L'empio sarà preso nelle proprie iniquità,
tenuto stretto dalle funi del suo peccato.
Egli morirà per mancanza di correzione,
andrà vacillando per la grandezza della sua follia.
Proverbi 5:22-23  

Attualità



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Predicazioni
Il Re dei Giudei
Il Re dei Giudei

Dalla Sacra Scrittura

MATTEO 2
  1. Or essendo Gesù nato in Betleem di Giudea, ai dì del re Erode, ecco dei magi d'Oriente arrivarono in Gerusalemme, dicendo:
  2. Dov'è il re de' Giudei che è nato? Poiché noi abbiam veduto la sua stella in Oriente e siam venuti per adorarlo.
  3. Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui.
  4. E radunati tutti i capi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere.
  5. Ed essi gli dissero: In Betleem di Giudea; poiché così è scritto per mezzo del profeta:
  6. E tu, Betleem, terra di Giuda, non sei punto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un Principe, che pascerà il mio popolo Israele.
  7. Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s'informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparita;
  8. e mandandoli a Betleem, disse loro: Andate e domandate diligentemente del fanciullino; e quando lo avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo.
  9. Essi dunque, udito il re, partirono; ed ecco la stella che avevano veduta in Oriente, andava dinanzi a loro, finché, giunta al luogo dov'era il fanciullino, vi si fermò sopra.
  10. Ed essi, veduta la stella, si rallegrarono di grandissima allegrezza.
  11. Ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi, lo adorarono; ed aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.
  12. Poi, essendo stati divinamente avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, per altra via tornarono al loro paese.
GIOVANNI 18
  1. Poi, da Caiàfa, menarono Gesù nel pretorio. Era mattina, ed essi non entrarono nel pretorio per non contaminarsi e così poter mangiare la pasqua.
  2. Pilato dunque uscì fuori verso di loro, e domandò: Quale accusa portate contro quest'uomo?
  3. Essi risposero e gli dissero: Se costui non fosse un malfattore, non te lo avremmo dato nelle mani.
  4. Pilato quindi disse loro: Pigliatelo voi, e giudicatelo secondo la vostra legge. I Giudei gli dissero: A noi non è lecito far morire alcuno.
  5. E ciò affinché si adempisse la parola che Gesù aveva detta, significando di qual morte doveva morire.
  6. Pilato dunque rientrò nel pretorio; chiamò Gesù e gli disse: Sei tu il Re dei Giudei?
  7. Gesù gli rispose: Dici tu questo di tuo, oppure altri te l'hanno detto di me?
  8. Pilato gli rispose: Son io forse giudeo? La tua nazione e i capi sacerdoti t'hanno messo nelle mie mani; che hai fatto?
  9. Gesù rispose: il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perch'io non fossi dato in mano dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui.
  10. Allora Pilato gli disse: Ma dunque, sei tu re? Gesù rispose: Tu lo dici; io sono re; io sono nato per questo, e per questo son venuto nel mondo, per testimoniare della verità. Chiunque è per la verità ascolta la mia voce.
  11. Pilato gli disse: Che cos'è verità? E detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei, e disse loro: Io non trovo alcuna colpa in lui.
  12. Ma voi avete l'usanza ch'io vi liberi uno per la Pasqua; volete dunque che vi liberi il Re de' Giudei?
  13. Allora gridaron di nuovo: Non costui, ma Barabba! Or Barabba era un ladrone.
Marcello Cicchese
ottobre 2019

Come cerva che assetata
Come cerva che assetata

Dalla Sacra Scrittura

SALMO 42
  1. Come la cerva desidera i corsi d'acqua,
    così l'anima mia anela a te, o Dio.
  2. L'anima mia è assetata di Dio, del Dio vivente;
    quando verrò e comparirò in presenza di Dio?
  3. Le mie lacrime sono diventate il mio cibo giorno e notte,
    mentre mi dicono continuamente: «Dov'è il tuo Dio?»
  4. Ricordo con profonda commozione il tempo in cui camminavo con la folla
    verso la casa di Dio, tra i canti di gioia e di lode di una moltitudine in festa.
  5. Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me?
    Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio.
  6. L'anima mia è abbattuta in me; perciò io ripenso a te dal paese del Giordano,
    dai monti dell'Ermon, dal monte Misar.
  7. Un abisso chiama un altro abisso al fragore delle tue cascate;
    tutte le tue onde e i tuoi flutti sono passati su di me.
  8. Il Signore, di giorno, concedeva la sua grazia,
    e io la notte innalzavo cantici per lui come preghiera al Dio che mi dà vita.
  9. Dirò a Dio, mio difensore: «Perché mi hai dimenticato?
    Perché devo andare vestito a lutto per l'oppressione del nemico?»
  10. Le mie ossa sono trafitte dagli insulti dei miei nemici
    che mi dicono continuamente: «Dov'è il tuo Dio?»
  11. Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me?
    Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio.
SALMO 43
  1. Fammi giustizia, o Dio, difendi la mia causa contro gente malvagia;
    liberami dall'uomo falso e malvagio.
  2. Tu sei il Dio che mi dà forza; perché mi hai abbandonato?
    Perché devo andare vestito a lutto per l'oppressione del nemico?
  3. Manda la tua luce e la tua verità, perché mi guidino,
    mi conducano al tuo santo monte e alle tue dimore.
  4. Allora mi avvicinerò all'altare di Dio, al Dio della mia gioia e della mia esultanza;
    e ti celebrerò con la cetra, o Dio, Dio mio!
  5. Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me?
    Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio.
Marcello Cicchese
gennaio 2008

Vanità delle vanità
Vanità delle vanità, tutto è vanità

Dalla Sacra Scrittura

ECCLESIASTE 1
  1. Parole dell'Ecclesiaste, figlio di Davide, re di Gerusalemme.
  2. Vanità delle vanità, dice l'Ecclesiaste, vanità delle vanità, tutto è vanità.
  3. Che profitto ha l'uomo di tutta la fatica che sostiene sotto il sole?
  4. Una generazione se ne va, un'altra viene, e la terra sussiste per sempre.
  5. Anche il sole sorge, poi tramonta, e si affretta verso il luogo da cui sorgerà di nuovo.
  6. Il vento soffia verso il mezzogiorno, poi gira verso settentrione; va girando, girando continuamente, per ricominciare gli stessi giri.
  7. Tutti i fiumi corrono al mare, eppure il mare non si riempie; al luogo dove i fiumi si dirigono, continuano a dirigersi sempre.
  8. Ogni cosa è in travaglio, più di quanto l'uomo possa dire; l'occhio non si sazia mai di vedere e l'orecchio non è mai stanco di udire.
  9. Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà; non c'è nulla di nuovo sotto il sole.
  10. C'è forse qualcosa di cui si possa dire: «Guarda, questo è nuovo?» Quella cosa esisteva già nei secoli che ci hanno preceduto.
  11. Non rimane memoria delle cose d'altri tempi; così di quanto succederà in seguito non rimarrà memoria fra quelli che verranno più tardi.
  12. Io, l'Ecclesiaste, sono stato re d'Israele a Gerusalemme,
  13. e ho applicato il cuore a cercare e a investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo: occupazione penosa, che Dio ha data ai figli degli uomini perché vi si affatichino.
  14. Io ho visto tutto ciò che si fa sotto il sole: ed ecco tutto è vanità, è un correre dietro al vento.
  15. Ciò che è storto non può essere raddrizzato, ciò che manca non può essere contato.
  16. Io ho detto, parlando in cuor mio: «Ecco io ho acquistato maggiore saggezza di tutti quelli che hanno regnato prima di me a Gerusalemme; sì, il mio cuore ha posseduto molta saggezza e molta scienza».
  17. Ho applicato il cuore a conoscere la saggezza, e a conoscere la follia e la stoltezza; ho riconosciuto che anche questo è un correre dietro al vento.
  18. Infatti, dov'è molta saggezza c'è molto affanno, e chi accresce la sua scienza accresce il suo dolore.

ECCLESIASTE 2
  1. Io ho detto in cuor mio: «Andiamo! Ti voglio mettere alla prova con la gioia, e tu godrai il piacere!» Ed ecco che anche questo è vanità.
  2. Io ho detto del riso: «É una follia»; e della gioia: «A che giova?»
  1. Perciò ho odiato la vita, perché tutto quello che si fa sotto il sole mi è divenuto odioso, poiché tutto è vanità, un correre dietro al vento.

ECCLESIASTE 12
  1. Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto dell'uomo.

1 PIETRO 1
  1. E se invocate come Padre colui che giudica senza favoritismi, secondo l'opera di ciascuno, comportatevi con timore durante il tempo del vostro soggiorno terreno;
  2. sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri,
  3. ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia.
  4. Già designato prima della creazione del mondo, egli è stato manifestato negli ultimi tempi per voi;
  5. per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria affinché la vostra fede e la vostra speranza fossero in Dio.
  6. Avendo purificato le anime vostre con l'ubbidienza alla verità per giungere a un sincero amor fraterno, amatevi intensamente a vicenda di vero cuore,
  7. perché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, cioè mediante la parola vivente e permanente di Dio.
  8. Infatti, «ogni carne è come l'erba, e ogni sua gloria come il fiore dell'erba. L'erba diventa secca e il fiore cade;
  9. ma la parola del Signore rimane in eterno». E questa è la parola della buona notizia che vi è stata annunziata.

1 CORINZI 15
  1. Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: «La morte è stata sommersa nella vittoria».
  2. «O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo dardo?»
  3. Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge;
  4. ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo.
  5. Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.
Marcello Cicchese
8 ottobre 2006

La prova della fede
La prova della fede

Dalla Sacra Scrittura

GIACOMO 1
  1. Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono disperse nel mondo: salute.
  2. Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate,
  3. sapendo che la prova della vostra fede produce costanza.
  4. E la costanza compia pienamente l'opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti.
  5. Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data.
  6. Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là.
  7. Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore,
  8. perché è di animo doppio, instabile in tutte le sue vie.
  9. Il fratello di umile condizione sia fiero della sua elevazione;
  10. e il ricco, della sua umiliazione, perché passerà come il fiore dell'erba.
  11. Infatti il sole sorge con il suo calore ardente e fa seccare l'erba, e il suo fiore cade e la sua bella apparenza svanisce; anche il ricco appassirà così nelle sue imprese.
  12. Beato l'uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano.
Marcello Cicchese
1 ottobre 2006

L’enigma Gesù
L’enigma Gesù

Dalla Sacra Scrittura

MARCO 15
  1. E venuta l'ora sesta, si fecero tenebre per tutto il paese, fino all'ora nona.
  2. E all'ora nona, Gesù gridò con gran voce: Eloì, Eloì, lamà sabactanì? il che, interpretato, vuol dire: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
  3. E alcuni degli astanti, udito ciò, dicevano: Ecco, chiama Elia!
  4. E uno di loro corse, e inzuppata d'aceto una spugna, e postala in cima ad una canna, gli diè da bere dicendo: Aspettate, vediamo se Elia viene a trarlo giù.
  5. E Gesù, gettato un gran grido, rendé lo spirito.
  1. Ed essendo già sera (poiché era Preparazione, cioè la vigilia del sabato),
  2. venne Giuseppe d'Arimatea, consigliere onorato, il quale aspettava anch'egli il Regno di Dio; e, preso ardire, si presentò a Pilato e domandò il corpo di Gesù.
  3. Pilato si meravigliò ch'egli fosse già morto; e chiamato a sé il centurione, gli domandò se era morto da molto tempo;
  4. e saputolo dal centurione, donò il corpo a Giuseppe.
  5. E questi, comprato un panno lino e tratto Gesù giù di croce, l'involse nel panno e lo pose in una tomba scavata nella roccia, e rotolò una pietra contro l'apertura del sepolcro.
ATTI 1
  1. Nel mio primo libro, o Teofilo, parlai di tutto quel che Gesù prese e a fare e ad insegnare,
  2. fino al giorno che fu assunto in cielo, dopo aver dato per lo Spirito Santo dei comandamenti agli apostoli che avea scelto.
  3. Ai quali anche, dopo ch'ebbe sofferto, si presentò vivente con molte prove, facendosi veder da loro per quaranta giorni, e ragionando delle cose relative al regno di Dio.

  4. E trovandosi con essi, ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre, la quale, egli disse, avete udita da me.
  5. Poiché Giovanni Battista battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo tra non molti giorni.
  6. Quelli dunque che erano radunati, gli domandarono: Signore, è egli in questo tempo che ristabilirai il regno ad Israele?
  7. Egli rispose loro: Non sta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riserbato alla sua propria autorità.
  8. Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra.

  9. E dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo tolse d'innanzi agli occhi loro.
  10. E come essi aveano gli occhi fissi in cielo, mentr'egli se ne andava, ecco che due uomini in vesti bianche si presentarono loro e dissero:
  11. Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto dal cielo, verrà nella medesima maniera che l'avete veduto andare in cielo.

  12. Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell'Uliveto, il quale è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato.
  13. E come furono entrati, salirono nella sala di sopra ove solevano trattenersi Pietro e Giovanni e Giacomo e Andrea, Filippo e Toma, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d'Alfeo, e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo.
  14. Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui.
Marcello Cicchese
dicembre 2019

Salmi 124, 129
Salmo 124
  1. Se non fosse stato l'Eterno
    che fu per noi,
    lo dica pure ora Israele,
  2. se non fosse stato l'Eterno
    che fu per noi,
    quando gli uomini si levarono
    contro noi,
  3. allora ci avrebbero inghiottiti tutti vivi, quando l'ira loro
    ardeva contro noi;
  4. allora le acque ci avrebbero sommerso, il torrente sarebbe passato sull'anima nostra;
  5. allora le acque orgogliose sarebbero passate sull'anima nostra.
  6. Benedetto sia l'Eterno
    che non ci ha dato in preda ai loro denti!
  7. L'anima nostra è scampata,
    come un uccello dal laccio degli uccellatori;
    il laccio è stato rotto, e noi siamo scampati.
  8. Il nostro aiuto è nel nome dell'Eterno,
    che ha fatto il cielo e la terra.

Salmo 129
  1. Molte volte m'hanno oppresso dalla mia giovinezza!
    Lo dica pure Israele:
  2. Molte volte m'hanno oppresso dalla mia giovinezza;
    eppure, non hanno potuto vincermi.
  3. Degli aratori hanno arato sul mio dorso,
    v'hanno tracciato i loro lunghi solchi.
  4. L'Eterno è giusto;
    egli ha tagliato le funi degli empi.
  5. Siano confusi e voltin le spalle
    tutti quelli che odiano Sion!
  6. Siano come l'erba dei tetti,
    che secca prima di crescere!
  7. Non se n'empie la mano il mietitore,
    né le braccia chi lega i covoni;
  8. e i passanti non dicono:
    La benedizione dell'Eterno sia sopra voi;
    noi vi benediciamo nel nome dell'Eterno!
Marcello Cicchese
31 maggio 2015

Dio con gli uomini
Dio abiterà con gli uomini

Dalla Sacra Scrittura

Apocalisse 21:1-3
  1. Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c'era più.
  2. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere giù dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
  3. E udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo (skene) di Dio con gli uomini! Egli abiterà (skenao) con loro, ed essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio."
Esodo 25
  1. E mi facciano un santuario perch'io abiti (shachan) in mezzo a loro.
  2. Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo (mishchan) e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti.
Esodo 29
  1. Sarà un olocausto perpetuo offerto dai vostri discendenti, all'ingresso della tenda di convegno, davanti all'Eterno, dove io v'incontrerò per parlare qui con te.
  2. E là io mi troverò coi figli d'Israele; e la tenda sarà santificata dalla mia gloria.
  3. E santificherò la tenda di convegno e l'altare; anche Aaronne e i suoi figliuoli santificherò, perché mi esercitino l'ufficio di sacerdoti.
  4. E abiterò (shachan) in mezzo ai figli d'Israele e sarò il loro Dio.
  5. Ed essi conosceranno che io sono l'Eterno, l'Iddio loro, che li ho tratti dal paese d'Egitto per abitare (shachan) tra loro. Io sono l'Eterno, l'Iddio loro.
Giovanni 1
  1. E la Parola è stata fatta carne ed ha abitato (skenao) per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come quella dell'Unigenito venuto da presso al Padre.
Luca 17
  1. Il regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi; né si dirà:
  2. "Eccolo qui", o "eccolo là"; perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi.
Giovanni 1
  1. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l'ha conosciuto.
  2. È venuto in casa sua, e i suoi non l'hanno ricevuto:
  3. ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome.
Matteo 18
  1. Poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.
1 Corinzi 3
  1. Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?
  2. Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi.
Giovanni 14
  1. Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!
  2. Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che vado a prepararvi un luogo?
  3. Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi".
Marcello Cicchese
novembre 2016

Io vi darò riposo
  «Io vi darò riposo»

  Matteo 11:28-30
  Venite a me, voi tutti
  che siete travagliati ed aggravati,
  e io vi darò riposo.
  Prendete su voi il mio giogo
  ed imparate da me,
  perch'io sono mansueto ed umile di cuore;
  e voi troverete riposo alle anime vostre;
  poiché il mio giogo è dolce
  e il mio carico è leggero.

Marcello Cicchese
ottobre 2015

Tempi difficili
Negli ultimi giorni
verranno tempi difficili


Seconda lettera di Paolo a Timoteo

Capitolo 3
  1. Or sappi questo: che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili;
  2. perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi,
  3. senza affezione naturale, mancatori di fede, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene,
  4. traditori, temerari, gonfi, amanti del piacere anziché di Dio,
  5. avendo le forme della pietà, ma avendone rinnegata la potenza.
  6. Anche costoro schiva! Poiché del numero di costoro sono quelli che s'insinuano nelle case e cattivano donnicciuole cariche di peccati, e agitate da varie cupidigie,
  7. che imparano sempre e non possono mai pervenire alla conoscenza della verità.
  8. E come Jannè e Iambrè contrastarono a Mosè, così anche costoro contrastano alla verità: uomini corrotti di mente, riprovati quanto alla fede.
  9. Ma non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti, come fu quella di quegli uomini.
  10. Quanto a te, tu hai tenuto dietro al mio insegnamento, alla mia condotta, ai miei propositi, alla mia fede, alla mia pazienza, al mio amore, alla mia costanza,
  11. alle mie persecuzioni, alle mie sofferenze, a quel che mi avvenne ad Antiochia, ad Iconio ed a Listra. Sai quali persecuzioni ho sopportato; e il Signore mi ha liberato da tutte.
  12. E d'altronde tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati;
  13. mentre i malvagi e gli impostori andranno di male in peggio, seducendo ed essendo sedotti.
  14. Ma tu persevera nelle cose che hai imparate e delle quali sei stato accertato, sapendo da chi le hai imparate,
  15. e che fin da fanciullo hai avuto conoscenza degli Scritti sacri, i quali possono renderti savio a salute mediante la fede che è in Cristo Gesù.
  16. Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia,
  17. affinché l'uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona.

Capitolo 4
  1. Io te ne scongiuro nel cospetto di Dio e di Cristo Gesù che ha da giudicare i vivi e i morti, e per la sua apparizione e per il suo regno:
  2. Predica la Parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo.
  3. Perché verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina; ma per prurito d'udire si accumuleranno dottori secondo le loro proprie voglie
  4. e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole.
  5. Ma tu sii vigilante in ogni cosa, soffri afflizioni, fa' l'opera d'evangelista, compi tutti i doveri del tuo ministero.
Marcello Cicchese
luglio 2015

Il libro di Giobbe
Giobbe: una questione di giustizia

La figura di Giobbe viene di solito messa in relazione con il problema della sofferenza. Dallo studio del libro su cui si basa la seguente predicazione emerge invece che l’angoscioso tormento in cui si dibatte Giobbe non è dovuto all’inesplicabilità del problema della sofferenza, ma al crollo di un pilastro che aveva sostenuto fino a quel momento la sua vita: la fede nella giustizia di Dio. Le “buone parole” con cui i suoi amici cercano di metterlo sulla buona strada lo spingono sempre di più sul ciglio di un baratro in cui corre il rischio di cadere e perdersi definitivamente: il pensiero di essere più giusto di Dio.

Marcello Cicchese
novembre 2018

Testo delle letture

1.6 Or accadde un giorno, che i figli di Dio vennero a presentarsi davanti all'Eterno, e Satana venne anch'egli in mezzo a loro.
   7 E l'Eterno disse a Satana: 'Da dove vieni?' E Satana rispose all'Eterno: 'Dal percorrere la terra e dal passeggiar per essa'.
   8 E l'Eterno disse a Satana: 'Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n'è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male'.
   9 E Satana rispose all'Eterno: 'È egli forse per nulla che Giobbe teme Iddio?
 10 Non l'hai tu circondato d'un riparo, lui, la sua casa, e tutto quello che possiede? Tu hai benedetto l'opera delle sue mani, e il suo bestiame ricopre tutto il paese.
 11 Ma stendi un po' la tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non ti rinnega in faccia'.
 12 E l'Eterno disse a Satana: 'Ebbene! tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona'. - E Satana si ritirò dalla presenza dell'Eterno.


1.20 Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò e disse:
   21 'Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra; l'Eterno ha dato, l'Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell'Eterno'.
   22 In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di mal fatto.


2.E l'Eterno disse a Satana:
   3 'Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n'è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu m'abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo'.
   4 E Satana rispose all'Eterno: 'Pelle per pelle! L'uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita;
   5 ma stendi un po' la tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non ti rinnega in faccia'.
   6 E l'Eterno disse a Satana: 'Ebbene esso è in tuo potere; soltanto, rispetta la sua vita'.
   7 E Satana si ritirò dalla presenza dell'Eterno e colpì Giobbe d'un'ulcera maligna dalla pianta de' piedi al sommo del capo; e Giobbe prese un còccio per grattarsi, e stava seduto nella cenere.
   8 E sua moglie gli disse: 'Ancora stai saldo nella tua integrità?
   9 Ma lascia stare Iddio, e muori!'
10 E Giobbe a lei: 'Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d'accettare il male?' - In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.


3.1 Allora Giobbe aprì la bocca e maledisse il giorno della sua nascita.
   2 E prese a dire così:
   3 «Perisca il giorno ch'io nacqui e la notte che disse: 'È concepito un maschio!'
   4 Quel giorno si converta in tenebre, non se ne curi Iddio dall'alto, né splenda sovr'esso raggio di luce!
   5 Se lo riprendano le tenebre e l'ombra di morte, resti sovr'esso una fitta nuvola, le eclissi lo riempiano di paura!


3.11 Perché non morii nel seno di mia madre? Perché non spirai appena uscito dalle sue viscere?
   12 Perché trovai delle ginocchia per ricevermi e delle mammelle da poppare?
   20 Perché dar la luce all'infelice e la vita a chi ha l'anima nell'amarezza,
   23 Perché dar vita a un uomo la cui via è oscura, e che Dio ha stretto in un cerchio?


9.20 Fossi pur giusto, la mia bocca stessa mi condannerebbe; fossi pure integro, essa mi farebbe dichiarar perverso.
   21 Integro! Sì, lo sono! di me non mi preme, io disprezzo la vita!
   22 Per me è tutt'uno! perciò dico: 'Egli distrugge ugualmente l'integro ed il malvagio.
   23 Se un flagello, a un tratto, semina la morte, egli ride dello sgomento degli innocenti.
   24 La terra è data in balìa dei malvagi; egli vela gli occhi ai giudici di essa; se non è lui, chi è dunque'?


13.7 Volete dunque difendere Iddio parlando iniquamente?


19.5 Ma se proprio volete insuperbire contro di me e rimproverarmi la vergogna in cui mi trovo,
    6 allora sappiatelo: chi m'ha fatto torto e m'ha avvolto nelle sue reti è Dio.
    7 Ecco, io grido: 'Violenza!' e nessuno risponde; imploro aiuto, ma non c'è giustizia!


24.12 Sale dalle città il gemito dei morenti; l'anima de' feriti implora aiuto, e Dio non si cura di codeste infamie!

24.22 Iddio con la sua forza prolunga i giorni dei prepotenti, i quali risorgono, quand'ormai disperavano della vita.

24.25 Se così non è, chi mi smentirà, chi annienterà il mio dire?


27.5 Lungi da me l'idea di darvi ragione! Fino all'ultimo respiro non mi lascerò togliere la mia integrità.
    6 Ho preso a difendere la mia giustizia e non cederò; il cuore non mi rimprovera uno solo dei miei giorni.


31.35 Oh, avessi pure chi m'ascoltasse!... ecco qua la mia firma! l'Onnipotente mi risponda! Scriva l'avversario mio la sua querela,
    36 ed io la porterò attaccata alla mia spalla, me la cingerò come un diadema!
    37 Gli renderò conto di tutti i miei passi, a lui mi avvicinerò come un principe!


1.6 Or avvenne un giorno, che i figli di Dio vennero a presentarsi davanti all'Eterno, e Satana venne anch'egli in mezzo a loro.


16.19 Già fin d'ora, ecco, il mio Testimonio è in cielo, il mio Garante è nei luoghi altissimi.
    20 Gli amici mi deridono, ma a Dio si volgon piangenti gli occhi miei;
    21 sostenga egli le ragioni dell'uomo presso Dio, le ragioni del figlio dell'uomo contro i suoi compagni!


19.25 Ma io so che il mio Vendicatore vive, e che alla fine si leverà sulla polvere.
    26 E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo, senza la mia carne, vedrò Iddio.
    27 Io lo vedrò a me favorevole; lo contempleranno gli occhi miei, non quelli d'un altro... il cuore, dalla brama, mi si strugge in seno!


9.32 Dio non è un uomo come me, perch'io gli risponda e che possiam comparire in giudizio assieme.
  33 Non c'è fra noi un arbitro, che posi la mano su tutti e due!


42.7 Dopo che ebbe rivolto questi discorsi a Giobbe, l'Eterno disse a Elifaz di Teman: 'L'ira mia è accesa contro te e contro i tuoi due amici, perché non avete parlato di me secondo la verità, come ha fatto il mio servo Giobbe.


32.1 Quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe perché egli si credeva giusto.
     2 Allora l'ira di Elihu, figliuolo di Barakeel il Buzita, della tribù di Ram, s'accese:
     3 s'accese contro Giobbe, perché riteneva giusto se stesso anziché Dio; s'accese anche contro i tre amici di lui perché non avean trovato che rispondere, sebbene condannassero Giobbe.


32.13 Non avete dunque ragione di dire: 'Abbiam trovato la sapienza! Dio soltanto lo farà cedere; non l'uomo!'
 14 Egli non ha diretto i suoi discorsi contro a me, ed io non gli risponderò colle vostre parole.


33.1 Ma pure, ascolta, o Giobbe, il mio dire, porgi orecchio a tutte le mie parole!
   2 Ecco, apro la bocca, la lingua parla sotto il mio palato.
   3 Nelle mie parole è la rettitudine del mio cuore; e le mie labbra diran sinceramente quello che so.
   4 Lo spirito di Dio mi ha creato, e il soffio dell'Onnipotente mi dà la vita.
   5 Se puoi, rispondimi; prepara le tue ragioni, fatti avanti!
   6 Ecco, io sono uguale a te davanti a Dio; anch'io, fui tratto dall'argilla.
   7 Spavento di me non potrà quindi sgomentarti, e il peso della mia autorità non ti potrà schiacciare.
   8 Davanti a me tu dunque hai detto (e ho bene udito il suono delle tue parole):
   9 'Io sono puro, senza peccato; sono innocente, non c'è iniquità in me;
 10 ma Dio trova contro me degli appigli ostili, mi tiene per suo nemico;
 11 mi mette i piedi nei ceppi, spia tutti i miei movimenti'.
 12 E io ti rispondo: In questo non hai ragione; giacché Dio è più grande dell'uomo.
 13 Perché contendi con lui? poich'egli non rende conto d'alcuno dei suoi atti.
 14 Iddio parla, bensì, una volta ed anche due, ma l'uomo non ci bada;
 15 parla per via di sogni, di visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali, quando sui loro letti essi giacciono assopiti;
 16 allora egli apre i loro orecchi e dà loro in segreto degli ammonimenti,
 17 per distoglier l'uomo dal suo modo d'agire e tener lungi da lui la superbia;
 18 per salvargli l'anima dalla fossa, la vita dal dardo mortale.
 19 L'uomo è anche ammonito sul suo letto, dal dolore, dall'agitazione incessante delle sue ossa;
 20 quand'egli ha in avversione il pane, e l'anima sua schifa i cibi più squisiti;
 21 la carne gli si consuma, e sparisce, mentre le ossa, prima invisibili, gli escon fuori,
 22 l'anima sua si avvicina alla fossa, e la sua vita a quelli che danno la morte.
 23 Ma se, presso a lui, v'è un angelo, un interprete, uno solo fra i mille, che mostri all'uomo il suo dovere,
 24 Iddio ha pietà di lui e dice: 'Risparmialo, che non scenda nella fossa! Ho trovato il suo riscatto'.
 25 Allora la sua carne divien fresca più di quella d'un bimbo; egli torna ai giorni della sua giovinezza;
 26 implora Dio, e Dio gli è propizio; gli dà di contemplare il suo volto con giubilo, e lo considera di nuovo come giusto.
 27 Ed egli va cantando fra la gente e dice: 'Avevo peccato, pervertito la giustizia, e non sono stato punito come meritavo.
 28 Iddio ha riscattato l'anima mia, onde non scendesse nella fossa e la mia vita si schiude alla luce!'
 29 Ecco, tutto questo Iddio lo fa due, tre volte, all'uomo,
 30 per ritrarre l'anima di lui dalla fossa, perché su di lei splenda la luce della vita.
 31 Sta' attento, Giobbe, dammi ascolto; taci, ed io parlerò.
 32 Se hai qualcosa da dire, rispondi, parla, ché io vorrei poterti dar ragione. 33 Se no, tu dammi ascolto, taci, e t'insegnerò la saviezza».


34.29 Quando Iddio dà requie chi lo condannerà? Chi potrà contemplarlo quando nasconde il suo volto a una nazione ovvero a un individuo,
 30 per impedire all'empio di regnare, per allontanar dal popolo le insidie?
 31 Quell'empio ha egli detto a Dio: 'Io porto la mia pena, non farò più il male,
 32 mostrami tu quel che non so vedere; se ho agito perversamente, non lo farò più'?
 33 Dovrà forse Iddio render la giustizia a modo tuo, che tu lo critichi? Ti dirà forse: 'Scegli tu, non io, quello che sai, dillo'?
 34 La gente assennata e ogni uomo savio che m'ascolta, mi diranno:
 35 'Giobbe parla senza giudizio, le sue parole sono senza intendimento'.
 36 Ebbene, sia Giobbe provato sino alla fine! poiché le sue risposte son quelle degli iniqui, 37 poiché aggiunge al peccato suo la ribellione, batte le mani in mezzo a noi, e moltiplica le sue parole contro Dio».


35.9 Si grida per le molte oppressioni, si levano lamenti per la violenza dei grandi;
 10 ma nessuno dice: 'Dov'è Dio, il mio creatore, che nella notte concede canti di gioia,
 11 che ci fa più intelligenti delle bestie de' campi e più savi degli uccelli del cielo?'
 12 Si grida, sì, ma egli non risponde, a motivo della superbia dei malvagi.
 13 Certo, Dio non dà ascolto a lamenti vani; l'Onnipotente non ne fa nessun conto.
 14 E tu, quando dici che non lo scorgi, la causa tua gli sta dinanzi; sappilo aspettare!
 15 Ma ora, perché la sua ira non punisce, perch'egli non prende rigorosa conoscenza delle trasgressioni,
 16 Giobbe apre vanamente le labbra e accumula parole senza conoscimento».


36.8 Se gli uomini son talora stretti da catene, se son presi nei legami dell'afflizione,
   9 Dio fa lor conoscere la lor condotta, le loro trasgressioni, giacché si sono insuperbiti;
 10 egli apre così i loro orecchi a' suoi ammonimenti, e li esorta ad abbandonare il male.
 11 Se l'ascoltano, se si sottomettono, finiscono i loro giorni nel benessere, e gli anni loro nella gioia;
 12 ma, se non l'ascoltano, periscono trafitti da' suoi dardi, muoiono per mancanza d'intendimento.
 13 Gli empi di cuore s'abbandonano alla collera, non implorano Iddio quand'egli li incatena;
 14 così muoiono nel fiore degli anni, e la loro vita finisce come quella dei dissoluti;
 15 ma Dio libera l'afflitto mediante l'afflizione, e gli apre gli orecchi mediante la sventura.
 16 Te pure ti vuole trarre dalle fauci della distretta, al largo, dove non è più angustia, e coprire la tua mensa tranquilla di cibi succulenti.
 17 Ma, se giudichi le vie di Dio come fanno gli empi, il giudizio e la sentenza di lui ti piomberanno addosso.
 18 Bada che la collera non ti trasporti alla bestemmia, e la grandezza del riscatto non t'induca a fuorviare!


37.1 A tale spettacolo il cuor mi trema e balza fuor del suo luogo.
   2 Udite, udite il fragore della sua voce, il rombo che esce dalla sua bocca!
   3 Egli lo lancia sotto tutti i cieli e il suo lampo guizza fino ai lembi della terra.
   4 Dopo il lampo, una voce rugge; egli tuona con la sua voce maestosa; e quando s'ode la voce, il fulmine non è già più nella sua mano.
   5 Iddio tuona con la sua voce maravigliosamente; grandi cose egli fa che noi non intendiamo.


38.1 Allora l'Eterno rispose a Giobbe dal seno della tempesta, e disse:
   2 «Chi è costui che oscura i miei disegni con parole prive di senno?»


42.1 Allora Giobbe rispose all'Eterno e disse:
   2 «Io riconosco che tu puoi tutto, e che nulla può impedirti d'eseguire un tuo disegno.
   3 Chi è colui che senza intendimento offusca il tuo disegno?... Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; son cose per me troppo maravigliose ed io non le conosco.
   4 Deh, ascoltami, io parlerò; io ti farò delle domande e tu insegnami!
   5 Il mio orecchio aveva sentito parlare di te ma ora l'occhio mio t'ha veduto.
   6 Perciò mi ritratto, mi pento sulla polvere e sulla cenere».


42.12 E l'Eterno benedì gli ultimi anni di Giobbe più de' primi.


42.16 Giobbe, dopo questo, visse centoquarant'anni, e vide i suoi figli e i figli dei suoi figli, fino alla quarta generazione.
    17 Poi Giobbe morì vecchio e sazio di giorni.

Il lebbroso purificato
Il lebbroso purificato
  1. Ed avvenne che, trovandosi egli in una di quelle città, ecco un uomo pieno di lebbra, il quale, veduto Gesù e gettatosi con la faccia a terra, lo pregò dicendo: Signore, se tu vuoi, tu puoi purificarmi.
  2. Ed egli, stesa la mano, lo toccò dicendo: Lo voglio, sii purificato. E in quell'istante la lebbra sparì da lui.
  3. E Gesù gli comandò di non dirlo a nessuno: Ma va', gli disse, mostrati al sacerdote ed offri per la tua purificazione quel che ha prescritto Mosè; e ciò serva loro di testimonianza.
  4. Però la fama di lui si spandeva sempre più; e molte turbe si adunavano per udirlo ed essere guarite delle loro infermità.
  5. Ma egli si ritirava nei luoghi deserti e pregava.
Marcello Cicchese
novembre 2015

Io vi lascio pace
Io vi lascio pace

Giovanni 14:27
  Io vi lascio pace; vi do la mia pace.
  Io non vi do come il mondo dà.
  Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti.

Giovanni 16:33
  Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me.
  Nel mondo avrete tribolazione;
  ma fatevi animo, io ho vinto il mondo.

Matteo 11:28-30
  Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati,
  e io vi darò riposo.
  Prendete su voi il mio giogo ed imparate da me,
  perch'io sono mansueto ed umile di cuore;
  e voi troverete riposo alle anime vostre;
  poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.

Marcello Cicchese
febbraio 2016

Salmo 62
Salmo 62
  1. Solo in Dio l'anima mia s'acqueta;
    da lui viene la mia salvezza.
  2. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza,
    il mio alto ricetto; io non sarò grandemente smosso.
  3. Fino a quando vi avventerete sopra un uomo
    e cercherete tutti insieme di abbatterlo
    come una parete che pende,
    come un muricciuolo che cede?
  4. Essi non pensano che a farlo cadere dalla sua altezza;
    prendono piacere nella menzogna;
    benedicono con la bocca,
    ma internamente maledicono. Sela.
  5. Anima mia, acquétati in Dio solo,
    poiché da lui viene la mia speranza.
  6. Egli solo è la mia ròcca e la mia salvezza;
    egli è il mio alto ricetto; io non sarò smosso.
  7. In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;
    la mia forte ròcca e il mio rifugio sono in Dio.
  8. Confida in lui ogni tempo, o popolo;
    espandi il tuo cuore nel suo cospetto;
    Dio è il nostro rifugio. Sela.
  9. Gli uomini del volgo non sono che vanità,
    e i nobili non sono che menzogna;
    messi sulla bilancia vanno su,
    tutti assieme sono più leggeri della vanità.
  10. Non confidate nell'oppressione,
    e non mettete vane speranze nella rapina;
    se le ricchezze abbondano, non vi mettete il cuore.
  11. Dio ha parlato una volta,
    due volte ho udito questo:
    Che la potenza appartiene a Dio;
  12. e a te pure, o Signore, appartiene la misericordia;
    perché tu renderai a ciascuno secondo le sue opere.
Marcello Cicchese
agosto 2017

Salmo 22
Salmo 22
  1. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Perché te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito?
  2. Dio mio, io grido di giorno, e tu non rispondi; di notte ancora, e non ho posa alcuna.
  3. Eppure tu sei il Santo, che siedi circondato dalle lodi d'Israele.
  4. I nostri padri confidarono in te; e tu li liberasti.
  5. Gridarono a te, e furono salvati; confidarono in te, e non furono confusi.
  6. Ma io sono un verme e non un uomo; il vituperio degli uomini, e lo sprezzato dal popolo.
  7. Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo, dicendo:
  8. Ei si rimette nell'Eterno; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce!
  9. Sì, tu sei quello che m'hai tratto dal seno materno; m'hai fatto riposar fidente sulle mammelle di mia madre.
  10. A te fui affidato fin dalla mia nascita, tu sei il mio Dio fin dal seno di mia madre.
  11. Non t'allontanare da me, perché l'angoscia è vicina, e non v'è alcuno che m'aiuti.

  12. Grandi tori m'han circondato; potenti tori di Basan m'hanno attorniato;
  13. apron la loro gola contro a me, come un leone rapace e ruggente.
  14. Io son come acqua che si sparge, e tutte le mie ossa si sconnettono; il mio cuore è come la cera, si strugge in mezzo alle mie viscere.
  15. Il mio vigore s'inaridisce come terra cotta, e la lingua mi s'attacca al palato; tu m'hai posto nella polvere della morte.
  16. Poiché cani m'han circondato; uno stuolo di malfattori m'ha attorniato; m'hanno forato le mani e i piedi.
  17. Posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano e m'osservano;
  18. spartiscon fra loro i miei vestimenti e tirano a sorte la mia veste.
  19. Tu dunque, o Eterno, non allontanarti, tu che sei la mia forza, t'affretta a soccorrermi.
  20. Libera l'anima mia dalla spada, l'unica mia, dalla zampa del cane;
  21. salvami dalla gola del leone. Tu mi risponderai liberandomi dalle corna dei bufali.

  22. Io annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all'assemblea.
  23. O voi che temete l'Eterno, lodatelo! Glorificatelo voi, tutta la progenie di Giacobbe, e voi tutta la progenie d'Israele, abbiate timor di lui!
  24. Poich'egli non ha sprezzata né disdegnata l'afflizione dell'afflitto, e non ha nascosta la sua faccia da lui; ma quand'ha gridato a lui, ei l'ha esaudito.
  25. Tu sei l'argomento della mia lode nella grande assemblea; io adempirò i miei voti in presenza di quelli che ti temono.
  26. Gli umili mangeranno e saranno saziati; quei che cercano l'Eterno lo loderanno; il loro cuore vivrà in perpetuo.
  27. Tutte le estremità della terra si ricorderan dell'Eterno e si convertiranno a lui; e tutte le famiglie delle nazioni adoreranno nel tuo cospetto.
  28. Poiché all'Eterno appartiene il regno, ed egli signoreggia sulle nazioni.
  29. Tutti gli opulenti della terra mangeranno e adoreranno; tutti quelli che scendon nella polvere e non posson mantenersi in vita s'inginocchieranno dinanzi a lui.
  30. La posterità lo servirà; si parlerà del Signore alla ventura generazione.
  31. 31 Essi verranno e proclameranno la sua giustizia, e al popolo che nascerà diranno come egli ha operato.
Marcello Cicchese
settembre 2016

L'intoppo
L’intoppo che fa cadere nell’iniquità

Ezechiele 7:1-4
  1. E la parola dell'Eterno mi fu rivolta in questi termini:
  2. 'E tu, figlio d'uomo, così parla il Signore, l'Eterno, riguardo al paese d'Israele: La fine! la fine viene sulle quattro estremità del paese!
  3. Ora ti sovrasta la fine, e io manderò contro di te la mia ira, ti giudicherò secondo la tua condotta, e ti farò ricadere addosso tutte le tue abominazioni.
  4. E l'occhio mio non ti risparmierà, io sarò senza pietà, ti farò ricadere addosso tutta la tua condotta e le tue abominazioni saranno in mezzo a te; e voi conoscerete che io sono l'Eterno.

Ezechiele 8:1-13
  1. E il sesto anno, il quinto giorno del sesto mese, avvenne che, come io stavo seduto in casa mia e gli anziani di Giuda erano seduti in mia presenza, la mano del Signore, dell'Eterno, cadde quivi su me.
  2. Io guardai, ed ecco una figura d'uomo, che aveva l'aspetto del fuoco; dai fianchi in giù pareva di fuoco; e dai fianchi in su aveva un aspetto risplendente, come di terso rame.
  3. Egli stese una forma di mano, e mi prese per una ciocca de' miei capelli; e lo spirito mi sollevò fra terra e cielo, e mi trasportò in visioni divine a Gerusalemme, all'ingresso della porta interna che guarda verso il settentrione, dov'era posto l'idolo della gelosia, che eccita a gelosia.
  4. Ed ecco che quivi era la gloria dell'Iddio d'Israele, come nella visione che avevo avuta nella valle.
  5. Ed egli mi disse: 'Figlio d'uomo, alza ora gli occhi verso il settentrione'. Ed io alzai gli occhi verso il settentrione, ed ecco che al settentrione della porta dell'altare, all'ingresso, stava quell'idolo della gelosia.
  6. Ed egli mi disse: 'Figlio d'uomo, vedi tu quello che costoro fanno? le grandi abominazioni che la casa d'Israele commette qui, perché io m'allontani dal mio santuario? Ma tu vedrai ancora altre più grandi abominazioni'.
  7. Ed egli mi condusse all'ingresso del cortile. Io guardai, ed ecco un buco nel muro.
  8. Allora egli mi disse: 'Figlio d'uomo, adesso fora il muro'. E quand'io ebbi forato il muro, ecco una porta.
  9. Ed egli mi disse: 'Entra, e guarda le scellerate abominazioni che costoro commettono qui'.
  10. Io entrai, e guardai: ed ecco ogni sorta di figure di rettili e di bestie abominevoli, e tutti gl'idoli della casa d'Israele dipinti sul muro attorno;
  11. e settanta fra gli anziani della casa d'Israele, in mezzo ai quali era Jaazania, figlio di Shafan, stavano in piedi davanti a quelli, avendo ciascuno un turibolo in mano, dal quale saliva il profumo d'una nuvola d'incenso.
  12. Ed egli mi disse: 'Figlio d'uomo, hai tu visto quello che gli anziani della casa d'Israele fanno nelle tenebre, ciascuno nelle camere riservate alle sue immagini? poiché dicono: - L'Eterno non ci vede, l'Eterno ha abbandonato il paese'.
  13. Poi mi disse: 'Tu vedrai ancora altre più grandi abominazioni che costoro commettono'.

Ezechiele 14:1-11
  1. Or vennero a me alcuni degli anziani d'Israele, e si sedettero davanti a me.
  2. E la parola dell'Eterno mi fu rivolta in questi termini:
  3. 'Figlio d'uomo, questi uomini hanno innalzato i loro idoli nel loro cuore, e si sono messi davanti l'intoppo che li fa cadere nella loro iniquità; come potrei io esser consultato da costoro?
  4. Perciò parla e di' loro: Così dice il Signore, l'Eterno: Chiunque della casa d'Israele innalza i suoi idoli nel suo cuore e pone davanti a sé l'intoppo che lo fa cadere nella sua iniquità, e poi viene al profeta, io, l'Eterno, gli risponderò come si merita per la moltitudine dei suoi idoli,
  5. affin di prendere per il loro cuore quelli della casa d'Israele che si sono alienati da me tutti quanti per i loro idoli.
  6. Perciò di' alla casa d'Israele: Così parla il Signore, l'Eterno: Tornate, ritraetevi dai vostri idoli, stornate le vostre facce da tutte le vostre abominazioni.
  7. Poiché, a chiunque della casa d'Israele o degli stranieri che soggiornano in Israele si separa da me, innalza i suoi idoli nel suo cuore e pone davanti a sé l'intoppo che lo fa cadere nella sua iniquità e poi viene al profeta per consultarmi per suo mezzo, risponderò io, l'Eterno, da me stesso.
  8. Io volgerò la mia faccia contro a quell'uomo, ne farò un segno e un proverbio, e lo sterminerò di mezzo al mio popolo; e voi conoscerete che io sono l'Eterno.
  9. E se il profeta si lascia sedurre e dice qualche parola, io, l'Eterno, sono quegli che avrò sedotto il profeta; e stenderò la mia mano contro di lui, e lo distruggerò di mezzo al mio popolo d'Israele.
  10. E ambedue porteranno la pena della loro iniquità: la pena del profeta sarà pari alla pena di colui che lo consulta,
  11. affinché quelli della casa d'Israele non vadano più errando lungi da me, e non si contaminino più con tutte le loro trasgressioni, e siano invece mio popolo, e io sia il loro Dio, dice il Signore, l'Eterno'.
Marcello Cicchese
ottobre 2016

Salmo 125
Salmo 125
    Canto dei pellegrinaggi.
  1. Quelli che confidano nell'Eterno
    sono come il monte di Sion, che non può essere smosso,
    ma dimora in perpetuo.
  2. Gerusalemme è circondata dai monti;
    e così l'Eterno circonda il suo popolo,
    da ora in perpetuo.
  3. Poiché lo scettro dell'empietà
    non rimarrà sulla eredità dei giusti,
    affinché i giusti non mettano mano all'iniquità.
  4. O Eterno, fa' del bene a quelli che sono buoni,
    e a quelli che sono retti nel loro cuore.
  5. Ma quanto a quelli che deviano per le loro vie tortuose,
    l'Eterno li farà andare con gli operatori d'iniquità.
    Pace sia sopra Israele.
Marcello Cicchese
luglio 2017

La pazienza dl Dio
La pazienza di Dio e la nostra speranza
Poiché siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ciò che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe ancora? Ma se speriamo ciò che non vediamo, noi l'aspettiamo con pazienza (Romani 8.25).

Marcello Cicchese
settembre 2017

Salmo 23
Salmo 23
  1. L'Eterno è il mio pastore, nulla mi manca.
  2. Egli mi fa giacere in verdeggianti paschi, mi guida lungo le acque chete.
  3. Egli mi ristora l'anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome.
  4. Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, io non temerei male alcuno, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga sono quelli che mi consolano.
  5. Tu apparecchi davanti a me la mensa al cospetto dei miei nemici; tu ungi il mio capo con olio; la mia coppa trabocca.
  6. Certo, beni e benignità m'accompagneranno tutti i giorni della mia vita; ed io abiterò nella casa dell'Eterno per lunghi giorni.
Marcello Cicchese
settembre 2017

Filippesi 3:17-21
Il corpo della nostra umiliazione
Siate miei imitatori, fratelli, e riguardate a coloro che camminano secondo l'esempio che avete in noi. Perché molti camminano (ve l'ho detto spesso e ve lo dico anche ora piangendo), da nemici della croce di Cristo; la fine dei quali è la perdizione, il cui dio è il ventre, e la cui gloria è in quel che torna a loro vergogna; gente che ha l'animo alle cose della terra. Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove anche aspettiamo come Salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, in virtù della potenza per la quale egli può anche sottoporsi ogni cosa.
Filippesi 3:17-21
Marcello Cicchese
giugno 2016

Romani 12:1-2
Il rinnovamento della mente
Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio, il che è il vostro culto spirituale. e non vi conformate a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontà.
Romani 12:1-2
Marcello Cicchese
gennaio 2017

Salmo 90
Salmo 90
  1. Preghiera di Mosè, uomo di Dio.
    O Signore, tu sei stato per noi un rifugio
    di generazione in generazione.
  2. Prima che i monti fossero nati
    e che tu avessi formato la terra e il mondo,
    da eternità a eternità tu sei Dio.
  3. Tu fai tornare i mortali in polvere
    e dici: Ritornate, o figli degli uomini.
  4. Perché mille anni, agli occhi tuoi,
    sono come il giorno d'ieri quand'è passato,
    e come una veglia nella notte.
  5. Tu li porti via come una piena; sono come un sogno.
    Son come l'erba che verdeggia la mattina;
  6. la mattina essa fiorisce e verdeggia,
    la sera è segata e si secca.
  7. Poiché noi siamo consumati dalla tua ira,
    e siamo atterriti per il tuo sdegno.
  8. Tu metti le nostre iniquità davanti a te,
    e i nostri peccati occulti, alla luce della tua faccia.
  9. Tutti i nostri giorni spariscono per il tuo sdegno;
    noi finiamo gli anni nostri come un soffio.
  10. I giorni dei nostri anni arrivano a settant'anni;
    o, per i più forti, a ottant'anni;
    e quel che ne fa l'orgoglio, non è che travaglio e vanità;
    perché passa presto, e noi ce ne voliamo via.
  11. Chi conosce la forza della tua ira
    e il tuo sdegno secondo il timore che t'è dovuto?
  12. Insegnaci dunque a così contare i nostri giorni,
    che acquistiamo un cuore saggio.
  13. Ritorna, o Eterno; fino a quando?
    e muoviti a pietà dei tuoi servitori.
  14. Saziaci al mattino della tua benignità,
    e noi giubileremo, ci rallegreremo tutti i giorni nostri.
  15. Rallegraci in proporzione dei giorni che ci hai afflitti,
    e degli anni che abbiamo sentito il male.
  16. Apparisca l'opera tua a pro dei tuoi servitori,
    e la tua gloria sui loro figli.
  17. La grazia del Signore Dio nostro sia sopra noi,
    e rendi stabile l'opera delle nostre mani;
    sì, l'opera delle nostre mani rendila stabile.

Marcello Cicchese
31 dicembre 2017

Dal Salmo 119
Salmo 119
  1. L'anima mia è attaccata alla polvere;
    vivificami secondo la tua parola.
  2. Io ti ho narrato le mie vie e tu m'hai risposto;
    insegnami i tuoi statuti.
  3. Fammi intendere la via dei tuoi precetti,
    ed io mediterò le tue meraviglie.
  4. L'anima mia, dal dolore, si strugge in lacrime;
    rialzami secondo la tua parola.
  5. Tieni lontana da me la via della menzogna,
    e, nella tua grazia, fammi intendere la tua legge,
  6. io ho scelto la via della fedeltà,
    mi son posto i tuoi giudizi dinanzi agli occhi.
  7. Io mi tengo attaccato alle tue testimonianze;
    o Eterno, non lasciare che io sia confuso.
  8. Io correrò per la via dei tuoi comandamenti,
    quando m'avrai allargato il cuore.

Marcello Cicchese
19 luglio 2018

Il giorno del riposo
Il giorno del riposo

Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa' in essi ogni opera tua; ma il settimo giorno è giorno di riposo, sacro all'Eterno, che è l'Iddio tuo; non fare in esso lavoro alcuno, né tu, né il tuo figlio, né la tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero che è dentro alle tue porte; poiché in sei giorni l'Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò l'Eterno ha benedetto il giorno del riposo e l'ha santificato.

Esodo 20:8-11

Marcello Cicchese
dicembre 2014

Perché siete così ansiosi?
«Perché siete così ansiosi?»

Dal Vangelo di Matteo

CAPITOLO 6
  1. Nessuno può servire a due padroni; perché o odierà l'uno ed amerà l'altro, o si atterrà all'uno e sprezzerà l'altro. Voi non potete servire a Dio ed a Mammona.
  2. Perciò vi dico: Non siate con ansiosi per la vita vostra di quel che mangerete o di quel che berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito?
  3. Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutrisce. Non siete voi assai più di loro?
  4. E chi di voi può con la sua sollecitudine aggiungere alla sua statura anche un cubito?
  5. E intorno al vestire, perché siete con ansietà solleciti? Considerate come crescono i gigli della campagna; essi non faticano e non filano;
  6. eppure io vi dico che nemmeno Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro.
  7. Or se Dio riveste in questa maniera l'erba de' campi che oggi è e domani è gettata nel forno, non vestirà Egli molto più voi, o gente di poca fede?
  8. Non siate dunque con ansiosi, dicendo: Che mangeremo? che berremo? o di che ci vestiremo?
  9. Poiché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; e il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose.
  10. Ma cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte. 34 Non siate dunque con ansietà solleciti del domani; perché il domani sarà sollecito di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.
Marcello Cicchese
dicembre 2015


Israele apre l'ambasciata ad Abu Dhabi

Israele ha inaugurato oggi [ieri] la propria ambasciata ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri israeliano dopo aver detto che il Paese del Golfo ha approvato la sua missione a Tel Aviv.
A guidare la rappresentanza, dopo gli "Accordi di Abramo", è l'ambasciatore Eitan Naeh, anche se la sede fisica della missione deve essere ancora scelta. Il ministro degli Esteri, Gabi Ashkenazi, ha augurato buona fortuna all'ambasciatore e ha ringraziato il governo degli Emirati per la sua decisione. Israele aprirà anche un proprio consolato a Dubai nei prossimi giorni.
"L'ambasciata - ha spiegato il ministro degli Esteri - avrà il compito di far avanzare le relazioni tra i due Paesi su tutti i piani ed espanderà le connessioni con il governo emiratino, le strutture economiche e il settore privato, accademico, delle comunicazioni e altro ancora. L'ambasciata agirà anche per promuovere gli interessi di Israele e sarà a disposizione dei suoi cittadini".
Fino all'individuazione di una sede, la missione opererà in uffici temporanei. "Questo - ha continuato - è un altro passo nel trattato di pace che Israele ed Emirati Arabi hanno siglato a Washington lo scorso 15 settembre".

(Microsoft News, 25 gennaio 2021)


Israele, immunità a marzo. E Pfizer avrà i dati su tulle le vaccinazioni

Preoccupazione per la promessa di passare le informazioni all'azienda: «A rischio la privacy dei cittadini». Le proteste II ministero della Sanità è stato costretto a rendere pubblico l'accordo con l'azienda.

di Davide Frattini

GERUSALEMME - Nell'ufficio del primo ministro — dove ormai risiede da quasi dodici anni — Benjamin Netanyahu tiene i memorabilia da mostrare ai leader stranieri in visita a Gerusalemme. Sotto la teca di cristallo, assieme al modellino del sistema antimissile Arrow, da qualche settimana il primo ministro ha collocato un'altra freccia: la siringa con cui gli è stata somministrata la prima dose di vaccino.
   La campagna di immunizzazione coincide con la campagna elettorale — il 23 marzo gli israeliani tornano a votare per la quarta volta in due anni — e il capo del governo vuole restare tale ripetendo ai comizi e nei corridoi degli ospedali che «Israele sarà il primo Paese a sconfiggere il Coronavirus». Dal 20 di dicembre oltre 2 milioni e mezzo di persone sono stati inoculati e da ieri possono ricevere il vaccino anche i ragazzi tra i 6 e gli 8 anni, l'obiettivo è coprire entro la fine di marzo i due terzi della popolazione (in totale 9,2 milioni) senza contare i più giovani.
   Le fiale che scarseggiano in Europa non sono mai mancate in Israele. In settembre il premier Netanyahu ha contattato di persona Albert Bourla, l'amministratore delegato di Pfizer, per farsi garantire la fornitura. Secondo alcune fonti, lo Stato ebraico ha pagato molto di più per accaparrarsi le dosi, fino al doppio di americani ed europei. Soprattutto è emerso che il ministero della Sanità ha firmato con la casa farmaceutica un accordo di venti pagine e ha garantito di fornire tutti i risultati delle vaccinazioni, compresi i dettagli di ogni singola puntura fino al braccio di inoculazione. Un'intesa simile sarebbe stata finalizzata anche con Moderna.
   Aver trasformato Israele in un laboratorio su scala nazionale preoccupa le organizzazioni che lottano per la protezione della privacy: il governo assicura che a Pfizer vengono fornite solo statistiche generali, senza dati personali. «Questa enorme quantità di informazioni può essere hackerata. A quel punto nessuno potrebbe controllare nelle mani di chi finirebbe e potrebbe essere sfruttata in futuro dalle assicurazioni o dai datori di lavoro», spiega Tehilla Shwartz Altshuler, esperta dell'lsrael Democracy Institute.
   Una petizione presentata in tribunale da queste associazioni ha costretto il ministero della Sanità a rendere pubblico l'accordo con Pfizer, seppure con alcuni passaggi secretati: «L'obiettivo è analizzare i dati epidemiologici per determinare se l'immunità di gregge viene raggiunta dopo una certa percentuale di vaccinati». Per velocizzare le operazioni il documento è stato approvato senza il parere della commissione Helsinki deputata a definire le regole per le sperimentazioni mediche sugli esseri umani. «Quello che sta avvenendo non è uno studio clinico — spiega il presidente Eytan Friedman alla rivista Calcalist —. Questi vaccini hanno superato quella fase e sono stati approvati. Avremmo però preferito essere consultati per valutare che l'intesa con Pfizer rispettasse tutti gli aspetti etici».
   Il Paese resta in lockdown totale per un'altra settimana e il governo ha deciso di sigillare completamente i confini: niente voli in entrata o in uscita — salvo casi eccezionali — dall'aeroporto di Ben Gurion fino alla fine del mese. Preoccupano le varianti del Covid19 che hanno innalzato il numero di nuovi contagiati nelle scorse settimane: i dati hanno cominciato a migliorare solo sabato.
   
(Corriere della Sera, 25 gennaio 2021)


Al via in Israele le vaccinazioni dei ragazzi

Israele ha cominciato a vaccinare contro il Covid-19 gli studenti tra i 16 e i 18 anni, con l'obiettivo di riattivare il sistema scolastico in presenza, sospeso dall'attuale lockdown. Le quattro assicurazioni del Paese hanno cominciato gli appuntamenti con i componenti di questa frangia di eta' dopo una massiccia campagna che ha gia' raggiunto tutti i residenti con piu' di 35 anni. Finora quasi due milioni e mezzo di residenti in Israele hanno ricevuto la prima dose e quasi 900mila la seconda, secondo i dati del ministero della Salute; ed e' stato vaccinato piu' del 60% della popolazione con piu' di 60 anni. Ma dall'inizio della campagna, i centri vaccinali offrono anche l'opzione di vaccinare chiunque si presenti a fine giornata, utilizzando le dosi eventualmente rimaste.
   Mentre prosegue con la campagna di vaccinazione, Israele tenta di mettere sotto controllo la terza ondata epidemica con un lockdown nazionale fino a febbraio. La morbilita' e' ancora alta ma il tasso di riproduzione venerdi' e' sceso sotto l'1, il che garantisce che cali il ritmo di propagazione del virus. L'indice di positivita' piu' alto continua a registrarsi tra le comunita' ultraortodosse, ostili sin dall'inizio della pandemia a rispettare le misure di distanziamento sociale. La polizia israeliana e' intervenuta nei giorni scorsi in diverse congregazioni di questa comunita' e ci sono stati anche scontri con le forze di sicurezza. Dall'inizio della pandemia, Israele ha registrato piu' di 580mila contagi e 4.266 decessi per Covid-19 su una popolazione di circa nove milioni di abitanti.

(Shalom, 24 gennaio 2021)


Il morbo di K, il feroce virus inventato da tre medici romani per salvare i bambini ebrei

di Ilaria Ravarino

 
L'Ospedale Fatebenefratelli nell'isola Tiberina a Roma
ROMA - Era una malattia feroce, molto contagiosa. Una sindrome neurodegenerativa fulminante, capace di presentarsi all'improvviso con sintomi banali e trasmettersi con un semplice colpo di tosse. Un virus dal nome inquietante, "morbo di K.", e una caratteristica unica nella storia della medicina: essere una malattia completamente inventata.
   Diffusa a macchia d'olio in tutta Roma, nel periodo che andò dal rastrellamento nel ghetto ebraico del 1943 fino alla liberazione della città nel giugno 1944, la cosiddetta "sindrome di K." fu la geniale trovata di tre medici dell'Ospedale Fatebenefratelli - Giovanni Borromeo, Adriano Ossicini e Vittorio Emanuele Sacerdoti - per nascondere e mettere in salvo gli ebrei ricercati dalle temibili SS di Herbert Kappler. «Quando ci fu la retata, il 16 ottobre, scappammo per una sera in una pensione in via Giolitti, e poi da una zia a Velletri - racconta Giacomo Sonnino, tra i protagonisti del documentario di Stephen Edwards dedicato all'inedita storia, Sindrome K - Il virus che salvò gli ebrei (oggi alle 21.25 su Nove e discovery+) - poi mia mamma sentì al telefono il nostro pediatra, il professor Giuseppe Caronia, che le propose di nasconderci in ospedale. La sua segretaria era una suora: ci disse che saremmo stati ricoverati per il morbo di K, e così fummo internati nei sotterranei, nel reparto malattie infettive».

 Il senso del pericolo
  Non tutti, all'interno degli ospedali, erano al corrente della falsa malattia: «Chi poteva si teneva alla larga da quel reparto. Lo stesso Caronia ne era diventato direttore per punizione. Aveva una cattedra di medicina pediatrica, ma i fascisti gliela tolsero e per sfregio lo mandarono là dove non voleva andare nessuno». Sull'esempio del Fatebenefratelli anche altre strutture ospedaliere romane, fra cui il Policlinico Umberto I, si adoperarono per nascondere fuggitivi ebrei, «ma anche persone renitenti alla leva o antifascisti», tutti con la stessa cartella clinica.
   «Le SS non osavano avvicinarsi, pensando che non valeva la pena rischiare: il morbo di K ci avrebbe comunque uccisi. Il problema più grande per noi era trovare da mangiare. Ogni tanto con mio fratello uscivamo dai sotterranei per fare cicoria, che poi cucinavamo con il carbone rubato alle cucine dell'ospedale».
   Sonnino ricorda la difficoltà dei medici «eroi» nel gestire la situazione anche durante il bombardamento americano: «Il giorno del bombardamenti di San Lorenzo cadde una bomba vicino all'ospedale. Morì anche un cavallo: ricordo la gente che usciva in strada per assaltarne la carcassa e procurarsi del cibo».
   Il nome del morbo, "K.", era un messaggio in codice tutto da decifrare: da una parte alludeva, ironicamente, ai nomi di Kappler e Kesselring, il comandante delle forze armate naziste in Italia, dall'altra evocava le parole tedesche "Kopf', testa, e "Krebs", cancro. Abbastanza per indurre, sia pure in maniera subliminale, un senso di mortifero pericolo negli ufficiali nazisti. Solo in un caso, racconta il documentario di Edwards, le SS vollero andare a fondo.
   Come spiega il dottor Ossicini nel film, durante l'inverno del 1943 alcuni ufficiali nazisti si presentarono al Fatebenefratelli insieme a un medico tedesco, per constatare l'effettivo stato di salute dei ricoverati. Ma il loro convoglio, per una fortunata coincidenza, arrivò nella struttura in ritardo, permettendo al dottore italiano di istruire i presunti malati a «tacere e tossire», per impressionare i visitatori indesiderati.
   Il trucco funzionò e il Fatebenefratelli riuscì così a salvare, grazie a quella malattia immaginaria, più di cinquanta persone. «Non so quanti fossimo là dentro, perché al Policlinico eravamo divisi tra corsia e sotterranei - ricorda Sonnino - ma so che siamo stati "ricoverati" da ottobre fino a giugno. lo, che avevo 8 anni, avevo capito che scappavamo. Ma non sapevo da cosa. Poi, con il tipico senso pratico dei bambini, mi sono adeguato».

(Il Messaggero, 24 gennaio 2021)


Iron Dome nel Golfo e Israele nel CentCom. Cosa cambia nel Medio Oriente

di Emanuele Rossi

Secondo funzionari della sicurezza che hanno parlato con Haaretz, gli Stati Uniti dovrebbero presto iniziare a schierare batterie di intercettori missilistici Iron Dome, uno dei gioielli dell'industria manifatturiera di armi israeliane, nelle proprie basi nel Golfo. Un'ulteriore evoluzione che avviene con sullo sfondo gli Accordi di Abramo tra Israele e due Stati del Golfo, gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrain, e due grandi accordi sulle armi che gli Usa hanno chiuso con gli Emirati Arabi Uniti e con l'Arabia Saudita.
   Inoltre, sul contesto dietro al nuovo schieramento, c'è da aggiungere l'inserimento di Israele nella AoR, area di responsabilità, del CentCom. Aspetto che è ben più di una formalità tecnica o di un'ultima concessione dell'amministrazione Trump allo stato ebraico, ma è un passaggio del rimodellamento in corso nel Medio Oriente allargato (ossia nella regione MENA, includente anche il bacino del Mediterraneo). Quest'ultimo fattore merita un approfondimento.
   Il CentCom, o Central Command, è una delle strutture di comando con cui il Pentagono suddivide il mondo per fasce di competenza affidando a queste l'intera panoplia (aria, terra, acqua). L'area di responsabilità del CentCom va dall'Egitto all'Afghanistan e basta guardare un mappamondo per comprendere come al suo interno siano contenute alcune delle zone più turbolente del pianeta, e dunque capirne importanza e attività.
   Finora Israele ne era escluso, compreso nel Comando Europa sebbene direttamente più interessato alle dinamiche mediorientali. Era una secca volontà dei paesi arabi, alleati che Washington ha scelto di accontentare garantendo comunque a Israele una sorta di privilegio primus inter pares, e nelle relazioni col mondo ebraico e negli scambi tecnologici soprattutto del settore militare.
   Ma il rimodellamento mediorientale è in atto. Gli Accordi di Abramo — spinti da Donald Trump e firmati dagli adesori anche pensando a Joe Biden — hanno riaperto le relazioni tra Tel Aviv e il blocco arabo del Golfo (e non solo) e hanno creato le situazioni ideali per questo tutt'altro che formale cambiamento nel CentCom; che tra l'altro ha l'hub in Qatar, recentemente riconciliato col resto della regione. Andando oltre il contesto, l'inclusione di Israele ha alcuni significati dal valore tattico e strategico.
  • Primo, crea un'autorità delegata americana nella regione. Autorità affidabile, perché Israele non ha capacità (anche demografica) per diventare potenza egemonica e non ne ha nemmeno ambizione. Veicolare e preservare i propri interessi è l'obiettivo dello stato ebraico, del tutto concepibile per gli Usa — tanto più se fatto in equilibrio con gli altri attori regionali come Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti.
  • Secondo, il processo rientra nel desiderio statunitense di disimpegno, tema rappresentato simbolicamente nell'immagine dei B-52 che partono dalle basi statunitensi, compiono esercitazioni per missioni non-stop sopra al Medio Oriente, e poi rientrano. Dimostrazione che la capacità di deterrenza e azione (in questo caso con l'indice puntato sull'Iran) non è minore se cala la presenza fisico-geografica. Ma in questo, serve un amministratore e Israele sembra la scelta adatta.
  • Terzo, la delega alla gestione di questioni acide come la penetrazione velenosa dell'Iran attraverso partiti/milizia proxy (vedere nei giorni scorsi ciò che è accaduto per l'ennesima volta in Siria) accontenta sia Washington che Tel Aviv. I primi creano un buffer per negoziare con Teheran (come desidera Biden) pur tenendo una posizione severa, affidata negli atti agli altri. I secondi proteggono i propri interessi, e ne escono in parte rassicurati anche a proposito di eventuali (imminenti? Già avviati?) contatti Usa/Iran.
  • Quarto, nella rassicurazione rientra anche la possibilità di approfondire le relazioni con i partner arabi. Il ruolo conferito a Israele potrebbe in effetti permettere agli Stati Uniti di abbandonare la prelazione concessa sulle tecnologie militari allo stato ebraico - un vantaggio strategico equilibrato con un altro - e agevolare la vendita dei sistemi più sofisticati agli altri (vedere in questo caso la questione degli F35 agli Emirati, grande accordo instradato tra Washington e Abu Dhabi a poche ore dalla fine dell'amministrazione Trump). Il risultato sarà doppio, gli americani incassano importanti contratti commerciali, e contemporaneamente danno spessore al blocco delegato regionale.
  • Quinto, lo schieramento dell'Iron Dome conferma quel ruolo di vantaggio che Israele mantiene riguardo a tutti gli altri partner americani regionali. La Israele Rafael Advanced Defense Systems produttrice ottiene un buon contratto, ma soprattutto dà a Tel Aviv - attraverso la diplomazia dell'industria militare - la possibilità di essere nelle basi americane nel Golfo. Una presenza fisica che ha molto più che valore tecnico, bensì peso politico.
  • Sesto, tutto non sarà gratis però. Israele infatti non otterrà carta bianca, non avrà mani libere. Si veda già il blocco imposto al governo amico di Benjamin Netanyahu dall'amministrazione Trump in occasione delle nuove annessioni in Cisgiordania, considerate da Washington un elemento troppo destabilizzante tanto da spingere l'alleato a mettere da parte alcune priorità proprie per facilitare questa moderna Pax Americana.z
(Formiche.net, 24 gennaio 2021)


Quei mecenati segreti della Sinagoga di Ostia

Nel sessantesimo anniversario della scoperta del monumento, riemerge un'epigrafe: fu la famiglia ebrea dei Fabii Agrippini a finanziare tutta l'opera nell'età di Augusto.

In attesa della riapertura fervono lavori: restauri al teatro e al museo delle navi L'indagine archeologica verrà presentata il 27 gennaio per la Giornata della Memoria

di Laura Larcan

Fu un «atto di generosità». Quello compiuto dai Fabii Agrippini nel I secolo dopo Cristo. La definizione di ludaei non lascia dubbi. Lo dice chiaramente l'iscrizione millenaria riemersa nella Necropoli ostiense di Pianabella. Una lastra marmorea incisa che riscrive la storia della Sinagoga di Ostia, la più antica d'Italia e dell'Europa occidentale, l'unica delle circa dodici sinagoghe della Roma antica sopravvissuta. Chi la costruì? Chi volle erigere quel monumento sofisticato e ricco, in una posizione particolare, a pochi metri da quella che duemila anni fa era la costa del mare?

 Scavi e fonti
  «Ci troviamo davanti al più antico documento che attesti esplicitamente la presenza di Ebrei in Ostia e forse, in assoluto, il più antico documento epigrafico della storia degli Ebrei in Italia», spiega il più autorevole degli studiosi di Ostia, il professor Fausto Zevi. Lo studio del reperto epigrafico è al centro ora di un nuovo progetto di valorizzazione del complesso monumentale messo in campo dal direttore del parco archeologico di Ostia Antica Alessandro D'Alessio nel sessantesimo anniversario della sua scoperta (era il 1961), che sarà illustrato proprio il 27 gennaio in occasione della Giornata della Memoria. I dati sono frutto delle campagne di scavo più recenti, e da un lavoro di indagine certosina negli ultimi anni tra fonti e documenti d'archivio. L'iscrizione attesta che nella popolazione della città portuale di Ostia dell'età di Augusto c'erano certamente dei Q. Fabi Iudaei (e il termine Iudaei è quello che nella lingua latina definisce gli ebrei). Protagonista è Q. Fabius Longus. «Saremmo giusto nel tempo - aggiunge Zevi- in cui troviamo i Fabii Longi alla ribalta della scena cittadina». Un'importanza destinata a crescere in età imperiale, soprattutto quando la famiglia dei Fabii Longi assumerà anche il cognome di Agrippa. Dettaglio non da poco, che la dice lunga sul prestigio acquisito da questa famiglia sulla scena ostiense.
   Come ricorda Zevi, il costruttore del teatro di Ostia sarà proprio Agrippa, genero di Augusto: «a parte Roma, è questo il solo edificio teatrale d'Italia eretto a cura di un membro della casa imperiale. Non sarebbe strano, dunque, se ad un rampollo di una famiglia come i Fabi, membri dell'élite cittadina, fosse stato attribuito il cognome di Agrippa». La posizione prestigiosa nella società ostiense dei Fabi Agrippini ne fa i più probabili «generosi finanziatori e costruttori della sinagoga di Ostia».

 Gli sponsor
  Autentici mecenati dell'epoca. Il valore storico della Sinagoga di Ostia è uno dei punti nodali del programma di Alessandro D'Alessio: «La Sinagoga di Ostia Antica, scoperta nel 1961 durante i lavori per la strada di collegamento con l'aeroporto di Fiumicino, è l'unica visibile delle 12 che celebravano battesimi e matrimoni per i cinquantamila ebrei che, nel I secolo d.C., vivevano nella Roma imperiale, una megalopoli antica capace di ospitare un milione di abitanti», racconta il nuovo direttore. In attesa della riapertura degli scavi (con l'ingresso della regione in zona gialla), i lavori fervono. Pronta a riaccogliere i visitatori con il magnifico mosaico dei Cisiarii (i carrettieri), del quale è appena terminato il restauro, Ostia Antica avvierà a breve il cantiere di restauro del Teatro e l'allestimento del Museo delle Navi pronto al debutto in estate. La Sinagoga, presso l'area di Porta Marina, è uno dei luoghi più suggestivi del parco: «Gli scavi di Ostia antica - riflette D'Alessio - sono un tappa obbligata per chi volesse trovare le radici storiche della tolleranza visitando una città multietnica e multiconfessionale, con le sue botteghe greche e mauritane, siriane e galliche, e i suoi templi di divinità pagane, orientali, egiziane e giudaiche».

(Il Messaggero, 24 gennaio 2021)


Paragonare i migranti agli ebrei è uno schiaffo all'Olocausto

La sinistra assimila il Male assoluto della Shoah ai viaggi sui barconi dei disperati. Ma questi scelgono di partire e nessuno vuole sterminarli

di Gianluca Veneziani

Allora, mettiamoci d'accordo. Se la Shoah è, come è, l'evento incommensurabile per eccellenza, la tragedia non paragonabile a nessun'altra capitata prima e dopo, com'è che ogni volta ci troviamo a fare i conti con chi cerca analogie tra ieri e oggi e parla di "nuovo sterminio", "Olocausto del Terzo Millennio", "lager simili a quelli nazisti"? Com'è che si continua a mettere in rapporto quel genocidio con le morti dei migranti in mare, la loro permanenza nei centri per rifugiati e la mancata accoglienza nei porti? Lo hanno fatto in tanti, negli ultimi anni, da Papa Francesco che ha chiamato «lager» i centri di detenzione in Libia, all'Anpi secondo cui «quello che stiamo vivendo oggi con i profughi è un parallelo di quanto avvenuto 80 anni fa con gli ebrei», fino al sindaco di Padova, per il quale «c'è un'agghiacciante similitudine tra quello che è accaduto allora e le vicende che oggi vedono morire nel Mediterraneo migliaia di persone».
   Ma il parallelo con l'attualità non tiene, è debole e fuori luogo per almeno tre ragioni: il numero dei morti, l'assenza oggi di un accanimento di natura razzista, e la mancanza di un progetto sistematico e intenzionale di deportazione ed eliminazione: gli ebrei venivano schedati, individuati, prelevati da casa e portati via contro la loro volontà, quindi imprigionati e "concentrati", infine soppressi. I migranti, viceversa, partono per scelta o necessità, ma di certo non perché forzati a farlo; il posto verso cui viaggiano viene da loro percepito come un approdo di salvezza e non come un'anticamera di morte; e se tragicamente perdono la vita durante la traversata è per disgrazia, inaffidabilità dei traghettatori o inadeguatezza dei mezzi su cui si imbarcano, e non certo perché qualcuno li uccide o li fa naufragare in nome di un piano genocidiario.

 I tentativi
  È per tali motivi che la ricerca di somiglianze tra i due fenomeni non solo appare sballata ma rischia di essere offensiva per gli ebrei stessi, ben consci dell'unicità e (speriamo) dell'irripetibilità del dramma di cui sono stati vittime. Ed è per questo che guardiamo con insofferenza agli ennesimi tentativi, da parte di intellò di sinistra, di mettere a confronto la Shoah con le storie dei clandestini rifiutati al confine, giudicando entrambe manifestazioni dell'odio e della cattiveria delle destre. E l'esercizio in cui si è cimentato Walter Veltroni che, interrogato sulla sua ultima fatica letteraria, Tana libera tutti (Feltrinelli), il racconto della storia di Sami Modiano, ebreo deportato e sopravvissuto ad Auschwitz, cade nella tentazione del parallelo con l'oggi. «Credo che nulla sia paragonabile con la Shoah», esordisce in modo incoraggiante, prima di cedere appunto al paragone. «Il tema», dice infatti, «è chiedersi come si arriva a una storia come quella di Sami. La sua vicenda nasce dall'odio, con delle parole pronunciate da un potere assoluto, con una campagna fatta di toni roboanti e invenzioni». Anche «la questione dei migranti parte dall'idea di non tollerare chi è diverso. Trasmettere oggi la memoria e ragionare sui fatti serve a contrastare l'odio».
   All'ingiusto accostamento si presta anche l'opera del regista Daniele Tommaso, Terra Promessa, prodotta e distribuita da Istituto Luce-Cinecittà, e appena uscita su varie piattaforme digitali. Il documentario racconta l'esodo degli ebrei scampati allo sterminio nei lager e messisi in viaggio, clandestinamente, tra il 1945 e il '48 in direzione della Palestina. Un'odissea durante la quale trovarono accoglienza temporanea e porti di imbarco in Italia.
   Questa vicenda tuttavia è stata letta e interpretata, ad esempio da Repubblica, con le lenti dell'attualità, e cioè come «un'epopea di migranti clandestini, accoglienza e porti aperti», «di genti in transito nel Mediterraneo alla ricerca di nuove sponde e di un futuro migliore», «una storia clamorosa che ci dice molto sul nostro oggi. Sulle sfide dell'integrazione e della convivenza umana». Con il sottinteso che un tempo eravamo in grado di accogliere i profughi molto meglio di adesso.

 Sommersi e salvati
  II colpo di grazia lo ha assestato ieri su Robinson, inserto letterario di Repubblica, lo scrittore Paolo Rumiz, vergando un pezzo titolato Dove sono i sommersi e i salvati, tutto giocato sulla sovrapposizione tra le sofferenze patite dagli ebrei e il destino di migranti afghani, africani, bosniaci, iracheni, siriani, «fantasmi muti» respinti alle frontiere, ignorati o maltrattati una volta giunti in Europa, e spesso costretti in campi di concentramento. Vittime, come chi venne sterminato dai nazisti, di una «legge infame», di violenza e «indifferenza», oltreché del «silenzio degli aguzzini, dei benpensanti, della politica». Rumiz arriva così a sentenziare: «Il dramma dei rifugiati si è saldato per sempre con quello dell'Olocausto», «La memoria conosce strani sentieri di ritorno e si attiva per analogia Dallo sterminio degli Ebrei a oggi è un'unica storia». E no, Rumiz, non è un'unica storia Il Male assoluto non può essere ridotto alla cronaca contingente, per quanto drammatica. Farlo significa banalizzarlo o, peggio ancora, strumentizzarlo. E né gli ebrei né i migranti si meritano questo.

(Libero, 24 gennaio 2021)


Memoria è oggi: gli ebrei non sono pezzi da museo

di Roberta Vital

MILANO - Tra pochi giorni il nostro sindaco, così come tutte le istituzioni impegnate nella difesa della Memoria, ricorderanno l'orrore che ha macchiato l'Europa. Il 27 Gennaio, è la data scelta dalla nostra Repubblica per ricordare la Shoah, Il Giorno della Memoria. Non dimenticare è nostro dovere così come lo è comprendere, poiché ricordare solamente, non impedisce purtroppo alla storia di ripetersi. Ma l'antisemitismo non è morto con l'abbattimento dei cancelli di Auschwitz e affinché quel Mai più sia un antidoto contro l'odio, il razzismo e l'antisemitismo questa consapevolezza deve accompagnare la Memoria.
   Ogni tentativo di banalizzazione o parallelismo decontestualizzato va respinto con fermezza, poiché non aiuta la comprensione del passato né tantomeno quella del presente. La Shoah è specifica. Non solo il Giorno della Memoria ma ogni giorno è importante riflettere su cosa si stia facendo concretamente per contrastare l'antisemitismo in tutte le sue forme, sempre più insidioso e virulento. Gli ebrei non sono pezzi da museo consegnati alla Memoria, né un corpo a se stante, ma sono parte integrante della società. Sono piccoli canarini nella miniera, sono il termometro della democrazia, non sono diversi dagli altri, semplicemente vengono colpiti prima degli altri. Ancora oggi in Europa e nella nostra Milano, si viene colpiti perché ebrei, ancora oggi in Europa e nel mondo, si è trovata la formula per deumanizzarli, per appellarli cosicché le aggressioni nei loro confronti sembrino addirittura lecite. La loro fuga dall'Europa sta avvenendo nell'indifferenza generale.
   Il negazionismo della Shoah avvelena la nostra società e siamo chiamati tutti a sentirci parte in causa nella difesa della democrazia.

LA MEMORIA NON BASTA

La nuova definizione operativa di antisemitismo dell'Ihra indica la strada per la tutela della libertà individuale in difesa dei diritti umani affinché quel Mai più non rimanga parte di una Memoria museificata. Le Chaim, la Vita è una parola frequentemente utilizzata dagli ebrei, ancorati alle proprie radici, alla storia, alla Memoria ma con lo sguardo rivolto al futuro e sempre alla vita. Per non dimenticare e per andare avanti con l'immenso bagaglio che i nostri testimoni hanno lasciato con tanta sofferenza e per la vita.

Osservatorio Solomon sulle discriminazioni

(il Giornale, 24 gennaio 2021)



La sapienza dona sicurezza

Riflessioni sul libro dei Proverbi. Dal capitolo 3.
  1. Figlio mio, queste cose non si allontanino mai dai tuoi occhi!
    Conserva la saggezza e la riflessione!
  2. Esse saranno vita per l'anima tua
    e un ornamento al tuo collo.
  3. Allora camminerai sicuro per la tua via
    e il tuo piede non inciamperà.
  4. Quando ti coricherai non avrai paura;
    starai a letto e il tuo sonno sarà dolce.
  5. Non avrai da temere lo spavento improvviso,
    né la rovina degli empi, quando verrà;
  6. perché il SIGNORE sarà la tua sicurezza,
    e preserverà il tuo piede da ogni insidia.
  1. Figlio mio, queste cose non si allontanino mai dai tuoi occhi!
    Conserva la saggezza e la riflessione!.

    Come già osservato sopra (3.13), il maestro si comporta come un buon propagandista. Dopo aver esposto le grandi qualità della merce (la saggezza), cerca di convincere il cliente (il discepolo) all'acquisto e all'uso del prodotto. La saggezza è un bene che non basta acquisire: essa deve essere continuamente applicata alle concrete circostanze della vita. Per questo è necessario che le cose imparate non si allontanino mai dagli occhi, perché anche i pensieri più giusti e le convinzioni più assennate possono essere dimenticate nel momento in cui sopravviene una difficoltà imprevista.
    Per saggezza qui si intende forse il bagaglio di pensieri giusti e veri che sono alla base di tutte le scelte della vita; e per riflessione la capacità di applicare con accorto discernimento quei pensieri alle concrete situazioni che in pratica si presentano. Sia l'una che l'altra devono essere conservate con cura, come beni preziosi destinati ad aumentare di valore col passar del tempo.

  2. Esse saranno vita per l'anima tua
    e un ornamento al tuo collo..

    Non si dice che saggezza e riflessione "produrranno" vita, ma che saranno vita. Condurre un'esistenza basata su pensieri, giudizi e propositi di stoltezza non è vita. La vera vita è vita eterna, basata non su umane valutazioni, ma sulla rivelazione di Dio. Gesù dice: "Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv 8.12),
    La saggezza ricevuta da Dio non è un bene da riporre nel segreto della propria coscienza, al riparo dagli occhi altrui. Essa è un ornamento per chi la possiede: può dunque essere esposta al pubblico, nella convinzione che essa è motivo di vanto, e non di vergogna, per chi la indossa.

  3. Allora camminerai sicuro per la tua via
    e il tuo piede non inciamperà..

    In 1.33 si dice che chi ascolta la saggezza "starà al sicuro"; qui invece, al figlio che "conserva la saggezza e la riflessione" (3.21) il padre saggio promette: "camminerai sicuro". Camminare significa muoversi, fare delle scelte. Chi si sente insicuro anche quando non fa niente, si sentirà ancora meno sicuro quando agisce: la paura di sbagliare lo attanaglierà. Lo sbaglio può essere dovuto a colpa propria o al sopraggiungere di fatti imprevisti, ma in ogni caso costituisce un intoppo in cui si inciampa. Per chi cammina su sentieri di saggezza la promessa allora è consolante: "Il tuo piede non inciamperà".

  4. Quando ti coricherai non avrai paura;
    starai a letto e il tuo sonno sarà dolce..

    Il saggio viene mantenuto in una posizione di sicurezza sia quando agisce, sia quando riposa. Il sonno è un momento di ristoro, ma anche di debolezza. Fino a che la mente è occupata a cercare le soluzioni più adatte ai problemi, si può essere consolati dal pensiero di poter intervenire sulla realtà per modificarla a proprio favore; ma quando si è costretti a fermarsi, le paure allontanate si ripresentano spesso in forma ancora più spaventevole. Il sonno dolce promesso al saggio costituisce quindi un bene prezioso da afferrare con decisione e gratitudine (Sl 3.5; 4.8).

  5. Non avrai da temere lo spavento improvviso,
    né la rovina degli empi, quando verrà;.

    Alcuni traducono l'indicativo "Non avrai da temere" con l'imperativo "Non temere". Il significato non cambia. L'invito esortativo a non temere si basa sul fatto oggettivo che il saggio vive in una realtà protetta direttamente da Dio. L'empio può essere convinto di stare dominando il suo presente (Lu 12.16-19), ma se s'illude di poter dominare anche il suo futuro non può che essere uno stolto. La rovina incombe e arriverà improvvisa, su di lui personalmente (Lu 12.20), e su tutto il mondo che giace nel Maligno (1 Ts 5.3). Da questo improvviso spavento che precede e accompagna la rovina il discepolo saggio è preservato. Può dunque dormire "sonni tranquilli".

  6. perché il SIGNORE sarà la tua sicurezza,
    e preserverà il tuo piede da ogni insidia..

    La sicurezza viene dalla sapienza e la sapienza viene dal Signore. Il discepolo quindi è protetto direttamente da Dio. Ma il fatto che questa protezione viene offerta attraverso la saggezza mette in evidenza che Dio vuole proteggere i suoi con la Parola, non con i muri e le armi. Solo chi ascolta sarà protetto.
    Come nel v.23, una particolare protezione riguarda il piede. Nel primo caso si dice che "non inciamperà", perché il discepolo sarà protetto dalla sua insipiente sbadataggine. Nel secondo caso si dice che sarà preservato "da ogni insidia", perché il Signore stesso sventerà le trappole poste sul suo cammino dai nemici.

M.C.

 

Per il Covid, 2 milioni di israeliani sotto la soglia di povertà

Secondo il rapporto del National Insurance Institute il 23% della popolazione è in condizioni di criticità. Nella popolazione araba il dato sfiora il 50%. La pandemia ha colpito con maggior forza ceto medio e lavoratori autonomi. Le classi più basse hanno potuto contare sui sussidi governativi. Preoccupa il dato relativo alla disoccupazione.

 
GERUSALEMME - La pandemia di nuovo coronavirus ha colpito i redditi di una parte degli israeliani, tanto che oggi - a distanza di un anno dall'inizio dell'emergenza sanitaria mondiale - quasi 2 milioni di cittadini (su 9 milioni) vivono al di sotto della soglia ufficiale della povertà. È quanto emerge da un rapporto pubblicato in questi giorni dal National Insurance Institute, secondo cui il 23% del totale della popolazione è in una condizione di criticità e un terzo sperimenta difficoltà nella vita quotidiana.
   Prendendo in esame la sola popolazione arabo-israeliana, il dato sulla povertà arriva a sfiorare quota 50%, pari al doppio rispetto a quello relativo ai cittadini ebraici. Il limite fissato nel 2018 e utilizzato per delineare i parametri dell'inchiesta considera "poveri" i singoli cittadini che vivono con meno di 3.593 shekels e 5.750 in caso di coppie.
   Per gli esperti la pandemia di Covid-19 ha colpito non solo quanti vivevano già nella fascia più bassa della popolazione per redditi e ricchezza. A dispetto degli aiuti concessi nel periodo del coronavirus, nel 2020 il tenore di vita misurato dal reddito disponibile è diminuito del 4,4%. Di contro, negli anni precedenti era aumentato del 3/4%. L'ultima volta che si è registrato un calo simile è stato nel 2001 e ha determinato un abbassamento generale della soglia di povertà.
   A crescere è anche il dato relativo al tasso di povertà fra i lavoratori autonomi, fra i più colpiti nel mondo dalla crisi sanitaria globale. L'indice di disuguaglianza di Gini è rimasto pressoché invariato dal 2019, dopo un aumento dello 0,5% tra il 2018 e il 2019.
   Tuttavia, i provvedimenti messi in campo dal governo hanno permesso di arginare l'impatto del Covid-19 limitando problemi e criticità. Data la forza della crisi economica generata dalla pandemia di coronavirus, infatti, l'aumento dell'incidenza della povertà secondo i dati è "moderato".
   Il National Insurance Institute conclude il suo rapporto affermando che le conseguenze economiche della pandemia di coronavirus continueranno oltre il 2020. In questo contesto di continua crisi, il contenimento del danno sociale ed economico dipenderanno dalla prontezza dei responsabili politici a fornire una sostanziale rete di sicurezza. A questo si unisce la necessità di misure che favoriscano il ritorno nel mercato del lavoro, a fronte di un livello record del tasso di disoccupazione con oltre un milione di persone costrette a casa entro la fine di febbraio (8,6% del totale, ma il rischio è di raggiungere quota 11,6%).

(AsiaNews, 23 gennaio 2021)


Covid-19: l'Occidente e Israele aprono ai vaccini russi

In note pregresse abbiamo scritto della guerra dei vaccini che impazza nel mondo. Guerra silenziosa, che vede in gioco interessi enormi, sia politici che finanziari, combattuta senza l'uso di armi convenzionali, ma che fa ugualmente morti e feriti, dato che nuoce al contrasto della pandemia.
Una guerra con vincitori e vinti, con Pfizer-BionTech e Moderna sugli scudi e i vaccini russi e britannici nella polvere.

 Pfizer e Moderna: tutto oro ciò che luccica?
  Alla geometrica efficacia dei primi è stata contrapposta l'incertezza dei secondi, che, quindi, finora sono stati esclusi dai ricchi mercati occidentali, monopolizzati dalle Case farmaceutiche Usa (e tedesche).
Di per sé non ci sarebbe nulla di male, se tutto fosse come si racconta. Ma tante criticità emerse sui vaccini vincitori fanno sorgere dubbi.
Abbiamo riferito come il vaccino Pfizer fosse finito sotto osservazione in Norvegia dopo il decesso di 23 persone. Persone estremamente fragili, come hanno sottolineato le autorità sanitarie del Paese, le quali, però, hanno iniziato a interrogarsi sulla possibilità di evitare la vaccinazione a tali fasce di persone.
Un dubbio che si è insinuato anche nell'Unione europea, almeno a stare alle dichiarazioni raccolte da Bloomberg, nelle quali si suggeriva di monitorare con attenzione la vaccinazione diretta alle fasce di popolazione di cui sopra.
A tutto ciò si è aggiunto il giallo delle perplessità suscitate in seno all'Agenzia europea del farmaco dal vaccino Pfizer, emerse da alcune e-mail trafugate all'Agenzia stessa e riportate dall'autorevole quotidiano francese Le Monde.
Perplessità alle quali si deve aggiungere quanto avvenuto in California, dove la somministrazione del vaccino Moderna - basato anch'esso, come quello Pfizer, sull'Rna messaggero - è stato sospeso a causa di conseguenze impreviste.

 Il vaccino dello zar e lo zar del vaccino
  A suscitare perplessità anche le dichiarazioni dello zar antivirus d'Israele, il dottor Ronni Gamzu, il quale ha detto che la prima dose del vaccino Pfizer è meno efficace di quanto dichiarato dalla Casa farmaceutica, cioè non il 50% ma il 33%.
Fonte più che autorevole e dichiarazione che suscita ovvi dubbi anche sull'efficacia della seconda somministrazione, anche se sul punto pare siano usciti dati più rassicuranti.
A tentare di porre rimedio alla voce dal sen fuggita dello zar in questione è stato il ministero della Salute israeliano, che ha parlato di un'estrapolazione indebita delle sue parole, dato che al momento è impossibile monitorare la reale efficacia della prima dose (Times of Israel).
Possibile, ma sembra più un'affrettata copertura di una gaffe che altro, dato che lo zar ha dato cifre e percentuali, frutto di un qualche studio. E gli studi in Israele li sanno fare.
Il punto è che è ovvio che si tenda a evitare nuovi allarmi, in un contesto più che allarmato. Ma le pregresse certezze delle autorità sanitarie e politiche d'Occidente sembrano essersi incrinate, come sembra dimostrare la nuova attenzione riservata ai finora negletti vaccini russi.

 Ue e Israele, aperture parallele
  Di ieri l'apertura della Merkel, che ha dichiarato che, se l'Agenzia del farmaco europeo darà l'ok, si potrà parlare con Mosca "di accordi sulla produzione e anche sull'uso" del loro vaccino.
Apertura analoga e contemporanea in Israele: Mosca e Tel Aviv hanno, infatti, aperto un dialogo sulla possibilità di una partnership per la "produzione congiunta di vaccini" (Haaretz).
Possibile spiegazione di tali aperture è che si intenda porre rimedio a errori precedenti senza destare allarmi. Non si hanno invece notizie certe sul vaccino di Oxford (che poi è nato da una ricerca italiana), dato che l'Ema ancora tentenna.
È ovvio che lo sviluppo dei vaccini in questa emergenza globale sia stato condotto sotto immani pressioni, da cui possibili forzature. Resta, però, la perplessità sull'informazione sottesa a questa corsa forzata, in particolare il discredito riservato ai vaccini russi e britannici (e quelli cinesi?).
Una disparità di trattamento che sembra discendere più da ragioni geopolitiche e da interessi economici che da dati reali, come sembrano indicare le aperture postume.
Ed è evidente che i vaccini finora snobbati erano più efficaci di quanto sostenevano i più o meno interessati o distratti detrattori. I dati ora sono disponibili a tutti, dato che tali vaccini sono stati acquistati e distribuiti da vari Paesi che non potevano permettersi i più costosi vaccini americani.

 Le fiamme di Astrazeneca e l'Ivermectina
  Nel frattempo, da registrare due notizie provenienti dalla Gran Bretagna. La prima indiretta e riguarda il vaccino di Oxford, prodotto da Astrazeneca. Un destino infausto grava su tale impresa, come dimostra l'incendio che ha divorato la sua fabbrica in India, la più grande del mondo nel settore dei vaccini.
Cinque i morti, anche se fortunatamente la produzione del vaccino anti-Covid-19 è salva. Ma certo le fiamme indiane non aiutano.
In secondo luogo, uno studio britannico ha rivelato l'esistenza di un farmaco che sembra abbia certa efficacia contro il Covid-19. Scoperta che ricorda, peraltro, come in tempi di esaltazione per i vaccini si sia un po' dimenticata l'importanza di cercare cure per la patologia, pure importanti e sulle quali non si è investito in maniera analoga e in parallelo.
Si tratta dell'Ivermectina, già utilizzata contro altri virus. Una scoperta italiana, e fin dall'aprile scorso (quasi a inizio pandemia) il Consiglio nazionale delle Ricerche ne riferiva le potenzialità contro il Covid-19. Annuncio che cadde nel vuoto. Oblio che si aggiunge ai tanti misteri dolorosi di questa pandemia.

(piccole note, 23 gennaio 2021)


Trump ha autorizzato la vendita di F-35 e Reaper agli Emirati Arabi Uniti

Poche ore prima di lasciare la Casa Bianca, il 20 gennaio, Donald Trump ha autorizzato la vendita agli Emirati Arabi Uniti di una fornitura militare il cui valore è stimato in oltre 23 miliardi di dollari che include 50 cacciabombardieri di 5a generazione Lockheed Martin F-35A (10,4 miliardi) e 18 droni armati General Atomics MQ9 Reaper (3 miliardi) con un ampio pacchetto di supporto logistico, addestramento e armamento (10 miliardi).
   Lo ha riferito la Reuters citando fonti ben informate secondo le quali i documenti sono stati firmati poco prima del giuramento da presidente di Joe Biden che aveva ipotizzato di rivedere tale intesa con Abu Dhabi alla luce della necessità di garantire a Israele la superiorità militare nei confronti dei paesi della regione mediorientale.
   In realtà l'ostacolo diplomatico risulterebbe superato dalla disponibilità israeliana ad accettare la fornitura di armi così avanzate agli Emirati dopo che lo stesso Trump era stato l'artefice della riapertura dei rapporti ufficiali tra Gerusalemme e Abiu Dhabi, con la firma lo scorso 15 settembre degli Accordi di Abramo, cementata dalla comune necessità di fronteggiare l'Iran.
   Nel novembre scorso il segretario di Stato Mike Pompeo e la Defense Security Cooperation Agency avevano confermato la notizia della commessa da oltre 23 miliardi di dollari in armi agli Emirati con l'obiettivo di aiutarli a contenere la minaccia iraniana ed era trapelata la disponibilità di Gerusalemme ad accogliere positivamente la consegna degli F-35A alle forze aeree emiratine tenuto anche conto del fatto che i velivoli avrebbero avuto una sofisticazione elettronica inferiore a quella assicurata ai velivoli dello stesso tipo statunitensi e israeliani.
   Se il contratto non dovesse incontrare ostacoli le consegne dei primi F-35 sono previste nel 2027 mentre più rapide sarebbero invece le consegne dei Reaper.
   L'acquisizione di questi velivoli offrirebbe alle forze aeree emiratine un considerevole potenziamento rispetto ai velivoli da combattimento attualmente in servizio: Mirage 2000, F-16E/F e droni armati cinesi CAIG Wing Loong II.

(Analisi Difesa, 23 gennaio 2021)


Emanuele Filiberto rinnega il bisnonno. «Le leggi razziali dei Savoia una vergogna»

L'ultimo erede dell'ex casa reale scrive alla comunità ebraica: «È tempo di fare i conti con la storia, chiedo perdono a nome della mia famiglia»

di Riccardo Jannello

GIORNO DELLA MEMORIA
La missiva letta in tv: È una ferita aperta, un'ombra indelebile per il nostro Paese
Il IL 16 OTTOBRE 1943
II sovrano non ebbe «la forza di opporsi al rastrellamento del Ghetto di Roma

Emanuele Filiberto di Savoia
ROMA - Li chiama Fratelli più volte. E chiede loro perdono. Emanuele Filiberto di Savoia, principe di Venezia, nipote di Umberto II il re di maggio, abiura le leggi razziali di Mussolini promulgate in varie fasi dal bisnonno Vittorio Emanuele Ill negli ultimi mesi del 1938 e lo fa con una lettera alle Comunità Ebraiche d'Italia letta, da uomo di spettacolo, ieri sera al Tg5 alla vigilia del Giorno della Memoria.
   «Ho deciso questo passo - spiega Emanuele Filiberto nella missiva - per me doveroso, perché la memoria di quanto accaduto resti viva, perché il ricordo sia sempre presente. Condanno le leggi razziali del 1938, di cui ancor oggi sento tutto il peso sulle mie spalle e con me tutta la Real Casa di Savoia, e dichiaro solennemente che non ci riconosciamo in ciò che fece re Vittorio Emanuele III: una firma sofferta, dalla quale ci dissociamo fermamente, un documento inaccettabile, un'ombra indelebile per la mia Famiglia, una ferita ancora aperta per l'Italia intera».
   II giovane Savoia - che di recente è diventato ristoratore in California dopo avere partecipato a numerosi spettacoli in tv e avere cantato a Sanremo - piange i sei milioni di ebrei europei «morti per mano della follia nazi-fascista, di cui 7500 nostri fratelli italiani. È nel loro rispetto che desidero oggi chiedere ufficialmente e solennemente perdono a nome di tutta la mia Famiglia». Che ha avuto una vittima nei campi di concentramento, Mafalda, figlia proprio di Vittorio Emanuele III, morta a Buchenwald 1'8 agosto 1944. Emanuele Filiberto ricorda anche l'altra figlia del sovrano, Maria Francesca, internata in un campo in Germania e liberata dagli anglo-americani nel 1945.
   Una lettera «scritta a cuore aperto, non facile, che può stupirvi e che probabilmente non vi aspettavate», afferma ancora Emanuele Filiberto, che esprime il desiderio «sinceramente sentito e voluto, che indirizzo a tutta la Comunità italiana, che siano riannodati quei fili malauguratamente spezzati, perché sia un primo passo verso quel dialogo che oggi desidero riprendere e seguire personalmente. Con tutta la mia sincera fratellanza». Ricordando l'errore del bisnonno, Emanuele Filiberto cerca però in qualche modo di giustificarlo per una firma al quale sarebbe stato costretto dal Duce e ricorda la visita del 1904 alla Sinagoga di Roma e di come il re avesse in grande rispetto gli ebrei italiani che avevano combattuto nella Grande Guerra e quelli che lavoravano per la Patria, come il suo stesso maggiordomo.
   E, andando ancora più indietro, ha segnalato come lo Statuto di Carlo Alberto (1848) permettesse agli ebrei italiani gli stessi diritti degli altri. Ma la firma sulle leggi razziali aveva annullato tutte queste buone intenzioni nei confronti della comunità ebraica italiana. E quello che avvenne il 16 ottobre 1943 nel Ghetto di Roma con la deportazione di massa fu il culmine di quell'atto senz'altro fortemente voluto da Mussolini spinto da Hitler, ma al quale il sovrano non era riuscito a opporsi.
   Le prime parole di riavvicinamento fra i Savoia e gli ebrei erano state quelle blande del padre di Emanuele Filiberto, Vittorio Emanuele, al rientro in Italia dall'esilio il 20 novembre 2002. In quella occasione i Savoia parlarono delle leggi razziali come «vergogna dell'Italia» senza sottolineare il ruolo della Casa regnante, e furono quindi contestati da una parte dell'opinione pubblica. Diciannove anni dopo si potrebbe chiudere quella ferita. «Emanuele Filiberto si è limitato a dire quello che già io avevo dichiarato nel 2002», ha commentato con sarcasmo Amedeo d'Aosta, che con i cugini non ha certo un buon rapporto.
   
(Nazione-Carlino-Giorno, 23 gennaio 2021)


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Così 47mila ebrei d'Italia persero di colpo tutti i diritti

Vittorio Emanuele III sottoscrisse le norme razziali e appoggiò l'alleanza con Hitler

di Giordano Bruno Guerri

Quando in Italia vennero promulgate le leggi razziali, nell'estate del 1938, Vittorio Emanuele di Savoia era un bellissimo bambino biondo di un anno e mezzo, che il principe Umberto esibiva orgogliosamente come futuro re d'Italia e imperatore d'Etiopia. Non lo sarebbe mai diventato, per nostra fortuna, viste le poco brillanti prove regali che ha dato di sé nel corso della vita. Né lo sarebbe diventato suo figlio Emanuele Filiberto, noto più per le sue attitudini mondane e televisive che per le idee.
   Tuttavia a nessuno dei due si può imputare alcuna colpa per quanto fece il loro nonno e bisnonno, Vittorio Emanuele III, re vittorioso nella Prima guerra mondiale, poi responsabile di avere affidato il governo a Mussolini nel 1922 e di avere sottoscritto tutte le leggi del fascismo, quelle razziali comprese, nonché l'entrata in guerra al fianco di Hitler. Per non dire dell'obbrobrioso 8 settembre del 1943, con la fuga da Roma.
   In conseguenza dei provvedimenti razziali, i 47.000 ebrei italiani persero quasi tutti i diritti civili, il lavoro, i beni, la scuola. Poi vennero le deportazioni nei campi di sterminio nazisti. Di tutto ciò Emanuele Filiberto è innocente, e anzi ha subito per decenni un sopruso dettato nientemeno che dalla nostra Costituzione (la più bella del mondo...), là dove era scritto che «Agli eredi di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale». Punizioni del genere si leggono spesso nell'Antico testamento, ma i sacerdoti depistano saggiamente l'attenzione dei fedeli da quei passi. Soltanto nel 2002 fu consentito ai Savoia il ritorno in Italia, grazie a un civile provvedimento del Berlusconi II.
   Ogni tanto Vittorio Emanuele si fa vivo con noi mancati sudditi, in genere nei periodi di grave crisi politica, per ricordare che in fondo il sistema monarchico non era così male e che la sua famiglia sarebbe pronta a riaccomodarsi sul trono. E un periodo di grave crisi politica anche questo, ma ora non voglio pensare male pure di suo figlio: mica per non fare peccato, perché sarebbe di cattivo gusto di fronte a una lettera limpida e ferma come quella che il mancato re e imperatore ha scritto alla comunità ebraica: alla quale «desidero oggi chiedere ufficialmente e solennemente perdono a nome di tutta la mia Famiglia. (...) Condanno le leggi razziali del 1938, di cui ancor oggi sento tutto il peso sulle mie spalle e con me tutta la Real Casa di Savoia e dichiaro solennemente che non ci riconosciamo in ciò che fece Re Vittorio Emanuele III: una firma sofferta, dalla quale ci dissociamo fermamente, un documento inaccettabile, un'ombra indelebile per la mia Famiglia, una ferita ancora aperta per l'Italia intera».
   «Chiedo perdono, ma non mi aspetto il perdono», ha dichiarato poi, ieri sera, in un'intervista al Tg5. Infatti i Savoia non lo avranno, quel perdono, tanto meno dalla comunità ebraica. Avrebbe dovuto chiederlo il suo bisnonno, nei quattro anni che sopravvisse alla caduta del fascismo, e non lo fece. E avrebbero dovuto chiederlo il nonno Umberto II e il padre. Che comunque non l'avrebbero ottenuto. Gli ebrei italiani pagarono con lutti e sofferenze troppo grandi e ingiustificati perché li si possa cancellare, e il riconoscimento di una simile colpa non cancella il passato, come non lo cancellarono le richieste di perdono di Giovanni Paolo II agli ebrei e a tutti i perseguitati dalla Chiesa, per secoli e secoli.
   
(il Giornale, 23 gennaio 2021)


Le buone eredità lasciate da Donald Trump in Medio Oriente

Cosa lascia Donald Trump in Medio Oriente? Quale eredità lascia a chi gli succede e ai leader politici mediorientali?
Anche se non sono un trumpista lasciatemi dire che Donald Trump ha sconvolto in meglio la politica mediorientale. Ha rotto tabù, come quello palestinese, inimmaginabili fino a pochi anni fa.
Pochi giorni fa avevo scritto la parte critica sull'operato di The Donald soffermandomi però in particolare sulle conseguenze per Israele e criticandolo per non aver affondato il coltello quando era ora.
Oggi invece vorrei allargare gli orizzonti oltre i confini israeliani e fare un ragionamento più regionale, partendo dal fatto che a mio avviso la politica di Trump per il Medio Oriente era basata su un orizzonte temporale di otto anni e non di quattro....

(FrancoLondei, 23 gennaio 2021)


Scontri tra polizia e ortodossi sui confinamenti

GERUSALEMME - Almeno sei persone sono state arrestate in violenti scontri avvenuti l'altra notte tra polizia e gruppi di haredim (ebrei ortodossi) nella cittadina di Beni Brak, non lontano da Tel Aviv. I gruppi di religiosi stavano dimostrando in opposizione alle restrizioni previste dall'attuale lockdown nella cittadina dove la popolazione è a maggioranza ebrea ortodossa e dove sono alte allo stato attuale le percentuali di positività.
   Gli scontri - in cui sono stati feriti anche agenti di polizia - sono stati «condannati» da esponenti dell'intero arco politico israeliano. Intanto, scendono i casi: secondo il ministero della Sanità, nelle ultime 24 ore, sono stati 7.099 rispetto agli oltre 10mila dei giorni scorsi. E stato raggiunto anche il nuovo record della campagna vaccinale: giovedì ha registrato ben 224mila immunizzati su un totale di 2 milioni e mezzo di vaccinati.

(Avvenire, 23 gennaio 2021)


Patti di Abramo a rischio. E ora torna in gioco l'Iran

Biden si dice «sionista». Ma resta il dubbio

di Fiamma Nirenstein

Alla fine in Medio Oriente il nome del gioco per John Biden si scrive con la maiuscola: Iran. In movimento, c'è un grande, bellissimo nuovo gioco che si chiama «Patti di Abramo», ma ce n'è uno vecchio e difficile che Biden ha promesso di affrontare di nuovo. Non è in ballo Israele, ma una collana di Paesi che rifiutano l'arma nucleare, i missili balistici, le molteplici attività belliche e terroristiche iraniane nella zona: Biden sa bene che alcuni Stati musulmani e in genere sunniti alleati degli Usa hanno costruito un inusitato, nuovissimo rapporto di pace con Israele, ma non soltanto. Sono grandi gruppi etnici come i curdi, masse di diseredati in Siria, in Libia, in Yemen. Dalla parte opposta, i palestinesi si aspettano una spinta fondamentale da Biden perchè la loro palla torni a correre sul campo, e l'Iran è loro amico.
   E' un intero sistema di potere e di forza scardinato da Trump che chiede di essere reinstaurato, e sarebbe un disastro. Ma Biden non è Obama, anche se il suo primo scopo è negare vigorosamente le politiche di Trump. Chi è il nuovo presidente? Biden si definisce «un sionista», ha incontrato tutti i primi ministri Israeliani, a Bibi ha detto: «Non siamo d'accordo, ma ti voglio bene». Come vice di Obama non ha mai obiettato però alle sue fallimentari politiche mediorientali: in Egitto a favore della Fratellanza Musulmana; il ritiro delle forze in Iraq; l'abbandono della Siria; l'insistenza su un accordo coi Palestinesi che non hanno mai voluto la mozione antisraeliana all'Onu sostenuta dagli Usa nel 2016 e soprattutto l'accordo del 2015 con l'Iran, il Jcpoa. Biden può essere equilibrato ma certo terrà conto che nella sua «costituency» è presente il rifiuto della politica di Trump cosi filoisraeliana. I suoi nominati sono quasi tutti obamiani d.o.c, «ma con juicio»: il segretario di Stato Anthony Blinken ha detto che sì, Gerusalemme è la capitale di Israele e che intende conservarvi l'ambasciata; che lui e il presidente sono contro il boicottaggio Bds; che «gli USA hanno la responsabilità di fare tutto ciò che si può per prevenire l'Iran dall'acquisire o creare armi o preparare sorprese». Gli Usa vogliono ricostruire il Jcpoa, ma «ci vorrà molto tempo».
   I Patti di Abramo hanno rotto lo schema: quattro Paesi musulmani hanno già firmato la pace, e ora essa è affidata alle cure di Biden. Richiamare i palestinesi nel ruolo di giudici e di interlocutori, richiederebbe da Abu Mazen un abbandono dell'estremismo e del terrorismo che per ora non è all'orizzonte. Il gioco è vasto, se gli Usa non lo giocano come si deve il Medio Oriente può di nuovo diventare una pentola ribollente da cui la gente fugge impaurita verso l'Europa, come ha fatto dalla Siria e dalla Libia. Altrimenti, i palestinesi possono diventar parte della nuova pace.

(il Giornale, 22 gennaio 2021)


Non tutto Trump è da buttare

Cina, ambasciata a Gerusalemme, Iran. Quel che di Trump resta in Biden. Blinken indica dove la prossima politica estera combacia con quella trumpiana.

di Paola Peduzzi

Consigliere di Biden già ai tempi della vicepresidenza, establishment democratico purissimo, Blinken ha detto durante l'audizione di conferma al Senato di essere d'accordo sul fatto che Pechino abbia ingannato il resto del mondo sul coronavirus e sul fatto che stia commettendo un genocidio contro gli uiguri e altre minoranze etniche. "Penso che il presidente Trump abbia fatto bene ad adottare un approccio più duro nei confronti della Cina - ha detto Blinken - Non concordo con molti dei modi utilizzati".
   Blinken ha difeso l'accordo nucleare con l'Iran cui aveva contribuito durante l'Amministrazione Obama, ma ha spiegato che la Repubblica islamica deve mostrare chiaramente di voler rispettare i termini dell'accordo, cioè rinunciare alla costruzione dell'arma nucleare. "Useremo questo accordo come piattaforma con i nostri alleati, che saranno dalla stessa nostra parte, per cercare un patto più lungo e più solido", ha detto Blinken, confermando così l'obiettivo di limitare il programma missilistico iraniano e il sostegno di Teheran ai gruppi terroristici alleati in medio oriente - lo stesso obiettivo dell'Amministrazione Trump. "Ma siamo ancora molto distanti" da questo punto, ha detto Blinken, rifiutando la pretesa iraniana di veder alleggerire le sanzioni prima di tornare all'accordo e al negoziato. Tra gli alleati da consultare c'è Israele e ci sono i paesi del Golfo: "E' di vitale importanza" consultarli su qualsiasi passo da fare con l'Iran.
   Blinken si augura che israeliani e palestinesi tornino a dialogare e negoziare sul progetto di "due popoli due stati", ma è molto scettico sulla possibilità che il rilancio possa avvenire in breve tempo: ha chiesto che siano evitate azioni unilaterali che rischiano soltanto di ridurre a zero le chance di una trattativa, e ha fatto riferimento alla necessità di "azioni che costruiscano fiducia" tra le parti - fiducia è la parola chiave dell'approccio restauratore dell'Amministrazione Biden. Blinken ha detto di voler anche cementare gli accordi di Abramo che stanno normalizzando i rapporti di Israele con Bahrein ed Emirati arabi uniti, un altro pilastro della politica estera di Trump. Il senatore texano Ted Cruz, uno degli otto che non hanno votato per la certificazione dell'elezione di Biden la notte dopo l'insurrezione al Congresso, ha chiesto a Blinken: "Lei concorda sul fatto che Gerusalemme sia la capitale di Israele e impegna gli Stati Uniti a mantenere l'ambasciata a Gerusalemme?". Risposta di Blinken: "Sì e sì".
    Nel nuovo corso, gli Stati Uniti smetteranno di vendere armi e sostenere l'Arabia Saudita nella guerra in Yemen e gli Houthi, avversari dei sauditi sostenuti dall'Iran (lo Yemen è uno dei terreni su cui si scontrano direttamente le due potenze, probabilmente il più martoriato), saranno tolti "immediatamente" dalla lista delle organizzazioni terroristiche in cui erano stati inseriti dall'Amministrazione Trump solo qualche giorno fa, uno dei blitz di fine mandato dell'incendiario Mike Pompeo. In questa decisione, Blinken ha citato "una grande preoccupazione" per quel che riguarda la situazione umanitaria - si è parlato molto di leader e poco di popoli, nelle quattro ore di audizione, questa è stata una rara e importante eccezione.
    Blinken vuole anche estendere il trattato New Start sulle armi nucleari alla Russia, cosa che Trump non voleva fare; vuole rivedere con gli alleati la strategia con la Corea del nord, "la situazione non è migliorata, anzi è peggiorata", dopo il grande abbraccio di Trump a Kim Jong Un; non vuole negoziare con il dittatore venezuelano Nicolàs Maduro, ancora al suo posto e violentissimo nonostante le pressioni americane.
    Molto bello è stato il botta e risposta con il senatore repubblicano Lindsey Graham, un trumpiano, che ha poi detto di essere favorevole alla conferma di Blinken come segretario di stato: nell'audizione, Blinken aveva ben presente il fatto di dover ottenere l'appoggio dei repubblicani e molti hanno visto nelle sue risposte parecchio opportunismo, ma questo è il modo con cui vuole operare l'Amministrazione Biden al Congresso (sul metodo e nel merito i democratici più radicali hanno già le mani nei capelli). Lo scambio comunque è questo, le domande sono di Graham.
    L'Iran è il più grande stato sponsor del terrorismo?. Blinken: "Si".
    Israele è uno stato razzista? "No".
    Qualsivoglia accordo con i talebani in Afghanistan deve essere sottoposto a delle condizioni? "Assolutamente".
    La persecuzione degli uiguri da parte della Cina è un genocidio? "Il mio giudizio è questo". Cosa direbbe alle persone in arrivo al confine americano, la cosiddetta carovana in marcia dagli stati del sud? "Direi: non venite".
   
(Il Foglio, 22 gennaio 2021)


Il tocco americano sul voto in Israele: contro Bibi arriva il Lincoln project

Sa'ar vuole trasformare le elezioni in una lotta esistenziale tra conservatori. Ha chiamato i migliori, ma il premier non è Trump.

di Micol Flammini

La campagna elettorale per le elezioni che si terranno in Israele il 23 marzo - si vota per la quarta volta in poco meno di due anni - è un remake molto ambizioso di una sfida che abbiamo già visto animarsi negli Stati Uniti qualche mese fa. E non per similitudini tra i candidati, ma perché i due sfidanti in Israele hanno deciso di correre per questa elezione con un aiuto americano. Il leader di Nuova speranza, Gideon Sa'ar, ha reclutato i fondatori del Lincoln project, il gruppo creato da repubblicani antitrumpiani che hanno organizzato una campagna elettorale ironica e devastante contro l'ex presidente. Benjamin Netanyahu invece ha chiamato Aaron Klein, l'ex capo dell'ufficio Breitbart di Gerusalemme e collaboratore di Steve Bannon durante la campagna di Trump nel 2016. La Knesset, il parlamento israeliano, è stato dissolto a fine dicembre. A lasciar venire giù un governo pieno di discordie è stato il vicepremier e ministro della Difesa Benny Gantz che, dopo aver rappresentato per tre tornate elettorali il rivale numero uno di Netanyahu, questa volta avrà una parte marginale. Per le elezioni di marzo, lo sfidante di Bibi sarà Sa'ar, che rispetto a Gantz, ha un obiettivo in più. Non vuole soltanto diventare premier, ma vuole strappare a Netanyahu il Likud, il partito, che fino a pochi mesi fa era anche il suo.
   Sa'ar ha abbandonato il Likud in polemica con la leadership di Netanyahu e anche con le sue politiche, giudicate troppo centriste per una parte del Likud. Nuova speranza, il partito di Sa'ar fondato poco prima che la Knesset fosse dissolta, vuole essere un'alternativa conservatrice al Likud e per togliere elettori a Netanyahu ha deciso di ingaggiare i migliori, i più esperti nelle lotte partitiche fratricide. Il Lincoln project è fatto da repubblicani che volevano liberarsi di Trump, "siamo conservatori", rivendicavano, e accusavano l'ex presidente di avere fatto a brandelli la tradizione del partito, fatta di rigore e di responsabilità morali. Sa'ar ha visto in quel progetto il suo e cosi ha invitato Steve Schmidt, Rick Wilson, Stuart Stevens e Reed Galen in Israele. Vuole spingere gli elettori del Likud lontano da Netanyahu, ma l'operazione non è semplice perché Netanyahu non è Donald Trump e, per quanto sia riuscito a mangiarsi il Likud, che esiste solo in quanto riflesso del suo leader, non ne ha tradito i principi o i valori. Netanyahu è un personaggio controverso, incriminato per corruzione, la sua sopravvivenza legale è legata a quella politica. Ma Netanyahu, premier dal 2009, ha anche determinato le sorti della sua nazione in modo positivo in termini di sicurezza e di crescita economica. Se all'inizio della pandemia, la sua gestione non era stata delle migliori è stato però in grado di organizzare la miglior campagna di vaccinazione al mondo. Già il venti per cento degli israeliani è stato vaccinato e Netanyahu vanta anche il sostegno di Albert Bourla, ceo di Pfizer, nato a Salonicco e di origine ebraica. Tra i due c'è un ottimo rapporto: "Mi ha detto che tiene in grande considerazione lo sviluppo delle relazioni tra la Grecia e Israele, che ho guidato negli ultimi anni", ha detto il premier.
   Netanyahu corre veloce, finora ha messo a terra tutti i suoi avversari, e lo ha fatto anche accumulando conquiste importanti, da ultimo gli accordi di pace impensabili tra Israele e alcuni paesi arabi. Anche con un'arma come il Lincoln project dalla sua, per Sa'ar sarà difficile spogliare Netanyahu di tutti i suoi risultati. Tanto più che il premier ha deciso di giocare alla pari e di usare i metodi di Breitbart.
   C'è un po' d'America in questa campagna elettorale israeliana che si porta dietro gli echi e i toni delle lotte esistenziali dentro a un partito e i riverberi internazionali del trumpismo. Gli effetti del Lincoln project ancora non si vedono, il gruppo deve prima adattarsi alla realtà di Israele, ma intanto i sondaggi dicono la loro: 15 seggi a Nuova speranza, 30 al Likud.
   
(Il Foglio, 22 gennaio 2021)


In Israele le mandrie sono guidate dai droni

di Simone Porrovecchio

Il mercato globale dell'allevamento di bovini, stimato intorno ai 987 milioni di capi di bestiame (dati 2020), ha urgente bisogno di ridurre i costi di gestione, soprattutto nei Paesi più poveri. Sulle alture del Golan la startup israeliana BeeFree Agro ha messo in campo Joe, un drone dotato di quattro motori elettrici e software controllato da una app, che permette di scansionare il territorio e, sulla base delle mappature realizzate, indirizzare le mandrie sui percorsi prescelti. Joe può arrivare a spostare fino a mille mucche.
Quando il drone si avvicina a una mandria, gli animali rispondono allontanandosi e quindi questo riesce a spingerli nella direzione voluta» spiega Noam Azran, allevatore dell'Alta Galilea e ceo di BeeFree Agro. «Il bestiame non vede differenze tra un cane pastore, un cowboy o un drone. I nostri droni, inoltre, emettono suoni modulati, tali da non spaventare e innervosire gli animali, ma in grado di rendere la conduzione delle mandrie ancora più precisa. Le telecamere poi trasmettono agli allevatori video in diretta degli spostamenti».
Dopo Israele, il prossimo mercato sarà il Texas, che ospita il 10 per cento del bestiame degli Stati Uniti. BeeFree mira ad avere tra i 10 e i 20 programmi nel mondo entro la fine del 2021.

(la Repubblica - il venerdì, 22 gennaio 2021)


Fatah e Hamas, elezioni a maggio. Sul voto pesa la diffidenza reciproca

Tanti dubbi: Abu Mazen ha 85 anni, l'Anp cerca un nuovo leader

di Roberta Zunini

Dopo aver sopportato annose lotte politiche intestine, i palestinesi sono scettici sull'utilità e la trasparenza delle elezioni parlamentari e presidenziali che dovrebbero tenersi nei Territori Palestinesi Occupati (Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est) rispettivamente il 22 maggio e il 31 luglio. Il condizionale è d'obbligo visto che ai palestinesi è stato di fatto impedito di votare da ben 15 anni. Ovvero dalle elezioni del 2006 quando nella Striscia di Gaza vinse per la prima volta il movimento islamista Hamas (bollato di terrorismo dalla maggior parte delle nazioni) e il partito Fatah, al potere da decenni in tutti i distretti dei Territori, non accettò il risultato. L'anno successivo Fatah tentò una guerra lampo per riprendersi la Striscia, ma non ci riuscì consegnandola definitivamente agli oscurantisti di Allah. Da allora, nonostante alcuni tentativi mediati soprattutto dall'Egitto e dalla Turchia, la frattura tra Fatah e Hamas non si è più ricomposta. L'anziano e malato presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas, meglio conosciuto come Abu Mazen, venerdi scorso ha affermato che "le consultazioni si terranno durante l'anno"nel tentativo di sanare le divisioni di vecchia data con Hamas che ha accolto favorevolmente la decisione. In realtà l'annuncio del ritorno alle urne è letto dagli analisti come un gesto di Fatah e dell'Olp teso a compiacere il presidente degli Stati Uniti Joe Biden con il quale i palestinesi vogliono ripristinare i rapporti dopo quello, inesistente a tutti gli effetti, con Donald Trump. Ma un sondaggio di dicembre del Palestinian Center for Policy and Survey Research ha rilevato che il 52% dei palestinesi pensa che le elezioni tenute nelle condizioni attuali non sarebbero eque e libere. Il 76% dei palestinesi intervistati inoltre pensa che se vincerà Hamas, Fatah non accetterà il responso delle urne mentre il 58% è convinto che non lo farà Hamas qualora vincesse Fatah.
   "Abbiamo fatto un passo importante, ma abbiamo ancora molta strada da fare", ha detto il politologo Hani al-Masri, da Ramallah. "Restano grandi ostacoli e se non vengono superati questi, l'intera operazione è destinata a fallire". Non è ancora chiaro quale procedura verrà messa in atto per garantire elezioni libere, se parteciperanno osservatori internazionali e se Abbas, a 85 anni, si ricandiderà.

(il Fatto Quotidiano, 22 gennaio 2021)


Presentato ad Israele il nuovo piano per il rilancio del turismo

Il ministro del Turismo israeliano Orit Farkash-Hacohen ha presentato il piano per far ripartire il settore, ha riferito l'ufficio stampa del dicastero.

Stando alle parole del ministro, la ripresa dei collegamenti aerei per i turisti stranieri dovrà basarsi sulle decisioni della creazione di un "turismo a capsule" (ovvero la suddivisione dei viaggiatori in gruppi) e la necessità di fornire il "passaporto verde", un certificato di guarigione o un test di negatività al coronavirus prima dell'imbarco.
Gli hotel (finora soltanto per israeliani) saranno in funzione per i turisti provenienti dall'estero, a condizione, tuttavia, che non vi siano buffet e pranzi comuni durante la permanenza.
Il ministro ha anche proposto l'apertura immediata di ristoranti e bar con capienza al 50% all'interno del locale, o capienza completa in spazi aperti. Si teorizza che all'entrata sarà necessario fornire il "passaporto verde", il certificato di guarigione o il test di negatività al coronavirus.
Con molta probabilità, tutto questo sarà necessario anche per visitare le attrazioni turistiche. L'ingresso degli ospiti nei parchi nazionali sarà consentito secondo le regole di comportamento all'aria aperta.
"Ad oggi, il 25% dei cittadini israeliani ha ricevuto il vaccino. I risultati della ricerca ci permettono finalmente di iniziare a pianificare la ripresa del turismo internazionale", ha commentato Vladimir Shkylar, direttore di dipartimento del ministero del Turismo di Israele in Russia e nei Paesi Csi.
Al momento Israele risulta essere il primo Paese al mondo per numero di vaccinati, con già il 25% della popolazione che ha già ricevuto il vaccino contro il Covid.

(Sputnik Italia, 22 gennaio 2021)


Gli ebrei britannici hanno paura di dichiarare la propria fede

Cresce l'antisemitismo nel Regno Unito: il 45% guarda agli israeliti con sospetto

di Caterina Belloni

In Gran Bretagna circa la metà degli ebrei preferisce non mostrare pubblicamente la fede in cui crede. Niente copricapo tradizionale o stella di Davide, insomma, per evitare problemi. E come si potrebbe dargli torto, considerati i risultati di un'indagine appena condotta da Yougov e dal King's College di Londra, all'interno di una campagna contro l'antisemitismo. Secondo questa ricerca, infatti, quasi un inglese su due guarda agli ebrei con sospetto. A dimostrarlo è il fatto che il 45 per cento del campione, composto da adulti, si è detto in accordo con almeno una delle sei affermazioni antisemite su cui veniva interpellato. Dichiarazioni come «gli ebrei controllano i mass media» oppure «si interessano solo dei soldi» o ancora «parlano dell'Olocausto soltanto perché vogliono portare avanti i loro programmi e progetti» sono state considerate veritiere. Un modo per dimostrare che l'antisemitismo nel Regno di Sua Maestà Elisabetta esiste, eccome.
   Esaminando le varie posizioni con maggiore attenzione, poi, si scopre che il 23 per cento del totale, quindi quasi un quarto di loro, sostiene che «Israele tratta i palestinesi come i nazisti trattavano gli ebrei», mentre poco più del 10 per cento ha dato risposta positiva alla frase «sono a mio agio quando trascorro del tempo con persone che supportano apertamente Israele». Nel 12 per cento dei casi, poi, gli interpellati hanno sottoscritto ben quattro delle frasi chiaramente antisemite su cui venivano interrogati. Ad esempio, la predominanza e potenza all'interno dei mass media è stata considerata credibile dall'11 per cento del campione, mentre per l'8 per cento degli interpellati è vera l'idea che l' l'Olocausto venga usato dagli ebrei come una specie di «lasciapassare» per ottenere appoggio.
   La scoperta che il 44 per cento degli ebrei evita di mostrare in pubblico segni della propria fede per timori di ritorsioni o di commenti spiacevoli, inoltre, fa emergere altre due questioni significative. Anzitutto la percentuale è la più alta registrata negli ultimi anni e questo preoccupa e, secondariamente, molti osservatori sostengono che la responsabilità di questo atteggiamento sarebbe politica. In passato sono state rivolte spesso accuse di antisemitismo al leader dei laburisti Jeremy Corbyn, ma la fiducia degli ebrei nel mondo politico sembra ridotta al lumicino indipendentemente dai colori dei partiti. Nella stessa indagine, infatti, solo il 20 per cento di loro si è detto convinto che le autorità si stiano impegnando per non far prevalere antisemitismo e diffidenza. Ancora più alta, poi, la percentuale di coloro che ritengono che amministratori pubblici ed esponenti politici del Regno Unito non facciano abbastanza per proteggere le comunità ebraiche. Il che stupisce, soprattutto perché la Gran Bretagna si è sempre fatta vanto di essere inclusiva e aperta alle differenze culturali e religiose. Negli ultimi decenni è stato dimostrato ampiamente nel caso di induisti, buddisti e islamici, con conseguenze non banali in termini di radicalizzazione. Ma, in base a queste indagini, non è avvenuto con gli ebrei. Che a quanto pare si sentono meno sicuri a dimostrare la loro fede religiosa rispetto agli esponenti di altre minoranze. Ad esempio i sostenitori del movimento Lgtb, che riunisce lesbiche, gay, transgender e bisessuali, e che prende posizione pubblicamente o scende in piazza spesso per i propri diritti, senza temere conseguenze negative o incidenti spiacevoli.

(La Verità, 22 gennaio 2021)


Il Likud avanti nei sondaggi elettorali ma non avrebbe i numeri per governare

Al partito del Primo ministro Benjamin Netanyahu mancherebbero due seggi per la maggioranza

di Giuseppe di Pietro

Il partito Likud del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si sta rafforzando superando i partiti di centro e di sinistra, secondo un sondaggio elettorale rilanciato dal quotidiano Haaretz.
A poco più di due mesi prima che gli israeliani tornino alle urne il 23 marzo, per la quarta volta in due anni, il Likud otterrebbe 30 seggi su 120 alla Knesset - uno in più rispetto ai 29 previsti nel precedente sondaggio di Channel 12 News Poll, pubblicato una settimana fa - mentre l'affollato schieramento di partiti di centro e di sinistra raggiungerebbe 29 seggi in totale se si presentassero individualmente e solo 27 in caso di una fusione.
Tuttavia, secondo il sondaggio condotto da Channel 12 News Poll, Netanyahu avrebbe comunque difficoltà ad assicurarsi una coalizione di maggioranza.
I 30 seggi del Likud insieme a otto ciascuno previsti per i partiti ultraortodossi Shas e United Torah Judaism e ai 13 del partito di destra Yamina di Naftali Bennett gli garantirebbero solo 59 seggi, due in meno della maggioranza assoluta.

(AGI, 21 gennaio 2021)


La teologia che ha alimentato l'olocausto

In prossimità della Giornata della Memoria, i responsabili del sito “Ariel Italia” hanno messo a disposizione dei lettori un articolo di grande interesse che volentieri riportiamo anche sulle nostre pagine. NsI

di Mottel Baleston

 
Ogni cinque anni è mio privilegio - e mia solenne responsabilità - tenere un corso presso la Scuola di Studi Ebraici Messianici Ariel dal titolo "La storia e la teologia dell'Olocausto". Gli studenti sono un gruppo misto di credenti provenienti dagli Stati Uniti e da oltreoceano. Negli ultimi anni, il 25% di questo gruppo era ebreo. Questi studenti di solito hanno familiarità con l'argomento dell'Olocausto, ma è mio desiderio far capire anche agli altri quanto sia importante questo argomento. In cima allo schema che consegno sempre all'inizio del corso, ci sono queste parole che sono la mia dichiarazione di apertura:
    «Non c'è nessun altro evento più importante, nessun altro evento più inquietante, nessun altro evento più terrificante, nessun altro evento che abbia fatto di più, per plasmare l'identità di sé e galvanizzare l'impegno per la sopravvivenza e la continuità ebraica, dell'assassinio di sei milioni di ebrei europei: l'Olocausto».
L'argomento non è teorico per me, ma piuttosto profondamente personale. Sono nato in una famiglia ebrea di New York City e ho vissuto in un quartiere in cui hanno vissuto un gran numero di sopravvissuti all'Olocausto. In uno dei primi ricordi vividi della mia infanzia, sono seduto su una sedia da barbiere poco prima dell'inizio dell'asilo e vedo un numero tatuato sul braccio nudo di Isaac, il proprietario, e anche sul braccio di suo fratello che lavora nella sedia accanto. Ho aspettato che io e mio padre uscissimo dal negozio per chiedere informazioni e ho visto il volto di mio padre irrigidirsi mentre mi raccontava che Isaac era nato in Polonia ed era stato obbligato ad andare in un campo di concentramento durante la Grande Guerra, insieme a tutti gli altri ebrei del suo villaggio. Doveva lavorare tutto il giorno spaccando pietre e costruendo strade. Mio padre me lo spiegò in termini che potevo capire con queste parole: "Ogni giorno riceveva solo un pezzo di pane e una scodella di zuppa. I nazisti gli portarono via il suo nome e gli diedero invece un numero. I suoi genitori furono portati via per essere uccisi, insieme a tutti i bambini piccoli, ma non fargli domande, noi non parliamo della Guerra". Caso chiuso.
  C'erano più di una dozzina di sopravvissuti dell'Olocausto nel mio quartiere, spesso erano negozianti, potevo vedere i loro numeri abitualmente nel corso di una settimana tipo. Si trattava di persone di mezza età negli anni Sessanta, tra di loro c'era anche il mio insegnante della scuola ebraica, che frequentavo due giorni alla settimana dopo la scuola pubblica, e diverse persone della nostra sinagoga. Quello che molti non sanno è che un gran numero di persone uccise durante l'Olocausto sono state uccise appena arrivate al campo di concentramento non ricevendo mai un numero.
  Da bambino, mi fu data una semplice spiegazione sul chi avesse portato avanti l'Olocausto: "i cristiani". Anche da bambino capivo che c'erano tante chiese di cristiani con pratiche molto diverse tra loro, ma quello che sembrava indiscutibile è che le persone che avevano commesso questi crimini avevano qualche legame con una chiesa e si identificavano come cristiani.
  15 anni dopo ero diventato anche io un credente in Yeshua mio Messia, ero diventato "un cristiano". Cosa dovevo farne ora di questa tensione verso l'Olocausto? I cristiani hanno compiuto questo atto profondamente satanico?
  Mentre scrivo questo articolo, sono consapevole di camminare in un campo minato, sia dal punto di vista emotivo che intellettuale. Alcuni dei miei lettori potrebbero avere una reazione impulsiva, viscerale, negativa, solo al pensiero che qualcuno possa suggerire che i cristiani possano aver compiuto atti del genere. Altri riconoscono che spesso c'è un ampio divario tra chi è fedele ad un'istituzione ecclesiastica e chi è fedele alla persona ed agli insegnamenti di Gesù il Messia.
  Con la convinzione che l'unica verità è la verità di Dio, perseguiamo i fatti mentre ci concentriamo su una questione centrale: quali sono state le tendenze teologiche all'interno della cristianità che hanno permesso che si verificassero gli orrori dell'Olocausto?
  In primo luogo, una semplice definizione: "Olocausto" è il termine usato per descrivere l'uccisione di sei milioni di ebrei europei dal 1938 al 1945, come parte di un programma di sterminio deliberatamente pianificato ed eseguito dal regime nazista in Germania.
  Non stiamo minimizzando le sofferenze altrui; riconosciamo che milioni di polacchi e russi, così come molti altri, hanno sofferto per mano del regime nazista durante la Seconda guerra mondiale. Ma da mezzo secolo a questa parte, la parola "Olocausto" è stata usata per descrivere in modo particolare lo sforzo intenzionale di portare a compimento la distruzione dell'intero popolo ebraico; estenderne il significato, significa solo invitare a diluire l'origine unica e satanica di questo evento.

 UN CAMBIAMENTO NELL'INTERPRETAZIONE BIBLICA
  Un aiuto fondamentale per comprendere la Scrittura è sicuramente la regola d'oro dell'interpretazione che dice: «Quando il semplice senso della Scrittura ha un senso comunemente comprensibile, non si devono cercare altri significati». In sostanza, ciò significa che, quando è possibile, dovremmo abbracciare il significato letterale della Scrittura e non immaginare una sorta di significato allegorico o alternativo. Questo metodo letterale è stato seguito dai più fedeli maestri biblici nel corso dei secoli.
  Un esempio del perché questo sia importante si trova in Geremia 31:3, dove Dio dice di Israele «Ti ho amata di un amore eterno». Una lettura onesta del brano nel suo contesto conferma che Dio parla dell'Israele nazionale. Il versetto è una riflessione sul carattere di Dio e sulla Sua fedeltà mediante i patti. Gli apostoli del Nuovo Testamento hanno riconosciuto l'eterno patto Abrahamitico di Dio con Israele e hanno anticipato che Egli avrebbe mantenuto le Sue promesse in modo letterale. Questa non è una salvezza che copre tutti, ma piuttosto un riconoscimento del fatto che ci sarà un residuo salvato tra il popolo ebraico e che essi saranno riconoscibili come ebrei.
  Eppure, col passare dei secoli e con l'allontanamento della chiesa dall'insegnamento degli apostoli, alcuni hanno iniziato ad odiare il popolo ebraico e hanno cercato significati alternativi alla semplice comprensione del testo. Origene d'Alessandria, divenuto un influente scrittore ecclesiastico, già nel 250 d.C. iniziò a promuovere l'interpretazione allegorica delle Scritture, che sarebbe diventata influente nella prima formazione, sia del ramo cattolico romano che di quello ortodosso orientale della cristianità. La sua metodologia suggeriva che ogni volta che le Scritture ammonivano il popolo ebraico a causa dell'infedeltà, come spesso facevano i profeti, si rivolgevano al popolo ebraico etnico. Ma ogni volta che Dio faceva dichiarazioni a Israele come «Ti ho amata di un amore eterno» o «Ti ho scolpita sulle palme delle mie mani», immaginavano che si riferisse alla chiesa cristiana. In sostanza, insegnavano che ogni volta che si dicevano cose brutte su Israele, i brani si rivolgevano agli ebrei, ma ogni volta che Dio diceva cose buone su Israele, si rivolgeva alla chiesa.
  Questo pregiudizio anti-ebraico si sarebbe sviluppato completamente, infine, in vera e propria violenza da parte di alcuni. Gli scritti di Giovanni Crisostomo erano materiale di studio di base dal V secolo in poi in molti ambienti cattolici e ortodossi orientali, e i suoi scritti omiletici si possono ancora trovare in diversi seminari evangelici. Alcuni dei suoi scritti devozionali sembrano standard, ma ha fatto di tutto per mirare a scritti tossici ed arrabbiati contro il popolo ebraico. Nel suo libro Adversus Judaeos ("Omelie contro i Giudei"), Crisostomo scrive nel 386 d.C.:
  «Gli ebrei sono i più inutili tra tutti gli uomini. Sono lascivi, avidi, rapaci. Sono perfidi assassini di Cristo. Adorano il diavolo, la loro religione è una malattia. Gli ebrei sono gli odiosi assassini di Cristo, e per aver ucciso Dio non c'è espiazione possibile, né indulgenza, né perdono. I cristiani non dovranno mai cessare la vendetta, e l'ebreo deve vivere in servitù per sempre. Dio ha sempre odiato gli ebrei. Spetta a tutti i cristiani odiare gli ebrei».
  Fino ad arrivare all'Olocausto, la macchina della propaganda nazista ha usato proprio queste citazioni per giustificare la crescente persecuzione degli ebrei in Germania.
  Nella ricerca di questo articolo, ho consultato i siti web dei gruppi cattolici tradizionali ed ortodossi orientali per vedere cosa dicevano di Crisostomo, e la maggioranza era unita nel tentativo di mascherare o spiegare il suo appello alla violenza contro il popolo ebraico. In particolare, l'accusa che tutti gli ebrei sono colpevoli della morte di Gesù è un'accusa che ha guadagnato terreno nella storia della cristianità e che ha portato a molte violente persecuzioni. Una lettura onesta del Nuovo Testamento dimostra certamente che i leader ebraici apostati cospirarono con i romani per mettere in prigione Yeshua perché corrispondeva ad entrambi i loro obiettivi. Allo stesso tempo, decine di migliaia di comuni ebrei erano giunti alla fede nel Messia Gesù e, naturalmente, tutti gli apostoli e i primi seguaci erano ebrei. Per la chiesa bizantina, credere alla falsa idea che in qualche modo il popolo ebraico fosse colpevole della morte di Gesù, tradisce un'abissale mancanza di comprensione delle Scritture. Abbiamo le parole stesse di Yeshua che dicono: «Nessuno mi toglie la vita, ma la depongo da me stesso» (Giovanni 10:18).
  I falsi insegnamenti di Origene, di Crisostomo e di altri, hanno diffuso quello che gli storici chiamano "l'insegnamento del disprezzo", una frase usata da studiosi di tutto rispetto per descrivere le mire irrazionali contro il popolo ebraico da parte di alcuni teologi della cristianità. Insieme ad altre dottrine non bibliche, negli ultimi anni è diventata nota come "Teologia della sostituzione", che denota l'idea che la Chiesa ha sostituito Israele, che anche le promesse letterali concernenti la terra sono allegoriche, che sono passate alla Chiesa, e che Dio oggi ha solo disprezzo per il popolo ebraico etnico. Questo insegnamento del disprezzo si sarebbe spesso ascoltato nei sermoni che precedono il Venerdì Santo, perché il popolo ebraico sarebbe stato incolpato della morte di Yeshua. Servizi particolarmente emozionanti avrebbero portato a volte, in Europa, orde violente di persone a ramazzare le case degli ebrei, a trascinare la gente per le strade e a farli a pezzi fino alla morte. Sì, questo è letteralmente accaduto molte volte, ed è il frutto malvagio di oltre mille anni di questo insegnamento del disprezzo.

 MARTIN LUTERO
  Mille anni dopo Crisostomo, un giovane monaco cattolico di nome Martin Lutero lesse questi scritti come parte del curriculum del suo seminario. Inizialmente, Lutero era incline alla ricerca, allo studio e al porsi domande, e mentre leggeva le Scritture, si convinse dell'errore di molte dottrine cattoliche. Poi, nel cercare di capire e tradurre le Scritture dell'Antico Testamento in tedesco, divenne amico di diversi rabbini che gli insegnarono l'ebraico. Nel corso degli anni, cercò di convincerli delle sue opinioni ma, poiché non ci riuscì, divenne molto amareggiato nei loro confronti e cominciò a trarre idee dal pozzo tossico della teologia sostitutiva che aveva imparato nel monastero.
  Infine, nel 1543, Lutero scrisse:
    «Gli ebrei sono un popolo volgare di prostituzione, cioè nessun popolo di Dio, e il loro vanto di lignaggio, circoncisione e legge deve essere considerato come sporcizia… Sono pieni di feci del diavolo… in cui sguazzano come porci… La sinagoga è una puttana incorreggibile e una puttana malvagia… Le loro sinagoghe e le loro scuole dovrebbero essere incendiate, i loro libri di preghiere distrutti, ai rabbini dovrebbe essere proibito di predicare, le case dovrebbero essere rase al suolo, le proprietà e il denaro confiscati. Non si dovrebbe mostrare loro alcuna pietà o gentilezza, non si dovrebbe offrire loro alcuna protezione legale… questi velenosi vermi avvelenati dovrebbero essere arruolati in lavori forzati o espulsi per sempre… È colpa nostra se non li uccidiamo. Dobbiamo cacciarli come cani rabbiosi».
Quattrocento anni dopo, il regime nazista seguì alla lettera i consigli di Lutero, con Adolf Hitler che citava Lutero come giustificazione per le ondate di violenza contro le famiglie ebree.
  Un racconto completo delle origini storiche dell'Olocausto non è l'oggetto di questo articolo. Tuttavia, la tossina teologica, "l'insegnamento del disprezzo" descritto sopra e presente nelle chiese istituzionali, ha alimentato l'atmosfera che ha permesso questo impensabile orrore. Quell'insegnamento del disprezzo fece sì che, anche molti nelle chiese protestanti tedesche, si conformassero rapidamente alle direttive del Terzo Reich già a metà degli anni Trenta, per cancellare dalla loro liturgia e pratiche, qualsiasi accenno all'ebraicità di Gesù.
  Nel 1935 la Germania promulgò le leggi di Norimberga, che consideravano la razza del popolo ebreo non pienamente umana e legalizzarono la persecuzione razzista contro di esso. L'insegnamento del disprezzo contribuì ad alimentare questo pensiero.
  Il novembre 1938 vide ondate di violenti attacchi contro famiglie, negozi e sinagoghe ebraiche in tutta la Germania e l'Austria, in un evento noto come Kristallnacht. Il Rev. Martin Sasse, vescovo della Chiesa evangelica luterana in Turingia, pubblicò un compendio degli scritti di Martin Lutero poco dopo la Kristallnacht, in cui applaudiva l'incendio delle sinagoghe. Notò la coincidenza della data della furia, scrivendo nell'introduzione: «Il 10 novembre 1938, il giorno del compleanno di Lutero, le sinagoghe sono in fiamme in Germania». Il popolo tedesco che Sasse esortava, avrebbe dovuto prestare attenzione al senso delle parole "del più grande antisemita del suo tempo, l'ammonitore del suo popolo contro gli ebrei".
  Certo, è vero che alcuni veri cristiani in Germania e in Europa hanno resistito alle direttive del nazismo, e molti hanno sofferto per questo. C'erano migliaia di membri della Chiesa che correvano rischi per proteggere il popolo ebraico, ma c'erano decine di migliaia di persone che diventavano volentieri collaboratori e aiutavano i nazisti a radunare il popolo ebraico per essere infilato nei carri bestiame. Alcuni formarono anche milizie che aiutarono i nazisti a cacciare ed a sparare agli ebrei dove furono trovati. Questa forma di massacro, comandata da ufficiali delle SS, ma con l'aiuto di volontari locali, divenne nota come "Olocausto dei proiettili".
  Una piena comprensione teologica dell'Olocausto va oltre lo scopo di questo articolo ed includerebbe l'odio secolare di Satana per il popolo ebraico, perché essi furono usati da Dio per dare al mondo le Scritture e il Salvatore. Questo è uno studio cruciale e dettagliato dal Dr. Arnold Fruchtenbaum nel suo libro "Le orme del Messia". Ciò che dobbiamo ricordare è che ogni persona che è stata adottata nella famiglia di Dio attraverso il sacrificio del Messia di Israele deve studiare attentamente le Scritture, evitare falsi insegnamenti come la teologia sostitutiva e amare il popolo d'Israele.

Questo articolo è uscito per la prima volta su Ariel Magazine - Summer 2020
Tradotto da Martina Pifferi Speciale


(Ariel Italia, 21 gennaio 2021)


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Pessima teologia

Una delle cose più inquietanti per chi crede nel Gesù della Bibbia è rendersi conto che anche i più bravi cristiani evangelici nati di nuovo possono cadere, anzi permanere, in una forma di candido, sereno, ovvio antisemitismo senza averne la minima consapevolezza. Si può cercare di trovarne le cause in fattori culturali, educativi, ambientali, ma questi potrebbero essere facilmente superati se non fosse vero che la causa profonda di questo malanimo è una comprensione monca e deforme del messaggio evangelico di Gesù. E' inutile girarci intorno: la natura di quel vago malumore evangelico che ogni tanto si avverte quando capita di avvicinarsi al mondo ebraico, anche o soprattutto quando assume la forma di un'opposizione a Israele, è di natura teologica. E' cattiva teologia. Non a caso i più decisi oppositori innalzano quasi subito barriere dottrinali contro chi appare essere un po' troppo in simpatia con quel mondo ebraico che persiste ad essere contro "il nostro Gesù".
   Come esempio di candida espressione di teologia antisemita porto una reazione, comunicatami personalmente, alla frase detta dalla folla dei Giudei a Pilato durante il processo a Gesù: "Non abbiamo altro re che Cesare!". E' stato detto che gli stessi ebrei hanno dato a Pilato, e quindi ai Gentili, "il pass di schernire e umiliare il popolo". E a sostegno di questa tesi è stata citata l'affermazione di un teologo:
«'Non abbiamo altro re che Cesare!" Con questo grido il Giudaismo, nella persona dei suoi rappresentanti è colpevole di negare Dio, di bestemmia e di apostasia. Fu un suicidio; e a partire da qui il suo cadavere è stato trascinato e mostrato di nazione in nazione, di secolo in secolo; morto e persistendo morto fino che torni la seconda volta, Colui che è la resurrezione e la vita».
Questa è pessima teologia, che travisa il messaggio profondo della croce di Gesù Cristo. Non è strano allora che il diavolo se ne impadronisca per portare avanti i suoi propositi ebricidi con il consenso o l'indifferenza di coloro che dichiarano di credere in Gesù. M.C.
   "Antisemitismo evangelico",
   "Un moderato, equilibrato, ‘evangelico’ antisemitismo”

(Notizie su Israele, 21 gennaio 2021)


Andai in gita, la sera scoprii che la scuola ci era negata'

Nell'estate del 1938 ero un ragazzo spensierato. Poi arrivarono le leggi razziali

di Maria Teresa Martinengo.

L' ingegner Aldo Liscia, livornese di origine e torinese di adozione, il 3 settembre 1938 era un ragazzo di 17 anni che stava trascorrendo l'ultimo scorcio di vacanze prima di iniziare il quinto anno di liceo scientifico. Quella giornata, in cui avrebbe scoperto che la sua vita sarebbe radicalmente cambiata, la racconta sempre ai ragazzi che incontra nelle tante scuole dove viene invitato a portare la sua testimonianza del fascismo e delle persecuzioni degli ebrei. Sabato questo signore elegante e gentile, cavaliere della Repubblica per meriti scientifici nell'ambito della ricerca sulla sicurezza delle centrali nucleari (ha lavorato al Cnen poi all'Enea, a Saluggia), compirà cento anni. I figli Roberto e Daniele, parenti e amici si riuniranno su Zoom per un grande festeggiamento.

- Ingegnere, che cosa accadde quel 3 settembre?
  «Ero andato a fare una gita in bicicletta con i compagni di scuola. Vivevamo ad Antignano, vicino a Livorno, in una bella villa sul mare che aveva fatto costruire mio padre. Mio padre era chirurgo, la nostra famiglia era agiata e io ero un ragazzo spensierato. Quella sera, quando arrivai a casa, mio padre mi disse che non sarei più potuto andare a scuola a Livorno a causa delle leggi razziali. Da tempo sul Telegrafo, il giornale della città, comparivano notizie che preoccupavano mio padre, ma io non mi rendevo conto del pericolo».

- Il re, che era in vacanza poco lontano da voi, nella tenuta di San Rossore a Pisa, le avrebbe firmate il 5 settembre. Lei come reagì?
  «Dissi: allora vado a Firenze dalla nonna, prendo la maturità a Firenze».

- E suo padre?
  «Si irritò. Batté la mano sul tavolo. "Ma non capisci - mi disse - leggi". E mi tese il Telegrafo, dove a caratteri cubitali era scritto "Gli ebrei fuori dalla scuola fascista". Mi chiusi in camera, non cenai. Mi misi a sfogliare i libri di quinta».

- Cosa accadde nei giorni seguenti?
  «Proposi ai miei di trasferirci in America o in Gran Bretagna, mi risposero che non ne avevamo la possibilità, che bisognava provvedere ai miei fratelli che dovevano finire gli studi di Medicina. Questo era consentito. Così si stabilì che io e mia madre saremmo andati in Francia, Paese che rimase libero fino al giugno 1940. Nei primi giorni di scuola andai davanti al liceo a salutare i miei compagni. Incontrai il vice preside Radaelli, un ottimo insegnante: era dispiaciuto per quanto mi stava capitando».

- Quindi emigrate in Francia.
  «Nel novembre '38 io e mia madre ci trasferiamo a Nizza. Mia madre apre una pensione kasher con i coniugi Momigliano di Caraglio, i genitori di Arnaldo, il famoso storico dell'antichità. In quella pensione ho conosciuto i coniugi Fubini, torinesi, con la figlia Marisa, di 13 anni, che diventerà mia moglie, e il figlio Guido, futuro avvocato. Finito il liceo, nel '41, grazie al padre di un amico, funzionario del governo di Vichy ma non filonazista, riuscii a procurarmi i documenti per andare in Svizzera. Mi fermarono alla frontiera, poi mi lasciarono andare. Molti ebrei più sfortunati non passarono, furono arrestati e deportati. In Svizzera mi rivolsi a un centro di assistenza per rifugiati. Con la loro piccola paga e dando lezioni, potei iscrivermi a Ingegneria e laurearmi, nel '46. Mi sono poi laureato anche al Politecnico di Torino».

- E i suoi famigliari?
  «Mentre noi eravamo in Francia, mio padre dovette combattere con Costanzo Ciano, padre di Galeazzo, che voleva comperare villa Giulia, che mio padre non aveva nessuna intenzione di vendere. Dopo lunghe trattative si accordarono per un affitto. Ma nel '41, morto Costanzo, Edda Mussolini e il marito tornarono alla carica con minacce. Mio padre dovette cedere. Fu mia madre, a guerra finita, a condurre la battaglia con la vedova Ciano per riaverla. Mia madre, quando io partii per la Svizzera, tornò in Italia. Con mio padre si nascosero a Firenze, nella casa di un amico di famiglia che veniva in vacanza vicino a casa nostra: li nascose a rischio della vita, benché fascista e ufficiale della Repubblica Sociale. Uno dei miei fratelli era nascosto nell'ospedale psichiatrico di Livorno, pronto a fare il matto in caso di pericolo, l'altro nel laboratorio di analisi del fratello di Giovanni Spadolini. Io scoprii che erano tutti salvi solo alla fine della guerra».

- Lei ha incontrato centinaia di ragazzi. Come reagiscono ai suoi racconti?
  «Spiego che tutto può cambiare, come ha dimostrato anche la pandemia, e cerco di far capire che è meglio una democrazia zoppicante che un regime totalitario, come quelli che abbiamo conosciuto nel '900. Penso che un 20% capisca, gli altri mi paiono distanti».

(La Stampa - Torino, 21 gennaio 2021)


Marocco. La Conferenza dei rabbini europei saluta l'impegno del Re Mohammed VI per la pace

L'organizzazione sottolinea che i Re del Marocco hanno sempre protetto le comunità ebraiche e ne hanno consentito lo sviluppo e l'influenza.

 
Il 15 gennaio 2020, il Re Mohammed VI ha visitato la "Bayt Dakira" a Essaouira
luogo importante per la conservazione della memoria giudeo-musulmana
La Conferenza dei rabbini europei saluta "il coraggio politico del Re Mohammed VI e la sua azione permanente per la pace e la prosperità del Medio Oriente".
Considerando che il Sovrano "ha sempre favorito il dialogo tra ebrei e musulmani", la Conferenza dei rabbini europei ricorda che "la storia degli ebrei del Marocco è una storia unica e particolare nello scacchiere dei Paesi arabi".
L'organizzazione sottolinea che i Re del Marocco hanno sempre protetto le comunità ebraiche e ne hanno consentito lo sviluppo e l'influenza.
E aggiunge: "Anche se oggi la maggioranza degli ebrei non vive più in Marocco, il Marocco è ancora presente nel loro cuore e nella loro memoria", sottolineando che è stato sotto l'impulso del Sovrano e grazie alla sua tolleranza e apertura che sono stati ristrutturati i cimiteri ebraici, i sinagoghe e i quartieri urbani in cui una volta viveva la comunità ebraica.
"E' anche sotto l'impulso reale che è stata lanciata una riforma scolastica in Marocco che include la storia e la cultura della comunità ebraica nei programmi scolastici", ha sottolineato la Conferenza dei rabbini europei, concludendo che solo attraverso l'istruzione delle giovani generazioni si può combattere ogni forma di razzismo e di antisemitismo.

(Notizie Nazionali, 21 gennaio 2021)


Israele, il siero è debole. «Positivi 12mila vaccinati». Ritirati lotti in California

La gran parte aveva fatto solo la prima iniezione con il prodotto di Pfizer, in 69 anche la seconda.

ROMA - Sulla reale efficacia del vaccino di Pfizer il dibattito è cominciato in molte parti del mondo. Presto per le conclusioni, mentre non sembrano esserci problemi seri di anomale reazioni avverse. Partiamo dal laboratorio Israele: dal Paese in cui quasi il 30 per cento dei cittadini è stato vaccinato arrivano notizie che raffreddano l'entusiasmo. Più correttamente: in Israele quasi il 30 per cento ha ricevuto la prima dose (è bene ricordare che la protezione si rafforza dopo la seconda). Il coordinatore nazionale della strategia anti-coronavirus, Nachman Ash, in un vertice, secondo quanto riporta "Time of Israel", ha spiegato che «la protezione garantita dalla prima iniezione di Pfizer-BioNTech si sta dimostrando inferiore a quanto sperato e dichiarato dal gruppo farmaceutico». I numeri, nel dettaglio, sono stati riassunti dal sito di "Haaretz": «Oltre 12.400 residenti israeliani sono risultati positivi a Covid-19 dopo essere stati vaccinati. Tra di loro 69 persone che avevano già ricevuto la seconda dose. Ciò equivale al 6,6% delle 189.000 persone vaccinate che hanno effettuato i test del coronavirus dopo essere state vaccinate». DATI Su centomila vaccinati, a una settimana dalla prima dose, 5.348 sono risultati positivi; su altri 67.000, in 5.585 erano positivi tra il settimo e il quattordicesimo giorno dopo la prima dose; nel periodo successivo (tra il quindicesimo e il ventunesimo giorno dopo la prima iniezione, dunque quando la protezione dovrebbe già esserci) su 20.000 vaccinati, in 1.410 sono risultati contagiati. Infine, a quattro settimane dalla vaccinazione su 3.199 persone in 84 sono positive, tra di loro 69 che avevano ricevuto la seconda dose. Questi dati vanno contestualizzati: in Israele il virus sta circolando moltissimo, nonostante il lockdown; inoltre, è possibile che, inconsciamente, coloro a cui era stata fatta la prima inoculazione, siano stati imprudenti. Il report per ora non spiega se le persone erano sì positive, ma senza sviluppare sintomi significativi. Altro dato importante, perché Israele ci aiuta a capire l'Italia tra qualche mese: sul personale di un ospedale, il Sheba Medical Center, sono stati effettuati i test sierologici una settimana dopo la seconda dose del vaccino Pfizer e in 100 su 102 avevano livelli di anticorpi tra 6 e 20 volte superiori a una settimana prima. Questa è una notizia incoraggiante.
   La vaccinazione nel mondo sta coinvolgendo decine di milioni di persone e, come normale, si stanno presentando altri elementi da approfondire. In California è stata bloccata la somministrazione del vaccino Moderna, perché uno specifico lotto stava causando un numero anomalo di reazioni allergiche. Tornando a Pfizer, negli ultimi giorni si è animato il dibattito sui dati della sperimentazione. Dubbi, sull'efficacia e sulla trasparenza, sono stati sollevati da Peter Doshi, sul sito di British Medical Journal. Doshi parla anche di Moderna, avanzando perplessità sulla percentuale di successo dichiarata dopo la sperimentazione dai due colossi, anche perché tra i volontari non sarebbero stati conteggiati i casi sospetti di Covid (ma negativi al tampone) che farebbero ridurre drasticamente la percentuale di efficacia. Marco Cavaleri, responsabile vaccini di Ema (agenzia regolatoria dell'Unione europea che ha autorizzato Pfizer) intervistato dal sito di Quotidiano Sanità, replica: «Tra tutti i partecipanti allo studio, 3.410 hanno avuto sintomi di malattie respiratorie: 1.594 nel gruppo vaccino e 1.816 nel gruppo placebo. La maggior parte di questi è risultato negativo al test di laboratorio per il Sars-CoV-2 (circa il 78% in ciascun gruppo) e non sarebbe ragionevole presumere che fossero falsi negativi, considerando le eccellenti prestazioni e le alte percentuali di accuratezza e sensibilità del test molecolare (PCR)».
   
(Il Messaggero, 20 gennaio 2021)


Andiamo a sciare a Buchenwald

Quando possono anche i tedeschi infrangono le regole. Nonostante il lockdown molti si sono divertiti sci e slittini sulle fosse comuni.

di Roberto Giardina

Berlino - Dove andare a sciare o a far divertire i bambini con lo slittino? Sulle tombe di Buchenwald. Una notizia che smentirebbe un pregiudizio positivo, confermando invece uno negativo. Per molti all'estero, i tedeschi sarebbero ligi alle regole, e rimangono più o meno sempre nazisti. Ieri, al vertice online dei primi ministri dei Länder si è deciso di prolungare il lockdown, e in alcune regioni si inaspriscono le regole. Ma già durante le feste, in migliaia hanno violato le norme anti Covid, e si sono precipitati con le famiglie sulle piste di sci. La polizia ha dovuto ricorrere ai blocchi stradali per fermare le colonne di auto. Il risultato si è avuto due settimane dopo con la nuova esplosione dei contagi e con il numero delle vittime, intorno ai mille al giorno.
   «E sono venuti a sciare sulle tombe comuni a Buchenwald», ha denunciato alla Süddeutsche Zeitung Jens-Christian Wagner, responsabile del memoriale. Il Lager si trova a otto chilometri da Weimar, nella foresta dove Goethe conduceva a passeggio il figlioletto. Un luogo facile da raggiungere, in inverno poco frequentato e controllato. Chi avrebbe mai pensato che le famiglie ci andassero per divertirsi?
   «Il parcheggio innanzi al Lager non è mai stato così pieno come durante l'ultima settimana», ha detto Herr Wagner. È stato necessario rafforzare il servizio di sicurezza, la polizia ha inviato sette squadre, e gli indisciplinati sono stati multati. Ma non è bastato. A Buchenwald si continua a venire con gli sci e gli slittini, per una discesa sulla radura tra gli alberi dove il terreno sulle tombe è sgombro d'ostacoli e più compatto. Vi sono sepolte 3 mila vittime, ma i morti tra il 1937 e il 1945 furono circa 56 mila, tra cui Mafalda di Savoia, la figlia del re Vittorio Emanuele. Buchenwald era un campo di lavoro e non di sterminio come Auschwitz, ma i prigionieri morivano di stenti, e i più deboli venivano eliminati.
   «La zona delle tombe, coperta di neve, forse non è facilmente riconoscibile», ha cercato una giustificazione il direttore del campo, «eppure si dovrebbe capire dove ci si trova e rispettare il luogo. Adesso abbiamo installato altri cartelli più visibili, e deciso di recintare anche il campo delle fosse comuni».
   Si è stupito, si è scandalizzato? ha chiesto il quotidiano. «Ci sono abituato», ha risposto Wagner. «In passato, a Buchenwald sono venuti a fare il pic nic, ad arrostire salsicce e polpette. E non solo qui», ha aggiunto, «nel dopoguerra, i tedeschi hanno utilizzato le decine dei lager in Germania per i loro hobbies e il tempo libero. Sono responsabile anche per il campo di Dora, non lontano da Buchenwald, una volta ho sorpreso una donna con i suoi bambini a pattinare. Non trova che sia poco opportuno? le chiesi. Per lei sono più importanti i deportati che le famiglie, mi rispose, abbiamo il diritto di divertirci».
   Che i tedeschi quando possono non rispettano le regole, l'ho sempre saputo, da quando vivo in Germania. Tutti nazisti? Come gli italiani sarebbero tutti mafiosi. Contro i pregiudizi è inutile lottare. Fui inviato a Longarone, il giorno dopo il disastro nell'ottobre del '63, perché quel mattino ero per caso l'unico presente in cronaca. Il mio primo servizio importante da inviato, ma ero l'ultimo nella squadra dei colleghi, e mi toccava il compito meno importante.
   Alla prima domenica non sapevo che scrivere, e descrissi le famiglie in vacanza con i bambini che venivano a vedere i morti. Si fotografano in gruppo sullo sfondo di Longarone. Allora non si chiamavano selfie, si usava l'autoscatto. Quell'articolo fu il primo ad essere notato da La Stampa, che pochi mesi dopo mi assunse. Perché, mi spiegò il caporedattore, non hai usato aggettivi, come piace a noi. Non servono neanche per le famiglie che si divertono a Buchenwald.
   
(ItaliaOggi, 20 gennaio 2021)


Le operazioni del Mossad nella terra dei pavoni

di Abate Faria

Il 4 gennaio l'Ansa ha lanciato la notizia che l'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) ha confermato che: "l'Iran ha avviato il processo di arricchimento dell'uranio al 20%, come annunciato stamani da Teheran. L'Iran ha iniziato oggi ha introdurre uranio 235 già arricchito al 4,1% in sei centrifughe a cascata nell'impianto per l'arricchimento di Fordo".
   Ho un sussulto e mi vengono in mente degli amici oramai scomparsi che hanno speso buona parte della loro vita per contrastare il piano di Teheran.
Robert Gates, nel novembre del 1992 quando era direttore della CIA, si era chiaramente espresso: "Se mi chiedete se l'Iran sia oggi un problema, la risposta è: probabilmente no. Ma fra tre, quattro o cinque anni potrebbe essere un problema, ed anche estremamente serio".
Nessuno è profeta in patria, le parole di Robert rimasero inascoltate ed anche gli amici del Mossad, di solito sempre in anticipo sui tempi e ben informati, questa volta sottovalutarono le notizie raccolte dalla Compagnia.
   L'Iran, sin dall'ottobre del 1987, aveva iniziato il suo piano nucleare riempiendo di soldi il dottor Abdul Qadeer Khan (pakistano) l'ideatore delle centrifughe per trasformare ed ottenere uranio-235 arricchito. Gli iraniani in silenzio iniziarono a costruire colossali impianti per l'elaborazione dell'uranio grezzo, l'installazione delle centrifughe e la trasformazione del gas in materia solida.
Gli iraniani si guardavano bene dal concentrare tutte le loro attività in un unico sito: i centri del programma nucleare erano sparsi in tutto il paese. L'attività andò avanti indisturbata per diversi anni, fino a quando il Mossad cambiò guida.
   Nell'agosto del 2002, Ariel Sharon nomina Meir Dagan alla guida del Mossad. Il servizio più quotato al Mondo era in crisi e veniva da una serie di insuccessi che avevano minato la reputazione del Mossad. Il neo primo ministro telefona al generale in pensione e gli dice: "Mi serve un uomo che abbia grinta da vendere".
   Meir Dagan, morto per tumore nel 2016, è stato un uomo di azione, dotato di una risolutezza e capacità operativa fuori dal comune. Per capire chi era riportiamo un breve resoconto, apparso su "Il Foglio" il 17 marzo 2016:
    "Il corpo di Dagan è stato ribattezzato "la road map delle guerre d'Israele": una scheggia di un proiettile in testa e "vari pezzi di metalli qua e là", compresa la spina dorsale. Dagan ha stroncato la prima Intifada a Gaza nel 1991 e nel 2002 Ariel Sharon lo scelse come capo del Mossad per la sua audacia durante la guerra dello Yom Kippur del 1973, quando fu il primo ufficiale a varcare il Canale di Suez. Si dice che Dagan abbia guidato le operazioni israeliane clandestine dentro l'Iraq prima della caduta di Saddam Hussein. Due reporter del giornale Yedioth Ahronoth, Yigal Sarna e Anat Tal Shir, hanno scritto che Dagan, prima dell'invasione del Libano del 1982, entrò in territorio nemico per fomentare gli attacchi terroristici e giustificare così l'invasione. L'esercito ha posto la censura su questa storia, che resta verosimile.
       Come resta verosimile un altro "lavoro" attribuito a Dagan, anche se Gerusalemme nega, come da storica prassi. Gail Folliard e Kevin Daveron, "irlandesi"; Michael Bodhenheimer, "tedesco"; Peter Elvinger, "francese", sono alcuni dei membri del commando israeliano che avrebbe assassinato, il 20 gennaio 2010, in un hotel di Dubai, Mahmoud al Mabhouh, alto esponente di Hamas legato al traffico d'armi con l'Iran. L'immagine dei killer ripresi dalle telecamere dell'albergo, che fece il giro del mondo, secondo alcuni ha sancito la fine del mandato di Dagan. "E' uno dei migliori direttori, se non il migliore, che il Mossad abbia avuto in sessant'anni", ha detto Ilan Mizrachi, ufficiale veterano dell'agenzia. Sotto Dagan, il Mossad ha fatto impallidire servizi segreti come la Cia, lo MI6 inglese, il tedesco Bnd e il francese Dgse. Chi lo conosce bene dice che la storia brutale di quest'ex ufficiale dell'esercito (che Ariel Sharon aveva soprannominato "The Cruel") è pari al suo carattere mite e introverso. Vegetariano, Dagan ama dipingere, realizzare sculture e suonare il pianoforte".
"The Cruel", una volta nominato "ramsad" si mise immediatamente all'opera ristrutturando le unità operative, allacciò rapporti di cooperazione con i servizi segreti stranieri e si dedicò alla lotta contro la minaccia iraniana e non solo.
   Sotto la sua guida il Mossad portò a compimento delle operazioni "strabilianti" nell'ottica di un servizio, come l'uccisione a Damasco di Imad Mughniyeh (il macellaio di Hezbollah, autore del massacro dei 241 marine americani a Beirut), la distruzione del reattore nucleare siriano a Kibar.
   Nel 2009 iniziano le uccisioni mirate di scienziati nella terra dei pavoni. Nel gennaio 2010, Massoud Ali Mohammadi, un professore di fisica delle particelle all'Università di Teheran, è stato ucciso dall'esplosione di una motocicletta fuori dalla sua casa nella capitale. Il professore aveva anche lavorato per i Guardiani della rivoluzione.
   Nel novembre 2010, due scienziati con ruoli chiave nel programma nucleare iraniano sono stati presi di mira a Teheran da due attacchi dinamitardi di cui l'Iran ha incolpato Israele e Stati Uniti. Uno degli scienziati, Majid Shahriari, è stato ucciso. Un anno dopo, il 12 novembre, un'esplosione in un deposito di munizioni della Guardia rivoluzionaria nella periferia di Teheran ha ucciso almeno 36 persone tra cui il generale Hassan Moghadam, responsabile di programmi di armamento per l'Unità d'elite.
   Sempre nel 2010 un potente virus informatico chiamato Stuxnet ha attaccato gli impianti nucleari iraniani nel tentativo di fermare il programma atomico del Paese. Stuxnet ha influenzato il funzionamento dei siti nucleari iraniani, infettando migliaia di computer e bloccando le centrifughe utilizzate per l'arricchimento dell'uranio. Grazie alle operazioni di Degan il programma iraniano ha subito dei forti rallentamenti, il riconoscimento dei successi riportati dal Mossad vengono confermati dal "nemico".
   Il 16 gennaio del 2010, il quotidiano "Al-Ahram", rinomato per le sue posizioni anti-israliane, pubblicò un editoriale del seguente tenore: "Se non ci fosse stato Dagan il progetto nucleare iraniano sarebbe stato completato anni fa. (…) Gli iraniani sanno bene chi c'è dietro la morte dello scienziato nucleare Masud Ali Mohammadi. Nessun leader iraniano ignora che la parola chiave è 'Dagan'. Ai cittadini comuni il nome del direttore del Mossad non dice quasi nulla. Dagan lavora senza fare rumore , senza richiamare su di sé l'attenzione dei media . Nel corso degli ultimi sette anni, in compenso, ha messo a segno colpi devastanti ai danni del programa nucleare iraniano ritardandone lo sviluppo".
Sono trascorsi dieci anni ed il Mossad continua in silenzio, sotto la guida di Tamir Pardo (fino al 2016) ed oggi di Yossi Cohen, la sua personale guerra non dichiarata contro il nucleare iraniano. Da ultimo, il 27 novembre 2020, l'uccisione di Mohsen Fakhrizadeh, lo scienziato a capo del programma nucleare iraniano.
Secondo l'agenzia di stampa iraniana Fars News "sarebbe stato ucciso da mitragliatrici radiocomandate, nascoste in un veicolo che è esploso pochi minuti dopo l'attentato".
   La versione dell'agenzia ufficiale iraniana del 30 novembre 2020, è stata ripresa in Israele dal giornale Haaretz, il corteo di auto blindate che venerdì scorso scortava Fakhrizadeh era ormai vicino al luogo di destinazione. Lo scienziato era alla guida di una delle vetture e aveva al suo fianco la moglie. Subito dopo che le auto di scorta hanno superato la sua, per precederlo all'arrivo in modo da rendere sicura la zona prima che lui scendesse, si sono uditi alcuni colpi di arma da fuoco.
   Se la ricostruzione fatta da Fars News fosse quella corrispondente alla realtà, la tecnologia necessaria a compiere l'attentato restringerebbe i mandati a pochissimi paesi: un sistema di puntamento automatico azionabile da remoto contro persone che si trovano a bordo di auto in movimento richiede strumenti estremamente sofisticati e una regia tecnica di grande precisione.
L'ombra del Mossad appare dietro l'angolo. Non di soli allori è lastricata la strada, ricordiamo le decine di agenti morti negli ultimi anni per adempiere al motto: "Con l'inganno, farete la guerra".
(Filodiritto, 18 gennaio 2021)


Piano vaccinazioni, l'opacità italiana e la lezione di Israele

Di fronte a sfide mai affrontate prima, bisogna avere l'umiltà di copiare da chi ha già dimostrato di saper fare le cose per bene.

di Vito Gamberale

La polizia israeliana controlla i conducenti a un checkpoint del coronavirus
Il virus del Covid è in progressiva diffusione, nel mondo, da oltre 15 mesi. All'inizio, sembrava che dovesse riguardare solo Wuhan e zone limitrofe; poi la sola Cina e, magari, i Paesi confinanti; a febbraio 2020 è sbarcato, ufficialmente, in Italia e poi si è diffuso in Europa. Si pensava di poterlo contenere e scacciare con pochi mesi di lockdown severo. A luglio, l'Europa pensava di avercela fatta. Poi, il settembre ha ravvivato il fuoco della diffusione, che ora sembra indomabile, specie in Occidente, con le chiusure e le limitazioni che tendono a preservare al massimo l'economia dei vari Paesi. Ma la tempesta appare ancora incontrollabile.

 La speranza del vaccino
  Torna alla mente il famoso film "Cassandra Crossing": un gruppo di ricercatori danesi lavora sui virus; uno dei ricercatori sale su un treno e, dopo poco, si sente male per effetto di un virus; si cerca di isolarlo; la diffusione del virus coglie, progressivamente, tutti i viaggiatori; è così che il treno viene instradato su un binario che finisce su un ponte crollato. Questa tragica metafora mostra, ancora una volta, come gli artisti riescono, con la loro "folle" fantasia, a immaginare ciò che al momento appare paradossale, ma che poi la realtà successiva conferma come possibile.
   La domanda cruciale è se il Mondo, oggi, riuscirà a fermare il treno del Covid-19. Al momento, la risposta è tutta nel vaccino, per avviare la prevenzione; all'orizzonte (non ancora alba) si parla anche di terapie curative.
   Il vaccino è la speranza che il treno possa rallentare; magari fermarsi.

 Massima attenzione
  Da qui, l'impellente necessità, per ogni Paese, di dare la massima attenzione al programma di vaccinazione di massa delle proprie popolazioni.
   Abbiamo scoperto che vari Paesi, tra i quali la Germania e Israele, da settembre hanno messo a punto un geometrico piano di vaccinazioni, tenuto conto delle caratteristiche di conservazione e di erogazione dei vaccini (temperature, dosaggi, riprese, etc).
   Il lancio di un tale piano richiede una programmazione rigorosa, in grado di garantire il raggiungimento di tutti i cittadini.
   In Italia sembra si sia cominciato a pensare alla gestione del vaccino solo dopo che l'Ue ha deciso lotti di acquisti centralizzati, ripartiti in base alla popolazione (440 Milioni su 27 Paesi).

 La risposta italiana
  All'Italia, con i suoi 60 milioni di abitanti toccherà un po' più del 13%. 11 Governo ha deciso che gli arrivi dall'estero confluiranno all'aeroporto di Pratica di Mare e qui ai 200 e passa centri di smistamento, presso i quali, dal 27 dicembre, sono in corso le vaccinazioni per personale sanitario e per gli anziani ospiti delle Rsa.
   A oggi, abbiamo superato il primo milione di vaccinati, la stragrande maggioranza dei quali con la prima dose. Per raggiungere l'immunità di gregge occorre vaccinare, con doppia dose (per lo meno fin quando non ci sarà un vaccino monodose), altri 40 milioni di italiani. In totale, 8o milioni di operazioni vaccinali. A questo elevato numero obiettivo occorre assicurare una sicura organizzazione per erogare i vaccini, ossia: i punti vaccinali, i sanitari demandati, la certificazione personale per i due vaccini ricevuti.
   Aspetto di non poco conto. Finora, questo aspetto è sempre stato eluso nelle necessarie declinazioni (trasporto, smistamento e consegne "ad albero", format della documentazione, sanitari preparati e attrezzati), come se si trattasse di un aspetto secondario. Invece è l'aspetto basilare.

 Lezioni dall'insuccesso
  Ancora più importante se si ricorda che il vaccino antinfluenzale è stato un vero insuccesso, in generale nel Paese e in particolare nelle regioni più grandi, a cominciare da Lombardia e Lazio. Pensare a questo insuccesso, rimosso e cancellato dall'Istituto Luce che spesso accompagna la narrativa governativa, fa capire quanto sia basilare impostare un piano rigoroso per la vaccinazione anti-Covid.
   Quando bisogna fare ciò che non si è mai fatto (o che si è dimostrato non sapersi fare), i nostri maestri a ingegneria ci hanno insegnato che bisogna copiare chi ha saputo fare.
   E allora il nostro benchmark deve essere Israele: nella prima settimana del vaccino, ha iniettato 380mila dosi; ora si è portato al ritmo di 500mila al giorno; i suoi 9 milioni di cittadini riceveranno la prima dose in 2 mesi; il ciclo completo delle 2 dosi in 4 mesi.
   Ciò significa che Israele entro maggio avrà completato la messa in sicurezza di tutta la propria popolazione.
   Noi, a detta delle varie autorità competenti, dovremo vaccinare, come detto, 40 milioni di persone. Ossia 4,5 volte la popolazione di Israele.

 Questioni di organizzazione
  Volendolo fare nel doppio dei tempi impiegati da Israele, cioè in 8 mesi, dovremmo organizzarci per erogare 400mila dosi al giorno.
   Bisogna poi calcolare i Centri da attrezzare, i vaccinatori da insediare in ogni centro, chiarire la logistica che dagli oltre 200 centri nodali possa raggiungere i centri operativi. E bisogna definire l'organizzazione standard da dare a ogni Centro: la parte amministrativa per l'accoglienza, il rilascio del tesserino; quanti vaccini l'ora può realisticamente somministrare un vaccinatore; quante ore al giorno il Centro è attivo e per quanti giorni alla settimana.
   In Israele si lavora 7 giorni su 7 e 24 ore al giorno, in maniera ordinata. Ciò presuppone un avviso mandato al singolo cittadino. In Italia, di tutto ciò che presuppone una complessa catena logistica e di comando, nulla è dato sapere. Sembra che il Governo voglia delegare le Regioni.
   È giusto, dopo che tutta la disciplina di questo anomalo periodo è stata gestita dal ministero della salute? Occorrerebbe una chiarezza totale.
   La tragedia del Covid può essere arginata solo se tutto viene organizzato in modo chiaro e rigoroso, con una puntuale informazione ai territori, rendendo loro noto come funzioneranno i vari Centri di pertinenza.
   In questa pagina opaca e sgualcita della complessiva gestione politico/sanitaria/sociale di questa tragedia, sarebbe un raggio di sole.
   Tocca al Governo, e per esso al ministero e al Commissario, fermare il "Cassandra Crossing" del Covid italiano.

(Il Sole 24 Ore, 19 gennaio 2021)


Coronavirus: boom di casi in Israele, per la prima volta oltre 10.000 in un giorno

Israele ha registrato lunedì più di 10.000 nuovi casi di Covid-19. È la prima volta dall'inizio della pandemia di coronavirus. I dati del ministero della Salute parlano di 10.021 casi confermati su 100.000 test effettuati, con un tasso di positività del 10,2%. Ad oggi sono 4.049 gli israeliani morti per complicanze legate al Covid-19 con più di 40 decessi registrati in 24 ore, come sottolinea il Jerusalem Post. Tra i pazienti in condizioni "critiche", aggiunge il giornale, ci sono anche dieci donne incinte. Nel Paese, che registra più di 560.000 contagi dall'inizio dell'emergenza sanitaria, prosegue intanto la campagna di vaccinazioni contro il coronavirus: in totale, scrive il Jerusalem Post, sono 2,2 milioni gli israeliani che hanno ricevuto il vaccino, comprese 422.000 persone che hanno già fatto anche il richiamo.

(Shalom, 19 gennaio 2021)


L'ebreo che mette la Shoah in conto alle ferrovie

In un libro la vita da orfano dell'ex fisioterapista di Cruijff: grazie a lui i treni olandesi hanno risarcito i superstiti e gli eredi.

Salo Muller, A stasera e fai il bravo, Il Sole 24Ore, pp.256 (in edicola dal 16 gennaio a 12.90 Euro, in libreria dal 21 gennaio a 14.90 Euro). Ricorda ancora il motivetto di un'opera che il papà Louis fischiettava ogni giorno rincasando dal lavoro ma soprattutto quel bacio, l'ultimo, che la sua mamma Lena gli diede davanti all'ingresso della scuola, in una mattina di novembre, nel lontano 1942, salutandolo con un affettuoso "a stasera e fai il bravo".
La memoria è futuro e pace. Soprattutto se viene da un uomo coraggioso e tenace come Salo Muller, classe 1936. Suo padre, sua madre e quasi tutta la famiglia sono stati inghiottiti dai campi di sterminio. Così, la vita di Salo è diventata memoria: sulle tracce di Primo Levi, ci ricorda che «è avvenuto quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire». Salo come Primo Levi, come Liliana Segre, Sami Modiano o Nedo Fiano. Ma Salo anche come colui che sta lottando perché le società ferroviarie d'Europa, responsabili di aver trasportato gli ebrei a morire, indennizzino gli eredi di quei 6 milioni di innocenti che pesano sulla coscienza della storia.
  Amsterdam, un sabato mattina del novembre 1942. Mamma Lena dà un bacio in fronte a Salo che sta entrando a scuola: «A stasera e fa' il bravo». A sei anni quelle parole sono i titoli di coda della vita serena di Salo e sono il titolo del libro in cui racconta il suo inferno. Il volume, tradotto ora per la prima volta in italiano dal Sole 24 Ore, è stato pubblicato nel 2005: Salo andava raccontando la sua infanzia da anni nelle scuole e in incontri pubblici. «Ho conservato le lettere della Croce Rossa, lunghe una sola riga ciascuna. In una il nome di mia madre, Lena Blitz, nata il 20 ottobre 1908 e morta ad Auschwitz il 12 febbraio 1943. Nell'altra quello di mio padre, Louis Muller, nato il 20 luglio 1903 e morto ad Auschwitz il 30 aprile 1943».

 Rastrellamenti
  Mamma Lena e papà Louis sono vittime di uno dei rastrellamenti voluti dalle SS in Olanda: sono deportati prima al campo di Westerbork e poi ad Auschwitz. Eppure, si sentivano, pur ebrei, Amsterdammers a tutti gli effetti come si credevano cittadini olandesi i 140mila ebrei del Paese. Poi, divieto dopo divieto, perdono spazi, libertà, vita. Salo Muller racconta questa discesa agli inferi, che ricorda il percorso tutto in discesa che si compie nel Museo Ebraico di Berlino. La struttura architettonica voluta da Daniel Libeskind è la fisicità della caduta: la percentuale di ebrei olandesi eliminati dai tedeschi, quasi l'80% del totale, è la più alta nell'intera Europa occidentale.
  Le pagine di Muller, anche nel ricostruire il clima di inizio anni 40, sono cronaca pura, nessun abbandono, per questo possono essere perfette per i ragazzi: istantanee, pezzi di storia in capitoli brevi e potenti. I tedeschi privano gli ebrei di case, botteghe, negozi, terreni, gli ebrei non possono usufruire di treni, tram, biciclette, taxi e telefoni pubblici, e l'avversione antisemita è tollerata sempre più apertamente. Il clima di quei giorni fa rabbrividire riletto oggi, fra degrado sociale, rigurgiti antisemiti e manifestazioni con le svastiche al petto.
  Salo resta orfano e la resistenza olandese lo nasconde, lo aiuta a trovare alloggi di fortuna e famiglie che lo proteggono. Ogni nuova famiglia un nuovo nome, un nuovo straniamento, una nuova partenza e un nuovo abbandono, fino ai mesi in Frisia, nel Nord dei Paesi Bassi, dove zio Omke e zia Beppe gli fanno da genitori e lui diventa Japje, piccolo Jakob: «Mi sembrava di vivere in un mondo tutto mio, ma pensavo spesso a mamma e papà. Ancora non capivo perché non li avessi più rivisti né come mai in tutto quel tempo non avessi ricevuto loro notizie. Mi mancavano tanto anche zia Ju e zio Louis. Nel frattempo, avevo compiuto otto anni e già lavoravo sodo in campagna».

 Studente ribelle
  Il tempo sospeso, l'infanzia annichilita da momenti atroci come una fucilazione per rappresaglia: Salo è un ragazzino minuto, troppo basso e magro per la sua età. Prega perché i genitori tornino, ma quando l'Olanda viene liberata lo aspetta una nuova partenza: lo accolgono zia Ju, sorella della mamma, e zio Louis. Combatte contro asma, debolezze e fantasmi, è uno studente ribelle e senza pace. Trova la sua strada - e che strada - grazie a Jan Rodenburg, docente al corso serale per diventare massaggiatore: dal 1960 al 1972 sarà il fisioterapista dell'Ajax di Johan Cruijff, che, con il suo calcio totale, porterà il pallone nella modernità.
  Ha molto dalla nuova vita: i successi con l'Ajax, una bella famiglia con Conny e i loro figli ma è impossibile tornare alla leggerezza di quando suonava la batteria, dono di nonno Barend. Così, con il tempo, la vita dell'ex massaggiatore dell'Ajax è diventata testimonianza e lotta. Anche contro le ferrovie. Salo, prendendo spunto da quanto avvenuto in Francia, ha chiesto e ottenuto dalla NS, la società olandese dei trasporti ferroviari, un risarcimento per i sopravvissuti e per gli eredi delle vittime della Shoah. Ora che la sua battaglia è diventata un nuovo libro, Mijn gevecht met de Nederlandse Spoorwegen, la volontà è di estendere la richiesta alle ferrovie tedesche. I suoi pensieri sono senza appello: «Do la colpa alla compagnia ferroviaria per aver trasportato consapevolmente ebrei nei campi di concentramento e per aver ucciso quegli ebrei in modo terribile. Non posso arrendermi perché questo mi fa male ogni giorno. Ogni giorno ci penso e mi fa male. E voglio che quel dolore finalmente passi».
  Ma potrà mai passare un dolore così feroce, così eterno? Intanto, scolpite nel vostro cuore questo libro e lo sguardo mite e fermo di Salo, che parla di passato per costruire un futuro con i tulipani in fiore.

(Libero, 19 gennaio 2021)


Verona, quei Giusti nella questura che salvarono gli ebrei

«Le ricerche hanno dato esito negativo»: così truccarono le indagini

di Alessandro Tortato

«Le ricerche hanno dato esito negativo». Il vicebrigadiere campano Felice Sena, in forza alla Squadra politica della Questura di Verona, con il mandato di ricercare gli ebrei residenti nella zona, era l'incubo di SS e repubblichini. Quasi sempre, se la caccia all'ebreo era affidata a lui, nel verbale dell'indagine compariva quella benedetta formula: «Le ricerche hanno dato esito negativo». La più benedetta delle formule. Perché Felice Sena, non avendo mai avuto intenzione di collaborare con alcun aguzzino in camicia nera, tedesco o italiano che fosse, quando riceveva l'ordine di ricercare un ebreo, estraeva dalle tasche un modulo precompilato: «Verona, lì... Le indagini esperite per addivenire allo arresto (o al rintraccio) di XXX, di (o fu) YYY, di anni..., abitante in Via... N°... hanno dato esito negativo. Viene riferito che lo stesso si è allontanato da questa città per ignota località, fin dal bando di concentramento degli appartenenti alla razza ebraica. Per quanto riguarda al sequestro dei beni, provvede l'Ufficio Amministrazione beni ebraici. Il V. Brig. Sena Felice». E gli salvava la vita.

 Il volume di Domenichini
  Un Giusto in Questura a Verona, quindi. Non il solo, altrimenti, come appunta Stefano Biguzzi in prefazione al volume di Olinto Domenichini Le ricerche hanno dato esito negativo (Cierre, 144 pp., 14 euro), di imminente pubblicazione, non si capirebbe perché la grande maggioranza degli ebrei veronesi riuscì a salvarsi, nonostante in città, dalla fine del 1943, avesse sede la sezione B4 della Gestapo, la famigerata polizia politica nazista, dal 1944 ai comandi del maggiore Boßhammer, l'uomo che organizzava la deportazione degli ebrei dall'Italia. Sappiamo infatti che nel 1942 gli ebrei residenti in provincia e schedati dalla Questura erano circa trecento; di questi, i deportati e assassinati nei campi di sterminio furono trentaquattro. A far finta di non vedere il Sena estrarre all'occasione il modulo prestampato, ci furono certamente il commissario capo Guido Masiero, un vicentino, e il commissario aggiunto Antonino Gagliani, un palermitano. Fu grazie a loro e ad altri colleghi che nessuna campagna di sistematica ricerca di ebrei fu attivata nei mesi di dicembre 1943 e gennaio 1944, nonostante la intimassero reiterate ordinanze e circolari ministeriali. E furono loro, dopo che a Verona, nel dicembre del 1943, era stato istituito un campo di concentramento per ebrei in via Pallone, a coinvolgere nelle pratiche d'arresto il «connivente» medico provinciale Antonio Solli. Solli aveva una duplice strategia per scarcerare i prigionieri: rilasciava puntualmente autorizzazione scritta di libera circolazione agli ebrei che avevano superato i settant'anni e dichiarava altrettanto puntualmente non in grado di sopportare il regime di internamento per motivi di salute quelli più giovani. Ad esempio, non aveva ancora 70 anni Arcibaldo Leoni quando, il 18 dicembre 1943, fu fermato dai Carabinieri di Soave e accompagnato in Questura «per il più da praticarsi».

 Le motivazioni
  La Questura si rivolse immediatamente al Solli, chiedendo di sottoporre il Leoni a visita per accertare se fosse «in condizioni di sopportare il regime del campo di concentramento». Il 20 gennaio 1944 il dottore certificò che l'uomo non poteva restare in stato di internamento e Leoni fu dimesso dal campo. Il 28 febbraio Gagliani lo autorizzò a circolare liberamente. Lo stesso accadde con Ise Lebrecht di 63 anni, con Lucia Levi di 59 anni e tanti altri, tutti fuggiti e molti salvi. Oltre al Solli, gli uomini della Questura, nella loro opera di salvezza, trovarono la «complicità» di altri pubblici funzionari, statali e comunali. Come quel tal Zanardi, impiegato all'anagrafe, che, quando la giovane Rossana Forti, fermata, dovette sottoporsi al controllo della razza, dichiarò, mentendo, che, dai registri dello Stato civile, la ragazza risultava ariana. Le motivazioni? Non le sappiamo, non abbiamo documenti per saperlo. Potrebbero avere agito per scelta di campo, per fede, per umanità, forse addirittura solo per rivalità con altre istituzioni. Sappiamo però che l'hanno fatto rischiando la vita e sono per questo dei Giusti. I Giusti della Questura di Verona.

(Corriere della Sera, 19 gennaio 2021)


È prodotto in Israele, ma per l'ayatollah è ok

Si chiama Taffix lo spray nasale scoperto e sviluppato in Israele che impedisce al covid di attaccare la mucosa nasale, proteggendola per alcune ore. Stavolta l'ayatollah Naser Makarem Shirazi ha emesso una fatwa che va in deroga alla norma che impedisce l'acquisto di prodotti sionisti o israeliani correggendola con un «a meno che il trattamento non sia unico ed insostituibile». Evidentemente la vita non puzza neanche a loro e ben vengano i prodotti del piccolo satana se allontanano l'appuntamento con Allah. Rocco Bruno

(il Giornale, 19 gennaio 2021)


«Il quinto Tour è una missione: Israel è il futuro e io non sono il passato»

Ultima sfida (impossibile?) a 35 anni. «Mi sento giovane, l'età è soltanto uno stato mentale. Facile ritirarsi»

«Non sono finito, l'età è uno stato mentale, voglio il quinto Tour de France» - un'altro. Nel giorno della presentazione al mondo della Israel Start Up Nation, il 35enne britannico parla in video dalla California - si sta appoggiando al centro riabilitativo della Red Bull di Santa Monica - e pone ancora una volta altissima l'asticella dell'ambizione. Solo il belga Lambot (Tour 1922) e l'americano Horner (Vuelta 2013) hanno vinto un grande giro dopo aver compiuto 36 anni, anzi l'americano ne aveva quasi 42. Due volte su 275 -107 Tour, 103 Giri, 75 Vuelta - significa lo 0,7%. «Ma il mondo ora è cambiato, allenamento e alimentazione nello sport si sono evoluti, io ho cominciato tardi e mi sento relativamente giovane. Gli atleti adesso possono spingersi oltre grazie a tutto questo».

 Stile Barcellona
  Nulla ci è precluso, sembra intendere Sylvan Adams quando per la squadra di cui è l'anima usa l'espressione cara al Barcellona: «Siamo più di un club». Ebreo-canadese, appassionato di biciclette, emigrò in Israele nel 2016. Era stato lui a mettere sul piatto 20 milioni di euro per la grande partenza del Giro d'Italia 2018 da Gerusalemme. Sempre lui ha promosso la creazione del modernissimo velodromo di Tel Aviv. Non sorprende dunque che dica: «Vogliamo sviluppare il ciclismo come era successo in Gran Bretagna quando crearono il velodromo a Manchester. E poi promuovere il turismo nella nostra terra, oltre a far crescere i nostri atleti: ora ce ne sono quattro nella squadra. Israele è il secondo Paese nel mondo per il numero di start up. Siamo all'avanguardia nell'innovazione». E bisogna prendere nota pure delle parole sul vaccino anti Covid. «Non vogliamo saltare la coda. In Israele già il 25 per cento della popolazione è vaccinata, per fine marzo lo dovrebbero essere tutti. A quel punto, se e quando riusciremo ad organizzare un training-camp qui, contiamo di poter vaccinare i nostri atleti». Sì, questa non è una «semplice» storia di sport. E allora Froome - triennale a 3 milioni di euro, si dice - diventa un simbolo, prima ancora che un capitano.

- Chris, quando la rivedremo in Europa?
  «Tornerò a febbraio, penso nella prima parte. Ma per il debutto stagionale non abbiamo ancora deciso dopo la cancellazione della Vuelta San Juan».

- Dopo l'incidente del 2019 prima della crono del Delfinato, come farà a vincere il quinto Tour e raggiungere Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain in questo ristrettissimo club?
  «La cosa più importante è tornare al livello di prima della caduta. Sono fiducioso che possa succedere, ma solo in gara vedrò realmente come vanno le cose. Quello di Israel per me è un progetto a lungo termine, che mi accompagnerà fino a fine carriera e pure oltre. Dopo quella caduta, la scelta più facile sarebbe stata ritirarsi. Ma non volevo concludere così».

- Dovrà dimostrare di essere capace di vincere senza avere uno squadrone come Sky... «
  Era la sfida di cui avevo bisogno. Mi esalta l'idea di un team costruito attorno a me, di poter essere un esempio per i giovani, di far parte di un qualcosa che va oltre il ciclismo. Un po' come era stata Sky all'inizio».

- Si, ma il blocco di Israel non sembra all'altezza di quelli di Ineos o della Jumbo.
  «Pogacar nell'ultima edizione non ne faceva parte e ha vinto. Magari si potrebbe ripetere uno scenario di quel tipo. Alla fine, le corse si trasformano in sfide tra gli uomini più forti».

- In California che tipo di lavori sta facendo?
  «Oltre agli allenamenti in bici, potendo sfruttare un clima ottimo, tante sessioni in palestra per ritrovare massa muscolare e potenziare la gamba infortunata, i quadricipiti».

- Una ispirazione è Valverde, ancora competitivo anche oltre i 40 anni?
  «So che è possibile. Voglio dimostrarlo anch'io».

(La Gazzetta dello Sport, 19 gennaio 2021)


Ammagamma sbarca in Israele. Ad Haifa la prima sede estera

L'hub aperto in collaborazione con Interprocess. Focus sull'AI applicata a settori come food, multiutility e manifattura plastica.

La società ha annunciato l'apertura della prima sede estera a Haifa in Israele, uno dei Paesi leader nel settore dell'intelligenza artificiale a livello mondiale. Lo scorso 7 gennaio 2021 la nuova sede israeliana è stata ufficialmente aperta in collaborazione con il partner Interprocess, azienda israeliana che opera dal 1974 per favorire la cooperazione industriale e la diffusione sul mercato israeliano di prodotti e tecnologie da Europa, Canada e Stati Uniti.
   La partnership tra la società di data science Ammagamma e Interprocess è attiva già dal 2019, e si inserisce nella dimensione della continuità di un rapporto costruttivo tra Modena e Israele, che affonda le sue radici in una storia condivisa: le radici ebraiche di Modena e le radici italiane dell'ebraismo moderno si intersecano nella costruzione di un progetto imprenditoriale fondato su una profonda affinità culturale. Questa lunga relazione di reciproca contaminazione rappresenta, oggi, uno scenario di forte ispirazione per un futuro potenziale di cooperazione sempre più stretta.
   I molteplici settori di interesse condiviso tra Italia e Israele, in campo scientifico, tecnologico e culturale, permettono di immaginare opportunità e di disegnare strategie sempre più ambiziose di collaborazione tra i due Paesi, di fronte alle sfide poste da scenari sempre più estesi di applicazione dell'intelligenza artificiale.
   Con l'apertura di questa nuova sede israeliana, oggi, Ammagamma fa un altro passo avanti nella volontà di sviluppare modelli di matematica applicata ed intelligenza artificiale sempre più competitivi e sempre più capaci di supportare i clienti in un processo di innovazione, tecnologica e culturale.

(CorCom, 18 gennaio 2021)


Per Israele "gli Accordi di Abramo sono una svolta e l'Iran è isolato"

Gli Accordi di Abramo, che hanno normalizzato i rapporti tra Israele ed Emirati arabi uniti e Bahrein, stanno cambiando velocemente il volto del Medio Oriente, schiudendo prospettive di sviluppo inedite tra i Paesi della regione e mandando un messaggio molto chiaro all'Iran, in modo che il regime si senta sempre più isolato e cambi atteggiamento.
   È l'analisi del diplomatico Eliav Benjamin, direttore della divisione Medio Oriente del ministero degli Esteri israeliano, che all'intesa storica firmata lo scorso 15 settembre alla Casa Bianca ha lavorato a lungo. "Gli accordi di Abramo non sono contro alcuna entità o Paese, ma riguardano le relazioni bilaterali tra noi e le nazioni" con cui sono stati firmati, ha sottolineato parlando con l'AGI il diplomatico di lungo corso, con un passato all'ambasciata negli Usa.
   "Ritengo però - ha aggiunto - che sia arrivato il momento che Paesi che premono per estremismo e terrorismo, e vogliono le armi nucleari per attaccare, capiscano che sono sempre più isolati. E penso che lo stiano comprendendo sempre più". Da qui, l'esortazione a "tutte le nazioni del mondo a continuare a fare pressioni sull'Iran perché cambi i suoi modi". La Repubblica islamica infatti è "una minaccia non solo per la regione ma per la stabilità, la sicurezza e la prosperità di tutti".
   Salutati come un'intesa storica che delinea un nuovo Medio Oriente, gli Accordi di Abramo hanno inaugurato un corso inedito; Emirati e Bahrein sono stati i primi Paesi del Golfo a partecipare e la speranza del governo israeliano è che altri si aggiungano presto all'intesa, in particolare l'Arabia Saudita, peso massimo della regione.
   Per Benjamin, "bisogna riconoscere e apprezzare i passi positivi" fatti finora da Riad: la firma da parte di Abu Dhabi e Manama "non sarebbe stata possibile senza una qualche forma di consenso da parte sua", e ha anche autorizzato Israele all'"uso del suo spazio aereo".
   Allo stesso tempo, ha osservato il diplomatico israeliano, "dobbiamo riconoscere che potrebbe volerci un po' di piu'" perche' il Regno wahabita si unisca, stante il ruolo religioso che gioca come custode dei luoghi sacri dell'Islam; la compresenza di un re anziano, tuttora al potere, e un principe ereditario più aperto, e infine il fatto che sia stata proprio l'Arabia Saudita a farsi promotrice nel 2002 dell'iniziativa di pace araba che chiede progressi sulla questione palestinese prima di avanzare sul terreno della normalizzazione.
   A questo proposito, guardando all'impasse in cui versa il dialogo israelo-palestinese, Benjamin è un convinto sostenitore del 'potere' dell'economia per avvicinare popoli e nazioni: "Quello che speriamo è che i palestinesi capiscano l'interesse economico nel partecipare. Sfortunatamente finora non e' stato cosi'. Ci vuole coraggio anche da parte della leadership palestinese", ha sostenuto, sottolineando che "il paradigma è cambiato".
   Altri Paesi arabi si sono avvicinati perché hanno realizzato che stavano "perdendo opportunità commerciali", che volevano "lo sviluppo delle economie" e che non si poteva "continuare in quella situazione di stallo".
   "Sfortunatamente sono gli interlocutori di più vecchia data d'Israele nella regione, come i palestinesi, che non hanno ancora fatto questo cambio di mentalità". Quanto all'imminente avvicendamento alla Casa Bianca, Israele di certo perde un grande amico: nei suoi quattro anni, Donald Trump ha fatto molto per lo storico alleato, accreditando Gerusalemme come capitale d'Israele, spostandovi l'ambasciata, e riconoscendo la sovranità israeliana sulle Alture del Golan. Ha inoltre tagliato i fondi ai palestinesi.
   D'altra parte, ha ricordato l'alto diplomatico israeliano, "quando si tratta delle relazioni Usa-Israele l'amicizia e' molto solida e l'impegno e' molto forte". Il nuovo presidente Joe Biden avrà diversi dossier urgenti di politica nazionale da gestire e "non e' chiaro quanto alta sara' la posizione del Medio Oriente nella sua agenda, ma posso dire che sicuramente l'impegno continuerà nei confronti delle relazioni con Israele e dell'interesse a vedere un Medio Oriente prospero e connesso tra i Paesi moderati della regione".
   
(AGI, 18 gennaio 2021)


Il Wsj: "In Israele la 1a dose di vaccino ha ridotto i contagi del 33 per cento"

Dopo il quattordicesimo giorno dalla somministrazione il calo delle infezioni.

di Laura Margottini

E' una notizia che fa sperare, anche se va presa con le pinze: dai primi dati rilevati in Israele, la nazione che ha condotto la più veloce campagna vaccinale anti Covid - su un quarto della popolazione in meno di un mese - emergerebbe che la già la prima dose di vaccino Pfizer Biontech possa diminuire la trasmissione del contagio del 33%. Il che farebbe sperare anche rispetto ai problemi relativi alla mancanza di dosi sufficienti a garantire che due dosi di vaccino siano somministrate nei tempi previsti dai protocolli vaccinali. Pfizer ha annunciato il taglio alla distribuzione delle dosi del 29%, infatti, e da domani arriveranno in Italia ben 100mila dosi in meno. Il Regno Unito ha deciso di posticipare la somministrazione della seconda dose fino a 12 settimane dopo la prima, e non 21 giorni, come prevede il protocollo Pfizer. Scelta criticata da molti esperti nel mondo, ma che invece ha un senso secondo altri.
   "È una questione urgente e su cui bisogna discutere subito", spiega Giuseppe Pontrelli, epidemiologo clinico, ex Istituto superiore di sanità. La controversia ruota attorno a due approcci. Il primo: seguire i protocolli sperimentali somministrando la seconda dose a 21 giorni dalla prima per Pfizer raggiungendo la massima copertura del 95%, e dopo 28 giorni per Moderna, per avere al 94%, evitando così di addentrarsi nell'incertezza, ma lasciando fuori un gran numero di soggetti ad alto rischio. Anche l'Agenzia del farmaco europea (Ema) ha dichiarato: "Il lasso di tempo massimo di 42 giorni da far trascorrere tra la prima e la seconda dose del vaccino Pfizer Biontech deve essere rispettato per ottenere la massima protezione", ha dichiarato il 4 gennaio. "Le prove dell'efficacia si basano su studi in cui le dosi sono state somministrate da 19 a 42 giorni di distanza l'una dall'altra. La protezione completa è accertata dopo sette giorni dal richiamo".
   L'altro approccio, come quello adottato dal Regno Unito, prevede di spostare fino a 12 settimane più avanti le seconde dosi destinate ai sanitari, per offrire la prima dose a quante più persone ad alto rischio. Rinunciando alla copertura ottimale accertata del 95 e 94% e rischiarne una minore. Lo sostengono molti esperti di alto profilo scientifico, come Akiko Iwasaki, immunobiologa all'Università di Yale. Moderna ha testato il vaccino anche nella forma di unica dose in un gruppo di volontari. Si è visto che l'efficacia scende all'80%. Dai dati Pfizer, che hanno utilizzato due dosi su tutti i volontari del gruppo dei vaccinati, si evince che dal 10° giorno dalla prima dose fino al 21° (data in cui si è iniziata a somministrare la seconda dose) c'è comunque una significativa differenza nel numero di malati Covid registrati nel gruppo placebo e in quello che ha ricevuto la prima dose.
   "Certo, dopo il 21° giorno non possiamo dire più nulla su quanto la prima dose avrebbe continuato a proteggere dalla malattia; spiega Pontrelli. "I dati non li abbiamo. Lo studio condotto in Israele, non ancora pubblicato e tutto da confermare, offre una speranza sul puntare sulla prima dose per salvare quante più vite possibile. Come riporta il Wall Street Journal il più grande provider di assistenza sanitaria di Israele, Clalit Health Services, ha confrontato i tassi di positività al SarsCov2 tra un gruppo di 200 mila persone oltre i 60 anni che hanno già ricevuto il vaccino, con 200 mila che non lo hanno ricevuto. Fino al 14° giorno, c'era poca differenza nel numero di infezioni contratte rispettivamente nei due gruppi. Ma dal 15° giorno in poi, i dati mostrano un calo del 33% dei tassi di infezione tra chi ha ricevuto la prima dose e chi nulla. Il che potrebbe dare un'importante e nuova indicazione anche rispetto alla capacità del vaccino Pfizer di proteggere anche contro il contagio, non solo contro la possibilità di sviluppare la malattia Covid.

(il Fatto Quotidiano, 18 gennaio 2021)


I libri di scuola palestinesi, prodotti dall'agenzia dell'Onu, sono pieni di odio contro israele

di Giacomo Kahn

I contenuti didattici prodotti dall'Unrwa (l'agenzia Onu per i profughi palestinesi) sono pieni di odio e di incoraggiamento alla jihad, alla violenza e al martirio, e del tutto privi di qualsiasi materiale che promuova il processo di riconciliazione e la pace. E' quanto emerge da un recente rapporto dell'Istituto di ricerca Impact-se, collegato all'Universita' di Gerusalemme, che si dedica all'analisi e al monitoraggio dei sistemi educativi in base agli standard internazionali sull'educazione alla pace e alla tolleranza indicati dalle dichiarazioni e risoluzioni dell'Unesco (l'agenzia Onu per la cultura, la scienza e l'istruzione). Secondo il rapporto diffuso, i materiali didattici dell'Unrwa insegnano agli alunni palestinesi odio e intolleranza in varie forme, che vanno dal problema di matematica che chiede agli allievi di identificare il numero corretto di "martiri dalla prima intifada", alla completa rimozione di Israele - uno stato membro delle Nazioni Unite - da tutte le mappe presenti nei libri targati Unrwa, che etichettano l'intero territorio come una moderna "Palestina".
   I risultati della ricerca dimostrano che i materiali didattici dell'Unrwa indirizzano chiaramente gli alunni a studiare, ad esempio, la figura di Dalal Mugrabi, autrice di un attentato terroristico costato la vita a 38 persone, compresi 13 bambini, caratterizzandola come un modello di comportamento.
   Quando Israele viene menzionato, viene solitamente indicato come "il nemico" o "l'occupazione sionista", in aperta violazione dei principi di neutralita' delle Nazioni Unite a cui l'Unrwa sarebbe tenuta ad ispirarsi e attenersi. Il rapporto evidenzia inoltre le teorie complottiste divulgate nel materiale didattico dell'Unrwa, come la calunnia secondo cui "i sionisti" avrebbero deliberatamente dato fuoco alla moschea di al-Aqsa o che Israele scarichi deliberatamente rifiuti tossici e radioattivi in Cisgiordania. Secondo IMPACT-se, il materiale didattico creato dall'Unrwa e', in vari casi, piu' estremista del materiale prodotto dall'Autorita' Palestinese che e' chiamato a integrare. E' il caso, per esempio, di contenuti che condannano la cooperazione economica israelo-palestinese, una condanna che contraddice gli sforzi per la cooperazione ufficialmente sostenuti a livello internazionale.
   "La realtà - ha spiegato il responsabile dello studio, Marcus Sheffield - e' che, con il suo materiale, l'Unrwa si rende complice della radicalizzazione degli scolari palestinesi mediante la glorificazione dei terroristi, l'incoraggiamento alla violenza e l'insegnamento delle calunnie del sangue".
   
(Shalom, 18 gennaio 2021)


Da Servigliano ad Auschwitz: il rastrellamento degli ebrei nel Piceno e Fermano del 1943

di Roberto Guidotti

 
Il campo di prigionia di Servigliano
SERVIGLIANO - Anche nel Piceno come in tutta l'Italia occupata dai tedeschi, gli ebrei subirono la follia e crudeltà nazista. Una pagina di storia per la verità non molto conosciuta nemmeno a livello locale.
   Quando nel 1943 i tedeschi arrivarono in provincia di Ascoli, che in quel tempo includeva anche Fermo, fecero subito i preparativi per procedere ai rastrellamenti. Come narrato nei dettagli dallo storico Costantino Di Sante nel libro Il Campo di Concentramento di Servigliano 1940/1944 che ha tra le sue fonti l'Archivio Provinciale dello Stato di Ascoli Piceno, il 7 ottobre il locale comando tedesco ordinò che "tutti gli ebrei internati e liberi…devono essere tratti in arresto e internati nel campo di concentramento di Servigliano".
   Il campo di concentramento di Servigliano era stato realizzato nel 1915/1917 su tre ettari di terra, con trentadue baracche per ospitare 4.000 prigionieri di guerra. Chiuso poco dopo il 1919 fu riaperto nel 1940 dove furono rinchiusi i prigionieri di guerra britannici, americani e francesi che fuggirono poco prima dell'arrivo dei tedeschi, il 20 settembre 1943.
   Il 6 ottobre si era verificato il primo rastrellamento di 41 ebrei da Ascoli, Offida, Castignano, Santa Vittoria in Matenano, Falerone e Montegiorgio. In un'informativa della questura di Ascoli ai comandi dei carabinieri si leggeva: "Avverto che il comando germanico annette particolare importanza al servizio". Insomma non c'era scampo per gli ebrei del Piceno. Pochi giorni dopo altri 28 ebrei furono portati nel campo. Altri 20 furono "rastrellati"nei comuni di San Benedetto, Maltignano, Venarotta, Porto San Giorgio e Fermo ma a causa della mancanza di mezzi di trasporto non arrivarono subito a Servigliano. A fine ottobre risultavano presenti 62 prigionieri ebrei fra cui donne e bambini. Alcuni, forse una decina riuscirono a fuggire. Si calcola che dei 110 presenti nella provincia di Ascoli solo 17 sfuggirono alla prigionia del campo di concentramento.
   Nel febbraio 1944 furono tradotti nel campo anche i prigionieri anglo maltesi internati ad Acquasanta ed Arquata. Un bombardamento inglese e un'incursione dei Partigiani aiutarono alcuni ebrei, una decina a fuggire dal campo. Il 4 maggio 1944 un autotreno con i tedeschi arrivò a Servigliano con l'intenzione di prelevare 50 ebrei. Di questi 31 vennero catturati e portati a Fossoli in provincia di Modena nel campo "poliziesco di internamento e di transito". Da qui il 16 maggio partì il convoglio per Auschwitz con 581 persone. Degli ebrei prigionieri a Servigliano, 10 furono uccisi al loro arrivo nel campo di sterminio; gli altri morirono di stenti e maltrattamenti. Solo una donna, riuscì a salvarsi e venne liberata nel 1945.
   Poco dopo da Corropoli e da Isola del Gran Sasso arrivarono altri ebrei. Ma i partigiani erano vicini. Altri due ebrei furono trucidati dai tedeschi per rappresaglia mentre si ritiravano. Il 25 giugno la zona fu completamente liberata.
   Ma non ci fu, come dichiarato da Primo Levi una specie di "quiete dopo la tempesta". Molti degli ebrei sopravvissuti trovarono grosse difficoltà nel reinserirsi dopo la liberazione. In diversi casi, complice lo smarrimento e i pochi mezzi a disposizione, tornarono nei comuni dove erano stati precedentemente internati. Da quel momento in poi non si trovano più notizie precise delle vittime dell'oppressione nazista all'interno delle province di Ascoli e Fermo.

(The world news platform, 18 gennaio 2021)


Riflessioni sul negazionismo

di Fulvio Canetti

Il negazionismo è un motto creato per negare l'esistenza di un progetto di sterminio dell'uomo a cominciare dagli ebrei (Shoà). Per trovare una spiegazione al Negazionismo è stato chiamato in causa l'antisemitismo nell'intento di eludere la questione e proseguire sulla strada della menzogna affinché la Shoà potesse continuare. Questa dimensione oscura presente nell'uomo, oggi ha invaso il campo della politica volta a legittimare il terrorismo, nonché il campo religioso, per negare l'identità ebraica alla città santa di Gerusalemme. Il negazionismo è di certo una forma moderna di antisemitismo, sulla cui genesi hanno concorso sia il pregiudizio religioso legato al ''deicidio'' noto come antigiudaismo, sia le ideologie laiche riguardanti il razzismo, con la creazione del mito della razza ariana. A questi pregiudizi, si aggiunge quello economico, essendo il sistema capitalista ritenuto dai negazionisti una derivazione della visione ebraica della società, marxismo compreso, in quanto capitalismo di Stato.
   Le tesi principali dei negazionisti riguardano i seguenti punti:
  1. La narrazione della Shoà è una invenzione per giustificare la nascita e la costruzione dello Stato d'Israele.
  2. Nei lager nazisti la presenza delle camere a gas è una fantasia della propaganda sionista.
  3. I nazisti, bontà loro, non intendevano sterminare il popolo ebraico, bensì salvarlo dalle persecuzioni (pogrom), mettendo questo a riparo nei Lager dell'Europa orientale. (sic!)
E' necessaria una buona facciatosta, nel sostenere queste tesi assurde per voler spiegare una realtà molto scomoda, che pesa come un macigno sul loro malato intelletto. Il negazionismo è una patologia della mente, che colpisce gli individui disturbati nei rapporti umani sia a livello individuale che collettivo. Costoro sono paladini di spiegazioni facili e naturali per nascondere il loro vero obiettivo, che è quello di realizzare una società ordinata ma senza legge, affinché l'identità dell'uomo possa essere manipolata e poi distrutta.
   Chi erano e chi sono questi signori che predicano una tale ideologia? Il capostipite di questa genia è Paul Rassinier, un anarco-sindacalista francese con tendenze pacifiste a cui si aggregò il suo amico neofascista Maurice Bardèche, appartenente all'Action française (AF). A questi antesignani negazionisti della Shoà si uniranno il saggista britannico David Irving e il professore Robert Faurisson, che trovarono un punto di riferimento nello Institute for Historical Review fondato negli Stati Uniti da Willis Carto nel 1978, un esponente del Ku Klux Klan.
   L'argomento cardine sostenuto da costoro era l'inesistenza delle camere a gas nei Lager nazisti, cercando di dimostrare l'impossibilità tecnica dello sterminio di massa mediante gas velenosi (Zyklon B). Per questo fine, nel 1988 venne pubblicato un rapporto noto come Leuchter Report, dove si pretendeva di dimostrare scientificamente (sic!) l'inesistenza delle camere a gas, per l'assenza di residuati di cianuro sulle loro pareti. Il rapporto, che è una summa di tutte le chimere antiscientifiche, ha trovato nella persona del vescovo cattolico Richard Willianson un valido sostenitore. Costui che appoggiava la tesi negazionista del rapporto Leuchter, affermò l'impossibilità della esistenza delle camere a gas nei Lager della Germania nazista. Per non infangare la memoria delle vittime che non possono testimoniare, è doveroso da parte nostra, gettare una luce su tanta oscurità.
   Il prelievo di materiale in questione è stato fatto senza alcuna autorizzazione né controlli tecnici adeguati, lasciando in questo fare, spazio ad errori grossolani di valutazione. I nazisti prima della ritirata, fecero saltare con dinamite le camere a gas, che nel corso del tempo vennero colpite dalle intemperie naturali, per cui le tracce di cianuro, come residuato chimico del gas Zyclon B, era scomparso sia dai muri che dai pavimenti delle camere della morte.
   Fallito questo approccio nel tentativo di mistificare la storia della Shoà, i negazionisti si sono adoperati per dare una veste di rispettabilità scientifica alla loro criminale ideologia. Il professore Robert Faurisson insieme ad alcuni suoi allievi come il saggista italiano Carlo Mattogno, tenterebbe di legittimare il negazionismo attraverso strategie ''oggettivanti'' per dare l'illusione che sia in corso un dibattito tra storiografia ufficiale e quella negazionista. Il metodo è quello di smontare le testimonianze e i documenti che attestano l'esistenza del genocidio del popolo ebraico, senza portare prove a garanzia della loro tesi. In più ignorano le testimonianze dirette dei Sonderkommando fino ad essere sordi sui discorsi di Hitler e ciechi di fronte alla Conferenza di Wannsee, capeggiata da Reinhard Heydrich nel 1942, in cui venne decisa la liquidazione degli ebrei d'Europa.
   Il fine del negazionismo è quello di intorbidare le acque, in modo da costruire una tela narrativa volta a negare i crimini commessi dai nazisti durante la Shoà. Il capo delle SS Heinrich Himmler alla Conferenza di Poznan nel 1943 dichiarò che la pagina di storia legata al genocidio degli ebrei non sarebbe mai stata scritta, a causa dell'impossibilità di comprendere il linguaggio usato dai nazisti, che era stato svuotato del proprio significato e quindi destoricizzato. Si possono fare alcuni esempi. Per occultare il programma di sterminio degli ebrei venivano usate espressioni come ''Notte e Nebbia'', oppure Sonderaktion (azione speciale) per indicare la selezione insieme alla sigla NN-Tranport relativa al trasporto delle vittime nei Lager fino a giungere al locale delle docce (Duschkammer), dove sarebbe avvenuta la disinfestazione, appellativo eufemistico attribuito alle vittime umane da eliminare. Lo scopo di appiattire il linguaggio era quello di cancellare la storia degli ebrei per continuarne distruzione, compreso il loro ricordo.
   Il negazionismo, una piaga purulenta che ha infettato la storia dell'uomo, si è estesa anche in campo religioso, come la negazione dell'identità ebraica del Monte del Tempio in Gerusalemme. A tale riguardo la quarta Commissione delle Nazioni Unite, ha negato l'identità ebraica del Monte del Tempio (har ha bait), stabilendo che questa venga denominata nelle sedi internazionali solo con il nome arabo di Haran al-Sharif. La scelta di questa Commissione approvata con maggioranza automatica dei paesi islamici e dei suoi compari, Italia compresa, offende la storia ebraica nonché quella cristiana. Storicamente il complesso islamico sul Monte del Tempio è stato costruito soltanto molti secoli dopo (680 e.v.) e sul luogo dove esisteva il Tempio ebraico, distrutto dalle legioni di Roma agli ordini dell'imperatore Tito (70 e.v.) E' stato un regalo fatto da Barak Obama, in odore di Islam radicale, ai suoi alleati della Fratellanza musulmana, voltando le spalle all'Occidente dopo averne preso i consensi elettorali, nonché un corposo premio Nobèl per la pace. Il negazionismo pertanto è entrato nelle stanze del Potere del mondo libero, rispondendo alle interrogazioni della storia in modo vile e menzognero.
   Un antico proverbio afferma che il diavolo fa le pentole e dimentica di fare i coperchi. Barak Obama nel suo libro ''Una terra promessa'' racconta in prima persona la propria Odissea esistenziale alla ricerca della sua identità fino a diventare il leader di una grande democrazia. E' il racconto del primo e forse ultimo presidente afro-americano, tallonato dalla storia che egli cerca di mettere in un sacco, mentre in realtà gli sta sfuggendo di mano. Cosa Obama non racconta nel suo libro? Le proprie disfatte come quella delle sedicenti primavere arabe capeggiate dai fratelli musulmani e le volute negligenze politiche, donando all'Iran sciita di Kamenei, la possibilità di produrre armamenti atomici. Perché tutto questo? Per aprire la strada a una nuova Shoà in Medio Oriente, sull'onda del negazionismo, dove Israele sarebbe stato cancellato dalle carte geografiche.
   E' verosimile questa analisi? Se prendiamo per buona la votazione avvenuta nella IV Commissione delle Nazioni Unite (ONU) nel dicembre del 2016 e.v. in cui veniva negata l'identità ebraica di Gerusalemme sponsorizzata da Barak Obama, qualche dubbio di certezza salta alla mente. Se poi per maggiore curiosità, scorriamo le pagine del romanzo, salta evidente il suo rancore e la sua mistificazione della storia del Medio Oriente durante ''l'occupazione inglese''(sic!) e le vittorie belliche delle ''milizie ebraiche''(sic!). Ne abbiamo abbastanza per mettere questo individuo tra i ''negazionisti'' in giacca e cravatta, osannato dalla galassia antisemita e sedicente pacifista. E' quanto immaginava Vidal-Naquet nel suo libro ''Gli assassini della memoria'', dove un negazionista come Robert Faurisson fosse diventato un presidente della Repubblica oppure un segretario delle Nazioni Unite. E' stata una immaginazione diventata realtà!
   E' un segno dei tempi? Tallonato dal virus l'uomo moderno perderà la capacità di negare il male da egli stesso compiuto nell'intento di continuare su questa strada oscura. Usare un linguaggio appiattito e distorto come facevano allegramente i nazisti per nascondere i loro crimini, sarà difficile, molto difficile. Servirsi della parola, un dono Divino, per fare il male e negarne l'esistenza, viene oggi contrastato dalle sentinelle di luce (angeli) messi a guardia del giardino dell'Eden con spade fiammeggianti. Il negazionismo sorto per mistificare e banalizzare quanto accaduto nella Shoà e quanto oggi accade di criminale nel mondo, si sta espandendo in altri campi del Potere sociale e religioso. Cosa pensare a riguardo del disegno di legge proposto dal Parlamento iraniano di Kamanei nel voler distruggere la Nazione ebraica entro l'anno di Allah fissato per il 2041! Oppure il mostrare senza alcun ritegno dai giornaloni del Vaticano un Gesù palestinese con Giuseppe e Maria vestiti da arabi, per recidere le loro radici ebraiche? Il fine satanico dei negazionisti, schiuma nera della società, è quello di condurre l'Umanità sulla strada del caos e delle tenebre. E' una guerra che l'uomo libero deve combattere e vincere, per mantenere la libertà nel mondo e poter benedire il santo Nome del Signore nella sua Casa in Gerusalemme.

(Inviato dall’autore, 18 gennaio 2021)


All'Insubria un ricercatore in lingua e storia ebraica grazie alla Rothschild Foundation

Gli ebrei e l'ebraismo in Lombardia e in generale nel Nord Italia sono nuovi temi di studio all'Università dell'Insubria, grazie a un ambito finanziamento di 72mila euro da parte della Rothschild Foundation di Londra. La più importante organizzazione europea per la promozione della cultura ebraica ha premiato, tra le tante richieste, quella del Dipartimento di Scienze umane e dell'innovazione per il territorio dell'ateneo, grazie alle competenze in materia del suo direttore, il professore Paolo Luca Bernardini, tra massimi esperti di cultura ebraica in Italia per quel che riguarda la prima età moderna. Nel panorama nazionale sono solo undici gli studiosi strutturati di queste discipline all'interno del corpo docente e sono presenti in soli otto atenei nessuno dei quali in Lombardia.
Vincitore del concorso dell'Insubria per l'assegno di ricerca, inizialmente triennale, è Piergabriele Mancuso, veneziano di 45 anni, uno dei maggiori ebraisti italiani, che ha all'attivo una grande quantità di pubblicazioni ed è apprezzato anche a livello internazionale, con un dottorato allo University College di Londra e soggiorni di ricerca in Israele, negli Stati Uniti e in molti altri Paesi. Mancuso non è solo storico della letteratura ebraica, medievale e moderna, ma anche studioso di musica ebraica, in particolare delle tradizioni spesso dimenticate degli ebrei italiani, e lui stesso suona la viola.
Piergabriele Mancuso ha iniziato con il 2021 la sua attività all'Insubria, dove si occuperà in particolare della storia e della presenza ebraica in Lombardia, e offrirà anche corsi di ebraico, moderno e biblico: «Milano si contende con Roma il primato di maggiore città ebraica in Italia - spiega il ricercatore -. Al di là dei numeri, Milano ospita una comunità estremamente variegata, fatta di ebrei di origine italiana (nel senso di ritualità italiana, altrimenti detti italkim) e askenazita, formata relativamente di recente da un travaso del gruppo mantovano, ma anche un'importantissima componente persiana (ex-Iran) e libica, ciascuna con i propri usi e costumi rituali, nonché tratti linguistici assolutamente peculiari. Anche le fonti archivistiche e i fondi sia privati sia pubblici sono vastissimi. Meno forte, anzi quasi del tutto assente l'interesse delle università lombarde per questa storia».
Soddisfatto il promotore del progetto Paolo Luca Bernardini: «Nostra intenzione è creare un centro di studi e ricerche, che chiameremo Padania Judaica. Centro Studi su Ebrei ed Ebraismo nella Regione Padana. Un centro che ci permetta di studiare l'immensa tradizione delle comunità ebraiche dell'area padana, da Trieste a Torino, da Venezia a Ferrara e Milano, per citare solo le maggiori. Per far questo ci coordineremo con centri di studio già affermati, come il Cdec di Milano, diretto da Gadi Luzzatto, e i centri della Svizzera italiana».
La presenza ebraica nel territorio insubre tocca anche le due sedi dell'ateneo: Como con la «Contrada degli Ebrei» e Varese con Jósef Leopold Toeplitz, amministratore delegato della Banca Commerciale che rese la città un vero colosso negli anni Venti del Novecento. E anche questi luoghi saranno materia di studio del nuovo ricercatore.

(CiaoComo.it, 18 gennaio 2021)


Netanyahu punta al voto degli arabi per vincere ancora

A marzo il Paese torna alle urne per la quarta volta in meno di due anni. Il premier ha bisogno di alleati: e li cerca fra gli avversari storici

di Sharon Nizza

TEL AVIV - Nella quarta campagna elettorale in meno di due anni, Benjamin Netanyahu estrae un nuovo per nulla scontato coniglio dal cappello: la caccia al voto arabo.
   Dismesso lo slogan "O Bibi oTibi" (Ahmad Tibi è un parlamentare arabo-israeliano di lungo corso), scusatosi per quando dichiarava «il governo della destra è in pericolo, gli arabi accorrono in massa alle urne», archiviati gli attacchi a chi in passato ha valutato un appoggio esterno della Lista Araba Unita (LAU), il premier in carica ora apre una nuova stagione nei rapporti tra la destra e l'elettorato arabo, che rappresenta il 21% della popolazione israeliana. E lo fa da Nazareth, la più grande città araba del Paese, dove mercoledì, in una conferenza stampa congiunta con l'influente sindaco Ali Salam, ha invocato «l'inizio di una nuova era di fratellanza, prosperità e sicurezza».
   Se ebrei e arabi cantano ora insieme per le strade di Dubai, perché non può accadere qui, ha domandato il premier, sostenuto dal sindaco che l'ha elogiato perché «quello che hai fatto tu per gli arabi, non l'ha mai fatto nessuno prima». Le sorprendenti dichiarazioni avvenivano mentre fuori un centinaio di manifestanti, tra cui i parlamentari arabi, protestavano vigorosamente per la presenza di Netanyahu in città e per «l'ipocrisia di un premier mosso soltanto dall'interesse per l'immunità». Non da Covid, ma quella giudiziaria.
   Alle legislative del 23 marzo, infatti, dopo 11 anni consecutivi al governo, Netanyahu si gioca il proprio futuro politico. Con il processo a suo carico che entra a breve nella fase dibattimentale - tre sedute a settimana - e con sempre più avversari che «tutto tranne Bibi», guarda a ogni possibile alleato. L'idea che un aiuto potesse arrivare proprio dall'elettorato arabo ha cominciato a prendere forma un paio di mesi fa, quando Ahmad Mansour, uno dei parlamentari della LAU, ha aperto una polemica con il suo partito rispetto alla necessità di collaborare con il governo per promuovere le campagne critiche per il settore arabo, in primis la lotta alla criminalità, che solo nel 2020 ha fatto 112 vittime nelle principali città arabe. Una visione condivisa dall'82% dell'elettorato arabo, secondo un sondaggio riportato da Mohammad Darawshe, noto attivista civile che ha fondato Ma'an, un nuovo partito arabo che si pone come forza più centrista e sta cercando un'alleanza con il capo dell'opposizione Yair Lapid.
   I critici della LAU - che oggi ha 15 seggi - dicono che, mettendo in cima all'agenda la causa palestinese (secondo Darawshe, solo il 9% degli elettori arabi crede che questa dovrebbe essere la priorità), hanno trascurato le necessità quotidiane del proprio elettorato. "Se Netanyahu approvasse ora un piano contro la criminalità, potrebbe ottenere quattro mandati" ci dice Dema Taya, 29 anni, che l'anno scorso è stata la prima donna musulmana a presentarsi alle primarie del Likud. Seppure inquadrata nella battaglia per la sua sopravvivenza politica, la mossa di Netanyahu sta producendo due effetti visti di buon occhio anche dai critici più feroci: altri partiti, a destra come a sinistra, cercano ora il proprio candidato arabo e le rivendicazioni della popolazione araba sono finalmente al centro del dibattito in prime time. "Non si è mai parlato della società e degli elettori arabi come sta accadendo ora" ci dice il giornalista Jalal Banna. "È un'occasione d'oro che va sfruttata fino in fondo e che deve diventare una consuetudine, non solo in campagna elettorale".

(la Repubblica, 17 gennaio 2021)


Tenere lontano l'Iran dai suoi confini è la strategia di Israele

di Ugo Volli

A metà della settimana scorsa Israele ha compiuto la sua incursione più massiccia da anni contro la rete di armamento iraniana in Siria, distruggendo diversi siti al confine con l'Iraq, in cui erano depositate o si fabbricavano armi avanzate per Hezbollah e, a quanto pare, erano accumulati anche materiali necessari al progetto di armamento atomico iraniano. E' un'altra tappa di una vera e propria guerra aerea di attrito, con cui lo Stato ebraico si impegna da anni per fronteggiare l'avvicinamento ai suoi confini dell'esercito iraniano, premessa strategica per un attacco genocida mille volte annunciato.
   L'aspetto che colpisce di più è che queste numerose incursioni aeree si spingono in profondità nel territorio della Siria, ma non incontrano resistenza efficace né dall'esercito siriano (e si capisce, distrutto com'è dalla guerra civile), né da quello iraniano, nonostante le continue fanfaronate degli ayatollah. Evidentemente la disparità di mezzi e preparazione è tale che l'Iran non è in grado di difendere le proprie postazioni ma può solo progettare come rappresaglia qualche attacco di sorpresa o di terrorismo - e Israele ne è consapevole e si guarda le spalle meglio che può.
   Sorprende ancor di più che la Russia, alleata di Siria e Iran e ben presente su quel teatro, non provi a fermare Israele. Ogni tanto un ambasciatore russo intona una ramanzina, o un generale fa minacce generiche. Ma in pratica i russi si guardano bene dal provare a sparare coi loro S400 e S500, pur vantati come la migliore antiaerea del mondo, contro gli aerei israeliani. Molti analisti si interrogano su questa inazione. Una spiegazione tecnica è che forse pure queste armi sono in difficoltà di fronte ai sofisticati F35 Adir israeliani: anche se ne abbattessero qualcuno, riceverebbero una risposta devastante, che non farebbe bene al morale e al commercio militare russo. La seconda risposta è che, a differenza dell'Urss, la Russia non ha con gli ayatollah un'alleanza ideologica ma solo pragmatica. E' disposta ad armarli, ad aiutarli a controllare la Siria in cambio di basi aeree e navali, ma non vuole farsi coinvolgere in una guerra contro Israele, incerta e da cui non ha nulla da guadagnare. E dunque ha fatto con Israele un accordo di non aggressione, come peraltro ne ha stretto uno con la Turchia. Per il momento Israele continua a difendersi, e nel tempo della difficile transizione americana manda all'Iran, alla Russia, ai suoi alleati in Medio Oriente e anche a Biden un messaggio molto preciso: che intende continuare a farlo.

(Shalom, 17 gennaio 2021)


Abu Mazen convoca le elezioni dopo 15 anni. Ma senza grandi entusiasmi

Anche se da un punto di vista notoriamente anti-israeliano, le informazioni di questo giornale sulla situazione in Israele sono spesso utili. NsI

di Michele Giorgio

Gerusalemme UI Il decreto con il quale il leader dell'Autorità nazionale Abu Mazen venerdì ha convocato le elezioni non ha suscitato particolari entusiasmi nella popolazione palestinese in Cisgiordania e Gaza. La reazione invece delle forze politiche e della società civile è stata positiva. Se le elezioni si terranno il dubbio è legittimo visto che ad annunci simili in passato non è poi seguito il voto — i palestinesi dei Territori occupati torneranno alle urne per la prima volta dopo 15 anni, il prossimo 22 maggio per eleggere i membri del Consiglio legislativo e il 31 luglio, dopo 16 anni, per scegliere il presidente dell'Anp. Infine il 31 agosto saranno chiamati, anche nella diaspora, a rinnovare il Consiglio nazionale palestinese, il Parlamento dell'Olp. Anche il movimento islamico Hamas, avversario del partito Fatah, ha applaudito al decreto.
   Il mese scorso il capo del suo ufficio politico, Ismail Haniyeh, aveva scritto alla presidenza dell'Anp per affermare che il voto rappresenta l'unica soluzione allo scontro lacerante tra Fatah e Hamas che nel 2007 ha politicamente diviso Gaza dalla Cisgiordania. Abu Mazen vuole le elezioni anche a Gerusalemme est. La parte araba della città è occupata da Israele e sono minime le possibilità che venga concesso ai palestinesi che vi abitano di partecipare al voto per l'Anp. Non pochi si interrogano sui motivi che hanno spinto Abu Mazen a convocare le elezioni. Il conflitto Fatah-Hamas è meno intenso di qualche tempo fa ma sempre vivo e si teme che i due partiti, oltre i proclami di facciata, faranno in modo da ostacolarsi nelle aree sotto il loro controllo. Il fatto che le legislative e le presidenziali non si svolgeranno nello stesso giorno genera il sospetto che se il risultato delle prime non sarà soddisfacente per una delle due parti, le seconde potrebbero saltare. Hamada Jaber, analista del Palestinian Center for Policy and Survey Research di Ramallah, dice al manifesto che «l'Anp punta a legittimarsi con le elezioni agli occhi dell'Ue e dell'Amministrazione Biden con cui intende instaurare rapporti di collaborazione dopo il gelo con gli Usa causato dalle politiche di Donald Trump». Poi, aggiunge Jaber, «si deve tenere presente che il mandato di Abu Mazen è scaduto nel 2009. Il presidente è molto anziano (85 anni, ndr) e una sua improvvisa uscita di scena troverebbe le istituzioni dell'Anp ferme. Il Consiglio legislativo da molti anni è inattivo a causa dello scontro Fatah-Hamas». Scontro che l'esito delle elezioni potrebbe addirittura riaccendere. L'ultima volta che si votb in Cisgiordania e Gaza, nel 2006, il movimento islamico vinse con ampio margine le legislative sbaragliando gli avversari. Il risultato non fu accettato da Fatah così come da Israele, dall'Ue e dagli Stati uniti. Il governo islamista fu boicottato, la paralisi fu totale e quasi tutti i deputati di Hamas in Cisgiordania e a Gerusalemme furono arrestati dai servizi di sicurezza israeliani. Gli islamisti ricambiarono il «favore» l'anno successivo prendendo il potere con la forza a Gaza (centinaia i morti). «Non è più così popolare — spiega Jaber — però a Gaza Hamas resta la forza di maggioranza e la lista islamica ha le potenzialità per ottenere un buon risultato anche in Cisgiordania». Su Fatah gravano peraltro le divisioni interne, sottolinea l'analista, «i suoi principali esponenti duellano tra di loro. Inoltre una possibile lista dello scomunicato di Fatah, Mohammed Dahlan, è accreditata di 6-7 seggi che si coalizzerebbero più con Hamas che con il partito di Abu Mazen».

(il manifesto, 17 gennaio 2021)


Lo shock di Sami, espulso dalla scuola

La voce del piccolo Modiano, colpito dalle Leggi razziali. Dal capitolo "Cacciato dalla scuola"

di Walter Veltroni

Io, Sami, ero molto bravo a scuola. A otto anni sapevo già parlare quattro lingue: il ladino, lo spagnolo, il greco e, ovviamente, l'italiano. Quelli più bravi di me sapevano anche il turco. Vi chiederete cosa sia il ladino. Non è un errore di stampa, non volevo scrivere "latino". Magari sapessi parlare la lingua degli antichi romani! No, il ladino una lingua parlata dagli ebrei di origine spagnola che, tanto per cambiare, furono cacciati dalla Penisola iberica e dal Portogallo proprio nell'anno in cui Cristoforo Colombo andava a scoprire l'America. Parliamo del 1492.
   Dovete sapere che la mia città era rimasta sotto il dominio ottomano, in sostanza turco, per quattro secoli, un tempo infinito. La comunità ebraica era riuscita a convivere coni musulmani e con i cristiano-ortodossi, sotto l'impero ottomano. Poi, all'inizio del Novecento, al termine della guerra tra Turchia e Italia, era stata definita territorio italiano. Una vera stranezza per un'isola che si trovava nel mar Egeo, a un passo dalla Grecia. Comunque, nel giro di qualche anno, Rodi era persino diventata una provincia, come Latino Sondrio, e aveva la sua targa, RD, per le poche auto che erano state immatricolate. Da quando erano arrivati gli italiani, le cose erano molto cambiate.
   L'Italia per noi all'inizio significò modernizzazione, apertura all'Occidente. Eravamo contenti. Furono fatte le strade, diffuse l'energia elettrica e l'acqua. Insomma la città dei fiori, in quegli anni, fiorì. Io mi sentivo pienamente italiano, molti amici di mio padre lo erano; gli uffici, i giornali, le scritte per le vie, tutto era italiano. Ci sentivamo sicuri e tranquilli, anche noi ebrei. Almeno fino al 1938. Quando tutto cambiò. In pochi giorni la nostra vita divenne un incubo. Io ero bambino e non riuscivo a spiegarmi il clima cupo che c'era in casa, la crescente preoccupazione che leggevo sul volto di mio padre, le conversazioni con gli altri membri della comunità ebraica di Rodi, esseri umani che stavano, come tutti gli altri in tutta Italia, per precipitare nell'inferno della sofferenza. Capivo che qualche nuvola era in arrivo, però non la vedevo. Ma presto arrivò un temporale, con una grandine nera e cattiva.
   Me ne sono accorto quel mattino di ottobre del 1938 quando il maestro ha pronunciato all'improvviso il mio cognome. Pensavo volesse interrogarmi e invece mi ha detto solamente sei parole che non potrò mai dimenticare «Samuel Modiano, sei espulso dalla scuola». Me le ha sussurrate sottovoce, imbarazzato. Non mi ha detto perché, non mi ha spiegato. Non trovava le parole, evidentemente, per motivare una mostruosità come quella a cui le Leggi razziali lo stavano costringendo. Immaginate cosa possa significare per un bambino di otto anni e mezzo, senza colpe, sentirsi dire davanti a tutta la classe, davanti a tutti i suoi compagni, che deve andarsene, subito. Immaginate cosa possa significare, con quella mortificazione nel cuore, riprendere le proprie cose e chiudersi la porta dell'aula alle spalle sapendo di lasciare per sempre quello che, insieme alla casa, consideravi il tuo ambiente naturale. Non avrei più giocato con i miei amici, non avrei più potuto sedere al mio banco, dimostrare se ero capace o no, in primo luogo a me stesso. La testa mi scoppiava: cosa potevo aver fatto per meritare una cosa del genere? Ero sempre stato tra i più bravi della classe, prendevo sempre voti alti, i miei compagni mi rispettavano, in condotta non mi comportavo diversamente dagli altri.
   Nella scuola italiana di Rodi c'erano bambini di tutte le religioni Cerano ebrei, cattolici, ortodossi. Diversi l'uno dall'altro, ma insieme. Come gli adulti che si affollavano in città,che lavoravano fianco a fianco, frequentavano gli stessi luoghi e compravano le merci negli stessi negozi. Diverse religioni, ma una sola umanità. Com'era giusto che fosse, come dovrebbe essere sempre. Invece quel maestro, il mio maestro, mi stava cacciando. Mi sembrava un incubo. Mi ha appoggiato la mano sulla testa, anche lui era dispiaciuto, mi ha persino asciugato le lacrime e poi mi ha detto che avrei compreso in seguito, che mio padre mi avrebbe spiegato. Io piangevo, mi sono sentito colpevole di qualcosa che non capivo cosa fosse. Mi sono chiesto, nella strada fino a casa, cosa avessi fatto, dove e quando avessi consumato una colpa così grave da meritare l'espulsione. lo, solo io, Samuel Modiano, venivo cacciato dalla mia scuola. Avrei dovuto dirlo a mio padre, avrei dovuto dargli questo dolore, costringerlo al disonore di un figlio indegno di stare con altri bambini in una classe. Ho pensato di tacere, tanta era la vergogna. Ma non me la sentivo di mentire e, piangendo, gli ho rivelato la dura verità. Lui ha indovinato subito, credo se lo aspettasse. Prima mi ha consolato, con l'affetto di un padre. Poi ha cercato di spiegarmi. Io capivo. Ma non accettavo quello che lui mi stava dicendo con tanta sensibilità e tanta cura per i miei sentimenti feriti. lo non mi sentivo diverso da nessuno dei miei compagni di classe, io ero uguale a loro. lo sono uguale a loro. E poi perché ce l'hanno tanto con noi ebrei? È una colpa essere nato ebreo? Io sono bravo a scuola, studio, mi comporto bene, perché devo essere cacciato, isolato, marchiato per una colpa che non esiste? Sono ebreo, e allora? Ma da poco erano state approvate da Mussolini le Leggi razziali.

(Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 2021)


«Sinagoghe molto frequentate e giovani attenti ai bisognosi»

La XXII Giornata per l'approfondimento e lo sviluppo del dialogo cattolici ed ebrei, promossa dalla Cei, ferma la sua attenzione sul Libro del Qoèlet che mette in discussione il senso della vita davanti al comune destino della morte. Oggi è difficile per un rabbino - che porta la religione della speranza, cosl come un prete e ogni ministro del culto -, dare fiducia? A rispondere è rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano che spiega. «E necessario riuscire a comunicare speranza, perché le persone, oggi più che mai, hanno assolutamente bisogno di ricevere messaggi di speranza. Anche noi a livello personale sentiamo questa urgenza, anche perché non possiamo comunicare cose diverse da quelle che sentiamo. Credo che sia un dovere comunicare la speranza, ma soprattutto che dobbiamo viverla perché questo è un elemento fondamentale Purtroppo dobbiamo comunicare anche la preoccupazione: non faremmo un buon servizio alle persone dicendo cose che non sentiamo. Di questo sono assolutamente convinto».

- Certamente non sono mancate, per lo svolgimento del culto, difficoltà concrete che hanno coinvolto, sul piano pratico, ogni confessione religiosa, ma come valuta questo momento dal punto di vista spirituale e di fede?
  «C'è stata, credo, molta paura. Tuttavia, devo dire che mi aspettavo per questo molte assenze al tempio: ci sono state, in effetti, ma hanno riguardato soprattutto le persone anziane Molti altri hanno continuato a venire, quindi esiste la necessità di un riferimento spirituale Ritengo che tutti abbiano avuto questo bisogno, io inprima persona. Nel primo si era chiusi in casa, tutto era bloccato: era una condizione terribile, ma, paradossalmente, molto chiara e questo rappresentava un vantaggio nel dramma. La situazione, con l'arrivo della seconda ondata, è stata meno definita, più confusa. Si può uscire, i templi sono rimasti aperti, anche se con grandi difficoltà a causa delle mascherine e per i distanziamenti, considerando che alcune nostre realtà e sinagoghe sono piccole e hanno avuto problemi ad accogliere le persone».

- Molte comunità di diverse fedi hanno registrato un ritorno, seppure parziale, delle giovani generazioni, che magari si sono impegnate di più nell'aspetto caritativo, ma che, poi, hanno incominciato a frequentare, nel caso cristiano, le chiese. Anche per voi è stato cost?
  «Direi di sì. Abbiamo registrato un grande aiuto portato alle persone. I giovani si sono dati davvero tanto da fare ad aiutare gli anziani, i malati e coloro che si sono trovati, per diverse ragioni, in difficoltà. Ma c'è stata anche una partecipazione notevole all'attività religiosa e un fenomeno, in tale contesto, è stato abbastanza sorprendente. Infatti, già nel primo lockdown, abbiamo proposto lezioni su Zoom o Facebook, che hanno avuto un successo assolutamente insperato».

- Sono state lezioni di spiritualità, di cultura, centrate sulla Scrittura?
  «Sì. Anch'io tengo alcune lezioni ogni settimana, e così altri tra noi. Credo che, ormai, ci siano più lezioni ogni giorno, tutte seguite da centinaia di persone, comunque, molte di più di quando erano realizzate in presenza. Questo da una parte è dovuto alla situazione, perché le persone restano in casa e, quindi, hanno più possibilità e tempo a disposizione, ma, dall'altra, penso che indichi una precisa necessità spirituale».

- La sensazione «di essere tutti sulla stessa barca» viene percepita anche a livello di dialogo interreligioso nei rapporti personali tra i rappresentanti delle fedi e i ministri del culto?
  «Direi che questa è una sensazione generalizzata. L'idea che siamo sulla stessa barca, come è stato sottolineato, e che siamo davanti a ciò che non possiamo controllare, ritengo che abbia in sé un profondo significato religioso. Tutti noi ci troviamo di fronte a qualcosa che è diverso dal modo e dall'esperienza che abbiamo fatto fino adesso nella società in cui abbiamo vissuto, che, appunto, ci ha illuso di poter avere un controllo totale sulle cose e sugli eventi. Per un religioso è ovvio che nulla è sotto il nostro controllo, ma un'altra cosa è viverlo come esperienza diffusa tra la gente».

- Quali sono i «numeri» della comunità ebraica di Milano?
  «Circa 5700 persone sono iscritte in comunità e, poi, vi è anche un altro migliaio di ebrei che non è iscritto. Abbiamo provenienze da vari Paesi del mondo».

(Avvenire, 17 gennaio 2021)


Quando la dittatura si nasconde dietro il "codice etico"

di Francesco Bertolini

Al Sisi ha un profilo twitter, cosi come Erdogan e Kim Jong-un. Non sono propriamente dei passerottini che invitano all'armonia dell'universo e che hanno a cuore il benessere dei propri cittadini, ma non sono stati mai oggetto di censure da parte dei social media. Il presidente in carica degli Stati Uniti è stato invece silenziato, una società privata ha deciso che i suoi cinguettii erano contrari al codice etico dell'azienda. I codici etici sono il nuovo vangelo; tutte le grandi corporation hanno un codice etico, l'aveva anche Enron, travolta da una truffa di 130 miliardi di dollari, l'aveva Lehman Brothers, travolta dai mutui subprime, l'aveva Parmalat, a sua volta fallita per comportamenti fraudolenti.
   Ma nessuno osa mettere in discussione i codici etici; decidono ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, in una deriva moralista ormai fuori controllo. Tutte le tragedie della storia e le dittature sono nate su valori che al tempo erano convincenti, erano la parte giusta della storia, erano il buono di fronte al nemico di turno, ebreo, polacco, nero, omosessuale e via dicendo.
   Le tragedie della storia avevano spesso un attore protagonista, un paranoico, spesso convincente e soprattutto carismatico. Oggi difficile intravedere questo tipo di personaggi; oggi i veri attori protagonisti sono loro, le piattaforme social, in grado di manipolare miliardi di persone in un tempo infinitamente più breve rispetto al passato. Non è solo una questione di potere economico; si parla tanto di democrazia e di ruolo pubblico.

 Quanta ipocrisia
  Si è delegata la soluzione della pandemia all'industria farmaceutica, garantendogli uno scudo legale, e si è lasciato campo aperto alle big tech per quanto concerne la comunicazione e l'informazione. Quanta ipocrisia nel rivendicare il ruolo degli stati, quando la salute e l'informazione sono totalmente in mano a soggetti privati, quotati in borsa, espressioni di patrimoni enormi, ma che hanno un codice etico che tutela i loro clienti, i loro utenti, i loro fornitori e tutti coloro che vengono definiti stakeholder dell'azienda.
   Un codice etico stilato dal paranoico moderno, che non incita alla conquista del mondo con una avanzata militare, ma che il mondo l'ha già conquistato, omologando miliardi di persone al suo codice etico, fatto di principi che si diffondono come un virus, infettando le menti di tutti coloro che dovrebbero essere tutelati dal famoso codice etico. E, come un virus, insieme al virus, il codice etico richiede un vaccino, e soprattutto, come sempre avvenuto prima delle grandi tragedie della storia, richiede dei colpevoli, ha bisogno di individuare le minacce al codice etico che ha definito ciò che è buono e giusto.
   Tutti coloro che non seguono le regole del codice etico diventano la minaccia da eliminare, come un bug informatico che rischia di infettare il sistema. Quando questa lucida follia infetta le masse, la contagiosità sociale esplode, e risveglia gli istinti dell'uomo comune, che diventa a sua volta un fedele servitore del codice etico, un fautore di un modello da cui non si può scappare e nei confronti del quale non si può dissentire.

(Libero, 17 gennaio 2021)


C’è un libro non ancora scritto di cui per ora si conosce soltanto il titolo: “La dittatura democratica dei buoni”. E’ un titolo in cerca di autore; non è brevettato; chi vuole può appropriarsene senza incorrere in denunce. Eventualmente potrebbe ricevere qualche spunto da questo articolo e da qualche intervento che potremmo fare in seguito. Un primo esempio viene dal caso Trump. I buoni hanno formulato il loro giudizio: Trump è cattivo. Ma così cattivo che più cattivo non si può. Ed è stato subito punito: gli è stata tolta la parola. Trump ha fatto un uso illecito della parola generosamente concessagli da Twitter, e Twitter è intervenuto. Basta, Trump non parla più. Ma chi è Twitter? E’ individuabile una persona precisa dietro a questa sigla, chiedergli conto dell’uso che fa della sua autorità? No, ma non è necessario. Twitter è parte della voce dei buoni, un social che insieme a tanti altri diffonde l’inesorababile ed unica voce che impone, in forma dittorialmente democratica, quello che devono pensare i buoni cittadini prima ancora che possano trasformare in parole i loro pensieri. La voce dei buoni è come quella del vento: tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va. Così è la voce dei buoni: la voce di un’etica universale che instancabilmente prepara la terra all’arrivo del buonissimo tra tutti gli uomini: il BUONO tra i buoni, tanto buono che più buono non si può. E il mondo, convinto, gli andrà dietro. M.C.


Media: Israele va denigrato per la sua impareggiabile campagna vaccinale

Quotidiani e mezzi di comunicazione da entrambe le sponde dell'Atlantico si agitano - e distorcono la verità - per colpire Israele a causa del suo straordinario successo nella campagna di vaccinazione contro il Covid-19.

di Richard Kemp*

Un'operatrice sanitaria parla con una donna arabo-israeliana prima di somministrarle il vaccino,
al Clalit Health Services, nella città araba di Umm al Fahm, in Israele, il 4 gennaio 2021.
Il pregiudizio contro lo Stato ebraico è così forte nei media occidentali che le azioni meritorie che garantiscono i titoli dei giornali, se attribuibili a qualsiasi altro Paese, vengono spesso ignorate, minimizzate o denigrate quando si tratta di Israele. Quando ad esempio, in qualsiasi parte del mondo si verifica un disastro, Israele è spesso il primo, o tra i primi, a offrire aiuto e inviare soccorsi. Più di recente, lo scorso mese, le Forze di Difesa israeliane hanno inviato in Honduras una squadra di soccorritori a seguito delle devastazioni causate dagli uragani di categoria 4 Eta e Iota, che hanno lasciato migliaia di persone senza casa.
  Negli ultimi quindici anni, le missioni di soccorso dell'IDF sono state inviate in Albania, in Brasile, in Messico, in Nepal, nelle Filippine, in Ghana, in Bulgaria, in Turchia, in Giappone, in Columbia, a Haiti, in Kenya, negli Stati Uniti, in Sri Lanka e in Egitto, e in molti altri Paesi negli anni passati.
  Nell'ambito dell'Operazione "Good Neighbour" ("Buon Vicinato"), condotta tra il 2016 e il 2018, l'IDF ha istituito ospedali da campo sul confine siriano per curare i civili feriti dalla violenza che imperversava nel loro Paese e ha inviato rifornimenti vitali in Siria, una nazione che è in guerra con Israele, per aiutare le persone che là soffrono.
  In pochi al di fuori dei confini israeliani, oltre alle comunità ebraiche di tutto il mondo e ai luoghi che hanno beneficiato dell'assistenza dell'IDF, hanno una pallida idea di tutto ciò, e questo perché i media non mostrano alcun interesse. In alcuni casi, nelle notizie sui Paesi che hanno inviato squadre di soccorso nei posti colpiti dai disastri è stata omessa la presenza di Israele, pur sapendo che l'IDF gioca un ruolo importante.
  La stessa politica negativa [da parte della stampa e di molti presunti gruppi per i diritti umani] si estende ad altri importanti benefici che Israele ha recato al mondo, tra cui l'innovazione scientifica, la tecnologia medica e l'intelligence salva-vita. Va contro i piani editoriali parlare dello Stato ebraico positivamente, a meno che non si riesca in qualche modo a distorcere una bella storia e a farla diventare brutta.
  Un esempio recente di ciò è offerto su entrambe le sponde dell'Atlantico da quotidiani e mezzi di comunicazione che si agitano - e distorcono la verità - per colpire Israele a causa del suo straordinario successo nella campagna di vaccinazione contro il Covid-19. Nel Regno Unito, il Guardian ha scritto:
    "A due settimane dall'inizio della sua campagna vaccinale, Israele sta somministrando più di 150 mila dosi al giorno, coprendo oltre 1 milione dei suoi 9 milioni di cittadini, una percentuale notevolmente più alta rispetto agli altri Paesi".
Con il mondo così concentrato sull'emergenza Covid-19 e sulle reazioni nazionali in ogni parte del globo, giornali come il Guardian difficilmente potrebbero evitare di riportare il successo conseguito da Israele, sebbene avrebbero preferito non farlo. Pertanto, l'articolo, in base alla loro ottica, è stato titolato come segue: "Palestinesi esclusi dalla campagna vaccinale israeliana, le dosi somministrate solo ai coloni".
  Accusando di fatto Israele di razzismo per trascurare gli arabi palestinesi, il Guardian ha scritto: "I palestinesi della Cisgiordania e di Gaza, occupate da Israele, non possono far altro che guardare e attendere". Dall'altra sponda dell'Atlantico, la Public Broadcasting Service (PBS) ha titolato giulivamente il suo articolo sul successo israeliano: "I palestinesi lasciati in attesa mentre Israele è pronto a distribuire il vaccino contro il Covid-19". Il Washington Post ha pubblicato un pezzo che cela sentimenti altrettanto malevoli sotto il titolo: "Israele sta iniziando a vaccinare la popolazione, ma i palestinesi potrebbero dover aspettare mesi".
  Com'era prevedibile, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari è balzato su questo traballante carrozzone, pubblicando sul suo sito web una dichiarazione congiunta di una serie di organizzazioni per i diritti umani, sollevando le stesse critiche e rivendicando erroneamente violazioni del diritto internazionale. Ken Roth, direttore esecutivo di Human Rights Watch - un'organizzazione che il suo fondatore, il compianto Robert L. Bernstein, lasciò proprio a causa della sua posizione iniqua contro Israele - in un tweet ha asserito: "Il trattamento discriminatorio dei palestinesi da parte di Israele" e in un altro tweet ha dichiarato: "[Israele] non ha vaccinato un solo palestinese".
  Non volendo essere lasciata fuori da questi sforzi gratuiti per attaccare Israele, anche Amnesty International ha mosso a Israele accuse di violazione del diritto internazionale, non vaccinando gli arabi palestinesi.
  Come per la maggior parte delle notizie riguardanti Israele apparse nei media mainstream e nella propaganda, inesorabilmente sfornate dai cosiddetti gruppi per i diritti umani, queste calunnie sono del tutto false. Gli arabi palestinesi che vivono in Giudea e in Samaria, o in Cisgiordania e a Gaza, non sono nemmeno cittadini israeliani e non sono iscritti agli istituti preposti all'assistenza sanitaria israeliana.
  Ai sensi degli Accordi di Oslo tra Israele e i palestinesi firmati negli anni Novanta, che prevedevano la creazione dell'Autorità Palestinese (AP), solo quest'ultima e non Israele, è responsabile dell'assistenza sanitaria della propria popolazione, comprese le vaccinazioni. Quasi 150 membri delle Nazioni Unite riconoscono la "Palestina" come Stato, ma questi media e organismi per i diritti umani, che mostrano pregiudizi deplorevolmente prevedibili, non possono permettere all'ONU di farlo.
  L'Autorità Palestinese ha i suoi piani per vaccinare la propria popolazione, anche a supporto dello schema di vaccinazione Covax dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, piani che sono stati segnalati dagli stessi media che tentano di diffamare Israele.
  Nei giorni in cui lo Stato ebraico stava pianificando il suo programma di vaccinazione e procurandosi i vaccini, l'AP aveva interrotto i propri rapporti con Israele. Ma da quando i contatti sono stati ripristinati, fino ad ora, né l'Autorità Palestinese né il regime terroristico di Hamas che governa la Striscia di Gaza hanno chiesto aiuto a Israele per le vaccinazioni, preferendo evidentemente percorrere la propria strada. Tuttavia, fino al 5 gennaio, un funzionario dell'AP ha affermato che l'Autorità Palestinese sta valutando con Israele la possibilità che le vengono forniti alcuni vaccini, ipotesi che le autorità israeliane sembra stiano prendendo in considerazione.
  Inoltre, secondo quanto riportato, alcune dosi di vaccino erano già state fornite segretamente da Israele all'AP, a seguito di precedenti approcci non ufficiali. La ragione di questo approccio che è una sorta di specchietto per le allodole è l'imbarazzo che l'Autorità Palestinese ha nel chiedere pubblicamente assistenza a Israele, contro cui si accanisce puntualmente e che denigra a ogni occasione. Ma tutto ciò rischia di essere ignorato e diffuso da parte della maggioranza dei media: non si adatta alla loro linea di lavoro.
  È risibile l'idea avanzata da alcuni commentatori dei media e da organizzazioni per i diritti umani secondo la quale Israele potrebbe essere autorizzato a vaccinare i cittadini di Gaza, i cui governanti hanno lanciato razzi letali in territorio israeliano prima e dopo l'inizio della pandemia. Cosa stanno facendo questi opinionisti e gruppi di attivisti per i diritti umani per persuadere la comunità internazionale ad aiutare i cittadini di Gaza nella difficile situazione in cui versano?
  Contraddicendo le accuse di perseguire una politica razzista o di "apartheid", Israele sta vaccinando i suoi cittadini arabi sin dall'inizio della campagna vaccinale. Considerato il fatto che in queste comunità è stata riscontrata una certa riluttanza a vaccinarsi, il governo israeliano, insieme ai leader della comunità araba, sta compiendo degli sforzi concertati per incoraggiarli a farlo, e a tale scopo, il primo ministro Netanyahu si è recato di recente in due città arabe, invitando la popolazione a non avere timore del vaccino.
  Il giornalista del Jerusalem Post Seth Frantzman conferma personalmente che gli arabi a Gerusalemme Est sono stati vaccinati o stanno per esserlo. Queste persone vengono catalogate da Ken Roth come cittadini palestinesi, smentendo in tal modo quanto da lui asserito che Israele "non ha vaccinato un solo palestinese".
  Secondo Frantzman, ci sono casi di persone che non hanno la cittadinanza israeliana e che vengono vaccinate presentandosi ai centri di vaccinazione. Cita l'esempio di un cittadino palestinese in Giudea che è stato vaccinato dalle autorità israeliane nonostante non avesse una tessera sanitaria, dimostrando che "le autorità sanitarie israeliane stanno facendo tutto il possibile per vaccinare il maggior numero di persone, indipendentemente dal fatto che siano arabe o ebree".
  Come penserebbe chi conosce Israele anche minimamente, il suo governo farà tutto il possibile per aiutare i palestinesi in Giudea e in Samaria e a Gaza nella loro lotta contro il coronavirus.
  Nonostante le solite accuse contrarie, l'IDF afferma di aver accolto e agevolato nella Striscia di Gaza tutte le richieste di assistenza sanitaria di qualsiasi tipo, compresi i ventilatori polmonari, i generatori di ossigeno e le apparecchiature per effettuare i test per il Covid-19. Ciò risulta consono alla comprovata esperienza delle Forze di Sicurezza israeliane nel fare tutti gli sforzi possibili per coordinare gli aiuti umanitari per la popolazione di Gaza, anche durante i periodi di intenso conflitto avviato dai terroristi di Gaza.
  Anche il New York Times sferra un colpo a Israele, ma da una prospettiva diversa. Pur rilevando le critiche sul "fallimento" nel vaccinare i palestinesi, il quotidiano si sofferma sulle astruse insinuazioni che il successo di Israele è legato al desiderio del primo ministro Netanyahu "di rafforzare la sua immagine malconcia". In un modo o nell'altro, i giornalisti sono determinati a far sì che i risultati conseguiti da Israele non debbano essere visti sotto una luce positiva.
  Lo stesso approccio può essere ravvisato negli Accordi di Abramo del 2020, un risultato storico in una pace finora elusiva tra Israele e gli arabi. Tali accordi sono stati accolti con insensibile cinismo dai media e dai veterani costruttori di pace, le cui stesse soluzioni proposte sono ripetutamente fallite. Molti leader politici europei hanno seguito l'esempio. La loro pluridecennale opposizione allo Stato ebraico è stata innescata in gran parte da un desiderio interessato di schierarsi con un mondo arabo fortemente contrario all'esistenza di Israele fino al punto di combattere.
  Lord David Trimble, ex primo ministro dell'Irlanda del Nord e vincitore del Premio Nobel per la pace, a novembre, ha proposto le candidature al Premio Nobel del premier israeliano Benjamin Netanyahu e del principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed Bin Zayed. Lord Trimble ha riconosciuto che Netanyahu è la forza trainante degli Accordi di Abramo, le cui origini risalgono a un suo discorso pronunciato durante una sessione congiunta del Congresso, nel 2015, quando prese posizione contro le ambizioni nucleari iraniane. La posizione solitaria di Netanyahu, non sfuggì ai leader arabi, i quali iniziarono a rendersi conto di avere una causa in comune con lo Stato di Israele, il che avrebbe potuto offrire loro un futuro più luminoso di quello gravato da inutili animosità.
  Da decenni, in nessuna parte del mondo è stato compiuto alcun passo più importante in direzione della pace. A ottobre, vedremo se Netanyahu riceverà il premio Nobel per la pace. Se così non fosse, sarà dovuto allo stesso disprezzo mostrato da parte del New York Times e di molti sedicenti intellettuali occidentali nei confronti di questo primo ministro che, sebbene sia controverso in patria e all'estero, rappresenta quello spirito israeliano che costoro sembrano determinati a denigrare ad ogni occasione, anche di fronte a risultati così straordinari come gli Accordi di Abramo e una impareggiabile campagna vaccinale.

* Il colonnello Richard Kemp è stato comandante delle forze britanniche. È stato anche a capo della squadra internazionale contro il terrorismo nell'Ufficio di Gabinetto del Regno Unito e ora è autore e conferenziere su questioni internazionali e militari.

(Gatestone Institute, 16 gennaio 2021 - trad. di Angelita La Spada)



Il Re dei Giudei

PREDICAZIONE
Marcello Cicchese
ottobre 2019
Dalla Sacra Scrittura

MATTEO 2
  1. Or essendo Gesù nato in Betleem di Giudea, ai dì del re Erode, ecco dei magi d'Oriente arrivarono in Gerusalemme, dicendo:
  2. Dov'è il re de' Giudei che è nato? Poiché noi abbiam veduto la sua stella in Oriente e siam venuti per adorarlo.
  3. Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui.
  4. E radunati tutti i capi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere.
  5. Ed essi gli dissero: In Betleem di Giudea; poiché così è scritto per mezzo del profeta:
  6. E tu, Betleem, terra di Giuda, non sei punto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un Principe, che pascerà il mio popolo Israele.
  7. Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s'informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparita;
  8. e mandandoli a Betleem, disse loro: Andate e domandate diligentemente del fanciullino; e quando lo avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo.
  9. Essi dunque, udito il re, partirono; ed ecco la stella che avevano veduta in Oriente, andava dinanzi a loro, finché, giunta al luogo dov'era il fanciullino, vi si fermò sopra.
  10. Ed essi, veduta la stella, si rallegrarono di grandissima allegrezza.
  11. Ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi, lo adorarono; ed aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.
  12. Poi, essendo stati divinamente avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, per altra via tornarono al loro paese.

GIOVANNI 18
  1. Poi, da Caiàfa, menarono Gesù nel pretorio. Era mattina, ed essi non entrarono nel pretorio per non contaminarsi e così poter mangiare la pasqua.
  2. Pilato dunque uscì fuori verso di loro, e domandò: Quale accusa portate contro quest'uomo?
  3. Essi risposero e gli dissero: Se costui non fosse un malfattore, non te lo avremmo dato nelle mani.
  4. Pilato quindi disse loro: Pigliatelo voi, e giudicatelo secondo la vostra legge. I Giudei gli dissero: A noi non è lecito far morire alcuno.
  5. E ciò affinché si adempisse la parola che Gesù aveva detta, significando di qual morte doveva morire.
  6. Pilato dunque rientrò nel pretorio; chiamò Gesù e gli disse: Sei tu il Re dei Giudei?
  7. Gesù gli rispose: Dici tu questo di tuo, oppure altri te l'hanno detto di me?
  8. Pilato gli rispose: Son io forse giudeo? La tua nazione e i capi sacerdoti t'hanno messo nelle mie mani; che hai fatto?
  9. Gesù rispose: il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perch'io non fossi dato in mano dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui.
  10. Allora Pilato gli disse: Ma dunque, sei tu re? Gesù rispose: Tu lo dici; io sono re; io sono nato per questo, e per questo son venuto nel mondo, per testimoniare della verità. Chiunque è per la verità ascolta la mia voce.
  11. Pilato gli disse: Che cos'è verità? E detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei, e disse loro: Io non trovo alcuna colpa in lui.
  12. Ma voi avete l'usanza ch'io vi liberi uno per la Pasqua; volete dunque che vi liberi il Re de' Giudei?
  13. Allora gridaron di nuovo: Non costui, ma Barabba! Or Barabba era un ladrone.

GIOVANNI 19
  1. Allora dunque Pilato prese Gesù e lo fece flagellare.
  2. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, e gli misero addosso un manto di porpora; e s'accostavano a lui e dicevano:
  3. Salve, Re de' Giudei! e gli davan degli schiaffi.
  4. Pilato uscì di nuovo, e disse loro: Ecco, ve lo meno fuori, affinché sappiate che non trovo in lui alcuna colpa.
  5. Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora. E Pilato disse loro: Ecco l'uomo!
  6. Come dunque i capi sacerdoti e le guardie l'ebbero veduto, gridarono: Crocifiggilo, crocifiggilo! Pilato disse loro: Prendetelo voi e crocifiggetelo; perché io non trovo in lui alcuna colpa.
  7. I Giudei gli risposero: Noi abbiamo una legge, e secondo questa legge egli deve morire, perché egli s'è fatto Figlio di Dio.
  8. Quando Pilato ebbe udita questa parola, temette maggiormente;
  9. e rientrato nel pretorio, disse a Gesù: Da dove sei tu? Ma Gesù non gli diede alcuna risposta.
  10. Allora Pilato gli disse: Non mi parli? Non sai che ho potere di liberarti e potere di crocifiggerti?
  11. Gesù gli rispose: Tu non avresti alcun potere contro di me, se ciò non ti fosse stato dato da alto; perciò chi mi ha dato nelle tue mani, ha maggiore colpa.
  12. Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridavano, dicendo: Se liberi costui, non sei amico di Cesare. Chiunque si fa re, si oppone a Cesare.
  13. Pilato dunque, udite queste parole, menò fuori Gesù, e si assise al tribunale nel luogo detto Lastrico, e in ebraico Gabbatà.
  14. Era la preparazione della Pasqua, ed era circa l'ora sesta. Ed egli disse ai Giudei: Ecco il vostro Re!
  15. Allora essi gridarono: Tòglilo, tòglilo di mezzo, crocifiggilo! Pilato disse loro: Crocifiggerò io il vostro Re? I capi sacerdoti risposero: Noi non abbiamo altro re che Cesare.
  16. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
  17. Presero dunque Gesù; ed egli, portando la sua croce, venne al luogo del Teschio, che in ebraico si chiama Golgota,
  18. dove lo crocifissero, assieme a due altri, uno di qua, l'altro di là, e Gesù nel mezzo.
  19. E Pilato fece pure un'iscrizione, e la pose sulla croce. E v'era scritto: Gesù il Nazareno, il Re dei Giudei.
  20. Molti dunque dei Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; e l'iscrizione era in ebraico, in latino e in greco.
  21. Perciò i capi sacerdoti dei Giudei dicevano a Pilato: Non scrivere: Il Re dei Giudei; ma che egli ha detto: Io sono il Re dei Giudei.
  22. Pilato rispose: Quel che ho scritto, ho scritto.

 

Ebrei e cattolici uniti online

Ieri a Frosinone, con 600 studenti collegati, faccia a faccia tra il vescovo Ambrogio Spreafico e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, che domani nella Capitale incontrerà anche i cardinali De Donatis e Tolentino de Mendonça.

Tante sono le iniziative in programma domani, 32a Giornata per l'approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. Pensate in una dimensione locale, a causa della pandemia si terranno online, il che però permetterà una partecipazione più estesa del normale (le indicazioni precise delle pagine interne o dei canali dove poter seguire gli appuntamenti si trovano sul sito ecumenismo.chiesacattolica.it).
   Qualche esempio. A Milano alle 16 dialogheranno il monaco Matteo Ferrari, responsabile dei Colloqui ebraico-cristiani di Camaldoli, Elena Lea Bartolini, docente di giudaismo ed ermeneutica ebraica alla Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale, e Daniele Garrone, docente di Antico Testamento alla Facoltà valdese di teologia di Roma. A Padova alle 18 intervengono Adolfo Aharon Locci, rabbino capo della comunità ebraica cittadina, e don Maurizio Rigato, della Facoltà teologica del Triveneto. A Faenza, alle 18.45, si confrontano Miriam Camerini, regista teatrale e studiosa di ebraismo, e Lidia Maggi, pastora battista. A Roma Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica della capitale, incontrerà il cardinale José Tolentino de Mendonça, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa. L'appuntamento, che sarà introdotto dal cardinale Angelo De Donatis, vicario della diocesi di Roma, si terrà alle 19 al Museo ebraico e sarà trasmesso in tv da TelePace. Le sezioni locali di Aec (Amicizia ebraico-cristiana) e Sae (Segretariato attività ecumeniche) organizzano sempre a Roma, alle 16.30, un dibattito con Iaia Vantaggiato, docente di filosofia e studiosa di ebraismo, ed Ester Abbattista, docente di Sacra Scrittura e teologia biblica, moderati da Massimo Giuliani, docente di filosofia ebraica. A Firenze alle 18, dopo i saluti di rav Gadi Piperno, della comunità ebraica cittadina, e del vescovo di Pescia Roberto Filippini, parlano rav Crescenzio Piattelli, della comunità ebraica di Siena, e don Luca Mazzinghi, docente di esegesi dell'Antico Testamento alla Pontificia Università Gregoriana, con la moderazione di Erica Romano. A Perugia, al Centro ecumenico universitario "San Martino", prenderà la parola alle 17.30 il rabbino Cesare Moscati, della comunità ebraica romana. A Lungro (Cosenza), alle 18 intervengono Donato Oliverio, vescovo di Lungro degli Italo-Albanesi dell'Italia Continentale, Riccardo Burigana direttore del Centro studi per l'ecumenismo in Italia, e il diacono Alex Talarico. A Napoli, alle 19, dialogano rav Ariel Finzi, della comunità ebraica partenopea, don Gaetano Castello, delegato per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso dell'arcidiocesi, e Michele Giustiniano, della Pontificia Facoltà teologica dell'Italia Meridionale. Ieri mattina a Frosinone il vescovo Ambrogio Spreafico ha tenuto un incontro con Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, un faccia a faccia seguito online da 600 studenti di città e provincia.
   Nell'introduzione che ha scritto per il sussidio Cei della Giornata di quest'anno, Spreafico ha ricordato che «la Chiesa cattolica ha fatto molti passi nei confronti dell'ebraismo e ha offerto documenti e riflessioni che hanno contribuito a un nuovo modo di presentare l'ebraismo nella catechesi, nella predicazione, nell'insegnamento». Ma «questo processo di comprensione e di dialogo non è certo concluso, ma ha ancora bisogno di essere recepito e diventare cultura, cioè modo di pensare, di parlare, di scrivere e di vivere». (Red.Cath.)

All'articolo segue la citazione di una frase del papa:
«Nel dialogo interreligioso è fondamentale che ci incontriamo come fratelli e sorelle davanti al nostro Creatore e a Lui rendiamo lode, che ci rispettiamo e apprezziamo a vicenda e cerchiamo di collaborare. E nel dialogo ebraico-cristiano c'è un legame unico e peculiare, in virtù delle radici ebraiche del cristianesimo: ebrei e cristiani devono dunque sentirsi fratelli, uniti dallo stesso Dio e da un ricco patrimonio spirituale comune (Nostra aetate, 4), sul quale basarsi e continuare a costruire il futuro».
Papa Francesco
Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2016

(Avvenire, 16 gennaio 2021)


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Gli ebrei servono

Non è che gli ebrei siano stati sempre respinti e perseguitati. Questo è avvenuto in certi particolari e tragici momenti della storia. Per la maggior parte del tempo e nella maggioranza dei casi gli ebrei sono stati certo malvisti, ma anche utilizzati in vari modi. E per un naturale istinto di sopravvivenza gli ebrei si sono mostrati in grado di saper sovvenire egregiamente a certe particolari difficoltà. I papi, in particolare, hanno spesso avuto bisogno di ebrei in due campi: quello medico e quello finanziario. Questo forse può spiegare perché nella città papale, la Roma dello Stato pontificio, gli ebrei, pur essendo vilipesi, discriminati e segregati, non hanno mai subito feroci pogrom come in altre parti della terra.
   Oggi gli ebrei a Roma possono servire al papa in un altro modo: dargli la possibilità di presentarsi al mondo come l'uomo che porta la pace tra le religioni. E a questo scopo gli ebrei sono indispensabili, bisogna cominciare da loro: secoli di soperchierie sorrette da una teologia infamante devono essere fatti dimenticare. Urge il dialogo. Bisogna trovare interlocutori, di vario tipo, ma preferibilmente ebrei. E come papa Pio IX sperava di avere un prestito da Rotschild mostrando di aver consentito agli ebrei di uscire dal ghetto, così adesso papa Francesco può mostrare che «la Chiesa cattolica ha fatto molti passi nei confronti dell'ebraismo e ha offerto documenti e riflessioni che hanno contribuito a un nuovo modo di presentare l'ebraismo nella catechesi, nella predicazione, nell'insegnamento», sperando così di favorire quel «processo di comprensione e dialogo» di cui Francesco ha bisogno oggi come Pio IX aveva bisogno del prestito di Roschild ieri.
   Ma c’è di mezzo Israele. Gli ebrei sì, ma Israele no. Del resto, che c’entra Israele con gli ebrei? Si veda l’articolo che segue. M.C.

(Notizie su Israele, 16 gennaio 2021)


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«Israele sta attuando un regime di apartheid»

Non si spegne la polemica dopo l'accusa dell'Ong B'Tselem: «C'è un sistema che garantisce l'egemonia ebraica sui palestinesi».

di Fiammetta Martegani

TEL AVIV - Continua il dibattito sull'ultimo rapporto pubblicato da B'Tselem, Ong israeliana che difende i diritti umani nei Territori palestinesi, che lo scorso martedì ha descritto Israele come «un regime di apartheid: di supremazia ebraica dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo». Queste le parole di Hagai ElAd, direttore esecutivo dell'organizzazione, che ha fatto esplicitamente riferimento alla legge fondamentale «Israele-Stato della nazione ebraica» approvata nel 2018, creando non poche frizioni sia all'interno che al di fuori del Paese.
   Il report fa riferimento all'attuale operato di Israele, sia entro i confini dello Stato ebraico che in Cisgiordania e Gaza. Ieri Amit Galutz, portavoce dell'Ong, ha confermato ad Avvenire che «il modello israeliano è un sistema ben collaudato per garantire l'egemonia della classe dirigente ebraica rispetto al gruppo subalterno, costituto dai palestinesi: una situazione di stallo che va avanti da troppo tempo».
   Nonostante numerosi intellettuali, sia in patria che all'estero, abbiano accusato l'associazione di essere giunta ai limiti dell'antisemitismo, la polemica ha scatenato effetti immediati anche sul piano politico. Il Premier Benjamin Netanyahu, infatti, ha scelto di cominciare la campagna elettorale, la quarta in meno di due anni - si tornerà alle urne il 23 marzo -, proprio nelle maggiori cittadine arabe del Paese. Dopo Umm alFahem, si è recato a Nazareth, ottenendo anche l'appoggio del sindaco. Come sottolineato da Amira Hass nell'editoriale di ieri del quotidiano Haaretz, la scelta del primo ministro dimostra che Israele, per governare, non può più fare a meno di ascoltare la voce del popolo palestinese. Tuttavia alcuni analisti hanno commentato l'atto di Netanyahu come un ulteriore tentativo di dividere la già assai fragile Lista Araba Unita.

(Avvenire, 16 gennaio 2021)


Quella bimba ariana era ebrea, la beffa a Hitler

La foto della piccola Hessy usata nel '35 dalla propaganda nazista. "I miei erano terrorizzati, ma non fui scoperta. Oggi è la mia vendetta"

di RobertoGiardina

Hessy Levinsons neonata sulla copertina del settimanale "Sonne ins Haus"
La bambina è splendida, il viso tondo, un ricciolo che appare biondo anche nella foto in bianco e nero, gli occhi enormi spalancati sull'obiettivo e sulla vita che l'attende. È stata scelta come miglior simbolo della razza ariana, destinata a dominare il mondo. Da grande il suo ruolo è già deciso, sarà prigioniera delle tre Kappa, Kinder, Küche, Kirche, bambini, cucina, chiesa. Metterà al mondo figli maschi. perfetti come lei, pronti a morire in guerra.
   Eppure, la bambina ha un occulto, come dire, difetto di produzione. È ebrea. Un feroce scherzo del fotografo, ma potrebbe avere fatali conseguenze per la piccola e la sua famiglia, come nel primo romanzo di Milan Kundera, Lo scherzo (1967). Il giovane protagonista finisce in galera per una frase ironica scritta sulla cartolina inviata alla sua ragazza.
   Lo racconta quella bambina, la signora Hessy Levinsons Taft, a 86 anni, nella casa di New York, dove giunse di fuga in fuga, trascinata dai genitori. "La mia foto - commenta - è la prova dell'idiozia dei nazisti".
   Jacob e Pauline erano nati a Ventspils, sul Baltico non lontano da Riga, in Lettonia. Entrambi cantanti lirici, si sposano nel 1928, vanno a Berlino all'inizio degli anni Trenta. Jacob, 27 anni, ha una bella voce da baritono, viene subito scritturato dall'Opera. Si è scelto un nome d'arte Yasha Lenssen, dopo sei mesi scoprono la sua identità, e lo licenziano, gli ebrei non sono ben visti all'Opera già prima dell'avvento di Hitler. Jacob apre una piccola ditta di import export.
   Il 17 maggio del '34, il Führer è al potere da poco più di un anno, nasce Hessy, e Jacob regala alla moglie un pianoforte, che farà parte della loro storia. Quando la piccola ha otto mesi, i genitori vogliono una bella foto della figlia, e vanno nello studio di Hans Ballin, uno dei più noti fotografi di Berlino. Anche lui è ebreo.
   Nel maggio del '35, la donna a ore di Pauline, giunge eccitata: "Hessy è sulla copertina di una rivista". Non è possibile, a pochi mesi tutti i bimbi sono uguali, risponde la madre. "Nein, nein, nein": Frau Klauke è sicura, è proprio Hessy. I bimbi saranno uguali, ma la foto è proprio di Hessy, quella in cornice sul pianoforte. Pauline le dà i soldi per comprare la rivista, la donna torna poco dopo con Sonne ins Haus, il sole in casa, settimanale destinato alle buone famiglie naziste. Sul numero 24, in copertina c‘è Hessy, Das schönste arianische Kind di Germania, la più bella bambina ariana.
   Jacob e Pauline sono terrorizzati, se si scoprirà l'identità della figlia, il regime vorrà vendicarsi, corrono un rischio mortale.
   Pauline si precipita dal fotografo: "Ma che ha fatto? Non sapeva che siamo ebrei?". Lo sono anch'io, le ricorda Ballin, ho voluto fare uno scherzo a Hitler e ai suoi complici, la più bella del loro Reich, è la sua Hessy, ebrea come noi.
   Il ministro della propaganda Goebbels, le racconta, aveva indetto un concorso per la foto di un bambino ariano, lui ha inviato dieci immagini, hanno scelto Hessy. La foto appare ovunque, nelle edicole, nelle vetrine, viene usata anche per le cartoline postali. Una è giunta alla zia di Pauline, in Lettonia: "È proprio la mia nipotina?", ha scritto a Berlino.
   I Levinsons devono la vita al talento pubblicitario di Goebbels: non vuole scoprire chi sia la bimba, deve rimanere senza nome, simbolicamente figlia di tutte le mamme del Reich. "Fui segregata in casa", racconta Hessy, i miei genitori avevano paura di portarmi a spasso in carrozzina, e che venissi riconosciuta dai passanti. Ero una celebrità".
   Otto mesi dopo la pubblicazione vengono emanate le leggi razziali. Nel '37 Jacob è arrestato dalla Gestapo, ma liberato poco dopo, nel dicembre del '38 nasce Noemi. I Levinsons tornano in Lettonia, ma non si sentono al sicuro, ripartono per Parigi, senza dimenticare il piano. I nazisti conquistano Parigi, i Levinsons fuggono ancora nel '41, a Bordeaux, poi a Nizza, Jacob ottiene quattro visti, si perde tempo, stanno per scadere.
   Per Hessy è un ricordo confuso: ha sette anni, la sorellina cinque. Fuggono di notte in un bosco, un uomo che guida il padre, un contrabbandiere di uomini "tirò fuori un coltellaccio - rammenta - e minacciò noi bambine: se fate chiasso vi taglio la lingua…" Arrivano a Lisbona, il padre corrompe un funzionario dell'ambasciata cubana, i Levinsons nel '42 si imbarcano per Cuba. All'Avana, Jacob ottiene un credito, apre un negozio, nel '49, infine arrivano negli Stati Uniti.
   Hessy sposa il matematico Earl Taft, diventa professoressa di chimica alla St. John University di New York. Nel 2014, compie 80 anni, va a Gerusalemme e regala la rivista con la sua foto, la perfetta bimba ariana, a Yad Vashem, il memoriale sulla Shoah. "Cosa prova oggi?" le chiedono. "La mia foto è la mia vendetta". Tutti i parenti di Hessy in Lettonia sono scomparsi nei forni crematori.

(Nazione-Carlino-Giorno, 16 gennaio 2021)


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