Inizio »
Presentazione »
Indice »
Arretrati »
Archivio »
Altri articoli »
Testimonianze »
Libri »
Riflessioni »
Testi audio »
Questionario »
Scrivici »
Notizie archiviate »
Notizie recenti »
Riflessioni

Le considerazioni senza firma contenute in questa pagina sono di redazione.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Yeshua o Gesù?

"Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù" (Luca 1:31).
E' questo l'ordine che l'angelo Gabriele dà a Maria nei Vangeli. L'angelo però certamente non parlò in italiano, quindi qualcuno potrebbe chiedersi se è lecito usare il nome italianizzato "Gesù" al posto di quello "vero" usato nell'annuncio angelico. In fondo - si potrebbe pensare - si tratta di un ordine di Dio, e sapendo quanto siano importanti i nomi nella Bibbia e nel mondo ebraico, qualcuno potrebbe avere delle esitazioni ad usare un nome "storpiato" in altra lingua per indicare e invocare il Signore e Salvatore del mondo. In effetti, un italiano di nome Pietro potrebbe non gradire che i suoi amici americani lo chiamino Peter.
C'è un libro, tradotto in italiano e per molti aspetti interessante, che nel desiderio di "ristabilire l'ebraicità dei Vangeli" usa sistematicamente il termine Yeshua al posto di Gesù. Poiché anche altri “amici cristiani d’Israele” tendono a fare la stessa cosa, è giusto chiedersi: è necessario? è addirittura obbligatorio?
Quando una questione riguardante la fede cristiana diventa importante, è indispensabile rivolgersi alla Bibbia, resistendo ad ogni indulgenza per gusti personali. Si "scopre" allora che i soli testi autorevoli che ci parlano di Gesù di Nazaret non danno alcuna indicazione sull'esatta scrittura e l'esatta pronuncia del suo nome, per il semplice fatto che ci sono pervenuti in una lingua diversa da quella usata dall'angelo. Dobbiamo considerare una stranezza il fatto che i soli testi ispirati che ci danno informazioni sulla vita in terra del Messia d'Israele siano stati trasmessi al mondo non nella lingua degli ebrei, ma in quella dei greci? Dobbiamo forse tentare di correggere questa anomalia ricercando i testi autentici scritti in ebraico e poi tradotti da qualcuno in greco? O dobbiamo prendere atto che si tratta di una precisa scelta di Dio e ricercarne i motivi? E' un fatto che i Vangeli si muovono in un ambiente tipicamente e intimamente ebraico, ed è altresì un fatto che Dio ha voluto che fossero diffusi in greco e non in ebraico. Così "il giudeo prima e poi il greco" hanno entrambi la possibilità di essere scandalizzati o, al contrario, l'occasione di esclamare con l'apostolo Paolo: "O profondità della ricchezza e della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi, e incomprensibili le sue vie!" (Romani 11:33).
L'"anomalia" linguistica risale agli albori della predicazione evangelica, quando a Gerusalemme, in quella festa di Pentecoste, giudei e "uomini pii di ogni nazione sotto il cielo" (Atti 2:5) udirono parlare i discepoli di Gesù "ripieni di Spirito Santo" (Atti 2:4). "E tutti stupivano e si meravigliavano, e si dicevano l'un l'altro: Ecco, non sono galilei tutti questi che parlano? Come mai ciascuno di noi li ode parlare nella propria lingua natìa?" (Atti 2:7-8). Come sarà risuonato il nome di Gesù nelle orecchie di coloro che sentivano parlare quei galilei nelle loro differenti lingue natie? Non lo sappiamo.
Quello che sappiamo è che il testo ispirato dei Vangeli usa il termine greco ’suς, che è la traslitterazione approssimativa di un termine ebraico non perfettamente identificato. La versione greca dei Settanta usa il termine ’Iηsuς per traslitterare almeno due termini ebraici resi nella forma inglese con Yehoshua e Yeshua, entrambi usati per indicare Giosuè figlio di Nun. E' interessante notare che anche il Nuovo Testamento usa il termine greco ’Iηsuς per indicare Giosuè, e precisamente in Atti 7:45 e Ebrei 4:8. La classica versione inglese King James, nella sua letteralità verbale, in questi casi usa proprio il termine Jesus per indicare Giosuè: "... our fathers that came after brought in with Jesus..." (Atti 7:45), "For if Jesus had given them rest..." (Ebrei 4:8). In ogni caso, sembra che nel periodo dei Vangeli entrambi i termini Yehoshua e Yeshua erano usati per indicare Gesù. Il termine latinizzato Jesus è passato poi tale e quale in altre lingue occidentali come francese, tedesco e inglese, ma con diverse pronunce,
In conclusione, poichè non è certa né l'esatta scrittura né l'esatta pronuncia del nome indicato a Maria dall'angelo Gabriele, non dovrebbe essere necessario usare e mettere in rilievo un termine che i Vangeli non si sono preoccupati di precisare. Inoltre, se il termine Yeshua fosse davvero così importante, esso dovrebbe essere usato non solo nei libri di commento teologico, ma nella stessa traduzione italiana del Nuovo Testamento, e la sua forma scritta italianizzata dovrebbe essere "Iesciùa," non Yeshua, perché una traslitterazione adatta alla lingua inglese non necessariamente deve essere adottata in tutto il mondo.
Va quindi benissimo che gli ebrei abbiano un termine per indicare Gesù nella loro lingua, ma non è affatto necessario che lo stesso termine sia usato universalmente. Anzi, le molte forme con cui viene invocato il nome del Messia d'Israele nei diversi linguaggi possono essere viste come un'espressione del volto misericordioso con cui il Figlio di Dio si presenta alle nazioni come il Salvatore del mondo. L'ebraicità di Gesù e di tutta la rivelazione biblica resta un fatto incontestabile, ma per sottolinearlo non è utile, anzi è controproducente ricorrere a eccessi e stravaganze. E' vero che ci sono ancora persone a cui bisogna gentilmente far notare che Gesù non è né italiano, né americano, né russo, né polacco, ma per modificare questo stato di cose è necessario un esteso e coerente approfondimento biblico e storico, non il ricorso a frasari e atteggiamenti eccentrici che possono colpire l'immaginazione ma non servono ad ottenere un'autentica correzione di mentalità.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Nazioni buone e nazioni cattive

Riguardo a Israele le nazioni si dividono in due: quelle buone e quelle cattive. Le cattive lo vogliono distruggere, le buone lo vogliono educare. Al discoletto Israele le nazioni buone dicono: se non vuoi che le cattive ti distruggano, devi fare quello che ti diciamo noi. Col passare del tempo però le cattive diventano sempre più cattive e le buone sempre più preoccupate. Non della cattiveria delle cattive, perché loro, che sono buone, non si permettono di giudicare le cattive. Si preoccupano invece di quello che causa la cattiveria. E scoprono che la causa si trova in Israele.
Le nazioni buone però continuano a distinguersi dalle cattive, perché queste vogliono distruggere Israele, mentre loro lo vogliono salvare. Vogliono salvarlo da sé stesso, dalla sua insensatezza che lo porta ad irritare i suoi vicini e a renderli aggressivi, con il rischio di provocare una nuova strage di ebrei.
Le nazioni buone hanno due obiettivi, entrambi buoni: la salvezza degli ebrei e l'ottenimento della pace. Con la sua politica - dicono - Israele mette a rischio entrambe le cose. L'esempio più grave è l'ottusa caparbietà con cui si ostina a voler tenere nelle sue mani il governo dell'intera Gerusalemme. In questo modo gli israeliani mettono a repentaglio la stabilità del mondo e sé stessi, perché i primi a pagarne le spese sarebbero proprio loro.
Le nazioni buone avvertono allora l'obbligo morale di fare qualcosa, non per distruggere Israele, ma per il suo bene e per la pace nel mondo. Una cosa sembra a loro sempre più chiara: non è possibile continuare a lasciare nelle mani degli ebrei il governo di Gerusalemme perché - pensano - prima o poi le nazioni cattive si avventeranno contro Israele e cercheranno di strappargli di mano il governo della Città Santa, spiritualmente rivendicata da tre grandi religioni. Con insensata ostinazione gli israeliani continuano invece a considerare Gerusalemme l'unica, eterna e indivisibile capitale del loro stato, addossandosi così il carico di una tremenda responsabilità internazionale che può condurre alla distruzione del loro stato e alla fine della pace nel mondo.
Per sventare la minaccia di un'aggressione violenta a Israele da parte delle nazioni cattive, le nazioni buone si mobilitano allora per convincere le Nazioni Unite a farsi carico in proprio del governo di Gerusalemme, togliendolo dalle mani degli insensati ebrei. Naturalmente cercano di ottenere il risultato per vie pacifiche, perché loro sono buone, e quindi usano le usuali norme stabilite dal diritto internazionale per tentare di anticipare e sventare le iniziative violente delle nazioni cattive. Alla fine ci riescono e, sia pure con diverse motivazioni e diversi obiettivi, le Nazioni Unite, cioè quelle buone insieme a quelle cattive, chiedono a Israele di lasciare a loro il governo di Gerusalemme.
Anche in questo caso le nazioni buone cercano di ottenere il risultato con le buone, appunto perché sono buone. Le nazioni cattive invece dopo un po' di tempo perdono la pazienza e minacciano di ricorrere unilateralmente alle maniere cattive. Questo mette in allarme le nazioni buone, perché le nazioni cattive che, al contrario di loro, sono cattive, non vogliono la pace: loro vogliono semplicemente la distruzione Israele. Le nazioni buone invece vogliono salvarlo, e salvare la pace nel mondo.
Alla fine le nazioni buone riescono a convincere le Nazioni Unite che per preservare la pace nel mondo minacciata dalla cocciutaggine di Israele non bisogna permettere che singole nazioni cattive si facciano giustizia da sé. Deve essere l'organizzazione delle Nazioni Unite, rappresentante legittimo di tutti i popoli della terra, a farsi carico in proprio del governo di Gerusalemme, togliendolo dalle mani del ribelle Israele con un'operazione di polizia internazionale. Non saranno dunque singole nazioni cattive a scagliarsi contro Israele per motivi illegittimi, ma sarà l'insieme ordinato di tutte le Nazioni Unite della terra a muoversi in guerra contro Gerusalemme per motivi internazionalmente legittimi, cioè per il bene di Israele e per mantenere la pace nel mondo.
    «In quel giorno avverrà che io farò di Gerusalemme una pietra pesante per tutti i popoli; tutti quelli che se la caricheranno addosso ne saranno malamente feriti e tutte le nazioni della terra si aduneranno contro di lei.»

    «In quel giorno, io renderò i capi di Giuda come un braciere ardente in mezzo alla legna, come una torcia accesa in mezzo ai covoni; essi divoreranno a destra e a sinistra tutti i popoli circostanti; Gerusalemme sarà ancora abitata nel suo proprio luogo, a Gerusalemme.»

    «In quel giorno l'Eterno proteggerà gli abitanti di Gerusalemme; colui che fra loro vacilla sarà, in quel giorno, come Davide; la casa di Davide sarà come Dio, come l'angelo dell'Eterno davanti a loro.»

    «In quel giorno, io avrò cura di distruggere tutte le nazioni che verranno contro Gerusalemme. Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito.»

    «In quel giorno vi sarà una fonte aperta per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme, per il peccato e per l'impurità.»
    (dal libro del profeta Zaccaria)
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Il "processo di pace"

Dal 1967 in poi le "realistiche" proposte di pace in Medio Oriente sono sempre state ottenute con progressivi arretramenti di Israele. Soltanto arretrando Israele ha trovato consenso, e quindi se vorrà continuare ad avere consenso dovrà continuare ad arretrare. Begin è stato approvato perché è arretrato. Rabin è stato approvato perché è arretrato. Poi è arrivata la volta di Sharon, che da cattivo è diventato buono solo perché anche lui alla fine si è deciso ad arretrare. Sa dire qualcuno dove è posto il limite ultimo oltre il quale Israele non dovrà più arretrare?

Detto in altro modo:
Con la tecnica degli accordi internazionali i nemici di Israele sono riusciti a mettere un cappio intorno al collo dell'odiata entità sionista, e ogni tanto provano a dare uno strattone.
Quando questo accade, gli opinionisti internazionali, solidali con gli oppressi, osservano, sospirano, comprendono.
Israele invece si oppone, e con tutte le sue forze, facendo anche uso di violenza.
Gli opinionisti internazionali, amanti della pace, severamente riprovano.
La corda viene tirata sempre di più, la violenza aumenta, ma il cappio non si chiude.
A questo punto intervengono i moderati tra i nemici di Israele. «Basta tirare con forza, basta con la violenza, così non si ottiene niente», dicono, «ci vuole una tregua».
Gli opinionisti internazionali, amanti della pace, caldamente approvano.
Più a bassa voce i moderati spiegano ai loro amici: «Continuare a tirare non serve, adesso è il momento di riaggiustare con calma il cappio intorno al collo del nemico, che però non bisogna chiamare nemico ma controparte. Con il dialogo, le buone maniere e l'approvazione internazionale riusciremo a convincerlo che se vuole la pace deve dare prova di buona volontà e accettare di farsi stringere un po' di più il cappio intorno al collo, ma con la solenne promessa da parte nostra che non tireremo mai la corda».
Gli opinionisti internazionali, pienamente soddisfatti, approvano.
E il processo di pace va avanti.
Fino al prossimo strattone.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Il sapone «Yerushalaim»

Joseph Rabinowitz (1837-1899), l’ebreo moldavo precursore dell'ebraismo messianico che all'età di 45 anni ha creduto in Gesù come Messia e da quel momento ha dedicato la sua vita a predicare il Vangelo ai suoi fratelli ebrei, si trovava un giorno di passaggio a Berlino con sua figlia Rachel, in uno dei suoi tanti viaggi per l'Europa. Proprio in quei giorni si stava svolgendo nella città una mostra internazionale e Rabinowitz decise di visitarla con sua figlia. Nel suo giro a un certo momento si trovò davanti a uno stand di prodotti provenienti da uno degli insediamenti ebraici allora presenti in Palestina. In una lettera che scrisse in seguito riferì ironicamente di aver trovato dei prodotti ebraici in un posto dove tedeschi antisemiti e berlinesi atei avrebbero volentieri visto del tutto sradicata la nazione ebraica. Osservò poi con disappunto che lo stand di prodotti palestinesi era situato nella sezione «Cairo». A un certo momento notò una saponetta su cui era scritto in caratteri ebraici: «Yerushalaim». Allora ad alta voce, e naturalmente sempre in ebraico, recitò il versetto di Geremia 2:22: «Quand'anche tu ti lavassi col nitro e usassi molto sapone, la tua iniquità lascerebbe una macchia dinanzi a me, dice il Signore, l'Eterno». I presenti vollero subito sapere chi era, e Rabinowitz colse l’occasione per testimoniare di Gesù.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

L’antisemitismo è come l’acqua

“Io non sono antisemita, però...” E’ la frase classica dell’antisemita inconsapevole o nascosto. Però non bisogna arrabbiarsi subito con lui e trattarlo male, perché spesso chi parla così in un certo senso è sincero. Analogamente, se si dovesse incontrare qualcuno che davanti a un pezzo di ghiaccio afferma: “Questo non è acqua”, non bisognerebbe irritarsi. Si dovrebbe soltanto avere la pazienza di spiegargli che l’acqua è un composto chimico di struttura molecolare H2O che si presenta in natura sotto tre diverse forme chiamate “stati”, e precisamente: solido, liquido e gassoso. Nei diversi stati il composto chimico prende i nomi di ghiaccio, acqua e vapore, ma anche se il termine “acqua” è usato di solito soltanto per la forma liquida, resta il fatto che si tratta sempre della stessa materia.
    La stessa cosa può dirsi dell’antisemitismo: assume forme diverse e riceve diversi nomi , ma la sostanza è sempre la stessa. Il termine è stato coniato nell’Ottocento per indicare il rifiuto della “razza ebraica” e alcuni pensano che sia lecito usarlo soltanto in un contesto biologico. Si possono trovare così noti commentatori che fanno dotte distinzioni tra antigiudaismo e antisemitismo, e poiché oggi il termine “razzista” è diventato un insulto, in giro non si trova più nessuno che osi manifestare ostilità verso gli ebrei per motivi biologici. Tutti oggi negano di essere antisemiti. E molti sono davvero convinti di non esserlo.
    Il paragone con l’acqua merita di essere portato avanti.
    Antigiudaismo, antisemitismo e antisionismo sono tre stati in cui si presenta un composto spirituale di sentimenti antiebraici profondamente radicato (e nascosto) nell'animo umano che indicheremo con la sigla HgJ (dal tedesco “Hass gegen Juden”, odio contro gli ebrei). In natura, cioè nella realtà politica e sociale, l’HgJ si presenta nella forma di tre stati fondamentali:
    antisemitismo teologico = antigiudaismo (stato solido);
    antisemitismo biologico = antisemitismo (stato liquido);
    antisemitismo giuridico = antisionismo (stato gassoso).
Come si vede, il termine “antisemitismo” è usato soltanto per indicare lo stato biologico, ma si tratta di una semplificazione convenzionale, come quando si parla di acqua per indicare il composto chimico H2O. Con il termine antisemitismo senza aggettivi si intenderà il composto spirituale HgJ, cioè l’odio antiebraico che è a fondamento di tutti gli stati in cui esso si presenta. Usato in questo senso, è chiaro che gli antisemiti senza aggettivi sono molti di più di quelli che appaiono esternamente o che ammettono di esserlo.
    In tutti e tre i casi gli ebrei sembrano essere di intralcio a un progetto imperiale finalizzato alla salvezza universale.
    Elenchiamo schematicamente i progetti che gli ebrei sembrano intralciare:
    nell’antigiudaismo: la cristianizzazione del mondo sotto la Chiesa Cattolica;
    nell’antisemitismo: il dominio del mondo sotto la Herrenrasse tedesca;
    nell’antisionismo: la pacificazione del mondo sotto le Nazioni Unite.
In tutti e tre i casi gli ebrei sono considerati un impedimento al progetto salvifico imperiale perseguito in quel momento. Di conseguenza, l’ente destinato a governare il mondo per la salvezza del medesimo ha provveduto ogni volta a emettere sentenze formali contro gli ebrei, consentendo quindi all’odio antiebraico di assumere le forme di un procedimento legale promosso e tutelato dalle autorità.
    Elenchiamo schematicamente i vari tipi di sentenze:
    nell’antigiudaismo: le bolle pontificie;
    nell’antisemitismo: le leggi razziali;
    nell’antisionismo: le risoluzioni dell’Onu.
Come nel caso dell’acqua, il cambiamento della situazione ambientale ha prodotto ogni volta il passaggio dell’antisemitismo da uno stato all’altro.
    
Il calore dell’illuminismo umanistico ha provocato lo scioglimento del ghiaccio teologico, producendo la trasformazione dell’antisemitismo teologico in antisemitismo biologico.
Il calore di due guerre mondiali, con le conseguenti camere a gas, ha provocato l’evaporazione dell’acqua biologica, producendo la trasformazione dell’antisemitismo biologico in antisemitismo giuridico.

L’antigiudaismo (o antisemitismo teologico) prende di mira l’ebreo religioso perché intralcia il progetto imperiale teocratico. La soluzione consiste nel far perire l’ebreo religioso tramite il battesimo. Dopo la cura l’ebreo scompare e resta l’uomo, reso ormai adatto a partecipare al progetto salvifico imperiale perché diventato cristiano.

L’antisemitismo (o antisemitismo biologico) invece non s’interessa di religione, perché il calore dell’illuminismo umanistico ha disciolto il blocco di ghiaccio teologico. L’ebreo adesso è considerato semplicemente come uomo, ma ben presto ci si accorge che la sua costituzione biologica umana intralcia il progetto imperiale di una nazione razzialmente pura destinata a dominare. Se prima la soluzione poteva consistere nel far perire l’ebreo religioso tramite il battesimo, adesso, avendo superato le ristrettezze religiose per guardare soltanto all’aspetto umano, non resta altra via che far perire l’ebreo come uomo. E a questo scopo sono state inventate le camere a gas.

L’antisionismo (o antisemitismo giuridico) rappresenta l'ultimo stato assunto dall’HgJ. Il calore della Shoah ha fatto definitivamente evaporare l’acqua dell’antisemitismo biologico. Ed è nato lo Stato d’Israele. Se nel passato è stato colpito prima l’ebreo religioso e poi l’ebreo uomo, oggi è colpito l’ebreo israeliano. Sembra un passo in avanti, perché l’antisionismo non prende di mira l’ebreo come uomo ed è per questo che gli antisionisti si arrabbiano se gli si dice che sono antisemiti. Ma si capisce meglio l’antisionismo se lo si paragona con l’antigiudaismo, piuttosto che con l’antisemitismo razziale. Antigiudaismo e antisionismo prendono di mira l’ebreo con aggettivo: il primo è contro l’ebreo religioso, il secondo è contro l’ebreo israeliano. Più precisamente, non sopporta che si parli di ebrei in una nazione ebraica perché questo intralcia il progetto imperiale di pacificazione del mondo sotto il controllo e la guida delle Nazioni Unite. L’antisionismo si può definire “antisemitismo giuridico” perché nega la legittimità giuridica dello Stato ebraico. Quello che viene attaccato, in forme diverse ma con effetti sempre uguali, è il diritto degli ebrei ad avere la loro nazione sulla loro terra. Ma poiché il concetto di nazione legata a Eretz Israel appartiene alle radici bibliche profonde dell’essere ebreo, si può dire che l'antisionismo rappresenta l’ultima espressione di odio antiebraico. E pertanto merita il nome di antisemitismo.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Che cos’è l’antisemitismo?

L'antisemitismo è una malattia dello spirito la cui cura non è nota. Consiste nella convinzione coatta che la colpa per tutti i problemi di questo e dell'altro mondo possa venire data a un gruppo di persone che dunque viene fatto soffrire (quasi in ogni Paese e quasi in ogni secolo) in forza di questa convinzione irrazionale. La malattia assume molte forme: vi sono casi in cui gli ebrei sono biasimati per il fatto che esistono, altri casi in cui sono biasimati perché non esistono più. Sono incolpati contemporaneamente di essere pigri e perché comandano il mercato del lavoro.
Un antisemita è qualcuno che tranquillamente incolpa tutti gli ebrei per la loro ricchezza e si lamenta per i mendicanti ebrei; biasima gli ebrei in quanto capitalisti e in quanto comunisti; crede che gli ebrei abbiano un piano segreto per "impossessarsi del mondo", che comandino la stampa, i media, le banche ... tutto. C'è gente che considera gli ebrei come una vera e propria sottospecie, strettamente imparentata più coi roditori che con l'homo sapiens.
Per molto tempo gli ebrei credettero che sarebbero stati completamente accettati e che l'antisemitismo sarebbe arretrato e poi scomparso se essi avessero assunto completamente la "civilizzazione del Paese ospitante", identificandosi con essa. Questa istanza di soluzione è nota come assimilazione. Sfortunatamente divenne poi evidente che alcuni non riuscivano a distinguere la differenza tra un uomo e i suoi nonni, e dunque erano pronti a tormentarlo e a ucciderlo a causa della presunta identità che ebbe un suo antenato. Alcuni ebrei credettero che si sarebbero risparmiati altri problemi se avessero rinunciato alla loro religione per abbracciare il cristianesimo, ma la storia degli "ebrei battezzati" è stata altrettanto sanguinaria e deludente. Altri credevano di poter eliminare la malattia integrandosi e spendendo generosamente per cause non-ebraiche, o diventando più patriottici degli altri cittadini del Paese in cui vivevano, ancorché questi cittadini sovente derivassero da un insieme di popoli a loro volta invasori ... Altri ebrei credettero poi di poterla eliminare andandosene dal Paese ospite per creare un Paese loro, però scoprirono che proprio quelli che dicevano agli ebrei "tornate da dove siete venuti", si lamentavano amaramente se quelli lo facevano.
Sfortunatamente conosciamo altre "malattie" la cui cura consiste, per il primo passo, nel riconoscimento, da parte del malato, della propria malattia. Finora vi sono pochi segnali che gli antisemiti abbiano mai riconosciuto quanto sono malati. Persino nei casi di grave "epidemia" non è garantito che una data civilizzazione sappia produrre degli anticorpi capaci di resistenza. La prognosi è brutta e deprimente.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Io non sono antisemita, però...

Quando uno dice: "Non è per il denaro, ma per il principio",
è per il denaro, aveva detto Leo Longanesi.

Quando lo spiritoso dopo una battuta contro qualcuno dice: "Scherzo",
non è uno scherzo, e infatti quel qualcuno non si diverte.

Quando l'oratore prima della conferenza dice: "Sarò breve",
sa che sarà lungo, e teme che gli uditori si addormentino.

Quando uno dice: "Io non sono antisemita, però...",
è un antisemita, e teme che qualcuno se ne accorga.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Quel tuo gesticolare da mercante di tappeti

Parlando con persone che conosci poco, non ricordi a proposito di cosa, hai pronunciato una frase o anche una sola parola a favore di Israele. A quel punto hai scorto nei loro sguardi quella stessa luce spenta che avevano i tuoi parenti al funerale di tuo padre. Hai notato il loro volto un po' più serio, la loro voce un po' più controllata. Li hai visti osservare le tue mani ossute, il tuo naso o le tue orecchie senza lobo. Finalmente riuscivano a spiegarsi le tue movenze, quel tuo gesticolare da mercante di tappeti, quel tuo sorridere. Finalmente capivano il perché dei tuoi occhi, della tua voce, e dell'impossibilità di collocarti a destra, a sinistra, al centro. E ti osservavano, ascoltandoti con apparente assenso.

Poi è successo qualcosa: ti hanno chiesto "sei ebreo?", oppure tu stesso hai detto qualcosa che gli ha fatto capire che ebreo non sei. A quel punto, tutto è cambiato. Gli sguardi si sono accesi, i volti si sono contratti in una smorfia, le voci sono diventate tese, rabbiose. Eri solo un mercante imbroglione che voleva ingannarli. E ti hanno sfogato addosso tutto l'odio che, a causa di sei milioni di morti, si erano costretti a trattenere fino a quell'istante.

Fulvio Del Deo

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Il memoriale di Gesù è anche un memoriale di Israele

Quando la chiesa locale si riunisce per celebrare la Cena del Signore istituita da Gesù, molto spesso si leggono queste parole dell'apostolo Paolo:
    "Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga»." (1 Corinzi 11:23-26).
Si tratta certamente di un memoriale e non di un sacrificio. I credenti riuniti ricordano Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra, esaltandolo come Colui "che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue" (Apocalisse 1:5).
Spesso però si dimentica che il vino simboleggiante il "sangue dell'aspersione che parla meglio del sangue d'Abele" (Ebrei 12:24) è contenuto in un calice che rappresenta il "nuovo patto con la casa d'Israele e con la casa di Giuda" (Geremia 31:31, Ebrei 8:8). Non a caso in tutti i passi biblici che riguardano questo memoriale si parla sempre di calice e mai di vino. Il memoriale di Gesù è dunque, sempre, anche un memoriale di Israele, affinché si ricordi che la persona di Gesù è inseparabile dal suo popolo. Le benedizioni che scendono sui redenti del nuovo patto sono il frutto della fedeltà di Dio alle promesse che Egli ha fatto a Israele. Chi ha stabilito un rapporto verticale con Dio tramite Gesù deve sapere che nello stesso tempo ha stabilito un rapporto orizzontale con Israele. Che lo sappia o no, che gli piaccia o no.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Ma gli italiani credono in Cristo?

A chi gli faceva notare che "gli ebrei non credono in Cristo" un ebreo messianico ha risposto: "Ma perché, gli italiani credono in Cristo?" Analogamente, a chi facesse notare che lo Stato d'Israele non riconosce in Gesù il suo Messia si potrebbe rispondere: "Ma perché, lo Stato italiano ha riconosciuto in Gesù il Messia d'Israele?" Che differenza c'è, su questo punto, tra Israele e Italia, tra ebrei e italiani? Esiste forse una nazione al mondo che, in quanto tale, dichiara istituzionalmente di riconoscere Gesù come sovrano e di volersi riferire a Lui per ogni aspetto del suo governo? No, verrebbe subito fatto di rispondere, e invece bisogna fermarsi e modificare la risposta: una nazione che dichiara una cosa di questo genere esiste: lo Stato del Vaticano. I paramenti da imperatore medievale con cui va in giro il Papa non sono folclore, ma segni. Segni di regalità. Vogliono dire al mondo che la sovranità politica di Dio si è già realizzata sulla terra ed è presente nello Stato del Vaticano, il quale attende, con pazienza e costanza, il giorno in cui tutto il mondo lo capirà, a cominciare da quei testardi di ebrei che se non sono più "perfidi" come prima restano comunque un bel fastidio. Perché se il regno messianico sulla terra si è già localizzato a Roma ai piedi del monte Mario, che senso ha tutto il loro interesse per Gerusalemme e il monte Sion? Chi crede questo, resti pure o diventi cattolico. Ma sappia che si colloca in una posizione oggettivamente antiebraica, quali che siano i suoi sentimenti di personale simpatia per gli ebrei.


~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

L'elezione di Israele: qual è la tua posizione?

Espongo qui una tesi che richiede una presa di posizione del tipo sì/no:

Se davvero accetto Dio (JHWH) come Dio d'Israele, così come è presentato in tutta la Bibbia, allora devo accettare anche il fatto che Egli ha scelto Israele e gli ha assegnato un posto particolare.

Chi non accetta questo perché l'avverte come arbitrario e ingiusto, o perché lo trova ripugnante per altre ragioni, deve trarne le conseguenze e ammettere che non può credere al Dio della Bibbia, il quale si presenta in modo specifico come Dio d'Israele. Potrà forse credere al dio universale dei massoni, ma non a JHWH che, secondo la Torà e i profeti, secondo Gesù e l'apostolo Paolo, ha un particolare interesse per il suo popolo Israele.
Chi pensa di poter percorrere una via intermedia dicendo che segue la fede cristiana ma non riconosce la posizione speciale di Israele, inganna sé stesso. Questa fede non ha come oggetto JHWH, il Dio d'Israele, ma un altro "JHWH" fabbricato con le proprie mani.
Gesù Cristo, secondo l'immagine che ne danno gli Evangeli, era, è e rimane il Messia d'Israele. Come tale viene presentato non soltanto lì, ma in tutto il Nuovo Testamento. Chi si distacca dalle radici ebraiche si distacca - anche se non vuole ammetterlo - da JHWH e dal suo Messia ebraico, e in sostanza segue un'altra nuova religione che non ha più niente a che vedere con il cristianesimo originario. Segue un "Dio degiudaizzato", in contrapposizione all'Antico e Nuovo Testamento, i quali testimoniano che Dio si è vincolato in modo speciale con il popolo d'Israele e non ha rotto questo vincolo a causa del rifiuto di Gesù Cristo da parte della maggior parte del popolo, come molti teologi cristiani sostengono.

(Arno Farina, “Kol Hesed“ nr. 3, 2009)

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Sono avidi gli ebrei? Più avidi degli altri?

E' noto lo stereotipo dell'ebreo avaro e avido di beni materiali. In molti casi le persone che ripetono luoghi comuni come questo non si accorgono che tra loro e gli ebrei che osservano potrebbe trovarsi uno specchio: credono di vedere gli ebrei e invece vedono se stessi. Un soldato tedesco che nella seconda Guerra Mondiale fece parte della Wehrmacht di Hitler racconta quello che fecero certi ariani quando il suo reparto entrò in Lituania nel 1941:
"Feci parte del reparto d'assalto corazzato che attraversò il fiume Memel alle 4 del mattino del 22 giugno 1941. Quando entrammo nella prima cittadina lituana - non ne ricordo il nome, ma era subito oltre il confine - pensai: «Che cosa diavolo succede qui?». Sì, perché, guardandoci intorno, vedemmo dappertutto corpi appesi agli alberi, impiccati. Poi ci venne incontro un tizio che parlava bene il tedesco e spiegò: «Ci siamo già occupati noi di ogni cosa. Tutti gli ebrei della città sono già stati impiccati». Prima dell'arrivo dei tedeschi avevano impiccato tutti gli ebrei.
Ovviamente scoprimmo poi che l'avevano fatto per appropriarsi dei loro averi. Gli avevano rubato tutto. Avevano approfittato della situazione. «Hitler è contro gli ebrei in ogni caso. Li uccidiamo e ci prendiamo la loro roba.»
Quando entrammo in quella cittadina era circa mezzogiorno. C'era una ventina di ebrei morti. Comunque seppi poi che era così dappertutto."
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Quando un ebreo insulta un cristiano

Se un ebreo, in quanto ebreo, insulta me cristiano "gentile", in quanto cristiano, devo tenere presente che i casi possono essere due.

1o caso. Il mio amico ebreo sta pensando alle nefandezze compiute dalla chiesa cristiana nella storia o semplicemente alle incoerenze della mia vita personale. In questo caso la mia reazione non può che essere un atteggiamento di umiliazione. A Israele Dio aveva detto: "Io santificherò il mio gran nome che è stato profanato fra le nazioni, in mezzo alle quali voi l'avete profanato" (Ezechiele 36:23). Ma se è vero che gli ebrei a suo tempo hanno profanato il nome di Dio fra i gentili, è anche vero che i cristiani gentili hanno profanato e profanano ancora il nome di Gesù fra gli ebrei.

2o caso. Il mio amico ebreo è disposto ad archiviare gli orrori storici della chiesa cristiana e anche a tollerare benevolmente le mie umane debolezze di aderente a una religione che sente estranea, ma non sopporta che si parli di Gesù. E' proprio questo riferimento che lo infastidisce, fino al punto di arrivare ad insultarmi. In questo caso devo rallegrarmi, perché condivido in piccola parte il vituperio subito dal mio Maestro e posso rendere testimonianza di Lui e del suo amore per tutti gli uomini.

In nessun caso sono autorizzato a reagire con altri insulti, tanto meno se presentati in forma "biblica". Devo guardarmi, in particolare, dalla tentazione di adottare il frasario usato da Gesù contro gli scribi e i farisei. Il motivo è semplice. Gesù era ed è il Messia d'Israele, dunque è un'autorità per gli ebrei.
Io no. Gesù, dopo aver usato un linguaggio duro verso i suoi connazionali per indurli al ravvedimento, è morto per loro. Io no. Io sono un gentile che ha potuto aggiungersi agli ebrei perdonati perché, come sta scritto, "Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti" (Romani 11:32). Dire che "la salvezza viene dai giudei" (Giovanni 4:22), non significa soltanto che "Gesù era un ebreo di nascita", come ha detto qualcuno, ma che la persona stessa di Gesù, nella sua manifestazione storica e salvifica, non è scindibile dal suo popolo. A quella donna samaritana, appartenente a un popolo ostile ai giudei, Gesù aveva detto: "Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo". Il "noi" di Gesù significa "noi ebrei". Quindi il cristiano gentile che dovesse cominciare a dire sprezzantemente: "Voi ebrei..." potrebbe trovarsi davanti un Gesù che risponde: "Prego, che cos'hai da dire su noi ebrei?" A un ebreo posso far notare che è un peccatore come me, bisognoso di perdono e di salvezza, ma quanto alla specifica disubbidienza del popolo eletto nei confronti di Dio è una questione che riguarda Dio e il suo popolo. Non me. Se Gesù è per me l'Autorità suprema, anche il suo popolo è per me, in un certo senso, un'autorità. E secondo la Scrittura le autorità poste da Dio, anche quando ad esse non si può ubbidire, devono sempre essere onorate.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Per non cadere preda della vanagloria

"…. Tutti coloro che si occupano di questioni pubbliche lo facciano in nome del Cielo…" (Pirqè Avòt, 2;2)
Nella Tradizione ebraica fare qualcosa "in nome del Cielo" significa essenzialmente agire disinteressatamente e senza secondi fini. Molto spesso ci sono motivi sotterranei, anche inconsci, semiconfessabili e talvolta inconfessabili, che ci inducono a occuparci della cosa pubblica. Talvolta si diventa parte di meccanismi che ci impediscono di analizzare le diverse sfide psicologiche e i trabocchetti che incontriamo per non cadere preda della vanagloria. I Maestri hanno messo in guardia che " colui che corre dietro alla fama, la fama scappa via da lui, e colui che la sfugge, la fama lo segue". Si narra la storia di uno che tentava di impressionare tutti con la sua umiltà e faceva domande a un anziano rabbino circa la validità di questo detto talmudico. "Io corro sempre lontano dalla fama - protestava - come è che succede che la fama non sembra correre dietro a me?" " La fama - rispose il rabbino anziano - corre dietro solo a coloro che la evitano e non si girano continuamente indietro per vedere se lei li sta seguendo...".
Roberto Della Rocca, rabbino

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Perché molti cristiani non s’interessano di Israele?

La difficoltà che hanno molti cristiani ad inserire correttamente il popolo d'Israele nella loro comprensione del Vangelo dipende dal fatto che gran parte dell'insegnamento ricevuto è centrato sulla salvezza individuale e sulla spiritualità personale. Al centro dell'interesse ci sono io, la mia felicità eterna e il mio benessere temporale. La dimensione sociale e storica dell'opera Dio non è tenuta in considerazione perché non interessa, dal momento che non corrisponde a quella richiesta di felicità individuale che è la ragione di vita di quasi tutti, ivi compresi molti cristiani.
Quanto agli ebrei, invece, si può dire che se non si fa riferimento al loro popolo e alla loro storia, non esistono. Tutti i tentativi di presentare, in modo generalmente dispregiativo, i caratteri antropologici tipici dell'individuo ebreo si sono rivelati vani. Il singolo ebreo non ha niente di particolare, né nel bene, né nel male. Gli ebrei esistono nella loro specificità in quanto sono un popolo, e il popolo esiste in quanto ha una storia. Ed è una storia che non si è arrestata nel passato, ma inaspettatamente continua ancora nel presente e, secondo la convinzione di molti ebrei e non ebrei, e soprattutto secondo quanto sta scritto nella Bibbia, continuerà ancora nel futuro. La storia di Israele come popolo e nazione ha a che fare direttamente con la volontà sovrana di Dio. Chi trascura o interpreta in modo distorto questa volontà, sia egli ebreo o non ebreo, si pone in rotta di collisione con Dio stesso.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Le leggi razziali: uno strano alone di familiarità

Se le leggi razziali in Germania e in Italia non fossero state seguite entro breve tempo dallo sterminio di massa degli ebrei d’Europa, oggi avrebbero attirato un’attenzione molto maggiore di quanto ne ebbero in realtà. In particolare le leggi razziali italiane sono state, sino a poco tempo fa, poco studiate, quasi dovessero essere perdonate in retrospettiva per essere state così miti in paragone al vero sterminio degli ebrei. La campagna fascista contro gli ebrei è sinistramente interessante anche per un altro motivo. Le leggi razziali hanno uno strano alone di familiarità, perché in effetti differivano di poco da quelle che la Chiesa stessa aveva applicato nei territori che governava. Mussolini e i suoi accoliti erano perfettamente consapevoli di questa somiglianza e usarono il fatto che la Chiesa avesse da tempo favorito questi provvedimenti per appoggiare la loro stessa azione.
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Vangelo e Israele, che cos’hanno in comune?

L’indirizzo web di “Notizie su Israele” (www.ilvangelo-israele.it) contiene volutamente due termini di cui forse non è chiaro a tutti il motivo dell'accostamento: “Vangelo” e “Israele”. Per molti i vangeli sono i libri di chiesa, adatti a ecclesiastici e religiosi cristiani. Si pensa che Israele sia un tema del passato che riguarda l’Antico Testamento, e che con la venuta di Gesù il centro dell’attenzione si sia spostato definitivamente da Israele alla chiesa. Qualcuno allora rimarrà sorpreso nel sapere che nei vangeli il termine “chiesa” compare soltanto 3 volte, mentre il termine “Israele” compare esattamente 30 volte. Soltanto questo fatto numerico dovrebbe far pensare che il collegamento tra Vangelo e Israele sia molto più stretto di quanto si creda comunemente.
Qui di seguito sono riportate alcune righe del racconto di un ebreo sefardita, nato in Israele da famiglia proveniente dalla Persia, che all’età di 25 anni non sapeva nemmeno che Gesù era ebreo e non aveva mai pensato che nei vangeli, testi considerati impuri nell’ambiente in cui era cresciuto, ci potesse essere qualcosa che riguardasse il suo popolo e il suo paese. Negli Stati Uniti, dove si era trasferito per cercare fortuna, fece la conoscenza di un cristiano con cui entrò in un serrato colloquio su questioni di fede. Dopo molte insistenze dell’amico, e vincendo forti resistenze da parte sua, alla fine si decise ad aprire un libriccino blu che gli era stato messo nelle mani. Era il libro proibito: il Nuovo Testamento. Ecco un breve e parziale resoconto della sua prima esperienza:
    «Quando arrivai a casa, tolsi dalla tasca il libriccino blu, accesi la luce e l'apersi. Già il primo versetto mi produsse una specie di scossa elettrica: Libro della genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abraamo... (Matteo 1:1). Allora Yeshua era veramente un ebreo!
    Continuai a leggere. A quella sorprendente dichiarazione seguiva una lunga lista di eroi biblici che mi erano ben noti fin dai giorni di scuola: Abraamo, Isacco e Giacobbe, Giuda e i suoi fratelli, il re Davide e i re di Giuda che lo seguirono: erano tutti buoni ebrei kosher! Ma i “cristiani” che leggono questo libro, capiscono quello che leggono? Che cosa ci potrebbe essere di più ebreo di questo?
    Improvvisamente un tremendo sospetto mi salì in cuore: quanti “cristiani” leggono realmente la loro Bibbia? Se sono tanto pochi quanto i miei fratelli ebrei che leggono il Tanach, allora sia ebrei che cristiani vivono in una tradizione fatta dagli uomini che distorce e falsifica la verità fino a renderla irriconoscibile.
    Andai avanti a leggere, e dalle pagine del libro mi sentivo come trasportato nel mio amato Eretz Israel. Insieme a Giovanni Battista attraversai il deserto di Giudea e andai con lui sulle rive del Giordano. Accompagnai Yeshua e i suoi discepoli nei loro viaggi sulle rive del lago di Gennesaret e sui monti della Galilea. Insieme camminammo per gli stretti vicoli di Gerusalemme. Tutto corrispondeva: il tempio e la sinagoga, i farisei e i sadducei, i giusti e quelli che si facevano giusti da soli. Vidi i pastori sorvegliare i loro greggi nei campi intorno a Betlemme e osservai gli anziani studiosi della Torah piegarsi sui loro sacri rotoli nelle scuole rabbiniche. Vidi i dorati campi di grano già maturi per la mietitura, i fiori di prato e gli uccelli che venivano venduti due per un soldo e cinque per due soldi. Passai un po' di tempo con i pescatori che lavoravano duro sulle rive del lago e gustai l'inebriante fragranza del “vino buono”, dei frutteti e del puro olio d'oliva. Mi sentivo come se fossi corporalmente lì!
    Ma che cosa aveva a che fare tutto questo con il “cristianesimo”? Non sentivo né il suono di campane delle chiese, né vedevo in giro monaci con vesti nere o marroni che portavano sul petto il simbolo della croce e baciavano le loro icone. Non c'era nessuno che adorava croci d'oro e d'argento in maestose cattedrali al suono dell'organo .
    Era tutto così israeliano che mi venivano le lacrime agli occhi. Mai in vita mia avevo provato tanta nostalgia! L'America, con le sue scintillanti luci al neon, le sue ampie superstrade e i suoi imponenti grattacieli, era improvvisamente sparita. Mi trovavo di nuovo nel mio familiare paese agricolo di Israele, che riappariva semplice e schietto davanti ai miei occhi.»

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Sconfitta e celebrità

Mahmoud Darwish, il poeta della causa palestinese recentemente scomparso, nel 2004 è apparso in Notre Musique, un film di Jean-Luc Godard. Nel film Darwish s’intrattiene con un giornalista israeliano:

«Sa qual è la ragione per cui la causa palestinese è celebre? Perché voi siete i nostri nemici. L’interesse per i palestinesi ha la sua radice nell’interesse per la questione ebraica. Ci s’interessa a voi, non a me. Da una parte, la nostra disgrazia è di avere come nemico Israele, che beneficia di un sostegno illimitato. E dall’altra, abbiamo la fortuna di avere Israele come nemico, perché sono gli ebrei ad essere il centro dell’interesse. Voi ci portate sconfitta e celebrità».
(da "Philosésemitisme")


~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

L’ebraismo e l’odio degli ebrei

L’ebraismo e l’odio degli ebrei hanno attraversato per secoli la storia come compagni inseparabili. Simile al popolo ebreo che è il vero errante eterno, l’antisemitismo pareva non dovesse mai morire. Bisogna esser ciechi per affermare che gli ebrei non sono il popolo eletto, eletto all’odio universale. Per quanto grandi siano le divergenze fra i popoli nelle loro relazioni reciproche, per quanto profonde siano le diversità d’istinti e di tendenze, essi si danno la mano nel loro odio verso gli ebrei. Solo su questo punto essi vanno tutti d’accordo. L'estensione e le forme con cui tale antipatia si manifesta dipendono certamente dal grado di civiltà di ciascun popolo; ma in sostanza l’antipatia esiste dappertutto e in ogni tempo, sia che essa si concreti in forma di persecuzioni, di violenze o di gelosia invidiosa, sia che si celi sotto la maschera della tolleranza e della protezione. Essere saccheggiati perché si è ebrei o dover essere protetti come ebrei, è ugualmente umiliante; sono due cose egualmente penose al sentimento di dignità degli ebrei.
Leon Pinsker (1821-1891)


~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Terroristi "pentiti"

Accade spesso che i guerriglieri e i terroristi più radicali a un certo momento della loro lotta cambino stile e diventino più "moderati". Il caso recente più clamoroso è quello di Yasser Arafat, la cui metamorfosi lo ha trasformato da micidiale terrorista a premio Nobel per la pace. Anche Hitler, a un certo momento del suo percorso politico, è cambiato, passando da forme violente di lotta a una pragmatica lunga marcia attraverso le istituzioni democratiche. In fondo, il nazismo che è andato al potere è quello «moderato» del 1932, non quello «putschista» del 1923. Strano che questo passato storico non aiuti a capire l'attuale tragitto dell'islamismo radicale. Nazismo e islamismo sono ideologie di guerra (jihad): loro sacro dovere è la conquista del potere con tutti i mezzi possibili al fine di esercitarlo secondo i canoni della loro ideologia, non certo secondo quelli della democrazia, da loro intimamente e fondamentalmente disprezzata. Che alcuni «pragmatici» islamisti abbiano capito che in uno stato moderno non si può arrivare al potere solo attraverso attentati e guerriglia, ma che bisogna anche saper «dialogare» con i propri avversari per ottenere alla fine i propri scopi, non è affatto rassicurante. Anzi, è preoccupante il fatto che molti "dialoganti" occidentali si dichiarino soddisfatti di questa evoluzione.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Realisti o sognatori?

Molti considerano con sospetto e irritazione i riferimenti al Dio della Bibbia quando si tratta di affrontare «concreti» problemi politici riguardanti Israele. Resta il fatto che nei «concreti» fatti di cui continuamente si parla non si può evitare il ricorso a nomi come Abraamo, Israele, Gerusalemme, Sion, Tempio, Messia. E sono tutti nomi contenuti nella Bibbia. E' realistico pensare di poterli evitare considerandoli semplici sovrastrutture ideologiche o sentimentali espressioni linguistiche? In realtà, chi pensa di poter affrontare il tema "terra di Israele" trascurando il "Dio di Israele" di cui si parla nella Bibbia, è un sognatore e un illuso.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

I "born again" e il vangelo

Una giornalista che ha trattato in un suo articolo il rapporto tra gli ebrei e gli evangelici americani ha usato l'espressione "born again christian" con una punta di ironia, come fanno spesso i giornalisti che trattano simili argomenti. E' bene precisare allora, considerata la diffusa ignoranza biblica degli italiani, in particolare dei giornalisti, che l'espressione "born again" ("nato di nuovo"), non l'hanno inventata gli evangelici americani, ma proviene direttamente dal Vangelo . E non esprime neanche una realtà tipicamente "cristiana", perché Gesù l'ha usata in un contesto squisitamente ebraico. «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il Regno di Dio" (Giovanni 3.3), dice Gesù a Nicodemo, un autorevole Rabbi del suo tempo. E Nicodemo reagisce con una certa dose di ironia, come molti fanno anche oggi: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?». Interessante è la replica di Gesù: «Tu sei maestro d'Israele e non sai queste cose?». Questo significa che Gesù sta parlando di qualcosa che è contenuto nelle Scritture ebraiche, e che un «maestro d'Israele» avrebbe dovuto conoscere. In poche parole, Gesù dà dell'ignorante a Nicodemo. In altro contesto, molte persone che trattano oggi questi argomenti meriterebbero di ricevere la medesima qualifica. Il fenomeno degli evangelici, americani e non, che amano Israele ogni tanto viene citato, da varie parti, riferendo cose anche giuste sul piano politico e sociale, ma in sostanza fraintendendone la vera natura. Il relatore di solito sembra contento se può accentuare gli aspetti del potere e dei soldi. Gli evangelici che amano Israele sono ricchi e ambiscono al dominio, è il messaggio subliminale contenuto in tali relazioni. Come gli ebrei, insomma. E' incoraggiante, allora, per un evangelico che ama Israele, essere accomunato agli ebrei in questa forma di latente disprezzo. Che poi anche molti ebrei non capiscano questa realtà e anzi la combattano, è cosa che non sorprende e non scandalizza. Dove sta scritto che l'amore, per essere tale, deve essere riconosciuto e corrisposto?

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Parole con cui Theodor Herzl conclude il suo libro “Lo stato ebraico”

Mi si lasci ripetere, ancora un volta, quello che ho già detto all’inizio: gli ebrei, che lo vogliono, avranno il loro stato. Dobbiamo finalmente vivere come uomini liberi sulla nostra zolla di terra, e morire tranquillamente nella nostra patria. La nostra libertà libererà il mondo, la nostra ricchezza lo arricchirà e la nostra grandezza lo renderà più grande. E ciò che noi faremo per il nostro progresso personale produrrà effetti imponenti e positivi sul benessere di tutta l’umanità.

Theodor Herzl 1860-1904

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Non tutti i palestinesi sono terroristi

Si sente dire spesso nei media: "Non si può credere che tutti i palestinesi siano terroristi". E' vero. Ma si può credere che al tempo di Hitler sessanta milioni di tedeschi fossero assassini? Evidentemente no. E' chiaro: non erano tutti assassini. In maggior parte anzi erano persone tranquille, che consideravano l'antisemitismo del movimento nazista soltanto come un'antiestetica escrescenza. L'odio contro gli ebrei poteva essere più o meno condiviso, ma in ogni caso per i più non era un fatto di grande importanza. Per Hitler e per i suoi adepti invece era essenziale. E alla fine si è visto. E' certo che non tutti i palestinesi sono terroristi, ma è chiaro che per la maggioranza di loro il fatto che i loro leader abbiano come programma l'annientamento dello Stato d'Israele non è un problema. Le elezioni democratiche avvenute a Gaza nel gennaio 2006 l'hanno ampiamente dimostrato. Hamas ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti con il 56%, cosa che neppure i nazisti riuscirono a ottenere subito dopo la loro ascesa al potere. Nella prima elezione democratica organizzata in Germania dal governo di Hitler, il 5 marzo 1933, lo NSDAP (partito nazionalsocialista) non riuscì a superare il 43,9%. Poco, rispetto al previsto, ma sufficiente a permettere a Hitler di arrivare fin dove è arrivato. Dove vuole arrivare Hamas?

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Complesso di colpa per i crimini del passato?

Qualche ebreo pensa che l'impegno in favore di Israele di molti cristiani sia dovuto a complessi di colpa e al desiderio di riscattare con qualche atto di pentimento un passato di vergognoso antisemitismo. Può darsi che per qualcuno sia così, ma certamente non è così per tutti. I cristiani biblici possono essere addolorati e umiliati per il fatto che il nome di Cristo sia stato usato nel passato in modo aberrante per giustificare e legittimare crimini di ogni tipo contro gli ebrei. Il loro impegno per Israele e per gli ebrei però non proviene da complessi di colpa o dal desiderio di riscattare malefatte del passato, ma è un frutto dell'amore di Dio che, secondo la Scrittura, «è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato» (Romani 5:5). Il pentimento è una cosa personale e va esercitato in primo luogo verso Dio e secondariamente verso il prossimo offeso. I cristiani biblici sono pronti a pentirsi dei loro peccati personali, ma non sentono la necessità di pentirsi di ciò che non hanno mai fatto. Lasciano alle istituzioni ecclesiastiche che si vantano di avere una continuità storica secolare il compito di formulare tardive richieste di perdono che consentono oggi alle medesime istituzioni di conformarsi meglio alla situazione del presente per poter mantenere, in altra forma, lo stesso atteggiamento che portò agli orrendi crimini del passato. E' indubitabile che sul piano storico la contrapposizione che si presenta è quella tra cristiani-carnefici e ebrei-vittime, ma sul piano dell'attualità e in senso generale questa contrapposizione non è accettabile. Il motivo è semplice: i «cristiani» che a suo tempo martoriarono gli ebrei, inflissero tormenti simili anche a certi non-ebrei chiamati «eretici». E tutto fa pensare che, trasportati a quei tempi, i cristiani biblici sarebbero messi dalla stessa parte degli ebrei. Con convinzioni teologiche diverse forse, ma sotto lo stesso boia.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Un problema di risolubilità che è una questione di verità

In matematica si sa bene che esistono problemi irresolubili, o comunque non risolubili con determinati procedimenti. Un esempio classico, divenuto proverbiale, è quello della quadratura del cerchio. Per secoli gli studiosi hanno cercato di costruire con riga e compasso un quadrato di area uguale a quella di un cerchio. Avrebbero continuato ancora se qualcuno, invece di tentare un'ennesima dimostrazione di quel tipo, non avesse provato a dimostrarne matematicamente l'irresolubilità per quella via. E ci riuscì. Da quel momento i tentativi secolari finirono.
Il problema mediorientale potrebbe essere dello stesso tipo. I politici, che non si pongono problemi di verità ma di fattibilità, nella maggior parte dei casi danno per scontato che un dato problema è risolubile con mezzi politici. Si tratta soltanto di stabilire come. Supponiamo invece, usando il criterio della verità, che sia vera la proposizione: "Non è possibile trovare con mezzi politici una soluzione che porti pace in Israele-Palestina dividendo in due parti quella terra contesa". Come se ne accorgerebbero i pragmatici politici? Come si potrebbe far capire a un qualsiasi sperimentatore che i suoi sforzi sono destinati all'insuccesso? In un solo modo: sottoponendogli una dimostrazione teorica dell'impossibilità di ottenere quel risultato per quella via. Se non vorrà leggere la dimostrazione, se rifiuterà di impossessarsi degli strumenti culturali necessari per capirla, sarà condannato a ripetere i suoi tentativi per tutta la vita e a rimanere sempre deluso. Se un problema è risolubile, si può sperare di trovarne prima o poi la soluzione, magari per vie traverse, con po' di fortuna e fantasia. Ma se un problema è irresolubile, per convincersene c'è un solo modo: leggere una dimostrazione teorica della sua irresolubilità.
Bene, nella Bibbia è scritta la dimostrazione dell'irresolubilità del problema mediorientale con mezzi umani. E' impossibile ottenere pace in quella martoriata regione manovrando la riga ebraica e il compasso arabo. C'è di mezzo qualcosa di "trascendente", come nel caso della famosa pi greca.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Quello che gli antisemiti dicono agli ebrei

Secondo il filosofo ebreo Emile Fackenheim, nell'antisemitismo del mondo occidentale cristianizzato si possono riconoscere tre tappe. Agli ebrei gli antisemiti dicono:

Prima tappa:
“Voi non potete vivere tra noi come ebrei”.
Conseguenza: Conversione forzata.

Seconda tappa:
“Voi non potete vivere tra noi.”
Conseguenza: Espulsione.

Terza tappa:
“Voi non potete vivere”
Conseguenza: Sterminio.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~