scorso ottobre ha battuto per 14 mila dollari una lettera di Einstein che metteva in guardia contro ''il terribile pericolo'' che rappresentava il nascente regime nazista per gli ebrei.
Il fisico tedesco invio' le tre lettere ad August Hamelberg, membro dell'organizzazione "Gli amici della Verita'', che aveva sede a Cincinnati, nello Ohio. Nelle missive (una scritta nel 1934, l'altra nel 1935 e una terza nel 1939) Eistein elogia la propaganda antinazista dell'associazione, composta da americani e tedeschi, che portava avanti una strenua battaglia contro la dittatura di Hitler. ''Il vostro e un lavoro meraviglioso ed e' piu' che onorabile nella misura in cui non chiede solo un sostegno ma anche una grande quantita' di coraggio'', afferma tra l'altro il celebre scienziato. ''Se esistessero piu' tedeschi con la vostra stessa percezione, il popolo tedesco non sarebbe caduto cosi' in basso'', aggiungeva il padre della teoria della relativita'. Einstein, che era anche lui ebreo, riparo' negli Stati Uniti dopo l'arrivo al potere di Hitler.

(Adnkronos, 27 gennaio 2012)

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Serpente entra in una culla e il bebè israeliano lo uccide a morsi

TEL AVIV - Emulo casuale del piccolo Ercole della mitologia classica, un bebe' israeliano e' finito oggi sulle pagine di tutti i giornali per aver annichilito a morsi un serpente scivolato all'improvviso all'interno della sua culla, in un villaggio a maggioranza araba della Galilea.
L'episodio ha dell'incredibile, ma secondo quanto e' riuscita ad accertare la stampa locale - inclusa quella seria - sembra proprio che sia autentico. Il protagonista si chiama Imad e ha 13 mesi. Insidiato da un serpentello di 30-40 centimetri, non ha fatto una piega: se lo e' portato alla bocca come un ninnolo qualunque, per poi cominciare a rosicchiarne la testa senza lasciargli scampo.
La mamma, inorridita, si e' ritrovata la scena sotto gli occhi ieri mattina e ha chiesto aiuto. Ma quando il bambino e' stato portato in ospedale, si e' scoperto che stava benissimo: il serpente non era velenoso e, comunque, e' risultato aver avuto la peggio.
Il papa', in preda a un eccesso di euforia (anche per lo scampato pericolo), va ora dicendo in giro nel villaggio che il suo piccolo ''e' un eroe''. Imad - ignaro di tutto - e' tornato intanto a spadroneggiare sovrano nella sua culla.

(Blitz quotidiano, 27 gennaio 2012)

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Il Giorno della Memoria. Ecco l'antisemita di oggi

Odia gli ebrei per motivi ideologico-politici, demonizza Israele e ottiene il plauso del mediocre mondo culturale.

di Fiamma Nirenstein

Qualsiasi cosa si scriva e si dica oggi nel Giorno della Memoria non servirà a porre fine all'antisemitismo. È difficile ormai credere nel potere della memoria. Questo giorno varrà come un tranquillante; potrà funzionare per blandire per alcuni minuti la coscienza europea che mal sopporta il crimine della Shoah.
Servirà a unificare momentaneamente politici e intellettuali di varie appartenenze che avranno la sensazione di lavorare per opporsi all'antisemitismo, motore di ogni persecuzione. Eppure anche coloro che si riuniranno per ricordare i propri morti nella Shoah, e con loro chi li sostiene, sanno ormai che, come dice lo scrittore yidish L. Shapiro: l'antisemitismo è eterno come è eterno Dio. Robert Wistrich, il maggiore studioso di antisemitismo afferma che «probabilmente sta peggiorando»: lo dimostrano i dati del mondo intero, oltre al fatto che su Internet esso è moneta corrente non sanzionata. Nel mondo arabo è obbligatorio. Risparmio al lettore l'elenco di dati europei molto noti, fra cui quelli della commissione parlamentare sull'antisemitismo che ci dice che circa il 44 per cento degli italiani non ha simpatia per gli ebrei. I numeri sono facilmente reperibili.
Lasciatemi dire, in questo giorno, che è pesante essere oggetto di antisemitismo, chi non ne ha esperienza non lo sa: ti costringe a misurare sul tuo naso, sul tuo corpo, la permanenza della storia. Una caricatura antisemita che mi rappresenta è stata accusata di essere tale dal bravo giornalista Giuseppe Caldarola, e per questo egli, oggi, così ha stabilito il giudice, dovrà versare a Vauro, il caricaturista, 25mila euro. Per aver detto la verità, basta guardare l'orribile disegnino pubblicato durante la campagna elettorale dal Manifesto. Vauro, disegnatore di sinistra, non può essere antisemita, e va addirittura ricompensato.
Il fatto che qualcuno abbia giustificato (su Libero) la sentenza contro Caldarola perché io difendo Israele, è un errore: quando il Parlamento intero ha votato contro la conferenza antisemita di Durban, il suo onore è stato innalzato. L'antisemita, poiché sopravviverà a lungo, deve avere almeno la forza di riconoscersi tale, deve pagare il fio culturale del suo odio per gli ebrei nella loro espressione più evidente, lo Stato degli Ebrei, Israele.
Ci siamo illusi: il sionismo nasce come uno dei tanti movimenti nazionali dell'800 con la speranza della normalizzazione. Una volta nella loro terra, gli antisemiti non avrebbero avuto più ragione di perseguitare gli ebrei. È accaduto il contrario: la Lega Araba e le Nazioni Unite hanno fatto qualsiasi cosa per rendere la nazione ebraica una continua anomalia. Qui nasce l'antisemitismo politico-ideologico. Esso segue nei secoli a quello religioso e poi a quello scientifico dell'illuminismo, e poi a quello razziale dei nazisti. Ma il minuto dopo la «partizione» dell'ONU i Paesi arabi attaccavano Israele, e l'ONU nemmeno sospirò per la violazione della sua stessa risoluzione: gli ebrei erano di nuovo nella posizione di accusati.
Il doppio standard oggi è la cartina al tornasole dell'antisemitismo. Vauro mi ha ritratto in forma di orrido mostro giudaico, naso adunco, stella di David, fascio. La causa: la candidatura nelle file del PDL. Non mi risulta che niente del genere sia accaduto a nessun altro candidato. Solo a me, perché sono ebrea.
Nel 1982 al tempo di Sabra e Chatila, quando 800 palestinesi furono sciaguratamente uccisi dai cristiani maroniti nella zona si trovava l'IDF che non li difese. Israele fu accusata dell'eccidio con toni definitivi. Nello stesso anno Hafez Assad di Siria non subì nessuna critica per avere ucciso a Hama decine di migliaia di suoi compatrioti. Il doppio standard e la demonizzazione sono due metri indispensabili per capire l'antisemitismo, e Giuseppe Caldarola, avendolo denunciato è stato condannato a pagare a Vauro, autore della caricatura un indennizzo di 25mila euro.
Leggere fra i commenti al suo blog permetterà al lettore di informarsi dettagliatamente sulla forma del mio naso.
Il cristianesimo che si ritenne Verus Israel consentiva la conversione, l'illuminismo promette tutto al cittadino e niente al popolo ebraico, i fascisti, i nazisti ti uccidevano in ogni caso, il comunismo ti perseguitava per il tuo cosmopolitismo. E anche chi ti nascondeva. Oggi, se dici la verità su Israele, se lo ami, hai il naso adunco e la stella di David cucita sul petto.

(il Giornale, 27 gennaio 2012)


“Oggi, se dici la verità su Israele, se lo ami, hai il naso adunco e la stella di David cucita sul petto”, dice Fiamma Nirenstein. Non è del tutto esatto. Qua e là si trova ancora qualcuno che dice la verià su Israele senza avere il naso adunco e la stella di David cucita sul petto. E magari neanche una nonna che, dopo approfondite ricerche, si è scoperto che è ebrea. M.C.

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Calcio: bufera su un talento palestinese, firma per una squadra israeliana

GERUSALEMME, 27 gen. - Ha scatenato una bufera internazionale il trasferimento del piu' grande talento del calcio palestinese a un club israeliano. La Fifa potrebbe intervenire per risolvere la questione di Ali Khatib, un esterno di 22 anni arabo-israeliano in forza al club della prima divisione palestinese Jabal Mukkaber, che ha fatto un provino e ha firmato per l'Hapoel Haifa.
Il giocatore e' gia' una bandiera della nazionale della Palestina, per cui ha giocato nelle gare di qualificazioni per le Olimpiadi e ai mondiali segnando i gol della vittoria contro Bahrein e Sudan. I dirigenti del Jabal sostengono che Khatib era sotto contratto per altri quattro anni e non avrebbe potuto accasarsi a un altro club senza il consenso della societa', accuse respinte dall'Hapoel e dalla federcalcio israeliana (Ifa), secondo cui Khatib ha la cittadinanza israeliana ed e' registrato come calciatore in Israele dal 2001-2002.
La federcalcio palestinese (Pfa), che non ha alcun rapporto con quella di Israele, pensa di richiedere un intervento della Fifa ma rischia di essere sanzionata se dovesse emergere che ha registrato Khatib senza chiedere il permesso della federazione di provenienza. Lo stesso Khatib ha negato di aver firmato un contratto per il Jabal e ha definito il campionato palestinese "un torneo amatoriale". Secondo alcuni media, la federcalcio israeliana gli avrebbe promesso una convocazione nella sua nazionale come vetrina per farlo acquistare da un club europeo.
L'intervento della Fifa potrebbe proprio stabilire che il giovane esterno puo' giocare per Israele, come i giocatori nati nell'Irlanda del nord possono essere convocati dall'Eire. Khatib e' originario di Shefa'Amr, un villaggio a maggioranza araba nella Galilea. Aveva gia' giocato con l'Hapoel di Haifa prima di approdare al campionato palestinese, all'Hilal al-Quds e poi allo Jabal Mukkaber. Un portavoce dell'Hapoel, Noam Regev, ha ribadito che Khatib e' iscritto alla federazione israeliana e ha accusato il club palestinese di volersi "fare pubblicita'".

(AGI, 27 gennaio 2012)

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Un teologo contro la follia di Hitler

di Alessandra Bernocco

Pochi individui hanno condotto una vita coerente con il loro pensiero come Dietrich Bonhoeffer. Teologo e pastore luterano fonda con Karl Barth la chiesa confessante quando la chiesa ufficiale si schiera dalla parte del nazionalsocialismo accettando il paragrafo ariano. Alla notizia dell'imminenza della guerra lascia l'America e fa ritorno in Germania per condividere le sofferenze e il destino del suo popolo. Qui avvia una resistenza a Hitler e al regime senza cedimenti, cioè "a caro prezzo".
A caro prezzo come la grazia di cui parla in Sequela, l'opera del '37 in cui si interroga su chi sia, veramente, il discepolo di Cristo. Colui che risponde alla sua chiamata mosso da nessun altro fine se non Cristo stesso, necessaria mediazione - e unica possibile - tra sé e il mondo. Discepolo è colui disposto a perdere tutto e tutto sacrificare in nome di Cristo. Diversamente dalla grazia a buon prezzo, che è «giustificazione del peccato» in quanto vive di un «conto che è stato pagato in anticipo», la grazia a caro prezzo è grazia che porta la croce: cara perché condanna il peccato; grazia perché giustifica il peccatore.
Ecco, Bonhoeffer ha scontato con la vita la sua scelta radicale di vivere in Cristo: in un mondo "diventato adulto" dobbiamo vivere «come se Dio non ci fosse ma al suo cospetto». È una riflessione datata 16 luglio 1944, cioè risalente al periodo di detenzione nel carcere berlinese di Tegel, da cui faceva pervenire agli amici le lettere che poi vennero pubblicate postume nel '51 sotto il titolo di Resistenza e resa.
Bonhoeffer viene impiccato il 9 aprile del '45 a trentanove anni, nel lager di Flossenburg e le sue ultime parole furono: «Questa non è la fine. È solo l'inizio di una nuova vita».
Uno spettacolo a cura di Pino Petruzzelli con musiche di Arvo Part mette in scena l'ultima sua notte di vita (L'ultima notte di vita di Bonhoeffer) aprendo il confronto al pensiero di Gandhi. Se per il primo infatti la resistenza a Hitler fu estrema e senza riserve, tale da autorizzarne persino l'attentato (Bonhoeffer prese parte all'operazione Valchiria), il pensiero gandhiano ripudia l'idea che «l'hitlerismo possa essere combattuto da un contro-hitlerismo violento» e abbraccia la tesi di una resistenza non violenta.
Infatti, recita il celebre discorso del Mahatma con cui si chiude lo spettacolo (a Carpi domenica ore 17) «se gli stati europei non avessero risposto con la violenza agli attacchi di Hitler, il nazismo sarebbe stato minato dal suo interno e una lenta e collettiva presa di coscienza lo avrebbe fatto implodere evitando milioni di morti».

(Europa, 27 gennaio 2012)


Bonhoeffer è certamente da iscrivere fra le non molte figure del mondo cristiano tedesco che seppero riconoscere per tempo la natura perversa del regime hitleriano, ma purtroppo anche lui non può essere incluso tra gli amici degli ebrei.

Notizie su Israele 291

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Domenica 29 Gennaio 2012, alle ore 11.15

Concerto della Giornata della Memoria

CHIETI - Via Cesare De Lollis, 10
presso il Teatro Marrucino

Soprano, flauto e sonagli, Astrea Amaduzzi
Pianoforte, Mattia Peli.
Canti ebraici di grandi compositori classici ebrei e non-ebrei,
cantati in tedesco, aramaico, yiddish, judezmo, ebraico e francese.
Musiche di Ferruccio Busoni, Maurice Ravel, Dmitri Shostakovich,
2 canti sefarditi del tardo medioevo-rinascimento,
Paul Ben-Haim, Darius Milhaud, Leonard Bernstein

Ingresso € 5,00 incluso aperitivo.

Programma

La notizia di questo concerto si trova anche sulla pagina GIORNO della MEMORIA 2012

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Hacker israeliani attaccano siti web iraniani

L'azione in risposta ai cyber blitz di Teheran contro pagine web di Gerusalemme

ROMA, 26 gen. - Un gruppo di hacker israeliani ha rivendicato una serie di attacchi contro siti internet iraniani, all'indomani dell'ultimo di una serie di attacchi avvenuti dall'inizio dell'anno contro siti israeliani. In un messaggio pubblicato sul sito Pastebin, il gruppo, che si fa chiamare "Israel Defence Force Team", ha detto di aver attaccato i siti iraniani in risposta agli attacchi di ieri.
"Se gli hacker arabi pensano che gli attacchi ai siti web israeliani passano sotto silenzio, noi diciamo agli hacker arabi: vi sbagliate", afferma il comunicato scritto in un inglese incerto. Il gruppo ha rivendicato attacchi contro il sito del ministero della Sanità iraniano e il sito della tv iraniana Press Tv.

(TMNews, 27 gennaio 2012)

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Nel “Giorno della Memoria” ecco che cosa “ricorda” un Consigliere comunale PD

"Ricordare la Shoah, ma anche i crimini israeliani contro i palestinesi"

di Antonello Bernardi, Consigliere comunale PD

Si svolgeranno anche quest'anno le celebrazioni ufficiali della Giornata della Memoria, si ricorderà la Shoah ed il copione sarà lo stesso: discorsi intrisi di retorica, la rievocazione e le testimonianze dei sopravvissuti, temi e ricerche sull'Olocausto e sulla persecuzione degli Ebrei, la necessità di ricordare.
Sono stato in Palestina un mese fa, perchè volevo conoscere "con gli occhi" la realtà dell'occupazione israeliana e le condizioni di vita delle donne, degli uomini, incontrandoli, parlando con loro, provando a sentire la loro vita.
Ho attraversato i Territori Occupati, sono stato a Jenin, Nablus, Hebron, con la delegazione di Assopace, organizzata da Luisa Morgantini, una donna straordinaria, di cui mi hanno colpito la vivacità intellettuale e la capacità di stare in relazione tanto con la venditrice di tappeti nel souk che con il Primo Ministro palestinese a Ramallah.
Il muro di separazione imposto da Israele, gli ulteriori muri in costruzione a delimitare citta' e terre da occupare, la sofferenza quotidiana nei campi profughi che da sessant'anni rappresentano l'unico luogo possibile da chiamare casa, la compostezza forte dei parenti delle giovani vittime dell'occupazione israeliana, l'energia positiva dei giovani palestinesi intrecciata all'esperienza di anziani resistenti, tutto questo mi ha attraversato in profondità, perchè è assurdamente difficile e doloroso vedere come un popolo abbia concepito ed attuato, con tanta determinazione e crudeltà, un sistema di oppressione, di controllo e di segregazione come quello imposto al popolo palestinese.
Negli incontri svolti con i rappresentanti del governo palestinese, con le Ong operanti in Palestina, con le donne del Mehawar Centro Antiviolenza per le donne di Betlemme, con i comitati di resistenza non violenta, ho sentito la forza di una resistenza ostinata e pacifica, che rivendica il diritto all'esistenza ed il diritto ad abitare la propria inalienabile terra.
Condividere la loro esperienza ha rinnovato quel senso di perdita collettiva ed individuale che ho provato dopo il terremoto e che continua a caratterizzare il nostro abitare la città che non c'è, in una assurda ed inspiegabile sovrapposizione di esperienze, profondamente differenti, eppure legate da una cosa semplice e dolorosa quale è la perdita irreversibile.
Celebrare la Giornata della Memoria senza nominare i crimini commessi da Israele nei confronti del popolo palestinese in nome della "sicurezza", significa legittimare posizioni ipocrite e vergognose, esercitando una memoria parziale, ambigua, che replica ed accentua la solitudine e l'isolamento colpevole in cui il popolo palestinese è stato lasciato da parte della comunità internazionale.

(Abruzzo24ore.tv, 26 gennaio 2012)


Ricordare oggi i crimini dei nazisti non solo serve a poco, ma offre a molti la possibilità di rovescare la frittata e far risaltare oggi i cosiddetti “crimini israeliani”. Forse bisognerebbe cambiare il tipo di raffronto e cominciare a paragonare i discorsi pieni di “morale” e “nobiltà umanitaria” come questi con i discorsi pieni di “morale” e “nobiltà nazionale” che hanno preparato, accompagnato e reso possibile il programma hitleriano. Entrambi hanno lo stesso punto di partenza e lo stesso punto di arrivo: l’odio, prima coltivato e poi praticato, contro il popolo ebraico nella forma storica in cui si presenta in quel momento. M.C.

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Stress. Scoperta in Israele la "scintilla" della risposta

  
La ricerca del Weizmann Institute of Science in Israele ci aiuta a capire come fa il nostro cervello ad adattarsi a situazioni di stress, in poche parole come gestisce problemi e situazioni difficili senza andare in "tilt". Dove per "tilt" si intende uno sfogo depressivo, conseguente alla forte ansia.
Il segreto è la Corticotropina (CRH), un ormone rilasciato dai neuroni in seguito a troppi stimoli stressanti. In presenza di CRH si verificano cambiamenti anche nella sua espressione genica ed è questa la base dello stress. Quando infatti l'attività del CRH è fuori controllo, o priva della giusta regolazione, si ha una mancata risposta alla pressione della situazione stressante e dunque la confusione e l'ansia.
Lo studio israeliano è riuscito, per la prima volta, a identificare un percorso di segnalazione tra le cellule in grado di controllare la reazione del CRH sottoposto a forte stress. Finora non era mai stato individuato questo "scambio intercellulare" e non si era arrivati a valutare il ruolo importante che, in questo processo, ha la proteina OTP. La OTP regola la produzione di due recettori neuronali che intervengono per attivare o disattivare la risposta allo stress, causando delle vere e proprie patologie mentali.

(benessereguidone.it, 26 gennaio 2012)

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Israele: Radioterapia più sicura

La società israeliana BioProtect ha messo a punto un "palloncino" biodegradabile che separa fisicamente i tessuti cancerosi e sani durante la radioterapia per la cura del cancro alla prostata per ovviare allo svantaggio principale che danneggia i tessuti sani che circondano un tumore maligno sotto i bombardamenti di radiazioni.
Amir Shiner, Amministratore Delegato della BioProtect CEO dice che il "ProSpace" rappresenta una svolta nel suo campo. In uno studio internazionale che coinvolge 26 pazienti con cancro alla prostata, ProSpace ha dimostrato di ridurre significativamente la radiazione che raggiunge la parete rettale e le conseguenti complicazioni associate. A base di polimeri biodegradabili, che hanno una comprovata sicurezza, il dispositivo ProSpace è riempito con soluzione salina e impiantato con una tecnica mini-invasiva, ormai consolidata, di inserzione transperineale comunemente usata nei centri ambulatoriali. Il palloncino rimane gonfio per tutto il trattamento di radioterapia. Si scioglie e poi si riassorbe nel corpo entro tre-sei mesi, eliminando la necessità di rimozione. I pazienti coinvolti nello studio hanno riferito che non provavano disagio o dolore dal palloncino impiantato, a parte un leggero fastidio temporaneo presso l'area di accesso al perineo. Poiché la radioterapia è una forma di trattamento ben consolidata, efficace e largamente accettata per molti tipi di cancro, si prevede che il dispositivo BioProtect può essere utilizzato per implementare la radioterapia rendendola più sicura ed efficace per una maggiore varietà di tumori. Nel mese di ottobre 2010, ProSpace ha ricevuto il marchio CE, che ne garantisce la conformità ai requisiti normativi europei. "In aprile abbiamo iniziato in Italia e poi sono stati firmati accordi di distribuzione in cinque paesi europei" - riferisce Shiner. "Siamo nel mezzo del processo di lancio in quei paesi e stiamo negoziando per espanderlo ulteriormente in Europa, dove registriamo già alcune vendite."

(FocusMO, 26 gennaio 2012)

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Uno Stato come gli altri?

di Sergio Della Pergola

Venerdi 20 gennaio Sergio Romano spiegava a un lettore perché è interesse di Israele "essere considerato uno Stato come gli altri". L'Ambasciatore, nel riconoscere la propria "scarsa neutralità" nei confronti dell'"attacco israeliano contro il Libano", notava che "nella politica internazionale esistono interessi comuni e interdipendenze che espongono ogni stato al giudizio degli altri paesi", che Israele ha "una certa tendenza a giustificare la propria politica con l'eccezionalità della sua storia", sconta le "imprudenze e le imprevidenze della sua politica estera", e sfrutta "l'amicizia e la complicità degli Stati Uniti". È evidente, nella logica di questa analisi, che a parte Israele, tutti gli altri Stati del mondo sono "Stati come gli altri". Israele è il solo che abbia mai compiuto un "attacco" contro un altro Stato. Solo Israele è esposto "al giudizio degli altri paesi". Solo la politica estera di Israele pecca di "imprudenze e imprevidenze". Solo Israele gode della "complicità" degli Stati Uniti, una parola, "complicità", tipicamente, associata alla parola "reato". Solo Israele tende a giustificarsi "con l'eccezionalità della propria storia", forse perché "uno Stato come gli altri", per definizione, non può avere una storia eccezionale. Ma più che alla storia, basta guardare al presente: nessuno "Stato come gli altri" è minacciato di essere raso al suolo, come Israele in passato dall'Iraq, e oggi dall'Iran. Nessuno "Stato come gli altri", solo Israele, è oggetto dell'articolo 7 dello statuto di Hamas che dice: "vieni Abdullah e uccidi l'ebreo che si nasconde dietro ogni albero e ogni pietra". La verità: finché ci sono analisti come Sergio Romano, mai Israele potrà essere considerato "uno Stato come gli altri".

(Notiziario Ucei, 26 gennaio 2012)

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Sondaggio in Israele: aumentano i credenti, laici in minoranza

TEL AVIV - L'ottanta per cento degli ebrei israeliani sono persuasi dell'esistenza di Dio, secondo un sondaggio condotto su un campione di quasi tremila persone dall'Istituto Guttman di ricerca sociale. Il 67 per cento sono convinti che gli ebrei siano "il popolo eletto". Il 72 per cento hanno assicurato di non cibarsi mai di carne suina, in quanto vietata dalla ortodossia.
Rispetto a dieci anni fa, è aumentato in Israele il numero dei credenti. I laici sono calati dal 52 al 46 per cento, mentre l'insieme di tradizionalisti, religiosi ed ortodossi è salito dal 48 al 54 per cento.
L'Istituto Guttman rileva che di conseguenza comincia a farsi problematico il rapporto fra i valori democratici e quelli religiosi. In caso di contrasto fra di loro, i principi della democrazia "devono sempre prevalere" secondo il 44 per cento degli interrogati. Il 20 per cento ritengono invece che la ortodossia "debba sempre avere il sopravvento" mentre il 36 per cento pensano che occorra decidere "di volta in volta", a seconda delle questioni.

(TicinOnline.ch, 26 gennaio 2012)

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Gli ebrei e la Giornata della Memoria

Intervista al Rabbino Riccardo Di Segni



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Certa sinistra ama gli ebrei purché siano morti

di Giuseppe Baiocchi

Arriva nel freddo dell'inverno la "Giornata della memoria". Per chi in gioventù ha visitato Mauthausen e Dachau e poi Auschwitz (dove è voluto andare insieme ai suoi figli) aumenta in quel giorno il bisogno del silenzio interiore, il rispetto reverente di fronte all'orrore indicibile, la "pietas" commossa per le vittime innocenti. E insieme, ma è solo questione di personale sensibilità, un lieve fastidio per il rischio della retorica sempre in agguato.
  L'istituzione in Italia della giornata speciale si deve senza alcun dubbio principalmente alla sinistra (cosa che le fa onore), alla sua cultura, all'esigenza intellettuale e popolare di "non dimenticare". E tuttavia negli ultimi anni si è creata all'interno della medesima sinistra (o almeno nella sua parte più comunicativa e chiassosa) una bizzarra linea politica e ideologica, per cui è giusto e sacrosanto amare moltissimo gli ebrei, ma soltanto quelli morti.
  Già, perchè ci sono anche gli ebrei vivi, magari discendenti dai pochi scampati all'Olocausto. E con quelli vivi non nascondo di provare una sincera curiosità e una certa ammirazione. In particolare per un popolo che ha conosciuto la diaspora e millenni di persecuzione salvaguardando tra molti sacrifici e con secolare testardaggine la propria identità di comunità e di fede. Certo, anche tra loro ci sono quelli cordialmente antipatici, i furbetti e gli affaristi e qualche imbroglioncello; Ma nella realtà abituale dell'unica razza esistente, la "razza umana" con i suoi splendori e le sue miserie.
  E alla pari di tutti gli altri cittadini, hanno la piena libertà di avere differenti idee politiche, di frequentare diverse culture, di schierarsi dove e come vogliono. E anche di parteggiare umanamente per lo Stato d'Israele. Che, unica democrazia del Medio Oriente, è certamente criticabile anche con durezza, è condannabile ma non è, se si permette, "riannentabile". Annientare gli ebrei una seconda volta (o solo tifare per la loro distruzione) sarebbe un'ignominia che l'intero mondo e la stessa civiltà umana non possono assolutamente neppure pensare.
  E' in questo scenario che si fa istruttivo e suscita interrogativi anche inquietanti il rovente dibattito che si è scatenato su queste colonne intorno alla limitata vicenda della condanna giudiziaria di Caldarola su querela di Vauro. Il collega Caldarola sa difendersi benissimo da solo e non ha certo bisogno delle mie modeste parole e della sincera stretta di mano che gli trasmetto.
  Ma tutta la storia. per minima che sia, lascia l'amaro in bocca su un vero e proprio paradosso dai contorni kafkiani. Ci insegna infatti che in questo Paese esiste una categoria di "intoccabili", una confraternita di bramini dell'informazione e della satira poltica, che rivendicano piena e assoluta libertà di espressione solo per sè e per la propria parte, una libertà totale che può essere greve e offensiva ma non criticabile.
  Loro, che dello stile scanzonato, goliardico e irriverente hanno fatto una divisa, adesso (e non è il solo caso) sono poi prontissimi, quando messi in discussione, a ricorrere frignando a mamma magistratura perchè qualcuno gli ha "fatto la bua" della critica. Senza accorgersi così di esser diventati reazionari, codini e benpensanti almeno quanto, se non di più, dell'establishment che hanno sempre contestato.
  Sono gli scherzi del "politicamente corretto" e della sua intolleranza per chi la pensa diversamente e si permette di esprimerlo. Il tutto con i timbri e i bolli delle sentenze. Mamma magistratura oggi ci dice che sulle vignette di Vauro (anche le stronzate più inguardabili) il consenso e la risata sono ormai obbligatorie...

(Linkiesta, 25 gennaio 2012)

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Apple ingloba i talenti israeliani

L'azienda israeliana Anobit, specializzata nella produzione di memorie flash, è stata ufficialmente presentata come parte integrante di Apple l'11 gennaio, e durante la conferenza sul primo trimestre fiscale, il CEO dell'azienda di Cupertino ha dichiarato che Anobit sarà integrata nel principale team di ingegneri hardware, spiegando come Apple non creda nella politica aziendale di creare molte divisioni a differenza delle aziende concorrenti, come Microsoft, che operano con un elevato numero di frammentazioni, da qui la decisione di incorporare il gruppo Anobit direttamente in quello già esistente della mela morsicata.
Da Apple hanno confermato la spesa d'acquisto per Anobit che sarebbe stata attorno ai 500 milioni di dollari, lasciando gli altri dettagli sull'acquisizione segreti, inducendo così la maggior parte degli analisti a pensare l'azienda cominci a puntare al controllo della catena di fornitori, altri invece che si presti a lanciare la produzione di nuove memorie SSD.

(Spaziogames.it, 25 gennaio 2012)

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Cisgiordania: tasse e prezzi su, spunta la protesta sociale

Centinaia in piazza a Ramallah per protesta contro le misure di Salam Fayyad

RAMALLAH, 25 gen - La protesta sociale fa timidamente capolino anche a Ramallah, in Cisgiordania, cuore dei Territori palestinesi, dove oggi diverse centinaia di persone si sono radunate nella centralissima piazza Al-Manara non già per una delle abituali manifestazioni contro l' occupazione israeliana, ma per denunciare l'aumento di tasse e tariffe abbattutosi col nuovo anno e gli effetti sul costo della vita. Nell'occhio del ciclone è soprattutto l'aumento progressivo della tassazione sui salari, deciso dal governo dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) del premier-tecnocrate Salam Fayyad al fine di riequilibrare il bilancio in tempi di crisi globale e d'incertezze sugli aiuti internazionali: inclusi parte di quelli degli Usa, a rischio sull'onda delle tensioni Anp-Washington legate alla richiesta autonoma di riconoscimento di uno Stato palestinese all'Onu e allo stallo dei negoziati col governo israeliano a trazione nazionalista di Benyamin Netanyahu.
La protesta di Ramallah segue quella che sabato aveva visto muoversi la piazza di Nablus: brandendo, in una sorta di "pentolazo" locale, padelle e tegami a simboleggiare pure l'esponenziale incremento del costo dei generi alimentari. La tassazione progressiva introdotta dal governo Fayyad varia da un'aliquota del 5% per i meno abbienti fino a un tetto del 30% per i più benestanti e mira a contribuire all'abbattimento del deficit strutturale delle casse dell'Anp: tuttora pesantissimo malgrado gli ultimi anni di vivace crescita del Pil in Cisgiordania. Nell'ambito della riforma fiscale annunciata dal premier (fra le lamentele di partiti non allineati, organizzazioni sociali e movimenti d'opposizione) sono inoltre previsti nuovi e impopolari balzelli sulle case e sulle transazioni finanziarie o commerciali.

(ANSAmed, 25 gennaio 2012)

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Rabbino Haddad: ''Il Re del Marocco salvò gli ebrei dalla deportazione''

Mohammed V
RABAT, 25 gen. - ''Noi ebrei marocchini siamo stati salvati da re Mohammed V. E' grazie a lui se in Marocco la Shoah non c'è stata". Tiene a ricordarlo alla vigilia del Giorno della Memoria il rabbino Yousef Haddad, esponente di spicco della comunità ebraica marocchina, che racconta in che modo la casa reale salvò dalla deportazione in Germania gli ebrei che si trovavano nel paese.
"Non ho dati storici da riferire - ha spiegato il rabbino oggi ottantaquattrenne - ma ho una storia da raccontare. Negli anni Quaranta il mio paese era occupato dalla Francia e dal governo di Vichy, il quale chiese a re Mohammed V di consegnare una lista con i nomi di tutti i sudditi marocchini di fede ebraica. Il re si oppose a qualsiasi eventualità di deportazione e di discriminazione, e rispose che non esistevano in Marocco sudditi ebrei, ma solo sudditi marocchini".
Questa ricostruzione viene confermata anche da Marco Baratto, docente di Storia Contemporanea presso l'università Statale di Milano. "Ciò che racconta il rabbino marocchino - riferisce - si iscrive nella tradizione di tolleranza che fa parte della storia della monarchia di Rabat e della cultura di quel paese dove convivono ebrei, cristiani e musulmani. Il gesto di Mohammed V si iscrive in questo clima di tolleranza".
Secondo l'accademico milanese, "va considerato che il Marocco era all'epoca diviso, dal punto di vista territoriale, con la Francia di Vichy che dominava varie zone del paese e che di fatto aveva tentato di introdurre le stesse leggi anti-ebraiche che erano state approvate in Algeria. In Marocco, però, c'è stata una duplice reazione: quella di Mohammed V, che pur non governando si oppose non solo non consegnando la lista dei cittadini marocchini di religione israelitica, ma compiendo anche due gesti simbolici".
Baratto spiega come "il primo di questi due gesti fu quello di invitare alla festa del trono negli anni Quaranta una rappresentanza della comunità ebraica marocchina. Il secondo gesto avvenne quando vollero imporre di indossare la stella gialla agli ebrei marocchini. Il re rispose che dovevano ordinarne 10 in più, che era il numero esatto dei membri della famiglia reale, i quali l'avrebbero indossata. Volle condividere di fatto la situazione dei suoi sudditi di religione israelitica, impedendo l'applicazione delle norme anti-ebraiche".
L'accademico ricorda infine come "questa tolleranza venne recepita dalla popolazione, tanto che quando il governo di Vichy vietò agli ebrei di esercitare la libera professione, i musulmani li aiutarono. Così fu per gli avvocati musulmani che discutevano in aula le cause studiate da quelli ebrei. Si tratta di una tradizione di tolleranza che continua, se si pensa che due mesi fa c'è stato in Marocco il primo convegno dedicato ai temi della Shoah, che a Casablanca c'è l'unico museo ebraico del mondo arabo e che re Mohammed VI ha un consigliere ebreo".

(Adnkronos, 25 gennaio 2012)

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Consumi record di diesel e olio combustibile in Israele

TEL AVIV, 25 gen. - In Israele, a causa dell'interruzione delle forniture di gas dall'Egitto, la generazione elettrica ha visto aumentare i suoi consumi di diesel e olio combustibile rispettivamente del 200% e del 108%. Per contro, si rileva un calo nel consumo di gas naturale del 7%. Il ministero dell'Energia e dell'Acqua ha annunciato che questo andamento e' atteso continuare anche nel 2012, finche' non sara' disponibile il gas naturale proveniente dal giacimento Tamar che dovrebbe entrare in produzione a meta' del 2013.

(AGI, 25 gennaio 2012)

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Rassegna stampa su Israele

di Emanuel Segre Amar

Ricordiamoci quanto avvenne il 16 ottobre 1943 nel Ghetto di Roma, scrive puntualmente oggi Pierluigi Battista sul Corriere; non è certamente un caso se oggi, come ieri, questa rassegna si apre proprio con le parole di Battista, che aggiunge: a Roma, per decenni, si è "dimenticato di celebrare l'anniversario del rastrellamento", "una tragedia che forse venne accettata con troppa indifferenza, troppa acquiescenza, troppo silenzio". Il Giorno della Memoria non deve essere "un'occasione puramente retorica e celebrativa".
  Penserei a queste parole anche nel momento dell'inaugurazione, prevista per domani, e proprio a Roma, della mostra "I Ghetti nazisti". Di questa parlano alcuni quotidiani locali, come Il Giornale di Ostia; i ghetti, durante la seconda guerra mondiale, non erano stati richiusi in Italia, certamente, e tuttavia…; dobbiamo far attenzione a non perseverare col mito degli Italiani brava gente. Le nostre leggi razziali arrivarono già nel '38, ed in Italia i nazisti trovarono uno Stato pronto a collaborare senza se e senza ma, a parte i pochi che scelsero subito di non essere complici e, in seguito, i Giusti che misero perfino a repentaglio la propria vita per aiutare chi era rimasto "rinchiuso" nel Paese.
  L'Osservatore Romano titola oggi: "200 istituti religiosi prestarono soccorso ai perseguitati rispondendo agli inviti del Papa. Monsignori e personalità diverse si fecero portavoce di Pio XII e del sostituto Montini". Chi scrive è ben conscio della delicatezza e della complessità del problema, ma non ritiene queste parole adatte a descrivere la realtà di quel periodo. Nella Chiesa, come nella società civile, vi furono certamente molte persone che furono Giusti, ma la Chiesa, come Istituzione che, cosa fece? E' corretto parlare di appelli del Papa?
  Per continuare sul tema dei Giusti, è interessante l'articolo di Roberto Mazzoli su Avvenire, che riporta la recente scoperta della poetessa Matilde Sarano, salvatasi con tutta la sua famiglia; è da tempo noto che anche alcuni nazisti, militari in Italia, aiutarono alcuni ebrei a salvarsi, ma è sempre stato quasi impossibile identificarli, mentre ora si apprende che a Pesaro l'ufficiale Erich Eder salvò tutto un gruppo di ebrei, rifugiatisi in un convento; dopo la guerra questo comandante nazista volle anche ritornare sul posto in bicicletta.
  Sulla incomprensibile sentenza che Ugo Volli ha ricordato ieri nella sua rassegna riprendendo le parole di Battista, sentenza che deve far riflettere sul nostro Paese, ritorna Italia Oggi con un breve articolo che lascia per lo meno perplessi a causa delle parole "bipartisan" di chiusura; tutti vengono criticati. E già…
  A Roma, all'improvviso, scrive Andrea Morigi su Libero, su un centro culturale spunta un minareto; gli abitanti della zona protestano, temendo il ripetitivo richiamo del muezzin, ma il presidente del centro li tranquillizza: non ci sarà, assicura. Ma osserva Morigi che per questo presidente questa torretta sarebbe alta solo 15 centimetri, mentre nella realtà è dieci volte più alta. Ed allora, come è possibile credere al presidente di questo centro culturale islamico di Roma?
  Un editoriale del Foglio riflette sull'attacco israeliano contro le installazioni nucleari iraniane; la storia di Israele ci insegna che nulla si può sapere in anticipo sulle azioni militari israeliane. Per l'editorialista, tuttavia, mentre Haaretz è notoriamente contro tale attacco, gli alti ufficiali sarebbero divisi, ed in particolare quelli dell'aviazione. E' impossibile conoscere che cosa ci sia di vero, tranne che il capo di stato maggiore Benny Gantz deve scegliere il nuovo comandante dell'aviazione. Israele ci ha insegnato che, nei momenti del pericolo, sa essere unito, e dobbiamo essere fiduciosi che saprà esserlo anche in questa occasione.
  In Siria, come scrive Luca Geronico su Avvenire, la Lega Araba richiama anche gli ultimi ispettori inviati a suo tempo per verificare la realtà sul terreno; al Cairo assicurano che altri, più numerosi, saranno presto inviati, ma intanto Assad può stare tranquillo, facendo nuove vittime (ieri 38). Gli USA continuano a pronunciare inutili, vuote parole, e così ieri anche la Francia, mentre la Russia, dopo aver venduto 36 nuovi aerei, assicura che continuerà la sua cooperazione politica e militare col regime alawita.
  Nel paese, intanto, come scrive Alberto Stabile su Repubblica, i cristiani di Homs gridano al massacro e si schierano, in gran parte, con Assad, temendo un futuro tragico se i salafiti conquisteranno il potere. Giuste la parole di padre Dall'Oglio, intervistato in altro articolo pubblicato da Repubblica: "la Siria è oggi il teatro d'un vasto conflitto regionale. Qui si gioca la tensione tra Stati Uniti e Russia, Turchia ed Iran, sunniti e sciiti, concezione laica dello Stato e visione religiosa della società".

(Notiziario Ucei, 25 gennaio 2012)

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Un giovane tedesco su cinque non sa cosa sia Auschwitz

BERLINO, 25 gen. - Un giovane tedesco su cinque (21%) di eta' compresa tra 18 e 29 anni ignora cosa sia stato Auschwitz. Lo rivela un sondaggio del settimanale Stern in occasione della Giornata della Memoria, che si celebra venerdi' e che coincide con la liberazione del campo di sterminio nazista da parte dell'Armata Rossa. Anche sull'ubicazione del lager le conoscenze di molti tedeschi sono lacunose: il 31% non sa che si trova in Polonia.
Dal sondaggio emerge anche che il 43% non ha mai visitato uno dei luoghi in cui venne compiuto l'Olocausto, con la percentuale che sale al 46% tra i tedeschi dell'ovest, mentre solo un tedesco dell'est su quattro (27%) non si e' mai recato di persona in uno di questi luoghi dell'orrore. Se nel 1994 una maggioranza del 53% riteneva che fosse ormai giunto il momento di chiudere definitivamente i conti con il capitolo piu' oscuro della storia tedesca, a volerlo oggi e' solo il 40%, con il 56% che ritiene necessario mantenere vivo questo ricordo.
Quasi due terzi dei tedeschi (65%) affermano poi che la Germania a causa del suo passato non ha responsabilita' verso altri popoli, con il 31% che manifesta un'opinione opposta. (AGI) .

(AGI, 25 gennaio 2012)

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Israele è il nuovo re del pane

A decretarlo sono stati i giurati della SIGEP Bread Cup, il Campionato Internazionale della panificazione conclusosi martedì sera a Rimini Fiera dopo giorni di lavoro.

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sraele è il nuovo re del pane. A decretarlo sono stati i giurati della SIGEP Bread Cup, il Campionato Internazionale della panificazione conclusosi martedì sera a Rimini Fiera dopo giorni di lavoro e di panificazione, nel quale si sono espresse 10 squadre provenienti dai cinque continenti. Israele ha vinto anche due sezioni particolari, quella per il pane salutista, a base di spinaci, e quella per il dolce da forno, con una millefoglie al cioccolato con i mirtilli.
Al secondo posto si sono classificati i panificatori tedeschi, che si sono distinti soprattutto nella sezione pane tradizionale, con un pane "del viticoltore", tipico in Germania, molto sostanzioso, con succo d'uva, formaggio di montagna, fiocchi di patate e le immancabili noci. Al terzo posto si sono classificati gli australiani, che hanno vinto anche il premio per il pane artistico. La loro creazione rappresenta la storia un personaggio molto popolare in Australia, un senza fissa dimora leggendario, che viaggiava in lungo e in largo cantando canzoni popolari.
Leggenda vuole che un giorno Shajme Greenman, questo il nome del personaggio, sia caduto in un lago e da allora il suo spirito vagherebbe per la prateria. Una menzione particolare della giuria è andata alla squadra del Regno Unito per la produzione, in particolare perché i fornai inglesi hanno preparato la colazione a tutte le altre squadre presenti nei giorni di fiera e di competizione. Oltre a loro, infatti, si sono dati battaglia a suon di lieviti e farine anche il Marocco, il Mali, la Francia, la Spagna e il Portogallo.
"Siamo molto soddisfatti - ha affermato Fausto Rivola, inventore del format e presidente del Club "Arti e Mestieri", che assieme a Rimini Fiera organizza SIGEP Bread Cup - per il livello dei partecipanti e per la grande capacità di tutti di confrontarsi sulla cultura dell'arte della panificazione". Il presidente della giuria, l'americano Michael Rhoads, capo della delegazione Usa che ha vinto il campionato nel 2011, ha sottolineato "il grande impegno di tutti i partecipanti e l'attenzione alla tecnica e alla capacità manuale dei panificatori".

(RiminiToday, 25 gennaio 2012)

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Bis Kiryat Shmona in Coppa di Lega israeliana

L'Hapoel Kiryat Shmona FC ha conquistato il primo trofeo stagionale bissando il successo dell'anno scorso nella Coppa di Lega israeliana grazie al successo 4-3 ai rigori in finale contro l'Hapoel Tel-Aviv FC. La capolista del campionato, che non ha mai vinto il torneo in passato, ma può contare un vantaggio in classifica di ben 11 punti, passa in vantaggio al 3' dei tempi supplementari con Wael Mresat, abile nello sfruttare un cross di David Solari.
Passano 5' e Abbas Mahmmoud sfrutta un errore della difesa avversaria e ristabilisce la parità con un rasoterra, portando il confronto ai calci di rigore. Entrambe le formazioni falliscono una volta dal dischetto, ma l'errore decisivo è quello del capocannoniere dell'Hapoel Toto Tamuz, che regala il trofeo al Kiryat.
A fine gara il capitano Adrian Rochet ha dichiarato: "Questo è il primo trofeo della stagione, siamo in corsa per vincerne altri due. Manca ancora molto tempo alla fine, ma siamo in buona posizione". Il tecnico Ran Ben Shimon ha aggiunto: "I giocatori meritano di godersi questo successo, in questo momento non c'è altro a cui dovremmo pensare".

(UEFA.com, 25 gennaio 2012)

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Archeologia: spedizione italiana nel sito di Qumran a Gerusalemme

Dal 1o febbraio Marcello Fidanzio guiderà la spedizione italiana al sito archeologico di Qumran

L'impresa non è sovvenzionata da alcun ente pubblico o statale e i ricercatori, al momento, stanno rimettendoci di tasca propria in attesa di un investimento privato.
A capitanare la spedizione in Qumran è Marcello Fidanzio, professore di Ebraico biblico alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale a Milano: "Per noi è una grande opportunità di ricerca che ci inorgoglisce - afferma - e certamente troveremo dei fondi. Ho sempre lavorato così, prima ho cercato di mostrare quello che so fare e poi sono arrivati i fondi. Il nostro compito sarà quello di mettere i reperti in uno stato di conservazione tale da essere avvicinati dagli studiosi in maniera semplice e sicura. Nello stesso tempo dovremo avere tutti i dati tecnici sui reperti che permettano a qualsiasi studioso di verificare o proporre teorie alternative per la comprensione del sito. Infine - spiega - cercheremo di proporre una nostra linea interpretativa".
Il sito archeologico di Qumran è famoso per l'importante scoperta fattavi nel 1947: i rotoli del Mar Morto, circa 900 pergamene o papiri datate tra il 150 a.C. e il 70 d.C., comprendenti testi apocrifi o inediti dell'Antico Testamento.
La ricerca ha un enorme rilievo culturale, essendovi al mondo moltissimi dipartimenti universitari dedicati a questo sito archeologico, soprattutto in America, e moltissimi appassionati attratti dall'alone di mistero e leggenda in cui Qumran è tuttora avvolta.

(Universy.it, 25 gennaio 2012)

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Fumetto antisemita argentino: ballando in un campo di concentramento

Sarà stato un modo per ricordare il 70esimo anniversario della conferenza di Wannsee, quella in cui i nazisti decisero ogni dettaglio della soluzione finale della questione ebraica.
Oppure sarà un modo originale per celebrare la Giornata della Memoria che, come ogni anno, cade il 27 gennaio.
Oppure sarà un rigurgito di vecchio e insano antisemitismo sempre pronto a guizzar fuori alla bisogna.
Fatto sta che il 19 gennaio scorso il giornale argentino Pàgina/12 nella sezione, si badi bene, "Cultura giovanile", ha pubblicato una striscia a fumetti di Gustavo Sala dal giocoso ed evocativo titolo "FieSSta".

Il protagonista si chiama David Gueto ed è la caricatura del DJ francese David Guetta. Anche lui DJ, fa musica in un campo di concentramento. Inizialmente, i prigionieri si rifiutano di ballare perché sentono che non c'è niente da festeggiare e gli dicono: "Ma lo sai che finiranno per ammazzarci nelle camere a gas e faranno del sapone con noi?"
Allora spunta Hitler e convince tutti a ballare perché "la vita è breve". Poi, ringrazia il DJ osservando: "Se sono rilassati il sapone viene meglio".
Poi solito copione: alle proteste sono seguite le scuse. Fino alla prossima oscena occasione. Magari in un altro pizzo del mondo.

(paperblog, 25 gennaio 2012)

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Allarme antisemitismo in Usa

di Alessandra Farkas

NEW YORK - Dopo New York, dove negli ultimi tempi sono aumentati gli attacchi a sinagoghe e centri culturali, anche la comunità ebraica del New Jersey è nel mirino degli antisemiti. Ben quattro attacchi nell'ultimo mese hanno messo in allarme la comunità e le autorità locali costrette a prendere maggiori misure di sicurezza come l'installazione di videocamere fuori e dentro le sinagoghe e l'invio di alcune auto di pattuglia nel giorno di Shabbat.
"Siamo molto preoccupati per ciò che sta accadendo", afferma Etzion Neuer, direttore della sede dell'Anti-Defamation League del New Jersey. Per prevenire nuovi attacchi, la polizia ha deciso anche di tenere dei corsi sulla sicurezza e l'autodifesa per gli oltre 80 leader delle varie istituzioni ebraiche presenti nella zona. "E' una novità per noi", spiega Ruth Gafni, Preside della scuola Solomon Schechter di Bergen County, "abbiamo sempre vissuto in pace sentendoci sicuri e protetti. Questi attacchi hanno cambiato la nostra vita".

(Corriere della Sera, 25 gennaio 2012)

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Azerbaijan: sventato un attentato all'ambasciatore di Israele

Le autorita' dell'Azerbaijan hanno sventato nei giorni scorsi un attentato nei confronti dell' ambasciatore di Israele a Baku Michael Lotem e del direttore di una scuola religiosa ebraica, il rabbino Shneor Segal. Lo riferisce la stampa israeliana, secondo cui tre persone sono state arrestate. Una di queste, viene affermato, era in contatto con i servizi segreti di Teheran.
Si tratta del terzo incidente del genere questo mese. In precedenza un altro attentato anti-israeliano era stato sventato a Bangkok dalle autorita' thailandesi, grazie anche all'arresto di un uomo legato in apparenza ai Hezbollah libanesi. Secondo la stampa israeliana, nel frattempo anche le autorita' bulgare hanno sventato un attentato contro una comitiva di turisti israeliani, in visita a Sofia. In seguito a questi episodi, i responsabili israeliani alla sicurezza hanno consigliato ai connazionali in partenza per l'estero di mantenere uno stato di vigilanza. ''Gli Hezbollah ed altri elementi ostili cercano di organizzare attentati terroristici crudeli lontano dai nostri confini'' ha confermato il capo di stato maggiore, generale Beny Gantz.

(campanianotizie, 25 gennaio 2012)

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Auschwitz a fumetti. Così un deportato testimoniò lo sterminio degli ebrei

Un bottiglia con 22 fogli disegnati a matita ritrovata sul fondo di una baracca del campo di sterminio nazista. L'eccezionale testimonianza è stata pubblicata in un libro.

Una serie di disegni nascosti in una bottiglia, come fanno i naufraghi. L'autore, però, non voleva essere salvato, ma lasciare una traccia nella memoria del mondo dell'inferno vissuto in terra a causa degli uomini. L'anonimo disegnatore di Auschwitz-Birkenau è riuscito nella sua missione. Quella bottiglia con i suoi 22 fogli è stata ritrovata sul fondo di una baracca del campo di sterminio nazista e l'eccezionale testimonianza è stata ora pubblicata in un libro curato da Agnieszka Sieradzka. I bordi slabbrati dei foglietti, il riquadro che incatena la scena agli occhi dell'osservatore, a volte diviso in due per guadagnare spazio, il tratto a matita sicuro a volte tinto di rosso. Il fumetto non attenua la violenza di quello che hanno vissuto milioni di ebrei deportati nel campo della morte. Anzi, in qualche modo l'acuiscono. I dettagli colti dall'anonimo cronista-testimone compongono l'affresco della borghesia europea mandata al massacro. Dai carri bestiame che arrivano sulla judenrampe di Auschwitz scendono uomini e donne ben vestiti, curati nell'aspetto: il cappello, il fazzoletto al taschino, l'impermeabile al braccio. E ancora, i bambini vestiti da marinaretto, disperati e urlanti al momento della separazione dai genitori. I sentimenti spezzati, i legami famigliari travolti dalla crudeltà nazista, esistenze normali catapultate nell'orrore della storia. Non mancano i corpi scaricati davanti ai forni crematori, come se fossero sacchi di merce qualunque. Ma ciò che colpisce di quei disegni è la presenza della morte nella routine quotidiana degli aguzzini: l'appello davanti alle baracche, l'ufficiale delle SS che si gusta il fumo di una sigaretta, mentre alle sue spalle i camini dei forni lavorano a pieno ritmo, le torture come normalità. Dell'autore si conoscono solo le iniziali «M.M» ed è impossibile dire se sia sopravvissuto allo sterminio nazista. Sappiamo che l'ultimo disegno è rimasto incompiuto. La sua missione, no.

(VareseNews, 24 gennaio 2012)

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Ventennale delle relazioni diplomatiche tra Cina e Israele

PECHINO, 24 gen. - Ventesimo anniversario dello stabilimento di relazioni diplomatiche tra Cina e Israele: il presidente cinese Hu Jintao ha inviato per l'occasione un messaggio di congratulazioni al presidente israeliano Peres. In questi 20 anni - ha affermato Hu - la cooperazione amichevole tra i due Paesi ha registrato uno sviluppo costante e sono stati fruttuosi i risultati di scambi e cooperazione nei settori politico, economico-commerciale, culturale, tecnico-scientifico, agricolo e dell'istruzione. La Cina, ha aggiunto, presta importanza allo sviluppo di relazioni con Israele e vuole impegnarsi con il Paese per portare avanti i rapporti di cooperazione amichevole. Anche Peres ha dichiarato che Israele presta grande attenzione alle relazioni bilaterali, e vuole portare avanti la cooperazione di mutuo vantaggio con il Dragone, rafforzare il dialogo tra i giovani dei due Paesi e accrescere l'amicizia e la partnership.
Anche il premier cinese, Wen Jiabao, e quello israeliano, Benjamin Netanyahu, nonche' il ministro degli Esteri cinese, Yang Jiechi, e il vice premier e ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, si sono scambiati messaggi di congratulazioni.

(AGI, 24 gennaio 2012)

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Netanyahu vola a Nicosia, a tutto gas

di Matteo Zola

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu si recherà, il prossimo 16 febbraio, a Nicosia nella speranza di stringere più forti accordi energetici con Cipro in merito allo sfruttamento dell'immenso giacimento di idrocarburi presente nel sottosuolo del Mediterraneo orientale.
La corsa all'accaparramento delle risorse energetiche dell'area sta creando una situazione di conflitto diplomatico tra i Paesi della regione, in particolar modo la Turchia sta cercando di prendersi una fetta della torta tramite l'influenza esercitata su Cipro nord. Ankara rivendica il diritto di Cipro nord a partecipare alla divisione dei benefici (e dello sfruttamento) dei giacimenti. Ma Cipro nord è una repubblica riconosciuta dalla sola Turchia che Ankara sta utilizzando per fare pressione su Israele (nemica dichiarata) e Cipro (sponsorizzata dalla Grecia, antica rivale).
Nel frattempo, tra caccia israeliani che si alzano in volo, navi turche al largo di Cipro, e ditte americane dedite alle prospezioni del sottosuolo, è arrivata nel Mediterraneo orientale una nave da guerra russa.

(paperblog, 24 gennaio 2012)

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Programma

Comunicato stampa

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Antisemitismo - Fiano: "Liberta' di satira ma anche di critica a essa"

di Emanuele Fiano

A suo tempo espressi a Fiamma Nirenstein la mia solidarietà per l'orribile vignetta di Vauro. Oggi mi auguro che Peppino Caldarola, giornalista galantuomo, vinca il ricorso in appello contro la condanna subita per aver criticato, come è giusto che fosse, la vignetta che Vauro dedicò a Fiamma Nirenstein raffigurandola con il naso adunco, la stella di David e il fascio littorio, e questo perché Fiamma Nirenstein aveva scelto di candidarsi con il Pdl. Si possono non condividere le scelte di chiunque, ma usare la più orribile iconografia fascista e nazista degli anni '30 per attaccarlo non può essere accettato.
Se il diritto di satira non va limitato, questo non significa che la cultura espressa dalla satira, i suoi paragoni, le sue metafore non possano essere anche duramente criticati, e nessun vignettista dovrebbe rivolgersi ai giudici per attaccare chi li critica. A Peppino Caldarola va dunque tutta la mia solidarietà.
In questi stessi giorni alla Camera dei Deputati dovremmo discutere una proposta di legge fatta per limitare e censurare la libertà di espressione sul web. Penso che questo progetto di legge sia da respingere, ma trovo inaccettabile che chi pretende libertà di espressione come Vauro sempre e comunque, voglia vedere condannato chi come Caldarola ha ravvisato i tratti della discriminazione nella sua vignetta.

(Partito Democratico, 24 gennaio 2012)

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Israele si addestrerà alla guerra con i caccia italiani

di Antonio Mazzeo

ROMA - Saranno molto probabilmente gli M-346 "Master" di Alenia Aermacchi i nuovi aerei d'addestramento dei piloti israeliani.
  Mentre è in atto una pericolosissima escalation militare nelle acque del Golfo Persico e Washington e Tel Aviv preparano congiuntamente la prossima guerra (Iran o Siria?), il quotidiano "Haaretz" rivela che le forze armate israeliane starebbero per assegnare all'industria bellica italiana la commessa di oltre un miliardo di dollari per la fornitura di 25-30 caccia-addestratori "avanzati". Gli M-346 sostituiranno i vecchi A-4 "Skyhawk" della statunitense McDonnell Douglas, utilizzati dalle "Tigri volanti" del 102o squadrone dell'aeronautica israeliana come velivolo per formare i nuovi piloti dei cacciabombardieri e come mezzo di supporto alla guerra elettronica.
  La comunicazione ufficiale del ministero della Difesa è attesa per i prossimi giorni, ma il direttore generale, Udi Shadi, avrebbe già firmato un accordo preliminare con i manager di Alenia Aermacchi durante una sua recente visita in Italia. Dopo l'acquisizione, le attività di addestramento e la manutenzione dei velivoli saranno affidate ad una società privata ("Tor"), di proprietà dei due colossi Elbit Systems Ltd. e Israel Aerospace Industries Ltd.. I velivoli dovrebbero essere schierati nelle basi aeree di Hatzerim e Ovda.
  L'M-346 "Master" è un addestratore al combattimento aereo con licenza d'uccidere: può essere armato infatti con due missili AIM-9L "Sidewinder" e con un cannone da 30 mm ed è configurabile per attacchi al suolo con bombe e missili aria-terra o antinave. Per le sue caratteristiche tecnico-belliche, il velivolo sarebbe stato preferito ai caccia T-50 "Golden Eagle" prodotti dall'industria sudcoreana. In un primo momento, le autorità di Tel Aviv si erano indirizzate verso il paese asiatico e avevano firmato un accordo di cooperazione per la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie militari del valore di 280 milioni di dollari. L'annuncio del possibile contratto con Alenia Aermacchi ha ovviamente irritato Seul che adesso minaccia di rivedere la propria politica commerciale con Israele.
Alcuni analisti internazionali sostengono tuttavia che la Corea del Sud avrebbe ancora qualche possibilità di soffiare l'importante commessa all'industria italiana. A ritenere che la competizione tra il "Master" e il "Golden Eagle" sia ancora aperta è in particolare il quotidiano on line statunitense Defense Industry Daily News. "Militarmente parlando - scrive - per performance e capacità di trasporto delle munizioni, l'M-346 ha caratteristiche più vicine allo "Skyhawk". Per vincere la commessa, Finmeccanica dovrà però fornire garanzie sulla stabilità politica a lungo termine dell'Italia come fornitore, e la sua stabilità economica a lungo temine come acquirente. Il velivolo supersonico T-50 della Corea del Sud offre più alte performance aerodinamiche, e l'esistente integrazione dei sistemi d'armi consentono di operare come un cacciabombardiere del tipo F-16 oltre che da addestratore". Tel Aviv, in realtà, punta ad avere un velivolo che, in caso di necessità belliche, possa ripetere le prestazioni del vecchio aereo di produzione USA (gli A-4 sono stati utilizzati massicciamente durante la guerra del Kippur nel 1973 e per l'invasione del Libano nel 1982).
  Per la scelta del nuovo "addestratore", Tel Aviv si baserà però principalmente su valutazioni geo-strategiche ed economiche. "Le imprese israeliane hanno fatto ingresso nel mercato coreano con i loro velivoli senza pilota UAV e con gli aerei radar e un ordine dei T-50 potrebbe rappresentare il prossimo passo per rafforzare l'interscambio tra i due paesi", scrive il quotidiano USA. L'Italia però, potrebbe essere il trampolino per un maggiore posizionamento israeliano sui mercati europei. "Sotto il Primo ministro Berlusconi, le relazioni sono state amichevoli, e l'Italia è stato un alleato di supporto. Israele ha bisogno di lei in Europa, che non è un grande mercato per il settore della difesa, ma è il suo principale mercato per le esportazioni in genere. L'Europa diventa ancora più importante a seguito della scoperta di enormi riserve di gas a largo delle coste israeliane nel Mediterraneo. Quel gas dovrà essere esportato e l'Europa dovrebbe essere la sua area di destinazione".
Per Defense Industry Daily News, Israele starebbe seguendo con particolare attenzione l'evolversi della situazione politica in Italia dopo la caduta del governo Berlusconi. "Anche se spodestato, l'ex premier manterrà un'influenza significativa attraverso i media italiani. Israele desidererà che le relazioni a lungo termine con Berlusconi, e l'Italia, rimangano buone. Ciò potrebbe essere difficoltoso, date le crescenti ostilità delle sinistre europee contro Israele e gli Ebrei. Ma non impossibile".
La stipula del contratto con Alenia Aermacchi potrebbe consentire lo sviluppo di "più stretti legami in ambito economico e della difesa" e d'Israele diventerebbe sia "un cliente d'alto profilo per le esportazioni italiane", che un "fornitore di importanti componenti militari strategiche". All'orizzonte, infatti, ci sarebbero multimilionarie commesse per il complesso militare industriale israeliano, a partire dalla fornitura di sistemi per le telecomunicazioni satellitari e di aerei senza pilota. Secondo la stampa israeliana, in cambio degli M-346 "Master", l'Italia si sarebbe impegnata ad acquistare in particolare due aerei AWACS del tipo "Gulfstream 550" CAEW (Conformal Aerial Early Warning) con relativi centri di comando e controllo. Prodotti da Elta e Israel Aerospace Industries, i velivoli sono già operativi con le forze armate d'Israele e Singapore; una variante dell'aereo radar è stato pure fornito a Cile ed India.
  In vista dell'affaire, Alenia avrebbe siglato con Israele un accordo preliminare per lo sviluppo di velivoli a pilotaggio remoto e dell'aereo "multi-sensore e multi-missione JAMMS (Joint airborne multisensor multimission system)", approvato già due anni fa. Il "JAMMS" è un altro dei costosissimi programmi militari approvati dal Parlamento italiano, con voto bipartisan di centrodestra e centrosinistra. Il 10 marzo 2009, il Ministero della difesa italiano ha spiegato ai parlamentari che il "programma pluriannuale" di acquisizione di due velivoli "JAMMS" "risponde alla necessità operativa di sostituire il velivolo SIGINT G-222VS (G222 Versione Speciale), ancora in servizio ma destinato ad essere prossimamente dismesso, nonché all'esigenza di supportare le operazioni delle forze nazionali e alleate impegnate in operazioni militari in Patria e fuori dai confini nazionali nel controllo e nella sorveglianza dello spazio multidimensionale del conflitto". I velivoli, caratterizzati "da avanzate capacità di ricognizione", incrementeranno "i database delle forze nazionali con i relativi ordini di battaglia elettronici dei paesi di interesse" e supporteranno "la predisposizione delle librerie degli apparati di guerra elettronica".
  Lo "JAMMS" è composto dalla piattaforma aerea, dal sistema di comunicazione e raccolta informazioni SIGINT-ESM (Signal Intelligence - Electronic Support Measures), dai radar di osservazione ad alta quota per l'individuazione di oggetti in movimento e dal segmento di terra per il processamento e l'analisi dei dati. L'integrazione delle differenti componenti consente di "operare nei tre domini del campo di battaglia: aereo, navale e terrestre".
  Nel valutare le possibili soluzioni esistenti sul mercato internazionale, più di tre anni fa gli esperti del Ministero della difesa indicavano il "Gulfstream G550" come il "velivolo più idoneo al soddisfacimento del requisito operativo". "Il coinvolgimento di industrie nazionali, allo stato non ancora definito, è previsto per i diversi sottosistemi di bordo", aggiungeva il report della Difesa. "Il costo stimato del programma ammonta a 280 milioni di euro a valere sul bilancio ordinario della difesa e avrà durata di sette anni, con avvio pianificato a partire dal 2009". La nota aggiuntiva allo stato di previsione del bilancio della Difesa per l'anno 2009 non indicò però lo stanziamento finalizzato all'acquisizione del sistema "JAMMS", limitandosi a specificare che esso "sarà oggetto di successiva valutazione di compatibilità/percorribilità". Che nelle intenzioni dello Stato maggiore e del governo ci fosse già l'intenzione di subordinare l'acquisto degli aerei radar alla vendita dei caccia-addestratori di Alenia Aermacchi ad Israele?
  Intanto le aeronautiche militari dei due paesi sembrano aver stretto la più solida delle alleanze. Lo scorso mese di ottobre, gli israeliani hanno inviato i propri caccia F-15 ed F-16 a cannoneggiare e bombardare i grandi poligoni terrestri della Sardegna, nel quadro dell'esercitazione multinazionale "Vega 2011". Due mesi più tardi è stata la volta dei caccia "Tornado" ed "Amx" dell'Aereonautica italiana a sorvolare il deserto del Negev per partecipare ai war games con la forza aerea partner ("Desert Dusk 2011"). Entro la fine del 2013, inoltre, i grandi aerei da trasporto della nostra aeronautica C27J e C130 e gli elicotteri Eh101 cominceranno ad essere equipaggiati con il sistema di contromisure a raggi infrarossi "Dircm" (Directional infrared countermeasures) co-prodotto dalla italiana "Elettronica" e dalla israeliana "Elbit". Il contratto avrà durata triennale e comporterà una spesa di 25,4 milioni di euro. L'Aeronautica italiana sarà così la prima forza armata europea a dotarsi di un sistema con tecnologia non americana per la difesa dai Manpads (Man-portable air-defense systems), i missili che possono essere lanciati con sistemi a spalla. A danno dei contribuenti e a beneficio dei piazzisti di morte.

(DazebaoNews-it, 24 gennaio 2012)

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Israele-Europa, via alla nuova autostrada sottomarina

Il cavo Jonah, a firma di Interoute, espanderà il network di Bezeq International rafforzando i collegamenti. Meno colli di bottiglia per le connessioni internazionali.

Sarà targata Interoute la nuova autostrada digitale israeliana. Bezeq International, provider per servizi internet e telecomunicazioni in Israele, ha scelto l'azienda di Tlc per espandere la propria rete nel cuore dell'Europa. Dalla landing station di Interoute sita in Bari, "Jonah", un cavo sottomarino di 2.300 km, collegherà Israele all'Italia e al resto d'Europa grazie alla rete in fibra ottica della società proprietaria della più grande piattaforma per servizi cloud in Europa. Questo progetto strategico fornisce a Israele una reale indipendenza in tema di telecomunicazioni nonché l'apertuta di nuovo fronti di business per il Paese. La landing station di Bari è stata scelta perché consente di interconnettersi direttamente con la rete di Interoute, cui sono già collegati tutti i principali operatori di settore.


  "Questo nuovo cavo sottomarino è diventato una realtà avvicinando ulteriormente, dal punto di vista della connettività digitale, l'Europa e Israele - dice Gareth Williams, ceo di Interoute Communications - Siamo estremamente orgogliosi di aver contribuito alla realizzazione di quella che può essere definita una 'autostrada internet sottomarina'; iniziativa che conferma il ruolo attivo di Interoute per lo sviluppo di nuovi rapporti d'affari in Medio Oriente e Nord Africa. Questo progetto mette in luce la nostra competenza nello sviluppo e nella gestione di reti per conto terzi. Con esso Bezeq International ha immediatamente conquistato una rete paneuropea con la velocità e le dimensioni di quella di Interoute".
  Il cavo "Jonah", rigenerato 21 volte, è dotato di due coppie di fibre ottiche, e la sua capacità addizionale potenzia l'infrastruttura internet in Israele oltre a contribuire all'eliminazione di colli di bottiglia per le connessioni internazionali.
  "La nostra collaborazione con Interoute ci consente di fare un passo significativo nello sviluppo della nostra infrastruttura internazionale per servire meglio la domanda generate in Israele, così come i clienti globali - spiega Isaac Benbenisti, ceo di Bezeq International - La rete di Interoute ci offre un accesso flessibile a un'estesa infrastruttura pan europea, potenziando la nostra capacità di offrire le migliori prestazioni e stabilire nuovi standard di servizi internet in Israele e nella regione".

(Corriere delle Comunicazioni, 24 gennaio 2012)

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Antisemitismo in Italia alla vigilia della "Giornata della Memoria"

di Alessandra Boga

L'antisemitismo non muore mai: neanche nel nostro Paese, neanche nei nostri tribunali.
In questi giorni il giornalista Peppino Caldarola è stato condannato a pagare una multa per aver risposto sarcasticamente a una vignetta "satirica" di Vauro Senesi sul Manifesto, che attaccava l'on. Fiamma Nirenstein in quanto ebrea. In tale vignetta, che naturalmente ha destato molto sdegno una volta pubblicata, la Nirenstein viene rappresentata con il tipico naso adunco della tradizione iconografica antisemita, che risale alla "Difesa della Razza" e ai "Protocolli dei Savi Anziani di Sion". In più è stata disegnata con Stella di David e fascio littorio sul petto. La "colpa" di Fiamma Nirenstein, secondo Vauro, era essersi presentata alle elezioni parlamentari con il Pdl. Perciò è stata raffigurata come un mostro in stile "Frankestein" (il suo cognome è stato storpiato) e attaccata in quanto ebrea (nonché vicina ad Israele).
E ora la condanna di Caldarola, proprio alla vigilia della "Giornata della Memoria", celebrata nel nostro Paese il 27 gennaio, in ricordo dell'apertura dei cancelli di Auschwitz.
All'opposto in Italia ci sono antisemiti che gridano "fuori la mafia ebraica delle procure dei tribunali". Questo è il titolo di un'invettiva diretta contro il pubblico ministero della Procura di Roma, Giuseppe Corasaniti, reo di aver indagato sulla blacklist di docenti e magistrati ebrei comparsa sul web lo scorso luglio (che ricalcava quella del 2008). Minacce e insulti anonimi rivolti Corasaniti, corredati dalla sua fotografia, sono comparsi domenica sul blog Vtre, ospitato dalla piattaforma "Il Cannocchiale". "Fuori dai tribunali i referenti politici degli interessi della lobby della unione delle comunità ebraiche. Fuori dalle procure i pubblici ministeri referenti degli interessi del sinedrio ebraico. Fuori dalla Procura il pubblico ministero ebreo Giuseppe Corasaniti, il referente politico della mafia sinedrio della comunità ebraica", c'era scritto su Internet.
La Polizia Postale si è subito attivata. Scoprendo anche che, sulla stessa pagina web, s'insinuava che i responsabili del recente furto delle Pietre d'inciampo, in via Santa Maria in Monticelli, sia stato opera di residenti dei Ghetto ebraico di Roma. Delirante il messaggio: "In quella zona si può incappare in bande di giovinastri ebrei, in assetto paramilitare, che pattugliano la zona controllando anche i documenti agli estranei. Eppoi ci sono anche gli agenti in borghese del Mossad che grufolano nello stesso recinto. Risulta quindi totalmente impossibile che qualcuno abbia potuto eseguire un lavoro di ore al fine di strappare quella specie di 'serci'".
  
Riconducibile all'antisemitismo è senz'altro anche il boicottaggio del film "La Chiave di Sara", che racconta la retata degli ebrei parigini da parte di poliziotti francesi nel 1942. In Italia è uscito in ritardo ( il 13/1), rispetto agli altri Paesi europei, perché non trovava un distributore. Ha dovuto intervenire la stessa Lucky Red, casa distributrice del film di Gilles Paquet-Brenner tratto dal romanzo di Tatiana De Rosnay, e interpretato da Kristin Scott-Thomas. La Lucky Red ha denunciato: "Sul nostro canale youtube alcuni utenti hanno postato vergognosi commenti antisemiti", che tra l'altro definiscono la Nakba palestinese il "vero olocausto" e gli stessi palestinesi "i veri semiti". "Non li abbiamo fatti ancora rimuovere perché, dopo un confronto con la Comunità Ebraica romana, è opportuna da parte nostra una denuncia alla Polizia Postale", ha detto la casa distributrice della pellicola, che naturalmente "le massime distanze dai commenti pubblicati e li condanna fortemente".
Ancora, la bandiera di Israele, esposta in Via Dante a Milano per l'Expo 2015, è stata imbrattata da schizzi di vernice rosso sangue. "Sembra che i responsabili abbiano utilizzato uno di quei fucili che sparano proiettili di vernice", ha detto un negoziante. Finora non c'è stata nessuna rivendicazione dell'atto vandalico.
Per concludere, un articolo di Deborah Fait ha denunciato che su un sito antisemita denominato "Olotruffa" è stata pubblicata la pubblicità di una friggitrice modello BELZEC, marchio Auschwitz. Belzec è un nome poco noto, ma si tratta del primo campo di sterminio nazista, reso operativo dal 1942. Secondo gli storici il numero degli ebrei che lì morirono bruciati si aggira tra i 500.000 e i 700.000, ma si conoscono solo due superstiti, Rudolf Reder e Chaim Herszman. Forse per tale motivo esso è poco conosciuto ai più. Tempismo cinicamente perfetto anche per la pubblicità della friggitrice: il 27 gennaio si avvicina.

(il legno storto, 24 gennaio 2012)

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Germania, l'antisemitismo è radicato nella società

L'antisemitismo è radicato in maniera significativa nella società tedesca: lo dice un rapporto di esperti commissionato dal Bundestag. Lo riferisce l'agenzia di stampa Dpa. Nel rapporto si legge anche che la diffusione di internet ha giocato un ruolo chiave nella diffusione di sentimenti filonazisti di estrema destra e del negazionismo dell'Olocausto che trae origine dalle correnti estremiste della religione islamica.
Il gruppo di ricerca è stato costituito nel 2009 con la finalità di monitorare la situazione del sentimento antiebraico in Germania. Secondo le conclusioni a cui è giunta l'analisi, questo sentimento è "basato su pregiudizi diffusi, luoghi comuni profondamente radicati e un'evidente ignoranza della religione e della cultura ebraica". Inoltre, slogan di estrema destra ricorrono continuamente in occasione delle partite di calcio.
Secondo il rapporto, oltre alla Germania la stessa diffusione di reminiscenze naziste si registra in altri Paesi europei come Polonia, Ungheria e Portogallo.
Questo mese un quotidiano ebraico ha aperto il suo primo numero pubblicato in Germania con la frase: "Oggi, la comunità ebraica che cresce più velocemente al mondo è quella della Germania. Qui vivono artisti ebrei, scrittori e uomini d'affari ebrei". Parlando venerdì in occasione della ricorrenza dell'anniversario della conferenza di Wannsee del 1942, nel corso della quale fu pianificata la cosiddetta "soluzione finale", ossia l'assassinio di milioni di ebrei, il presidente Christian Wulff ha sottolineato che la Germania farà in modo di mantenere viva la memoria della tragedia dell'Olocausto e non smetterà mai di sostenere la popolazione ebraica.

(E-online, 24 gennaio 2012)

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Deputati di Hamas fermati nella sede della Croce Rossa a Gerusalemme

GERUSALEMME, 23 gen. - La polizia israeliana ha fatto sapere di aver arrestato due deputati di Hamas che si stavano nascondendo in una struttura della Croce rossa a Gerusalemme. Il portavoce Micky Rosenfeld ha detto che gli uomini erano ricercati per "attività legate ad Hamas", che Israele considera una organizzazione terroristica. I due fermati sono Khaled Abu Arfa e Mohammed Totah, che si erano rifugiati nella struttura più di un anno fa per evitare l'arresto. La polizia li ha catturati oggi, quando sono usciti dalla sede. Gli ufficiali della Croce rossa hanno confermato che i due si stavano nascondendo nella struttura.

(LaPresse, 23 gennaio 2012)

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Il violista che imita la suoneria Nokia in sinagoga

Il Telegraph racconta di un curioso fuoriprogramma avvenuto nella sinagoga di Presov, in Slovacchia, circa sei mesi fa. Durante l'esibizione di un violista, Lukas Kmit, è squillato all'improvviso un cellulare della una nota marca europea. Il violista, interrotta la sua esibizione, ha deciso per "canzonare" il possessore del telefono non silenziato, di ripetere con la viola la suoneria. Resta però un solo dubbio. Al di là delle indubbie capacità musicali, questa riproduzione così perfetta della suoneria nonostante l'abbia sentita solo una volta e per pochi secondi è parsa strana a più di qualcuno. Certo, magari la conosceva. Ma se invece di un video curioso si trattasse di un video virale della suddetta azienda?


(Giornalettismo, 23 gennaio 2012)

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Gerusalemme: le organizzazioni italiane salutano il Console Generale d'Italia

Le diverse organizzazioni italiane operanti a Gerusalemme si sono accomiatate questo pomeriggio dal Console Generale d'Italia a Gerusalemme dr. Luciano Pezzotti, al termine del suo mandato di quattro anni a Gerusalemme, e alla viglia del suo insediamento quale Ambasciatore d'Italia in Afganistan.
Nella semplice e sentita cerimonia informale si sono incontrati il Presidente del Comites d'Israele, il Vice Presidente della Hevrat Yehudei Italia, il Presidente e la Coordinatrice della Dante Alighieri, che hanno salutato il Console uscente, ricordando questi quattro ultimi anni di intensa collaborazione e di profonda amicizia; alle parole di saluto, ha risposto il Console Pezzotti, mettendo in risalto quanto una permanenza nella citta' di Gerusalemme, e nel Medio Oriente, non possa che lasciare un indelebile ricordo.
Erano presenti anche rappresentanti dell'Associazione Immigranti dall'Italia, della Fondazione Raffaele Cantoni, del Fondo Anziani Bisognosi e del Club Giallorosso, e un gruppo di amici , insieme al Console dott.ssa Channa Pappalardo.

(politicamentecorretto.com, 23 gennaio 2012)

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La banca centrale di Israele manterrà i tassi invariati oggi

A cura di Stefania Basso

L'adozione di una politica monetaria espansiva non è stata di supporto alla valuta del paese. Commento di Société Générale

Le stime del consenso sono passate da un taglio di 25 punti base (al 2,50%) a nessuna variazione alla fine della settimana scorsa. Lo scorso mese la BOI ha lasciato invariati i tassi contro le aspettative di una riduzione di 25 punti base, dopo una doppia riduzione di 25 punti base (a settembre e a novembre). Da allora il sentiment del mercato globale è migliorato notevolmente mentre i dati economici negli Stati Uniti e in Cina hanno sorpreso al rialzo. Questo supporta la visione per cui i tassi rimarranno invariati. L'attività domestica e l'inflazione invece stanno rallentando e le prospettive dell'economia dell'eurozona rimangono piuttosto negative. Nel complesso, pensiamo che la banca centrale preferisce attendere considerato il miglioramento dello scenario, lasciando spazio a un ulteriore intervento futuro, se necessario.
L'attività economica in Israele ha iniziato a rallentare sulla scia del calo della domanda estera. La crescita delle esportazioni è calata del 20% anno su anno nel corso dell'estate per diventare piatta a fine anno. Di conseguenza, la produzione industriale ha iniziato a calare da ottobre. Sul fronte del mercato immobiliare i prezzi hanno iniziato a scendere e questo trend continuerà probabilmente sulla scia di un iniziale aumento dei tassi e dell'implementazione di misure prudenziali. L'inflazione ha continuato a scendere, in ribasso al 2,2% anno su anno dal 4,2% a giugno, vicino alla media della fascia target della BOI, pari a 1-3%. Anche le aspettative dell'inflazione sono positive, dunque l'aumento dei prezzi non preoccupa la banca centrale per il momento.
L'adozione di una politica monetaria espansiva non è stata di supporto alla valuta del paese, il nuovo sheqel israeliano (ILS). L'ampliamento del deficit commerciale, sulla scia del forte calo delle esportazioni, continuerà ad incidere sulla bilancia dei pagamenti. Anche gli sviluppi geopolitici potrebbero continuare ad incidere negativamente sul nuovo sheqel israeliano. Anche se l'ILS ha un track record di valuta difensiva nella regione EMEA in periodi di avversione per il rischio, prevediamo che sottoperformerà la nuova lira turca (TRY) e abbiamo consigliato all'inizio dell'anno posizioni lunghe sul cambio TRY/ILS.

(FondiOnline.it, 23 gennaio 2012)

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Satira e naso adunco nell'Italia del 2012

di Pierluigi Battista

Alcune lezioni per sapere come vanno le cose nell'Italia del 2012, alla vigilia delle solenni celebrazioni della Giornata della Memoria.
Prima lezione: alla vigilia delle celebrazioni della Giornata della Memoria un giudice ha appena condannato un giornalista, Peppino Caldarola, reo di aver satiricamente criticato una vignetta satirica di Vauro Senesi sul Manifesto, in cui si caricaturizzava una donna italiana ebrea, Fiamma Nirenstein, con il naso adunco, secondo una tradizione iconografica antisemita che certamente Vauro ignora (dobbiamo dire così, perché altrimenti se si critica troppo Vauro, si perde in tribunale), e che risale alle copertine della «Difesa della Razza» e prima ancora dei «Protocolli dei Savi Anziani di Sion».
Seconda lezione: se il posto dove critichi ferocemente una vignetta satirica è esso stesso un contenitore satirico intitolato Mambo, come è avvenuto in questo caso con Caldarola, un giudice rovescia la richiesta di assoluzione dello stesso Pubblico ministero, e stabilisce che il satiro politicamente scorretto deve immediatamente risarcire quello politicamente corretto (perché attaccare per principio gli ebrei e Israele è considerato politicamente corretto).
Terza lezione: nei giorni che precedono le solenni celebrazioni della Giornata della Memoria se su una caricatura di una cittadina italiana ed ebrea vengono accostate la stella di David e il fascio littorio, la parte offesa, cioè la cittadina italiana ed ebrea raffigurata nella sua ebraicità attraverso la stella di Davide, deve incassare l'umiliazione in silenzio, chi offende invece può incassare la somma che Caldarola, sceso in soccorso della cittadina italiana ed ebrea offesa, è tenuto a pagare per una sentenza decisa in nome del popolo italiano (non ariano, italiano).
Quarta lezione: alla vigilia delle solenni celebrazioni della Giornata della Memoria, se ti chiami Fiamma Nirenstein, se sei una cittadina italiana ed ebrea e osi addirittura presentarti alle elezioni con il Pdl, allora meriti la vignetta mostrificante con il naso adunco (libertà di satira) e nessuno potrà solidarizzare con te se il tuo nome, come accade, è contemporaneamente indicato come bersaglio da colpire e annientare in un'infinità di siti dichiaratamente antisemiti, costringendoti a muoverti perennemente (come Saviano) sotto scorta armata. Quinta lezione: alla vigilia delle solenni celebrazioni della Giornata della Memoria, puoi tranquillamente ignorare la differenza tra «ebrea» e «israeliana», raffigurare con la stella di Davide un'«ebrea» non «israeliana» e quindi sottolineare che il bersaglio della tua satira è proprio «ebrea» e quindi da svillaneggiare come «ebrea» e, anziché passare per analfabeta, passi per un campione della libertà d'espressione. Ultima lezione in forma di domanda (retorica): a che punto è l'antisemitismo nell'Italia alla vigilia delle solenni celebrazioni della Giornata della Memoria?

(Corriere della Sera, 23 gennaio 2012)

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Rabbino sospeso perché sostiene cura dell'omosessualità

Il rabbino Aryeh Ralbag, a capo della comunità ebraica di Amsterdam dal 2005, è stato sospeso momentaneamente dal suo incarico per aver sottoscritto un documento in cui si sostiene che l'omosessualità può essere curata. Si tratta della Declaration On The Torah Approach To Homosexuality, dove si prospetta "una cammino di cura e superamento" delle "inclinazioni" omosessuali. Il religioso, dopo le critiche e la sospensione, si era lamentato, trovando "scandaloso che un rabbino capo non possa sostenere il punto di vista della Torah per la sua comunità senza essere penalizzato". Il comitato della comunità ortodossa ebraica ha preso le distanze dal rabbino con un certo imbarazzo. Lui però rivendica la sua linea: anche perché condivisa, afferma, da altri leader religiosi, non solo ebrei.
Il tentativo di 'curare' gli omosessuali, con argomentazioni pseudo-scientifiche e forti iniezioni di religione, è comune a gruppi integralisti di varie confessioni, anche cristiani. Come è emerso recentemente sempre in Olanda, dove un'associazione cristiana evangelica Different organizzava terapie per 'curare' l'omosessualità, tra l'altro finanziata con soldi pubblici. Ciò ha destato grande scalpore, tanto che la maggior parte delle forze politiche e lo stesso ministero della Sanità hanno criticato l'associazione.

(UAAR Ultimissime, 23 gennaio 2012)


Dalla Torah:
Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole.
Levitico 18:22 - Precetto 157o di 613                 

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Giorno della Memoria: a Coreglia inaugurato il monumento alla memoria dei deportati

COREGLIA - In occasione del Giorno della Memoria, nella piazza di Coreglia Ligure, è stato inaugurato il monumento alla memoria dedicato ai morti del campo di Calvari e a Nella Attias, la bambina ebrea di 6 anni che venne deportata ad Auschwitz il 21 gennaio del 1944 e poi uccisa in una camera a gas.
Enti locali, sindacati e Anpi hanno ricordato oggi la sua figura. A Calvari, dove i nazisti avevano allestito un primo campo di concentramento, il rabbino capo della Comunità Ebraica di Genova, Giuseppe Momigliano, il presidente della Provincia di Genova, Alessandro Repetto e Giorgio Viarengo in rappresentanza dell'Anpi, hanno ricordato gli ebrei italiani imprigionati e uccisi a Calvari.
Anche Genova avrà le sue iniziative. A Palazzo Ducale, dove nella giornata di ieri si è tenuta una lettura corale e pubblica di 'Se questo e' un uomo', di Primo Levi, è prevista nel pomeriggio la presentazione del libro 'Se Auschwitz e' nulla. Contro il negazionismò, libro della studiosa Donatella Di Cesare. Si inaugura poi, alle 16, sotto i portici della sede della Regione Liguria, la mostra fotografica dedicata alle visite organizzate in questi anni ai campi di sterminio con gli studenti vincitori del concorso letterario e artistico " 27 gennaio, Giorno della Memoria".

(Genova24.it, 23 gennaio 2012)

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Israele - Arabia Saudita: è cyber-guerra

I siti web del Tel Aviv stock exchange e della linea aerea israeliana El Al hanno subito un pesante attacco e sono stati chiusi. Un hacker saudita noto come 0xomar starebbe coordinando l'attività degli suoi uomini contro i siti israeliani, ma la risposta di Tel Aviv non si è fatta attendere: siamo di fronte a una nuova cyber-guerra.


di Giovanni Andriolo

  
Il Summit di Cyber Difesa, un'organizzazione regionale con base in Oman che si occupa di "proteggere i confini virtuali del Medio Oriente", è una delle voci che accusano l'hacker saudita 0xomar dell'attacco contro la borsa e la compagnia aerea israeliane.
Il giorno 16 gennaio il sito del Tel Aviv stock exchange ha mostrato per tutto il giorno il messaggio: "Vi preghiamo di ritentare più tardi".
Inizialmente i responsabili della borsa hanno dichiarato che si trattava di una 'questione di manutenzione'.
Tuttavia, quando anche il sito di El Al ha accusato problemi, l'ipotesi dell'attacco coordinato è apparsa come la più probabile.
In un messaggio diretto al servizio di spionaggio israeliano Mossad e al viceministro degli Esteri Danny Ayalon, che aveva avvertito di possibili ritorsioni da parte degli hacker israeliani in risposta alle attività di 0xomar, il saudita ha minacciato di voler entrare in diversi siti israeliani e ha invitato altri hacker a seguirlo nella sua cyber-guerra.
0xomar, che dichiara di essere di Riyadh, sostiene di agire in supporto dei palestinesi di Gaza.
Queste le voci che girano sul web nei forum frequentati da "addetti ai lavori". Ma le presunte minacce di 0xomar si riferirebbero a un'azione precedente.
Come riporta la CNN, all'inizio di gennaio, quello che si definiva "il maggior gruppo di hacker wahhabiti dell'Arabia Saudita", guidati, sembra, proprio da 0xomar, aveva rubato informazioni di migliaia di israeliani, circa 400 mila, pubblicando online numeri di carta e dati delle vittime.
Lo stesso giorno, la Banca d'Israele aveva rilasciato una dichiarazione in cui informava che circa 15 mila numeri di carte di credito erano stati diffusi sulla rete. Subito dopo il gruppo saudita avrebbe minacciato di pubblicarne ancora.
Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, il gruppo responsabile degli attacchi alla borsa e alla compagnia El Al si chiamerebbe "nightmare group".
In seguito all'attacco, la Banca d'Israele avrebbe ordinato di bloccare gli indirizzi IP provenienti da Arabia Saudita, Iran e Algeria; prima ancora di quest'ordine, Discount Bank e Bank Leumi avevano già bloccato l'accesso internazionale ai loro siti.
Hareetz spiega ancora come l'attacco sia avvenuto soltanto un giorno dopo che Hamas aveva invocato pubblicamente l'utilizzo di cyber attacchi pesanti contro i siti israeliani.
Il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri, riporta il quotidiano israeliano, ha dichiarato che la penetrazione in siti israeliani rappresenta l'apertura di nuovi fronti di resistenza e l'inizio di una nuova guerra elettronica contro l'occupazione israeliana.
Gil Shwed, fondatore dell'agenzia di sicurezza informatica Check Point Software Technologies, ha spiegato ad Haaretz come nel caso del 16 gennaio non si sia trattato di un attacco portato da un computer in Arabia Saudita, ma piuttosto da migliaia di computer in tutto il mondo.
Secondo Shwed, una buona parte dei computer che hanno attaccato i siti proviene da Israele stesso, probabilmente controllati dall'estero: si tratterebbe di attacchi sofisticati, in cui hacker stranieri sembrano aver utilizzato computer che si trovano in Israele e in altre parti del mondo.
Tuttavia, la risposta israeliana non si è fatta attendere. Il giorno dopo l'attacco, Haaretz riporta come un gruppo di hacker israeliani avrebbe fatto chiudere per qualche tempo il sito della borsa saudita Tadawul e della Securities Exchange di Abu Dhabi.
Il gruppo di hacker israeliano noto come IDF-Team sarebbe stato in grado di causare significativi ritardi ai siti delle piazze di scambio saudita ed emiratina, minacciando inoltre di fermarli per un intero mese, se gli attacchi contro Israele non fossero terminati.
Il giorno seguente, un hacker filo-israeliano di nome Hannibal ha pubblicato su un noto sito una lista di 30 mila indirizzi e-mail e password di Facebook appartenenti a utenti arabi, dichiarando di voler vendicare la pubblicazione di carte di credito israeliane a opera del gruppo saudita.
Le autorità israeliane hanno iniziato le indagini, inclusa la pista elettronica, nel tentativo di localizzare il gruppo responsabile dell'attacco del 16 gennaio, e hanno chiesto l'aiuto internazionale per fare luce sulla questione.
Già nel maggio del 2011, il premier Benjamin Netanyahu aveva creato il National cyber headquarters, un'agenzia incaricata di provvedere alle necessità di difesa da cyber attacchi, che avrebbero potuto paralizzare, secondo le parole del premier israeliano, elettricità, comunicazioni, carte di credito, acqua, trasporti, semafori.
In dicembre, Netanyahu aveva dichiarato che la nuova agenzia, assieme a un sistema di difesa missilistico e a un complesso di barriere murarie, già allora in costruzione ai confini con Egitto e a breve, sembra, anche con la Giordania, avrebbero aiutato Israele a difendersi dai propri nemici.

(Osservatorio Iraq, 22 gennaio 2012)

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La chiave di Sara

Tratto dal romanzo di Tatiana De Rosnay un intenso racconto sul rastrellamento del Vél d'Hiv nella Parigi del 1942 e sulle conseguenze del raggiungimento della verità.

Tra il 16 e il 17 luglio del 1942 a Parigi ha luogo il più grande arresto di massa della popolazione ebraica avvenuto in Francia durante la Seconda Guerra mondiale. Oltre tredicimila ebrei rinchiusi nel Velodromo d'Inverno in condizioni disumane, senza acqua, cibo e servizi igienici, pronti per essere deportati il'interno dei campi di concentramento. Tra questi, insieme ai suoi genitori, c'è anche la piccola Sara, che porta con se una chiave, dalla quale non si separerai mai, perché attraverso questa potrà salvare il suo fratellino che lei stessa ha rinchiuso in un armadio a muro per salvarlo dal rastrellamento.
Oltre sessanta anni dopo Julia, giornalista americana che vive ormai da vent'anni in Francia, dovendo scrivere un articolo sull'anniversario dei dolorosi avvenimenti del Vél d'Hiv, s'imbatte nella storia di Sara scoprendo dei risvolti inaspettati e portando alla luce verità nascoste che inevitabilmente andranno ad intaccare la vita privata della giornalista.
La chiave di Sara, tratto dal romanzo di Tatiana De Rosnay, è una storia che si sviluppa su due binari narrativi in cui, grazie alla presenza di frequenti flashback, si alterna la narrazione delle due protagoniste, Sara, che vive di persona la tragedia della deportazione e Julia che, ricostruendo quei tragici avvenimenti vuole scoprire il vaso di Pandora, portando a galla una verità che le cambierà la vita. Nascono e si sviluppano così diversi spunti di riflessione, non solo di carattere storico, ma riguardanti soprattutto la natura umana e sociale. Lo spettatore spesso si trova così a porsi delle domande, a prendere coscienza di come nel silenzio dell'indifferenza anche noi siamo stati complici di uno sterminio, di come rimorsi e sensi di colpa possano segnare inevitabilmente le vite degli uomini e di come il ricordo e la ricerca della verità siano l'unico strumento possibile per non dimenticare ciò che siamo.
Il regista Gilles Paquet-Brenner ha il merito di raccontare l'Olocausto in una chiave originale, non indugiando nella ricostruzione dell'orrore dei campi di concentramento ma raccontando i risvolti psicologici ed umani legati agli avvenimenti della deportazione, e ponendo come fili conduttori della narrazione la ricerca della verità e l'importanza del ricordo. Infatti tutti i protagonisti, loro malgrado cercano, celano e rifuggono la verità, che una volta svelatasi a loro deve essere raccontata, tramandata come monito ed insegnamento perché "Quando le storie non vengono raccontate, poi diventano un'altra cosa. Dimenticate."
La chiave di Sara è una pellicola che cerca di narrare uno dei temi più trattati nella letteratura e nel cinema contemporaneo, affrontando questioni che indagano la natura umana e dubbi esistenziali, alcune volte, però, eccedendo nel sentimentalismo. L'opera si avvale soprattutto della bella interpretazione di Kristin Scott Thomas e della grande forza espressiva di Mélusine Mayance nei panni della piccola Sara che, grazie a intensi primi piani, col suo sguardo carico di drammaticità, resterà nel cuore degli spettatori.

(Persinsala, 22 gennaio 2012)

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Expo, bandiera di Israele imbrattata con il 'sangue'

La bandiera di Israele esposta in via Dante è stata macchiata con alcuni schizzi di vernice rosso sangue. Nella strada fra il castello Sforzesco e il Duomo sono appese tutte le bandiere dei Paesi che parteciperanno a Expo 2015, ma solo il simbolo con la stella di David è stato preso di mira dai vandali. "Gli schizzi sono apparsi da un paio di giorni - racconta un negoziante della via -. Sembra che i responsabili abbiano utilizzato uno di quei fucili che sparano proiettili di vernice". Nessuna rivendicazione del gesto vandalico.

(la Repubblica, 22 gennaio 2012)

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Libia, manifestazioni per islam e sharia nella Costituzione

In vista delle prossime elezioni per l'Assemblea costituente in Libia, previste per giugno, si mobilitano le componenti islamiche. Per spingere all'inserimento esplicito della sharia e fare in modo che l'islam sia il principio ispiratore della Costituzione, nonché religione di Stato.
Venerdì ci sono state manifestazioni a Bengasi, Tripoli, Saba, con migliaia di persone in corteo. Già lo scorso ottobre il presidente del Consiglio Nazionale di Transizione libico (Cnt), Mustafa Abdel Jalil, aveva dichiarato che le leggi saranno ispirate all'islam.

(UAAR Ultimissime, 22 gennaio 2012)

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L'errore giudiziario, Zola e l'affaire Dreyfus: "La verità in cammino"

I processi a Dreyfus e le responsabilità degli intellettuali e della politica

di Giovanni Ziccardi

La Giuntina, casa editrice fiorentina specializzata in cultura ebraica, ha pubblicato qualche mese fa un volume, "L'affaire Dreyfus - La verità in cammino", che riporta scritti di Émile Zola riferiti al cosiddetto "affare Dreyfus", un caso che ebbe come protagonista un ufficiale ebreo che, nel 1894, fu accusato di aver rivelato segreti di stato all'addetto militare tedesco a Parigi.
    Le vicende processuali di questo celebre caso sono note non solo ai giuristi (è stato anche rappresentato sul grande schermo) e si conclusero con un processo sommario, una degradazione e una condanna alla deportazione a vita sull'Isola del Diavolo nella Guyana francese. Zola, con il suo J'accuse, volle indicare - meglio: denunciare - con precisione tutti i protagonisti di un simile errore giudiziario mettendo in evidenza, al contempo, i difetti e i pericoli della cosiddetta "ragion di stato".
    Il libro, curato da Massimo Sestili e con una prefazione di Roberto Saviano, è una vera e propria miniera di informazioni interessanti per chi non conoscesse i fatti o volesse semplicemente ripercorrerli. È, poi, una delle prime volte che vengono riportati tutti gli scritti di Zola in forma integrale (comprese le sue "chiamate alle armi" rivolte agli altri intellettuali francesi che tardavano nel prendere posizione contro lo scempio del diritto e della giustizia che si stava verificando), e questa nobile ossessione per la chiarezza, per fare uscire la verità, è ancora di estrema attualità. Zola è martoriato da questo pensiero, che logora l'intellettuale anche mentre è a Roma per scrivere un romanzo, e che non può fare a meno di pensare a un innocente in galera stritolato dalla lotta dei poteri di una democrazia agonizzante e alla necessità che il caso diventi di dibattito pubblico, che se ne discuta in ogni luogo e che anche gli intellettuali si schierino a difesa dei diritti umani e processuali calpestati.
    Nel libro la vicenda è trattata sin dal principio, da quel bigliettino contenente appunti sull'esercito francese indirizzato all'ambasciata tedesca e che portò all'urgenza di trovare un traditore da condannare, in fretta e senza possibilmente toccare le alte schiere e i potenti. Fu trovata una vittima facile, un giovane, poco potente, ebreo. E saltò così fuori il nome di Dreyfus. Subì un processo a porte chiuse, una condanna e il fango della stampa, sino a quando il panorama mutò e qualcuno cercò di scavare nei fatti e di fare chiarezza. Lo stesso Zola arriverà a pagare questa sua denuncia contro il mondo militare e politico con una condanna per vilipendio e l'esilio a Londra, e alcuni scritti sono dedicati anche agli attacchi subiti dallo scrittore e dalla sua famiglia.
    Il libro è, in estrema sintesi, una raccolta di articoli che Zola scrisse durante la vicenda Dreyfus, nel corso di tre anni, dal 1897 al 1900. Gli argomenti affrontati sono tanti, e non sono tutti processuali. Lo scrittore parla della necessità di schierarsi, dell'impegno degli intellettuali, delle trame oscure del potere, soprattutto militare e politico, della facilità nel travisare la realtà e nello schierarsi, come pecore, dalla parte sbagliata e la difficoltà successiva di riportare a galla la verità dopo campagne diffamatorie. Sopra tutti questi temi aleggia l'incubo della discriminazione e dell'errore giudiziario, tanto che molti degli scritti hanno, come titolo, "Impressione d'udienze", "Lettera ai giurati", "Giustizia".
    La parte processuale (anche documentale) è abbastanza solida (anche se non preminente), e si snoda come un filo costante attraverso problemi politici che Zola evidenzia con grandi capacità descrittive. Mai un libro simile, nell'era della trasparenza e dei dibattiti sul segreto, è stato così attuale, e vale davvero la pena rileggerlo.

(LeggiOggi.it, 22 gennaio 2012)

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Hamas a Gaza viola i diritti umani e chi protesta paga

di Riccardo Noury

Mahmoud Abu Rahma, esponente del Centro per i diritti umani Al Mezan, è stato aggredito la notte di venerdì 13 gennaio di fronte alla sua abitazione, nella zona meridionale di Gaza. Uomini dal volto coperto lo hanno accoltellato alla schiena, a una spalla e alle gambe. Le organizzazioni palestinesi per i diritti umani hanno sollevato il caso, e con loro Amnesty International.
Dieci giorni prima, aveva subito un'identica aggressione in strada da parte di sconosciuti che lo avevano preso a pugni. Il tutto preceduto da minacce di morte via e-mail e sms.
    "Quelli che mi hanno accoltellato mi hanno dato del traditore e dell'eretico, ma non mi faccio intimidire dalle accuse e dalle aggressioni: sono determinato a proseguire nel mio lavoro in difesa dei diritti umani in Palestina" - ha detto Abu Rahma.
All'inizio dell'anno, Abu Rahma aveva pubblicato un articolo in cui chiedeva giustizia per le persone arbitrariamente arrestate e poi sottoposte a tortura da parte di Hamas.
    Aveva anche sollecitato indagini sulle violazioni dei diritti umani commesse dai gruppi armati palestinesi.
Abu Rahma sostiene una tesi poco popolare a Gaza e, forse, anche qui in Italia: il governo di Hamas non ha mai chiamato i gruppi armati palestinesi a rispondere per le uccisioni e i ferimenti dei cittadini di Gaza derivanti dalle loro operazioni contro Israele. In sostanza: se Hamas prendesse qualche provvedimento nei confronti di coloro che lanciano razzi contro le città israeliane, Israele non avrebbe giustificazioni per le sue risposte militari. Oltretutto, i campi d'addestramento dei gruppi armati, afferma ancora Abu Rahma, si trovano a ridosso di insediamenti civili.
    Prima di insorgere contro la tesi di Abu Rahma, suggerisco di leggere "Non odierò", di Izzeldin Abuelaish (Edizioni Piemme, 2011). Abuelaish, durante l'Operazione "Piombo fuso", perse tre figlie e una nipote, dilaniate da un missile israeliano che centrò la loro abitazione. Continua a vivere a Gaza, nel campo profughi di Jabalia, e non smette di criticare Hamas per il suo atteggiamento nei confronti dei gruppi armati.
    Per comprendere meglio il clima che si respira a Gaza, poche ore dopo l'aggressione a Abu Rahma, la piccola comunità sciita ha denunciato un raid delle forze di sicurezza di Hamas in un'abitazione del villaggio di Beit Lahia, nel nord della Striscia.
In quel momento, nell'abitazione, si stava tenendo una celebrazione per commemorare la morte dell'Imam Hussein, il nipote del profeta Maometto. Decine di uomini armati, chi in borghese e chi in uniforme ma tutti armati, hanno fatto irruzione nell'abitazione, hanno arrestato 20 persone, le hanno portate nella stazione di polizia del distretto nord di Gaza e le hanno picchiate ripetutamente. Parecchie di loro hanno riportato fratture alle gambe, una alle braccia. I feriti sono stati trasferiti in due ospedali locali, dove il pestaggio è proseguito.
    Secondo il ministero dell'Interno di Gaza, il 14 gennaio c'è stata unicamente un'operazione di polizia contro un gruppo fuorilegge; nei Territori occupati palestinesi, sostiene il ministero, non vi sono musulmani sciiti. Devono aver picchiato dei fantasmi, evidentemente.
In tutto questo, tra udienze lampo e procedure farraginose, va avanti il processo per l'omicidio di Vittorio Arrigoni. A un governo, quello di Hamas, che nutre molto fascino per la pena di morte, la famiglia Arrigoni ha chiesto di non invocarla per fare "giustizia" in suo nome.

(Corriere della Sera e Amnesty International, 22 gennaio 2012)

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I Fumetti della Memoria: Maus e Giorgio Perlasca

  La storia di Giorgio Perlasca a fumetti
MILANO - Tutti lo ricordano come «lo Schindler comasco». Nel novembre 1944, a Budapest, spacciandosi come ambasciatore, si trovò a gestire il traffico di migliaia di ebrei nascosti nell'ambasciata e nelle case protette sparse per la città. Tra il 1o dicembre '44 e il 16 gennaio '45 rilasciò, lui falso ambasciatore, migliaia di finti salvacondotti che conferivano la cittadinanza spagnola agli ebrei, riuscendo a salvare decine di deportati già chiusi sui treni. Grazie al suo coraggio, scamparono alla deportazione 5.200 ebrei.
Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana nell'ottobre '91. Medaglia d'oro al merito civile nel giugno '92. Giusto tra le Nazioni per Israele e Stella al merito per l'Ungheria. Finora, la sua storia era stata narrata sui libri (su tutti, "La banalità del bene" di Enrico Deaglio, Feltrinelli) e in un film tv Rai del 2002 ("Perlasca. Un eroe italiano", interpretato da uno splendido Luca Zingaretti). Ora ne esiste anche una trasposizione a fumetti: il graphic novel "Giorgio Perlasca. Un uomo comune" (ReNoir Comics, 128 pagine in bicromia, 12,50 euro, con prefazione di Franco Perlasca) scritto da Marco Sonseri e illustrato da Ennio Bufi.
Da ieri e fino a domenica 5 febbraio, le riproduzioni dei disegni di questo volume sono esposte in quattordici pannelli allo Wow Spazio Fumetto, il museo di Milano dedicato ai comics, nella mostra "I Fumetti della Memoria: Maus e Giorgio Perlasca" dedicata all'Olocausto. Un doppio omaggio artistico e culturale al "Giorno della Memoria" di venerdì 27 gennaio prossimo confezionato dalla Fondazione Franco Fossati in collaborazione con il Consiglio di zona 4 del Comune di Milano e con il patrocinio della Comunità ebraica milanese.
Estremamente efficace la scelta della bicromia a sottolineare la drammaticità degli eventi narrati nel graphic novel "Un uomo comune": grazie alla splendida sceneggiatura di Marco Sonseri, i disegni di Ennio Bufi riesco a rendere con estrema efficacia sia la velocità degli eventi descritti dalla storia sia l'importanza della scelta coraggiosa di Perlasca di salvare quelle migliaia di ebrei di Bucarest a qualsiasi costo. Facendo carte false, spacciandosi per ambasciatore, rischiando la morte pur di salvare delle vite dalla follia nazista.
La mostra "I Fumetti della Memoria" accoppia la storia a fumetti di Perlasca alle tavole - snodate in 26 pannelli - di un capolavoro mondiale dei comics: "Maus: il racconto di un sopravvissuto" di Art Spiegelman, pubblicato a puntate negli Stati Uniti tra l'80 e il '91 e poi riunito in un volume, nel '92 primo graphic novel a essere insignito di uno Special Award del premio Pulitzer, in Italia pubblicato a fascicoli sulla rivista "Linus" agli inizi degli anni Ottanta prima di essere riproposto in due volumi della Milano Libri e, nel 2000, in un unico volume dell'Einaudi. In "Maus" Art Spiegelman racconta l'Olocausto con la scelta stilistica, diventata famosissima, di rappresentare i personaggi come animali antropomorfi: gli ebrei sono topi, i nazisti gatti, i polacchi maiali, gli americani cani e così via.
Proprio questo pomeriggio, alle 16, Wow Spazio Fumetto ospiterà un incontro di approfondimento delle tematiche affrontate nelle mostre con Daniele Cohen, assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Milano. Un'occasione in più per visitare la doppia importante esposizione. L'ennesima dimostrazione di come, grazie all'impegno della Fondazione Franco Fossati, lo Wow Spazio Fumetto sappia coniugare con successo la "letteratura disegnata" con la cultura a trecentosessanta gradi.

Mostra "I Fumetti della Memoria: Maus e Giorgio Perlasca" aperta fino a domenica 5 febbraio allo Wow Spazio Fumetto in viale Campania 12 a Milano, infoline 02-49.52.47.44 e www.museowow.it, ingresso gratuito.

(La provincia, 22 gennaio 2012)

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Veicolo dell'esercito israeliano attaccato da palestinesi

Un mezzo dell'esercito israeliano è stato preso di mira da colpi di arma da fuoco palestinesi vicino a Ramallah, in Cisgiordania, nella notte tra sabato e domenica. Lo ha indicato un portavoce dell'esercito dello stato ebraico, che ha chiarito che l'agguato non ha provocato vittime. "Durante un pattugliamento di routine durante la notte, colpi di arma da fuoco sono stati sparati da palestinesi contro un veicolo militare senza provocare feriti. Il veicolo è stato leggermente danneggiato", ha precisato il portavoce. Gli attacchi palestinesi contro i soldati israeliani in Cisgiordania sono diventati rari dalla riforma dei servizi di sicurezza palestinesi realizzata dal primo ministro Salam Fayyad dal 2008. Le misure adottate da Fayyad hanno parallelamente determinato un calo dei raid israeliani nelle zone autonome controllate dai palestinesi.
Il Mufti Muhammed: "Uccidere gli israeliani è un dovere" - E' "dovere" dei palestinesi "combattere gli ebrei ed uccidere quei discendenti delle scimmie e dei maiali". La frase, sconcertante, è attribuita alla massima guida religiosa dei palestinesi, il Mufti Muhammed. E la reazione di Israele non si è fatta attendere: il ministro dell'energia Uzi Landau (del partito di estrema destra Israel Beitenu) ne ha chiesto l'incriminazione. "Occorre che la polizia conduca indagini e, se necessario, che ordini la sua incriminazione" ha detto alla radio militare.
Il quotidiano filo-governativo Israel ha-Yom dedica alla vicenda la prima pagina - Secondo il giornale il Mufti si è così espresso all'inizio del mese durante una cerimonia organizzata da al Fatah. "La risurrezione dei morti - ha detto, secondo il giornale - non avverrà fintanto che non sarà stata realizzata la prima fase di un vasto processo, ossia che i musulmani non abbiano ucciso quanti più ebrei possibile". Secondo Israel ha-Yom, il Mufti Muhammed Hussein "si è messo sullo stesso piano del suo predecessore Haj Amin al-Husseini, che durante il Mandato britannico in Palestina (1922-48,ndr) cooperò con i nazisti". Il giornale ha appreso che il ministro degli esteri Avigdor Lieberman ha dato istruzione agli ambasciatori del suo Paese che diano ampio rilievo alle parole del religioso palestinese.

(tiscali, 22 gennaio 2012)

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Shoah: domani Cancellieri a convegno su antisemitismo

ROMA, 22 gen. - Nell'ambito delle iniziative per la 'Giornata della Memoria', coordinate dal Comitato per le celebrazioni in ricordo della Shoah costituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, si terra' domani a Roma, alla presenza del ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, il convegno di studi sul tema dell'antisemitismo e dell'antirazzismo, presso l'Aula Magna della Scuola Superiore dell'Amministrazione dell'Interno, Via Veientana, 386, con inizio alle 9.45.
Interverranno il presidente emerito della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, il presidente della Fondazione Museo della Shoah, Leone Elio Paserman, il rettore della Hochschule Fur Judische Studien di Heidelberg, Joahnnes Heil, e il direttore del Museo della Shoah, Marcello Pezzetti.
All'incontro, organizzato in collaborazione con la comunita' ebraica e con istituzioni universitarie italiane e straniere, parteciperanno allievi degli istituti di formazione del ministero dell'Interno e di altre Amministrazioni pubbliche.

(Adnkronos, 22 gennaio 2012)

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Fingersi ebreo e scoprire l'Olocausto

Si avvicina il Giorno della memoria in ricordo dell'Olocausto. Denis Avey racconta la sua esperienza ad Auschwitz

di Viviana Filippini

A volte la curiosità spinge le persone a compiere gesti impensabili, sfidando il pericolo senza considerare le conseguenze derivanti dal gesto messo in atto. La Seconda guerra mondiale ci ha restituito molti fatti riguardanti i campi di concentramento attraverso parole, fotografie e testimonianze. Tra queste ultime c'è quella di Denis Avey, un soldato britannico catturato nel 1944 dai tedeschi nell'Africa del Nord. Detenuto militare in un campo confinante con quello di Auschwitz, Avey, dopo aver sentito alcune testimonianze agghiaccianti riportate da alcuni deportati ebrei, un giorno decise di entrare segretamente nell'altra parte (nel campo di sterminio, cioè) scambiandosi gli abiti con un detenuto ebreo.
    Avey fece questa fugace esperienza per due volte, poi le vicende belliche cambiarono e per tutti cominciò la fuga e l'arrivo dell'agognata liberazione. Avey in quelle poche ore passate da ebreo poté assistere da vicino al dramma vissuto da coloro che non appartenevano alla cosiddetta razza ariana «eletta»: fame, sporcizia, violenze inaudite, parassiti, il lavoro massacrante al quale i corpi debilitati erano sottomessi. E poi vide la morte, tremenda, assurda.
    Questa testimonianza è un libro intenso, che non racconta solo il volontario e breve ingresso di Avey ad Auschwitz, ma è un vero e proprio viaggio nel dramma nella guerra vissuta sul campo di battaglia, in quello di prigionia e durante il ritorno a casa. Dopo la Seconda guerra mondiale Denis Avey si ritrovò a combattere un conflitto del tutto personale contro i ricordi spettrali delle vicende vissute durante gli anni del conflitto. Fantasmi che l'hanno tormentato, rendendo difficile la sua vita e il suo reinserimento nella società.
    Un peso che ha tormentato l'ex soldato per molto tempo e dal quale ha deciso di liberarsi raccontando la sua esperienza per far sì che ciò che vide in quegli anni di dramma mondiale non finisca nel dimenticatoio. Una sorta di terapia per pacificare il proprio animo e dire a tutti «mai più quei fatti». Non a caso ci sono voluti più di 60 anni, ma alla fine nel novembre 2009 Avey ha trovato il coraggio di raccontare la sua vicenda facendola conoscere ad altre persone grazie alla collaborazione di Rob Broomby, un giornalista della BBC.
    È proprio con l'aiuto di quest'ultimo, che il protagonista di «Auschwitz. Ero il numero 220543» ha potuto incontrare la sorella del giovane ebreo che si salvò dal campo grazie alle sigarette ricevute da Denis durante la prigionia. Una storia toccante quella dell'autore, un'esperienza da ebreo incredibile anche se breve, ma degna - come ogni testimonianza dei sopravvissuti - di essere conosciuta per non dimenticare il dramma vissuto da tutte le innocenti vittime dell'Olocausto.

"Auschwitz. Ero il numero 220543"
Denis Avey con Rob Broomby
Newton Compton, 288 pagine, 9.90 euro

(Giornale di Brescia.it, 21 gennaio 2012)

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Alon Day primo israeliano in Indy Lights

Il pilota ex F3 tedesca sarà al via con una vettura del Belardi Auto Racing

di Fulvio Cavicchi

"Sono contentissimo di poter accogliere Alon nella famiglia Belardi Auto Racing" ha detto il proprietario del team Brian Belardi. "Alon ci ha davvero stupiti quando ha effettuato il primo test con noi a Palm Beach a dicembre. La sua prima volta in assoluto con una Indy Lights non poteva andare meglio, e siamo davvero fortunati di averlo con noi nel nostro programma. Credo che grazie al vero talento naturale e determinazione di Alon potrà fare una grande stagione da rookie nella Firestone Indy Lights series."
Dopo aver cominciato in kart Day è passato alle formule, correndo nella Formula Renault asiatica ed in quella ungherese. Nel 2009 ha vinto, ancora 17enne, il titolo della F.Renault Asia grazie a sei vittorie, 13 podi ed otto pole position.
Nel 2010 il salto in Formula 3, nel campionato tedesco, dove poi ha corso anche nel 2011 chiudendo 4o grazie alla sua costanza (per lui miglior risultato due terzi posti a Spa e ad Assen) e facendo anche due "visite" nella F3 Euro Series al Norisring ed a Silverstone .
Ed ora la firma con Belardi, che gli permetterà di correre in Nord America nei 12 appuntamenti che comporranno la stagione della Indy Lights, divisi tra Stati Uniti e Canada.
"Sono felicissimo di poter annunciare che correrò con la Belardi Auto Racing nella stagione 2012 della Indy Lights," le parole dell'israeliano. "Ho fatto un ottimo test con loro a dicembre che mi ha fatto molto pensare sotto Natale e così ho deciso di accordarmi con loro. Brian [Belardi] e John [Brunner] sono stati fantastici; ci hanno ospitato benissimo su ogni livello. Sono esaltato dal gruppo che abbiamo prima dell'inizio della stagione. Sentiamo che saremo in una ottima posizione per poter lottare per il campionato, che è poi il motivo per cui siamo tutti qui. Sono veramente grato e non vedo l'ora di lavorare con tutti quelli che fanno parte della Belardi e voglio portarli al titolo."
Day e la squadra scenderanno per la prima volta ufficialmente assieme a Houston il 23 e 24 di gennaio.

(OmniCorse.it, 21 gennaio 2012)

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Archeologia, missione italiana cerca sponsor per svelare i misteri di Qumran

Marcello Fidanzio e Riccardo Lufrani al lavoro con le
ceramiche di Qumran nei magazzini del Museo
Rockefeller a Gerusalemme
ROMA, 21 gen. - Conservare i reperti, fornire i dati tecnici agli studiosi e nello stesso tempo proporre una linea interpretativa di ciò che è stato ritrovato nel sito di Qumran, il tutto senza sicurezze sui fondi a disposizione della ricerca. Sono questi gli obiettivi e il problema di fronte ai quali si trova la spedizione italiana, guidata da Marcello Fidanzio e Riccardo Lufrani, che dal 1 febbraio prossimo sarà a Gerusalemme per studiare i materiali archeologici rinvenuti negli anni '50.
    Una ricerca importantissima per l'archeologia e non solo, che a tutt'oggi non ha sponsor e i cui costi gravano sulle spalle degli stessi ricercatori. ''Ho escluso fin dall'inizio di chiedere fondi pubblici, in un momento di crisi come questo'', spiega all'Adnkronos Fidanzio, professore di Ebraico biblico alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale a Milano, nonché coordinatore scientifico dell'Istituto di Cultura e Archeologia delle Terre Bibliche di Lugano.
    Secondo Fidanzio ''una simile ricerca potrebbe attrarre capitale privato''. Legare una ricerca come quella di Qumran al proprio nome ''per un privato potrebbe essere un ottimo investimento''. Intanto Fidanzio e i suoi colleghi si stanno sobbarcando le spese della missione. ''Per noi - dice - è una grande opportunità di ricerca che ci inorgoglisce e certamente troveremo dei fondi. Ho sempre lavorato così, prima ho cercato di mostrare quello che so fare e poi sono arrivati i fondi''.
    Intanto, nell'attesa che arrivi qualche volenteroso sponsor, l'importantissima ricerca ha già preso l'avvio sei mesi fa con un delicato lavoro. ''Abbiamo preparato delle sessioni a Firenze - racconta lo studioso - invitando alcuni tra i maggiori esperti mondiali sull'argomento, con i quali abbiamo cercato di puntualizzare lo stato dell'arte, il metodo e le procedure tecniche che utilizzeremo nella missione. Il nostro compito sarà quello di mettere i reperti in uno stato di conservazione tale da essere avvicinati dagli studiosi in maniera semplice e sicura. Nello stesso tempo dovremo avere tutti i dati tecnici sui reperti che permettano a qualsiasi studioso di verificare o proporre teorie alternative per la comprensione del sito. Infine - spiega - cercheremo di proporre una nostra linea interpretativa''.
    Un compito delicato e importante, alla luce soprattutto dell'attenzione che si è focalizzata su Qumran non solo da parte della comunità scientifica, ma anche da parte di molti appasionati di tutto il mondo. ''Negli Stati Uniti - sottolinea Fidanzio - ci sono moltissimi dipartimenti universitari dedicati a questo tema. E la sterminata pubblicistica lo rende un fenomeno oltre che un oggetto di studio''. Attorno al contenuto dei manoscritti ritrovati a Qumran nel '47, i famosi Rotoli del Mar Morto, infatti, accanto alla ricerca scientifica c'è stato tutto un fiorire di illazioni e leggende. A partire forse dalla stessa storia del loro ritrovamento da parte di un pastorello che, per inseguire una pecora allontanatasi dal gregge, entra in una grotta e trova i preziosi scritti dentro a una giara. Oggi quella storia si confronta con un resoconto che parla piuttosto di un contrabbandiere in cerca di un nascondiglio per il proprio bottino. In ogni caso la scoperta dà il via alle operazioni di scavo, affidate al domenicano francese Roland de Vaux, direttore dell'Ecole Biblique et Archeologique Francaise di Gerusalemme. La pubblicazione dei manoscritti procede talmente a rilento da fare nascere illazioni e perfino una teoria del complotto, ripresa anche da Dan Brown nel 'Codice da Vinci', che vedeva nei Rotoli contenuti scottanti per il Vaticano.
    ''Quello era un periodo - spiega Fidanzio - in cui i manoscritti non erano pubblici e ognuno poteva speculare su teorie di complotti che si sono rivelati falsi. Per l'archeologia il limite di De Vaux, che ha segnato la ricerca, è stato quello di dare solo una valenza religiosa a Qumran, stabilendo che si trattava di un sito comunitario degli Esseni. Con gli ultimi studi, invece, sono state proposte letture diverse''. Per lo studioso vanno distinte ''tre diverse fasi di Qumran: all'inizio - spiega - era quasi certamente una residenza di tipo ellenistico, c'è infatti un parallelo a livello architettonico con il Palazzo del Governatore di Dura Europos in Siria. Successivamente la natura del sito cambia, e pensiamo che la modifica sia dovuta a un'occupazione di natura religiosa ebraica, con tutta probabilità anche essena. Poi, nel 68 d.C. arrivano i romani''. Resta da scoprire dunque quello che succede a Qumran tra la seconda meta del I secolo a.C. e l'arrivo dei romani. ''Le ipotesi sono delicate - sottolinea Fidanzio - speriamo che la ceramica possa darci una chiave di lettura più precisa, alla luce degli ultimi studi sugli altri siti della zona (Gerico, Masada...). Anche una nuova analisi delle monete dovrebbe dare un contributo''. Un lavoro che si prospetta lungo. ''A febbraio - racconta - abbiamo una prima sessione intensiva di due settimane, ma per me e i collaboratori più stretti durerà invece un mese. Poi torneremo alle nostre sedi dove continueremo a studiare. Certo - conclude - essendo un dossier molto atteso, speriamo di iniziare a pubblicare i primi risultati al più presto, anche se i tempi li detterà la serietà del lavoro''.

(Adnkronos, 21 gennaio 2012)

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La Thailandia riconosce la Palestina

Il Ministero degli Esteri palestinese ha annunciato Giovedì di aver ricevuto una lettera da parte del governo tailandese di riconoscere formalmente lo Stato palestinese e sui confini del 1967. Un funzionario del ministero ha detto ad AFP che la delegazione palestinese presso le Nazioni Unite ha ricevuto una lettera formale dalla Thailandia che annuncia il riconoscimento della Palestina. La decisione è stata annunciata dal Ministro degli Esteri Riyad al-Malki.
"Il riconoscimento della Thailandia dello Stato palestinese è il primo del 2012 ed è un nuovo traguardo per la diplomazia palestinese", ha detto l'agenzia di stampa ufficiale WAFA. Malki ha detto che ora sono 131 il numero dei paesi che riconoscono lo Stato palestinese all'interno delle linee che esistevano prima della Guerra dei Sei Giorni del 1967. Anche il Presidente palestinese Mahmud Abbas ha ringraziato la Thailandia. "Il presidente Mahmud Abbas ringrazia il re della Thailandia e del governo per il suo riconoscimento ufficiale allo Stato palestinese".

(FocusMO, 20 gennaio 2012)

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Il fumetto secondo Spiegelman

di Alice Fubini

TORINO - La tragica vicenda di Auschwitz raccontata sotto forma di fumetto. Ieri sera al Circolo dei Lettori di Torino si è tenuta una conferenza con ospite Art Spiegelman, autore del celeberrimo Maus. Racconto di un sopravvissuto. In quest'opera che ha commosso milioni di lettori in tutto il mondo Spiegelman, attraverso la forma espressiva del fumetto, racconta la storia di suo padre Vladek, ebreo sopravvissuto ad Auschwitz, descrivendo carnefici e vittime in un modo inconsueto e di rottura: i deportati diventano infatti topi e i nazisti sono impersonificati da gatti. Un lavoro, com'è noto, che segna l'inizio di un nuovo rapporto tra graphic novel e memoria; in particolare la memoria della Shoah.
Attraverso una breve carrellata sulla storia del fumetto, da mezzo di comunicazione di massa alla fine degli anni Quaranta a vera e propria forma d'arte, l'autore svela alcune peculiarità di questo genere: si sofferma in particolare sull'importanza della struttura visiva delle strisce, che richiama quella di una serie di finestre a nastro in cui ogni finestra rappresenta un attimo sulla struttura del tempo. "Il fumetto - spiega - è una coreografia del tempo nello spazio. E il passato sovrasta il mio futuro perciò si ritrova nel fumetto, dove passato, presente e futuro possono condividere la stessa pagina". Si parla poi di perché, a detta del padre di Maus, sia più adatta a descrivere l'anima del fumetto la dicitura "Co-mix" rispetto al termine "Comic". Spiegelman dice di preferire il primo termine perché racchiude in sé il significato di "mescolare": il fumetto, quindi, inteso come un cocktail tra parole e immagini.
Nel corso dell'incontro l'autore, seguito da un pubblico colto e attento, ha poi modo di introdurre Meta Maus, il grande archivio di testi e immagini che ripercorre la genesi della sua opera più amata nel venticinquesimo anniversario della prima pubblicazione. Un corpus documentale vastissimo e articolato, uscito da alcune settimane in lingua inglese, che Pagine Ebraiche aveva presentato in anteprima ai suoi lettori nel numero di novembre.

(Notiziario Ucei, 20 gennaio 2012)

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Dida, un nuovo talento

  
Dida Pelled
Dida Pelled è una cantante e chitarrista israeliana di 23 anni che vive fra Tel Aviv e New York. Il suo primo cd è stato consigliato al produttore Sergio Veschi dal trombettista Fabio Morgera. Con lei ci sono musicisti come Tal Ronen contrabbasso e Greg Hutchinson batteria, nonch' Roy Hargrove tromba in tre brani e Morgera in altri due. Le tracce sono undici con numerosi standard e rivelano una bella voce dolce, talvolta ancora infantile, e un suono di chitarra maturo. Farà strada.

(il Giornale, 20 gennaio 2012)

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Cosa sta succedendo tra Israele e gli Stati Uniti?

La manovra congiunta israelo americana denominata "Sfida austera 12" doveva essere la più importante nella storia delle relazioni militari fra i due paesi. Era stata programmata da oltre un anno e mezzo. Doveva portare in Israele 9000 militari statunitensi, in gran parte specialisti di armi anti missili. All'inizio della settimana scorsa era stata confermata, poi, senza alcun avviso, il 15 gennaio scorso é stata cancellata (e ipoteticamente rinviata alla primavera futura).
Che si tratti di una nuova e grave crisi di rapporti fra i due alleati non c'é dubbio. Ma cosa l'ha prodotta? Una spiegazione di un portavoce del governo - il costo della manovra era troppo elevato per Israele - ha fatto ridere la stampa. Il costo era stato calcolato e approvato un anno e mezzo fa e gran parte delle spese sono state fatte con l'arrivo dei militari americani in Israele.
Una ipotesi é che la Casa Bianca si sia arrabbiata per la dichiarazione fatta dal vice premier israeliano, Yaalom, ex generale e responsabile degli affari iraniani alla TV. Yaalom aveva detto che mentre il Congresso (repubblicano) aveva approvato sanzioni contro l'Iran la Casa Bianca esitava, mentre una azione militare era indispensabile.
Secondo altre fonti tre sono i punti di attrito. Il presidente Obama é convinto che le nuove sanzioni porteranno l'Iran ad entrare in negoziati seri; se una azione militare sarà necessaria dovrà essere condotta senza concorso israeliano; se porterà a reazioni Iraniane contro Israele, quest'ultimo non dovrà rispondere ma affidarsi alla "copertura" americana. Sui tre punti la posizione israeliana é assolutamente contraria.
Un'ulteriore prova della tensione tra i due paesi è l'annuncio da parte di Israele della manovra di "evacuazione" della sua centrale nucleare senza previa consultazione con gli americani. Il che é come dire che Israele si prepara alla guerra.
Infine la richiesta di sospensione della manovra congiunta sarebbe venuta proprio da Israele che si rifiuta di impegnarsi a comunicare le sue intenzioni a Washington (come ha fatto per la distruzione della base nucleare siriana di Deir ez Zor il 6 settembre 2007). Con questa mossa parrebbe dire alla Casa Bianca che la bomba iraniana rappresenta per lo stato ebraico un problema di vita o di morte. Se l'America e le altre nazioni non agiranno in maniera decisiva contro l'Iran Israele si riterrà libero di farlo. Come non si sa. Ma quando, é probabile in maggio o giugno, cioé in piena campagna elettorare di Obama. Su questo tema il Capo di Stato maggiore americano, Generale Martin Dempsey che arriva oggi in Israele dovrà discutere con la dirigenza israeliana.
Le relazioni fra i due paesi sono comunque tese. L'anno prossimo non sarà solo quello delle elezioni presidenziali americane ma ache delle legislative israeliane. Decisive per Natanyahu il quale non dimentica che l'allora premier israeliano Begin ordinò l'attacco contro il reattore atomico Oziraq presso Bagdad il 7 giugno 1981 vincendo su questa scia le elezioni. L'attaco, condannato a livello internazionale, si rivelò a posteriori, un contributo significativo alla vittoria americana nelle due guerre d'Irak.

(il Giornale, 20 gennaio 2012)

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Edipi si mobilita per il Giorno della Memoria

PADOVA - Anche quest'anno Evangelici d'Italia per Israele (Edipi) per il "Giorno della Memoria" si mobilita, promuove e partecipa a una serie d'iniziative che si articoleranno su tutto il territorio nazionale da questa settimana a fine febbraio.
Le presenze più significative saranno a Fossoli (MO) e Vò Euganeo (PD), dove esistevano due campi di concentramento, l'ultima tappa, prima di Auschwitz, per molti ebrei. Altri incontri sono previsti in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia (programma completo su www.lager.it e www.moked.it).
In questo periodo dedicato alla Memoria della Shoah, Edipi ha previsto di distribuire la pubblicazione di Derek White "La strada verso l'Olocausto: una breve indagine sulla storia dell'antisemitismo cristiano".
Ivan Basana, presidente Edipi, segnala anche la prossima uscita «proprio il 27 gennaio, data riconosciuta dalla Repubblica Italiana "Giorno della Memoria" e data in cui si abbatterono i cancelli di Auschwitz, di un libro sull'antisemitismo scritto da un evangelico, il professor Marcello Cicchese. Si tratta de "La superbia dei gentili: alle origini dell'odio antigiudaico"». «A differenza - aggiunge Ivan Basana - di tanti trattati che con scientifico distacco affrontano la "questione ebraica", questo libro di Marcello Cicchese si propone di trattare con biblica passione la "questione gentile", perché l'analisi dell'autore parte dalla convinzione che l'antisemitismo non è conseguenza di un'anomalia degli ebrei, ma il sintomo di una malattia spirituale dei gentili».

(evangelici.net, 20 gennaio 2012)

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Rapporto Ue sollecita legge contro i finanziamenti alle colonie

La Commissione europea deve urgentemente provvedere ad elaborare una normativa per garantire che le transazioni finanziarie da parte degli Stati membri dell'Ue non supportino insediamenti ebraici a Gerusalemme est. La sollecitazione è contenuta in un rapporto confidenziale della rappresentanza diplomatica europea dell'area.
Il documento sottolinea come "il sistematico incremento degli insediamenti" complichi il raggiungimento di una possibile risoluzione del conflitto israelo-palestinese. Il rapporto sulla situazione di Gerusalemme est, redatto dalla missione Ue e inviato a Bruxelles questa settimana, secondo le informazioni trapelate alla testata Bbc, si basa anche su precedenti relazioni critiche nei riguardi della politica dello Stato di Israele.
Le colonie israeliane sono considerate illegali dalla comunità internazionale. Nel rapporto si legge che Israele "sta attivamente perpetuando le sue annessioni" a Gerusalemme est, colpendo in questo modo sistematicamente la presenza araba nella città. I problemi di Gerusalemme est consistono nella "continua espansione degli insediamenti, la divisione in zone limitate e la pianificazione territoriale, la continue demolizioni e gli sfratti, una politica dell'istruzione iniqua, il difficile accesso alle cure sanitarie, l'inadeguata fornitura di risorse e investimenti e il problema delle residenze precarie".
I palestinesi rivendicano Gerusalemme est come capitale del loro futuro Stato ma Israele vuole che Gerusalemme sia l'indivisa capitale del suo Stato.

(eilmensile.it, 20 gennaio 2012)


"Le colonie israeliane sono considerate illegali dalla comunità internazionale”, questo continua a ripetere la “comunità internazionale”, proseguendo nella pratica pluridecennale di sostenimento alla mistificazione giuridica anti-israeliana. L’unica possibilità per Israele è di riprendere in mano l’iniziativa giuridica e decidersi a far notare in modo chiaro e deciso che già le è stata sottratta fraudolentemente la parte israeliana a est del Giordano, e a dichiarare apertamente che almeno tutta la parte a ovest del Giordano le appartiene di diritto a tutti gli effetti. E se questo appare difficile ai politici che devono destreggiarsi con le armi della diplomazia, sarebbe utile che almeno gli amici di Israele che fanno opinione cominciassero a dirlo con chiarezza e a sostenerlo con argomenti adeguati. M.C.

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Notizie archiviate

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