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Notizie marzo 2011

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Intervista mondiale sul web a Netanyahu




(israelnews, 31 marzo 2011

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Cresce il numero delle munizioni nelle mani di Hezbollah

Sin dalla seconda guerra in Libano, Hezbollah avrebbe incrementato gli armamenti nel Libano meridionale, in violazione della risoluzione 170. Sono state stimate quasi 1000 postazioni, situate in circa 20 centri abitati. L'organizzazione continua ad accrescere il numero di munizioni, in parte fornite dalla Siria. Secondo l'intelligence israeliana, l'organizzazione Hezbollah avrebbe costruito circa 550 bunker nella regione, di cui 300 sottoterra.

(FocusMo, 31 marzo 2011)

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Libano. L'esercito israeliano svela le postazioni belliche di Hezbollah

L'esercito israeliano ha trasmesso a diversi media statunitensi e filo-ebraici la mappa di centinaia di sotterranei e di depositi di armi nel sud del Libano, appartenenti al gruppo politico di stampo islamico Hezbollah.

L'intento di Tsahal, le Forze di difesa israeliane, è quello di mostrare che Hezbollah agisce per trasformare ogni villaggio del sud del Libano in una zona di guerra pronta a scatenarsi contro lo Stato ebraico. In questa parte del Libano, dove il paese confina con Israele, una risoluzione delle Nazioni Unite vieta ad Hezbollah la detenzione e il traffico di armi ma i controlli sono inesistenti e il materiale bellico circola senza restrizioni.
L'esercito israeliano spiega che in questa zona del Libano Hezbollah dispone di 550 bunker, 300 posti di controllo e 100 depositi di armi e materiale di guerra, perlopiù provenienti da Iran e Siria. Il gruppo islamico ha dal canto suo accusato il governo israeliano di mettere in campo una campagna di diffamazione e di intimidazione.

(Ticino live, 31 marzo 2011)

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Il decreto fiscale Sheshinski diventa legge

Ieri pomeriggio la Knesset, il parlamento di Gerusalemme, ha trasformato in legge le raccomandazioni del comitato Sheshinski in materia di politica fiscale da applicare ai giacimenti di petrolio e gas scoperti in Israele. La legge di fresca approvazione aumenta la percentuale che lo Stato d'Israele tratterrà d'ora in poi dai profitti ricavati dalle compagnie che procederanno allo sfruttamento delle risorse energetiche nazionali. Dal 30 per cento attuale si passerà al 52-62 per cento. Il disegno di legge ha ottenuto il voto favorevole di 78 deputati contro due: una decisione bi-partisan, suggellata anche dalla stretta di mano che Shelly Yakimovich, uno dei leader del partito laburista, ha scambiato con il Primo ministro, Benjamin Netanyahu (Likud). «Non accade tutti i giorni di vedere d'accordo destra e sinistra, religiosi e laici, opposizione e coalizione di governo», ha commentato il ministro delle Finanze, Yuval Steinitz. «Questa legge significa che noi tutti beneficeremo delle nostre risorse naturali». Il provvedimento prevede anche che i diritti sulle scoperte di idrocarburi rimangano al 12.5 per cento, mentre la tassazione dei profitti inizierà solo dopo che le compagnie petrolifere saranno rientrate dagli investimenti iniziali. Il governo ha annunciato che proventi che Israele guadagnerà in questo modo saranno investiti per finanziare progetti sociali ed economici

(FocusMo, 31 marzo 2011)

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Un'isola artificiale a Gaza

E' il progetto del ministro dei trasporti israeliano, a 4 chilometri da costa

TEL AVIV - Un'isola artificiale, a quattro chilometri dalla costa, che consenta agli abitanti della Striscia di Gaza di fruire di un porto e di un aeroporto internazionale: questo un progetto messo a punto dal ministro israeliano dei trasporti Israel Katz (Likud), che attende tuttavia ancora un assenso esplicito del primo ministro Benyamin Netanyahu. In una intervista alla radio militare Katz ha precisato che diversi Paesi ed investitori stranieri hanno manifestato un interesse iniziale al progetto, che prevede anche la costruzione di alberghi e di un attracco per gli yacht.
Secondo Katz la sicurezza nell'isola - che dovrebbe essere collegata a Gaza da un ponte - sarebbe affidata ad una forza multinazionale, mentre Israele manterrebbe per ragioni di sicurezza il controllo sul transito di persone e merci. Il ministro non ha precisato se abbia già illustrato il progetto ai dirigenti dell'Autorità nazionale palestinese e non ha spiegato come esso possa essere realizzato senza l'assenso di Hamas, con cui Israele non mantiene alcun contatto.

(ANSA, 31 marzo 2011)

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La città a emissione zero nasce in Palestina

di Maurita Cardone

Rawabi
Tra Gerusalemme e Nablus, 9 chilometri a nord di Ramallah, in un territorio abituato a fare notizia per i conflitti, sta nascendo la prima città sostenibile palestinese. I lavori per la costruzione di Rawabi sono iniziati nel gennaio del 2010 e si prevede verranno completati nel giro di 5 anni con un investimento che ammonta a circa 800 milioni di dollari.
Una volta completata, su una superficie di 6,3 milioni di metri quadrati, la città ospiterà 40mila residenti in varie tipologie abitative pensate per diversi segmenti della società palestinese e accessibili anche a giovani coppie.
«L'obiettivo principale del progetto è di dare una risposta alla grande carenza di abitazioni a prezzi convenienti che abbiamo da anni in Palestina - dice Amir Dajani, vice direttore generale di Bayti, società immobiliare che sta sviluppando il progetto - L'intenzione è di farlo attraverso una città sostenibile e creata attraverso una pianificazione urbana. Oggi la comunità palestinese vuole vivere in città moderne ed ecologiche».
Il masterplan, il primo nella storia dell'urbanistica palestinese, prevede aree commerciali, scuole, uffici, due moschee, una chiesa, un ospedale e spazi verdi che occuperanno quasi il 60% della superficie totale. E mentre il design è ispirato alla tradizione mediorientale, gli ideatori affermano di voler gettare le fondamenta per la Palestina di domani. Per farlo hanno scelto la via della sostenibilità che passa attraverso la salvaguardia dell'ambiente, la conservazione del territorio e un uso attento delle risorse.
I sistemi adottati a Rawabi vorrebbero diventare un modello per lo sviluppo futuro di tutte le città palestinesi. «Saranno utilizzate soluzioni sostenibili in termini di infrastrutture e servizi - prosegue Dajani - per ridurre le emissioni di CO2, ma anche l'inquinamento visivo. Sceglieremo materiali moderni e isolanti e adotteremo soluzioni per il recupero delle acque piovane e il riuso delle acque grigie. I materiali di scarto dei lavori di costruzione saranno riutilizzati per realizzare strade e arredi urbani. E poi avremo servizi automatizzati per la misurazione dei consumi energetici e sistemi Gsm ». I rifiuti saranno gestiti attraverso la raccolta differenziata porta a porta con una variante innovativa: impiegare nel processo quelle stesse persone che oggi girano per le strade delle città palestinesi raccattando contenitori di metallo per rivenderli.
E la sostenibilità a Rawabi si declina anche in senso sociale. La nuova città prevede diversi spazi da riservare ad asili infantili, in modo che le giovani famiglie possano lavorare e allo stesso tempo crescere bambini. Inoltre il masterplan riserva molta attenzione ai luoghi di socializzazione e, ispirandosi all'architettura tradizionale, articola gli spazi esterni in una serie di cortili dove i residenti potranno incontrarsi.
Infine l'idea è di fare di Rawabi, oltre che la casa di tutti i palestinesi - come recita lo spot promozionale della città - un polo tecnologico e di ricerca avanzata sull'information technology per dare lavoro ai tanti palestinesi laureati ma disoccupati. Complessivamente la città dovrebbe creare 3.000 posti di lavoro stabili. «Il lavoro è il grosso problema della Palestina - ha dichiarato l'imprenditore palestinese Bashar Al Masri, presidente di Bayti - E Rawabi vuole offrire soluzioni».

Ma come tutto quello che accade da queste parti la nuova città è già oggetto di discordia. Prima l'obbligo, imposto dai finanziatori (capofila la Qatari Diar società pubblica di investimenti immobiliari del Qatar) alle imprese edili israeliane che avessero voluto lavorare nel cantiere, di non acquistare alcun materiale proveniente dalle colonie. Ora i disaccordi sugli alberi da piantare per la riforestazione: gli ulivi provenienti da Israele non piacciono agli investitori palestinesi.
Intanto il ministro dell'ambiente israeliano Gilad Erdan ha chiesto di visionare la valutazione di impatto ambientale approvata dall'Autorità Palestinese e ha sollevato dubbi sulla reale sostenibilità del progetto. Se non verranno risolti alcuni problemi di gestione ambientale, il ministro minaccia di disporre il blocco della strada di accesso al cantiere. Questa infatti, a differenza di Rawabi che è in zona A, ovvero sotto controllo sia militare che civile dell'Autorià Palestinese, ricade nella zona a controllo israeliano.

(Il Sole 24 Ore, 31 marzo 2011)

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I servizi segreti di Londra diffidavano del Mossad

Ex responsabile Mi6 Dearlove: seguono regole differenti

ROMA, 31 mar. - I servizi segreti britannici non sempre erano disposti a condividere le informazioni con la controparte israeliana, convinti che il Mossad "giocasse secondo regole diverse": lo ha affermato l'ex responsabile dell'Mi6, Sir Richard Dearlove, le cui dichiarazioni sono state riportate dal quotidiano israeliano Ha'aretz.
"Non ho dubbi sul fatto che Israele segua delle regole diverse da quelle osservate nel Regno Unito", ha spiegato Dearlove, intervenuto ad una conferenza per la celebrazione dei sessant'anni di rapporti diplomatici bilaterali: "Non voglio dilungarmi oltre sull'argomento, preferisco lasciarlo all'imamginazione".
Tuttavia, sebbene le relazioni con lo Stato ebraico "non siano facili" ciò non significa che "non siano importanti o non siano seguite con attenzione professionalmente e politicamente", specie per quel che riguarda dossier come l'iraniano: "Naturalmente ciò si riflette anche sul ruolo di Hamas ed Hezbollah, che in termini di comportamento verso Israele sono in gran parte surrogati iraniani", ha concluso Dearlove.

(TMNews, 31 marzo 2011)

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Il nuovo campo di battaglia del terzo millennio

di Luigi Esposito

La rivalità tra Israele e Palestina si estende anche su internet. Da venti giorni era sorta una nuova pagina su Facebook, il social network più affollato in questi ultimi anni, dall'emblematico titolo "Third Palestinian Intifada". I promotori della singolare pagina propugnavano la terza intifada palestinese per il 15 maggio, proprio nell'anniversario della Nakba, cioè dell'esodo degli arabi da Israele avvenuto nel 1948.
Le numerose proteste, alcune delle quali provenienti anche ufficialmente dal governo israeliano, hanno indotto i gestori di Facebook a rimuovere stamani la seguitissima pagina, che nel frattempo aveva ottenuto oltre 300mila adesioni. In queste ultime ore è stata riaperta una nuova pagina dal medesimo titolo che raccoglie decine di consensi all'ora. La foto d'apertura non è mutata, con un pugno chiuso immerso nei colori della bandiera palestinese. Sempre su Facebook sono presenti altre pagine simili, per lo più in arabo, che servono a veicolare la terza intifada e fra queste la principale è quella dedicata ai "Rassoul Allaah", ai messaggeri di Allah, che vanta oltre 3 milioni di adesioni.

(Affaritaliani.it, 31 marzo 2011)

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Israele rafforza le difese contro la minaccia balistica

ROMA, 31 marzo '11 - A Febbraio, al largo della California si è svolto con successo un test di intercettazione in volo con l'Arrow Weapon System (Aws) cofinanziato e prodotto da Stati Uniti ed Israele. Il test fa parte dell'Arrow System Improvement Program (Asip) ed è stato condotto in cooperazione dalla Israel Missile Defense Organization (Mdo) e dalla Us Missile Defense Agency presso l'US Naval- Air Center all'interno del Poligono navale di Port Mugu.
Il missile usato come bersaglio - simulante una potenziale minaccia balistica contro Israele- è stato lanciato da una piattaforma mobile; il radar "Green Pine" (costruito dalla Elta Industries) lo ha scoperto e rintracciato, trasferendo informazioni al sistema BMC ( Battle Management Center 'Citron Tree'(Ditadiran Electronic System).
L'Aws ha quindi lanciato l'intercettore che ha disegnato la traiettoria prevista ed ha distrutto in volo il bersaglio.
Il test è stato effettuato con tutti gli elementi del sistema Arrowin Configurazione Operative.
Il successo dell'esperimento di intercettazione è stato salutato con soddisfazione dal Ministro della Difesa Israeliano, Ehud Barak, giunto il 12 febbraio presso la sede della Israel Aerospace Industries, la cui divisione MLN è main contractor per l'integrazione e lo sviluppo dell'Arrow.
Barak ha accostato l'esito positivo del test nelle acque californiane a quello ottenuto dall'Iron (come sviluppato da Rafael) la settimana precedente, sottolineando come tali risultati facciano di Israele il paese leader nella difesa multistrato contro le minacce balistiche.

(Fuoritutto, 31 marzo 2011)

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Chi attacca i "coloni"

di Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme

Chi attacca i "coloni" lo fa tatticamente, ma in realtà attacca tutta la nazione israeliana e attraverso questa tutto il popolo ebraico, rifiutando una delle basi della sua esistenza, il rapporto con Eretz Yisrael. Ha ragione Ugo Volli. Ma ha torto Ugo Volli quando dice che siamo tutti "coloni". Anche se la scelta di vivere in Eretz Yisrael, idealmente, non può avere limiti spaziali, da quando esiste lo stato d'Israele è esso, e nessun altro, il solo agente autorizzato a mediare le necessità e le aspirazioni politiche degli ebrei in Eretz Yisrael. Purtroppo, una parte dei "coloni" ha agito e agisce in sprezzante vilipendio nei confronti dello stato d'Israele e delle sue autorità legalmente costituite. Infrangere la legge dello stato mediante attività non autorizzate, insultare e anche usare violenza fisica nei confronti dei rappresentanti dello stato (come è realmente avvenuto in diverse occasioni), sono comportamenti non degni di persone civili - ebrei e non, israeliani e non, "coloni" e non. Pertanto, non siamo tutti "coloni".

(Notiziario Ucei, 31 marzo 2011)


«Io ti ricostruirò, e tu sarai ricostruita, vergine d'Israele! Tu sarai di nuovo adorna dei tuoi tamburelli, e uscirai in mezzo alle danze di quelli che gioiscono. Pianterai ancora delle vigne sui monti di Samaria; i piantatori pianteranno e raccoglieranno il frutto. Infatti verrà il giorno in cui le guardie grideranno sul monte di Efraim: "Alzatevi, saliamo a Sion, all'Eterno, nostro Dio"» (Geremia 31:4-6).

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Solidarietà da Roma per la gente di Itamar

Un'iniziativa di solidarietà e d'apertura al dialogo: è questo il senso della missione di due giorni d'una rappresentanza della Comunità ebraica di Roma guidata dal presidente, Riccardo Pacifici, nell'insediamento ebraico di Itamar in Cisgiordania, teatro nelle settimane scorse di un sanguinoso eccidio costato la vita a cinque componenti di una giovane famiglia (padre, madre e tre bambini). La missione è cominciata con un primo incontro con gli abitanti e un momento di preghiera comune in sinagoga e prevede che l'intera delegazione trascorra la notte nell'insediamento. Domani, in una cerimonia pubblica, Pacifici consegnerà «un piccolo aiuto economico frutto di offerte spontanee» destinato agli orfani scampati alla strage (un bambino di due anni che dormiva con i genitori nascosto dalle coperte, un fratello di 10 che non è stato notato su un divano letto in soggiorno e una sorella di 12 che non era in casa) e formalizzerà l'avvio di un progetto di adozione a distanza di uno di loro. Ad accompagnare gli ospiti vi sono anche alcuni israeliani d'origine italiana, fra i quali Yonathan Pacifici, che da bambino rimase ferito nell'attentato alla sinagoga di Roma. «Siamo qui per testimoniare la solidarietà umana della nostra Comunità, come di tutti gli ebrei del mondo, agli orfani sopravvissuti miracolosamente alla furia dei terroristi che hanno sgozzato i loro genitori e fratelli», ha spiegato Pacifici, notando come la visita avvenga su uno sfondo di inquietudini regionali e di timori di ripresa del terrorismo in Israele alimentati dal recente attentato alla stazione dei bus di Gerusalemme. «Nello stesso tempo - ha aggiunto - vogliamo portare anche un messaggio politico: e cioè che siamo stanchi di sentir parlare di coloni, con un termine che nell'immaginario europeo ha connotati negativi, per indicare persone che (negli insediamenti ebraici) fanno certamente una scelta ideologica dettata dal desiderio di vivere in luoghi raccontati dalla Bibbia, ma che non sfruttano terre ricche di risorse e che qui, certamente, non vogliono far male a nessuno». Persone che a Itamar provengono in gran parte da America o Francia e fra cui non ci sono italiani, ma con le quali la Comunità romana «vuole aprire un dialogo»: «Senza condannarne la scelta», ha puntualizzato Pacifici, pur evidenziando la volontà di «accettare qualsiasi decisione i leader democratici israeliani vorranno prendere» sulle colonie, nell'ambito di quell'ipotetico accordo di pace che «gli ebrei italiani desiderano e invocano nelle loro preghiere».

(Notiziario Ucei, 31 marzo 2011)

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Si chiama Ella Ran ed è la nuova Miss Israele

Il sogno di un'impiegata che diventa realtà. Ha 21 anni e vive a Herzliya la nuova regina della bellezza. Ella Ran, alta, capelli lunghi e mossi, è stata incoronata Miss Israele 2011 al Congress Center di Haifa, nel nord del Paese. Con i soldi della vittoria vorrebbe pagarsi gli studi universitari a partire dal prossimo anno accademico.

(Falafel Cafè, 31 marzo 2011)

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Israele invita gli ebrei tunisini

Crisi economica e antisemitismo motivano il "ritorno"

di Dimitri Buffa

Israele ha incoraggiato i propri correligionari ad andarsene da Tunisi, senza usare il barcone, e a congiungersi alla mitica "alyah". Si tratta di almeno una ventina di migliaia di persone. Gente che non avrà bisogno di chiedere l'elemosina altrui, che non intaserà Lampedusa o altri "primi approdi".
E gente che non dovrà neppure assaporare il razzismo e l'egoismo dell'Europa ormai sopra il livello di guardia da un pezzo. Gli israeliani infatti, il famoso stato dell'apartheid, per quelli che credono alle favole della sinistra antagonista o dell'antisemitismo arabo palestinese, sono pronti ad andarseli a prendere e a fornire loro un alloggio e un lavoro.
C'è un'unica difficoltà, sempre da mondo alla rovescia, per gli ebrei tunisini: contro ogni previsione è il governo provvisorio che, per malintesi motivi di orgoglio sciovinista, non vuole farli espatriare verso Israele. Anzi si è addirittura sfiorato l'incidente diplomatico tra Tunisia e Israele.
Tanto che il governo tunisino, con un comunicato ufficiale del ministero degli Esteri, ha espresso la sua "viva condanna e rifiuto categorico" per le dichiarazioni del ministro dell'Immigrazione e dell'integrazione israeliano, che ha incoraggiato "gli ebrei tunisini a emigrare verso Israele, promettendo loro un aiuto finanziario e altri vantaggi".
L'offerta, secondo il comunicato del ministero degli Esteri tunisino, è stata motivata con la difficile situazione economica della Tunisia. Le dichiarazioni del ministro israeliano, secondo loro, costituiscono "un malevolo appello ai cittadini tunisini a emigrare in Israele" e un tentativo di Israele di "appannare l'immagine post-rivoluzionaria della Tunisia e di suscitare sospetti sulla sua sicurezza, sulla sua economia e sulla sua stabilita".
Gli ebrei, si legge ancora nel comunicato del ministero degli Esteri, "hanno costituito, nel corso della storia della Tunisia, una parte integrante della società, vivendo in perfetta armonia con le sue differenti componenti e nel quadro di un rispetto dei loro diritti e delle loro libertà", come una "comunità religiosa indipendente".
Tutte belle parole se nel frattempo, dopo il rientro dall'esilio dei leader islamisti, non avessero cominciato a diffondersi episodi di antisemitismo compresi assalti alle sinagoghe, come quella di Tunisi, e incendi ad altri luoghi di culto ebraici. Inoltre l'immagine della Tunisia, in questo momento, la danno quei poveracci che si ammassano a Lampedusa.
Altro che politically correct.

(l'Opinione, 30 marzo 2011)

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Studenti israeliani a Lugo, si completa lo scambio

LUGO (RA) - Un gruppo di studenti israeliani è a Lugo da domenica scorsa e si tratterrà fino al 3 aprile, giorno del rientro in Patria. "È un paese denso di tensioni e di paure - avevano scritto i coetanei italiani dopo la loro visita in Terra Santa - un paese in cui vive un popolo, che per quanto possa essere diviso in centinaia di gruppi etnici e religiosi, cerca di adattarsi in serenità a questo lembo di terra mediterranea".
Lo scambio interculturale ha visto protagonisti gli alunni del Liceo scientifico e linguistico "Ricci Curbastro", dellItis "Marconi", dell'Ipsia "Manfredi" e della scuola media "Baracca". Lo scambio culturale promosso dall'ambasciata italiana a Tel Aviv, in collaborazione con l'associazione Olamot, con il liceo Alon di Nazaret Illit e il Comune di Lugo vede ora gli studenti di Nazaret ospitati presso alcune famiglie lughesi.
Denso il loro programma fino al giorno della partenza. Domani visita a Bologna, venerdì viaggio a Firenze e sabato una puntata a Ravenna e, in serata, una cena presso la Ca' Vecchia di Voltana.

(Lugonotizie.it, 30 marzo 2011)

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Assad: Siria attaccata da ebrei e americani

Assad, sorridendo in parlamento, non ha parlato minimamente di "riforme", come 'attesa fine dello stato di emergenza, che dura da 50 anni. Ha ribadito la legittimità del suo potere e ha concesso solo un improbabile riferimento alla strage di Deraa, dicendo che "le forze di sicurezza non attaccheranno chi protesta".
Deraa è una città di confine, ovvero è la "linea del fronte della guerra contro il nemico israeliano".
"Nessuno può difendere e cospirare insieme", ha detto "Il popolo di Deraa non ha responsabilità [= è manovrato] su quanto è successo. Siamo tutti con Deraa [= non lasceremo che la rivolta continui]".
"C'è un complotto per spaccare la Siria", ha aggiunto Assad, "iniziato con propaganda su internet e Facebook, poi rilanciata nei media e nelle strade. Riusciremo comunque a bloccare questo complotto".
L'opposizione ha già proclamato nuove proteste.
La palla è tutta nelle mani della Turchia. Infatti comunque vada a finire la rivolta, il destino siriano è nelle mani di Ankara. Già ora è stato avviato un processo di integrazione sui commerci, la liberalizzazione dei visti e una "armonizzazione politica". Nel futuro la Siria finirà nella sfera di influenza turca.

(La pulce di Voltaire, 30 marzo 2011)

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Israele: iniziati i lavori per una ferrovia di 23 Km tra Acre e Carmiel

Costo 800 milioni di dollari

ROMA, 30 mar - Israele ha iniziato i lavori per una nuova linea ferroviaria che scorrerà parallela all'Autostrada 85, e che collegherà Acre e Carmiel, nel nord del paese. Il costo sarà di 790.9 milioni di dollari.
Il percorso della nuova linea ferroviaria, lunga 23 km, comprende due nuove stazioni a Moshav Ahihud, nella Galilea occidentale, e all'ingresso di Carmiel, oltre alla costruzione di numerosi ponti e gallerie.
Saranno infatti elevati ponti sui fiumi Na'aman e Hilazon, deviando il corso di quest'ultimo di 900 metri, e spostando l'autostrada 4 di poco più di un km per adeguarsi al previsto percorso della ferrovia. Il nuovo tratto consentirà ai treni di correre a 160 km/ora.
L'entrata in servizio dei treni tra le due città israeliane è prevista entro cinque anni, secondo quanto afferma Railwy Technology.

(FERPRESS, 30 marzo 2011)

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Egitto: "l'Iran non è più un nemico"

Il nuovo ministro degli esteri egiziano Nabil al-Arabi, ha detto ieri di essere intenzionato a promuovere le relazioni con Theran e che il Cairo non considera più l'Iran un nemico. L'Iran è uno Stato importante nella Regione , con il quale abbiamo legami storici" ha riferito al-Arabi in conferenza stampa. " Abbiamo intenzione d'intraprendere nuove strategie politiche con tutte le nazioni, incluso l'Iran" ha poi aggiunto.

(FocusMo, 30 marzo 2011)

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Israele fa rimuovere da Facebook la pagina sull'Intifada

Nata come protesta pacifica, la pagina ha finito con ospitare incitamenti alla violenza e all'odio.

Lo scorso 23 marzo Yuli Edelstein, ministro per le questioni della diaspora, ha scritto a Mark Zuckerberg.
La lettera, pubblicata sul sito The Jerusalem Gift Shop, chiedeva la rimozione della pagina di Facebook titolata Third Palestinian Intifada.
"In questa pagina" - spiegava il ministro - "ci sono diversi post e spezzoni di film che incitano all'uccisione di israeliani ed ebrei e la "liberazione" di Gerusalemme e della Palestina tramite atti di violenza".
All'inizio Facebook ha risposto tramite la propria portavoce Debbie Frost, spiegando che "in genere non togliamo contenuti, gruppi o pagine che si esprimono contro nazioni, religioni, entità politiche o idee".
Al momento della richiesta da parte di Edelstein, la pagina in questione contava oltre 230.000 fan. Alle proteste del ministro israeliano si è poi aggiunta anche l'americana Anti-Defamation League, e alla fine Facebook ha deciso di procedere.
Dopo aver eliminato la Third Palestinian Intifada, il social network ha spiegato i propri motivi: nata come protesta pacifica, seppure "utilizzando un termine in passato associato alla violenza", la pagina è diventata uno spazio in cui non si contavano più gli incitamenti alla violenza.
Anche gli amministratori, che inizialmente rimuovevano i commenti estremi, alla fine hanno iniziato a partecipare agli inviti ad azioni violente: ciò ha portato Facebook dapprima a inviare degli avvertimenti e infine a sospendere la pagina.
Da allora, com'era prevedibile, altre pagine ispirate a quella sono apparse sul social network, ma nessuna ha mai raggiunto la popolarità di quella originaria.

(Zeus News, 30 marzo 2011)

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Israele progetta un'isola artificiale per gli abitanti della Striscia di Gaza

TEL AVIV - Per i palestinesi della Striscia di Gaza sarà costruita un'isola artificiale, a quattro chilometri dalla costa, che consentirà loro di avere un porto e un aeroporto internazionale. In questo consiste il progetto messo a punto dal ministro israeliano dei trasporti Israel Katz (Likud), che attende tuttavia l'approvazione del primo ministro Benyamin Netanyahu. "Diversi Paesi e investitori stranieri stanno manifestando un interesse iniziale al progetto, che prevede anche la costruzione di alberghi e di un attracco per gli yacht", ha affermato Katz nel corso di un'intervista alla radio militare. Il ministro non ha precisato se abbia già illustrato il progetto ai dirigenti dell'Autorità nazionale palestinese e non ha spiegato come esso possa essere realizzato senza l'assenso di Hamas, con cui Israele non mantiene alcun contatto.

(Notiziario Ucei, 30 marzo 2011)

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     Il 30 marzo compriamo prodotti israeliani

Gli odiatori di Israele in Europa e nel mondo
hanno proclamato il 30 marzo
"giornata per boicottare i prodotti israeliani".
Sono persone affette dal "morbo dell'antisemitismo",
mascherato oggi da anti-sionismo!

Israele è di nuovo nel mirino, sono appena stati lanciati
dei razzi dalla striscia di Gaza ed una bomba è esplosa
a Gerusalemme, e ora il boicottaggio delle sue merci. E poi?

Il 30 marzo acquistiamo nei negozi un prodotto israeliano!


(da Informazione Corretta)


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Turismo in Israele

Il 2010 è stata un'annata d'oro per il turismo in Israele: e il 2011 è partito ancora meglio. Quasi tre milioni e mezzo di visitatori sono arrivati nello Stato ebraico lo scorso anno, il 26 per cento in più rispetto al 2009.
Un record che ne contiene un altro: di questi visitatori, 2.8 milioni erano turisti, ovvero, hanno dormito almeno una notte in Israele (gli altri erano di passaggio). Nel 2009, erano stati il 21 per cento in meno. Le cifre possono sembrare aride, ma in realtà sono fondamentali per capire quanto sta crescendo il settore turistico nel Paese. Una crescita netta, e che si compone di diversi fattori: chi arriva in Israele, infatti, lo fa per motivi molto diversi. Tradizionalmente, ci sono i pellegrini cristiani che vengono a visitare i luoghi santi. Ma la "terra promessa" attira sempre di più anche altri target: il turismo gay è un esempio perfetto. E l'Eldorado è Tel Aviv. Nella città costiera famosa per i locali notturni e pick-up bar abita la comunità gay più grande al mondo dopo quella di San Francisco. Il venerdì sera è fatto comune incrociare coppie unisex che passeggiano mano nella mano. Essere omosessuali, qui, non è un tabù: è un business. «Il turismo "arcobaleno" - ha dichiarato Thomas Roth, presidente della Community Marketing Inc., un centro di ricerca basato a San Francisco che si occupa del mercato gay - contribuisce per oltre il 10% all'industria del turismo israeliana, ed è un settore in crescita continua». «Del resto - sottolinea Yaniv Poria, professore alla Hebrew University di Gerusalemme presso il Department of hotel and tourism management - a Tel Aviv non si contano i locali e le feste gay-friendly, a cui si aggiungono le spiagge riservate a coppie gay che quasi tutti gli hotel di lusso affacciati sul mare offrono». Ma se Tel Aviv è la meta preferita, non è però l'unica. L'International Gay Festival di Eilat, nota località turistica sul Mar Rosso, attira di edizione in edizione un numero crescente di persone. Quest'anno il Festival sarà celebrato tra il 12 e il 15 maggio: «Aspettiamo oltre 4mila turisti, provenienti da almeno una dozzina di Paesi», fa sapere a FocusMo il ministero del Turismo israeliano. «Sarà un lungo weekend di feste, divertimenti e attività: e non solo. E' stata organizzata un'intera settimana di eventi: gite giornaliere a Gerusalemme e nel deserto; crociere sul Mar Rosso, nuotate con i delfini, escursioni fino al Mar Morto». Proprio il grande lago salato tra Israele e Giordania, il punto più basso della Terra, è un altro luogo molto gettonato dai turisti: molti vengono qui a curarsi malattie della pelle, dermatiti o altro, sfruttando le proprietà uniche delle sue acque. Negli ultimi anni, un numero crescente di tour operator italiani propone ai clienti pacchetti per visitare il Mar Morto, alloggiando nei grandi hotel costruiti a ridosso del bacino, dove i turisti europei e americani sono tra i più presenti. Ma il ministero del Turismo, particolarmente dinamico negli ultimi tempi, ha individuato anche altre possibilità: e le attività di marketing promosse dal governo sono sempre più numerose. In questo mese di marzo, per esempio, il ministero ha lanciato per la prima volta una campagna tv internazionale dedicata al turismo sportivo del costo di circa 500mila euro. L'iniziativa fa parte di una serie di attività di marketing in programma per il 2011, per le quali sono stati stanziati 52.5 milioni di euro. Gli ebrei della Diaspora si scambiano tradizionalmente a Pasqua l'augurio: «Il prossimo anno a Gerusalemme!». A quanto pare, lo fa anche un numero sempre più alto di turisti.

(FocusMo, 30 marzo 2011)

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Cittadinanza onoraria di San Severino Marche a Di Segni

E ai fratelli, rifugiati nelle Marche con padre medico-partigiano

SAN SEVERINO MARCHE (Macerata), 30 mar - San Severino Marche conferira' la cittadinanza onoraria al rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, e ai fratelli Frida e Elio. Sono i tre figli del dottor Mose' Di Segni, medico romano capostipite di una famiglia ebrea che, fra il ettembre 1943 e il luglio 1944, si rifugio' a Serripola per sfuggire ai nazisti. I Di Segni vennero nascosti dalla famiglia del farmacista Giulio Strampelli. Mose' Di Segni, medaglia d'argento al valor militare, si uni' ai partigiani, organizzando un servizio di assistenza sanitaria.

(ANSA, 30 marzo 2011)

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Gli ebrei ed il Risorgimento

Ieri sera interessante convegno "Dal Ghetto al Risorgimento, Isacco Artom e la comunità ebraica astigiana", dove è emerso il prezioso lavoro di Isacco quale segretario scelto da Cavour

Il prof. Aldo Mola
ASTI - Sala municipale traboccante ieri sera per il convegno "Dal Ghetto al Risorgimento, Isacco Artom e la comunità ebraica astigiana", organizzato dal comune di Asti, dall'associazione Italia - Israele e dal Comitato Cavour 2010.
Gli oratori sono stati Aldo Mola che ha parlato di "Isacco, l'astigiano scelto da Cavour" e Donatella Gnetti che ha affrontato il tema "Asti risorgimentale nelle pagine di Guido Artom".
Molto interessante la prolusione di Mola, docente di Storia Contemporanea all'Università di Milano, che ha narrato un affresco alternativo e per alcuni versi anche un po' originale, di tutte le vicende che hanno portato all'unificazione italiana del 1861 e che videro Artom, come uomo di fiducia e segretario di Cavour, protagonista e testimone diretto di tutte le vicende risorgimentali.
La serata si è conclusa con la lettura di alcune pagine, dell'attore Aldo Delaude, di "i giorni del mondo" scritto da Guido Artom, padre del politico e ambasciatore piemontese.

(ATnews, 30 marzo 2011)

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Vladimir Kosic ad Aviano, collaborazione con Tel Aviv

L'obiettivo è attuare utili azioni e forme di prevenzione

AVIANO - L'assessore regionale alla Salute e Politiche Sociali, Vladimir Kosic, ha visitato il Cro di Aviano incontrando due specialisti a livello mondiale: i professori Shimon Slavin ed Eitan Friedman, rispettivamente del CTCI, e dello Sheba Medical Center, di Tel Aviv.
Una delegazione del Friuli Venezia Giulia, della quale faceva parte lo stesso assessore, si era recata nella capitale israeliana lo scorso mese di ottobre, per verificare l'opportunità di avviare una collaborazione di carattere internazionale tra le eccellenze della salute rappresentate dagli istituti di ricerca di Tel Aviv e quello di Aviano.
Gli esiti di quella visita si stanno concretizzando proprio in questi giorni ad Aviano. In particolare, come hanno specificato Slavin e Friedman all'assessore Kosic, tale protocollo di collaborazione dovrebbe favorire la ricerca per l'individuazione delle tipologie di soggetti nella popolazione che sono a più alto rischio di sviluppare forme tumorali alla mammella, alle ovaie o al colon.
Ciò, al fine di poter individuare gli elementi che facilitano o scatenano tali patologie, per poter attuare utili azioni e forme di prevenzione. A tale proposito, dai due ricercatori, sono state giudicate molto significative le esperienze già maturate al CRO.
Nel corso della riunione è stato altresì compiuto dagli specialisti della sanità israeliana un excursus dettagliato sui grandi progressi fatti dalla sanità nel mondo nelle terapie cellulari e immunologiche. L'assessore regionale, Kosic, ha espresso ai due ricercatori ospiti la gratitudine della comunità regionale per la disponibilità manifestata, e per la ferma volontà da loro espressa di finalizzare questa nuova e importante collaborazione.

(PordenoneOggi, 30 marzo 2011)

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La collina della primavera

di Francesco Lucrezi

"A Gerusalemme si prega, a Haifa si lavora, a Tel Aviv ci si diverte", recita un noto proverbio israeliano. Ma è soprattutto intorno alla singolare dicotomia tra Tel Aviv e Gerusalemme, che, fin dall'inizio, è cresciuto, con le sue straordinarie realizzazioni e tutte le sue difficoltà, contraddizioni, tragedie, il moderno Stato d'Israele. Il sionismo aveva bisogno, per il suo sogno di assoluta novità, di prodigiosa palingenesi dell'ebraismo, di uno spazio deserto, di una landa deserta, sulla quale fare crescere una civiltà completamente nuova, che lasciasse per sempre dietro di sé le sofferenze e le umiliazioni dei ghetti, dei pogrom, delle discriminazioni religiose e razziali. La bianca spiaggia innanzi al Mediterraneo, nelle prossimità del porto di Jaffa, da questo punto di vista, sembrò ideale, proprio per il suo vuoto, il suo niente, ai pionieri sognatori che, nel 2009, posero la prima pietra della città. La quale, com'è noto, con la sua rapidissima e impressionante crescita, avrebbe, in pochi anni, stupito il mondo. E, per il suo essere nata dal nulla, può ben dirsi che Tel Aviv, sul piano meramente fisico, avrebbe potuto sorgere anche in qualsiasi altro posto, magari in Argentina - ipotizzata da Herzl, nel suo Der Judenstaat, come possibile "rifugio per la notte" del popolo esiliato - o in Uganda - altra sede suggerita da qualcuno - o altrove. Ma, come immediatamente realizzato dai primi sionisti, la nuova anima moderna del popolo ebraico non avrebbe potuto pulsare lontano dall''altra' anima, storica e spirituale, espressa dall'eterna, "fin troppo santa" Gerusalemme. I due cuori dovevano battere vicino, ma in due corpi completamente diversi: "Di Tel Aviv - scrive Amos Oz, in Una storia di amore e di tenebra, ricordando la sua infanzia gerosolimitana -, da noi, si parlava con un misto di invidia e vanteria, con ammirazione e un pizzico di omertà: come se Tel Aviv fosse una sorta di piano segreto e cruciale del popolo ebraico, di cui conveniva non parlare troppo, con le orecchie ben tese, perché di nemici e avversari era pieno il mondo… Una città ebraica bianca, lineare, che cresceva tra agrumeti e dune. Non soltanto un luogo per il quale compravi un biglietto dell'autobus…, no, un altro continente".
Particolarmente prezioso, per la conoscenza del "cuore moderno" di Israele, uno stimolante libro scritto dall'architetto Gianluigi Freda (Lagonegro, 1976), recentemente apparso per i tipi della Franco Angeli, con il patrocinio dell'Ufficio Culturale dell'Ambasciata di Israele in Italia: La collina della primavera. L'architettura moderna di Tel Aviv. Attraverso l'analisi di Freda - in pagine di grande rigore scientifico, ma scorrevoli come un romanzo, e corredate di suggestive immagini fotografiche - il lettore apprende il vero e proprio miracolo di ingegno, tecnica e fantasia realizzato dai geniali creatori ebrei che, fuggiti dalla tempesta che si andava addensando sull'Europa, seppero trasfondere in Medio Oriente la creatività europea di Le Corbusier, Mendelsohn, Bruno Taut, del Bauhaus, dando vita a un gioiello architettonico unico al mondo, inserito dall'Unesco, nel 2003, nella lista dei siti patrimonio comune dell'Umanità. Un riconoscimento che - come ricorda, nella sua prefazione Luca Zevi, - è stato attribuito a una sola altra città sorta - anch'essa "ex nihilo" - nel Novecento, Brasilia. Ma se, nota ancora Zevi, l'esperienza di Brasilia è universalmente nota, quella di Tel Aviv appare ancora ingiustamente trascurata, soprattutto nel nostro Paese. Grazie quindi a Freda per averci regalato un così utile contributo alla conoscenza della "città bianca", e di molti aspetti essenziali e affascinanti dell'anima ebraica, della civiltà di Israele, dell'arte universale.

(Notiziario Ucei, 30 marzo 2011)

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Terroristi di al Qaida infiltrati tra i ribelli in Libia

Lo riportano fonti dell'intelligence americana rilanciate dalla Nato. Gheddafi ha riconquistato Ras Lanuf

ROMA, 30 mar. - Le forze del leader libico Muammar Gheddafi hanno ripreso il controllo del porto petrolifero di Ras Lanuf, località strategica nell'Est della Libia, costringendo i ribelli ad abbandonare le loro postazioni e ritirarsi verso Est, nella città di Brega. Un successo parziale per gli uomini del colonnello, mentre arrivano notizie di presunte infiltrazioni terroristiche tra le fila dei combattenti dell'opposizione. Uomini di al Qaida e Hezbollah starebbero cercando di approfittare del caos nel Paese, secondo fonti dell'intelligence americana rilanciate dalla Nato.
Sul piano diplomatico, dopo la conferenza di Londra, si valuta l'ipotesi di fornire armi ai ribelli. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ammesso che è in corso uno studio sui rapporti di forza tra i ribelli e i fedelissimi di Gheddafi, prima di assumere una decisione in proposito. Intanto è atteso per oggi a Tripoli l'inviato delle Nazioni Unite, il giordano Abdelilah Mohammed al-Khatib. Ufficialmente la missione è quella di mediare tra il governo e i ribelli con la benedizione della comunità internazionale, ma non è difficile immaginare che i gerarchi in cerca di una via di uscita possano discutere del finale della partita con un diplomatico arabo.
Al-Khatib potrebbe consegnare anche la proposta di esilio per il colonnello, emersa durante la riunione di ieri a Londra. Anche se non è chiaro cosa potrebbe accadere nel caso in cui Gheddafi accettasse. Nessuno ha finora indicato la disponibilità a ricevere un ospite tanto scomodo. Due i possibili candidati: il Venezuela di Hugo Chavez, principale alleato del colonnello in America Latina; lo Zimbabwe di Robert Mugabe. Già a febbraio le voci di partenza imminente del colonnello per lo Zimbabwe si erano rincorse, per poi scomparire nella foga dei combattimenti.

(TMNews, 30 marzo 2011)

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Israele - Approvata la revoca della nazionalità per tradimento o spionaggio

La legge era stata proposta dal partito di Avigdor Lieberman

ROMA, 29 mar. - Il parlamento israeliano ha approvato oggi una legge in base alla quale i tribunali possono decidere di revocare la cittadinanza alle persone condannate per tradimento, spionaggio o intelligenza con il nemico. La legge è stata adottata dallo Knesset con 37 voti a favore e 11 contrari. Principale sponsor della nuova, controversa normativa è stato il partito ultraconservatore Yisrael Beiteinu, del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman.
Secondo la Bbc, Lieberman ha commentato il voto osservando che "senza fedeltà, non può esservi cittadinanza", ma gli attivisti per i diritti civili sostengono che il provvedimento rischia di essere fortemente discriminatorio nei confronti della minoranza arabo-israeliana, che costituisce circa un quinto della popolazione.
Lieberman aveva spinto inizialmente per una legge che imponesse a tutti i non ebrei di effettuare un giuramento di fedeltà a Israele come "Stato ebraico e democratico". Ma vista l'eccessiva difficoltà di far approvare una legislazione del genere da parte della coalizione di governo attuale, Yisrael Beiteinu ha ridotto le sue ambizioni, sostenendo la necessità di una legge per consentire le revoca della cittadinanza nei casi di spionaggio, tradimento e intelligenze con il nemico.

(TMNews, 29 marzo 2011)

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UEFA Euro 2012: Israele piega la Georgia

Israele - Georgia 1-0. Il subentrato Tal Ben Chaim, all'esordio in nazionale, segna il gol che mantiene in corsa gli israeliani nel Gruppo F.

Tal Ben Chaim
Il subentrato Tal Ben Chaim esordisce in nazionale segnando il gol che consente a Israele di battere la Georgia e di rimanere in corsa nel Gruppo F di qualificazione a UEFA EURO 2012.
Convocato per sostituire Eran Zahavi, il 21enne Ben Chaim trova il gol partita al 59', sette minuti dopo essere entrato in campo. Maor Bar Buzaglo affonda sulla destra e serve Lior Refaelov, che dopo aver saltato due avversari al limite dell'area regala al giovcatore del Maccabi Petach-Tikva FC l'assist per il vantaggio.
Jean Fernandez effettua quattro cambi alla squadra che sabato aveva battuto 2-1 la Lettonia, con Dekel Keinan e Dani Bondarv che rimpiazzano Itzhak Cohen e Yoav Ziv rispettivamente come centrale difensivo e terzino destro, e Almog Cohen e Bar Buzaglo che si schierano a centrocampo al posto di Omar Damari e Talb Twatha.
Nel primo tempo Israele si rende pericoloso solo con un calcio di punizione di Bebras Natcho, che termina di poco oltre la traversa georgiana. Dopo il vantaggio di Ben Chaim, la Georgia prova a spingere alla ricerca del pareggio, ma i padroni di casa - che nei 19 minuti finali mandano in campo Yossi Benayoun, alla prima presenza in gare non amichevoli da settembre - reggono l'urto e salgono a quota dieci punti in classifica, uno in più degli avversari.

(UEFA.com, 29 marzo 2011)

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Aumento di razzismo e antisemitismo in rete

di Valentina Roselli

Dati poco confortanti sul razzismo in rete ci arrivano dal consigliere sulla sicurezza informatica del Viminale Domenico Vulpiani, che sta collaborando con la commissioni Affari Costituzionali ed Esteri della Camera ad una indagine conoscitiva sull'antisemitismo in rete.
Purtroppo Facebook e altri network hanno incrementato la diffusione dell'antisemitismo e del razzismo in internet. Vulpiano ha infatti riferito che i siti e i gruppi di discussione di natura razzista, scoperti e messi sotto controllo dalla polizia sono stati 1200 contro gli 800 del 2800. Siamo in presenza di un incremento del 40%, di pagine nelle quali girano materiali razzisti e antisemiti e dove oltre ai classici forum possiamo trovare video e canzoni discriminatorie Una situazione resa anche più grave dalla difficoltà di rimuovere tali siti dalla rete.
Il consigliere ha tuttavia riferito anche di un importante successo della polizia postale nel rintracciare e denunciare la persona che divulgò in rete una lista di 150 nomi, riguardanti insegnanti di origine ebraica.
Tra gli ostacoli presenti nella risoluzione di questo problema anche quello di ben definire il confine tra la libertà di pensiero e di opinione e l'ipotesi di reato e quindi bloccare il tutto. Altro fattore che impedisce un'azione tempestiva è il fatto che questi siti sono stati registrati all'estero e la legislazione italiana non può intervenire.
Quando si riesce a farli chiudere ne vengono comunque fuori altri che di diverso hanno solo il nome e che contengono i medesimi contenuti dei precedenti e sono quindi facilmente rintracciabili dai suoi simpatizzanti.
Una possibile soluzione per Vulpiano potrebbe essere quella di adeguare la legge Mancino del 1993 al nuovo contesto investigativo e affrettare i tempi per una maggiore collaborazione tra polizia italiana ed estera e con le società titolari del social network Cooperazione che nel nostro paese è già in atto da tempo tra la Polizia Postale Italiana e Facebook.

(We-News, 29 marzo 2011)

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Rivolte arabe positive per Israele? Parola di Shimon Peres

La primavera del mondo arabo potrebbe essere buona cosa per Israele. A dirlo è il presidente Shimon Peres nel corso della sua visita in Svizzera. In questi giorni il premio Nobel per la Pace è a Ginevra, dove ha fatto visita al Cern, per rafforzare la cooperazione scientifica tra la Svizzera e Israele mediante un accordo che dovrebbe essere firmato oggi. Durante la conferenza stampa con i giornalisti, ha detto che le rivolte popolari del Medio Oriente potrebbero migliorare i rapporti tra Israele e i suoi vicini se finicono per diventare paesi più democratici e in cui le condizioni di vita sono più agiate. Le nuove generazioni arabe, infatti, grazie alle nuove tecnologie e allo sviluppo dei social network, hanno potuto confrontare il proprio tenore di vita con quello del resto del mondo. Ed è proprio l'abbracciare nuove tecnologie che può portare i giovani a ottenere maggiore pluralismo, proprio come avvenne in Corea del Sud nella transizione verso la democrazia. Non è infatti sufficiente un cambio di regime per stabilire la democrazia. Attualmente, secondo Peres, i paesi del mondo arabo guardano a Israele con un rancore alimentato dall'oppressione e dalla povertà, ma se le condizioni di vita migliorassero questo atteggiamento potrebbe essere modificato. Israele guarda con attenzione alla primavera del mondo arabo, con un occhio particolare nei confronti della Siria, dove l'evoluzione della protesta potrebbe cambiare lo status quo dell'intera regione.

(worldonfocus, 29 marzo 2011)

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Pessach. La Pasqua ebraica e i suoi piatti tradizionali

Nella tradizione ebraica la prima e principale festa dell'anno è Pessach, la Pasqua, che gli ebrei chiamano "il tempo della nostra liberazione".
Una festa antichissima per gli ebrei che cade in Primavera, come per molte altre culture, festeggia lo sbocciare della vita, la rinascita, celebra il passaggio alla vita, il ritorno alla vita. Questa liberazione cade sempre di primavera, nel mese di Nissan.
Una festa religiosa, corale, che si mantiene inalterata da 3000 anni e che viene celebrata ogni anno dalle famiglie ebree con un rito attentissimo ad ogni dettaglio e dove ogni gesto e ogni piatto hanno il loro significato simbolico.
I 3 segni, i tre elementi e cibi principali di Pessach sono l' Agnello, Matzah, cioè il pane atzimo e Maror, cioè le erbe amare.
Nella tradizione ebraica, il lievito è simbolo del male. E' il simbolo dell'egoismo, della cattiveria, della superbia che si infilano negli uomini e li rendono cattivi. Così all'opposto, ciò che è privo di lievito è semplice e buono, privo di quel germe di cattiveria....

(100 piatti, 29 marzo 2011)

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Un'intensa giornata di studio e di festa

di Ilana Bahbout

PADOVA - Un'intensa giornata di studio, festa e solennità si è svolta domenica nella Comunità ebraica di Padova. In collaborazione con il dipartimento Educazione e Cultura dell'Ucei la Comunità ha dato vita a un'occasione di incontro in occasione di una grande new entry: si tratta di uno splendido Sefer Torà che rav Amedeo Spagnoletto ha da poco finito di restaurare e reso nuovamente utilizzabile per la lettura pubblica. Per celebrare l'evento è stata organizzata una giornata di studio proprio sul rapporto tra "Scrittura e identità nella tradizione ebraica" a cui ha fatto seguito la cerimonia vera e propria al tempio. Tra gli interventi quello del rav Adolfo Locci, della professoressa Donatella Di Cesare, dello scrittore Riccardo Calimani, del rav Roberto Della Rocca, del rav Amedeo Spagnoletto e del rav Rony Klopstok che hanno messo in risalto l'intima connessione tra parola scritta e orale, tra scrittura e ascolto che nella tradizione ebraica prende la piega di una tensione tra ricezione e rinnovamento della propria identità, nelle sue molteplici sfaccettature. Tensione che, come ha spiegato Rony Klopstok, scaturisce anzitutto dal fatto che si tratta di parole che vogliono esprimere una forte spiritualità nella fisicità e corporietà di alcune lettere e "semplici rotoli". Si tratta di un paradosso che, come ricorda anche rav Adolfo Locci citando la storia della Torre di Babele, nella tradizione ebraica è sempre in pericolo di degenerare in idolatria, quando dimentica la propria molteplicità, o in dispersione, quando perde di vista la propria unità. Come ha concluso rav Roberto Della Rocca, la parola scritta va intesa come un solco attraverso cui costruire un'identità vissuta e che quindi dovrà sempre rinnovarsi se non vuole trasformarsi in idolo. Si tratta di un vissuto, secondo le parole di Amedeo Spagnoletto, che è anzitutto la profonda consapevolezza di quello che questa scrittura rappresenta affinché essa stessa non diventi, prima che idolo, semplicemente "un inciampo" perché espressione ormai inadeguata della propria identità. Su questa scia infatti Donatella Di Cesare ha messo in evidenza quanto l'ascolto autentico, inteso nella sua accezione spazio-temporale, sia il nesso che lega questa scrittura alla costruzione dell'identità di una comunità. Ed è proprio in questa capacità di porsi in ascolto che possiamo cogliere quella Riccardo Calimani definisce la particolarità del lavoro intellettuale ebraico: un ascolto attivo in grado di rompere con la semplice chiacchiera, un ascolto che vuole ancora e sempre stupirsi, fare domande e scandalizzare se stessi e gli altri.

(Notiziario Ucei, 29 marzo 2011)

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Netanyahu: l’Anp scelga tra Hamas e Israele

Premier israeliano: non può avere pace con entrambi

ROMA, 29 mar. - Una riconciliazione fra l'Autorità Nazionale palestinese ed Hamas potrebbe rovinare i colloqui di pace con Israele: lo ha affermato il premier israeliano Benjamin Netanyahu dopo che il presidente palestinese Abu mMzen aveva dichiarato di essere disposto a rinunciare agli aiuti statunitensi pur di riconcliarsi con la fazione rivale.
"Non potete avere la pace con Israele e Hamas allo stesso tempo: scegliete Israele", ha commentato Netanyahu, le cui dichiarazioni sono state riportate dal quotidiano israeliano Ha'aretz. L'Anp sta cercando a tutti i costi la riconciliazione con l'organizzazione estremista in vista della richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese da parte delle Nazioni Unite, iniziativa che dovrebbe essere varata nel prossimo settembre.
Hamas da parte sua si sentirebbe spalleggiata dagli avvenimenti politici in Egitto che hanno portato al riconoscimento dei Fratelli Musulmani, movimento cui si ispira, e ha chiesto all'Anp il rilascio di numerosi detenuti prima di considerare l'ipotesi di un accordo.

(TMNews, 29 marzo 2011)

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Apple Store a Gerusalemme con la prima Apple Digital Library in lavorazione

In futuro potremmo parlare anche di un Apple Store a Gerusalemme, almeno secondo quanto rivelato dal Jerusalem Post. Secondo la testata, Apple sta trattando con la Bet Yair per aprire un gigantesco Apple Store ed un education center nella stessa struttura nel corso dei prossimi tre anni. La struttura misurerà 5.000 piedi quadrati (che corrispondono a 464 metri quadri circa) e verrà costruita all'entrata di Gerusalemme.
Lo Store sarà dotato della prima Apple Digital Library al mondo, ovviamente aperta al pubblico. Secondo l'articolo del Jerusalem Post:
I dirigenti di Apple in Israele hanno fatto un tour del sito prescelto e hanno dichiarato di voler portare il più grande Apple Store del Paese a Gerusalemme per regioni simboliche.
Il Post non ha rivelato cosa conterrà esattamente l'Apple Digital Library, ma qualcuno già avanza i primi dubbi: sarà difficile vedere Apple, che generalmente guadagna dalla distribuzione dei media digitali, aprire al pubblico un archivio digitale per la consultazione di libri, film e file in modo aperto e gratuito.
L'Apple Store dovrebbe comunque inaugurare una sorta di "corridoio" digitale nella città, arricchito da un cinema multisala a 15 schermi e la fermata del treno ad alta velocità Gerusalemme-Tel Aviv. Israele non ha store o negozi ufficiali Apple al momento, ma solo la catena iDigital che funge da rivenditore autorizzato.

(melablog.it, 29 marzo 2011)

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Iran - video di regime: Il caos nel mondo arabo indica che il Messia islamico è vicino

La Tv americana Cbn ha ottenuto il filmato da un ex militare iraniano

ROMA, 29 mar. - Le proteste nel mondo arabo indicano che il Messia islamico, il Mahdi, è vicino. E' questa l'opinione espressa dal governo iraniano in un video ottenuto dall'emittente americana Cbn News (Christian Broadcasting network, televisione televisiva cristiana fondata dal tele-evangelista Pat Robertson) intitolato 'The Coming is near'.
"Questo video è stato realizzato da un gruppo chiamato 'Conductors of the Coming', legato ai Basiji, la forza paramilitare iraniana, e in collaborazione con l'ufficio presidenziale iraniano", ha detto un ex membro della guardia rivoluzionaria iraniana, Reza Kahlil, che ha consegnato il video alla Cbn. Kahlil ha lavorato per la Cia, precisa l'emittente americana. "Solo poche settimane fa, l'ufficio di Ahmadinejad ha visionato questo filmato con molto entusiasmo per i leader religiosi - ha precisato l'ex militare iraniano - il pubblico a cui è destinato sono i musulmani del Medio Oriente e di tutto il mondo".
Il filmato sostiene che l'Iran è destinato a emergere come grande potenza per sconfiggere l'America e Israele e favorire l'arrivo del Mahdi. "La Tradizione ha descritto in modo chiaro gli eventi e le varie trasformazioni dei Paesi del Medio Oriente e anche dell'Iran nell'era dell'avvento del Messia", afferma la voce narrante del video, aggiungendo che l'invasione americana in Iraq venne prevista dalle scritture islamiche e che il Mahdi un giorno governerà il mondo proprio dall'Iraq.

(TMNews, 29 marzo 2011)

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Nuovo ciclo di conferenze sull'ebraismo perugino

L'Associazione Italia-Israele è attiva a Perugia da qualche anno

Mercoledì 30 marzo, alle ore 16.30 si terrà la prima delle tre conferenze che l'Associazione Italia-Israele di Perugia organizza in collaborazione con l'Università. La relatrice, dott.ssa Laura Borgognoni, ricercatrice presso l'Ateneo perugino, parlerà degli Ebrei salvati dai pescatori del lago Trasimeno. L'appuntamento è presso la Facoltà di Lettere, Sala delle Adunanze.

(Il sito di Perugia, 29 marzo 2011)

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Una nuova Tipat Halav per Gerusalemme est

La Municipalità di Gerusalemme sta lavorando per completare una nuova clinica "Tipat Halav" per la cura di bambini e genitori a Silwan destinata a favorire i residenti della zona. La nuova struttura, alla quale si stanno apportando importanti rinnovamenti, una volta completata sarà una delle 29 stazioni "Tipat Halav' di Gerusalemme.
L'edificio, che ha quattro stanze principali per la cura dei bambini e per le consultazioni, verrà dotato delle necessarie attrezzature mediche. Il centro è stato appositamente istituito per consentire assistenza medica a bambini e genitori che risiedono nella parte orientale di Gerusalemme. Il Ministero della Sanità e la Municipalità di Gerusalemme hanno preso la decisione di aprire la struttura nell'area di Silwan, convertendo un edificio di circa 120m2 nella vicinanze di Abasiya, situato tra Abu Tor e Silwan. La costruzione è stata possibile grazie alla concessione di 450.000 NIS, da parte del Ministero della Sanità . Gerusalemme orientale ha altri tre centri "Tipat Halav" che servono sia i residenti orientali che occidentali di Gerusalemme, situati nelle vicinanze di Gilo, di Pat e di Armon HaNatziv. Rachel Azaria , il membro della giunta comunale che gestisce i fondi comunali per la prima infanzia ha detto: "L'apertura della struttura "Tipat Halav" nella zona orientale della città è molto importante vista l'assenza del servizio per gli abitanti della zona. Sono sicuro che questo centro sarà utile alla comunità di Silwan ".

(FocusMo, 28 marzo 2011)

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Con i vini d'Israele premiati i vincitori delle gare di golf

I vini d'Israele saranno presenti al PalaExpo del Vinitaly nel Padiglione della Lombardia: stand. Consorzio Valcalepio

BERGAMO - La vincita di cinque medaglie d'oro, un premio stampa e altri 3 riconoscimenti dei vini d'Israele alla 6.a edizione "Emozioni dal Mondo. Merlot e Cabernet insieme" tenutasi lo scorso anno nel Castello degli Angeli a Bergamo (la giuria a livello internazionale era composta da 59 membri) ha indotto la Bluma Srl, che li rappresenta nel nostro paese, a premiare con bottiglie magnum i vincitori del campionato di golf dal titolo "Insieme sul Green" (organizzato dall'Associazione Commercialisti Golf), con gare, che, a date fissate, si svolgeranno lungo lo stivale.
I vini sono delle cantine israeliane Recanati, Binyamina e Ramon Naftali, come dire il fior fiore dei vini che si producono nella terra di Mosè.
Alla manifestazione bergamasca oltre a Israele erano presenti: Argentina, Australia, Brasile, Cile, Francia, Germania, Croazia, Grecia, Italia, Perù, Repubblica Ceca, Serbia, Slovacchia, Slovenia; Spagna, Sud Africa, Turchia, Svizzera e Stati Uniti: 19 paesi, insomma. Il fatto che la giuria abbia riconosciuto, premiandoli, gli Syrah israeliani, i Cabernet Merlot e i Cabernet Sauvignon d'Israele sta a confermare i grandi progressi fatti da quella viticoltura le cui origini si perdono nel libro dei tempi.
Tornando al programma delle gare questo è il calendario: 13 aprile Colf Club Bergamo l' Albenza a Almeno San Bartolomeo (BG); 27 maggio Golf Club La Rocca a Sala Baganza (PR); 24/25 giugno Golf Club Poggio dei Medici -President Cup- Scarperia (FI); 10 settembre Adriatic Golf Club Cervia a Milano Marittima (RA); 6/7/8 ottobre (finale) Golf Club Riva dei Tessali -XXII Campionato Italiano- Località Riva dei Tessali-Castellaneta (TA).
Come noto i vini della Terra di Abramo provengono da 5 regioni e cioè dalla Galilea (dal confine col Libano a tutto il nord d'Israele); dalla Samaria (a sud di Haifa dove si trova la parte più estesa); dalla Samson (ha un clima mediterraneo); da Judean Hills (compresa tra Beth-El, Gerusalemme, Betlemme e Hebros) e infine da Negev, che comprende Ramat, Argam, Southern Neger i cui terreni desertici richiedono una microirrigazione anche per vincere la forte escursione termica tra il giorno e la notte.
La produzione dei viticola segue la regola religiosa ebraica del Kasherut che definisce quando essa è adatta per essere consumata, mentre per ciò che concerne la coltivazione, in base all' Orlah, per i primi tre anni è vietato raccogliere i frutti, poi, seguendo la Shmitah, ogni sette anni la vite deve essere lasciata a riposo. Infine la Kilai Hakerem impone che tra un filare e l'altro non devono esserci altre coltivazioni.
Le fasi della vinificazione sono quelle universali. Il vino Kosher, per il quale vengono rispettate tutte le regole religiose ebraiche, contenuto nelle botti presenta tre sigilli di garanzia: uno sul tappo, uno sulla capsula e uno sull'etichetta. Regole, come si vede, molto rigide e che sono una garanzia in fatto di qualità e purezza.
Dette queste cose sulla produzione è il caso di ricordare che da una ventina d'anni la diffusione, come avviene in Sud Africa, di cantine boutique si sta sempre più estendendo a dimostrazione che il vino anche in quel paese è una fonte importante per la sua economia.
I vini d'Israele saranno presenti al PalaExpo del Vinitaly nel Padiglione della Lombardia: stand. Consorzio Valcalepio
Informazioni: Bluma Tel. 0331 546651

(newsfood.com, 28 marzo 2011)

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Nuovo capo dello Shin Bet

Eletto dal premier Netanyahu nella persona di Cohen

TEL AVIV, 28 mar - Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha scelto un nuovo capo dello Shin Bet (il servizio di sicurezza interno) in sostituzione di Yuval Diskin, che a maggio completera' un mandato di sei anni. Prendera' il suo posto il suo ex vice, Yoram Cohen. Con questa nomina Netanyahu ha completato il serrato avvicendamento ai vertici dei principali servizi di sicurezza che ha visto le nomine di Tamir Pardo alla guida del Mossad e del gen. Beny Gantz come Capo di stato maggiore dell'esercito.

(ANSA, 28 marzo 2011)

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Rimossa la bomba dal gasdotto tra Egitto ed Israele

Un ordigno era stato attivato lungo il condotto egiziano che fornisce gas ad Israele e Giordania.
L'esplosivo è stato prontamente disattivato dai soldati israeliani posti a guardia del gasdotto. Un funzionario della difesa israeliano ha spiegato come Gerusalemme abbia acconsentito al dispiegamento dell'esercito nei pressi del terminale, in seguito all'esplosione avvenuta il 5 febbraio scorso, e alla conseguente interruzione del flusso di combustibile a Israele e Giordania. Fortunatamente l'incidente non provocò vittime. Il rifornimento di gas, proprio a causa della detonazione, è ripreso solo il 16 Marzo.

(FocusMo, 28 marzo 2011)

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Ortodossi > ebrei messianici

Una comunità ebrea messianica è sotto attacco nella cittadina israeliana di Arad, nel sud del Paese, da parte di gruppi di ultra-ortodossi, che la accusano di condurre attività missionaria, e vorrebbero che lasciasse Israele.

di Marco Tosatti

Una comunità ebrea messianica è sotto attacco nella cittadina israeliana di Arad, nel sud del Paese, da parte di gruppi di ultra-ortodossi, che la accusano di condurre attività missionaria, e vorrebbero che lasciasse Israele. Ad Arad vivono circa 30 famiglie di un gruppo di ebrei messianici, vale a dire ebrei convertiti al protestantesimo che credono che Gesù sia il Messia atteso da Israele. Sono guidate da un pastore, Yakim Figueras, che sostiene che la sua congregazione non vuole forzare nessuno a credere in Gesù (Yeshua in ebraico); ma "chiunque creda davvero in Yeshua, secondo la Nuova alleanza crede che questa sia la risposta per ciascuno". Secondo fonti evangeliche, le dimostrazioni contro la comunità messianica sono legate alle preoccupazioni degli ultra-ortodossi che vedono che un numero crescente di israeliani nella regione di Arad (che conta circa 25mila abitanti) riconoscono in Gesù il Messia. Nel 2008 la Suprema corte di Israele ha stabilito che gli ebrei messianici hanno gli stessi diritti degli altri ebrei, per quanto riguarda la cittadinanza automatica in Israele. Il problema è stato posto da 12 persone a cui era stata negata la cittadinanza perché riconoscevano in Gesù il messia. Ad alcuni di loro era stata negata perché "responsabili di attività missionaria". Le confessioni protestanti vedono gli ebrei messianici come parte del "Corpo di Cristo", un termine usato per definire in maniera inclusiva i credenti in una Chiesa. I gruppi ultraortodossi organizzano manifestazioni con megafoni davanti alle abitazioni degli ebrei messianici. Gridano slogan come: "Vattene da Arad e da Israele, stato ebraico". Una delle vittime delle proteste ha detto di non essere contraria alle tradizioni ebraiche: "Credo nella Torah, nei profeti e anche nella Nuova alleanza". Un altro ha espresso preoccupazione: "In Europa gridavano: 'Ebrei, fuori'. Qui gridano: 'Messianici fuori', e ci accusano di voler battezzare la gente".

(La Stampa, 28 marzo 2011)


"...
ebrei convertiti al protestantesimo" è un'espressione che denota soltanto la diffusa ignoranza dei cronisti in questioni religiose non cattoliche. Probabilmente molti di quegli ebrei messianici accusati dagli ultra-ortodossi non sapevano nemmeno che cosa fosse esattamente il protestantesimo. Ma il termine "protestante" è la comoda scorciatoia usata per indicare tutto quello che si presenta come cristiano e non cattolico. M.C.

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Fede nel segno del terrore

Riportiamo, tradotto dal tedesco, un articolo per Idea Spektrum di Johannes Gerloff, giornalista evangelico residente e operante in Gerusalemme.

di Johannes Gerloff

"Trasmettere la benedizione della Parola di Dio", questo voleva Mary Gardner. "Come potrei non farlo", si chiedeva la britannica, "se dalla Parola di Dio ho ricevuto così tanta gioia e pace?" Per due decenni la collaboratrice dell'associazione Wycliffe è stata responsabile, nell'africano Togo, della traduzione del Nuovo Testamento nella lingua tribale Ifé. Nel 2009 il progetto si è concluso, e dal gennaio 2011 la cinquantacinquenne si preparava alla traduzione dell'Antico Testamento nell'Università Ebraica di Gerusalemme.
   Il 23 Marzo è esplosa una bomba a una fermata di autobus tra il Centro Congressi di Gerusalemme e la stazione centrale degli autobus. Mary Gardner era in piedi proprio davanti alla borsa con l'ordigno esplosivo. Il suo corpo ha subito su di sé la violenza principale dell'esplosione, e per questo molte vite sono state salvate. Poche ore dopo Mary è morta per le gravi ferite riportate. Nel recupero delle vittime dell'attentato, ebrei ultra-ortodossi e credenti in Gesù israeliani hanno lavorato fianco a fianco per salvare vite umane.
   Per un Israele abituato alla guerra e al terrorismo, gli ultimi mesi e anni sono stati sorprendentemente tranquilli. L'ultimo attentato si è avuto nel luglio del 2008, quando sono state assassinate tre persone nel cosiddetto "attacco bulldozer", e nel marzo dello stesso anno otto studenti di Talmud della Yeshiva Rav-Kook sono stati uccisi in un attacco suicida. Il precedente attentato suicida era avvenuto nel febbraio 2004, a Gerusalemme.
   Il motivo della calma non sta nella mancanza di motivi o addirittura in una forma di cautela da parte palestinese, ma nella mancanza di occasioni per compiere attacchi terroristici. Le forze di sicurezza israeliane sono riuscite ad ottenere un periodo di calma attraverso la barriera e un eccellente lavoro di intelligence. Nella ricerca dei terroristi non si pongono limiti, e inoltre è stata decisiva la collaborazione senza precedenti con le forze di sicurezza palestinesi, conseguenza di una paura comune dei radicali della islamica Hamas. Raramente vengono riportati gli attacchi terroristici falliti. E 'chiaro però che alla lunga non si può costringere ad avere una pace permanente se non viene abolita la causa del terrorismo.
   Sorprendente però non è soltanto la calma, ma anche il fatto che nei pochi attacchi terroristici riusciti sono stati coinvolti molti credenti in Gesù. Poco prima del Natale 2010 è stata pugnalata a morte l'americana Christin Christine Logan, e la sua amica israeliana Kaye Wilson è stata gravemente ferita. Tra gli oltre 50 feriti dell'attentato al bus del 23 marzo c'erano anche degli studenti della scuola ebreo-messianica "Makor Hatikva". Israele si aspetta anche delle ferite da choc, e sa che queste spesso hanno effetti più gravi delle ferite fisiche.
   Logan e Gardner sono state, nel vero senso della parola, "testimoni di sangue". "Improvvisamente la traduzione della Bibbia è stata sulla bocca di tutto il mondo", ha scritto Halvor Ronning della Home of Bibletranslators, al cui programma partecipava Mary Gardner. "Noi avvertiamo che Dio usa per i suoi scopi quello che era stato pensato per il male." Professori e giornalisti sono stati i primi a venire a conoscere la forza delle Sacre Scritture dalla vita di Gardner e dalla sua dedizione al lavoro di traduzione.
   Né Fatah in Ramallah, né Hamas in Gaza, e tanto meno il governo israeliano sono oggi interessati ad una escalation. Ma chi c'è dietro l'attentato? Fino ad ora nessuna organizzazione ne ha rivendicato la paternità. Il giorno seguente le forze di sicurezza dell'Autorità Palestinese hanno arrestato due membri della jihad islamica palestinese nel nord della Cisgiordania. Che l'attentato a Gerusalemme sia da collegarsi con la lotta di logoramento per la Striscia di Gaza, è discutibile.

(Notizie su Israele, 28 marzo 2011)

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Due libertà condivise

Il pastore Giorgio Bouchard
VERCELLI - Il tema della libertà e dell'emancipazione di due minoranze storiche come l'ebraica e la valdese sono state al centro del dibattito sui decreti di Carlo Alberto del 1848, organizzato dalla Comunità ebraica di Vercelli e dalla Chiesa evangelica valdese di Biella.
Il confronto, cui ha assistito un pubblico folto e attento, si è svolto nello splendido salone del Collegio Foa a Vercelli.
Relatori dell'incontro sono stati Giorgio Bouchard e Giulio Disegni, che hanno tratteggiato, dalle diverse angolature, valdese ed ebraica, il percorso compiuto dalle due minoranze nel difficile e lungo cammino verso la libertà, un cammino segnato dall'impegno di molti intellettuali e politici piemontesi ma anche dalla forte volontà degli ebrei e dei valdesi che volevano uscire da una condizione di illibertà ed essere uguali agli altri cittadini, pur mantenendo vive le proprie specificità culturali e religiose. Otto anni dopo quell'emancipazione la Comunità israelitica di Vercelli nel 1856 ospitò l'assemblea generale delle Università israelitiche dei Regi Stati Sardi nell'antica sala del Collegio Foa, istituito a Vercelli nel 1829 in seguito al lascito testamentario di Elia Emanuel Foa e che diede all'ebraismo italiano maestri e rabbini insigni. In quell'occasione si concretizzò il primo atto dell'organizzazione in chiave moderna delle Università e del loro rapporto con lo Stato, impianto che venne sancito l'anno successivo dalla legge Rattazzi.
Nello stesso salone la Comunità ebraica di Vercelli, ha dunque creato un'occasione per condividere tra due nuclei religiosi con molte affinità il ricordo di una stagione di lotte per raggiungere la libertà. Un'occasione meritoria tra le tante promosse da una Comunità, allora numerosa e influente, oggi ridotta di numero, ma che negli ultimi tre anni è in leggera crescita anche numerica e soprattutto molto organizzata, ricca di iniziative e offerte culturali, e desiderosa di far conoscere il proprio patrimonio culturale, costituito dalla splendida sinagoga e dal cimitero di Vercelli, dalla sinagoga e dal cimitero della sezione di Biella e dal cimitero di Trino Vercellese.

(Notiziario Ucei, 28 marzo 2011)


Il pastore valdese Giorgio Bouchard, vecchia conoscenza di chi scrive, sa molto bene che nei “Regi Stati Sardi”, anche dopo il 1848, operavano degli evangelici (non valdesi) che non erano stati affatto emancipati dai decreti di Carlo Alberto . Chissa se ne ha parlato. M.C.

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Israele: 32 miliardi di euro per le start-up

di Marcello Berlich

Il Settimo Framework Programme for Research and Development dell'UE invita le aziende israeliane ad presentare progetti: in un momento in cui per le nuove imprese che vogliono operare nel settore delle tecnologie è difficile reperire fondi, queste devono ricordare che a loro disposizione vi potrebbero anche essere i fondi stanziati dall'UE per questo tipo di attività.
Attualmente, anzi, tali fondi sono considerati quelli più economici disponibili per questo tipo settore; le aziende che hanno superato le procedure burocratiche e adempiuto ai criteri previsti possono accedere a fondi per milioni di euro, offerti senza troppi vincoli, mantenendo inoltre proprietà intellettuale dei progetti.
Yoav Tzruya, partner di Jerusalem Venture Partners è uno dei membri dell'EU Seventh Framework Progamme for Research and Development forum, l'organo che decide rigurardo gli investimenti hi-tech finanziati dal fondo. Il forum analizza le candidature e decide quali progetti riceveranno finanziamenti: Trzuya afferma che per il periodo 2007 - 2013 i fondi stanziati con 32 miliardi di euro; al finanziamento possono partecipare Paesi membri UE, ma anche Stati al di fuori dell'Unione, come Israele; il budget è suddiviso in bandi, focalizzati su vari settori e pubblicati a distanza di qualche mese l'uno dall'altro.
Tzruya afferma che circa 780 milioni di euro sono già stanziati per varie aziende tecnologiche; il prossimo bando sarà incentrato su contenuti e linguaggi digitali; archiviazione dei contenuti digitali; accesso a contenuti audio, video e di traduzione automatica.

(portalino.it, 28 marzo 2011)

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Israele, al via nuovo sistema antirazzi

Il governo israeliano ha dislocato nel Neghev, a Beersheba, una batteria del nuovo sistema difensivo 'Cupola di ferro', concepito per proteggere aree abitate da eventuali razzi.
Si tratta di un apparato appena adottato dalle forze armate e ancora in fase di collaudo. La batteria, che ha un raggio difensivo di una decina di chilometri, è per ora l'unica attiva e sarà quindi spostata, di volta in volta, nelle aree considerate più a rischio.
A Beersheba la notizia è accolta con un cauto ottimismo. "Non so se la cupola di ferro funzionerà, è un sistema nuovo - osserva un abitante della zona -. Non credo che sia mai stato sperimentato in condizioni reali. Ma penso sia meglio delle sole sirene. Per cui sono felice che l'abbiano fatto."
Una seconda batteria sarà dispiegata ad Ashkelon in settimana. Due giorni fa, al confine con la Striscia di Gaza, un razzo palestinese ha danneggiato una casa. E ieri un raid israeliano nella Striscia ha ucciso due esponenti della Jihad.


(euronews, 28 marzo 2011)

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Arturo Schwarz: una raffinata lectio magistralis sul significato dell'amore

di Alberto Angelino

Un raffinata lectio magistralis sul significato dell'amore e dell'unione sessuale tra uomo e donna nella cabala ebraica: il critico e poeta Arturo Schwarz, domenica 27 marzo alla Sinagoga di Casale Monferrato, ha colto l'occasione dell'inaugurazione di una personale dell'amico Giovanni Bonaldi alla Comunità Ebraica monferrina, per tornare su uno degli argomenti con cui non manca mai di affascinare il pubblico, ovvero la dimensione sacra dell'unione sessuale tra uomo e donna.
Un soggetto in cui si evidenzia la peculiarità dell'ebraismo che considera l'appagamento e il godimento sessuale non come qualcosa di disdicevole, ma al contrario come riconducibili alla divinità. Una fede che non solo rifiuta l'idea dell'astinenza, ma per prima considera il piacere anche in chiave femminile visto che proprio la Torah "ingiunge all'uomo a rendere felice la donna che ha sposato". Concetto ribadito dal Talmud che ingiunge al marito di appagare il desiderio della moglie preoccupandosi delle proprie performance sul talamo. "Il rapporto sessuale è simbolo dell'unione mistica spiega ancora Schwarz - in quanto l'unione dei principi maschili e femminili è un reciproco arricchimento" logico che abbia concluso il suo intervento augurando a tutti i presenti, giovani e anziani, di essere innamorati e amati.
Logico che l'amore sia stato al centro anche della seconda parte dell'incontro quando relatori e pubblico si sono spostati nella sala quadrata per l'inaugurazione della mostra di Giovanni Bonaldi "L'amore negli scritti della tradizione ebraica e la simbologia del cinque", una selezione monografica dell'artista Giovanni Bonaldi comprendente anche "lo scrigno"ovvero il contenitore di un libro di Arturo Schwarz dalla forma di pentagono, la figura -di cinque lati- ha un preciso significato nella cabala, essendo il numero cinque la somma di due (il femminile) più tre (maschile).
L'amicizia tra il poeta e e il pittore è nata in modo casuale: grazie ad una agendina che Giovanni Bonaldi aveva dimenticato nello studio di Schwarz: le successive frequentazioni portarono Bonaldi ad arricchire con incisioni le poesie d'amore di Schwarz, per la precisione l'ormai celebre "Cinque poesie per Linda". Tra le opere dell'artista, visibili in Comunità sino al 10 aprile (ogni domenica 10-12,30; 14 -18 o su prenotazione) , anche la "scatola sonora" progettata e prodotta per la Comunità Ebraica di Casale Monferrato da un'idea di Elio Carmi.
Il prossimo appuntamento in Sinagoga sarà domenica 3 aprile alle ore 17,00 con il primo di due incontri condotti dal prof. Gianni Abbate dal titolo L'ebraismo del poeta Paul Celan e la letteratura europea.

(Il Monferrato, 28 marzo 2011)

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Russia e Israele: cooperazione spaziale

Secondo quanto riportato nel comunicato pubblicato il 27 marzo, dall'Agenzia spaziale russa, la Russia continuerà a collaborare con Israele nell'ambito della ricerca e dell'utilizzo dello spazio, come pure nell'uso civile della scienza e della tecnologia spaziale.
Lo stesso giorno a Tel Aviv, il capo dell'Agenzia spaziale russa, Anatoly Perminov, ha firmato un accordo di cooperazione spaziale con il capo dell'Agenzia spaziale israeliana Avi Kaplan.
Le due parti hanno affermato che la firma dell'accordo corrisponde agli interessi politici ed economici e favorirà le potenzialità delle due parti a svolgere pienamente i progetti spaziali a lungo termine.

(CRI online, 28 marzo 2011)

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L'Europa guarda al mercato delle assicurazioni israeliano

Indiscrezioni riferiscono di «contatti a livello decisionale» tra una delle maggiori compagnie d'assicurazione europee (il nome resta top secret) e il gruppo israeliano Clal Insurance Enterprises Holdings Ltd.
La compagnia europea ha assunto una banca d'investimenti per un consulto, e ora sarebbe in procinto di avanzare un'offerta a Nochi Dankner, presidente della IDB Holding Corp. Ltd., che con il 56 per cento è azionista di maggioranza di Clal. La società europea in questione ha un giro d'affari mondiale e considera Clal come un investimento strategico. Il gruppo israeliano, fondato nel 1987, ha oggi 3.500 dipendenti, di cui 2.000 agenti assicurativi, ed è considerato uno dei più importanti del Paese; è classificato A+ dalle agenzie di rating. Ma la compagnia d'assicurazioni del vecchio continente non sta correndo da sola per l'acquisto di Clal: anche il fondo d'investimento privato Permira Funds Ltd., con sede a Londra, è in trattative. L'offerta della prima, tuttavia, potrebbe arrivare a 2.1 milioni di dollari, a fronte dei 1.9 milioni che i 180 investitori di Permira avrebbero già offerto. Dai dirigenti di IDB, per ora, è arrivato solo un secco «No comment». Di certo, tuttavia, si sa che IDB ha rifiutato la richiesta di negoziati in esclusiva avanzata inizialmente dal fondo d'investimento londinese. Gli analisti, intanto, fanno notare che mentre il primo potenziale acquirente è sottoposto alle regolamentazioni comunitarie, e dunque non si attendono obiezioni da parte del Supervisore nazionale israeliano per le assicurazioni - cui spetta l'ultima parola -, Permira dovrebbe invece essere sottoposta a un prolungato processo di studio prima di ottenerne l'approvazione finale.

(FocusMo, 28 marzo 2011)

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Fallito un attentato al gasdotto fra Egitto, Israele e Giordania
    
IL CAIRO, 27 mar. - E' fallito un attentato per far esplodere il gasdotto fra l'Egitto, Israele e la Giordania. Lo ha riferito la sicurezza egiziana, precisando che le bombe piazzate non sono esplose. Forti misure di sicurezza sono state ora imposte attorno alla stazione di pompaggio del gas nella penisola del Sinai. Meno di due mesi fa un'esplosione al gasdotto aveva portato ad una sospensione del flusso di gas.

(Adnkronos, 27 marzo 2011)

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Addio a Elizabeth Taylor

di Deborah Fait

Il mito si e' spento.
La bambina di "Torna a casa Lassie", un film che ha fatto piangere tutti i ragazzini della mia generazione, bellissima, dagli occhi pervinca, e' morta.
La stupenda donna di tanti film, due volte premio Oscar, se ne e' andata a 79 anni per un attacco di cuore ed e' stata sepolta a Hollywood accanto a Marilyn Monroe.
Di Liz Taylor si sa tutto quello che il gossip puo' raccontare delle sue storie d'amore, dei suoi tanti mariti, dei suoi capricci da diva e anche del suo impegno per i malati di AIDS, si sa tutto della sua vita passata tra onori, premi, scenate, tragedie e ricoveri in ospedale a causa della sua salute cagionevole.
Nessuno pero' scrive quello che puo' dare fastidio ed essere scomodo: Elisabeth Taylor era ebrea, convertita nel 1959, ed era una fervente sionista.
La sua storia di ebrea e' sconosciuta ai piu' e oggi, dopo la sua morte, nessuno ne vuole parlare, peccato perche' credo che lei lo avrebbe voluto e ne sarebbe stata orgogliosa.
Era il 1976 quando l'attrice si disse pronta a diventare ostaggio dei terroristi palestinesi e tedeschi a Entebbe se fossero stati rilasciati i prigionieri ebrei dell'aereo dell'Air France dirottato dal Fronte per la liberazione della Palestina e il Baader Meinhof.
L'ambasciatore di Israele in USA, Simcha Dinitz, le disse che Israele aveva molto apprezzato il suo gesto di generosita' e che il Popolo Ebraico lo ricordera' per sempre.
Il Popolo Ebraico si, ma nessun altro ne ha mai parlato e anche oggi, dopo la sua morte, lo scrivono solo i media israeliani. Il New York Times, nel necrologio, ha liquidato il suo impegno per Israele in due parole " Ha diviso il suo tempo tra azioni caritatevoli, incluse varie cause israeliane".
Chi e' andato a frugare negli archivi ha anche scoperto quanto Elisabeth si fosse ribellata pubblicamente all'infame risoluzione ONU che, nel 1975, equiparava il sionismo al razzismo e firmo' il telegramma indirizzato al segretario ONU di allora, Kurt Waldheim, per protestare contro l'antisemitismo dei paesi membri del Palazzo di Vetro.
Nel 1967 fece un viaggio in URSS per perorare la causa di Israele presso le autorita' sovietiche.
E' venuta varie volte in Israele dove ha incontrato Itzak Rabin nel 1976, Menachem Begin nel 1983 che le offri' un regalo accompagnato da un enorme mazzo di fiori.
La sua conversione all'ebraismo e il suo amore per Israele la trasformarono in demonio per i paesi arabi dove i suoi film furono proibiti e dove a lei stessa non fu mai permesso di entrare.
Il generale Essam Elmasri, capo dell'ufficio egiziano per il boicottaggio di Israele scrisse che la Taylor non sarebbe mai potuta andare in Egitto a causa del suo essere ebrea e sionista.
Elisabeth Taylor, oltre a lottare strenuamente per i malati di AIDS, era orgogliosa di dichiararsi per i diritti civili dei gay in un periodo in cui farlo non riscuoteva troppe simpatie nella puritana America.
Oggi questa grande, bellissima, "piccola donna" coraggiosa non c'e' piu' e dovrebbe essere di esempio a tanto altri ebrei silenziosi di Hollywood che mai hanno avuto il fegato di difendere Israele per non perdere simpatie. Lei se ne fregava delle simpatie, lei lo diceva chiaro e tondo di amare Israele, lei combatteva per la giustizia verso Israele, lei era una vera sincera meravigliosa sionista, senza timori e vigliaccherie.
A me piace ricordarla con le parole della ZOA (Zionist Organisation of America): "La sua vita , il suo donarsi agli amici e ai loro problemi, il suo coraggio nel combattere le avversita', il suo sionismo fanno di lei una luce per Israele e sara' ricordata come "tikkun Olam - chi ha riparato il mondo".
Riposa in pace, Elisabeth, che i tuoi occhi blu-violetti ci guardino da lassu' e ci proteggano come tu hai sempre voluto fare in vita.

(Informazione Corretta, 27 marzo 2011)

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La settimana "per" l'apartheid e le sue ragioni

di Ugo Volli

Cari amici, si è appena conclusa nei paesi anglosassoni una molto propagandata "settimana contro l'apartheid". Certamente l'apartheid è una bruttissima cosa; per chiarire le idee a chi non sapesse bene di che cosa si tratta vi ricopio una definizione abbastanza completa da internet:
    "Dottrina razzista (anche nota come "sviluppo separato") elaborata dal Partito nazionalista del Sudafrica e adottata ufficialmente dopo la sua vittoria nelle elezioni del 1948. Portando alle conseguenze estreme il principio di esclusione della maggioranza nera dalla gestione politica del paese, affermatosi già dopo la costituzione dell'Unione sudafricana nel 1910, l'apartheid, tradotto legislativamente in una serie di norme che regolavano minuziosamente gli ambiti di residenza, di vita e di lavoro nonché i rapporti reciproci fra i quattro grandi gruppi etnici del paese (bianchi, neri, meticci, asiatici), si prefisse la rigorosa suddivisione della popolazione in insiemi sociopolitici e, in parte, territoriali (homeland), con l'esclusione dei gruppi non bianchi dalla partecipazione attiva alle scelte politiche. Una precisa normativa regolava le aree di necessaria convivenza e interazione fra i gruppi differenti (petty apartheid), specialmente in ambito urbano e nel settore produttivo moderno, e categoricamente vietato era il mescolamento biologico (proibizione di matrimoni e relazioni miste). "
    Quel che qui non si dice e che altrove è proprio nascosto è che le leggi sudafricane sono ispirate alla legislazione nazista di Norimberga che espelleva gli ebrei dalla vita sociale e dalla Germania. Per questa ragione, oltre che per il comune senso di umanità, un ebreo non può che essere nemico dell'apartheid. Vi è un'altra ragione in realtà: che gli ebrei sono oggetti di apartheid in tutti gli stati arabi e quel che l'Autorità Palestinese (non solo Hamas) progetta nei territori di cui rivendica l'appartenenza è uno stato razzista di apartheid, in cui non solo non potrebbero in alcun modo risiedere gli israeliani, ma, come ha precisato più volte il loro presidente Mahamud Abbas, se come loro vogliono una forza di interposizione internazionale si dispiegasse fra Israele e i loro territori, non dovrebbe farne parte alcun ebreo, per esempio nessun soldato americano o europeo di religione ebraica ; e naturalmente vendere "la terra palestinese" ad ebrei è reato capitale (sì, da pena di morte, avete letto bene: ), eccetera. Insomma, la futura Palestina, se mai ci sarà, sarà certamente uno stato di apartheid. (Se vi interessa un nudo elenco di fatti su questo punto, guardate questo link: , se volete un'analisi più articolata, leggete questo pezzo di Shmuel Trigano, come sempre chiaro ed efficace: . Vi è poi una forte apartheid dei paesi arabi contro i palestinesi, di cui raramente si parla: mestieri proibiti, cittadinanze negate, cure mediche rifiutate: .
    Ma la settimana contro l'apartheid non era contro i palestinesi, no, poveri cocchi - si sa che sono così buoni e possono fare quel che vogliono, anche tagliare la gola ai neonati e la colpa non è mai loro. La mobilitazione era contro Israele. Ora dire che in Israele vi è apartheid è la cosa più assurda del mondo: gli arabi israeliani votano esattamente come gli ebrei, senza alcuna separazione, hanno partiti e deputati, e naturalmente giudici, professori universitari, sindaci, pieni diritti politici e sociali e il libero accesso a tutte le opportunità offerte da una società aperta e modernissima come quella israeliana . Naturalmente questo non vale che per coloro che godono della cittadinanza israeliana (sono il 20% della popolazione), non di quella palestinese, che ha le sue regole. Non è un caso che siano migliaia ogni anno i palestinesi che soprattutto a Gerusalemme chiedono di abbandonare l'AP e di diventare israeliani.
    E allora perché la settimana dell'apartheid? Difficile da capire, in termini puramente razionali. Io però un'ipotesi ce l'avrei: questa è la settimana PER l'apartheid, fatta per discriminare e demonizzare gli ebrei e il loro stato. Non se ne rendono conto, almeno non tutti, i bravi progressisti delle università americane che si indignano per "i crimini dell'occupazione" e fanno campagna per il boicottaggio delle merci israeliane. Ma sono gli eredi di coloro che scrissero e applicarono le leggi razziali di Norimberga e applicano oggi il vecchio slogan del dottor Goebbels "Kauf nicht bei Juden", "Non comprate dai giudei" .

(Informazione Corretta, 27 marzo 2011)

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Tel Aviv capitale di un sogno razionale

di Fulvio Irace

Tel Aviv
«Dieci anni fa al suo posto c'era soltanto una duna. E adesso come si è ingrandita Tel Aviv. C'è un popolo che aspetta questa città da diciannove secoli! Gli ebrei adesso hanno una capitale! È lì, davanti a me: Israele è resuscitato».
Dopo aver a lungo vagato nell'Est e in Palestina per documentare le condizioni degli ebrei in un'Europa dove l'antisemitismo ricominciava a prendere pericolosa quota, nel 1929 il giornalista francese Albert Londres giunse a Tel Aviv. Il suo entusiasmo sfiorava quasi l'incredulità: le dune di sabbia dell'araba Jaffa si erano trasformate nella prospettiva di una città giardino affacciata sul mare, un desolato deserto nella «collina della primavera» (questo significa in ebraico Tel Aviv).
Nel 2003 l'Unesco ha inserito la «città bianca» nella lista del patrimonio dell'Umanità riconoscendo lo straordinario valore dei suoi 300 edifici moderni, forse la più alta concentrazione urbana di architetture in stile razionalista. Come sottolinea Luca Zevi nell'introduzione alla ricerca di Gianluigi Freda su Tel Aviv, questa realtà urbana merita di essere sottratta alla distrazione di cui gli israeliani stessi l'hanno fatta oggetto. Catalogare e analizzare la successione di case private, di ville, di condominii, di cinema, alberghi e luoghi pubblici è l'unico strumento per riconsiderare i profili di una bellezza spesso appesantita, se non alterata, dal tempo e da usi distorti, e ripensare le basi di uno sviluppo della città che tenga conto delle esperienze del passato resistendo alla sconsiderata riproposizione di modelli di crescita che si sono rivelati altrove clamorosamente fallimentari.
L'avventura di Tel Aviv nella storia dell'urbanistica occidentale del XX secolo è infatti singolare. Qualcuno ha ricordato come in fondo, insieme a Brasilia, la città palestinese è l'unica città di fondazione novecentesca, ad esclusione, naturalmente, di quelle - a una scala minore - promosse in Italia dal fascismo con la bonifica delle paludi. Brasilia, però, e ancor di più Latina o Sabaudia, sorsero con atto d'imperio, letteralmente calate dall'alto. Tel Aviv, invece, sorse dal basso. Il 1o aprile 1909, sessanta famiglie riunite sulla spiaggia celebrarono l'atto fondativo della nuova città, estraendo a sorte il proprio lotto di terra. Doveva essere la realizzazione della profezia di socialista e democratica di Theodor Herzl, tesa, come scrive Freda «dichiarare al mondo che lo spazio dell'ebreo non è più l'esilio. E che l'ebreo si è spogliato dell'abito nero per costruire una nuova identità di uomo moderno».
Chi venne chiamato a dare un volto a questo sogno? I nomi sono tanti e tutti di talento, molti vennero da atelier di grandi maestri come Le Corbusier o dalle aule della scuola di Gropius o dal Bauhaus di Dessau.
Adattandosi al clima locale, le forme spigolose dell'estetica dell'«angolo retto» mutarono: si contorsero sotto il sole, si accartocciarono in curve sinuose come corrose dalla salsedine, si dotarono di ombre profonde, si colorarono di bianca corteccia per prendere il massimo ristoro dei venti. Attecchendo a impreviste latitudini, lo «stile moderno» rivelò la sua flessibilità. Anticipando il «razionalismo tropicale» brasiliano, il «razionalismo mediterraneo» di Tel Aviv smontò quella rigidità a cui l'aveva inchiodato lo stereotipo del moderno.

(Il Sole 24 Ore, 27 marzo 2011)

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Le illusioni della Civiltà cattolica


di Sergio Minerbi

La maratona di venerdì mattina a Gerusalemme è stata vinta da un cittadino del Kenya che ha corso i 40 chilometri in due ore ed alcuni minuti. Non è l'avvenimento sportivo che interessa, ma piuttosto il fatto che esso abbia avuto luogo due giorni dopo la bomba di mercoledì sull'autobus di Gerusalemme, al centro della città accanto ai Binianey haumà. Subito le mamme si sono messe in moto per recuperare i figli che dovevano passare da lì per tornare a casa. Insomma un passo indietro a sei o sette anni prima. Nella stessa mattinata due missili Grad vengono lanciati da Gaza contro Beer Sheva e preoccupato ho chiamato mia figlia che è medico in quella città e che mi ha risposto tranquilla e serena. Durante la settimana scorsa sono circa un centinaio le bombe di mortaio e i missili lanciati da Gaza contro la popolazione civile in Israele.
Su questo scenario nazionale si inseriscono i disordini del Medio Oriente. Mi sembra senza soluzione il quesito se la nuova realtà sia migliore o peggiore per Israele. Il nuovo Egitto ha riconfermato la sua adesione al processo di pace e ha ripreso le forniture di gas naturale che erano state sospese per circa un mese. In Siria Assad figlio ordina di sparare sulla folla di Daraa come a suo tempo fece suo padre. I parametri occidentali di democrazia qui non valgono, quello che conta piuttosto è il grado di islamismo fondamentalista. Anche la Giordania è in tumulto in seguito a un'agitazione provocata dai Fratelli musulmani.
A questo proposito è interessante constatare come il Vaticano continui a coltivare le sue illusioni filoislamiche. La Civiltà Cattolica del 5 marzo reca un editoriale che ritiene i Fratelli Mussulmani non già fondamentalisti come sono in realtà, ma "espressione dell'Islam moderato o cosiddetto neoconservatore". Sogni? Ma c'è di più. Secondo la stessa rivista, i cui articoli devono essere approvati in precedenza dalla Segreteria di Stato vaticana, i Fratelli musulmani potrebbero svolgere "un ruolo di mediazione" tra il vecchio e il nuovo "verso una modernità che difenda tutti i diritti umani". Inoltre i disordini in Egitto hanno fatto riemergere la "paura che gli islamisti dietro le quinte, stessero manovrando la piazza per rovesciare il tiranno 'infedele e idolatra' amico dell'Occidente e di Israele". La soluzione sarebbe dare ai Fratelli musulmani "una possibilità di autentica democratizzazione". Ottima idea, peccato che manchi solo il metodo per arrivarci. Anche il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, sostiene che la pace (fra Palestinesi e Israele) sia "il miglior rimedio per evitare l'emigrazione dal Medio Oriente". Pie illusioni che è improbabile possano migliorare la situazione della Chiesa in Medio Oriente.

(Notiziario Ucei, 27 marzo 2011)

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Siria, «Israele estraneo alle proteste popolari»

TEL AVIV - Israele segue con attenzione gli sviluppi in Siria, ma è estraneo alle accese proteste popolari in corso da una settimana. Lo ha dichiarato il ministro per le retrovie Matan Vilnay commentando dichiarazioni siriane relative ad «interventi stranieri» nei disordini ed in particolare all'asserito invio in Siria di una forte quantità di messaggi sms di carattere sobillatorio. «Noi non ci occupiamo di quale potere possa esserci oltre i nostri confini, non facciamo manipolazioni ... questa è una nostra politica costante» ha detto Vilnay alla radio militare.
«È chiaro - ha aggiunto - che non siamo là», ossia che Israele non agisce dietro le quinte in Siria. Al tempo stesso Vilnay ha confermato che Israele segue con attenzione la situazione lungo i propri confini settentrionali, nella eventualità che i dirigenti siriani possano provocare frizioni per allentare la tensione interna. «In definitiva noi facciamo affidamento solo sulla nostra forza e sul nostro potere di deterrente» ha osservato Vilnay. Secondo il ministro, la crisi in Siria potrebbe avere ripercussioni anche nella striscia di Gaza, visto che «i comandi generali di Hamas si trovano a Damasco sotto le ali protettive del presidente Bashar Assad».
Al momento attuale Hamas a Gaza si trova a suo parere in difficoltà perché «deve avere il sopravvento su organizzazioni che vogliono mostrarsi ancora più estremiste». Per il momento, ha concluso, «non c'è alcun cessate il fuoco» fra Israele e Hamas, ha concluso.

(Il Secolo XIX, 27 marzo 2011)

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«Giornate Fai» a Trani, oggi di scena i bambini «ciceroni»

Oggi, domenica 27 marzo, per l'intera giornata, in occasione delle "Giornate Fai di primavera", apertura straordinaria dei seguenti beni: San Giacomo (via Romito, nei pressi di piazza Gradenigo); San Martino (via San Martino); cappella del Miracolo eucaristico (via Lagalante); Sinagoga Scolanova (piazza Scolanova); Sant'Andrea (via Mario Pagano). Orari, 9-13 e 16.30-20.30. Info: 0883/481799; info@mediterraneatrani.it.

(il Giornale di Trani, 27 marzo 2011)

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SummitTurismo pontino a Gerusalemme

Il comune di Gaeta ha realizzato una brochure informativa sia in italiano che in inglese per promuovere la città nell'ambito del turismo globale.

Non a caso, infatti, la sua presentazione ufficiale avverrà all'estero, nel corso della Conferenza internazionale sul turismo mondiale che si terrà a Gerusalemme dal 29 al 31 marzo prossimi ed alla quale il sindaco Antonio Raimondi parteciperà in qualità di relatore. All'interno della guida è stato inserito inoltre un dvd in inglese della durata di 10 minuti che rappresenterà Gaeta alla prestigiosa tre giorni. Ma la brochure costituirà anche un valido ausilio per tutti gli operatori e le strutture turistico-ricettive della città, nonché per tutti coloro che vogliono contribuire alla diffusione della conoscenza delle sue bellezze naturali e storiche. È la prima volta che il comune di Gaeta produce una guida di questo tipo, redatta in italiano e in inglese - ha dichiarato con soddisfazione l'assessore alla cultura e comunicazione Salvatore Di Ciaccio - . Dopo anni di totale assenza sul versante della comunicazione, contiamo di raggiungere adesso un pubblico più vasto e di far conoscere Gaeta attraverso un prodotto ben confezionato e molto fruibile. Si tratta di un ulteriore passo verso un modo di attirare visitatori che si sappia adeguare ai continui mutamenti degli scenari internazionali». La conferenza internazionale di Gerusalemme si presenta dunque come un ottimo trampolino di lancio per l'estate turistica 2011 e non solo.

(Il Tempo, 27 marzo 2011)

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Hamas lancia i razzi e ad Ashdod torna la paura. Aspettando la "Cupola di ferro"

  
  Un pezzo di ferro proveniente dal
  razzo lanciato da Hamas su Ashdod
Chissà se la "Cupola di ferro", il sistema difensivo antirazzi, servirà a qualcosa. Se riuscirà a fermare, soprattutto, le urla di terrore dei bambini israeliani che si sentono per le vie di Ashdod, come ha fatto notare la giornalista Claire Ben-Ari.
La quinta città più grande dello Stato ebraico è da giorni sotto attacco di Hamas. Dal cielo non piovono gocce d'acqua, ma razzi Qassam che distruggono edifici e mettono in crisi una tranquillità raggiunta a fatica negli ultimi due anni.
Intanto si fanno i conti con il presente. Altri due razzi Qassam, sparati dalla striscia di Gaza, sono caduti la scorsa notte, causando seri danni a un'abitazione. Per fortuna nessuno è rimasto ferito. Un altro giorno di sirene d'allarme impazzite e di genitori ansiosi, di poliziotti smarriti e soldati più determinati che mai a difendere il Paese.
La novità, ora, è che i razzi non atterrano soltanto nel deserto del Negev. Percorrono molti più chilometri. Minacciano Tel Aviv. Colano a picco su case, edifici pubblici, centri commerciali affollati come non mai prima del riposo settimanale. E qualche secondo dopo inizia il solito rito a cui gli abitanti di Ashdod e di Ashkelon sono ormai abituati: le forze di sicurezza transennano l'area, le ambulanze medicano i feriti, gli altri abitanti vengono a vedere con gli occhi il pericolo scampato. L'ennesimo pericolo.
Poi ci sono i cronisti. Amati e odiati. A seconda della circostanza. Trattati benissimo quando si tratta di coprire gli eventi contingenti. Ma anche criticati quando - tornata la calma - «non si occupano più di noi, così il mondo finisce per dimenticarsi di questo pezzo di terra sempre sotto minaccia», come raccontano i vertici politici della città da 200mila abitanti.
Dicono gli studenti di una yeshiva, una scuola religiosa ebraica: «Non si può vivere così. Non si può nemmeno studiare. Siamo troppo ansiosi per concentrarci sui libri. A volte non riusciamo nemmeno a sederci, perché non sappiamo quando e dove cadrà il prossimo razzo. Siamo tornati indietro di due anni, quando ci nascondevamo nei rifugi sotterranei».
Per le vie di Ashdod, ha fatto notare l'agenzia cinese Xinhua, sono pochissimi i negozi aperti. Quasi tutti sono incollati davanti alle tv a vedere i servizi dei telegiornali in cui si parla dei razzi lanciati da Hamas.
Il sindaco Yehiel Lasri non nasconde una certa abitudine a queste cose. Appena piovono bombe dal cielo, lui chiude scuole, edifici pubblici e attività commerciali. Se qualche venditore si rifiuta, gli manda la polizia e l'esercito. «Lo facciamo per l'incolumità di tutti», si giustifica. Dietro di lui scorre la vita in stato d'emergenza di questa città a venti chilometri dalla periferia sud di Tel Aviv. Niente in confronto alla potenza dei razzi di Hamas.

(Falafel Cafè, 26 marzo 2011)

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Fazioni palestinesi, possibile un rinnovo della tregua con Israele

Dopo una settimana di cruenti scontri e attacchi reciproci, "tutte" le diverse fazioni palestinesi hanno partecipato oggi a Gaza a una riunione convocata d'urgenza da Hamas, che controlla l'enclave, nel corso della quale si e' discusso tra l'altro di un possibile rinnovo della tregua di fatto con Israele: lo hanno riferito fonti riservate presenti ai colloqui. Stando a quanto riportato dalle fonti anonime, uno dei partecipanti alla riunione ha affermato che l'incontro probabilmente si concludera' con un annuncio, secondo cui i gruppi partecipanti "s'impegneranno a osservare una tregua sul campo non appena gli occupanti israeliani faranno altrettanto". Altre fonti, sempre in via riservata, hanno confermato che lo scambio di vedute ha riguardato "il ripristino della stabilita' e della calma nella Striscia di Gaza dopo una serie di aggressioni da parte israeliana". In giornata il generale Tal Russo, responsabile del Comando sul fronte di Gaza, aveva avvertito che lo Stato ebraico "e' pronto a ogni possibilita'", osservando inoltre che "Hamas ha la memoria corta, spero i suoi capi tornino in se'".

(Affaritaliani.it, 26 marzo 2011)

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«Giornate Fai» a Trani, questa sera concerto a San Francesco e domani bambini «ciceroni»

Oggi, sabato 26 marzo, e domani, per l'intera giornata, in occasione delle "Giornate Fai di primavera", apertura straordinaria della sinagoga di Scolanova e delle chiese di San Martino, Sant'Andrea e Miracolo eucaristico. In ognuna di queste vi sarà anche un percorso durante il quale alcuni alunni si inventeranno piccoli ciceroni anche grazie alla collaborazione di esperti e professionisti nella tutela e valorizzazione dei beni locali. Tra gli eventi artistici collaterali, in collaborazione con l'associazione "Domenico Sarro", questa sera alle 19.15, nella chiesa di San Francesco, recital violinistico di Alessandro Cazzato.

(il Giornale di Trani, 26 marzo 2011)

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Da un sito pro Hamas
Cambia la percezione del conflitto tra Israele e palestinesi. Sondaggio europeo

Memo. A gennaio scorso, "Al-Jazeera Centre for Studies", "Middle East Monitor (Memo)" e "European Muslim Research Centre (Emrc)", dell'Università di Exeter, hanno condotto uno studio congiunto per valutare la percezione che britannici ed europei hanno del conflitto israelo-palestinese.

Era da ottobre 2006 che non si affrontava uno studio di questo tipo a livello europeo. Allora ci fu quello stilato dalla Commissione europea (Ce) secondo il quale: il 60% degli europei vedeva nello Stato di Israele la principale minaccia alla pace mondiale.
Questo rapporto è il prodotto del lavoro condotto dall'istituto "Government & Social Research Unit - Icm" su commissione di Al-Jazeera, Memo e Emrc.
Icm ha intervistato 7.045 soggetti adulti di sei principali Paesi europei: Gran Bretagna, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Germania e Italia.

I dati salienti emersi dallo studio, sul totale dei soggetti adulti intervistati:
- 50% sostiene che "sollevare critiche nei riguardi di Israele NON significa essere antisemiti";
- 70% afferma che la lobby filo israeliana influenza i Mass Media;
- 67% crede che la lobby filo israeliana influenza l'agenda politica;
- 58% crede che la legislazione europea non deve essere modificata per accogliere in visita in Europa coloro sui quali è sospesa un'accusa per crimini di guerra;
- 65% crede che Israele non riserva un trattamento equo ai diversi gruppi religiosi;
- 45% crede che Hamas deve essere INCLUSO nei colloqui di pace tra Israele e palestinesi;
- 41% crede che la repressione israeliana sui palestinesi è il più grande ostacolo alla pace in Medio Oriente;
- 40% crede che gli insediamenti israeliani sono il più grande ostacolo alla pace in Medio Oriente;
- 51%, dopo aver ascoltato l'espressione "conflitto israelo-palestinese", ha pensato automaticamente alla Striscia di Gaza;
- 34% crede che Israele non è una democrazia, ma il 65% crede che - sia o non sia Israele una democrazia - oppressione e dominio di un gruppo religioso su un altro sono realtà al suo interno;
- 13% vede in Israele la più grande minaccia alla pace mondiale mentre solo il 7% ha affermato che la minaccia proviene dai palestinesi;
- 53% è consapevole che l'embargo economico israeliano sulla Striscia di Gaza è illegale;
- 64% ha dichiarato che la risposta armata di Israele contro le navi che trasportavano nella Striscia di Gaza aiuti, nel maggio 2010 (Freedom Flotilla) è stata illegale;
- 60% ha affermato che l'operazione di guerra di Israele nella Striscia di Gaza nell'inverno 2008-2009 (Operazione "Piombo Fuso") è stata illegale;
- 48% ha affermato che Israele specula sulla storia di sofferenza del popolo ebraico in Europa per produrre sostegno pubblico;
- 39% crede che il conflitto israelo-palestinese alimenta "l'islamofobia" in Europa;
- 54% crede che al-Quds (Gerusalemme) deve essere città neutrale e internazionale.

(Infopal, 26 marzo 2011)


Il sondaggio potrebbe essere veritiero. Gli antisemiti si rallegrano quando percepiscono che l’antisemitismo si diffonde.

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Seminario sull'antisemitismo a Parma
Profezia biblica e le radici dell'antisemitismo

Venerdì 1o aprile ore 20.30 e
Sabato 2 aprile ore 9 30
Chiesa Cristiana Latinoamericana
Via Pini, 6 - Parma

Con la parola antisemitismo si indicano i pregiudizi e gli atteggiamenti persecutori nei confronti degli Ebrei. Durante secoli e secoli il popolo ebraico è stato denigrato, odiato e perseguitato in tutte le nazioni - fino ad oggi - e la sopravvivenza stessa di questo popolo è un miracolo.

L'incontro organizzato da Ebenezer Ticino presenta una breve esposizione storica del fenomeno dal puntodi vista teologico e biblico per ricercare quali sono le radici e gli obiettivi dell'antisemitismo

GLI INCONTRI SONO APERTI A TUTTI - ENTRATA LIBERA
Organizza
Chiesa Cristiana Latinoamericana

328 7385121 - 62iesaialemaanziano@libero.it

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El Al porta a dodici i collegamenti da Milano a Tel Aviv

El Al a quota dodici su Milano Malpensa. Il vettore ha infatti aggiunto un nuovo volo settimanale diretto, che incrementa l'offerta della compagnia aerea verso il segmento business, oltre che turistico. Decolla alle 14,45 del venerdì, per atterrare a Tel Aviv alle 18; riparte poi il sabato alle 22,30 con arrivo alle 3,20. El Al opera 22 voli diretti settimanali dall'Italia per Tel Aviv in autunno-inverno (11 settimanali da Malpensa e 11 da Fiumicino) e 23 voli diretti settimanali in primavera-estate dall'Italia per Israele (12 da Milano e 11 da Fiumicino); è il vettore con il maggior numero di frequenze dirette tra i due Paesi. Il suo programma Frequent Flyer Club permette ai passeggeri di accumulare punti, di accedere ai vantaggi previsti dalle tessere (4 livelli: Matmid, Silver, Gold e Platinum) e di usufruire di biglietti Bonus. L'accumulo punti è possibile anche attraverso i servizi delle società partner di El Al, alberghi, compagnie di noleggio auto e carte di credito.

(MD80.it, 25 marzo 2011)

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Ancora razzi su Israele. Netanyahu vola a Mosca

In Medio Oriente la situazione è decisamente critica e soprattutto in Israele si teme una nuova ondata di violenze.
Da qualche settimana si sono riaccese le rivalità e dalla Striscia di Gaza diversi proiettili di mortaio hanno causato la reazione degli elicotteri israeliani che si sono levati in volo ed hanno effettuato una missione di rappresaglia. Poi si è assistito all'uccisione di un'intera famiglia, uccisa nel sonno da un commando palestinese, quindi nuova rappresaglia con un mezzo blindato che, a quanto si dice per un errore di valutazione, ha ucciso quattro persone, fra cui un bambino. Pochi giorni fa l'attentato dinamitardo a Gerusalemme che ha causato oltre trenta feriti e la morte di una cittadina britannica e ancora i missili che partono da Gaza e colpiscono la periferia meridionale di Tel Aviv. Nuovi lanci si sono verificati questa mattina: un missile Grad a lunga gittata, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu è a Mosca, dove è un programma un incontro con il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, e alcuni portavoce di governi arabi, alla presenza del segretario americano alla Difesa, Robert Gates. L'incontro, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe avere l'obiettivo di aprire trattative segrete per cercare di risolvere la situazione prima che possa sfociare in un'aperta crisi di guerriglia, come si è verificato in passato diverse volte.

(Edizioni oggi, 25 marzo 2011)

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Gerusalemme, in diecimila alla maratona contro la paura di nuovi attentati

GERUSALEMME, 25 mar. - La paura di nuovi attentati, dopo la bomba scoppiata mercoledi', non ha spento l'entusiamo per la prima maratona di Gerusalemme, che ha richiamato 10 mila sportivi da tutto il mondo. A tagliare il traguardo per primo, dopo un percorso che si e' snodato anche nella parte est occupata, e' stato il kenyota Robert Cheruiyot, anche se all'arrivo ci sono stati momenti di confusione poiche' i tre apripista della gara - un cristiano, un ebreo e un musulmano che indossavano t-shirt con su scritto "Tre religioni, un solo Dio" - hanno sbagliato strada, portandosi dietro buona parte dei corridori. E cosi', come ha riferito il Jerusalem Post, alla fine e' stato proclamato vincitore Raymond Kipkoechh, anch'egli kenyota, che aveva totalizzato un tempo inferiore rispetto al suo connazionale. Scarpe da ginnastica e tanta grinta, anche il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, ha preso parte alla competizione.
"Correro' tra la mia gente", aveva annunciato subito dopo l'attentato di due giorni fa, in cui era morta una donna ed erano rimaste ferite 39 persone. "Dobbiamo tornare alla vita normale, solo cosi' i terroristi capiranno che non hanno vinto". Dopo aver partecipato alla maratona di New York, il primo cittadino della Citta' Santa aveva capito che organizzare un evento simile anche a Gerusalemme sarebbe stata un'occasione unica per mostrare la bellezza della citta'. E cosi' e' stato: il percorso si e' snodato dalla Knesset all'universita' ebraica, per poi entrare nella Citta' vecchia e toccare altri punti della parte est, incuso il Monte degli Ulivi, tornando poi davanti al Parlamento ebraico. La partecipazione e' stata da record, con seimila israeliani, tra cui duemila soldati, e quattromila corridori stranieri. Le polemiche, tuttavia, non sono mancate, soprattutto per la decisione di far passare la maratona nella parte occupata della Citta' Santa. Una decisione che ha fatto infuriare i consiglieri di opposizione all'interno del Consiglio comunale di Gerusalemme. "Una maratona non riunisce ebrei ed arabi", ha tuonato il capo, Pepe Alalu. Nel fuoco delle critiche e' finita anche l'Adidas, principale sponsor dell'evento, a cui l'opposizione ha chiesto di ritirare il proprio logo nel caso il percorso non fosse stato modificato. Un appello che non e' stato accolto dalla casa tedesca. .

(AGI, 25 marzo 2011)

Foto

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A Israele la prima rete di ricarica per e-car robotizzata

Basta attese di 15-30 minuti per ricaricare l'auto elettrica. Shai Agassi inaugura la prima struttura al mondo per il cambio delle batterie

Nuova missione per Israele sul fronte della mobilità. Better Place, l'azienda creata dall'imprenditore Shai Agassi per dar vita all'omonimo progetto, ha svelato la sua prima stazione di ricambio batterie per le auto elettriche. Una vera e propria pietra miliare per il Paese che diviene così il primo al mondo ad istallare sul proprio territorio una rete di ricarica robotizzata. La struttura in questione, a differenza dei charger point per i veicoli plug-in, opererà sostituendo automaticamente le batterie. Il processo richiede poco più di 5 minuti: le auto vengono guidate fino ad un pannello scorrevole; da una apertura sul pavimento un braccio meccanico sostituisce le pile scariche con nuove unità senza che il conducente debba scendere dall'auto.
Le batterie esaurite vengono successivamente ricaricate e utilizzate in altre vetture. Per agevolare gli eco-guidatori la compagnia israeliana ha messo a punto un programma software per monitorare l'uso di energia elettrica, e informare gli automobilisti del livello delle batterie, nonché la più vicina stazione di ricarica. La prima stazione automatica è stata inaugurata questa settimana Kiryat Ekron e, come conferma lo stesso Agassi, costituirà l'apripista ad oltre 40 stazioni costruite in tutta Israele nel 2011; oltre ventisette comuni hanno infatti già firmato accordi con Better Place per sviluppare ed istallare punti di ricarica nelle loro zone centrali. Ma le mire della società non si fermano solo alla propria patria: l'obiettivo successivo sarà quello di replicare il modello di network anche in Danimarca.

(Rinnovabili.it, 25 marzo 2011)

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Eurolega - Il Maccabi Tel Aviv vince al fotofinish

di Adam Smulevich

In ogni thriller che si rispetti il nome dell'assassino lo si scopre solo alla fine. Sembra non sfuggire a questa regola Jeremy Pargo, 25enne cestista di Chicago che ieri sera si è trovato perfettamente a suo agio nel ruolo di killer. Suo infatti il canestro da tre punti a sirena ormai innescata che ha permesso al Maccabi Tel Aviv di espugnare l'infernale parquet del Caja Laboral in gara due dei quarti di finale di Eurolega. Da 81-80 a 81-83: neanche il tempo di inspirare ed espirare che il temuto segnale acustico di chiusura diventava miele volgendo l'entusiasmo del pubblico di casa in disperazione e regalando a Pargo il cinque dei compagni. L'ormai inaspettata vittoria in terra basca, giunta al termine di una sfida emozionante spesso condotta dagli spagnoli con un buon margine di punti e ribaltata solo nella seconda parte di gara, permette al Maccabi di coltivare nuove e motivate ambizioni europee. Ambizioni praticamente accantonate ad appena un minuto dal termine quando il punteggio vedeva avanti gli avversari di due canestri. Adesso il tabellino della sessione eliminatoria, chiave d'accesso alla Final Four di Barcellona, vede Caja Laboral e Maccabi sullo stesso livello dopo l'affermazione del team iberico all'esordio e la risposta israeliana nel return match. Ma il coltello dalla parte del manico è ora decisamente dalla parte del Maccabi che, con una duplice vittoria casalinga in gara 3 e 4 (in programma a Tel Aviv nei prossimi giorni), otterrebbe l'auspicato visto per Barcellona rilanciando il sogno di tornare in vetta al basket continentale a distanza di sei anni dall'ultimo trionfo.

(Notiziario Ucei, 25 marzo 2011)

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Confermato il volo settimanale da Bratislava per Tel Aviv

Nonostante il fallimento di Sun d'Or

L'aeroporto di Bratislava
La compagnia aerea israeliana Sun d'Or, che gestisce i collegamenti aerei tra Bratislava e Tel Aviv, ha perso Lunedì la sua licenza di esercizio, ma dall'aeroporto di Bratislava si continuerà a volare verso la capitale d'Israele, scrive il quotidiano Sme oggi. La Sun d'Or ha concluso la sua storia perdendo tutte le sue proprietà, secondo le autorità dell'aviazione civile israeliana, ma la casa madre, la compagnia El-Al, fornirà al marchio Sun d'Or aerei e piloti. «La Sun d'Or non ha problemi di sicurezza, si tratta soltanto di un procedimento amministrativo», ha detto a Sme il portavoce del Ministero dei Trasporti di Israele Avner Ovadia.
E l'Aeroporto M.R. Stefanik di Bratislava, d'altro canto, non è stato informato sull'eventuale cancellazione di voli per Tel Aviv, come ha scritto l'Agenzia di stsampa Tasr su conferma del portavoce dello scalo slovacco Dana Madunicka.
Dal 27 Marzo, comunque, e per tutta la stagione estiva, la compagnia ceca Travel Service ha istituito un collegamento aereo una volta a settimana. In attesa di capire quando la El-Al riprenderà con i suoi velivoli a gestire il volo.

(Buongiorno Slovacchia, 25 marzo 2011)

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Purim in Maschera

ROMA - Come di consueto, anche quest'anno i Chabad Lubavitch di Roma hanno voluto festeggiare il giorno di Purìm organizzando grandi festeggiamenti. Sabato 19 marzo 2011 si è svolta la tanto attesa festa -che ricorda la vittoria degli ebrei sul perfido Hamàn- dedicata ai giovani ebrei romani ma anche ai tanti stranieri che, per vari motivi, erano presenti a Roma nel giorno di Purìm.
Il movimento Chabad Lubavitch di Roma, con Delet, Assessorato ai Giovani della Comunità Ebraica di Roma, e con Bene Akiva, ha realizzato un evento di grande successo.
"Purim in Maschera" - così è stata denominata la serata -ha visto la presenza di oltre quattrocento ragazzi tra i diciotto e i trentacinque anni. Il luogo prescelto per l'occasione si può definire straordinario: nel pieno centro della città, gli affreschi di Palazzo Ruggieri, in corso Vittorio Emanuele II, hanno fatto da cornice all'evento. Sono stati resi disponibili oltre novecento metri quadrati, ampi spazi, quindi, nei quali intrattenere gli ospiti con tanta musica, regalataci dal Dj Giorgio Campagnano, con un divertente intrattenimento dovuto alla presenza di Roger Hassan, e gli immancabili luoghi di ristoro gestiti da Roberto Astrologo...

(Chabad.Italia, 25 marzo 2011)

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«Giornate Fai» a Trani, apertura questa sera con Davide Santorsola

Oggi venerdì 25 marzo, domani e domenica, per l'intera giornata, in occasione delle "Giornate Fai di primavera", apertura straordinaria della sinagoga di Scolanova e delle chiese di San Martino, Sant'Andrea e Miracolo eucaristico. In ognuna di queste vi sarà anche un percorso durante il quale alcuni alunni si inventeranno piccoli ciceroni anche grazie alla collaborazione di esperti e professionisti nella tutela e valorizzazione dei beni locali. Tra gli eventi artistici collaterali, in collaborazione con l'associazione "Domenico Sarro", il concerto jazz della con Davide Santorsola al piano e Mariagrazia Urgo alla voce in programma oggi, alle 19.30, a Palazzo Discanno (corso Vittorio Emanuele 188). Domani, alle 19.15 nella chiesa di San Francesco, recital violinistico di Alessandro Cazzato.

(il Giornale di Trani, 25 marzo 2011)

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La vittima dell'attentato a Gerusalemme era una missionaria evangelica scozzese

Mary Gardner
Fonti evangeliche in Gerusalemme ci hanno segnalato che la vittima del recente attentato, di nome Mary Gardner, aveva 59 anni ed era una missionaria evangelica scozzese della Wycliffe Bible Translators, l'associazione che lavora per la traduzione della Bibbia nelle varie lingue del mondo. Non era sposata e lascia i suoi genitori, che vivono a Orkney, in Scozia.
Il suo direttore esecutivo, Eddie Arthur, l'ha descritta come una "cara signora che era molto apprezzata". E ha aggiunto:
«Mary ha lavorato con la Wycliffe in Togo, dove dal 1989 ha fatto parte di una squadra per tradurre il Nuovo Testamento in un linguaggio chiamato Ife. Il Nuovo Testamento è stato terminato nel 2009 e Mary ha poi continuato a lavorare per aiutare gli altri.
Si trovava a Gerusalemme per seguire un corso semestrale in ebraico, alla fine del quale sarebbe tornata in Togo per tradurre l'Antico Testamento. Era una collaboratrice molto benvoluta e competente e noi l'apprezzavamo moltissimo. I suoi colleghi in Togo sentiranno molto la sua mancanza.»

(Notizie su Israele, 24 marzo 2011)

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Al Fuori Salone 2011 una mostra dedicata ai designers israeliani

In occasione del Fuori Salone 2011 che si terrà a Milano dal 12 al 17 aprile, sarà presentata al Superstudiopiù di via Tortona la Mostra Promidesign 2011 curata da Vanni Pasca e Ely Rozenberg. L'esposizione riunirà 45 giovani talenti israeliani e avrà come scopo quello di illustrare le principali tendenze del design israeliano. Firme affermate e ben conosciuti nel panorama internazionale saranno affiancate da nomi nuovi e artisti emergenti. In totale i progetti esposti saranno ben 65.

(NanoPress, 24 marzo 2011)

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Enerpoint in jv con Friendly Energy alla conquista del fv israeliano

Nell'ambito della propria strategia di espansione sui mercati internazionali Enerpoint ha sottoscritto una serie di accordi di joint venture con la società israeliana Friendly Energy finalizzati allo sviluppo dell'attività di distribuzione di moduli e componenti fv e alla realizzazione di grandi impianti nel mercato israeliano

Con gli accordi di joint venture sottoscritti con l'israeliana Friendly Energy, Enerpoint punta ad espandere le proprie attività anche al di fuori dell'Europa, in particolare in un mercato promettente come quello israeliano, dove opera attraverso la propria controllata Enerpoint Israel. Quest'ultima beneficerà infatti della consistente 'pipeline' di ordini apportati da Friendly Energy per la realizzazione di impianti fotovoltaici su costruzioni commerciali e residenziali.
Gli accordi di jv con la società israeliana sono finalizzati, oltre allo sviluppo dell'attività di distribuzione di moduli e componenti fv, anche alla realizzazione di grandi impianti nel mercato israeliano.
Con un fatturato nel 2010 di circa 250 milioni di euro, Enerpoint Spa è una delle realtà più rappresentative del fotovoltaico italiano sia come uno dei principali operatori nei mercati della distribuzione di pannelli fotovoltaici ed inverter sia nella progettazione e costruzione di grandi impianti a terra e su lastrici solari.

(Zeroemission.tv, 24 marzo 2011)

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Gaza, missile colpisce l'area di Ashdod

Almeno 4 i lanci avvenuti oggi verso il territorio israeliano

TEL AVIV, 24 mar - Un razzo Grad lanciato dalla Striscia di Gaza, l'enclave palestinese governata dagli islamco-radicali di Hamas, e' esploso oggi a meta' strada nell'area della citta' portuale israeliana di Ashdod, a sud di Tel Aviv. Lo riferisce la radio statale, precisando che al momento non si registrano vittime. Un secondo razzo sarebbe caduto alle porte di Yavne, non lontano dalla stessa Ashdod, portando ad almeno quattro i lanci avvenuti da stamattina dalla Striscia verso il territorio israeliano.

(ANSA, 24 marzo 2011)

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"Siamo ancora più forti"

Il giorno dopo l'attentato a Gerusalemme, GQ.com intervista il sindaco della Città Santa. "La maratona, domani, si farà. E correrò in mezzo alla mia gente"

di Teo Nicolé

Un bimbo israeliano, con in testa la kippah, osserva l'autobus
colpito dalla bomba
"Quello che è successo non cambia nulla. Nulla. Al contrario mostreremo che siamo ancora più forti". Nir Barkat queste frasi le dice guardandoti fisso negli occhi. Il sindaco di Gerusalemme ha un fisico che dimostra meno dei suoi 51 anni e un completo, impeccabile, che è la nuova divisa di un ex paracadutista diventato milionario attraverso i software antivirus.
Un programma per fermare il terrorismo però non è ancora stato scritto. E la città si è svegliata oggi con l'angoscia che l'attentato di mercoledì - dopo 7 anni senza esplosioni sugli autobus - possa essere solo l'inizio.
"La maratona si farà, il percorso non subirà alcuna modifica e tutto andrà bene". Non ha dubbi Barkat e in quello che dice non ci mette solo la faccia ma pure il corpo, bersaglio mobile per chi vuole il terrore. "Io correrò in mezzo alla gente". Assicura il sindaco. "La maratona è una mia idea. Ho festeggiato il mio 50o compleanno, correndo a New York con alcuni miei vecchi commilitoni. Ed è lì che ho pensato che anche Gerusalemme doveva avere la sua maratona, perché una corsa di 42,195 km è il modo migliore per mostrare la bellezza di questa città. Gli autori dell'attentato di mercoledì (costato la vita a una donna di 59 anni e il ferimento di 40 persone ndr) vogliono dare un'immagine di pericolo. Noi dimostreremo che non è così".
Per assicurare la sicurezza dei partecipanti, la città venerdì sarà bloccata sin dall'alba. Vietata la circolazione di auto e bus, i residenti hanno ricevuto comunicazioni per invitarli ad anticipare le spese per shabbath.
La tensione però resta alta, anche perché l'attentato di Gerusalemme non è un fatto isolato. Prima dell'esplosione nella capitale, Be'er Sheva - la principale città nel deserto del Negev - era stata colpita da due missili Grad. Nessun morto, ma massima allerta: il sindaco ha chiuso tutte le scuole, per garantire l'incolumità di 60 mila bambini e ragazzi. Lo stesso è stato fatto ad Ashdod, nella cui area sono piovuti 12 colpi di mortaio.
"Dobbiamo tornare alla normalità il più rapidamente possibile" ripete Nir Barkat. Domani si corre.

(GQ.com, 24 marzo 2011)

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Da un sito pro Hamas

Presidente svizzero annuncia un piano per rompere l'assedio su Gaza

GAZA - Il presidente svizzero, Micheline Calmy-Rey, ha affermato che il suo Paese è impegnato affinché tutti i passaggi della Striscia di Gaza, da cinque anni strangolata dall'assedio israeliano, siano riaperti.
Calmy-Rey ha anche detto che, qualora l'Egitto aprirà il valico di Rafah per permettere il passaggio di materiali da costruzione e merci, la Svizzera sarà pronta a risanare la situazione.
Tali dichiarazioni sono state rilasciate lunedì scorso, nel corso di un incontro con alcune personalità politiche europee, presso il Consiglio per le relazioni dell'Europarlamento.
Nell'incontro si è discusso sul ruolo della Svizzera nel sostegno ai movimenti democratici in Medio Oriente e si sono affrontati alcuni aspetti che riguardano la Palestina. Alla riunione hanno preso parte il deputato britannico, Lord Andrew Phillips, l'europarlamentare Alexandra Faith, Derek Vaughan dal Galles e lo svizzero Geri Müller.
Andrew Philips, a capo della delegazione, ha affermato che l'ostinazione di Israele trova forza nel silenzio mondiale e che Tel Aviv sa bene che l'indifferenza generale sui recenti attacchi lo autorizza a continuare ad attaccare.
Il deputato svizzero Geri Müller ha posto in evidenza il ruolo della Svizzera nella tutela della Convenzione di Ginevra, per porre fine alle violazioni israeliane.
Avendo riconosciuto l'esito elettorale palestinese del gennaio del 2006, la Svizzera mantiene le relazioni con Fatah e con Hamas.

(Infopal, 24 marzo 2011)


Nell'incontro si è discusso sul ruolo della Svizzera nel sostegno ai movimenti democratici in Medio Oriente”. E naturalmente per la Svizzera Hamas è un esempio di democrazia.

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Tutti i tiranni che minacciano il mondo

di Fiamma Nirenstein

La guerra al raìs ci ha fatto dimenticare (o trascurare) il resto: il Medio Oriente è tutto in rivolta e i regimi al potere non esitano a usare la violenza. Dall'Algeria alla Siria, di leader «buoni» se ne vedono ben pochi

Tutti presi dalla guerra in Libia, ormai le rivoluzioni mediorentali ci sembrano solo lo sfondo della guerra libica. E invece tutto brucia, e quei fuochi ci segnalano il tempo di capire il Medio Oriente: il mondo arabo è entrato in una epoca nuova e con esso anche il Mediterraneo. Oggi purtroppo balza agli occhi un evento solo apparentemente estraneo all'attualità: l'esplosione a Gerusalemme dell'autobus numero 74, un morto e 31 feriti di cui tre molto gravi. Un ritorno al terrorismo islamista che ha fatto duemila morti nella Seconda Intifada. È il messaggio di Hamas, insieme alla pioggia di missili su tutto il sud di Israele e alla strage di Itamar, a Israele ma anche a quello che chiama il Mubarak palestinese, ovvero Abu Mazen. I siti palestinesi chiedono l'unificazione Hamas-Fatah e la contestazione radicale di Israele. Hamas, parte della Fratellanza Musulmana, bombarda e esplode, vuole trascinare tutto nel caos per accrescere il suo potere.
    Poco lontano, in Siria, Bashar rampollo della dinastia alawita fondata da Hafez quarant'anni fa, dopo dieci anni di equilibrismo rischia di cadere giù. Aveva detto che lui non si preoccupava perché è in
Ali Abdallah Saleh
sintonia col suo popolo. Ieri nella città di Daraa, la più ribelle (ma la rivoluzione è anche a Homs, a Der El Zor, sobborgo di Damasco), Qamishli -città curda-, Baniase e Aleppo) le forze dell'ordine hanno fatto una strage in una moschea. L'hanno fatto con premeditazione, tagliando l'elettricità e facendo irruzione al buio. Hanno ammazzato 15 persone, fra loro anche Ali Ghasab Al Mahmid, un dottore accorso per soccorrere i feriti. Assad, capo del partito baathista, è il vero rappresentante degli interessi iraniani in Medio Oriente, snodo delle armi per Hezbollah e Hamas, ospite, a Damasco, del terrorismo internazionale, campione di persecuzione dei dissidenti, e convinto come Gheddafi, che con le cattive si ottiene tutto. Se i rivoluzionari resistono, lo scontro sarà duro e se Assad perde cambieranno gli equilibri dell'area. Doveroso notare però che in piazza non ci sono solo i giovani democratici ma anche islamisti che minacciano di fare della Siria, ricca di missili russi e di armi chimiche, una bomba contro Israele e l'Occidente. Eppure, si battono per la libertà anche loro, ripresentandoci il dilemma che ci proviene anche dallo Yemen, il Paese per 32 anni dominato da Ali Abdallah Saleh. L'opposizione sostiene che ormai i morti, da venerdì quando le forze di sicurezza hanno sparato sui manifestanti a Sana'a, siano cento. Saleh è determinato e crudele. Si sa però con certezza Al Qaeda è molto forte e che il possibile successore potrebbe essere il generale Ali Mohsen al Ahmar, legato all'Arabia Saudita, un salafita superislamista. Per proseguire il nostro conturbante volo sull'area,
  
Ali Mohsen al Ahmar
vediamo qualche manifestazione persino in Arabia Saudita: le famiglie dei desaparecidos nelle carceri di Ryiad si presentano disperati in piazza. Le forze saudite rispondono con la forza. E compaiono anche nelle piazze del Bahrain, dove reprimono la popolazione sciita in rivolta contro il regime sunnita suo amico. Anche là, comprendere le rivendicazioni dei rivoltosi non vuol dire ignorare gli attacchi iraniani ai sauditi accusati dal regime più repressivo del mondo, appunto, di reprimere.
    Non è finita: a Beirut, e nessuno se n'è accorto,il 13 marzo si è radunata in piazza una folla valutata a un milione di persone per festeggiare il sesto anniversario dell'uscita della Siria dal Libano e per chiedere agli Hezbollah di consegnare le armi. Ecco finalmente dunque una piazza democratica: può avvenire però solo dove la tradizione democratica esiste già. Così è per la manifestazione tenutasi a Istanbul per la libertà di stampa. 68 giornalisti sono stati arrestati dal governo di Erdogan, e qualche mese prima erano stati rastrellati 300 fra militari, avvocati, professionisti accusati di cospirazione. In piazza c'erano, il 13 marzo, almeno 1000 dimostranti.
    Anche la rivoluzione egiziana non è ancora finita, e il referendum sulla Costituzione ha dimostrato che i Fratelli musulmani probabilmente vinceranno le prossime elezioni. Infine, anche il re Abdullah di Giordania non ride: la sua scelta di un nuovo primo ministro, Al Bakhit, ex ambasciatore in Israele, non è stata apprezzata dai Fratelli Mussulmani e dai Palestinesi, questi ultimi maggioranza in Giordania, e non la accettano neppure molte tribù del regno. Alta marea dunque, nel Mediterraneo. Prepariamoci alla lunga traversata, la terra non è in vista, non solo Gheddafi è pericoloso, non ingaggiamoci in classifiche fra la pericolosità di questo e quel dittatore, o di Al Qaeda comparata ai Fratelli Musulmani. Non ci sono buoni in vista, se non pochi dissidenti laici, intellettuali, femministe e giovani liberali, ancora fragili come vetro.

(il Giornale, 24 marzo 2011)

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Esplosione a Gerusalemme: una vittima e 31 feriti

Lo scoppio vicino a un autobus è stato provocato da un ordigno deposto vicino a una fermata

GERUSALEMME - Una forte esplosione è avvenuta nei pressi della stazione centrale degli autobus a Gerusalemme e ha causato la morte di una donna e circa 31 feriti. Due sono i gravi condizioni. Lo riferisce il Jerusalem Post, aggiungendo che i feriti sono 31. Lo ha indicato il capo della polizia della città, Aaron Franco. Secondo il ministro della Sicurezza interna israeliano, Yithzak Aharonovitch, la bomba era nascosta in una borsa depositata vicino a un chiosco. È esplosa nel momento in cui due autobus si trovavano in prossimità. Tutti i feriti sono stati trasportati in ospedale. Uno degli autobus colpiti, del quale tutti i finestrini sono andati in frantumi, era diretto verso la colonia ebraica di Maale Adoumim in Cisgiordania, secondo testimoni. La polizia ha predisposto un cordone intorno all'autobus e lanciato le ricerche con i cani per trovare ordigni esplosivi che avrebbero potuto essere ancora nascosti nel settore. L'ultimo attentato a Gerusalemme risale al 6 marzo 2008, quando un palestinese aveva attaccato un centro studi di Gerusalemme ovest, provocando otto morti e nove feriti. L'autore dell'attentato era stato ucciso.
FERITE ANCHE DUE PARTORIENTI - La Cnn ha riferito che nell'attentato di Gerusalemme sono rimaste gravemente ferite anche due donne in avanzato stato di gravidanza. Lo ha detto in collegamento da Gerusalemme Yonatan Yagodovsky, uno dei medici di un'organizzazione internazionale che si trova sul posto.
SPARI NELLA ZONA, FALSO ALLARME - La polizia israeliane subito dopo l'attentato era accorsa nella zona dei "Giardini Sacharov" a Gerusalemme, a circa un chilometro di distanza dal luogo dell'attentato di oggi, dove erano stati uditi spari, ma ha stabilito che si è trattato di un falso allarme. Lo ha riferito la radio militare.
OBAMA: «ISRAELE HA DIRITTO ALL'AUTODIFESA» - Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nell'esprimere il suo cordoglio per le vittime dell'attentato a Gerusalemme e per le vittime palestinesi di martedì a Gaza, ha «sottolineato che Israele, così come tutti gli altri Paesi, ha diritto ad auto-difendersi»

(Corriere della Sera, 23 marzo 2011)

Video

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Palestina: i giovani contro Hamas e pro-occidentali

La notizia non circola molto sui nostri media, ma quel che sta accadendo in Palestina e' una svolta epocale. Le nuove generazioni chiedono unita', basta con le divisioni interne tra Hamas, Fatah, ecc. Non si sentono slogan antiebraici e antiamericani.
Hamas si trova costretta cosi' a caricare i manifestanti perche' i suoi soliti slogan, antioccidentali e antisionisti non trovano spazio.
E' una nuova primavera quella che sta esplodendo nella Palestina, sulla scia di altri paesi arabi. E' la rivoluzione di internet, la rivoluzione dolce che i militaristi e gli integralisti di tutte le razze tenteranno probabilmente anche qui di stroncare.
Quel che non filtra da noi e' che questi giovani sono due settimane ormai scendono in piazza. Vogliono unita', non gridano la loro rabbia. A non capire non sono solo gli arabi, ma anche, a quanto dicono le cronache, neppure gli israeliani.
Quanto all'operazione in Libia da questi giovani palestinesi c'e' un tifo senza tentennamenti per l'intervento occidentale.
E' proprio vero che il mondo sta cambiando e che a farlo sono, come sempre, i giovani.

(Borsa plus, 23 marzo 2011)

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Bob Dylan, possibile concerto in Israele

ROMA, 23 mar. - Bob Dylan potrebbe esibirsi il prossimo 20 giugno nello stadio israeliano di Ramat Gan: è quanto riporta il quotidiano israeliano Ha'aretz, citando un sito web gestito da alcuni fan del menestrello di Duluth.
Dylan - di origine ebrea, per qualche tempo convertitosi al cristianesimo - ha già suonato tre volte in Israele: tenne due concerti nel 1987, a Tel Aviv e Gerusalemme, e un terzo sempre a Tel Aviv nel 1993.

(TMNews, 23 marzo 2011)

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Katsav finisce in galera

di Maria Fornaroli

L'ex presidente di Israele, Moshe Katsav finirà in carcere il prossimo 8 maggio. In tutti i vicini Stati arabi, per processare un presidente e riformare il sistema, occorre una rivoluzione armata. Nello Stato ebraico, al contrario, c'è un governo della legge, di fronte al quale sono tutti uguali.
Pacificamente, dopo un regolare processo, l'ex presidente Moshe Katsav è stato condannato a 7 anni di detenzione, per reati commessi quando ricopriva la carica di ministro del Turismo. E' stato accusato di aver stuprato una donna (anonima), aggredita nella sede del ministero e poi in un hotel a Gerusalemme.
Prima Katsav aveva ammesso la sua colpa, per evitare pene detentive superiori. Poi ha ritrattato, dichiarandosi innocente. Al momento della sentenza è scoppiato in lacrime e ha dichiarato: "State commettendo un errore. E' una menzogna. Le ragazze (sue presunte vittime, ndr) sanno che è una menzogna".
Da oggi avrà 45 giorni per ricorrere in appello. "Questo è un giorno straordinario per Israele" - ha dichiarato il premier Benjamin Netanyahu - "Un giorno triste e vergognoso, ma anche un momento di onore per il nostro sistema giudiziario".

(l'Opinione, 23 marzo 2011)

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Possibile una seconda operazione "Piombo fuso"

«Israele potrebbe dover considerare una nuova offensiva contro Gaza». A prospettare l'eventualità di una Piombo fuso II è stato il vice premier israeliano, Silvan Shalom, che oggi ha commentato alla radio nazionale la recrudescenza di attacchi e incidenti al confine con la striscia costiera governata dall'organizzazione islamico-radicale di Hamas.
L'ultima aggressione è stata rivendicata dalla Jihad islamica, sigla minore e occasionale alleato del maggiore partito islamico palestinese. Missili e colpi di mortaio sono stati sparati nelle prime ore della mattina contro Ashdod, città al confine con l'enclave palestinese, e contro Beer Sheva, importante centro nel deserto del Negev. Da settimane attacchi e rappresaglie si susseguono a ritmo serrato. Particolarmente drammatico il bilancio degli ultimi giorni: nella notte di lunedì, Israele ha compiuto raid aerei ripetuti contro «obiettivi terroristici», uccidendo almeno otto persone, tra bambini e civili. Nel fine settimana, una pioggia di razzi e colpi di mortaio era stata sparata dalla striscia costiera, senza provocare vittime, né danni significativi, ma facendo balzare alle stelle il livello di allarme. Parlando alla radio, Shalom ha dichiarato che la situazione attuale ricorda quella immediatamente precedente la guerra di Gaza del 2008-9. «Potremmo dover ricorrere a un'azione simile», ha ammesso il vice premier, aggiungendo: «Mi rendo conto che una cosa del genere di certo degraderebbe la situazione regionale, rendendola ancor più infiammabile». Ma se il fuoco di fila da Gaza continuerà, ha proseguito il numero due di Netanyahu, potrebbe essere necessaria «un'operazione militare di ampio raggio per rovesciare il regime di Hamas».

(FocusMo, 23 marzo 2011)

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Gerusalemme - Tsad Kadima, nuovi orizzonti

di Lucilla Efrati

Si svolgerà domani sera al Teatro di Gerusalemme la tradizionale serata di gala che Tsad Kadima, l'associazione israeliana che si occupa di organizzare e aiutare il percorso formativo di ragazzi che soffrono di lesione cerebrale, con il concerto della cantante Shelomit Aharon accompagnata da tre giovani tenori dell'Opera israeliana. Scopo della serata è avviare la nuova campagna fondi per appoggiare i progetti dell'associazione che da ventiquattro anni opera in Israele. Sarà propagandato un nuovo progetto per migliorare i mezzi di comunicazione integrativa e alternativa per ragazzi con problemi di parola. In particolare si inviterà il pubblico a finanziare alcuni computer speciali che danno ai ragazzi la possibilità di esprimersi. Settecento i biglietti venduti finora venduti grazie anche all'impegno di molti amici delle Comunità ebraiche italiane. All'evento saranno presenti molte personalità fra le altre l'ambasciatore italiano a Tel Aviv Luigi Mattiolo.
Alessandro Viterbo
Alessandro Viterbo, sposato due figli, presidente del comitato organizzatore della serata e della commissione raccolta fondi di Tsad Kadima referente per i rapporti con l'Italia ricorda come la sua vita sia cambiata dalla nascita di Yoel un ragazzo cerebroleso dalla nascita che ora ha 17 anni, da allora tutti i suoi sforzi sono rivolti a lui e alla sua qualità di vita per questo da molti anni svolge alcuni compiti tutti volontari come membro del direttivo e presidente della commissione foundraising, aggiunge questa serata ad alcuni altri eventi importanti avvenuti negli ultimi mesi, fra cui la cerimonia che si è svolta dopo il restauro dell'appartamento d'allenamento finanziato dagli amici della Comunità ebraica di Firenze.

- Che bilancio puoi trarre dalla tua esperienza in Tsad kadima?
  Attraverso "Tsad Kadima" mio figlio Yoel cerebroleso dalla nascita e molto limitato ha sviluppato la sua personalità e le sue capacità e ora è un ragazzo vivo e consapevole. Personalmente ho accompagnato i grandi passi avanti fatti dalla associazione sforzandomi di fornire i sostegni finanziari necessari per superare le crisi economiche ho organizzato eventi di Gala di gran successo con artisti di grido quali Noah o Idan Raichel ho dato vita a varie iniziative pubbliche quali l'incontro della Juventus con i nostri ragazzi ho sviluppato rapporti di cooperazione professionale con diversi enti italiani ho portato il messaggio di Tsad Kadima a coloro che non lo conoscevano.

- E' difficile conciliare tutto questo con la tua attività all'esterno per esempio il tuo lavoro?
  Si sopratutto perché la mia attività per Tsad Kadima viene dopo il lavoro come dirigente di due laboratori di analisi cliniche e dopo l'essere padre di Yoel cosa molto impegnativa, che mi coinvolge moltissimo e che richiede attenzione continua. Per cui la maggior parte del lavoro e fatto la sera tardi o la mattina presto al computer. Il direttore e lo staff di Tsad Kadima mi danno l'appoggio necessario per ciò che faccio.

- Quali i progetti futuri?
  In generale continuare a dare il sostegno finanziario a tutte le attività con l'intento di estenderle ad ancora più bambini e a questo scopo riuscire a sviluppare nuovi legami e allargare la cerchia di 'amici' inoltre rafforzare i legami professionali già esistenti con gli enti italiani.

(Notiziario Ucei, 23 marzo 2011)

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Amore e numeri in Sinagoga

CASALE MONFERRATO - Amore e numeri domenica 27 marzo alle ore 17 alla Comunità Ebraica di Casale Monferrato, un connubbio reso possibile da artista di fama nazionale come Giovanni Bonaldi e un critico altrettanto famoso Arturo Schwarz
Il titolo dell'incontro prelude all'inaugurazione della mostra di Bonaldi nella sala quadrata della comunità: "L'Amore negli scritti della tradizione ebraica e la simbologia dei cinque nell'interpretazione di Giovanni Bonaldi". Possiamo infatti far risalire l'idea di questa giornata da un libro d'artista in tiratura limitata, che Bonaldi e Schwarz hanno ideato insieme: "Cinque poesie per Linda edizione Fondazione Mudima. Cinque poesie scritte da Schwarz, cinque incisioni di Giovanni Bonaldi e una nota di Silvia Gervasoni, E' stato il primo approccio con il "5" numero che come accade a molte altre cifre ha un significato particolare nella tradizione ebraica, in particolare legato proprio all'amore
La mostra sarà aperta fino al 17 aprile (tutte le domeniche orario 10-12,30 - 14 - 18 gli altri giorni su prenotazione al 0142 71807- chiuso il Sabato) l'ingresso è gratuito.

(Il Monferrato, 23 marzo 2011)

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Israele-Italia: dialogo strategico

Ieri, al ministero degli Esteri di Gerusalemme, si è tenuto l'annuale dialogo strategico tra Israele e Italia. Il segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo, ha incontrato il direttore generale del ministero degli Esteri israeliano, Rafael Barak. «La riunione - si legge nel comunicato ufficiale diffuso dal ministero ospitante - è stata un'ulteriore espressione del rapporto di amicizia e vicinanza che lega i due Paesi». Durante il meeting è stato discusso un ampio ventaglio di argomenti: dai temi di attualità più caldi a dossier bilaterali.

(FocusMo, 23 marzo 2011)

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Insegnamento della storia della Shoà: no dei palestinesi

L'Onu ha lanciato l'idea di insegnare la storia della Shoà agli alunni palestinesi e si è attirata durissime condanne da tutto lo schieramento politico palestinese.
Netta la condanna arrivata da parte di Hamas all'intenzione dell'Unrwa (agenzia Onu per i profughi palestinesi) di introdurre, a partire dal prossimo anno scolastico, nelle scuole che gestisce nella striscia di Gaza, l'insegnamento della storia della Shoà. Per la stragrande maggioranza degli alunni palestinesi sarebbe la prima volta che il tema viene loro insegnato. "E' vietato scherzare con l'educazione dei nostri figli" ha tuonato il "ministro" dell'istruzione di Hamas Mohammed Asqoul sul sito web dell'organizzazione, aggiungendo che Hamas bloccherà a qualunque costo ogni tentativo di insegnare l'Olocausto ai palestinesi.
L'iniziativa era stata illustrata lo scorso febbraio, su un quotidiano giordano, da un funzionario Onu che aveva parlato di un breve "case study" da effettuare nell'ambito dell'insegnamento sui diritti umani.
Il rifiuto non viene solo da Hamas (che controlla Gaza), ma anche dall'Olp (che controlla la Cisgiordania). Zakaria al-Agha, capo dell'organismo Olp preposto ai negoziati con Israele, ha nettamente respinto l'iniziativa Onu: "E' inaccettabile insegnare l'Olocausto agli studenti palestinesi nelle scuole Onu" ha dichiarato Zakaria al-Agha, che è anche membro dell'esecutivo dell'Olp.
D'altra parte gli stessi insegnanti delle scuole Onu, in una dozzina di interviste, hanno detto che non vogliono insegnare questa materia, minacciando di ribellarsi. "Non funzionerà: se l'agenzia Onu cercherà di farlo spalancherà le porte dell'inferno" ha detto Sami, uno degli insegnati palestinesi intervistati.

(israele.net, 23 marzo 2011)

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Israele: bene per la banca Mizrahi Tefahot

Ottime notizie per gli investitori della banca israeliana Mizrahi Tefahot. Dati pubblicati oggi mostrano che l'istituto di credito con base a Tel Aviv, uno dei più importanti del Paese, ha realizzato risultati straordinariamente positivi per l'intero anno 2010, con un profitto di 804 milioni di shekel (circa 160 milioni di euro).
Una crescita superiore alle previsioni, pari al 51.7 per cento. In particolare, nell'ultimo trimestre dello scorso anno è stato registrato un vero e proprio boom del 94.7 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2009. Il profitto derivante da attività regolari rappresenta il 90 per cento del totale; le spese per i salari sono diminuite del 20 per cento, mentre le entrate dovute ad attività di finanziamento sono aumentate del 24.1 per cento. La banca detiene circa il 35 per cento del mercato nazionale dei mutui, ed è il principale attore nel settore. Nel 2010, ha garantito 16.7 miliardi di shekel (circa 3.5 miliardi di euro) in prestiti per mutui: ovvero, il 23 per cento in più rispetto al 2009.

(FocusMo, 23 marzo 2011)

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Israele: delegazione medica in Giappone

Ieri è giunta in Giappone una delegazione medica israeliana. La delegazione, si occuperà di creare una clinicà medica per far fronte al numero di vittime e rifugiati concentrati nella regione di Miyagi, sei ore a nord di Tokyo, la zona più violentemente colpita dal terremoto. In coordinamento con le autorità giapponesi e con il Japanese National Disaster Center, il Ministero degli Esteri e della Difesa israeliani verranno distribuiti cappotti, lenzuala, guanti e costruiti wc nella zona.

(FocusMo, 22 marzo 2011)

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Il miracolo

di Gheula Canarutto Nemni

Sono orgogliosa di essere ebrea, dichiara Natalie Portman dall'alto dell'Oscar 2011 per la migliore attrice protagonista. Sono orgoglioso di essere ebreo, dice Charlie Sheen difendendosi dall'accusa di essere antisemita. Sono orgoglioso di essere ebreo, tuona Dimitri Salita prima di salire sul ring. Sono orgoglioso di essere ebreo scrive su Facebook Joe Kashnow, soldato americano in Iraq. Sono orgoglioso di essere ebreo, sillaba Daniel Pearl mentre i suoi carnefici lo sgozzano senza pietà. E' un onore essere ebreo, dice Yossl Rakover rivolgendosi a D-o dal ghetto di Varsavia. Riscoprite l'orgoglio di essere ebrei, implora Mordechai Hayehudì, Mordechai l'ebreo, nelle strade di Shushan. Rimanete attaccati alle vostre tradizioni, non dimenticate la Torah. Non fatevi lusingare dall'invito al banchetto non kasher del re, non fatevi ingannare dall'amicizia momentanea del suo consigliere Haman. Non fate dipendere il vostro successo dagli onori che vi conferiscono. Non mettete il vostro destino nelle loro mani. Prima che sia troppo tardi. Ma essere ebrei è fuori moda nella Persia del 358 a.e.v. L'inchino a Haman è il trend ebraico del momento. E quello stesso Haman tanto amico degli ebrei, opta per lo sterminio dei suoi amici. Lo stesso Achaverosh che li aveva invitati al banchetto reale, appone il proprio sigillo perché gli ebrei si possano annientare. Mordechai ci riprova. Rimettete il vostro destino nelle mani di D-o, urla al popolo davanti agli editti reali. E il miracolo avviene. Il miracolo di vedere ebrei di sinistra, di destra e di centro uniti contro il nemico comune. Il miracolo di un'unica strategia del popolo ebraico per affrontare la tragicità del momento. Il miracolo di individui che si erano volutamente spogliati di ogni identità ebraica, che pregano D-o e accettano su di sé la Torah. Il miracolo di un popolo che vedeva nell'assimilazione l'unica via di vita e successo. E che di fronte a un'immensa prova riscopre la fede e l'orgoglio della propria identità. Il miracolo di Purim. Un evento che ha posto le basi perché 2000 anni dopo si pensi ancora che 'essere ebreo sia una virtù innata. Si nasce ebrei così come si nasce artisti. Non ci si può liberare dall'essere ebrei. E' una qualità divina insita in ognuno di noi. Ed è quello che ci rende un vero e unico popolo. (Zvi Kolitz, Yossl Rakover si rivolge a D-o)

(Notiziario Ucei, 22 marzo 2011)

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Ecco "If I die", l'applicazione per Facebook dove registrare l'ultimo saluto al mondo

Rischia senz'altro di aprire un fronte legale senza precedenti. E di sembrare una cosa macabra. Ma intanto va presa per quel che è: una semplice applicazione per Facebook. Non è un gioco, nemmeno uno di quei test d'intelligenza. È una creazione che serve dopo la morte. Per salutare famigliari, parenti, amici. Per evitare di lasciare il mondo terreno senza spendere una parola. E per diventare mortali anche nel web, dove a regnare è l'immortalità.
Si chiama "If I die" (Se dovessi morire) ed è un'applicazione creata per Facebook dalla startup israeliana Willook che consente agli utenti di registrare un messaggio video d'addio o scrivere una lettera di congedo dal mondo. Per dire e scrivere cosa? Dipende. Dalla persona e dalle circostanze. C'è chi può creare un filmato strappalacrime e chi, invece, chiudere con l'ironia. Chi può dire addio rivelando un segreto e chi, invece, lasciare un testamento.
Una volta fatto tutto questo, la pubblicazione sul profilo del deceduto avverrà solo quando la persona sarà davvero morta. È per questo che per dare l'ok alla pubblicazione servirà l'intervento delle tre persone di fiducia - anche loro iscritte a Facebook - che saranno indicate dall'utente che intende lasciare un messaggio dopo il decesso. A queste verrà affidato il compito di comunicare la notizia a tutti gli amici virtuali. Solo quando tutti e tre avranno notificato la morte, comparirà sul wall del profilo il messaggio di congedo.

L'applicazione è nata da una vicenda vera. E da un discorso che l'amministratore delegato della startup israeliana, Eran Alfonta, ha fatto con un suo amico. «"Se mi succede qualcosa, chi penserà ai miei figli?", mi ha chiesto a un certo punto il mio amico», racconta Alfonta. «È a quel punto che mi ha chiesto di creare qualcosa che poteva valere sia come testamento che come ultimo messaggio alla famiglia». Qualche settimana dopo l'amico è morto insieme alla moglie in un incidente stradale in Italia. In Israele, hanno lasciato orfani tre figli.
L'applicazione - che prevede un costo, anche se sostenibile - sta cercando anche di ricevere, almeno nello Stato ebraico, un codice di validità, così da far risultare l'ultimo messaggio, che sia video o testo, valido legalmente di fronte alla Giustizia.
A proposito di Facebook: il social network ha fatto il suo primo acquisto tra le startup israeliane. In questi giorni sta perfezionando la compravendita di "Snaptu", la società che si occupa di applicazioni per gli smartphone. Prezzo? Quasi 70 milioni di dollari.


(Falafel Cafè, 22 marzo 2011)

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Raid aereo israeliano, Hamas riparla di tregua

TEL AVIV - L'aviazione militare israeliana ha attaccato ieri sera, con una doppia incursione, un tunnel sotterraneo a ridosso del confine tra la striscia di Gaza e Israele e una presunta ''cellula terroristica'' di miliziani di Hamas. Lo ha annunciato questa sera un portavoce militare, precisando che il raid e' in risposta all'improvvisa escalation di tiri di razzi e di mortai contro Israele registrata nello scorso fine settimana dall'enclave palestinese controllata dalla fazione islamico-radicale e ai ripetuti tentativi di colpire soldati in pattuglia lungo la linea di demarcazione. Fonti locali hanno detto da Gaza che l'azione e' stata condotta da elicotteri e che e' stato colpito un edificio. Non si ha notizia finora di vittime. Proprio stasera, intanto, le brigate Ezzedin al-Qassam (braccio armato di Hamas) hanno diffuso un comunicato nel quale assicurano di essere disposte a riprendere la tregua di fatto in vigore teoricamente con Israele a patto che quest'ultimo cessi quella che vengono definite ''le sue aggressioni''.

(ANSA, 22 marzo 2011)

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Un sismografo per i terremoti del passato

di Federica Di Leonardo

- Imparare dalla storia
  I terremoti sono uno dei più grandi enigmi del mondo - impossibile da prevedere e in grado di provocare danni incalcolabili in pochi secondi, come ci insegna purtroppo la cronaca di questi giorni.
Ora, un nuovo strumento della Tel Aviv University potrebbe essere in grado di imparare dai terremoti del passato per prevedere meglio i terremoti del futuro.
Il prof. Marco Shmuel del Dipartimento dell'Università di Tel Aviv di Geofisica e Scienze Planetarie nella Facoltà di Scienze Esatte di Raymond e Beverly Sackler e i suoi colleghi hanno inventato un nuovo strumento che egli descrive come un "sismografo fossile", per aiutare i geofisici e altri ricercatori a capire i modelli di sismicità del passato.
Ispirato da uno strano fenomeno di "onda" studiato nel sedimento disturbato nella regione del Mar Morto, il Prof. Marco dice che il nuovo strumento, sviluppato con il contributo di geologi e fisici, è importante per le zone dove i terremoti influenzano corpi d'acqua, come la West Coast degli Stati Uniti. Può anche aiutare gli ingegneri a capire che cosa è a rischio quando si programma nuove centrali idroelettriche. La nuova ricerca è stata pubblicata sulla rivista Geology.

- Un metro geofisico per i secoli passati
  "I dati seismografici sui terremoti vanno indietro solo di un secolo o giù di lì", afferma il Prof. Marco. "Il nostro nuovo approccio indaga modelli di onda di sedimenti pesanti che penetrano nei sedimenti di luce che si trovano direttamente su di loro. Questo ci aiuta a capire l'intensità dei terremoti in epoche passate. - È un metro per misurare il fattore di impatto dei terremoti del passato ".
Il prof. Marco e il suo collega di reparto il prof. Eyal Hefetz, studente di dottorato, e Nadav Wetzer hanno studiato un aspetto altamente tecnico degli strati di fango del Mar Morto. Gli strati sono stati stratificati in modo molto stabile, ma ora i sedimenti più pesanti sembrano essere stati tirati su nei sedimento più leggero.
I ricercatori propongono che la fisica che governa i modelli di sedimento è simile a un fenomeno che farebbe trovare nelle nuvole le onde del mare, ma nel caso delle rocce è stato il terremoto a scuotere (piuttosto che il vento) che ha innescato la formazione di onde. Gli scienziati lo chiamano "instabilità di Kelvin-Helmholtz", che descrive una teoria della turbolenza nei fluidi. Il team dell'Università di Tel Aviv ha applicato questa teoria per analizzare la deformazione dei sedimenti causati da terremoti del passato.
I terremoti causano deformazioni nelle rocce e nei sedimenti. Utilizzando i principi di base di attrito, i ricercatori hanno considerato la geometria delle forme che si trovano nei sedimenti del Mar Morto e li hanno combinati con una serie di altri parametri trovati in scienza fisica per calcolare come i terremoti del passato siano stati distribuiti in scala, ora e luogo.

- Il più grande quadro geologico
  Il prof. Marco ei suoi colleghi hanno scoperto che la deformazione inizia come pieghe moderate simili ad onde, si evolve in complesse pieghe reclinate, e, infine, mostra l'instabilità e la frammentazione. Il processo di deformazione procede a seconda della dimensione del terremoto -più forte è il terremoto, più intensa la deformazione.
Il record sismologico per linee di faglia, come quelle nei pressi di Gerusalemme e Los Angeles, semplicemente non è grande abbastanza per prevedere quando il prossimo terremoto potrebbe accadere. "Abbiamo ampliato la finestra di osservazione di oltre 100 anni, per creare, se si vuole, un 'sismografo fossile'", dice il prof. Marco. Egli aggiunge che lo strumento è rilevante solo in zone sismiche che si intersecano con i corpi idrici quali laghi o sul mare.
Ma potrebbe essere molto rilevante per i geologi che studiano modelli di terremoto in aree come il Salton Sea in Colorado. Il Salton Sea, a soli 100 anni, è situato direttamente sulla faglia di San Andreas in California, regione di confine.

(Gaianews.it, marzo 2011)

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Finanziamenti per progetti italo-israeliani di ricerca scientifica e tecnologica

Il CNR comunica il "Bando per la raccolta di progetti congiunti di ricerca scientifica e tecnologica per l'anno 2011, sulla base dell'accordo di cooperazione nel campo della ricerca e dello sviluppo industriale, scientifico e tecnologico tra Italia e Israele".
Nel quadro delle attività previste dall'Accordo di Cooperazione Scientifica Tecnologica e Industriale Italia - Israele e in particolare nell' ambito del "Sottocomitato per le Cooperazione Scientifica", la Direzione degli Affari Politici e di Sicurezza del Ministero degli Affari Esteri per Parte italiana, e il Ministero per la Ricerca Scientifica per Parte israeliana, hanno inteso avviare le procedure previste per la selezione di progetti congiunti ammissibili di sostegno finanziario disciplinato dall'art.4 dell'Accordo.
La presentazione dei progetti di ricerca italo-israeliani dovrà essere in relazione alle aree della ricerca marina e oceanografica, ambiente e salute, con scadenza il 16 maggio 2011.
I progetti approvati dalle Autorità italiane e israeliane verranno finanziati da entrambe le Parti contraenti l'"Accordo". I finanziamenti verranno altresì concessi a ciascun partner dalle proprie Autorità in concordanza con le leggi, norme e procedure nazionali in vigore.

(rugiadapoint, 22 marzo 2011)

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Oggi Katsav alla sbarra. Accusa di stupro per l'ex presidente

L'ex presidente israeliano Moshe Katsav oggi in tribunale a Tel Aviv per il caso di stupro di cui è accusato. Rischia fino a 16 anni di prigione. Katsav, che si proclama innocente, è stato dichiarato colpevole a dicembre di due capi di accusa per lo stupro di una dipendente quando era ministro del Turismo nel 1998 e di molestie sessuali nei confronti di altre due donne che lavoravano per lui quando era presidente, tra il 2000 e il 2007.

(TGCOM.it, 22 marzo 2011)

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Emergenza Giappone: Israele è tra i primi ad intervenire

L'ospedale chirurgico è stato installato a Minamisanriko, città di pescatori devastata dal terremoto: Israele sta fornendo anche aiuto ai senza tetto. L'ospedale da campo che Israele sta allestendo in Giappone è il primo ad essere installato ed offre assistenza esterna. L'ambasciatore Israeliano in Giappone Nissim Ben Shitrit lunedi ha riferito che i giapponesi sono estremamente grati di questo intervento.
Ben Shitrit ha riferito che Minamisanriko, dove si sta allestendo l'ospedale è una città di pescatori a 290 miglia a nord di Tokyo, completamente sopraffatta dal terremoto e dallo tsunami e dove circa 10,000 persone risultano scomparse o morte. Un team israeliano composto da cinque persone "sta installando proprio in questi giorni l'ambulatorio . "Stanno facendo una valutazione dei bisogni immediati in modo da porter inviare un gruppo d' intervento più numeroso, queste le dichiarazioni dell'ambasciatore. Ha inoltre confermato che Israele sta fornendo assistenza ed aiuto inviando materassi, coperte, cappotti, guanti e wc chimici -- per quasi mezzo milione di persone rimaste senza tetto, molti delle quali si trovano attualemente ospiti delle infrastrutture. "Non so come o perché il nostro ospedale da campo sia il primo " afferma l'ambasciatore. "Forse ci siamo mossi più velocemente. forse è dovuto alla nostra esperienza. la crisi medica richiede molto tempo per essere risolta, ma sono certo che il governo giapponese riprenderà il controllo della situazione nelle prossime settimane. L'apprezzamento per l'aiuto di sraele," dice " è evidente sia da parte dei media giapponesi sia dalle affermazioni di riconoscenza delle persone presenti nel campo. È stato inoltre chiesto se Israele aveva fornito anche assistenza a fronte delle difficoltà che hanno colpito gli impianti nucleari giapponesi, ma Ben Shitrit ha risposto che tale questione era di competenza dei Giapponesi e degli Americani.

(FocusMo, 21 marzo 2011)

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Definire le vittime della strage di Itamar "coloni" è uno scandalo e un'ignominia

di Andrea Jarach, editore

Raramente settimana ha visto tanti avvenimenti che interessano il futuro del mondo intero e anche Informazione Corretta ne ha seguito gli sviluppi dovendosi ampliare su piu' fronti. Io desidero dunque concentrarmi su un aspetto, per me drammatico, la strage di Itamar. Per prima cosa come uomo provo una pena infinita per quella famiglia Vogel, e per i figli sopravvissuti... chi potra' mai spiegare i valori dell'umanita' a un bambino che ritrova i suoi cari sgozzati.. Ma spingo oltre la mia riflessione ed estendo gli eventi drammatici di Itamar alle reazioni dei media nostrani (bisogna dire coinvolti dagli eventi giapponesi).
Qui mi sento davvero bruciare di indignazione: definire le vittime "coloni" con il chiaro intento di delegittimare i loro diritti umani, lo stesso diritto alla vita, e' uno scandalo e un'ignominia che trovano pari solo nella deumanizzazione dello sterminio nazista. Untermenchen, sottouomini, topi, parassiti, oggi infedeli. Mi angoscia che fanatici islamonazisti possano mettere in opera stragi come questa. Mi indigna terribilmente che degli occidentali, pseudointellettuali, arrivino a "giustificare" la persecuzione degli ebrei in Giudea e Samaria. Perche', mi domando, senza trovare risposta, gli ebrei che vivono in quelle terre possono essere perseguitati (di fronte alla tacita approvazione del mondo) mentre gli arabi che vivono nello stato di Israele godono di tutti i diritti possibili? Possibile che qualche miliardo di dollari petroliferi abbia fatto dimenticare i tanti "mai più" pronunciati nel 1945 all'apertura dei Lager nazisti?
Infine domando alle diplomazie mondiali: quale decente giustificazione esiste all'esistenza di un territorio libero da ebrei (judenrein) nel futuro stato palestinese e negli attuali territori dell'ANP? Ecco perche' dopo molto riflettere penso che la definizione delegittimante di "coloni" meriti solo rigetto. Le parole hanno la loro importanza. Itamar e la strage della famiglia Vogel ci costringono a pensare agli ebrei di Giudea e Samaria semplicemente come fratelli (certo per noi ebrei, ma per tutti gli uomini che vogliano definirsi tali) e a indignarci per ogni altra definizione frutto di conformismo, pregiudizio e colpevole ignoranza.

(Informazione Corretta, 21 marzo 2011)

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CommuniTake sarà preinstallata sugli Smartphones di un operatore telefonico israeliano

La prima applicazione preinstallata al mondo di supporto remoto su uno Smartphone commerciale Android israeliano

CommuniTake Technologies Ltd. ha oggi annunciato che la sua applicazione di supporto remoto è stata preinstallata, per la prima volta al mondo, sugli Smartphone disponibili in commercio Samsung Galaxy S e i tablet Samsung Galaxy Tab distribuiti da Cellcom Israel, il più grande operatore telefonico israeliano. L'applicazione di supporto remoto di CommuniTake consente agli operatori dell'assistenza di fornire aiuto a distanza ai telefoni cellulari, al fine di ottenere migliori performance e ridurre le spese di assistenza.

- Il supporto remoto preinstallato fornisce valore aggiunto al cliente
  L'assistenza remota preinstallata di CommuniTake Technologies consente al proprietario di un telefono di "consegnare" letteralmente il dispositivo a un operatore per l'assistenza.
Il testo originale del presente annuncio, redatto nella lingua di partenza, è la versione ufficiale che fa fede. Le traduzioni sono offerte unicamente per comodità del lettore e devono rinviare al testo in lingua originale, che è l'unico giuridicamente valido.

Communitake Technologies Ltd.
Noam Potter, +972-545-515516
noam@communitake.com

(ANSA, 21 marzo 2011)

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Il teatro celebra Calogero Marrone

L'associazione teatrale "La Ginestra" ha portato in scena la storia dell'uomo che a Varese salvò migliai di ebrei durante la Shoah

CALTAGIRONE (CT) - L'associazione teatrale "La Ginestra" ha presentato al Teatro Politeama di Caltagirone (Sicilia) lo spettacolo teatrale di Alberto Guarneri Cirami, ispirato alla vera storia di Calogero Marrone. Marrone, emigrato a Varese negli Anni Trenta, da funzionario capo dell'Ufficio Anagrafe del Comune nei tragici anni della Repubblica di Salò e della persecuzione razziale contro gli ebrei da parte dei nazifascisti, salvò moltissime vite umane falsificando gli atti di stato civile e i documenti di identità per gli ebrei che arrivavano nella cittadina lombarda per fuggire in Svizzera. Scoperto e sospeso dal servizio, venne arrestato, torturato e infine deportato a Dachau, dove morì (il suo fisico non resse alla vita di stenti nel campo di concentramento).
Protagonisti della rappresentazione teatrale: Raffaele Alemanno, Daniela Vicino, Ornella Normanno, Marilena Trovato, Gaetano Di Benedetto, Alessandra Garofalo, Enzo Mauro e Claudio Giusto. Regia di Antonio Caruso.

(VareseNews, 21 marzo 2011)

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Facebook, 70 milioni di dollari per Snaptu

Il sito blu acquisisce lo sviluppatore israeliano di applicazioni mobile. L'obiettivo è chiaro: entrare nel mondo degli smartphone e dei dispositivi mobile a basso costo

ROMA - Secondo quanto riportato da diverse fonti israeliane, Facebook ha acquisito lo sviluppatore di applicazioni mobili Snaptu impegnata nella fornitura di servizi online utilizzabili tramite smartphone per una cifra stimata intorno ai 60 - 70 milioni di dollari.
A confermare l'acquisizione è stato un dirigente della società israeliana sul blog ufficiale di Snaptu, che ha però rifiutato di discutere i numeri dell'acquisto o di rivelare ulteriori dettagli della transazione.
"Abbiamo deciso da subito - si legge nel post - che lavorare come parte del team di Facebook offriva la migliore opportunità per continuare ad incrementare il ritmo di sviluppo dei nostri prodotti. E unirsi a Facebook significa ottenere un impatto ancora maggiore nel mondo".
"L'acquisizione - continua - dovrebbe chiudersi entro poche settimane. Avremo più aggiornamenti su Snaptu presto, e lavoreremo duramente per offrire una più ricca e più avanzata applicazione Facebook praticamente su ogni telefono cellulare".
Snaptu crea software basati su Java in grado di sbarcare non solo sugli smartphone ma anche su cellulari meno avanzati, diffusi anche nei paesi emergenti, ai cui il sito blu guarda come potenziale spazio di espansione. Tale tecnologia funziona su più di 2.500 dispositivi.

(PuntoInformatico, 21 marzo 2011)

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Il mistero della resistenza della kippà

di rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Un movimento insolito alle spalle di un albergo in via della Conciliazione, a Roma, seguito da imbarazzanti no-comment e smentite; finalmente in serata la verità è venuta a galla: un incontro riservato tra esponenti della curia e del rabbinato, su un tema scottante di attualità, in un clima di dialogo franco e costruttivo. Ed è stato subito chiarito che l'argomento non era quello mondano della guerra nel Mediterraneo, ma una questione rituale e teologica che sta molto più a cuore alle due religioni, di cui non si riesce a venire a capo; il mistero della resistenza della kippà, il copricapo degli ebrei osservanti, che sembra non cadere mai dalle loro teste, a differenza delle varie papaline indossate dagli ecclesiastici che non resistono al primo soffio di vento. Si è appreso che gli esperti rabbini convocati, dapprima reticenti, hanno presto capito che nello spirito dei nuovi tempi bisognava collaborare e rivelare la verità. Per cui dopo aver negato le ipotesi razionalistiche e semplicistiche più comuni, come l'uso di colle speciali o di forcine nascoste, hanno fatto capire che l'insolita resistenza dipende dal tipo speciale di capello che cresce sulla testa dell'ebreo, dovuto alla combinazione di una dura cervice, un cuore non illuminato, una dieta particolare e, pare, ma su questo le fonti sono poco chiare, le delizie e i grattacapi della vita coniugale. Se queste sono le condizioni, hanno commentato dall'altra parte, sarà meglio rischiare qualche soffio di vento. La notizia sembra inverosimile, e infatti lo è. Ieri e oggi è Purim.

(Notiziario Ucei, 21 marzo 2011)

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Italia-Israele: bando per la cooperazione scientifica e tecnologica

C'è tempo fino al prossimo 16 maggio per aderire al bando in favore della cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia ed Israele, promosso dal Minisetero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e dal Ministero degli affari Esteri. 400.000 euro sono i fondi complessivi a disposizione per realizzare i progetti di ricerca congiunti.
Nell'ambito dell'Accordo di cooperazione nel campo della ricerca, dello sviluppo industriale, scientifico e tecnologico tra il Governo italiano e quello israeliano, siglato nell'anno 2000, si richiede la presentazione di progetti di ricerca italo-israeliani nelle seguenti aree:
ricerca marina ed oceanografica,
ambiente e sanità.
I progetti dovranno essere presentati da team di ricerca italiani ed israeliani, che saranno coordinati da due Principal Investigators (PI) per ogni Paese. Ogni PI dovrà collaborare con un centro accademico o un istituto di ricerca pubblico o semi-pubblico.
L'investimento minimo richiesto per ogni progetto ammonta a 20.000 euro. Il contributo massimo erogabile è di 80.000 euro.
Per le rispettive parti del progetto, il Ministero israeliano per la Tecnologia e la Scienza finanzierà il 100% dei costi addizionali, il Ministero italiano degli Affari Esteri il 50% dei costi ammissibili.

(Fasi.biz, 21 marzo 2011)

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Referendum in Egitto, rivince l'islam. E l'affluenza ha superato l'80%

Di fatto, dopo l'allontanamento del presidente Mubarak, sembra che l'Egitto sia stato restituito all'islamismo ed è come se si profilasse una reinterpretazione della sharia. La maggioranza degli egiziani ha infatti votato sì alle modifiche costituzionali che permettono ai militari al governo di andare rapidamente a elezioni.
"Un primo passo verso una democrazia compiuto in Egitto": i leader della rivolta contro Mubarak hanno valutato così il risultato del referendum popolare per la riforma costituzionale, facendo buon viso a cattivo gioco. Il sì ha trionfato, con il 77,2% contro il 22,8% di no: loro, i leader della rivolta, erano per il no, volevano che si scrivesse una Costituzione completamente nuova. Ora accettano il risultato, purchè il rinnovamento non si fermi alla riforma.
Cè stato anche qualche broglio, ininfluente sul risultato finale: il presidente del comitato giuridico assicura che si avrà piena giustizia. La riforma costituzionale prevede che il Presidente possa restare in carica per due soli mandati di quattro anni, ma non modifica l'articolo due, che stabilisce che l'islam è religione di Stato, l'arabo è la sua lingua ufficiale la sharia è la fonte principale della sua legislazione. Ma è probabile che dopo l'elezione profilasse del nuovo presidente una nuova Carta Costituzionale sara' veramente approvata.

(Clandestinoweb, 21 marzo 2011)

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Per avere un’idea della menzognera propaganda anti-israeliana
che sta arrivando anche nelle scuole pubbliche italiane

La Palestina in presa diretta

INIZIATIVE. Al liceo scientifico «Messedaglia» si è tenuto l'incontro organizzato dal gruppo Eufrasia. A causa dell'embargo la popolazione è alla fame. Negati anche i diritti alla salute e all'istruzione di base

VERONA - La Palestina raccontata dai testimoni. In occasione della Israeli Apartheid Week, nell'aula magna del liceo scientifico «Messedaglia» si è tenuto l'incontro «Storie da Gaza - Dall'Operazione "Piombo Fuso" ad oggi: immagini esclusive e testimonianze dirette della vita quotidiana nella striscia di Gaza», organizzato dal gruppo Eufrasia della facoltà di Medicina, che già in passato si è confrontato sul tema del diritto all'istruzione e alla salute per il popolo palestinese, in collaborazione con l'Associazione per la Pace di Verona, Comunità Cristiane di Base, Cospe, Donne in Nero, Indimaj - convivenza e integrazione, Rete Radiè Resch e Unicef....

(L’Arena.it, 21 marzo 2011)

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Facebook fa shopping in Israele

Il social network più importante al mondo ha comprato uno start-up israeliano, battezzato Snaptu dall'omonima compagnia produttrice, per una cifra di circa 60-70 milioni di dollari.
Il ritrovato israeliano consente agli utenti di trasformare i siti preferiti in applicazioni ultra-veloci per i telefonini, anche quelli meno avanzati rispetto a un iPhone o a un Android Phone. Lo scorso giugno, Snaptu aveva ottenuto un finanziamento di 6 milioni di dollari dai fondi d'investimento Carmel Ventures e Sequoia Capital. In totale, la compagnia - che precedentemente si chiamava Mobilica - ha ricevuto oltre 10 milioni di dollari dal 2007, anno della propria creazione. I fondatori della società sono Lior Tal, Ran Makavy, Micha Berdichevsky e Barak Naveh; ognuno di loro guadagnerà milioni di dollari dalla vendita appena realizzata. E non solo: Snaptu fornirà una base in Israele per il centro di sviluppo e ricerche di Facebook.

(FocusMo, 21 marzo 2011)

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Libro di Ester con Coro Gesher

  Il coro "L'opera dei Ragazzi" guidato da Erika Patrucco
CASALE MONFERRATO - Viva partecipazione alla Sinagoga di Casale Monferrato per la lettura del Libro di Ester, momento centrale della festa Ebraica di Purim. Un momento di divertimento collettivo per ricordare un momento critico della schiavitù babilonese del popolo eletto risolto dal coraggio di una donna. Lettrice d'eccezione l'attrice casalese Caterina Deregibus, altrettanto eccezionale l'accompagnamento musicale con il Coro Gesher diretto da Erika Patrucco.
Un progetto finanziato con i proventi dell'8 per mille che riunisce ragazzi monferrini di culture e etnie diverse. Nel rispetto della tradizione protagonista però anche il pubblico, chiamato a manifestare con raganelle e rumori ogni passaggio in cui è menzionato Aman il crudele primo ministro del re babilonese.
Il coro è composto da ragazzi provenienti da vari scuole cittadine, in collaborazione con il 3o Circolo Didattico di Casale, il Polo Liceale "Balbo", l'Opera dei Ragazzi e i Compositori Associati di Torino ha inframmezzato il racconto tratto dal libro biblico di Esther con musiche tratte dal "Flauto Magico" di W. A. Mozart. La prof. essa Erika Patrucco ha, infatti, realizzato una partitura per ragazzi a due e tre voci polifoniche partendo dall'originale mozartiano.
La violoncellista Elisa Spinoglio ha sonorizzato i momenti salienti del racconto con interventi solistici eseguiti con bravura.
Il percussionista Giovanni Morello ha saputo sottolineare, con i suoi vari strumenti, alcune parti del racconto interagendo con l'attrice.

(Il Monferrato, 21 marzo 2011)

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La Cooperazione a Gerusalemme festeggia l'Unità d'Italia

ROMA, 21 mar - Anche nei Territori Palestinesi si celebrano i 150 anni dell'Unita' d'Italia. Durante la festa nazionale del 17 marzo, l'Unità tecnica locale (Utl) della direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina a Gerusalemme ha organizzato un evento culturale dedicato all'anniversario. Il Teatro nazionale palestinese - El Hakawati ha ospitato la proiezione di un cortometraggio realizzato con estratti di "Viva l'Italia!" di Roberto Rossellini, film realizzato nel 1961 in occasione del centenario dell'Unita' d'Italia. Le note del concerto "Blu" del pianista Alessandro Taddei e del batterista Clement Delage, dell'associazione Ponte Radio, sono seguite alla proiezione, conducendo il pubblico in un viaggio musicale fatto di un ricco intreccio di ritmi e sonorità.
Fra il pubblico, alcuni spettatori speciali, dieci bambini di Jenin, città nel nord della Cisgiordania, accompagnati dai genitori e fratelli maggiori, che sono riusciti a entrare a Gerusalemme dopo aver ottenuto un permesso speciale di un giorno da parte delle autorità israeliane. Molti di loro non vi erano mai stati prima. I piccoli sono i protagonisti del progetto teatrale "Trilogia quasi dantesca" ideato e diretto da Ponte Radio e sostenuto dalla Regione Emilia Romagna e dal consolato generale d'Italia a Gerusalemme. Un'iniziativa corale che ha coinvolto più di 40 adolescenti palestinesi, turco-tedeschi, italiani e libanesi, portandoli sul palco di diverse città europee e mediterranee. Un viaggio in tre atti che parte da Jenin con "Nero", passa nel "Rosso" di Berlino e Alfonsine per arrivare di fronte al mare di Tiro, in Libano, con "Bianco", capitolo conclusivo della trilogia.

(il Velino, 21 marzo 2011)

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"Storie della Bibbia" in mostra a Gerusalemme fino a ottobre

MILANO - È stata inaugurata a Gerusalemme un'importante mostra dedicata alle "Storie della Bibbia". Fino ad ottobre 2011. E' stata recentemente inaugurata a Gerusalemme una nuova mostra dedicata alle "Storie della Bibbia" che rimarrà aperta fino a fine ottobre 2011. La mostra, ad ingresso gratuito, si tiene presso l'Alrov Mamilla Avenue. Nel viale dello shopping e del tempo libero del noto centro commerciale Manilla, appena fuori dalle mura della Città Vecchia, sono esposte le opere di artisti israeliani ed internazionali e tutto il materiale relativo al "Libro dei Libri". Le opere d'arte realizzate in bronzo, in pietra ed altro materiale raffigurano personaggi biblici, come Adamo ed Eva, Noè e la sua arca, le note donne Sara, Rebecca, Rachele e Lea, i Patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe, Lot che scappa da Sodoma e Gomorra e lo scenario del processo di Salomone.
In questa mostra, gli animali, le persone, le storie e le parabole assumono una forma figurative o astratta, poiché la narrazione biblica presentata ai visitatori viene interpretata ed espressa secondo la visione dell'arte contemporanea israeliana.
A seguito del successo ottenuto dalle precedenti mostre a Alrov Mamilla Avenue - le "Storie della Bibbia" è la terza mostra che si tiene nella nota Avenue - e della costante ascesa professionale degli artisti in Israele e all'estero che hanno esposte le loro opere nell'Avenue, sono pervenute quest'anno numerose richieste da parte di artisti da varie parti d'Israele e anche dall'estero, di partecipazione alla mostra "Storie della Bibbia".
Tra le centinaia di candidature, sono stati scelti 45 artisti che hanno esposto le loro opere nell'Avenue; l'animata sede della mostra collocata in una bellissima posizione con una vista mozzafiato sulle mura della Città Vecchia attira sempre di più un ampio e diversificato pubblico.
L'ingresso alla mostra che si tiene dall'8 febbraio al 31 ottobre 2011 è gratuito per tutti i visitatori del Mamilla Alrov Avenue che hanno a disposizione un'ora di parcheggio gratuito al Parking Alrov Mamilla.

(cinquew-it, 20 marzo 2011)

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Morte (ignota) di un ragazzino palestinese chiuso fuori da un ospedale arabo

di Khaled Abu Toameh

Mohammed Nabil Taha, un ragazzino palestinese di 11 anni, è morto la settimana scorsa all'ingresso di un ospedale libanese dopo che i dottori si erano rifiutati di aiutarlo perché la sua famiglia non poteva permettersi di pagare le cure mediche. Il tragico caso di Taha evidenzia la condizione in cui versano centinaia di migliaia di palestinesi che vivono negli squallidi campi profughi creati dalle autorità arabe in Libano, e che sono vittime di un vero e proprio sistema di apartheid che nega loro l'accesso al lavoro, all'istruzione e all'assistenza sanitaria.
Per un'amara ironia delle sorte, la morte del ragazzino all'ingresso dell'ospedale è capitata in coincidenza con la cosiddetta "settimana contro l'apartheid israeliano", un festival di calunnie e di istigazione all'odio che viene organizzato ogni anno da attivisti e gruppi anti-israeliani nei campus universitari degli Stati Uniti, del Canada e di altri paesi....

(israele.net, 20 marzo 2011)

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In piazza il labaro della «Decima». Proteste della comunità ebraica


Mentre suona l'Inno di Mameli, svetta in piazza Scala anche il gonfalone azzurro con il simbolo di un teschio con la rosa in bocca. Tra i labari delle associazioni di combattenti, c'è quello della brigata fascista Flottiglia X Mas. E ci sono i reduci della Repubblica di Salò con le divise dell'epoca. Tanto basta ad alzare la polvere delle polemiche, visto che a Palazzo Marino si è appena tenuto il convegno su «L'Unità d'Italia dal Risorgimento alle missioni di pace», organizzato dal consigliere Pdl ed ex Msi Stefano Di Martino, dove hanno preso la parola oratori della stessa area come Franco Servello o il ministro Ignazio La Russa. E anche il sindaco Letizia Moratti. Ma proprio da lei viene un appello perchè le celebrazioni dei 150 anni «aiutino la riappacificazione, me lo auguro anche se mi rendo conto che è un processo non facile, perché ci sono ferite ancora aperte e chi ha combattuto su fronti opposti fatica ancora a vedere nell'altro un cittadino che comunque ha combattuto». Superare le contrapposizioni tra gli eredi della Resistenza e quelli della Repubblica sociale, «i festeggiamenti unitari possono aiutare - ribadisce la Moratti - credo che questo sia anche il significato del messaggi di Giorgio Napolitano, vedere nei valori dell'Italia unita la nostra storia e la nostra identità, nel rispetto di tutti coloro che hanno dato la vita e si sono sacrificati per gli ideali di libertà, indipendenza e democrazia». Parlando al microfono il sindaco ha un momento di commozione invece ricordando le vittime italiane nelle missioni di pace in Iran e in Afghanistan.
Si dice «d'accordo con la Moratti» e ribadisce la necessità di una pacificazione nazionale anche il ministro La Russa, che prende a prestito una massima dello storico segretario dell'Msi Giorgio Almirante: «Quando vedi la tua verità fiorire sulle labbra del tuo nemico, devi gioire, perché questo è il segno della vittoria» e «queste celebrazioni stanno contribuendo ad unire gli italiani, dopo questo 17 marzo coloro che hanno cercato di dividere l'Italia in due tra buoni e cattivi non potranno più fare a meno di pensare che al di là delle luci e delle ombre c'è un'unica storia italiana».
Ma le divise e i gonfaloni fascisti, e la presenza del sindaco alla manifestazione, sollevano la protesta di esponenti della comunità ebraica. Come Davide Romano, portavoce della sinagoga Beth Shlomo: «Certi personaggi - sostiene - non dovrebbero stare vicini alle istituzioni o ai partigiani ma tra gli stupratori della storia Patria e della democrazia. Prima la sede concessa a Forza Nuova ora questo episodio. Tutta questa sequenza ci rattrista e ci preoccupa, e getta un'ombra sulla capacità di vigilare di questa amministrazione, anche se sulla buona fede della Moratti non abbiamo alcun dubbio».
Tra i coordinatori ieri mattina anche Roberto Jonghi Lavarini, fondatore del centro sociale nazi-fascista Cuore nero, esponente dell'estrema destra passato nel Pdl. E il partito, ha confermato l'assessore Corsaro, sta valutando la sua candidatura a presidente della zona 1.

(il Giornale, 20 marzo 2011)

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Matrimoni misti arabo-israeliani: si perde la cittadinanza

di Giulia Ferri

E' quello che accade in Egitto, scenario recente di una rivolta epocale da parte della popolazione contro il regime del presidente dimissionario Hosni Mubarak, ma ancora lontano dal risolvere l'ostilità ad Hamas e figuriamoci con il governo di Netanyahu.
Anche se l'Egitto ci appare uno stato arabo moderato, il sentimento antisionista è così radicato che per una strana legge di stato, un cittadino egiziano che sposa uno israeliano perde la cittadinanza. E' l'amara sentenza della Suprema Corte Amministrativa dell'Egitto per coloro che hanno sposato donne israeliane. Ed è ancora più strano che se in Egitto un isdraeliano vuole entrare per motivi turistici il visto è accordato senza troppi problemi, ma se la persona in questione è sposata con un egiziano allora incorre nell'espulsione. Alla base c'è la reciproca diffidenza che si possano compiere atti di spionaggio, sabotaggio e perfino terrorismo.

(sposalicious, 20 marzo 2011)

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Purim, è tempo di Orecchie di Hamman


"No Hamantashen No Party" direbbe un George Clooney versione Re Assuero bussando oggi alla porta dei suoi vicini di casa ebrei.
Insieme al grande carico di storia e significato, la festa di Purim porta finalmente sulle tavole ebraiche le Orecchie di Hamman, delizioso pasticcino triangolare farcito di semi di papavero e prelibatezze varie, che nella forma ricorda proprio le orecchie del perfido ministro persiano il cui piano persecutorio sventato grazie all'eroismo della regina Ester è ricordato in questa lieta occasione.
Dalla ricetta originaria dell'Europa askenazita si è passati negli ultimi anni a una notevole varietà di Hamantashen. Il boom si è verificato soprattutto in Israele dove se ne trovano molteplici e curiose tipologie: ripiene di fragole o pistacchio ma anche di meringa e persino di amaretto. E dove l'Hamanstashen, almeno a quanto scrive una fonte autorevole come il New York Times, è ormai percepito come elemento indissolubilmente legato al Purim allo stesso modo in cui il pane azzimo lo è alla festività di Pesach.
"Gli israeliani sono pazzi per le Orecchie di Hamman" chiosa il NYT. E voi come le preparate? C'è una ricetta speciale che si tramanda di generazione in generazione nella vostra famiglia? La tradizione gastronomica dell'ebraismo italiano contempla un vasto campionario di leccornie adatte a una circostanza allegra come il Purim, Hamantashen in testa, che risentono di influenze sia askenazite sia sefardite e che vanno a comporre il mishloach manot, immancabile pacchetto di dolci di cui bisogna far dono a parenti e amici per assicurarci che abbiano cibo a sufficienza per celebrare la ricorrenza.
Negli ultimi decenni ad aggiungere ulteriori sapori sono arrivate le sfiziose pietanze degli ebrei di origine libica. Se non avete ancora deciso cosa riservare ai vostri ospiti e amate l'intensità culinaria del Nordafrica fate un salto sul portale Labna.it per scoprire la ricetta dei burik dolci.
Purim Sameach!

(Notiziario Ucei, 20 marzo 2011)

Storia e ricetta

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Cambiare tutto per non cambiare nulla?

I pericoli delle teocrazie islamiche

di Federico Steinhaus

Oramai, lentamente, per scossoni, cominciamo ad intravedere anche le opzioni del "dopo" (dopo Mubarak, dopo Gheddafi...), che non sono del tutto tranquillizzanti. Avere più libertà in patria non è la stessa cosa, per il mondo arabo, che avere rapporti migliori con il mondo occidentale e con Israele. Liberarsi di una tirannia non è la stessa cosa che dare spazio alla democrazia intesa secondo i canoni occidentali. L'Islam non è qualcosa che è stato loro imposto dall'esterno, il Corano non è un testo che si possa mettere da parte: sono alla radice dell'educazione, dell'anima stessa degli arabi, che nelle predicazioni del venerdi in ogni moschea sentono anche le interpretazioni politiche della parola di Allah. E queste predicazioni, come l'insegnamento scolastico e come i media di informazione, non trasmettono alcun apprezzamento che getti una luce positiva sul mondo degli "infedeli". Nella migliore delle ipotesi sarà la prossima generazione di arabi a poter godere di una relativa libertà di giudizio su di noi, come già è avvenuto dopo la caduta dell'impero sovietico: questa generazione è stata allevata nella convinzione manichea che il male è tutto annidato oltre i confini dell'Islam. La brutale strage di Itamar, genitori e tre bambini sgozzati nei loro letti, può forse servire come un primo parametro per valutare il futuro. Le parole di dura condanna, di ribrezzo, pronunciate in inglese da molti leader politici del mondo palestinese ed arabo sono probabilmente, come in passato, solamente un paravento per celare quanto essi invece dicono ai loro confratelli in arabo. Sulla stampa palestinese della Cisgiordania possiamo anche leggere le considerazioni meno empatiche che accusano Israele di uccidere sistematicamente bambini (e pertanto di non avere titolo morale per indignarsi sull'uccisione dei bambini Fogel) e di sfruttare ora a fini propagandistici quell'eccidio. Hamas, invece, festeggia platealmente, e la mattina di sabato 19 marzo lancia almeno 49 colpi di mortaio su Israele, distruggendo case, ferendo persone e costringendo la popolazione a passare la giornata nei rifugi - tanto per far sapere che loro sono saldi al potere. Una parte importante della partita si gioca in Bahrein, dove si fronteggiano un re sunnita che ha offerto il proprio territorio agli Stati Uniti come base militare avanzata nell'area più delicata del mondo ed un gruppo di ribelli sciiti che lo vogliono abbattere per spalancare le porte all'Iran. Che la Turchia di Erdogan, forse per l'approssimarsi delle elezioni politiche, freni l'aiuto militare che l'Iran invia a Hamas, che Hezbollah sia in una posizione d'attesa in Libano e che in Siria Assad non si faccia intimidire da quanto avviene nel Maghreb sono solamente indicatori di una complessiva instabilità regionale che durerà ancora molto a lungo. Alla fine del 2010 la televisione palestinese ha mandato in onda un programma per bambini in cui si affermava che gli arabi erano a Gerusalemme duemila anni prima che ci venisse il primo ebreo e quella iraniana ha trasmesso un programma in cui si accusava Mark Zuckerberg (creatore di Facebook) di aver istituito un premio in denaro per ogni uccisione di un arabo da parte di un israeliano; un prete iracheno, Suheil Qasha, ha affermato dalla televisione NBN che il sionismo considera ogni non ebreo peggio di una bestia e pretende che sia servo degli ebrei; il 2 marzo di quest'anno Hussein Triki, ex rappresentante della Lega Araba in Argentina, ha infine affermato alla televisione iraniana Al Alam che la Shoah è un'invenzione degli ebrei che, attraverso il sionismo, vogliono conquistare il mondo. Insomma, la collezione di perle di questo genere continua ad arricchirsi: come potranno gli arabi insorti divenire consapevoli di un tale lavaggio del cervello di cui sono stati per decenni le vittime? La sconfitta dei tiranni da parte del popolo non è il toccasana per tutto il male né esclude che altri tiranni li possano sostituire. E la peggiore di tutte le tirannie è quella del fanatismo religioso, con l'avallo del quale l'umanità ha sempre commesso i crimini più efferati.

(Informazione Corretta, 20 marzo 2011)

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La Torah in Calabria dopo cinque secoli

Il risorgimento dell'ebraismo calabrese ad opera della Federazione delle Comunità ebraiche del Mediterraneo

di Anna Foti

CITTANOVA (RC) - Shalom, Pace. Dopo 500 anni la Torah, Legge o Insegnamento in lingua ebraica, torna in Calabria, in particolare nel comune reggino di Cittanova. Accolti due dei cinque Libri del Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio), ossia i primi cinque libri della Bibbia, scritti a mano su pergamena con i caratteri tradizionali della lingua ebraica. Testi sacri e preziosi che tramandano quel dono solenne rivolto al popolo d'Israele sul monte Sinai. Dunque è un rito solenne quello accompagna l'arrivo dei due Rotoli. Un rito che prevede il trasporto sotto il baldacchino nuziale, il cosiddetto Kuppà, come fossero due spose venerate, con balli e canti di una tradizione ebraica che, anche nella nostra regione, intende essere riscoperta.
Cinque secoli di assenza ma non di dimenticanza. La comunità ebraica calabrese è stata, infatti, sempre impegnata nel mantenere viva le tradizione e nell'onorare coloro che, da ebrei calabresi, hanno offerto un alto contributo all'universo israelita ampiamente inteso, pagando anche un tributo di sangue nei campi di concentramento nazisti. Oggi il risveglio in Calabria è ad opera della Federazione delle Comunità ebraiche del Mediterraneo, quelle della Calabria e della Sicilia, presiedute da Roque Pugliese. Proprio costui, affiancato dal rabbino Stefano Di Mauro e dal sindaco di Cittanova Alessandro Cannatà, presso il Grimaldi Palace hotel hanno onorato l'arrivo di due Sefer Torah, il testo sacro della religione ebraica ritornato in Calabria.
La Calabria, oggi, saluta e augura Pace riconoscendosi in una comunità un tempo rigogliosa, quando prima dell'Inquisizione spagnola ogni località aveva la propria florida Giudecca, anche Reggio Calabria, quando l'Ebraismo, oggi sopito ma non spento, risuonava. Un momento solenne seguito dalla preghiera che annuncia lo Shabbat, cioè il culto sabbatico della sosta dal lavoro del sabato, e che culminerà, in questo frangente, nella lettura di 'Purim' della Megilleh di Ester, la donna che digiunò dall'alba al tramonto per salvare il popolo israelita dalla morte. In questi giorni la Storia di questo popolo, forte di identità e intento a conservare le tradizioni religiose lontano da qualsivoglia giudizi o considerazioni di quanto avviene in Medioriente, invoca Pace e Dialogo e rivive nella Calabria accogliente.
Una Calabria che non solo ricorda ma conserva e valorizza un passato ricco e variegato, seme di un presente che non sfugge a quel passato ma lo onora e ad esso si richiama per essere migliore.

(Reggio TV, 19 marzo 2011)

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Hamas accusa Al Fatah. Visita di Abu Mazen a Gaza improbabile

GAZA - Si allontana l'ipotesi di una visita del presidente dell'Anp, il partito moderato palestinese della Cisgiordania, a Gaza dov'è insediata la fazione islamica che ha preso il potere con la violenza nel 2007, quella di Hamas, separandosi dai seguaci di Abu Mazen.
L'ipotesi di una riconciliazione delle fazioni palestinesi era stata considerata dopo gli episodi di protesta dei giovani di Al Fatah, in nome della fine delle divisioni del popolo palestinese. Ma la rivolta dei giovani di Abu Mazen è stata dispersa con la forza proprio da Hamas che ha il controllo su Gaza, allontanando la prospettiva di un graduale processo di riconciliazione.
Per il gruppo islamico radicale Hamas, il processo di pace con Al Fatah e la ripresa del dialogo fra le fazioni potranno arrivare solo a patto che l'Anp, l'autorità palestinese rilasci i prigionieri vicini ad Hamas arrestati in Cisgiordania. Inoltre Hamas accusa Al Fatah di aver "sobillato da Ramallah" i giovani che hanno manifestato a favore di un ritorno all'unità, generando disordini. E' di nuovo più lontana la visita di Abu Mazen a Gaza che avrebbe dovuto segnare un passo decisivo nel processo di pace fra le fazioni palestinesi.

(CronacaLive, 19 marzo 2011)

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Gaza, raid di Hamas in sedi tv straniere


Picchiati alcuni operatori di Reuters Tv e Associated press, sequestrate attrezzature. A Eshkol due israeliani feriti lievi per razzi lanciati da miliziani palestinesi.

GAZA CITY - Miliziani di Hamas, la fazione islamico-radicale palestinese al potere nella Striscia di Gaza, hanno fatto irruzione oggi nelle sedi della Reuters tv e di un altro service che fornisce video a media internazionali, picchiando alcuni dipendenti e sequestrando diverse telecamere. Nel primo episodio una cameraman palestinese ha riportato una probabile frattura a un braccio, nella seconda azione un operatore che lavora a contratto per l'Ap ha subito percosse e contusioni. Le due aggressioni, condannate dalle associazioni della stampa locale e dei corrispondenti esteri in Israele, rientrano fra le azioni repressive intraprese da Hamas negli ultimi giorni, dopo una serie di raduni indipendenti organizzati da gruppi di giovani a Gaza per sollecitare la fine delle divisioni fra le fazioni palestinesi rivali e la riconciliazione interna. Raduni dispersi regolarmente con l'uso della forza pubblica, ma seguiti finora con attenzione dai media presenti nella Striscia.
RAID ISRAELIANO - Negli ultimi giorni, intanto, sono ripresi gli scontri nell'area e oggi miliziani palestinesi hanno lanciato 50 razzi verso il sud di Israele, causando due feriti lievi a Eshkol, un villaggio vicino alla frontiera. L'attacco, rivendicato dalle Brigate Ezzedine Qassam, braccio armato di Hamas, ha fatto scattare un raid di rappresaglia dell'aviazione israeliana contro quattro obiettivi. Cinque palestinesi sono rimasti feriti a Zeitoun, quartiere alla periferia di Gaza. Un carro armato israeliano ha distrutto una casa disabitata nel sud-est della Striscia, da dove erano stati lanciati i razzi.

(tg1 online, 19 marzo 2011)

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Israele punta sull'energia nucleare

Sviluppo dell'impegno del Paese nel campo del nucleare civile. Anche la Giordania sta studiando un progetto del genere.

di Franco Cavalleri

Yiftach Ron-Tal
Dopo giorni di dominio, sui mezzi di comunicazione, di tutto il mondo, cominiciano a levarsi anche voci meno melodrammatiche e apocalittiche riguardo il nucleare e il futuro dell'umanità. Una di queste arriva da Israele, paese da anni indicato come facente parte delle potenze atomiche del pianeta.
Nel corso della recente Conferenza di Negev, a sud della città israeliana di Eilat, Yiftach Ron-Tal, presidente della Electric Company Israele, ha detto ai partecipanti alla conferenza che "Israele dovrebbe costruire una centrale nucleare, e deve essere fatta in modo sicuro. Non bisogna prendere decisioni affrettate a causa di quanto sta accadendo in Giappone ".
Ron-Tal, come riportato nel sito di notizie finanziarie Globes, ha sottolineato che Israele deve "andare avanti e imparare". Ha aggiunto che in un decennio "avremo un reattore nucleare avanzato nel Negev settentrionale".
Il programma nucleare di Israele è in corso dall'inizio degli anni 1950, e venne accelerato quando la Franciai, sotto la guida del presidente Charles De Gaulle, accettò di aiutare il paese con il suo programma nucleare. L'idea di fondo era che uno stato israeliano nuclearizzato sarebbe servito come deterrente e un fattore di controllo nei confornti dell'Egitto durante la guerra che i francesi stavano combattendo in Algeria.
Durante questo periodo, e fino al 1967 e alla Guerra dei Sei Giorni, la Francia ha aiutato Israele a costruire l'impianto nucleare di Dimona. Si dice anche che abbia aiutato Israele ad importare uranio per uso nel suo reattore nucleare.
Israele ha ora due reattori nucleari in funzione: oltre a Dimona, Sorek, tra Tel Aviv e Ashdod.
Israele non è l'unico stato della regione a prendere in considerazione la costruzione di centrali nucleari. Anche la vicina Giordania sta pensando di costruirne una, vicino al suo porto di Aqaba, sul Mar Rosso.
"Per quanto riguarda la centrale giordana, stiamo monitorando lo svolgersi dei progetti. Studi geo-sismologici sono in corso per trovare la posizione migliore per tale centrale, soprattutto per quanto riguarda la faglia della Rift Valley che corre tra l'Africa e la Siria. Israele sta monitorando il problema, ma non c'è collaborazione da parte di Israele. I reattori attuali sono molto più sicuri di quelli in Giappone, molto vecchi. "

(GreenCity, 19 marzo 2011)

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Il gas egiziano torna in Israele

Dopo sei settimane di sospensione delle forniture da parte dell'Egitto, ieri notte il rubinetto del carburante fossile è stato riaperto; poche ore prima - all'incirca alle 15 locali - era stato ripristinato anche il flusso di gas naturale verso la Giordania.
Entrambe le forniture erano state interrotte lo scorso 5 febbraio, in seguito a un'esplosione che aveva coinvolto una stazione petrolifera in Sinai e danneggiato parte del gasdotto che corre sotto il deserto. Insieme al gas, però, è arrivato anche un netto aumento dei prezzi: Il Cairo ha informato Amman dell'intenzione di rincarare il costo, passando da tre dollari per unità a sei-sette dollari: «In linea con gli attuali prezzi di mercato», hanno assicurato le autorità cairote. Per ora Israele non ha ricevuto una simile richiesta: ma molti analisti credono che sia solo una questione di tempo. Attualmente, gli acquirenti israeliani Israel Electrict Corporation (Iec) e Israel Corporation pagano 4.5-5 dollari per unità, e la Eastern Mediterranean Gas, il consorzio israelo-egiziano che trasporta gas da un Paese all'altro, ha un impegno per fornire 15 miliardi di dollari di gas a Iec e Israel Corp., oltre che a clienti minori.

(FocusMo, 18 marzo 2011)

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Thomas: "Casa Bianca e Holliwood in mano agli ebrei"

La 91enne di origini libanesi, dopo le dichiarazioni contro gli ebrei che hanno portato al suo licenziamento da corrispondente dalla Casa Bianca, torna alla carica in un'intervista a Playboy

Helen Thomas
Helen Thomas torna alla carica. La 91enne americana di origini libanesi, ex corrispondente dalla Casa Bianca, dopo essere stata licenziata dal gruppo Hearst in seguito alle bellicose dichiarazioni contro gli ebrei e Israele, non si dice dispiaciuta per quanto accaduto.
"Sapevo esattamente quello che stavo facendo", ha detto in un'intervista a Playboy, che uscirà sul numero di aprile: "Avevo raggiunto il punto di non ritorno. Ora voi siete stufi, ma io avevo voglia di dire la verità. "
Thomas ha dovuto abbandonare la sua posizione dorata, di decana della stampa alla Casa Bianca, dopo aver detto a un rabbino e a un blogger che gli ebrei devono "andarsene all'inferno fuori dalla Palestina" e "tornarsene a casa in Polonia, Germania, America o in qualsiasi altro posto".
Con Playboy ha parlato a lungo della situazione in Palestina, dei suoi sentimenti sul sostegno americano a Israele e del suo rapporto con gli ebrei. "Gli ebrei stanno usando il loro potere, e hanno potere in ogni ambito", ha detto alla rivista: "potere sulla Casa Bianca e potere sul Congresso, sono tutti sotto lo scacco della lobby israeliana, finanziata da ricchi sostenitori, compresi quelli di Hollywood. La stessa cosa accade con i mercati finanziari, c'è un controllo totale. E' vero potere quando hai il possesso della Casa Bianca e quando si è proprietari degli strumenti cruciali in termini di persuasione politica". E rivolgendosi all'intervistatore: "Sei ebreo anche tu, vero?"
La Thomas ha chiamato in causa anche con la commemorazione dell'Olocausto. "Non c'è niente di male a ricordarlo, ma perché dobbiamo ricordare sempre?", ha detto: "Non siamo in difetto. Voglio dire, se hanno intenzione di mettere un museo dell'Olocausto in tutte le città della Germania, per me va bene. Ma noi non abbiamo fatto nulla agli ebrei. Perché noi dobbiamo continuare a pagare il prezzo e perché loro continuano a opprimere i palestinesi? Gli ebrei guardano mai a se stessi? Perché devono avere sempre ragione? Perché sono stati oppressi nel corso della storia, lo so. Ma non dovrebbero utilizzare questo argomento come strumento di dominio".

(America24, 19 marzo 2011)

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Medaglia di "Giusto tra le Nazioni"

Cerimonia di consegna della medaglia di Yad Vashem in onore di Paolo Dequarti a cura della Comunità Ebraica di Torino

Il 24 marzo alle ore 11.00, presso la Comunità Ebraica di Torino si terrà la cerimonia di consegna della medaglia di "Giusto tra le Nazioni", assegnata dall'Istituto Yad Vashem a Paolo Dequarti z"l. Assegna il riconoscimento Livia Link, Consigliere agli Affari Pubblici e Politici dell'Ambasciata di Israele, alla nipote di Paolo Dequarti, Sig.ra Capra. Sarà presente l'Ingegner Nissim Gabbai con la sua famiglia. Una importante storia di coraggio. Nel 1941 l'industriale Paolo Dequarti, titolare della Magnadyne Radio, assunse il neolaureato in ingegneria Nissim Gabbai, nonostante le leggi razziali vietassero espressamente l'assunzione di personale di religione ebraica. Con l'inasprimento del clima politico, Dequarti fu costretto a licenziare Gabbai pur continuando a utilizzarne informalmente la collaborazione, assicurandogli in questo modo protezione dalle ritorsioni fasciste. Quando Nissim Gabbai fu arrestato dai tedeschi nel maggio '44, il signor Dequarti si recò due volte all'albergo Nazionale di Torino, sede del comando nazista, per chiederne il rilascio, garantendo con sicurezza che il giovane tecnico era indispensabile per lo sviluppo di nuove tecnologie nel campo delle telecomunicazioni di interesse strategico per l'esercito del III Reich. La deportazione fu così più volte rimandata e Gabbai rimase rinchiuso nel carcere delle Nuove per mesi, a sviluppare progetti immaginari. Anche dopo il trasferimento di Gabbai nel campo di concentramento di Bolzano, Dequarti si adoperò per mantenersi in contatto con l'ingegnere. Al termine della guerra il rapporto fra i due non si interruppe e Gabbai tornò a lavorare presso un'azienda del Gruppo Magnadyne. Oggi il coraggio di Paolo Dequarti viene riconosciuta con la consegna della medaglia di Giusto tra le Nazioni, assegnata dall'Istituto Yad Vashem, in onore di coloro che salvarono gli ebrei dalle persecuzioni nazi-fasciste.
La cerimonia di consegna si terrà presso la

Comunità Ebraica di Torino
Piazzetta Primo Levi 12,
Centro Sociale in collaborazione con Ambasciata di Israele a Roma

(lafolla.it, marzo 2011)

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Israele: la tecnologia avvicina israeliani e palestinesi

L'alta tecnologia può essere un ponte per avvicinare israeliani e palestinesi. Secondo uno studio realizzato dagli esperti di Mercy Corps, una delle maggiori organizzazioni non governative americane, il 32 per cento delle compagnie tecnologiche palestinesi coopera con compagnie israeliane tramite vendite e accordi di outsourcing.
Tra gli israeliani, i primi a delocalizzare parte della produzione in Cisgiordania sono stati Intel Corporation e Cisco Systems Inc., due delle maggiori aziende di high-tech del Paese, che da oltre dieci anni contano su partner palestinesi. Di recente, l'amministratore delegato della società israelo-americana Mellanox Technologies Ltd., Eyal Waldman, ha deciso di stabilire un nuovo centro di software design a Ramallah, preferendola all'India e alla Cina. «Israeliani e palestinesi - ha spiegato - hanno lo stesso fuso orario e sono simili culturalmente. Lavorare con i Territori palestinesi costa meno, e ci permette di restare vicino al nostro quartier generale di Yokne'am Ilit», nel nord d'Israele. Diversi dirigenti e capitani d'industria, al di qua e al di là della Green Line, concordano sul fatto che la costruzione di solidi legami economici tra privati è fondamentale per migliorare la crescita economica a livello regionale e creare opportunità di pace. Dati diffusi dal Fondo Monetario Internazionale mostrano che il settore tecnologico palestinese negli ultimi cinque anni ha raggiunto il numero di 250 imprese, che impiegano 5.800 dipendenti. Una crescita che ha influito, più in generale, sulle percentuali di aumento dell'economia della Cisgiordania, dove è stato registrato un + 8 per cento nel 2010 e un + 7.2 per cento nel 2009.

(FocusMo, 18 marzo 2011)

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Disturbi alimentari: a rischio le adolescenti che passano ore su Facebook

Le probabilità che un'adolescente media manifesti disturbi alimentari passa anche per Facebook. Uno studio promosso dall'Università di Haifa (Israele), infatti, ha evidenziato come esista una pericolosa correlazione tra il tempo che le teenagers trascorrono davanti al pc a "comunicare" virtualmente attraverso i social networks e la loro predisposizione a diventare anoressiche o bulimiche. L'impietosa analisi ha coinvolto 250 adolescenti tra i 12 e i 19 anni, ed è stata condotta tramite questionari in cui si chiedeva alle ragazzine di indicare le ore giornaliere dedicate a internet e specialmente a Facebook, i programmi tv preferiti, le abitudini alimentari, rapporto con il proprio peso e grado di autostima.

(pourfemme, 19 marzo 2011)

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Ricerca scientifica fra Italia e Israele: aperto il bando

ROMA, 18 mar. - Dalla medicina alle biotecnologie, dall'agricoltura alle energie rinnovabili. alla ricerca marina e oceanografica, passando ancora per Ict, Tlc e innovazione. E' ampia, ed aperta "a qualunque altro settore di reciproco interesse", la lista delle aree per la raccolta di progetti congiunti di ricerca scientifica e tecnologica prevista dall'accordo di cooperazione fra Italia e Israele. Un accordo che, sottolineava a inizio 2010 la Farnesina, ha fatto dell'Italia il primo partner scientifico di Israele in Europa.
Per la prima volta, dunque, la Direzione degli affari politici e di sicurezza del ministero degli Esteri per la parte italiana e il ministero per la Ricerca scientifica per parte israeliana hanno avviato le procedure previste per la selezione di progetti, ammissibili di sostegno finanziario. I progetti saranno valutati e approvati dalle autorita' italiane e israeliane e successivamente, finanziati da entrambe le parti.
Fra i primi criteri di selezione e' previsto che il partner israeliano sia obbligatoriamente un soggetto industriale che puo' essere assistito tecnologicamente e scientificamente da un soggetto non industriale (universita', centro di ricerca, etc.). Il partner italiano potra' essere sia un'impresa sia un soggetto non industriale (universita', centro di ricerca etc).
Le universita' e i centri di ricerca dovranno pero' obbligatoriamente essere affiancati da un'impresa. I partecipanti italiani e israeliani dovranno presentare il progetto simultaneamente, ognuno alle proprie Autorita' competenti, entro e non oltre il 31 marzo 2011.

(il Velino, 18 marzo 2011)

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Israele e la bolla immobiliare

Continua a gonfiarsi quella che in molti hanno già definito «la bolla immobiliare israeliana». L'Ufficio centrale delle statistiche ha pubblicato ieri uno studio che mostra come il prezzo delle abitazioni sia cresciuto anche in febbraio, dello 0.4 per cento.
Il trend continua dal dicembre 2008: l'unica flessione registrata finora è stata nel gennaio scorso, ma dall'analisi realizzata dall'istituto appare chiaro che si sia trattato di una piccola parentesi che non ha influito sulla tendenza principale e che, soprattutto, non cambia la situazione di fatto. Abitare in Israele costa sempre di più. L'Ufficio centrale ha poi diffuso i dati sull'ultimo trimestre del 2010. Le cifre mettono in evidenza che nel periodo 2008-10 i prezzi delle case sono saliti del 43 per cento, e anche gli aumenti per gli affitti sono cresciuti in proporzione. La scorsa settimana la stampa locale aveva lanciato l'allarme: un numero crescente di israeliani non può più permettersi di acquistare un'abitazione. Immediata la reazione del Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha dichiarato guerra alla bolla speculativa immobiliare e annunciato un piano abitativo di emergenza per costruire 50mila nuovi appartamenti nei prossimi 18 mesi. «Il piano andrà a beneficio di tutti i cittadini - hanno spiegato i suoi collaboratori -, ma è pensato in particolare per aiutare chi compra una prima casa, appartamenti a poco prezzo per giovani coppie e soldati». Il progetto aspetta l'approvazione finale della Knesset, il Parlamento di Gerusalemme: ma intanto contro l'azione del governo si sono già levate alcune voci di disapprovazione. Le accuse rivolte all'esecutivo sono di «rispondere alla crisi con gli slogan» e di non avere in realtà idee chiare su come fare fronte alla crisi abitativa in corso.

(FocusMo, 18 marzo 2011)

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Gaza, la violenza di Hamas si abbatte sui manifestanti per il terzo giorno consecutivo

Tre su tre. La mano dura delle milizie di Hamas, la fazione islamico-radicale palestinese al potere nella Striscia di Gaza, s'è fatta sentire in tutte e tre le manifestazioni pubbliche degli ultimi giorni. Oggi è toccato anche a un raduno indipendente di giovani (tra cui molte ragazze) che manifestavano a favore dell'unità nazionale. La polizia del gruppo estremista ha disperso la folla a manganellate.
Lo riferiscono testimoni oculari, tra cui noti blogger palestinesi presenti alle manifestazioni di questa settimana. Secondo le ricostruzioni più attendibili alcuni dimostranti sono stati fermati e altri sono rimasti contusi. Il tutto è avvenuto vicino alla sede dell'Unrwa, l'agenzia dell'Onu che assiste i profughi palestinesi, dove si erano raccolti poco meno di cento studenti universitari su iniziativa del cosiddetto "Coordinamento del 15 marzo".
Si tratta di una sigla autonoma che ha fatto il suo esordio pubblico proprio martedì, dopo aver raccolto migliaia di adesioni attraverso Facebook e Twitter. E che ieri era di nuovo scesa in piazza con qualche centinaio di giovani di fronte all'università Al-Anzhar di Gaza City, dispersi anch'essi con violenza dai miliziani.
Manifestanti chiedono l'unità politica tra Fatah e Hamas per il terzo giorno consecutivo nelle strade centrali di Gaza City.
Il "Coordinamento del 15 marzo" ha preso spunto dai venti di rivolta nel mondo arabo per promuovere, soprattutto attraverso il web, iniziative spontanee di protesta contro le divisioni interne fra le varie fazioni palestinesi rivali. E per invocare in particolare «una riconciliazione nazionale» tra le forze "laiche" dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), rimaste al potere sotto la guida di Fatah in Cisgiordania, e quelle oltranziste raccolte nella Striscia di Gaza attorno a Hamas.
La pressione della piazza - nonostante le violenze - ha già portato qualche risultato: il rilancio delle trattative, annunciato ieri con toni insolitamente concilianti da entrambe le parti, per un incontro fra il presidente dell'Anp, Abu Mazen, e il capo del governo di fatto di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh. Obiettivo? Superare i contrasti, formare un esecutivo transitorio di «personalità neutrali» e giungere a una convocazione unitaria di nuove elezioni entro sei mesi. Sarebbe la prima volta del presidente dell'Anp nella Striscia dopo la guerra civile del 2007 vinta da Hamas.

(Falafel Cafè, 17 marzo 2011)

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Le comunità ebraiche italiane si interrogano: "Che cosa significa essere ebrei ed essere ebrei italiani?"

Milano - Parlando di Unità d'Italia

di Rossella Tercatin

Tanti interrogativi sono emersi nella serata organizzata dalla Comunità ebraica di Milano e dal Dipartimento educazione e cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, con la partecipazione del direttore del Dec rav Roberto Della Rocca, di Dario Calimani, professore di Letteratura inglese dell'Università di Venezia e di Ugo Volli, professore di Semiotica all'Università di Torino, in un dibattito moderato dal direttore del Dipartimento informazione e cultura dell'Ucei Guido Vitale. D'altronde non poteva essere altrimenti in una serata dal titolo "Gli ebrei e l'Unità d'Italia. Ebrei per caso, per necessità o per scelta?".
Proprio questo era l'obiettivo, "discutere dei 150 anni dall'Unità d'Italia non tanto in prospettiva storica, quanto interrogandoci sul significato che assume questa ricorrenza per noi, in quanto ebrei italiani" ha spiegato l'assessore alla Cultura della Comunità Daniele Cohen, presentando l'incontro.
La riflessione ha preso avvio guardando alla festa di Purim ormai alle porte, che ha per protagonista "una grandissima comunità nella Diaspora e per questo motivo ci insegna molto - ha spiegato rav Della Rocca - Mordechai e Giuseppe sono le rappresentazioni più perfette dell'ebreo della diaspora, che ne vive intensamente la società fino a raggiungerne i vertici. Eppure e tragicamente, la Torah ci dice che 'Arrivò un Faraone che non aveva conosciuto Giuseppe' e tutto cambiò per il popolo ebraico. Proprio come avvenne in Italia nel 1938".
Già perché la storia dell'ebraismo in Italia dall'emancipazione raggiunta a metà Ottocento, fino alle leggi razziste, testimonia l'incredibile energia che gli ebrei riversarono nella società appena ebbero la possibilità di farlo. "Gli ebrei furono politici, militari, scienziati, industriali. Contemporaneamente però si perse la consapevolezza del valore di una vita ebraica e comunitaria. E forse la valorizzazione della cultura ebraica è qualcosa cui dovremmo prestare una maggiore attenzione anche oggi" ha sottolineato il professor Volli.
Tra il passato e il presente dell'ebraismo italiano emerge infatti una soprendente continuità. "Nel 1863 le realtà ebraiche d'Italia di ritrovarono per la prima volta a congresso - ha raccontato Guido Vitale - Parlarono di formazione rabbinica, di finanziamenti pubblici e di come impiegarli, parlarono di stampa ebraica. Problemi su cui discutiamo ancora oggi".
La riflessione di Dario Calimani poi si è spinta oltre. "Che cosa significa essere ebrei ed essere ebrei italiani? È una domanda che mi pongo continuamente. Perché nella nostra identità sono penetrati due elementi che hanno cambiato per sempre la storia dell'ebraismo: la Shoah e lo Stato d'Israele. E tuttavia l'essere ebreo non può esaurirsi nel ricordare la Shoah e nell'amare Israele. Per essere ebrei dobbiamo continuare a muoverci e a interrogarci, sulla nostra identità, ma anche sul contributo che possiamo dare alla società civile, partendo dai nostri valori" ha concluso il professore.
"Molti ritengono che esista un'ambiguità, una sorta di doppia fedeltà nell'essere ebrei e cittadini di uno Stato. Ma questa è una lettura sbagliata - ha puntualizzato rav Della Rocca - Abbiamo il dovere di essere buoni cittadini contribuendo al benessere del Paese in cui viviamo. Evadere le tasse equivale a trasgredire una qualsiasi mitzvah. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare di essere vincolati a un patto diverso, e che proprio da questo può derivare il nostro più prezioso contributo alla società".

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Firenze, Siena - Tutti insieme per la Notte Tricolore

di Adam Smulevich

Grande coinvolgimento nei centri ebraici della Toscana alla Notte Tricolore che ha anticipato i festeggiamenti odierni per i 150 anni di unità italiana. Nell'occasione le sinagoghe di Firenze e Siena sono state aperte al pubblico per celebrare lo storico avvenimento e ricordare il contributo dato dalla minoranza ebraica ai moti risorgimentali e alla costruzione di una identità nazionale fondata su pari diritti e opportunità per tutta la cittadinanza. In una comunità ornata a festa, con un drappo biancorossoverde appeso all'ingresso sin dal primo pomeriggio, i visitatori fiorentini sono stati accolti dalla vicepresidente della Comunità ebraica Daniela Misul e guidati alla scoperta della monumentale sinagoga di via Farini, simbolo più evidente dell'avvenuta emancipazione ebraica il cui primo progetto risale proprio al periodo di Torino capitale, lungo un percorso di parole ed emozioni che ha ricostruito la partecipazione dell'ebraismo italiano agli eventi che portarono all'Unità. In apertura da registrare gli interventi della direttrice del Museo ebraico Dora Liscia Bemporad e del referente della Regione Toscana per il Centocinquantenario Ugo Caffaz.
Anche l'ebraismo senese ha voluto aderire al clima di festa. Nel matroneo della sinagoga di vicolo delle Scotte facevano bella mostra di sé una grande bandiera italiana dell'antica Università israelitica di Siena vicino ad un vessillo più piccolo con la scritta ebraica Zion appartenente al locale circolo sionistico di inizio Novecento. Ad inaugurare l'incontro la lettura da parte di Anna Di Castro di due preziose fonti d'archivio. La prima è il verbale della seduta straordinaria del consiglio dell'Università israelitica di Siena che si tenne il12 marzo 1861 per stabilire la festa da farsi nel tempio e nell'area del ghetto per la proclamazione del re d'Italia. La seconda risale al 1860 ed è il testo di un avviso pubblicato all'interno del tempio per commemorare lo Statuto Albertino del 1848 in cui con molto pathos si fa riferimento alle "genti d'Italia che ancora gemono" per la mancata libertà e in cui si sottolinea il valore dell'unità per la conquista dell'indipendenza. Fulcro della serata senese l'excursus storico-artistico di Elena Casotto che ha illustrato le figure di alcuni pittori ebrei italiani che abbandonati i pennelli scelsero di arruolarsi per la patria. Casotto ha approfondito la loro partecipazione ai moti risorgimentali ed evidenziato in che modo l'esperienza sui campi di battaglia e il nuovo stato di ebrei emancipati abbiano inciso sulle loro scelte artistiche.

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Inno di Mameli e Lekha Dodi, un confronto possibile

di rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Fu un evento anomalo, se si pensa ai meccanismi rigidi della tradizioneliturgica. Un inno, composto da un cabalista di Safed, nella seconda metà del XVI secolo, si diffuse rapidamente e venne accettato da quasi tutto il mondo ebraico. Lo si canta all'entrata dello Shabbat, con decine e decine di melodie differenti. E' il Lekhà Dodi,di Shlomo haLevi Alqabetz. Chissà perché questa incredibile diffusione. Forse l'aver toccato le corde più profonde della sensibilità in un momento storico particolare. E' la descrizione dell'entrata dello Shabbat sotto forma di un'unione mistica tra sposo e sposa. Ma non è solo questo, è l'espressione delle speranze di redenzione di Israele, fatta con i canoni tradizionali della poesia liturgica, ricamando citazioni bibliche. Perché parlarne proprio oggi? Perché nel clima di festeggiamenti italiani dell'unità nazionale i canti patriottici vengono riproposti e con loro tutti i collegamenti e le emozioni, che talvolta toccano anche l'identità ebraica. Del caso più eclatante, il Va' pensiero, si è già parlato. Ma una piccola riflessione sull'inno di Mameli, che sembrerebbe di tutt'altra natura, non è senza interesse. Perché in questo tipo di poesia tanto semplice quanto retorica compaiono motivi comuni a un certo tipo di inni liturgici ebraici, come il Lekha Dodi. Alcuni esempi: Il risveglio: "fratelli d'Italia/L'Italia s'è desta" (IM) e il Lekhà Dodi (LD) "hit'orreri..., svegliati svegliati perché è venuta la tua luce, alzati, brilla"; la veste gloriosa: "dell'elmo di Scipio s'é cinta la testa", e il LD "livshi bigdè..., indossa gli abiti della tua gloria, popolo mio"; il riscatto dalla condizione umile: "noi siamo da secoli calpesti e derisi" (IM) e il LD "hitna'ari..., scuotiti, alzati dalla polvere" ; l'unità: "Uniamoci, amiamoci/l'Unione, e l'amore/Rivelano ai Popoli/Le vie del Signore" (IM) e il LD "Hashem echad..., Il Signore è uno e il suo nome è uno"; la rovina del nemico: "Son giunchi che piegano/Le spade vendute:/Già l'Aquila d'Austria/Le penne ha perdute./Il sangue d'Italia..." (IM) e il LD "wehayu limshisà..., i tuoi predatori saranno di preda e chi di ha divorato si allontanerà". Qualche lettore troverà dissacranti e impropri questi accostamenti. Ma accostare non signfica rendere uguale, al contrario le analogie mettono in evidenze le differenze. Basterà pensare che i riformisti tedeschi dell'ottocento tagliarono dal Lekha Dodì le strofe "messianiche". Strani flussi dell'identità ebraica, in perenne conflitto tra la vocazione nazionale e le aspirazioni mistiche.

(Notiziario Ucei, 17 marzo 2011)

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La Marina israeliana scopre un arsenale a bordo di una nave cargo

Il 15 marzo 2011 le Forze della Marina militare israeliana hanno abbordato e perquisito la nave Victoria, battente bandiera liberiana, dopo aver ricevuto il necessario consenso. La decisione di compiere l'abbordaggio si è basata su comprovati rapporti secondo i quali la nave stava trasportando armi illegali destinate alle organizzazioni terroristiche della Striscia di Gaza. La nave si trovava al largo della costa israeliana, in mare aperto nelle acque del Mediterraneo.
In una perquisizione preliminare compiuta dalla squadra che ha effettuato l'abbordaggio, sulla nave è stata rinvenuta una notevole quantità di armi e attrezzature militari. Sulla base dei documenti della nave e del resoconto dell'equipaggio, la nave è salpata inizialmente dal porto di Latakia, in Siria, e ha poi proceduto per il porto di Mersin, in Turchia. La nave era diretta verso l'Egitto. È stato appurato che la Turchia non ha alcuna connessione con il tentativo di contrabbando di armi....

(Ambasciata d'Israele a Roma, 16 marzo 2011)

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Israele: riparte il gasdotto del Sinai, sollievo nel paese

E' stata ristabilita la fornitura di gas egiziano a Israele attraverso il gasdotto del Sinai, sospesa per precauzione, dopo un attacco terroristico non rivendicato lo scorso 5 febbraio. La East Mediterranean Gas Company (Emg), proprietaria dell'impianto ha fatto sapere in una nota che la fornitura commerciale di gas 'a Emg, e successivamente da Emg ai consumatori israeliani e' ricominciata la scorsa notte .

(la Repubblica, 16 marzo 2011)

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Israele: settimana dell'Apartheid

C'è chi la chiama "settimana dell'apartheid" e chi la definisce, sprezzante, "settimana dell'ipocrisia". L'iniziativa, del resto, è di quelle che porgono il fianco a facili strumentalizzazioni: una settimana di appuntamenti in giro per il mondo contro la politica israeliana di occupazione dei territori palestinesi.
I promotori fanno parte del fronte di Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) che da anni predica e promuove misure economiche e iniziative contro lo Stato ebraico inteso come potenza occupante. Il loro scopo - dichiarano nel sito web ufficiale - è «contribuire al coro internazionale di voci contro l'apartheid israeliano». Tra le varie richieste di Bds, ve n'è una che meglio delle altre dà il senso dell'intera operazione: i militanti chiedono l'abbattimento del «muro dell'apartheid», ovvero la controversa barriera di sicurezza che separa la Cisgiordania da Israele. La loro causa può contare sul sostegno di star planetarie: ultima in ordine di tempo, la cantante francese Vanessa Paradis, che di recente ha deciso di annullare in extremis un concerto in Israele. Quest'anno la settimana anti-sionista marca la sua settima edizione. In oltre quaranta città - dalla Cisgiordania al Sud Africa, passando anche per Italia, Canada, Gran Bretagna, Stati Uniti, Venezuela - si sono tenute conferenze, incontri e letture accademiche per sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale sulle difficili condizioni del popolo palestinese in lotta per la propria indipendenza. Diversi eventi sono stati animati da intellettuali ebrei israeliani, come Shir Hever, economista del Centro per l'informazione alternativa di Gerusalemme, che ha presentato all'università di Amsterdam uno studio intitolato: «La politica economica d'Israele può essere considerata una forma di apartheid?». Mentre l'attivista e regista Shai Carmeli-Pollak ha proiettato in diversi atenei di Boston il suo documentario "Bi'lin Habibti", denuncia della violenza impiegata dall'esercito israeliano contro i residenti palestinesi del villaggio arabo di Bi'lin. Ma per la maggior parte degli israeliani la settimana dell'apartheid non è altro che un attacco impregnato di anti-semitismo a malapena mascherato. In molti accusano i connazionali che vi prendono parte di commettere «un'atrocità», e negano la validità del parallelismo tra la segregazione razziale in Sud Africa nei decenni precedenti al 1990 e la situazione sociale, pur complessa, vissuta oggi dai cittadini arabi d'Israele. E qualcuno ha deciso di scendere in campo in prima persona per difendere la politica dello Stato ebraico. Alcuni studenti della Hebrew University di Gerusalemme, per esempio, si sono fatti portavoce all'estero delle ragioni israeliane. Reut, 25 anni, fa parte di una delegazione di universitari partita per la Gran Bretagna. «Vogliamo dimostrare a quella gente - spiega - che noi israeliani non siamo mostri, ma persone normali. Vogliamo farci conoscere, perché chi ci attacca spesso non sa quasi nulla sul nostro Paese. La settimana dell'apartheid - aggiunge - è un mix pericoloso di disinformazione, ideologia e odio».

(FocusMo, 16 marzo 2011)

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Israele e paesi musulmani, convegno a Roma

ROMA - Lunedì 21 marzo dalle 10 alle 13.30 presso la Sala delle conferenze della Camera dei deputati (via del Pozzetto, 158) si tiene il convegno "Israele di fronte alla rivoluzione dei paesi musulmani: speranza o pericolo?".
Sono tre le discussioni d'attualità in programma e si svolgeranno tra personalità, giornalisti ed esperti di settore nazionali e internazionali: "Un futuro di pace o una prospettiva di guerra?", presiede Giancarlo Loquenzi, direttore de L'Occidentale; "I riflessi sul conflitto israelo-palestinese", presiede Stefano Folli, editorialista de Il Sole 24 Ore; "Europa e Usa: alla ricerca di nuovi equilibri", presiede Fiamma Nirenstein, vice-presidente Commissione Esteri, Camera dei deputati.
Esponenti dell'associazione EDIPI (evangelici d'Italia per Israele) hanno confermato la loro presenza al convegno.
Per eventuali partecipazioni è possibile contattare i recapiti in calce. Agli uomini è richiesto di indossare la giacca. [gp]
Per informazioni: tel. 393/8058906 - tel. 335/6234498;

(evangelici.net, 16 marzo 2011)

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Una serata per l'Unità d'Italia

di Rossella Tercatin

Milano - "Ci siamo accorti che il 16 marzo era il giorno prima del 17 marzo e così abbiamo deciso che potevano approfittarne" scherza Daniele Cohen, assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Milano, parlando della serata che la Comunità milanese, insieme al dipartimento Educazione e Cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dedica oggi al tema dell'Unità d'Italia e alla festa dell'identità nazionale che vede in prima fila la minoranza ebraica italiana.
Poi però torna ai problemi concreti: "Sul tema del rapporto tra ebraismo italiano e unificazione nazionale si è detto molto, a partire dal discorso che rav Riccardo Di Segni tenne durante lo scorso Kippur (poi pubblicato sul Portale dell'ebraismo italiano moked.it)", sottolinea. Dopo l'intervento del rabbino capo di Roma sono state molte le voci dell'ebraismo italiano che hanno contribuito al dibattito. Così è nata l'idea di dedicare l'incontro, che è ormai un appuntamento fisso per tantissimi iscritti della Comunità, proprio a "Gli ebrei e l'Unità d'Italia. Ebrei per caso, per necessità o per scelta?", con gli interventi del direttore del DEC rav Roberto Della Rocca e di intellettuali impegnati in prima fila in campo ebraico, come i professori Dario Calimani e Ugo Volli, in un dibattito moderato dal giornalista Guido Vitale, che coordina i dipartimenti Informazione e Cultura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
"Sul modello della serata organizzata in occasione del Giorno della Memoria, abbiamo pensato che potesse essere utile un momento di riflessione 'in casa' sulle domande che, come ebrei italiani, possiamo porci di fronte a questa ricorrenza - aggiunge ancora l'assessore - poi naturalmente spetterà ai relatori scegliere come svolgere l'argomento".
L'iniziativa frutto della collaborazione tra Comunità milanese e DEC è giunta ormai al suo quinto appuntamento. La formula buffet e dibattito si è rivelata vincente, con una partecipazione del pubblico sempre viva e piuttosto numerosa. "Il bilancio è molto positivo - conferma Cohen - soprattutto perché penso che abbia portato persone diverse a ritrovarsi in Comunità nel rispetto delle differenze, ma anche in nome di un denominatore in comune fra noi ebrei italiani, che è molto più forte di quello che si potrebbe credere".

(Notiziario Ucei, 16 marzo 2011)

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Basta col doppio gioco palestinese

da un articolo di Guy Bechor

Non mancano, anche qui in Israele, degli ingenui che sono rimasti molto favorevolmente colpiti dalla condanna del massacro a Itamar della famiglia Fogel pronunciata da Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e Salam Fayyad, presidente e primo ministro dell'Autorità Palestinese. Sarebbe invece ora di capire che l'attuale Autorità Palestinese sta giocando una partita contro Israele assai più sofisticata e pericolosa di quella giocata a suo tempo dall'Autorità Palestinese di Yasser Arafat.
Arafat faceva il doppio gioco impegnandosi contemporaneamente sia nel processo diplomatico con Israele, sia nel terrorismo contro di esso. Abu Mazen e Fayyad, invece, hanno capito che il terrorismo contro Israele, per quanto dolore possa infliggere, di fatto rafforza la causa dello stato ebraico, sia all'interno che sul piano internazionale. Quindi sono passati a un gioco più raffinato, impegnandosi contemporaneamente sia (teoricamente) nel processo diplomatico con Israele, sia (concretamente) in una insistente campagna per la sua delegittimazione....

(israele.net, 16 marzo 2011)

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Contrabbando d'armi sulla nave Victoria

Il 15 marzo 2011, le forze navali israeliane sono salite a bordo della nave battente bandiera liberiana VICTORIA, dopo aver ottenuto il consenso da parte del capitano della nave.
Le segnalazioni indicavano che la nave stava trasportando armi illecite destinate a organizzazioni terroristiche a Gaza. La nave si trovava fuori dalla costa di Israele, nelle acque del mar Mediterraneo. La nave risulta partita dal porto di Latakia in Siria per proseguire poi verso il porto di Mersin in Turchia. È stato accertato che la Turchia non ha avuto alcun collegamento con il tentativo di contrabbando di armi. Di seguito, i punti sottolineati dall'establishment israeliana, a seguito dell'accaduto. Il tentativo di introdurre armi di contrabbando sottolinea la necessità del paese di controllare tutte le merci che entrano nella striscia di Gaza, controllata da Hamas. Israele ha agito per autodifesa: il contrabbando illegale di armi nella striscia di Gaza costituisce una minaccia diretta ed imminente contro la protezione e la sicurezza dello stato d'Israele e dei suoi cittadini. Il collegamento iraniano: La prova preliminare indica che le armi a bordo della nave provenivano dall'Iran, che continua ad armare la striscia di Gaza. Secondo il capo di Hamas, la striscia di Gaza è diventata parte dell'asse di Iraniano-Siriano. Va rilevato che i documenti di trasporto della nave Victoria non rivelavano la vera natura del contenuto delle casse sulla nave, in violazione alle disposizioni relative alle convenzioni e alle norme professionali dell'organizzazione marittima internazionale, comprese la convenzione sulla sicurezza di vita in mare (SOLAS) ed il codice marittimo internazionale (IMDG) relativo alle merci pericolose. Uno dei tanti tentativi di contrabbando: Ci sono state una serie di istanze precedenti (compresi gli incidenti che hanno coinvolto le navi Santorini, Abu Hassan, Karine A, l'Ansa India, Moncegorsk, nonché le navi da carico Everest e Francop) in cui il trasporto commerciale transazionale legale è stato abusivamente utilizzato dagli stati che patrocinano il terrorismo, compreso l'Iran, la Siria ed il Libano, per facilitare il traffico illegale di armi alle organizzazioni terroristiche nella regione.

(FocusMo, 16 marzo 2011)

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Gaza: Hamas disperde dimostranti, feriti

Manifestanti invocavano unita' nazionale fra i palestinesi

GAZA, 15 mar - Alcuni palestinesi sono rimasti feriti stasera a Gaza quando agenti dei servizi di sicurezza di Hamas hanno disperso con la forza gruppi di dimostranti che invocavano l'unita' nazionale fra i palestinesi, sventolando le bandiere nazionali e non quelle verdi del movimento islamico. In precedenza una grande folla di sostenitori di Hamas aveva cercato di prevalere e di imporre i propri slogan su una manifestazione organizzata in maniera autonoma che intendeva perorare invece la unita' nazionale.

(ANSA, 15 marzo 2011)

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Gaza: tensione nella giornata che doveva sancire la fine delle ostilità

di Vittorio Arrigoni

Situazione precaria a Gaza nel giorno che doveva sancire la fine delle ostilità interpalestinesi.
Nonostante l'accordo preso da tutte le fazioni di presentarsi senza alcuna altra bandiera se non quella palestinese, i ragazzi del movimento 15 marzo che hanno dormito ieri nelle tende in piazza del monumento al Milite Ignoto, in Jundy, nel centro di Gaza city, si sono risvegliati questa mattina attorniati da migliaia di militanti con bandiere di Hamas inneggianti al governo della Striscia.
Le provocazioni sono continuate per tutta la mattina, con alcuni scontri, finchè il coordinamento del movimento dei giovani palestinesi ha deciso di lasciare la principale piazza di Gaza ad Hamas per convogliare in massa al Katabi, dinnanzi all'università Al Azam (difficile fare una stima dei partecipanti a Gaza, dove gli spiazzi sono molto ristretti, verso le 12 locali si parlava di 80 mila persone, ma l'afflusso è continuato fino ad adesso)
Migliaia di ragazzi si sono recati ordinatamente nel grosso spiazzo adiacente l'università con l'intenzione di accamparsi per la notte.
Dai giovani del 15 marzo non ho udito altre parole se non un forte richiamo all'unità nazionale, e l'ormai famoso inno "il popolo chiede la fine delle divisioni".
Verso le 14 e poi verso le 15 locali, di nuovo militanti pro-Hamas hanno cercato di infiltrarsi, fra la folla pacifica di giovani, ragazzi e ragazze, questa volta armati di bastoni e lanciando sassi.
Ne è nato per alcuni minuti un furibondo parapiglia che ha visto alcuni feriti.
Per ora i ragazzi sono riusciti a ricacciare indietro i militanti pro governativi dalla manifestazione.
La sicurezza interna di Hamas ha avvertito che chiunque si farà trovare per strada dopo le 5 pm sarà arrestato.
La tensione cresce mentre le ultimissime notizie dicono che il premier Haniyeh ha chiesto un colloquio di emergenza con il presidente Mahmoud Abbas.
Tutto attorno all'area della manifestazioni sono impossibili le comunicazione telefoniche.

(Articolo 21, 15 marzo 2011)

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Cittanova (RC): cerimonia di accoglienza per il Sefer Torah ebraica

Nel quattrocento la Calabria pullulava di Comunità ebraiche e quasi ogni paese aveva la sua Giudecca. Nel 1492 con l'Inquisizione e la cacciata degli ebrei dalla Spagna, anche gli ebrei del meridione d'Italia furono costretti ad abbandonare le loro case o a convertirsi al cattolicesimo, mantenendo spesso nascosta la loro vera fede (Cripto Ebraico).
Il 18 marzo 2011, a Cittanova, presso il Grimaldi Palace Hotel, alle ore 15,00 si terrà la cerimonia di accoglienza, di due rotoli della Legge che Dio diede al popolo ebraico affinché ne rendesse testimonianza per tutta la terra.
L'arrivo dei due esemplari, chiamati in ebraico Sefer Torah, avviene dopo 500 anni di assenza e vengono accolti con grande gioia sotto la kuppà, come due spose.
Il momento di grande emozione verrà festeggiato con canti e balli ebraici , al suono del tamburello. Il Sefer Torah è costituito dai primi cinque libri della Bibbia, il Pentateuco e viene scritto a mano su pergamena, in caratteri ebraici tradizionali.
Il Sefer Torah ha un'importanza fondamentale per le comunità ebraiche: ogni Sabato in tutte le sinagoghe del mondo ne viene letto un capitolo, intonando una speciale melodia tradizionale .
Questa importante cerimonia si svolgerà con il patrocinio del Comune di Cittanova, in collaborazione con la Provincia di Reggio Calabria e la Regione Calabria ed avverrà nel salone del Grimaldi Palace alla presenza delle Autorità civili e religiose, poco prima dell'inizio della celebrazione dello Shabbat (Sabato ebraico) .
Dopo il saluto alle Autorità ed alla cittadinanza, ci sarà l'intervento dell'Autorità Rabbinica ed,a seguire, la conferenza sulla Storia della Calabria Ebraica ed alle 18,00, seguirà il Rituale Ebraico, che proseguirà anche giorno 19 e 20.
La rinascita dell'ebraismo in Calabria dopo cinque secoli è opera della Federazione delle Comunità Ebraiche del Mediterraneo.
Il Presidente Dott. Roque Pugliese si è adoperato in questi anni per la diffusione della cultura ebraica e la lotta a vecchi pregiudizi e stereotipi in Calabria e in Sicilia.
La Federazione Ebraica del Mediterraneo è una associazione spontanea che rappresenta ed aiuta a conoscere le proprie radici. Colma quindi cinque secoli di assenza della rappresentanza ebraica nella regione.
Cittanova, paese della solida cultura della solidarietà e del rispetto reciproco con chi professa altre fedi religiose e che proviene da altre cultura, ha negli ultimi anni operato per la conoscenza di altre culture.
Non a caso nel giugno 2008 è stato istituito il giardino dei giusti nei propri giardini prospicienti la Villa Comunale "Carlo Ruggiero". Ha ospitato il Rabbino Capo di Roma Dott. Riccardo Di Segni.
Questa Amministrazione Comunale si vuole proporre come centro calabrese del dialogo interculturale ed interreligioso e di mediazione di pace tra i popoli.
Tutta la popolazione è invitata a partecipare alla cerimonia di accoglienza per il ritorno della Torah in Calabria.

(strill.it, 15 marzo 2011)

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Israele: gas all'Europa via Cipro

In futuro il gas israeliano potrebbe arrivare in Europa via Cipro. Il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha incontrato ieri a Gerusalemme il presidente cipriota, Demetris Christofias, per discutere la possibilità di esportare il gas naturale del giacimento Leviathan - scoperto dagli israeliani a largo di Haifa - verso l'Europa, passando per l'isola mediterranea.
Al momento si tratta solo di un'ipotesi. Lo sfruttamento delle gigantesche risorse offshore non è ancora iniziato. Ma i risultati degli studi preliminari sono stati molto incoraggianti, e hanno fatto supporre la possibilità che nei fondali del mare nostrum, nello specchio d'acqua tra Israele, Libano, Cipro e Gaza vi siano quantità ingentissime di carburati fossili: migliaia di miliardi di dollari di gas, che trasformerebbero lo Stato ebraico in una potenza energetica. La dirigenza israeliana sta lavorando su questo dossier da mesi, e ha già firmato un accordo con Nicosia per il futuro sfruttamento di Leviathan. La riunione di ieri, ha riportato lo staff di Netanyahu, puntava a «espandere la cooperazione tra i due Paesi, inclusa l'istituzione di un gruppo di lavoro che esamini la possibilità di trasferire il gas dal Leviathan a Cipro, e da lì ai mercati europei». L'ufficio del premier ha fatto sapere poi che i due leader hanno parlato anche di «rafforzare i legami turistici» e degli sconvolgimenti che stanno attraversando il Medio Oriente e il Nord Africa.

(FocusMo, 15 marzo 2011)

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Israele, manifestazione per la liberazione del caporale Shalit

Per cinque minuti nel Paese sono cessate tutte le attività. Il soldato israeliano è prigioniero di Hamas dal 2006 - Alle undici di questa mattina, in Israele tutte le attività lavorative sono state interrotte per cinque minuti. Centinaia di migliaia di cittadini hanno scelto di ricordare così i cinque anni di prigionia del caporale Ghilad Shalit, rapito e portato a Gaza da un commando di Hamas nel giugno 2006. La notizia è stata riferita dalla radio pubblica israeliana. L'iniziativa per chiedere la liberazione di Shalit, ha avuto largo seguito nel Paese: il traffico automobilistico si è fermato, i programmi televisivi sono stati interrotti, la gente ha sospeso le proprie attività. Il padre del soldato ha definito "molto incoraggiante" la partecipazione popolare alla manifestazione. Dal rapimento nell'estate 2006, Ghilad Shalit è tenuto in stretto isolamento, senza possibilità di contattare i familiari o ricevere assistenza dalla Croce Rossa. Ad oggi, tutti i tentativi di mediazione tra Israele e Hamas per la liberazione del soldato sono falliti.

(PeaceReporter, 15 marzo 2011)

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Israele promuove il turismo legato allo sport

Con una campagna televisva su Eurosport

Sono sempre più numerose le attività di marketing promosse dal ministero israeliano del Turismo che ha lanciato per la prima volta, in questo mese di marzo, una campagna pubblicitaria televisiva internazionale di NIS 2,5 milioni ( circa 500.000,00 euro) dedicata al tema dello sport. Il canale televisivo Eurosport trasmetterà gli spot di tale campagna in due tempi, di un mese e mezzo ciascuno; la prima fase ha inizio a marzo e la seconda a settembre. Ci saranno inoltre dei collegamenti con la campagna sui vari siti internet gestiti da Eurosport. Questa iniziativa è parte della serie di attività marketing in programma per il 2011 per le quali il ministero del Turismo ha stanziato NIS 265 milioni (circa 52.5 milioni di euro). La campagna 2011 è il proseguimento delle attività di pr e marketing realizzate nel 2010 - attività che hanno portato ad un numero record di visitatori in Israele (3.450.000).

(Guida Viaggi, 15 marzo 2011)

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Israele intercetta nave per presunto contrabbando di armi per Gaza

GERUSALEMME - I commando navali israeliani hanno abbordato oggi nel Mediterraneo una nave mercantile battente bandiera liberiana, sospettando che contrabbandasse armi per la Striscia di Gaza. Lo hanno comunicato le autorità militari.
Una portavoce militare israeliana ha detto che le forze israeliane non hanno incontrato resistenza quando hanno intercettato l'imbarcazione, che è stata condotta verso un porto in Israele. La Striscia di Gaza è controllata dal movimento islamico Hamas che si oppone alla pace con Israele.

(Reuters, 15 marzo 2011)


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L'Israel Festival di Gerusalemme: tre settimane di arte musica e danza

Dal 23 maggio al 18 giugno 2011 si svolgerà l'Israel Festival, un festival internazionale che si svolge principalmente attorno al complesso del Teatro di Gerusalemme e che è ormai diventato uno degli apputamenti culturali più importanti del paese.
Dalla prima edizione nel 1961 questo festival è passato dai concerti di musica classica al pot-pourri di performing arts attuale: teatro di strada, balletti, concerti jazz notturni, proiezioni di film.
Il fitto programma è un motivo di incontro tra le personalità artistiche israeliane e internazionali, per condividere l'amore universale per l'arte e le sue molteplici forme.
Oltre a Gerusalemme, le performance si terranno anche a Holon e Dimona e tra i nomi presenti quest'anno il coreografo Nimrod Fried, il clavicembalista Aapo Hakkinnen, il Quartetto Hagen, il pianista russo Nicolay Petrov, il Danish Dance Theater e la Merce Cunningham Company.

(Travel blog.it, 15 marzo 2011)

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Polemiche sulle foto della famiglia trucidata

La destra estrema difende Netanyahu. Abu Mazen condanna la barbarie

TEL AVIV - È polemica in Israele dopo la decisione senza precedenti del ministro dell'Informazione, Yuli Edelstein, di far divulgare alla stampa a cura del governo le immagini dei corpi straziati dei cinque componenti della famiglia Fogel - due genitori e tre bambini piccoli - trucidati venerdì notte nella colonia di Itamar (Cisgiordania). Secondo i media, l'assenso di alcuni congiunti delle vittime è giunto domenica notte, durante un loro incontro con il premier Benyamin Netanyahu. Ma il dibattito resta teso. Edelstein, esponente della destra più coriacea in seno al Likud, il partito di Netanyahu, ha difeso la diffusione delle foto come un modo per mostrare al mondo «la natura del terrorismo» con cui Israele deve cimentarsi. «Vogliamo che i giornalisti si confrontino con questo orrore indicibile», ha tuonato il ministro, definendo «non facile» la decisione, malgrado «l'assenso dato a certe condizioni» dai parenti.
Su internet le immagini-shock dell'eccidio della famiglia Fogel (costata la vita ai due genitori e a tre loro figli di 11 anni, 4 anni e tre mesi) erano state già riversate domenica dal movimento dei coloni. Ma l'iniziativa era stata subito deprecata dalla organizzazione rabbinica Zaka (di assistenza alle vittime degli attentati) come una mancanza di rispetto verso i morti. Sui media la discussione intanto infuria. Una delle immagini più crude, oscurata in parte da una grande macchia nera, ha trovato spazio ieri sul sito della radio militare, mentre i maggiori giornali israeliani hanno finora scelto di tenersi fuori. Anche sul fronte politico non mancano le voci critiche. L'ex ministro laburista Yitzhak Herzog ha bollato la campagna di Edelstein come una strumentalizzazione e «un atto irriguardoso verso il dolore». Il deputato ed ex portavoce militare Nachman Shai (Kadima, opposizione di centro), pur non escludendo a priori l'utilità di diffondere immagini che rappresentino un pugno nello stomaco per denunciare la violenza degli assassini, ha accusato da parte sua il governo d'aver reagito non in modo ponderato, ma «sull'onda dell'isteria»: sia sulla questione delle foto, sia su quella dell'immediato annuncio del via libera alla costruzione di alcune centinaia di nuovi alloggi nelle colonie (già criticato dagli Usa) in risposta al massacro. Massacro che il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen, ha denunciato ieri con parole estremamente dure in un'intervista alla radio israeliana, ma che Netanyahu gli ha chiesto di condannare con uguale severità di fronte all'opinione pubblica interna.

(Corriere Canadese, 15 marzo 2011)

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Non facciamo come gli struzzi

di Dimitri Buffa

La strage di Itamar, dove sono stati sgozzati cinque coloni tra cui tre bambini, è servita a riportare in prima pagina il terrorismo di stampo palestinese. L'Europa, però, fa finta che il problema non esista. In Israele alcuni giornali hanno pubblicato le terrificanti foto della strage avvenuta lo scorso fine settimana in una città della Samaria che il mondo conosce con il nome di "colonia", ossia Itamar.
Dare del "colono" a un israeliano è la scorciatoia più facile per giustificare, anzi per legittimare il suo assassinio: se l'è cercata.
Per aprire gli occhi alle anime belle che continuano a vedere il terrorismo islamico di buona parte delle formazioni armate palestinesi come una variabile del conflitto medio orientale, avremmo potuto pubblicare le stesse foto apparse sui giornali israeliani, ma data la loro durezza preferiamo evitare.
    Questa strage - tre bambini più il padre e la madre, praticamente tutta la famiglia Fogel, sgozzata nel sonno da un paio di "eroici militanti della jihad", come sono stati subito definiti a Gaza dai maggiorenti di Hamas, che hanno anche distribuito dolcetti e the alla popolazione per festeggiare il lieto evento, mentre va dato atto che Abu Mazen a l'Anp ieri, solo ieri, hanno condannato timidamente l'episodio - ha una motivazione che se possibile è ancora più ignobile delle stesse modalità usate per compierla: fare ritornare in prima pagina la causa palestinese, del tutto dimenticata e anzi lasciata a sé stessa dal resto del mondo arabo.
Che almeno nella cosiddetta rivoluzione dei gelsomini della Tunisia sembra avere prediletto il metodo non violento, pur con tutte le contraddizioni che si conoscono. Gli eroi palestinesi hanno aspettato che dormissero, poi sono entrati e li hanno sgozzati: Udi e Ruthi Fogel e i loro tre bambini, Hadas di tre mesi, Elad di tre anni e Yoav di undici anni.
    Insomma si uccidono tre bambini, una delle quali di tre mesi, e due genitori, per dire "ci siamo anche noi". E lo si fa con metodi da serial killer che ricordano quelli di Satana Manson nel 1968 a Bel Air nella strage in cui fu uccisa Sharon Tate, la seconda moglie del regista Roman Polanski.
Tra parentesi in Italia ci sono giornali come "La Repubblica" che a questa strage hanno dato un rilievo quasi nullo e quindi la voglia di pubblicare quelle foto che sono come un pugno nella bocca dello stomaco era ancora più sentita.
Senonché. ci siamo messi nei panni dei superstiti della famiglia Fogel, che da ebrei ortodossi avrebbero certamente gradito che le immagini macabre della loro stessa morte fossero state risparmiate ai posteri e quindi abbiamo soprasseduto.
Rimane lo sdegno per chi, nella dirigenza della lotta armata palestinese, i macellai delle Brigate dei martiri Al Aqsa, ha pianificato un simile e vigliacco gesto pur di tornare in prima pagina.
E anche per i tanti giustificazionisti anti israeliani europei e di casa nostra che mettono sullo stesso piano un delitto deliberato e un raid antiterrorismo su Gaza in cui può morire, ma solo per sbaglio, anche un bambino palestinese.
In una terribile ma verissima vignetta di qualche anno fa, ai tempi della infame seconda intifada, era rappresentata perfettamente la differenza tra i bambini che muoiono tra i palestinesi e quelli che muoiono tra gli israeliani: nella prima immagine della striscia si vedeva un guerrigliero con una carrozzina da neonato messa davanti come a scudo di protezione dietro cui ripararsi e sparare, nella seconda immagine un soldato israeliano che invece davanti alla carrozzina con dentro un bambino ci si piazzava lui per proteggerla.
A volte le vignette da sole raccontano tutta la storia di fenomeni così complessi come le infinite guerre arabo israeliane. E d'altronde la mitica Golda Meir solleva dire che il conflitto sarebbe cessato "quando gli arabi impareranno ad amare i loro figli più di quanto non odino noi". Dopo sessanta anni di ammazzamenti questo nodo, che distingue i torti e le ragioni, non è stato ancora sciolto e il massacro di questa inerme famiglia di "coloni", come li definisce con disprezzo una buona parte della stampa di sinistra italiana (ma anche di quella cattolica e di quella post fascista), ne è l'ultima tragica testimonianza.
    E la cosa peggiore di tutte è che in Europa e in Italia queste notizie si nascondono, queste foto si preferisce non vederle mentre le campagne para naziste di boicottaggio dei beni di consumo israeliani o gli assurdi paragoni tra l'apartheid sudafricano e quello, del tutto inventato, degli israeliani nei confronti dei palestinesi continuano ad attirare sempre più giovani e meno giovani.
Gente che ha smarrito da tempo la bussola tra il bene e il male o che subdolamente se ne frega per non tradire la propria ideologia anti occidentale. D'altronde anche il professor Roberto Vecchioni che ha vinto Sanremo con una canzone vagamente anti berlusconiana è lo stesso che tempo fa aveva dato scandalo con un'altra canzone dedicata a un kamikaze palestinese.
Le scorciatoie mediatiche al successo sono sempre le stesse.

(l'Opinione, 15 marzo 2011)

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Conferenza internazionale sul turismo globale, a Gerusalemme dal 29 al 31 marzo 2011

Parteciperà alla conferenza il sindaco di Gaeta su invito rivoltogli proprio dal primo cittadino di Gerusalemme, Nir Barkat, dopo lo svolgimento della scorsa edizione dello Yacht Med Festival durante la quale il segretario generale della Camera di Commercio Italo-Israeliana di Tel Aviv, Gaia Molco, ha visitato la città di Gaeta e l'ha successivamente segnalata agli organizzatori del congresso come un ottimo esempio di cittadina turistica.
L'intervento del sindaco Antonio Raimondi si inserisce all'interno del contesto della sezione del congresso che parla delle «Branding Cities». Lo scopo preciso della manifestazione è quello di esaminare attentamente i passi che servono per potere costruire un marchio spendibile sul mercato al fine di valorizzare una città. Nella conferenza di Gerusalemme saranno presentati alcuni casi di studio tra cui quello di Gaeta, che sarà l'unica città italiana ad essere rappresentata istituzionalmente.

(Il Tempo, 15 marzo 2011)

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Sismografo fossile esamina i terremoti del passato per prevedere i futuri

  Il professor Shmuel Marco, Università di Tel Aviv
ROMA, 14 mar. - Difficilissimi da prevedere, impossibili da contenere: i terremoti sono fra i più grandi enigmi del Pianeta. Ma un nuovo strumento messo a punto all'università di Tel Aviv (Israele) potrebbe portare gli scienziati a imparare qualcosa di più sui sismi del passato, per anticipare meglio l'arrivo di scosse nel futuro. Shmuel Marco del dipartimento di Geosifica e scienza planetaria dell'ateneo israeliano - riporta la rivista 'Geology' - ha creato insieme al suo team un 'sismografo fossile', che potrà aiutare i geofisici e altri ricercatori ad approfondire la conoscenza dell'attività sismica del passato. Rinnovando le armi che la scienza ha nei confronti di quelli che devono ancora arrivare. Ispirato dall'osservazione di alcuni sedimenti nel territorio del Mar Morto, Marco ha messo a punto il sismografo, che potrà essere particolarmente utile in quelle aree dove i terremoti coinvolgono specchi d'acqua, come nel caso del sisma giapponese. Gli strumenti attuali, osserva l'esperto, arrivano a poter esaminare i terremoti fino a qualche secolo fa. Il nuovo sismografo consente invece di analizzare i sedimenti risalenti a migliaia di anni orsono, misurando l'impatto degli eventi sismici e offrendo agli esperti più informazioni per affrontare i rischi futuri.

(Adnkronos, 14 marzo 2011)

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Israele: l’archivio di Einstein sarà computerizzato. Tra un anno sarà accessibile

L' archivio di Albert Einstein sarà computerizzato e reso accessibile a studenti e ricercatori di tutto il mondo a lavori ultimati, tra circa un anno. Lo ha annunciato oggi l' Università Ebraica di Gerusalemme alla quale il padre della teoria della relatività, morto a Princeton (Usa) nel 1955, lasciò in eredità l' archivio. Nell'annuncio dell' Università, che non per caso ha coinciso con l'anniversario della nascita di Einstein e con la Giornata Nazionale per le Scienze in Israele, si afferma che saranno computerizzati 80 mila documenti al fine di assicurarne la conservazione e l' accessibilità. «Il nostro fine - ha detto il rettore dell' Ateneo Prof. Menachem Ben Sasson - è di costruire una banca dati che sia onnicomprensiva e al tempo stesso di facile uso per gli utenti». Gli incartamenti erano stati inizialmente conservati nell' Istituto di Studi Avanzati dell'Università di Princeton, dove il vincitore del premio Nobel per la fisica aveva trascorso decenni di studi e meditazioni e concluso la sua vita. Einstein nel testamento aveva assegnato tutto il suo archivio all' Università Ebraica della quale era stato uno dei fondatori. L« archivio è ritenuto di grande importanza per la storia della fisica moderna. Ma i documenti che esso contiene sono pure importanti per fare luce sulla storia sociale, politica e intellettuale del mondo moderno. L'archivio è custodito dalla Libreria Nazionale Ebraica che si trova nel campus universitario.

(L'Unico, 14 marzo 2011)

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In archivio l‘Euroleague di basket in carrozzina

E' risultata vincitrice la squadra del Beit Halochem Tel Aviv. La manifestazione si è conclusa sulle note dell'inno nazionale israeliano.

Un momento della premiazione
PORTO TORRES - Una festa del basket in carrozzina e una grande vetrina internazionale per la città. Il girone preliminare dell'Euroleague 2 va in archivio dopo una giornata conclusiva, quella di domenica, caratterizzata dagli ultimi fuochi d'artificio, con il Gsd Porto Torres che chiude in bellezza battendo i fortissimi turchi dell'Izmir e ottenendo il piazzamento d'onore, dietro gli israeliani del Beit Halochem Tel Aviv. I turritani, neopromossi in serie A1, si sono così qualificati alla fase finale della Coppa Brinkmann, equivalente all'Europa League del calcio, che si disputerà dal 22 al 24 aprile a Toledo, in Spagna.
La premiazione si è svolta al palazzo dello Sport "Città Unite", che da venerdì 11 a domenica 13 marzo è stato teatro dei dieci incontri del Preliminary Round dell'Euroleague 2, in cui si sono affrontati cinque team provenienti da Israele, Italia, Turchia, Francia e Svizzera. Gli amministratori comunali hanno consegnato ai cestisti e ai loro accompagnatori t-shirt e libri su Porto Torres e sull'Asinara, mentre il presidente del Consiglio, Carlo Cossu, ha portato i saluti del sindaco Beniamino Scarpa alle squadre e al pubblico durante la cerimonia finale, che si è aperta con l'esibizione del gruppo Tamburini Trombettieri di Porto Torres.
«Ringrazio il Gsd per l'organizzazione impeccabile di questo evento - ha sottolineato Carlo Cossu - e i tanti volontari che da anni contribuiscono a far risplendere questa bella realtà nel panorama del basket in carrozzina. Per la nostra città è stato un onore aver ospitato squadre provenienti da diversi paesi della Comunità europea e ci auguriamo che appuntamenti di questo tipo possano ripetersi nel tempo». Il presidente del Gsd, Bruno Falchi, ha poi donato targhe-ricordo a Carlo Cossu e al vicesindaco, Margherita Diana. Il presidente del Consiglio comunale ha, quindi, premiato la squadra vincitrice del girone, il Beit Halochem Tel Aviv, e la manifestazione si è conclusa sulle note dell'inno nazionale israeliano.

(alguer.it, 14 marzo 2011)

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Borse della domenica, giù Tel Aviv su notizie negative dal Giappone

di Giuseppe Di Vittorio

Chiusura contrastata per le borse della domenica. La borsa israeliana ha perso l'1,47%, mentre quella di Abu Dhabi ha messo a segno lo stesso valore assoluto ma preceduto dal segno più. C'era grossa attenzione degli operatori finanziari sulla reazione dei mercati di fronte alle notizie che sono continuate a arrivare dal Giappone, la terza economia mondiale, per tutto il week end. La borsa israeliana ha reagito negativamente, con l'indice appesantito dalle risorse di base -2,78% e dai titoli finanziari -2,76%. In un contesto negativo si sono distinti solo i titoli dell'energia +2,69%.
La borsa degli Emirati Arabi è stata invece sostenuta soprattutto dal comparto immobiliare +4,03%, forti anche in medio oriente gli energetici +3,01%. Quanto all'andamento intraday a Tel Aviv apertura sui massimi e chiusura sui minimi, esatto opposto nell'Emiro. Tel Aviv ha avuto una forte volatilità. La borsa israeliana a metà giornata si è riportata sui livelli di apertura per poi cedere dall'ora di pranzo fino alla chiusura. Quanto agli aspetti di più lungo periodo le due borse invece sembrano allineate. Abu Dhabi nonostante il rialzo di ieri appare ancora impostata negativamente, stesso quadro tecnico per Tel Aviv che sembra voler raggiungere i primi target ribassisti di periodi fissati da una figura di doppio massimo.

(Milano Finanza, 14 marzo 2011)

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Il Cairo annuncia la ripresa di fornitura di gas a Israele

L'Egitto riprendera' entro oggi le forniture di gas a Israele, interrotte cinque settimane fa a causa di un'esplosione presso il gasdotto del Sinai, nel pieno della rivolta contro l'ex presidente Hosni Mubarak. Lo ha annunciato l'azienda nazionale egiziana per il gas, EMG, come riporta il sito del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth.
Il gas naturale proveninente dall'Egitto andra' a rifornire innanzitutto la societa' elettrica nazionale, che lo utilizzera' per alimentare le sue centrali, e in un secondo momento l'impianto di Haifa per la raffinazione del petrolio.
Per il momento non e' chiaro se le forniture egiziane riprenderanno in modo parziale o torneranno ai livelli precedenti il 5 febbraio, quando sono state bloccate. Per il ministero israeliano delle Infrastrutture, lo stop ha prodotto per lo Stato ebraico un danno da 1,7 milioni di dollari al giorno.

(Aki, 14 marzo 2011)

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Abbas, il massacro di Itamar è spregevole, l'Anp non istiga a violenze

Il massacro di una famiglia israeliana a Itamar, insediamento in Cisgiordania, e' ''spregevole, immorale e inumano''. E' il commento del presidente palestinese Mahmoud Abbas in un'intervista alla radio israeliana, in cui ha affermato che ''un essere umano non puo' essere capace di atti di questo genere'' e ha negato che l'Autorita' nazionale palestinese inciti ad attacchi contro gli israeliani.
''Scene come queste, l'omicidio brutale di neonati, bambini e donne, provoca dolore e pianto in ogni persona dotata di umanita''', ha proseguito Abbas, assicurando che se ci fosse stato un minimo segnale del piano per condurre l'attacco, eseguito nella notte tra venerdi' e sabato, l'Anp avrebbe fatto di tutto per prevenirlo.
Il presidente palestinese ha quindi confermato il suo via libera a un'indagine congiunta con le autorita' israeliane, ha respinto le accuse del premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo il quale nelle scuole e nelle moschee palestinesi si incita a compiere atti come quello di Itamar, e ha chiesto una commissione congiunta Israele-Anp-Usa per verificare se vi siano forme di istigazione nelle istituzioni palestinesi.

(Adnkronos, 14 marzo 2011)


L'Autorità Palestinese non istiga a violenze? E questa che cos’è? "Premi il grilletto"

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Strage di Itamar, il Governo diffonde le foto

TEL AVIV, 14 marzo 2011 - Ordinata dal ministro per l'informazione Yuli Edelstein (Likud) la divulgazione delle immagini dei membri della famiglia Fogel, i cinque israeliani uccisi nella notte di venerdì a Itamar (Cisgiordania) da uno o più attentatori palestinesi. La decisione presa dal ministro è stata e continua ad essere molto dibattuta e non ha precedente simili nella storia dello Stato israeliano. Secondo la stampa l'assenso dei congiunti delle vittime è giunto la scorsa notte, durante un loro incontro con il premier Benyamin Netanyahu. Edelstein ha detto alla radio statale che la divulgazione delle immagini - particolarmente crude - è necessaria per spiegare al mondo "la natura del terrorismo" con cui Israele deve cimentarsi.

(Notiziario Ucei, 14 marzo 2011)

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Dopo la strage ingranditi gli insediamenti

È duplice la reazione di Israele all' eccidio di una famiglia di coloni nell'insediamento cisgiordano di Itamar, attribuito a terroristi palestinesi. Sul piano politico il governo ha autorizzato la costruzione di circa 500 nuovi alloggi in alcuni grandi insediamenti: Maalè Adumim, Ariel, Kiryat Sefer e Gush Etzion. Su quello emotivo la destra è scesa in piazza con molte migliaia di persone che hanno partecipato ai funerali delle cinque vittime (padre, madre e tre bambini di 11 anni, tre anni e tre mesi) mentre gruppi di ultrà nazionalisti lasciano presagire vendette. Le speranze per un accordo di pace con i palestinesi paiono ulteriormente compromesse dopo questo orrendo crimine.

(il Giornale, 14 marzo 2011)

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Il termine «coloni»

di Donatella Di Cesare

I telespettatori e i lettori di giornali, anche quelli più avvertiti, si sono ormai assuefatti al termine «colono». Ma perché questa puntigliosa precisazione, così diffusa, eppure così grave? Le parole non sono etichette vuote e indifferenti; hanno un significato che spesso veicola messaggi molteplici. Il termine «colono» sintetizza il modo di vedere di Israele, ne decreta la delegittimazione.
Dalla guerra dei Sei Giorni, che Israele fu costretto a vincere, cominciò a circolare a chiare lettere l'accusa di colonialismo. Nei territori occupati in seguito alla guerra si svilupparono insediamenti che in gergo giornalistico divennero ben presto colonie. Si può su questo punto criticare la politica di insediamento dei governi israeliani successivi. Tuttavia la categoria semantica «colonie» resta problematica. Il potere coloniale è ben altra cosa: si fonda su una metropoli e sulla installazione di territori immensi e lontani, in una discontinuità storico-geografica, di cui si sfruttano le risorse e dai quali si ricavano redditi. È stato questo il modello delle colonie europee. Le cosiddette «colonie», di cui si parla in riferimento a Israele, si estendono per 5.800 chilometri e sono molto spesso paragonabili alla periferia di grandi reti urbane.
L'uso disinvolto, e forse talvolta inconsapevole, del termine «colono» è inaccettabile, perché finisce per rappresentare Israele come una grande, enorme colonia, per infangarne la storia, per comprometterne l'esistenza politica, per minarne la legittimità democratica.
A morire è stata una famiglia di «coloni». Usare il termine «coloni» piuttosto che israeliani significa far passare l'idea che si trattava di cittadini che risiedevano illegittimamente rispetto agli autoctoni, o presunti tali, significa rispolverare il vecchio argomento dell'autoctonia e del possesso della terra, e soprattutto vuol dire insinuare una sorta di discolpa per chi ha compiuto un gesto omicida.

(Notiziario Ucei, 14 marzo 2011)

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Manifestazioni e proteste in Turchia e Libano

Ad Ankara e Istanbul in piazza per la liberta' di informazione, a Beirut contro Hezbollah

di Alessandro Gatta

MILANO - Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in alcune delle principali città della Turchia (Instanbul e Ankara su tutti) per protestare contro la scarsa libertà di informazione che vige nell'intero Paese. I manifestanti chiedono un cambiamento reale, a cominciare dalla liberazione dei 68 cittadini arrestati negli ultimi anni con l'accusa di appartenere al partito di opposizione Ergenekon, sciolto recentemente perché considerato sovversivo.
Il partito Akp, al governo dal 2003, ha predisposto ingenti misure di sicurezza soprattutto ad Instanbul, una delle città più popolose e più vive d'Europa e del mondo. "I giornalisti oggi marciano per difendere i loro diritti personali di dipendenti - commenta Ercan Ipekci, portavoce e leader del Movimento per la Libertà dei Giornalisti - e il sacrosanto diritto del popolo a essere informato".
"La voce del popolo è limitata - continua Ipekci - e il diritto a essere informati viene continuamente negato". La protesta segue un filone di manifestazioni quasi continuo, che dura ormai dalla scorsa estate. Il premier Erdogan ha applaudito le rivolte nord africane ma non ha fatto niente di nuovo per migliorare le condizioni della popolazione turca. La Turchia è un Paese in ascesa e in mancanza di riforme strutturali in tempi rapidi sarà la necessità stessa della storia e dell'economia a rovesciare il cosiddetto "fascismo islamico".
Anche in Libano si protesta con forza contro le azioni violente e la corsa al riarmo da parte di Hezbollah. A Beirut la gente è scesa in piazza in difesa della coalizione democratico borghese di stampo occidentale 14 Marzo, guidata da Saad Hariri.
Hariri chiede l'immediato disarmo della minoranza al potere, e un aiuto più concreto da parte delle forze internazionali. "La forza multinazionale Unifil 2 - questo il suo ultimo intervento - sarebbe stata deputata a evitare il riarmo di Hezbollah ma in realtà ha fatto ben poco per evitarlo".

(La Voce, 14 marzo 2011)

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Strage di Itamar, funerali di massa

Presenti molte personalita' religiose e politiche

GERUSALEMME, 13 mar - Circa 20 mila persone hanno partecipato alle esequie dei 5 membri della famiglia Fogel uccisi nella notte di venerdi' in un attentato palestinese nella colonia di Itamar (Cisgiordania), la cui efferatezza ha sconvolto Israele. Una lunga fila di personalita' religiose e politiche ha pronunciato gli elogi funebri per Ehud e Ruth e per tre dei loro figli: Yoav (11 anni), Elad (4 anni) e Hadas (3 mesi). Nel rivolgersi ai congiunti delle vittime, alcuni oratori sono scoppiati in singhiozzi.

(ANSA, 13 marzo 2011)

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Commando palestinese fa strage di coloni: è svolta anti-dialogo

di Fiamma Nirenstein

Come raccontare l'attacco bestiale portato ieri a una famiglia del villaggio di Itamar in Samaria, una delle storie di ordinario terrorismo palestinese, uno dei più feroci del mondo, sempre puntato su famiglie, gente inerme, donne, bambini, che i media poi chiamano "coloni", a giustificazione degli assassini? Eppure ecco per l'ennesima volta l'orrore di quello che è accaduto ieri: una ragazzina di 12 anni partecipa fino a mezzanotte ad un'attività scoutistica con i suoi coetanei nel suo villaggio, Itamar, in Samaria, dove vivono 100 famiglie circa. Torna a casa e bussa alla porta. Nessuno risponde. Quello che vedrà entrando con l'aiuto del vicino è sua madre, suo padre, i suoi tre fratelli di 11 e 3 anni e di due mesi con la gola tagliata, morti. Altri due fratellini di 6 e di 2 anni sono riusciti a fuggire e lei se li tiene abbracciati mentre arrivano inutili ambulanze, inutili squadre di polizia. Il villaggio è difeso da un recinto di rete e non di muratura, e ha già sofferto un'altra famiglia letteralmente fucilata alla schiena da un eroico commando palestinese, ancora una volta una madre, Rachel Shabo, e tre dei suoi bimbi, oltre al responsabile della sicurezza Yossi Twitto ucciso mentre tentava di difenderli.
La rivendicazione viene dalla parte "moderata" dello spettro politico palestinese, ovvero dalle Brigate di Al Aqsa braccio armato di Fatah, fondate da Marwan Barghouti. Si sussurra anche di una riunione tenuta a Khartoum da membri di Hamas e di Fratelli musulmani vari, dove sarebbero stati presenti palestinesi, egiziani, tunisini e anche inglesi: avrebbero coordinato un grande piano di attacco terroristico islamico internazionale capeggiato dall'Iran di cui Israele sarebbe stato il primo obiettivo.
Ma se restiamo allo scenario israelo-palestinese è facile capire il contesto dell'attacco bestiale di Itamar. Da una parte abbiamo una balbettante reazione di Salam Fayyad, primo ministro dell'autorità palestinese contro «ogni forma di violenza», Hamas distribuisce caramelle e festeggia per le strade gli eroi terroristi, Netanyahu accusa la continua campagna d'odio palestinese di essere la matrice della strage. Obama, fra gli altri, condanna.
Ma lo sfondo che spiega l'attacco compiuto l'altra notte è da una parte quello della rivoluzione dei paesi arabi circostanti, dall'altro lo sfondo di odio più classico. La leadership di Abu Mazen e Fayyad è in uno stato di allarme che ha portato i due ad atteggiamenti antagonisti e super intransigenti per conquistare le masse che ne minacciano il potere su internet e in piazza. Chiamano Abu Mazen servo di Israele e degli americani. La loro campagna è stata dunque dominata dal richiamo alla necessità di unità con Hamas. I palestinesi non hanno intenzione di trattare per due Stati per due popoli: per loro la Palestina è una, e comprende anche Israele. Le prove, e qui viene il secondo punto: per fare solo un paio di esempi, il torneo di calcio dell'Autonomia Palestinese è intitolato a Wafa Idris, la prima gloriosa terrorista suicida donna, come tante piazze e strade. Alla tv di Stato si chiama a «liberare tutta la terra rubata ai palestinesi», il parlamentare "moderato" Barghouty spiega che «Israele è il nemico più abominevole che il mondo abbia conosciuto», e per il ministro della cultura Gerusalemme non è mai stata patria degli ebrei. È una goccia nel mare d'odio che salvaguarda la leadership ed è il mandante degli assassini.

(il Giornale, 13 marzo 2011)


Le vittime: Mamma Ruth (35 anni), papà Udi (36), Yoav (11), Elad (4) e Hadas (3 mesi)


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La nostra solitudine

di Ugo Volli

Leggendo le notizie della strage di Itamar, mi tornano in mente immagini viste da bambino, più di cinquant'anni fa, prima dell'"occupazione": terroristi venuti dall'Egitto o dalla Giordania, che entravano nelle case e sterminavano i nostri fratelli, anche loro "coloni"; e prima ancora le stragi di Ebron e Zfat negli anni venti, con i bimbi estratti dal ventre della madre per ammazzarli meglio; e le Olimpiadi di Monaco e le esecuzioni naziste di vecchi, bambini, famiglie intere, fatte sul posto con la volonterosa collaborazione di ucraini e lituani, polacchi e ruteni, prima che i campi di sterminio entrassero a regime; e i pogrom dei tartari e l'Inquisizione e le stragi arabe del Medioevo.
Ma se si resiste alla vertigine dell'orrore e si resta al quadro di Eretz Israel, resta una guerra condotta con una ferocia inaudita, che non ha pietà o rispetto di nulla e di nessuno, che coinvolge volentieri gli innocenti, colpevoli però di essere della razza nemica.
Resta anche la straordinaria freddezza di fronte al crimine dell'Occidente che distoglie lo sguardo e certo non si scandalizza per cinque ebrei sgozzati come di una casa costruita in una "colonia" o di una sentenza di tribunale che restituisce la sua proprietà a un ebreo in un quartiere che si vuole per qualche ragione "arabo".
Si dice che quella palestinese è una causa di liberazione nazionale, una sorta di Risorgimento: ma chi potrebbe immaginare Garibaldi o Bixio o perfino Oberdan, che effettivamente progettò un atto terrorista contro l'Imperatore Francesco Giuseppe, entrare in una casa austriaca e sterminare una famiglia? Si parla di "Resistenza" ma qualcuno è in grado di pensare a Longo o Galimberti che prendono un neonato e lo sgozzano con le loro mani, come un agnello?
C'è qualcosa di così orrendamente sanguinario in questo gesto di sgozzare (che è rituale, lo stesso che fu applicato a Pearle e a Fabrizio Quattrocchi, l'italiano sequestrato in Iraq e a tanti altri). E' la trasformazione del nemico in bestia, la sua eliminazione rituale oltre che fisica. Al valore rituale del sangue versato corrisponde una esaltazione del gesto: essere "martiri", cioè assassini è un onore vicino alla santità. Ai martiri non solo la "violenta" Hamas, ma anche la "pacifica" Autorità Palestinese consacra piazze, scuole, impianti sportivi, li esalta nei libri di scuola e in televisione, educa i bambini a imitarli. Con gli accordi di Oslo l'OLP si era impegnato a smetterla, ma non l'ha mai fatto. Su questo Palestinian Media Watch ha raccolto una documentazione imponente.
E' possibile fare la pace con gente del genere (che considera "occupazione" tutta Israele non solo la Giudea e la Samaria? Io non credo. Non per il tempo prevedibile, come pensare di avere per "buoni vicini" una popolazione che ha questo culto della morte, come fare con loro "ponti e non muri"? Ma tutto il mondo la vuole, chiede insistentemente "concessioni", abbattimenti di "muri", rinunce a strumenti difensivi come i check point o la barriera di sicurezza, aperture delle zone come Gaza, dove si annidano i terroristi più organizzati.
Alcuni ci dicono apertamente che "Israele è una parentesi destinata a chiudersi" (Chirac) o che gli ebrei debbono "tornare a casa in Europa", dove peraltro sono sempre meno benvenuti. Sono gli stessi che titolano sui "coloni" uccisi, come se abitare in una casa al di là della linea armistiziale del '49 fosse un crimine capitale.
In tutto questo vi è di nuovo una grande, terribile solitudine ebraica, paragonabile a quella delle persecuzioni cattoliche, o della seconda guerra mondiale, quando sembrava non esserci davvero dove andare. E' raggelante il sostanziale silenzio, la freddezza con cui i giornali italiani, i politici europei, i grandi intellettuali che parlano contro "la violenza israeliana" e la paragonano al nazismo, per non parlare dell'opinione pubblica araba, per esempio delle caramelle distribuite a Gaza. Non si può non pensare che, come la generazione dei nostri padri e nonni, anche la nostra è soggetta a una guerra di distruzione (contro gli ebrei, non "solo" contro Israele). E che il passato non ha insegnato nulla anche ai più volonterosi e buonisti democratici, dolenti per la Shoah ma silenziosi su Israele, che siamo di nuovo terribilmente soli ad affrontarla.

(Notiziario Ucei, 13 marzo 2011)

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Libano, rivolta contro gli integralisti islamici

BEIRUT - Il Libano che non vuole «sottomettersi al progetto iraniano» e che considera «illegali» le armi del movimento sciita anti-israeliano Hezbollah ha risposto oggi a Beirut, radunando nella centrale piazza dei Martiri alcune centinaia di migliaia di persone, per lo più cristiani e sunniti. La «mega-mobilitazione» era stata convocata per celebrare il sesto anniversario dell'avvio della «Rivoluzione dei Cedri», il 14 marzo 2005, seguita all'assassinio dell'ex premier Rafiq Hariri e preceduta al ritiro delle truppe siriane dal Libano dopo 29 anni di tutela.
Lo slogan del raduno, anticipato a oggi, domenica, nella speranza di portare in piazza «un milione di persone», non ha lasciato spazio ad ambiguità: «contro le armi illegittime» di Hezbollah. L'arsenale del movimento sciita filo-iraniano, che capeggia invece lo schieramento rivale appoggiato anche da Damasco, è da settimane l'obiettivo della campagna politica lanciata da Hariri e dai suoi due alleati maroniti, sostenuti da Usa e Arabia Saudita. In piazza erano presenti stamani anche centinaia di drusi «a titolo individuale» che hanno preso le distanze dal loro leader Walid Jumblat, ora alleato della Siria. «Non è impossibile opporsi alle loro (di Hezbollah) armi», ha detto Saad Hariri, primo ministro uscente, figlio ed erede politico del defunto ex premier, parlando in maniche di camicia dal palco della piazza.
«Chiediamo uno Stato in cui un unico esercito forte si opponga a Israele e non uno Stato in cui vi sia chi punti le armi contro il proprio popolo», ha aggiunto Hariri, riferendosi agli scontri che nel maggio 2008 avevano visto i miliziani di Hezbollah e i loro alleati scontrarsi per una settimana contro i rivali sunniti e drusi a Beirut e in altre zone del Paese (oltre 60 morti).
Sulla pedana di piazza dei Martiri è salito stamani anche l'altro leader simbolo della «rivoluzione dei Cedri», il maronita Samir Geagea, pentito signore della guerra, da anni a capo del partito delle Forze libanesi: «le loro (di Hezbollah) armi sono al servizio della Repubblica islamica d'Iran», ha detto Geagea, denunciando la creazione da parte del movimento sciita di uno «staterello all'interno dello Stato» libanese. Di fronte alla piazza gremita da manifestanti che hanno più volte scandito lo slogan «il popolo vuole la caduta... delle armi!», sia Geagea che Hariri hanno inoltre ricordato il «tributo di sangue» versato dalle decine di «martiri» vittime degli assassini politici e attentati compiuti in Libano dall'ottobre 2004 alla fine del 2007.
Su questi crimini e sull'omicidio Hariri da cinque anni e mezzo indaga una squadra di inquirenti internazionali, guidata attualmente dal procuratore canadese Daniel Bellemare, che due mesi fa ha presentato il suo primo rapporto di accusa al Tribunale speciale per il Libano (Tsl), con sede in Olanda. Secondo rapporti di stampa non confermati, membri di Hezbollah sarebbero coinvolti nel crimine. Da mesi i vertici del "Partito di Dio" rispondono che il Tsl e tutta l'inchiesta internazionale sono una montatura israelo-americana, sostenuta dalla coalizione di Hariri, che mira a indebolire il «fronte della resistenza» contro lo Stato ebraico.

(Il Secolo XIX, 13 marzo 2011)

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Infame attacco terroristico in Israele, massacrata un'intera famiglia

Rivendicazione delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa

di C. P.

Mentre le piazze arabe sono in rivolta in Palestina l'unico sentimento che si riesce a manifestare è l'atavico, marmoreo, infame odio contro Israele. Venerdì 12 marzo è stata massacrata a coltellate una famiglia di cinque persone, tra cui tre bambini: uno aveva solamente 3 mesi e gli altri due 3 e 11 anni.
Sono quasi le dieci di sera, un terrorista palestinese riesce ad addentrarsi nell'insediamento di Itamar, a sud-est di Nablus, sceglie una casa, vi entra, e pugnala al collo i due coniugi che erano immersi nel sonno. Poi con la medesima tecnica ha ucciso anche tre dei loro figli che dormivano in una stanza vicina. Tutti morti tranne gli altri tre figli riusciti a scappare e a lanciare l'allarme ai vicini.
Il team della Magen David Adom che è arrivato sulla scena ha dichiarato alla Army Radio di "aver visto scene agghiaccianti: i genitori, quarantenni, giacevano esanimi nella loro stanza, in un bagno di sangue e nella stanza dei bambini, il neonato sembrava ancora in vita ma gli intensi sforzi di rianimazione si sono rivelati vani". Mentre i primi soccorsi cercavano disperatamente di salvare almeno il piccolo neonato, districandosi tra i giocattoli e il lettino ancora grondanti di sangue, per tutta la nottata l'esercito israeliano ha condotto ricerche a tappeto nei villaggi palestinesi e intanto ha arrestato venti persone nella città di Nablus. La strage è stata rivendicata oggi dalle Brigate dei Martiri di al-Aqsa sul sito web palestinese Quds-net attraverso Abu Imad, un portavoce della Frazione Imad Mughniyeh, il fu leader di Hezbollah.
Il ministro degli esteri Avigdor Lieberman, invece, ha ordinato alla delegazione israeliana all'Onu di avanzare una protesta formale per l'attentato e in un comunicato stampa ha criticato l'Autorità nazionale palestinese che finora non ha condannato la strage. "Questo silenzio deve farci capire il carattere e la vera natura di quelli che dovrebbero essere i nostri partner di pace". Dopo qualche ora è subito arrivata la risposta del premier palestinese Salam Fayyad ha condannato "chiaramente e con fermezza" la strage di Itamar Mentre il premier Benyamin Netanyahu e il ministro della difesa Ehud Barak si sono consultati per esaminare le possibili ripercussioni dell'attentato, il più grave degli ultimi anni dopo la strage a Gerusalemme nel collegio rabbinico Merkaz Harav Yeshiva, dove ci furono nove morti e sette feriti, anche loro ragazzi, anche loro il futuro d'Israele.

(l'Occidentale, 12 marzo 2011)


Salam Fayyad ha condannato "chiaramente e con fermezza" la strage di Itamar, ma si veda in alto a questa pagina di che tipo è l’anelito alla pace dei capi palestinesi.

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Pesce al mercurio, scoperto il meccanismo della tossicità

Non tutto il mercurio disperso nell'ambiente è destinato ad entrare nella catena alimentare. Serve un processo di ossidazione, che quando si innesca produce l'inquinamento dei mari, dei pesci ed effetti tossici pericolosi per l'uomo. È quanto hanno ricostruito su Nature Geoscience i ricercatori della Hebrew University di Gerusalemme e dell'Università del Nevada studiando l'atmosfera sul Mar Morto, che anche se privo di specie ittiche è l'area della terra con la più alta concentrazione di mercurio ossidato. I ricercatori guidati da Menachem Luria hanno scoperto che il mercurio sospeso nell'aria ha una forma "inattiva", che si trasforma in una biologicamente attiva tramite l'ossidazione innescata da un altro elemento chimico, il bromo. La ricerca permetterà di stabilire con più precisione come e dove è più facile l'intossicazione della fauna ittica e quindi è più alta la probabilità per l'uomo di mangiare prodotti inquinati.

(Il Sole 24 Ore, 11 marzo 2011)

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Stas Misezhnikov
Israele: Ministero del Turismo rassicura i turisti

Rassicurare i turisti: questo l'obiettivo della campagna pubblicitaria messa a punto dal ministero del Turismo israeliano.
Preoccupato che i recenti avvenimenti e disordini politici in Medio Oriente e Nord Africa possano spaventare potenziali visitatori. L'iniziativa - che sarà presentata nei prossimi giorni - è costata circa nove milioni di euro, e punta a presentare Israele come una meta «sicura, accessibile e ricca di attrazioni». «La crisi regionale in corso - ha commentato il ministro, Stas Misezhnikov - rappresenta una sfida e un'opportunità per il settore. Sfrutteremo tutti i canali commerciali, con operazioni diverse, in modo da proporre Israele come meta alternativa per quei turisti che, fino a oggi, prenotavano le proprie vacanze in altri Stati della regione». In febbraio, 220mila visitatori sono giunti nello Stato ebraico; rispetto allo scorso anno, il 10 per cento in più ha deciso di pernottare per almeno due notti, mentre il numero dei fast-tourists - quelli che restano per un solo giorno - è diminuito dell'83 per cento. In totale, in 466mila hanno visitato Israele nei primi due mesi dell'anno: il 7 per centro in più rispetto allo stesso periodo del 2010.

(FocusMo, 11 marzo 2011)

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Israele, Medio Oriente e democrazia, giornalisti e analisti a confronto

di Valerio Mieli

ROMA - Alla luce delle rivolte nei paesi arabi si aprono nuovi scenari per il Medio Oriente. Israele, unica democrazia della regione, rischia di trovarsi ora più isolata di sempre, stretta nella morsa di Paesi ostili in cui potrebbero prendere il sopravvento leader estremisti islamici. E' già successo in Iran può accadere anche per gli altri. Lo Stato ebraico rischia di perdere anche le amicizie conquistate a suon di guerre, sofferenze e trattati di pace. Come può l'unica democrazia del Medio Oriente difendersi da questo rischio? Come dovrebbe porsi di fronte agli stravolgimenti che avvengono fra i suoi vicini? Questo il tema su cui hanno riflettuto i relatori del convegno "Israele nella formazione di un nuovo Medio Oriente", organizzato dall'Associazione della stampa estera in Italia.
    Ad accogliere i partecipanti all'incontro è stato il presidente dell'Associazione, Maarten Van Aalderen assieme a Sivan Kotler, corrispondente del quotidiano Haaretz da Roma, a moderare il dibattito il giornalista israeliano Yossi Bar e fra i relatori i giornalisti Carlo Panella, Lucio Caracciolo e Alessandro Politi.
    Fra il pubblico l'ambasciatore d'Israele Gideon Meir, l'ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede Mordechay Lewy e l'ambasciatore del Pakistan Mirza Qamar Beg.
    "Questo non è un evento politico, non è nostra intenzione fare propaganda o trattare temi in maniera unilaterale, è un convegno dedicato ad amici e giornalisti", chiarisce subito Yossi Bar dando il via al dibattito. "L'effetto domino delle rivolte ha ancora risparmiato molti paesi arabi Israele è preoccupato per gli scenari futuri. E la necessità di giungere a una pace con i palestinesi si fa ancora più impellente. Netanyahu ha parlato di 'due Stati per due popoli'. Il mondo aspetta questa suo piano, che presto, secondo le ultime notizie verrà presentato".
    Dopo aver brevemente tracciato lo scenario attuale il moderatore ha dato la parola ai relatori.
    Il primo a intervenire è stato il giornalista de Il Foglio, Carlo Panella, che ha dedicato il suo intervento alla disinformazione e alla delegittimazione che continuamente viene fatta a livello internazionale su Israele.
    Dopo di lui è stata la volta di Lucio Carraciolo, che ha evidenziato, dal canto suo, come i problemi del Medio Oriente siano curati, e non solo dai media italiani, troppo spesso con "incoscienza e ignoranza". "Scontata - ha affermato - la propaganda da parte di Paesi in guerra, meno normale il fatto che i giornalisti degli altri Paesi, che fanno da osservatori, prendano per oro colato ciò che Al Jazeera afferma". Ma Caracciolo invita a riflettere anche su alcuni aspetti controproducenti della politica israeliana. "Non riesco a capire come uno Stato dotato di così potenti mezzi di intelligence non abbia potuto prevedere gli sconvolgimenti che sono accaduti, si sia trovato così impreparato di fronte alla rivoluzione che ha sconvolto l'Egitto e abbia tentato di salvare Mubarak quando ormai era già morto. E il paradosso più grande, alla cui base sta evidentemente un problema di comunicazione e una paura per la modifica dello status quo, è che quella che si autodefinisce 'unica democrazia' del Medio Oriente si trova, paradossalmente a fare il tifo per i regimi totalitaristici. Israele risulta così spaventata da quei fenomeni che, si può discutere su questo, vengono considerati progressi verso la democrazia". "E così che il vincitore della partita rischia di essere l'Iran", ha avvertito Caracciolo. "Israele dovrebbe secondo me, per iniziare, prendere atto degli stravolgimenti e parlare con quelli che si apprestano a diventare i nuovi leader dei paesi vicini, che siano amici o meno, è necessario per Israele iniziare a confrontarsi con loro". Alessandro Politi, dato il suo ruolo di analista politico, ha delineato gli scenari geopolitici futuri dell'area Mediorientale, ma in conclusione anche lui, come gli altri relatori, ha affermato che "Israele ha di fronte a sé un'opportunità e deve saperla cogliere".
    "Le opinioni pubbliche sono tendenzialmente più libere e lo Stato israeliano deve imparare a parlare alle platee arabe", aveva affermato Panella nel suo intervento e anche per Politi, come era stato per Caracciolo, sembra essere questo il primo passo che Israele può fare per uscire indenne dalla crisi, dopo naturalmente aver preso atto che il mondo intorno a lui è notevolmente cambiato.
    Allo stimolante dibattito è seguito per i giornalisti soci dell'Associazione della stampa estera un aperitivo a base di cucina israeliana e la proiezione di un film "Il responsabile delle risorse umane" di Eran Riklis, tratto dal romanzo di Abraham Yehoshua.

(Notiziario Ucei, 11 marzo 2011)

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Israele per ora segue la transizione egiziana ma è pronto a reagire

Intervista a Yaakov Amidror di Claudio Pagliara


Netanyahu ha scelto il generale Yaakov Amidror come nuovo Presidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ignorando le perplessità di settori della sinistra che lo considerano un falco. Sostituirà Uzi Arad, che torna all'attività accademica, dopo che il ministro degli Esteri Lieberman si è opposto alla sua nomina ad ambasciatore in Gran Bretagna. Amidror è stato il primo comandante arrivato dalle file del sionismo religioso. Ha servito nell'esercito per 36 anni, ricoprendo gli incarichi di direttore dell'intelligence militare e comandante dell'Accademia militare. Lo abbiamo intervistato per capire il punto di vista dell'establishment israeliano sulle sfide del prossimo futuro....

(l'Occidentale, 11 marzo 2011)

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Lieberman in Italia incontra Fini e visita la Fiat

Il vicepremier e ministro degli affari esteri Avigdor Liberman ha incontrato a Roma il presidente della camera Gianfranco Fini e il ministro dell'interno Roberto Maroni. A torino invece, Lieberman si è confrontato con i membri dell'associazione Amicizia Italia-Israele e con i rappresentanti delle comunità ebraiche locali. Il ministro israeliano ha detto che, al fine d'influenzare gli Stati Mediorientali avvicinandoli a quelli dell'Occidente e non al modello iraniano, l'Europa dovrebbe inquadrare realisticamente i recenti eventi verificatisi nella Regione e rapportarsi a loro in modo pratico.
Un piano globale, secondo Liberman, potrebbe essere formulato per rafforzare la classe media negli Stati Arabi e ridurre la crescita della disoccupazione e della povertà. Questo sarebbe l'unico modo per raggiungere la stabilità e ridimensionare il pericolo della deriva fondamentalista di questi Paesi. Discutendo del problema dell'immagrazione illegale, è quindi emerso che l'Occidente sarà costretto ad affrontare il problema ed eventualmente affrontare l'ondata migratoria, se sbaglierà approccio. Per questo motivo è necessario stabilire delle norme che aiutino l'Occidente nel migliore dei modi. Tra i temi affrontati, anche quello della richiesta del ritorno ai confini israeliani del 1967 e del ritiro delle truppe dalla striscia di Gaza e dal Libano. Lieberman ha affermato che agire in questa direzione significherebbe accrescere il potere dei gruppi di Hamas ed Hezbollah nel sud e nel nord del Paese e la pioggia di missili sulla comunità israeliana. Il vicepremier ha inoltre definito la dichiarazione unilaterale palestinese, una violazione degli accordi di Oslo. Ieri Liberman, accompagnato dal direttore generale dell'Istituto per le esportazioni, Avi Hafetz, si è recato nello stabilimento Fiat di Torino, prospettando una possibile collaborazione tra la compagnia italiana e quelle israeliane, grazie anche all'accordo sulla cooperazione industriale Italia-Israele. Tra le tappe toccate, la sessione di allenamento della Juventus, invitata dallo stesso ministro, a giocare in territorio ebraico.

(FocusMo, 10 marzo 2011)

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Israele: "La proclamazione unilaterale di uno Stato palestinese è la fine degli accordi"


GERUSALEMME - L'unilaterale proclamazione di uno Stato da parte dei palestinesi "potrebbe causare la fine degli accordi conclusi con Israele che, a sua volta, potrebbe ritenersi sciolto da ogni impegno nei loro confronti". Lo ha affermato il vice ministro degli Esteri israeliano Danny Ayalon, nel corso di un incontro con diversi ambasciatori accreditati nello Stato ebraico.
A proposito della decisione presa da diversi stati, come la Danimarca, di elevare lo status delle delegazioni palestinesi presenti nei rispettivi territori, Ayalon ha detto che si tratta "di un innalzamento virtuale che non cambierà la realtà sul terreno". "Chiunque illude i palestinesi - ha continuato - portandoli a pensare che possono proclamare uno stato unilateralmente, senza negoziati, riduce le possibilità di pace e di uno Stato palestinese".

(Blitz quotidiano, 10 marzo 2011)

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Palestinesi richiedono l'unità di Hamas-Fatah su Facebook

Ispirati dalle recenti ondate di rivolte nel mondo arabo, i Palestinesi, attraverso l'uso del social network di Facebook, richiedono l'unità dei leader di Fatah e Hamas.
Recentemente infatti, molti gruppi nati su Facebook in Cisgiordania e Gaza stanno tentando di fare pressione sui leader delle due organizzazioni, incitandoli a mettere da parte le divergenze e unirsi in favore degli interessi del futuro stato palestinese. Altri utenti palestinesi invece, protestano per l'occupazione israeliana sul social network. Hamas e Fatah, da parte loro sembrano non accogliere le richieste degli utenti, scatenando al contrario una battaglia informatica sul social network. I Palestinesi hanno organizzato su Facebook una campagna di proteste per il 15 di marzo per incrementare la pressione sulle due organizzazioni.

(FocusMo, 10 marzo 2011)

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Si è conclusa la conferenza del "Programma di microcredito per i giovani della Cisgiordania"

A Zabade, nel distretto di Jenin, si è svolta una conferenza sul tema "Cooperative di giovani: una prospettiva per il futuro". L'evento, organizzato dalla Youth development organization (Ydo) e da Acs - partner nella realizzazione del progetto-, si è tenuto nell'ambito della chiusura annuale del "Programma di micro-credito a sostegno dei giovani della West Bank", finanziato dalla direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina. L'incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti delle 30 cooperative costituite nel quadro del programma, che, insieme con lo staff di Yda e Acs, e alla presenza di funzionari del ministero del Lavoro dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), hanno discusso i risultati raggiunti in questa prima fase del progetto. In particolare sono stati valutati la sostenibilità nel lungo periodo e la capacità reale di migliorare le condizioni economiche e sociali per i giovani palestinesi. L'incontro è stato inoltre occasione per analizzare le specificità emerse nei vari distretti e iniziare a pianificare la creazione di un ufficio di coordinamento tra le attività dei vari gruppi.

(FocusMo, 10 marzo 2011)

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I legami fra Risorgimento italiano ed ebraico

di Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

In questi giorni di doverose celebrazioni dell'unità italiana non deve mancare una riflessione sui legami storici e culturali tra il Risorgimento italiano e quello ebraico, che sono stati intrecciati in vari modi, anche strani e imprevedibili. I patrioti italiani si ispiravano alle storie dell'esilio ebraico e alla patria perduta d'Israele. Più tardi i sionisti presero il Risorgimento italiano come modello politico. Benedetto Musolino, patriota calabrese e combattente risorgimentale, scrisse mezzo secolo prima di Herzl un progetto per la ricostruzione dello Stato ebraico. Si riparlerà molto nei prossimi giorni del Va' pensiero, che si è prestato recentemente a molti usi impropri, dall'inno dei leghisti alla reclame di un ferro da stiro. Ma le parole, scritte da Temistocle Solera, si ispiravano alla Bibbia:

Arpa d'or dei fatidici vati,
Perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto riaccendi,
Ci favella del tempo che fu!

Il Salmo 137, 'al naharot Bavel, che quotidianamente recitiamo nelle nostre preghiere, dice:

Lungo i fiumi di Babilonia,
sedemmo e piangemmo,
ricordandoci Sion;
sui suoi salici appendemmo le nostre cetre...

(Notiziario Ucei, 10 marzo 2011)

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Dan Shapiro
Dan Shapiro nuovo ambasciatore Usa in Israele

Fra i consiglieri più ascoltati di Obama, lobbista di primo piano

ROMA, 10 mar. - La Casa Bianca ha annunciato ufficialmente che Dan Shapiro, fra i consiglieri più ascoltati di Barack Obama, sarà il prossimo ambasciatore americano in Israele. Classe 1969, negli ultimi anni Shapiro ha lavorato a stretto contatto con l'inviato speciale del presidente Usa in Medio Oriente George Mitchell nel tentativo di dare nuovo impulso ai negoziati di pace.
Lobbista di primo piano per la comunità ebraica, Shapiro è stato probabilmente il consigliere più importante di Obama sulle questioni mediorientali durante la campagna elettorale. Shapiro, che parla correntemente ebraico, è stato negli ultimi anni il punto di riferimento della comunità alla Casa Bianca e un referente-chiave per i negoziatori israeliani e palestinesi, come sottolinea il Jerusalem Post nell'edizione online.

(TMNews, 10 marzo 2011)

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Egitto: perdura la sospensione di gas a Israele

La protratta sospensione delle forniture di gas egiziane a Israele potrebbe durare ancora a lungo. Il nuovo ministro dell'Energia cairota, Abdullah Ghorab, starebbe valutando la possibilità di rimettere in causa gli accordi siglati con i vicini israeliani nel 2008.
Una doccia fredda che arriva proprio mentre riprendono i rapporti diplomatici tra i due Paesi, congelati durante i recenti disordini che hanno portato alla caduta di Hosni Mubarak. «Gli accordi firmati dalla precedente amministrazione - ha spiegato il ministro al giornale kuwaitiano al-Qabas - comprendono anche i meccanismi che permettono di vendere carburante a Israele. Emendare questi accordi - ha aggiunto sibillino - non è un processo complicato». Certo, ha proseguito Ghorab, «la vendita di gas è regolata da documenti siglati con partner stranieri da tutto il mondo, e spero che la cooperazione con loro continui». Ma questa parziale rassicurazione non è bastata a calmare i timori degli israeliani: e oggi diversi giornali locali sottolineano che il responsabile della politica energetica del Cairo non ha dichiarato esplicitamente se questa «speranza» riguardi anche lo Stato ebraico. La paura che sta prendendo corpo a Tel Aviv e a Gerusalemme è che dietro all'interruzione delle importazioni di gas dall'Egitto - ferme dallo scorso 5 febbraio, in seguito a un'esplosione che ha danneggiato il gasdotto nel Sinai, e il cui ripristino continua a slittare di settimana in settimana - vi sia una precisa scelta politica. Qualcuno lo interpreta come il primo sintomo di un più generale raffreddamento dei rapporti bilaterali legato alla nuova realtà politica egiziana. Nel frattempo, le autorità egiziane continuano a indagare sulla fondatezza delle accuse rivolte al precedente ministro dell'Energia, Samah Fahmy, che secondo i detrattori avrebbe accettato di vendere gas a Israele (e anche a sei nazioni europee) a un prezzo troppo basso. «Il costo che ha contrattato ha fatto perdere all'Egitto oltre 500 milioni di dollari», sostengono in molti. Fahmy, da parte sua, si difende dagli attacchi sostenendo di essersi limitato ad eseguire ordini dell'ex presidente.

(FocusMo, 10 marzo 2011)

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SIA-SSB: Avvia un nuovo sistema di pagamenti in Palestina

ROMA, 10 mar - La Palestine Monetary Authority (PMA) ha avviato con successo la nuova infrastruttura tecnologica per i pagamenti interbancari, realizzata dal Gruppo SIA-SSB, attraverso la controllata Perago. Nel corso dei primi quattro mesi, il sistema ha processato la totalita' delle transazioni per un controvalore complessivo di 14.4 miliardi di dollari, pari al 216% del Pil palestinese.
Grazie alle innovative funzionalita' multi-currency, la piattaforma e' la prima a livello globale in grado di gestire contemporaneamente le quattro diverse valute oggi legalmente riconosciute in Palestina: Euro, Dollaro statunitense, Shekel israeliano e Dinaro giordano.
Inoltre, l'architettura del nuovo sistema include gia' tutte le funzionalita' per la gestione della valuta domestica, anche se attualmente non abilitate, in attesa della costituzione di uno Stato della Palestina indipendente che portera' la PMA a diventare a pieno titolo una banca centrale. Si tratta della prima implementazione al mondo di una soluzione di mercato capace di gestire il regolamento sia dei pagamenti interbancari all'ingrosso, sia di quelli al dettaglio, tramite il sistema RTGS (Real-Time Gross Settlement), con funzionalita' integrate di compensazione dei pagamenti retail; una soluzione prevista dal World Bank's Payment Systems Development Group e implementata da Perago (Gruppo SIA-SSB) per la Palestina.
''Il progetto avviato per la Palestine Monetary Authority dalla controllata Perago rappresenta per noi un particolare e duplice motivo d'orgoglio'' - ha dichiarato Massimo Arrighetti, amministratore delegato di SIA-SSB.- ''Da una parte, il Gruppo conferma infatti la propria eccellenza tecnologica anche per le Istituzioni Centrali con un sistema unico al mondo che consente la gestione di pagamenti multi-valuta. Dall'altra, estende ulteriormente la propria presenza in ambito internazionale, in linea con la strategia di crescita delineata dal nuovo piano industriale 2011-2013 che punta al consolidamento del ruolo di SIA-SSB quale provider tecnologico di riferimento sul mercato''.
''La creazione di un nuovo sistema interbancario dei pagamenti rientra nell'obiettivo della PMA di diventare una vera e propria banca centrale e rappresenta uno dei pilastri fondamentali per lo sviluppo delle procedure di scambio nell'economia palestinese'', afferma Jihad Alwazir, governatore della Palestine Monetary Authority. ''Disporre di un'infrastruttura finanziaria sicura e moderna garantisce l'efficienza nei processi di clearing e settlement dei pagamenti all'interno del sistema bancario in Palestina, e contribuisce a incoraggiare ulteriormente lo sviluppo dell'industria dei servizi finanziari, a beneficio dell'economia palestinese''.

(ASCA, 10 marzo 2011)

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Gaza city, prima donna ministro nel governo di Hamas

GAZA CITY, 10 mar - Rimpasto di governo a Gaza, dove Hamas ha nominato per la prima volta un ministro donna.
Il leader Ismail Haniya ha lasciato praticamente immutati i 15 ministri del gabinetto, senza introdurre elementi di altri gruppi politici palestinesi, ma ha istituito un Ministero delle Donne, che sara' guidato da Jamila al-Shanti, prima donna a essere nominata come rappresentante politico dal gruppo islamico. Il capo del governo ha quindi nominato Mohammed Awad come ministro degli Esteri, un incarico che era vacante dal 2007.
Il governo di Hamas e' largamente non riconosciuto a livello internazionale e il suo controllo non si estende oltre la Striscia di Gaza.

(ASCA, 10 marzo 2011)

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Il piccolo mondo ebraico di via Farini a Firenze

di Gaia Grassi

FIRENZE - In via Farini c'è la Sinagoga, c'è il ristorante che serve piatti casher (Kosher, secondo la tradizione Yiddish) e, dallo scorso gennaio, ha aperto anche l'asilo nido "Gam Gam", all'interno del centro che ospita la sede della Comunità Ebraica.
LA COLLETTIVITA'. Nel giro di un isolato, quindi, si svolgono alcune delle attività più rappresentative di questa collettività, ricca di antiche tradizioni evocate dal prezioso ricamo della cancellata del Tempio Maggiore Israelitico, la cui struttura, realizzata in stile moresco, è coronata dalla cupola color verde mare che caratterizza il panorama della città dalla fine del XIX secolo. Il profumo dei cibi diffuso dalla cucina di "Rut's" è un altro aspetto tipico della zona: esotiche e invitanti, le pietanze casher sono scelte e cucinate secondo il rispetto di regole molto articolate, come previsto dalla Torah, per garantire l'adeguatezza del cibo che deve essere consumato dagli ebrei (casherut significa infatti "adeguatezza"), ma per gli osservanti di altre confessioni che non devono rispettare particolari regole alimentari casher diventa sinonimo di qualità e freschezza. Questi prodotti sono, poi, gli stessi utilizzati per preparare il pranzo dei bambini che frequentano il nuovo asilo nido - naturalmente nel pieno rispetto delle tabelle previste dall'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione.
L'ASILO. Il nuovo servizio offerto dal "Gam Gam" nasce per volontà del Consiglio della Comunità ebraica di Firenze, con lo scopo di ovviare al periodo di crisi demografica e identitaria che l'etnia sta attraversando. Per questo l'inaugurazione è avvenuta nel pieno della Chanukkah, la festa che simboleggia tanto il trionfo della luce sull'oscurità quanto la volontà del popolo ebraico di sopravvivere. Daniela Misul, vicepresidente della Comunità, spiega a Il Reporter: "A Firenze gli ebrei sono circa 900, così abbiamo pensato che investire sui bambini potesse rappresentare una risorsa concreta per la nostra Comunità. L'apertura dell'asilo - aggiunge - è una vittoria che dà la possibilità di mantenere i più piccoli a contatto con le tradizioni del loro popolo".
ISCRIZIONI. Ma le iscrizioni sono aperte anche ai bambini di tutte le confessioni i cui genitori vogliono far conoscere una realtà diversa. Il nido può ospitare al massimo 14 membri, di età compresa tra i 12 mesi e i tre anni. Lo spazio a loro riservato è una grande stanza, molto allegra e colorata, dotata di vari giochi, lettini per il riposo pomeridiano e un tavolo per colorare che, all'occorrenza, diventa una mensa imbandita dalle maestre. Da fare invidia anche ai grandi è il giardino dedicato ai bimbi, posto nel retro della Sinagoga, in cui sono sistemati scivoli e altalene dove passare qualche ora durante la bella stagione.

(il Reporter.it, 10 marzo 2011)

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La Palestina fa festa. Ma vince la Thailandia

Prima partita ufficiale in casa per la nazionale araba dalla nascita dello stato d'Israele, nel 1948. Ma la formazione asiatica si impone ai rigori e supera il primo turno delle qualificazioni per Londra 2012

AL RAM (Cisgiordania) - Esordio in casa con sconfitta per la nazionale palestinese di calcio, oggi, al primo incontro ufficiale in campo amico, valevole per le qualificazioni al torneo olimpico di Londra 2012. Nello stadio 'Faisal Husseini' di Al Ram, in Cisgiordania (Territori palestinesi), a prevalere è stata infatti la modesta Thailandia, che si è imposta per 1-0 dopo i tempi regolamentari e supplementari (risultato invertito rispetto all'andata di Bangkok), ma si è dimostrata più fredda ai calci di rigore e quindi ha superato il primo turno di qualificazione.
A fare la differenza è stato alla fine un solo penalty, cosa che tuttavia non ha impedito al pubblico presente - ai limiti della capienza del piccolo stadio - di fare comunque festa per un evento inedito e storico, seguito a decenni di 'esilio' sportivo in campo neutro. Quella di oggi è stata infatti la prima partita ufficiale disputata in campo amico da una rappresentativa palestinese di calcio (o di qualsiasi altro sport a squadre) dalla nascita dello Stato d'Israele, nel 1948.

(la Repubblica, 9 marzo 2011)


Il gol dei padroni di casa


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La Cina scommette su Israele come partner nella ricerca e innovazione tecnologica

Durante la sua visita di questa settimana nello Stato ebraico, il ministro del Commercio di Pechino, Chen Deming, ha firmato un memorandum d'intesa per promuovere il business e la cooperazione tra l'Istituto israeliano per l'esportazione e l'Istituto cinese per lo sviluppo del commercio.
I media locali hanno commentato la firma, celebrata con una importante cerimonia, come una pietra miliare nelle relazioni economiche tra i due Paesi, sempre più intense negli ultimi anni. Secondo dati forniti dall'Istituto per l'esportazione, il commercio con la Cina ha raggiunto nel 2010 un volume di 6.8 miliardi di dollari: ovvero, il 49 per cento in più rispetto al 2009. Oggi il Paese asiatico è il secondo partner commerciale di Tel Aviv: e per il futuro si prospettano ulteriori, significativi margini di crescita. Il risultato è notevole, soprattutto se si tiene conto del fatto che le relazioni diplomatiche ufficiali tra le due nazioni sono iniziate solo nel 1992, e che ancora lo scorso anno ci sono state tensioni dovute al supporto cinese in sede Onu di una risoluzione di condanna contro gli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Durante il suo discorso a Gerusalemme, del resto, Deming è stato chiaro: l'Eldorado dello start-up (Israele) è considerato da Pechino un partner che potrà collaborare efficientemente con la superpotenza asiatica. Le monete di scambio sono già sul tavolo: dall'Oriente verranno i capitali e un mercato vastissimo per i prodotti israeliani, mentre Israele metterà sul piatto il proprio know-how e la propria capacità d'innovazione.

(FocusMo, 9 marzo 2011)

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Jewbox radio è online

di Rossella Tercatin

MILANO - Uno, due, tre in onda. Dopo due settimane di rodaggio trasmettendo solo musica, è partita la programmazione a pieno regime di Jewbox, la prima web radio ebraica italiana, con una diretta speciale condotta da Roberto Zadik.
Il progetto ci ha impiegato parecchio a scaldare i motori. Due anni, da quando al segretario generale della Comunità ebraica di Milano Alfonso Sassun e all'allora presidente Leone Soued, Alberto Hazan, fondatore di Radio 105, propose di donare una web radio. Divenuta poi anche un'idea meritevole di essere finanziata dalla Commissione otto per mille dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Negli ultimi mesi, tra lavori di ristrutturazione per trasformare un'aula della scuola in sala di registrazione, installazione delle apparecchiature fornite da 105, formazione dei tecnici, ricerca di idee e soprattutto di persone pronte a mettersi in gioco, la preparazione del lancio di JewBoxRadio, il grande "contenitore di ebrei", è entrata nel vivo. Il risultato, ora a portata di click, è una web radio che "forse è partita come un fuoco a carbonella, ma che oggi ha il propellente per arrivare fino alla luna" ha sottolineato il presidente della Comunità Roberto Jarach.
Sicuramente l'entusiasmo è già alle stelle, e non soltanto quello dei "fab five", Ruben Gorjan, direttore organizzativo, Joseph Menda, direttore artistico, Jonathan Mele, direttore tecnico, Davide Rosenholz direttore musicale e Judith Sisa, direttore comunicazione, che rappresentano il cuore pulsante di Jewbox insieme ai consiglieri Gad Lazarov e Simone Mortara. Il progetto ha infatti coinvolto quasi un centinaio di persone, e si candida a diventare forse quel nuovo "centro giovanile" e polo di aggregazione tanto sospirato dalla Comunità ebraica di Milano, come ha evidenziato anche il rabbino capo Alfonso Arbib nell'augurare un grande mazal tov a Jewbox.
Così, dopo settimane di registrazioni e accattivanti presentazioni su jewbox.it, la prima puntata del primo programma è andata in onda: Prozadik, dedicato al mondo della musica targato jewish nella maniera più insospettata, ha svelato i segreti del cantautore e chitarrista Lou Reed.
Questo tuttavia è solo l'inizio, perché come ha voluto spiegare Joseph Menda ringraziando i rappresentanti di Radio 105, "abbiamo ricevuto molto più che una radio, perché parlare di radio normalmente significa ascoltarla rimanendo passivi, noi invece abbiamo la grande possibilità di fare radio, e alle spalle un'intera comunità da coinvolgere".
"Tutti possiamo fare spettacolo, e lo faremo - ha concluso Simone Mortara, citando quello che è ormai diventato il motto di Jewbox - per noi stessi, per scoprirci, per migliorarci e quindi essere pronti a raccontare al mondo chi siamo".

(Notiziario Ucei, 9 marzo 2011)

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Israele sollecita nuovi aiuti militari dagli Usa

Israele potrebbe richiedere altri 20 miliardi in aiuti militari dagli Stati Uniti, alla luce dei mutamenti in atto nel mondo arabo: questa la richiesta avanzata dal ministro della difesa israeliano Ehud Barak in una intervista al Wall Street Journal del 7 marzo.
Il ministro israeliano, una delle figure più eminenti della classe dirigente dello Stato ebraico, ha affermato che i cambiamenti nella regione "vanno nella direzione giusta" e che Israele non ha nulla da temere dal "movimento delle società arabe verso la modernità". Resta tuttavia il pericolo che Iran e Siria potrebbero non essere toccati da questa tendenza.
Inoltre, Barak ha sottolineato che alti funzionari egiziani gli hanno detto che il nuovo governo egiziano potrebbe mutare il suo atteggiamento nei confronti dello Stato ebraico se non venissero fatti seri tentativi di arrivare ad un accordo con i Palestinesi.
Anche per tali ragioni, nonostante non vi siano immediate minacce alla sua sicurezza, Barak ha dichiarato nell'intervista: "la questione dell'aiuto militare qualitativo [un termine con cui si intende la fornitura di armamenti di ultima generazione, N.d.A.] a Israele diventa ancor più essenziale per noi, e io credo che lo sia altrettanto per gli Stati Uniti. Potrebbe essere saggio investire altri 20 miliardi di dollari per incrementare la sicurezza di Israele per almeno la prossima generazione" aggiungendo: "un forte, responsabile Israele potrebbe diventare un elemento di stabilità in una regione così turbolenta".
Barak ha proposto una ripresa dei negoziati sulla base di uno stato palestinese provvisorio, vale a dire con frontiere temporanee, idea sempre respinta dai Palestinesi, affermando che un accordo più completo potrebbe seguire poi a breve distanza di tempo. In tal modo, sia Israele che l'eventuale Stato palestinese rimarrebbero gli unici Stati al mondo privi di frontiere chiaramente delimitate internazionalmente.

(clarissa.it, 9 marzo 2011)

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Egitto: Moussa, se presidente manterrò il trattato con Israele

TEL AVIV - Il segretario uscente della Lega araba e candidato alla presidenza dell'Egitto, Amr Moussa, ha assicurato che manterra' il trattato di pace con Israele nel caso fosse eletto come successore di Hosni Mubarak. "Come egiziani abbiamo la responsabilita' di gettare le basi della pace. Non possiamo ricostruire l'Egitto adottando una politica estera avventurosa", ha affermato Moussa secondo quanto riferito dal Jerusalem Post .

(AGI, 9 marzo 2011)

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L'UNRWA nega di aver patrocinato l'evento sportivo Wafa Idris

Un centro giovanile affiliato a Fatah, nel campo rifugiati di Ama'ari a sud di Ramallah, ha annunciato un evento sportivo, chiamandolo Wafa Idris, dal nome di un'attentatrice suicida palestinese. Nell'annunciare l'evento, il centro giovanile ha usato l'acronimo dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione, ma non il suo logo. Secondo l'UNRWA, l'organizzazione internazionale non avrebbe invece alcun collegamento con il centro giovanile ed il torneo.
Idris è stata la prima donna palestinese a portare a termine un attentato dinamitardo. Nell'attacco, avvenuto il 27 Gennaio 2002 nei pressi di un negozio di scarpe nella capitale Jaffa Road, è stato ucciso un uomo di 81 anni e 150 persone sono rimaste ferite. Successivamente l'attentato è stato rivendicato dalle Brigate dei Martiri di Aksa, il braccio armato di Fatah. Il portavoce di UNRWA ha subito negato la dichiarazione diffusa, sottolineando che la Palestinian Media Watch avrebbe dovuto notare l'assenza del logo sul volantino che promuoveva l'evento. "L'autore del flyer ha stampato l'acronimo senza l'approvazione dell'UNRWA, e l'assenza del logo lo testimonia" ha riferito alla stampa Chris Gunness." LA Palestinian media watch dovre verificare le notizie prima di pubblicarle. E' già la seconda volta che il palinsesto ha rilasciato notizie false e diffamanti l'UNRWA" ha inoltre aggiunto Gunness. Itamar Marcus, direttore della PMW ha invece detto: "l'Autorità Palestinese ha spesso glorificato i terroristi, presentandoli come degli esempi per i bambini. Noi crediamo che sia importante che l'UNRWA, già coinvolta in molti ambiti della vita palestinese, assuma un ruolo attivo anche nella lotta alla cultura dell'odio e del terrore".

(FocusMo, 9 marzo 2011)

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Il Mossad scende in campo al fianco degli insorti

di Dimitri Buffa

Nel giorno della "trattativa" tra Gheddafi e gli insorti per un'uscita più o meno onorevole del Colonnello per antonomasia, viene fuori la notizia che il Mossad israeliano avrebbe già mandato i suoi primi uomini tra i ribelli di Bengasi. Un po' per monitorare le fughe in avanti islamiste, un po' per rendersi conto della situazione, un po' per dare una mano.
La decisione sarebbe stata presa da Benjamin Nethanyahu e dal nuovo capo del Mossad, Tamir Pardo, subito dopo una lunga telefonata con il presidente Usa Barack Obama e il suo staff di intelligence. D'altronde la Circenaica sembra oggi quello che alla fine della seconda guerra mondiale poteva sembrare l'Arabia Saudita, in cui si decideva come spartirsi le concessioni del petrolio saudita tra le sette sorelle americane e gli inglesi. E quindi a Bengasi tra spioni europei, americani e adesso anche israeliani, sembra di trovarsi in un milieu tipo quello del film "Casablanca".
Israele teme che se non si risolverà al più presto la questione libica, tutto il Nord Africa potrebbe diventare terra di conquista degli islamisti e dei terroristi. E al momento non esiste una deterrenza militare credibile. Queste cose preoccupano anche il neo insediato premier tunisino che nei giorni scorsi ha tenuto una riunione riservatissima a Djerba cui avrebbero partecipato persone dell'intelligence locale e di quella europea.
In pratica, anche per non ripetere gli errori del passato con Saddam Hussein, il mondo intero sta cercando di capire quale debba essere il destino di Gheddafi, al di là del fatto che la guerra con gli insorti sembra avere preso una piega a lui nettamente favorevole. Ma che il cacicco di Tripoli possa restare al proprio posto come se niente fosse, lo esclude persino lui dato che da due giorni sta trattando con le diplomazie occidentali la propria uscita di scena.
Israele teme che da tutto questo caos del Nord Africa nei tempi medio lunghi si possa avvantaggiare solo l'Iran. E preoccupa la risposta confusa dell'Unione europea dove prevale il "tutti contro tutti" e l"ognuno per sé e Gheddafi per tutti". Infatti la tentazione delle trattative separate non è un mistero né per la diplomazia italiana né per quella francese e la cosa preoccupa l'Inghilterra ma anche la cancelliera tedesca Angela Merkel.
Se solo a fine 2010 un rapporto riservato dell' "Economist Intelligence Unit", nel suo "Country Report", descriveva la situazione politica in Libia, come "prossima a un cambio di regime pilotato verso Saif al Islam", con il Colonnello "lanciato verso cariche onorifiche pan africane", il vero dramma è che i servizi di sicurezza veri e propri ancora non hanno nulla da dire.
Di questo fra l'altro si era parlato giorni orsono in una riunione dell' "Aspen institute", in cui si era fatto il punto sulla nuova legge per i servizi di sicurezza in Italia. Simposio cui aveva partecipato, oltre a Gianni Letta e al capo del Dis Gianni De Gennaro, anche il presidente del Copasir Massimo D'Alema.
Il primo interrogativo cui nessuno è riuscito a rispondere è come abbia potuto verificarsi un sommovimento pari a quello che ha investito la sponda meridionale del Mediterraneo senza che nessun avvertimento lasciasse prevedere ciò che stava per accadere. Meglio: senza che uno straccio di informatore (profumatamente pagato) in loco avvertisse i nostri servizi, delegati da quelli europei quantomeno a sovrintendere la zona libica.
Il risultato è che, a quasi tre mesi da quando il 17 dicembre 2010 un giovane venditore ambulante tunisino, Mohamed Buazizi, si era dato fuoco per protesta contro i gendarmi che gli chiedevano il pizzo, incendiando con il proprio sacrificio tutta la prateria del Maghreb e innescando i rivolgimenti che avrebbero investito il mondo arabo dal Marocco al Golfo Persico con gli epicentri più dirompenti proprio in Tunisia, in Egitto e, infine, in Libia, ancora nessuno riesce a dirci chi stia prevalendo, chi conduca il gioco, quali previsioni sia possibile azzardare.
E se il 3 febbraio davantiii al Copasir con la famosa frase "in Libia nessun pericolo" è stato il generale dell'Aise Adriano Santini a metterci e a perderci la faccia, non è che i leggendari Sdece francese e MI6 britannico abbiano saputo fare di meglio.

(l'Opinione, 9 marzo 2011)

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Circoncisione ebraica e legislazioni democratiche

di Alfredo Mordechai Rabelo

È di questi giorni la notizia del dibattito apertosi in Germania attorno al tema della circoncisione, che, ci si accorge oggi, sarebbe in contrasto con la legge che vieta l'imposizione di mutilazioni di organi. Tralasciando i commenti riguardo al luogo d'origine di queste polemiche, che aggiungono elementi di inquietudine per la coscienza ebraica, il tema solleva macroscopici problemi, che, come sempre, le contingenze storiche spingono a riproporre, ma che riguardano logiche comuni a tutte le epoche. Dovendo schematizzare, indicherei tre nodi su cui mi sembra imprescindibile riflettere, sia in quanto ebreo, che in quanto cittadino di un Paese che si inserisce nel solco delle democrazie occidentali.
1. Il rapporto fra identità ebraica e ritualità. In sostanza, se il modello di vita ebraico debba riassumersi nell'halakha, o se si debba pensare ad un'"eccedenza" rispetto al rito.
2. Il rapporto fra ebraismo e mondo circostante: quanto il primo possa adattare i propri usi e costumi senza correre gli speculari rischi dell'assimilazionismo e del settarismo.
3. La forma stessa di un sistema democratico, che vive nell'ossimoro di dover far rispettare i diritti civili senza contrastare le libertà di culto. Contraddizione che si presenta, non da oggi (si pensi al problema della trasfusione di sangue per i Testimoni di Geova) in tutte le legislazioni democratiche. Punti che lambiscono il dibattito che si è aperto su queste stesse pagine negli ultimi giorni, che non stupisce avvenga proprio nelle più moderne democrazie: ancora una volta emerge il vincolo fra il progetto universalistico inaugurato dalla stessa cultura ebraica, che riconosce pari dignità a tutti gli individui, e il modello occidentale che da lì si è sviluppato, con l'integrazione della cultura greca, latina e cristiana. Quello stesso progetto che ha spesso spinto gli israeliti a sopprimere l'ebreo in loro per sacrificarlo sull'altare di un sempre più astratto universalismo. Dobbiamo forse, ebrei e non, elaborare nuove forme universalistiche capaci di conciliare le differenze culturali con i diritti di tutti? Soluzione che, a mio modo di vedere, non può essere trovata su di un piano teorico, ma concretizzata su quello storico, che ha il pregio di misurarsi con gli attori in gioco nel proprio tempo.

(Notiziario Ucei, 9 marzo 2011)

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Tour della Città Ebraica di Praga

di Jon France

Praga vanta una lunga ed affascinante storia ebraica, da scoprire trascorrendo un pomeriggio o un'intera giornata al Museo ebraico, che include i siti storici più significativi del Quartiere Ebraico di Praga.
Questo museo offre una delle collezioni di oggetti d'arte ebraica più vaste al mondo, con un totale di 40,000 opere e 100,000 libri, che ne fanno un'attrazione imperdibile della città.
L'ingresso al museo costa 300csk per gli adulti e 200csk per i bambini e consente di visitare le mostre principali, nonché i monumenti ebraici più importanti di Praga:

- Il Quartiere Ebraico
  L'area della città che ospita il museo e si raggiunge comodamente con la Linea A della metropolitana. Conosciuto anche come Josefov, il Quartiere Ebraico risale al XIII secolo, quando gli ebrei furono costretti a lasciare le loro case e a vivere in un'area ben delimitata. Date le limitazioni alla libera circolazione, molte persone furono costrette a restare a lungo nel quartiere. Nel corso degli anni il Quartiere Ebraico ha subito diversi risanamenti, l'ultimo avvenuto tra il 1893 e il 1913. L'area include i monumenti ebraici più famosi d'Europa.

- Il Vecchio cimitero ebraico
  Costruito nella prima metà del XV secolo, il vecchio cimitero ebraico ospita circa 12,000 tombe, anche se il numero delle persone sepolte sembra essere di gran lunga superiore, poiché è possibile che più tombe siano costruite l'una sull'altra. La personalità più importante sepolta nel cimitero è il famoso Rabbi Loew, morto nel 1609.

- La sinagoga Klausen
  Situata all'ingresso del vecchio cimitero ebraico, la sinagoga Klausen nacque come un piccolo complesso, composto da tre edifici, e fu costruita in onore dell'Imperatore Massimiliano, che visitò il ghetto nel 1573. Distrutta da un incendio nel 1689, la sinagoga fu ricostruita e poi restaurata nel 1880. Si trattava della sinagoga più grande del getto.

- La sinagoga Pinkas
  Eretta nel 1535, la sinagoga Pinkas fu trasformata in un memoriale dopo la II Guerra Mondiale. Nel 1968 i lavori di ristrutturazione portarono alla luce un'antica fonte e una vasca cerimoniale, ma il governo comunista dell'epoca decise di non proseguire con gli scavi. La ristrutturazione fu completata nel 1990 e il memoriale oggi riporta i nomi delle 80,000 vittime del nazismo, originarie della Boemia e della Moravia.

- La sinagoga Spagnola
  Costruita nel 1868, lo stile moresco della sinagoga spagnola fu ideato da Vojt?ch Ignàtz Ullmann. La sinagoga è caratterizzata da gallerie disposte su tre delle pareti interne e da un'ampia cupola centrale, nonché da splendide decorazioni arabe. Uno dei motivi ornamentali celebra Franti?ek ?kroup, il compositore dell'inno nazionale ceco, che fu organista della sinagoga dal 1836 al 1845.

- La sinagoga Maisel
  Edificata tra il 1590 e il 1592 da Mordechai Maisel, il sindaco della Città Ebraica di Praga, la sinagoga Maisel fu seriamente danneggiata da un incendio nel 1689. Successivamente fu restaurata in stile barocco, per poi essere ricostruita in stile gotico tra il 1893 e il 1905. Oggi la sinagoga Maisel è il fiore all'occhiello del Quartiere Ebraico.

(veneretravel, 9 marzo 2011)

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Maturità in Israele, studenti alle prese con Dante

TEL AVIV, 8 mar. - Dante fa capolino nelle scuole israeliane fra le materie del 'bagrut', l'esame di maturita': da quest'anno, infatti, gli studenti degli istituti superiori dello stato ebraico potranno per la prima volta inserire la lingua e la cultura italiana tra le materie da discutere all'esame. Una piccola "rivoluzione", che sancisce finalmente l'ingresso della lingua italiana tra le materie ufficialmente riconosciute dalla scuola israeliana, dopo il grande successo dei corsi sperimentali organizzati dall'Istituto italiano di cultura di Tel Aviv a partire dal 2006. Finora una cinquantina di allievi hanno gia' presentato domanda per sostenere l'esame di italiano ma, assicura Simonetta Della Seta, addetto culturale dell'Ambasciata italiana a Tel Aviv e membro della commissione coordinatrice del progetto, da qui alla scadenza dei termini potrebbero essere molti di piu'. (AGI)

(AGI, 8 marzo 2011)

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Israele: aumentano i salari

Crescono i salari in Israele. Secondo l'Ufficio centrale delle statistiche, nel 2010 nelle buste paga di fine mese gli israeliani hanno ricevuto in media il 3.7 per cento in più rispetto al 2009.
Non solo: nello stesso periodo, anche il numero degli stipendiati ha fatto registrare un incremento, sempre del 3.7 per cento circa, raggiungendo il numero di 2.92 milioni di persone. Alcuni salari, poi, sono aumentati più di altri: si tratta di quelli che rientrano nella fascia media, i quali hanno totalizzato un + 5.1 per cento. I dipendenti più soddisfatti sono quelli della Israel Electric Corporation (Iec) e della Mekorot, compagnia nazionale dell'acqua: i compensi che queste due aziende hanno pagato ai loro impiegati sono stati, in proporzione, quelli con il maggiore incremento.

(FocusMo, 8 marzo 2011)

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Egitto: il nuovo governo parla alla piazza e a Israele


L'Egitto epura gli uomini di Mubarak e conferma l'amicizia a Israele.
E' nel segno delle rassicurazioni alla piazza e allo Stato Ebraico, che il nuovo governo di Essam Sharaf ha prestato giuramento, davanti al capo del consiglio supremo delle forze armate.
L'avvicendamento alla guida di ministeri chiave come interni, giustizia ed esteri sembra raccogliere il consenso degli egiziani. A convincere è soprattutto l'allontanamento di uomini considerati compromessi con il vecchio regime.
"La rivoluzione del 25 gennaio - dice un residente - ha dato vita a una nuova realtà sociale. Sono certo che il nuovo governo aderirà ai valori di questa rivoluzione".
Fiducia che al Cairo viene ribadita da numerosi altri cittadini. "Ritengo che il nuovo governo sia buono e onesto - dice uno di loro -. Dovremmo dargli una possibilità e porre fine alle manifestazioni".
Il premier Sharaf ha subito ribadito il rispetto del trattato di pace con Israele. Messaggio sottolineato affidando gli esteri a un fedelissimo dello Stato Ebraico, già presente agli accordi di Camp David.
Sul tavolo del nuovo governo, che si riunirà già nei prossimi giorni, anche lo scottante dossier della sicurezza. Appena domenica, scontri e violenze avevano segnato l'ennesima manifestazione indetta al Cairo, per invocare la riforma di un apparato di polizia da molti considerato corrotto.

(euronews, 8 marzo 2011)

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Barak: Israele chiederà 20 mld Usd di aiuti Usa per difesa

Ogni anno Washington garantisce 3 miliardi di dollari

ROMA, 8 mar. - Israel incrementerà la spesa militare e potrebbe chiedere ulteriori 20 miliardi di dollari agli Stati Uniti per potenziare la sua difesa contro potenziali nuove minacce derivanti dal nuovo assetto del mondo arabo. E' quanto ha dichiarato, in un'intervista al Wall Street Journal, il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, sottolineando tuttavia che Israele non dovrebbe temere i cambiamenti in atto nella regione nè aver paura di fare concessioni coraggiose per rilanciare il processo di pace con i palestinesi.
"E' un terremoto di portata storica... un movimento nella giusta direzione - ha dichiarato Barak riferendosi alle manifestazioni in atto nel mondo arabo - è un movimento delle società arabe verso la modernità". A breve termine, Israele teme che la nuova leadership egiziana non tenga fede al trattato di pace siglato nel 1979 e che Iran e Siria non risentano di questa scossa di modernità. Ma a lungo termine, "per Israele diventa sempre più cruciale la questione degli aiuti militari", ha aggiunto. "Potrebbe essere prudente investire altri 20 miliardi per rafforzare la sicurezza di Israele per la prossima generazione. Uno Stato di Israele forte e responsabile può diventare un fattore di stabilizzazione in una regione così turbolenta", ha dichiarato.
Stando a quanto precisato da analisti, Israele spende circa il 9% della sua ricchezza nazionale nel settore della Difesa, pari a circa 17 miliardi di dollari l'anno, di cui tre garantiti dagli Stati Uniti.

(TMNews, 8 marzo 2011)

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Israel Festival, edizione straordinaria con jazz, teatro e balletto

ROMA - È più che straordinario quest'anno l'"Israel Festival". Artisti da tutto il mondo per celebrare il giubileo dell'Israel Festival. L'Israel Festival Jerusalem che ebbe inizio nel 1961 a Cesarea con una modesta serie di concerti di musica classica, è diventato ormai non solo uno dei più importanti eventi culturali in Israele, ma anche un festival di fama internazionale. Un ricco programma di spettacoli di alto livello artistico sarà dedicato alla celebrazione del giubileo del Festival. Per ben tre settimane, dal 23 maggio al 18 giugno, si susseguiranno rappresentazioni teatrali, balletti, concerti jazz, musica classica, musica israeliana e da tutto il mondo, con interpreti internazionali ed israeliani.
Al Festival verranno eseguite 12 première create da artisti israeliani, come le opere realizzate dal direttore creativo della Batsheva Dance Company, Ohad Naharin, e dal Clipa Theater d'avanguardia, e gli altri spettacoli provenienti da 18 paesi, come il Cile, la Giorgia e il Giappone.
Gli eventi di maggior spicco del Festival sono i seguenti: la serata inaugurale vedrà la rappresentazione di Fields di Ohad Naharin; il recital di Dame Kiri de Kanawa; la rappresentazione del Clipa Theater "Un'immagine che si apre nel buio"; i 3 balletti della Merce Cunningham Company; l' Amleto di Shakespeare interpretato dai membri del Teatro Berlin's Schaubùhne; la proiezione del film russo Zio Vanya di Cecov, interpretato dalla star televisiva Sergey Makovetsky; i balletti del Danish Dance Theater che presenteranno la première mondiale Love Songs.
Il repertorio musicale del Festival è arricchito dalla partecipazione di numerosi musicisti internazionali:
il coreografo Nimrod Fried e il compositore Israel Breit presenteranno la première di La
il virtuoso clavicembalo Aapo Hakkinnen suonerà musiche di Bach, Vivaldi e Legeti
il Quartetto Hagen festeggerà il suo 30o anniversario con musiche di Brahms, Haydn e Bartok
il pianista e compositore israeliano Gil Shohat accompagnato dal mezzosoprano Svetlana Sendler e dal tenore Guy Manheim, suonerà musiche di Chopin
il pianista russo Nicolay Petrov darà un recital con musiche di Strauss e Gershwin
il vincitore del 13o Concorso per Pianoforte A: Rubenstein, che si svolgerà durante il Festival, darà un concerto al YMCA di Gerusalemme
la rappresentazione "Out of Egypt - from Slavery to Freedom " sarà accompagnata da musiche di Handel, da due pezzi musicali di Yair Dallal eseguiti da un'orchestra Baroque, da cantanti di musica soul e da un coro di ragazzi.
La maggior parte degli eventi si svolgeranno all'interno e attorno del complesso del Teatro di Gerusalemme, mentre altre città come Holon, Dimona e luoghi storici come Tel Hai e Kfar Mordechai ospiteranno una serie di rappresentazioni.

www.israel-festival.org.il
www.goisrael.it

(Cinuew.it, 8 marzo 2011)

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Le Industrie aerospaziali israeliane potrebbero essere privatizzate

La compagnia statale - ammiraglia nel settore della difesa, uno dei campi d'eccellenza dello Stato ebraico - potrebbe esser venduta a privati, nell'ambito di una ristrutturazione di settore che comprenderebbe anche una fusione tra Iai e altre due imprese (statale una, parastatale l'altra): le Industrie militari israeliane e la Rafael Advanced Defence Systems.
Secondo il settimanale londinese The Economist, il promotore numero uno del piano di privatizzazione è il presidente dell'azienda aerospaziale, Yair Shamir, figlio dell'ex Primo ministro, Yitzhak Shamir. Al contrario, il ministero della Difesa e i sindacati non vedono di buon occhio la vendita di un'industria strategica per la protezione del Paese. Inoltre, nel 2009 la compagnia ha pagato al governo dividendi per 90 milioni di dollari. «Resta incerto se la privatizzazione ci sarà e quando sarà - commenta l'Economist -, ma per Shamir non potrà mai essere troppo presto». Nelle intenzioni di chi caldeggia l'operazione, trasformare queste industrie da statali a private porterebbe maggiore flessibilità per compiere acquisizioni e assicurerebbe una più ampia discrezione su come spendere il budget liquido per la ricerca e lo sviluppo. Shamir, raccontano le indiscrezioni, vorrebbe inizialmente mettere sul mercato il 30 per cento della compagnia e in seguito dare il 10 per cento sotto forma di stock options ai 16mila impiegati. Il presidente, del resto, non è nuovo a simili operazioni: è arrivato alle Industrie aerospaziali nel 2005, dopo aver guidato verso la privatizzazione El Al, linea aerea di bandiera israeliana. Quando ha accettato il lavoro presso Iai, ricordano oggi i giornali israeliani, lo ha fatto a condizione di poter essere libero di avviare anche questa compagnia sulla stessa strada.

(FocusMo, 8 marzo 2011)

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Gran Bretagna: pergamena di nozze ebraica in dono per William e Kate

GERUSALEMME, 7 mar. - Uno scrivano professionista israeliano sta apportando gli ultimi dettagli a una pergamena di nozze ebraica, la 'Ketubah', che intende inviare in regalo al principe William e alla futura sposa, Kate Middleton.
La Ketubah, contratto matrimoniale pensato come una assicurazione economica che si consegna alla sposa, riporta il 'Jerusalem Post, e' scritto e disegnato a mano e contiene anche un elenco di diritti e doveri della moglie nei confronti del marito. Nel matrimonio tradizionale ebraico la lettura della pergamena viene seguita dalla firma sul documento degli sposi e dei testimoni.
Mike Horton, ebreo di origini britanniche, vuole consegnare la pergamena giovedi' prossimo all'ambasciatore britannico in Israele e spiega che inserira' nel documento un testo basato sui principi di uguaglianza al posto dei passaggi "religiosi ebraici". Con il dono che ha preparato, infine, Horton non punta a essere invitato alle nozze. "Non sono quel genere di persona", afferma, ricordando che, poiche' il matrimonio reale del 29 aprile cade di venerdi', a quell'ora del mattino inizia la sua preparazione allo Shabbat, la festa del riposo, che inizia al tramonto.

(Adnkronos, 8 marzo 2011)

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A Gerusalemme va in scena l'apartheid degli asili israeliani

Nottetempo hanno tirato su una barriera di rete metallica alta due metri. Non al confine tra Stato ebraico e Cisgiordania. Ma in una via religiosa di Gerusalemme e per dividere i bambini che frequentano l'asilo nido "laico" da quello ultraortodosso. L'hanno fatto per compiacere i religiosi, l'ha approvato l'ufficio del sindaco Nir Barkat. Mentre gli altri adulti protestano per questa forma di apartheid tutta interna al Paese. E i bambini, un tempo amici e compagni di gioco, ora si guardano soltanto.
La notizia è stata resa pubblica dal sito "Walla", il portale più visitato del Paese. Nella notte tra giovedì e venerdì i funzionari del Comune hanno tirato su la rete. Venerdì mattina, quel muro metallico delimitava gli spazi dei due asili e toglieva la possibilità del contatto fisico tra i bambini.
Succede tutto in Kellner Street, nel quartiere Kiryat Yovel. L'asilo religioso "Albero della conoscenza" e quello "laico", "Pashosh", aperto a tutti, anche ad arabi, non comunicano più. «Come si fa a isolare i bambini in questo modo?», si sono chiesti i parenti "laici" quando, venerdì mattina, si sono accorti della rete. «Chiediamo al sindaco di trovare una soluzione diversa».
Esty, la mamma di un bambino di tre anni, ha promesso di manifestare - insieme ad altri genitori - ogni giorno alle 7,30 del mattino all'ingresso del "Pashosh". «Dobbiamo togliere tutti i muri», ha detto ai giornalisti.
La scelta - che molti addebitano al vicesindaco religioso Yitzhak Pindrus - scontenta anche qualche mamma ultraortodossa. «La mia bambina è rimasta scioccata da quella barriera. Sembra di stare in una gabbia per scimmie e non voglio che i piccoli crescano in questo modo». In generale, la maggioranza parla di un «pessimo messaggio per quanto riguarda la convivenza».
C'è anche qualche genitore - sempre religioso - che ha apprezzato la decisione. «Voglio che mia figlia cresca nella massima purezza spirituale e fisica», ha detto uno di loro. Il problema, secondo gli ultraortodossi, si porrebbe soprattutto d'estate quando - ricordano - molte madri «arrivano in abiti succinti e mostrano parti intime ai nostri piccoli».
Dal comune di Gerusalemme, per ora, tacciono. I lavoro di rinforzo della divisione continuano. Anche se dalla sede centrale qualcuno si giustifica ricordando che nella città «non c'è lo spazio fisico per accontentare le istanze di laici e religiosi».

(Falafel Cafè, 7 marzo 2011)

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La crisi non penalizza l'interscambio Italia-Israele

TEL AVIV, 7 mar. - Resta alto, nonostante la recessione economica, l'interscambio commerciale tra l'Italia e Israele: con una quota del 13,7% sul totale delle importazioni israeliane dai paesi Ue, infatti, l'Italia si conferma anche nel 2010 al quarto posto nella classifica dei maggiori fornitori dello stato israeliano, mentre resta all'ottavo posto nella classifica degli acquirenti, con una quota del 9,7% sulle esportazioni di Tel Aviv verso l'Europa. A trainare l'export verso Israele e' il settore delle macchine e degli apparecchi meccanici, seguito da quelli delle apparecchiature elettriche, combustibili e oli minerali. Oli e combustibili sono invece al primo posto tra i prodotti che l'Italia importa da Tel Aviv, seguiti da materie plastiche e macchine elettriche.

(AGI, 7 marzo 2011)

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Gaza, arrestati sei manifestanti pro-unificazione Hamas-Fatah

GAZA CITY, 7 mar. - La polizia di Hamas ha arrestato sei manifestanti che avevano inscenato una dimostrazione a Gaza City per chiedere la riunificazione tra il movimento islamista che governa la Striscia e l'Anp di al-Fatah che governa in Cisgiordania. Secondo un coordinatore del movimento per la riunificazione, gli arresti sono avvenuti durante una piccola protesta avvenuta davanti al quartier generale della Croce Rossa. Contemporaneamente, diverse centinaia di persone si erano radunate davanti all'universita' di Al-Azhar. La folla sventolava la bandiera palestinese e portava cartelli con su scritto "basta con le divisioni" ma si e' dispersa non appena e' arrivata la polizia. Gia' lunedi' scorso Hamas aveva bloccato una protesta simile organizzata nella Piazza del milite ignoto a Gaza City, affermando che si trattava di una manifestazione non autorizzata. La questione della riunificazione e' tuttavia assai sentita, specie tra i giovani palestinesi, come dimostrano le migliaia di adesioni ricevute dai gruppi che, su Facebook, chiedono la fine della rivalita' tra Hamas e al-Fatah.

(AGI, 7 marzo 2011)

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Egitto: Il nuovo Ministro degli Esteri sarà più duro con Israele

E più aperto verso Iran, Siria ed Hezbollah

Nabil Elaraby
ROMA, 7 mar. - L'Egitto ha un nuovo ministro degli Esteri pronto ad adottare con Israele una linea più dura di quella dell'esecutivo guidato dall'ex Presidente Hosni Mubarak. E' quanto scrive oggi il Washington Post, ricordando che il neo ministro, Nabil Elaraby, non ha mai nascosto le sue riserve su alcuni punti dell'accordo di pace firmato nel 1979 dall'Egitto di Anwar Sadat con Israele. Diplomatico di carriera, Elaraby ha conquistato popolarità tra i dimostranti per essersi unito alla protesta prima delle dimissioni di Mubarak.
Elaraby "non accetterà gli eccessi israeliani nei territori occupati", sottolinea al quotidiano Usa Mustapha Kamel al Sayyid, docente di sciente politiche all'Università del Cairo. "L'opinione pubblica egiziana è favorevole a un approccio meno morbido verso Israele e credo che lui condivida questa linea - ha aggiunto il docente - sarà molto difficile che lui faccia il genere di concessioni fatte da Hosni Mubarak a Israele". Secondo Sayyid, Elaraby potrebbe anche rivelarsi più disponibile a stabilire rapporti diplomatici con l'Iran, a migliorare le relazioni con la Siria e ad avviare un dialogo con il movimento sciita libanese degli Hezbollah.
Un altro volto nuovo del governo è il ministro dell'Interno, il generale Mansur al Issawi, chiamato ieri a guidare il dicastero finito negli ultimi giorni al centro di nuove proteste. I dimostranti egiziani chiedono infatti che venga smantellato il temuto corpo dei servizi di sicurezza dello stato, responsabile delle operazioni di antiterrorismo e di quelle di sorveglianza sull'opposizione politica, e accusato delle torture commesse durante il regime di Mubarak.

(TMNews, 7 marzo 2011)

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Hamas: una delegazione in Sudan e a Damasco

Una delegazione di Hamas ha lasciato la striscia di Gaza venerdi, diretta in Sudan e successivamente a Damasco per una serie d'incontri, finalizzati a negoziare lo scambio del prigioniero Gilad Shalit.
La delegazione a Damasco avrebbe discusso di una nuova proposta, effettuata dai mediatori tedeschi. Hamas ha dichiarato che progressi sono stati fatti e che il mediatore ha presentato nuove idee sia per Hamas, sia per Israele. Secondo il rapporto rilasciato, i rappresentanti avrebbero dovuto imbarcarsi un mese fa, ma la partenza è stata rinviata a causa della rivoluzione egiziana.

(FocusMo, 7 marzo 2011)

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Studiosi israeliani classificano i batteri in base all'intelligenza

Obiettivo: creare antibiotici più efficaci e pesticidi "verdi"

ROMA, 7 mar. - Calcolare l'intelligenza dei batteri per classificarli in base al loro quoziente intellettivo e sfruttare solo quelli più "dotati" per la ricerca: l'idea arriva dall'Università di Fisica e Astronomia di Tel Aviv, da cui emerge che, in questo modo, sarà possibile creare una nuova classe di antibiotici più efficaci di quelli attualmente esistenti e nuove tipologie di pesticidi "verdi". "I batteri sono i nostri peggiori nemici, ma possono anche essere i nostri migliori amici. Per sfruttare al meglio le loro capacità e per sconfiggere i batteri patogeni dobbiamo renderci conto della loro intelligenza 'sociale'", spiega Eshel Ben-Jacob che ha guidato il team di ricerca internazionale insieme alla coautrice Alexandra Sirota-Madi. "Quando saremo in grado di determinare quanto i batteri sono intelligenti, potremo usarli come piccole fabbriche di biotecnologia, e applicarli in modo ottimale all'agricoltura", spiega Sirota-Madi. La ricerca è stata recentemente pubblicata sulla rivista BMC Genomics.

(TMNews, 7 marzo 2011)

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Milano - La festa per il ritorno degli argenti

Con grandissima emozione la Comunità ebraica di Milano si è riunita alla Sinagoga centrale per festeggiare il ritorno dei preziosi oggetti rubati poco più di un mese fa. La cerimonia, cui hanno preso parte centinaia di persone, è stata anche l'occasione per ringraziare le forze dell'ordine del capoluogo lombardo per il lavoro fondamentale svolto per la Comunità nella vita quotidiana e in occasione del furto che, senza il loro contributo, non avrebbe potuto avere un così rapido e felice epilogo. Il presidente della Comunità Roberto Jarach e il rabbino capo Alfonso Arbib sono intervenuti per sottolineare il grande valore simbolico della festa, in cui una Comunità unita ritrova degli oggetti importanti "non perché costino soldi - ha spiegato il rav Arbib - ma perché simboleggiano il fatto che qualcuno ha voluto spendere quel denaro per dare lustro al contenuto che questi argenti coprono, la Torah". Dopo i ringraziamenti ai rappresentanti delle forze dell'ordine, il presidente Jarach ha invitato Leone Soued, suo predecessore alla guida della Comunità ebraica di Milano, a spalancare le porte dell'Aron HaKodesh (Armadio sacro), per portare fuori i Sifrei Torah, e far tornare gli oggetti rubati al loro posto. I Sifrei Torah nuovamente adornati da keter e rimonim sono stati ricondotti nell'Aron, accompagnati dal canto di solenni salmi.
"Da domani - ha auspicato Jarach - tutti noi guarderemo questi oggetti con nuovi sentimenti di attaccamento alle nostre millenarie tradizioni e con nuovo slancio nel cercare di far sì che la nostra ricchezza spirituale possa trasmettere a tutti quei valori etici e morali che, soli, possono farci guardare al futuro con ottimismo".

(Notiziario Ucei, 7 marzo 2011)

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Ad Assisi museo della memoria a ricordo di ebrei salvati dalla città

In pinacoteca comunale

ASSISI, 7 mar - Ricordare il contributo della citta' per salvare 300 ebrei tra il 1943 ed il 1944 e' l'obiettivo con il quale nasce ad Assisi il museo della memoria, prima struttura nel suo genere in Umbria. Verra' inaugurato nella pinacoteca comunale il prossimo 24 marzo.
Raccoglie scritti, documenti inediti, foto e testi relativi a quel periodo storico e soprattutto ai personaggi che si impegnarono in prima persona per salvare circa 300 ebrei. In particolare si parlera' di Don Aldo Brunacci, gia' fondatore dell'Opera Casa Giovanni.

(ANSA, 7 marzo 2011)

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Palestina, fischio d'inizio. Il calcio entra nei Territori

Non ha mai disputato una partita ufficiale in casa: mercoledì crolla un muro. Al-Talele è il ct dell'Olimpica: «I miei dovranno ispirarsi a Pirlo e Gattuso»

di Stefano Semeraro

La Palestina 178ma nella classifica Fifa
Se hai un campo ci puoi alzare sopra una bandiera, se hai una bandiera esisti. Se esisti puoi mostrare al mondo che sai anche dribblare gli avversari, non solo tirare pietre al nemico che vive sulla tua terra.
    Dopodomani il mondo guarderà la Palestina giocare la sua prima partita di calcio ufficiale sul campo di casa, dentro lo stadio di al-Ram, periferia Nord-Est di Gerusalemme, vicino a Ramallah e a un tiro dal muro che divide Israele dai territori occupati. L'avversario è la Thailandia, il match vale per le qualificazioni alle Olimpiadi del 2012, ma la posta in gioco non è solo sportiva. «Storico» è un aggettivo ormai fatto di cartapesta, ma stavolta regge il futuro: «Questo match sarà l'occasione per capire se meritiamo uno stadio in patria o no», ha detto Abdul Majeed , il segretario della federazione calcio palestinese, nata nel 1928 ma affiliata alla Fifa solo dal 1998.
    Sull'erba del «Faisal-Al Husseini», come si chiama ufficialmente l'impianto, intitolato a un leader dell'Olp morto nel 2001, la nazionale maggiore ha debuttato in amichevole nel 2008, 1-1 (storico) con Giordania. Era costato 4 milioni di dollari, poco tempo dopo è stato sventrato dalle bombe israeliane durante l'Intifada. La Fifa, con Blatter presente all'inaugurazione, aveva contribuito a tirarlo su (1,5 milioni di dollari, il resto da Francia, Arabia Saudita, Abu Dhabi e governo locale), e lo ha anche ricostruito. La capienza è stata aumentata da 6.500 a 12.500 persone, ma mercoledì a al-Ram sulle tribune, affacciati dalle case in mattoncini che lo circondano, ce ne saranno 50-60 mila. «Possiamo vincere, e passare al secondo turno», spiega al telefono Mukthar al-Talele, tunisino, detto «il Dinosauro», ex allenatore della Tunisia, grande ammiratore di Josè Mourinho e da un anno alla guida della nazionale olimpica palestinese.
    «Il nostro morale è alto. A Bangkok abbiamo perso 1-0 ma fatto una buona prestazione dopo un viaggio faticoso, mercoledì dovremo attaccare, segnare gol senza subirne. Giocheremo con il 4-2-3-1: io seguo il calcio italiano, la mia squadra preferita è l'Inter ma stavolta a centro campo i miei dovranno essere come Pirlo e Gattuso. Il problema è che sono tutti ventenni che giocano in Palestina, tranne Hicham Ali che sta in Svezia, al Malmö FF, temo un blocco nervoso. Per la Palestina questo sarà un grande evento, ci sarà una grande attenzione mediatica, e i ragazzi non sono abituati a giocare davanti a migliaia di persone. Ma dovranno riuscirci, perché questa partita può inaugurare una nuova era del calcio palestinese».
    Passare il turno è l'obiettivo, qualificarsi per Londra «è una storia molto complicata e lunga. Il calcio qui non è allo stesso livello di Tunisia, Algeria o Egitto. Serve l'argent, il denaro, e soprattutto la possibilità di viaggiare e allenarsi insieme. Invece Israele rende tutto più difficile impedendo i movimenti. La gente a Gaza non potrà vedere il match in tv, e 5 dei nostri giocatori che vivono lì non hanno potuto aggregarsi alla squadra. Io stesso sono stato bloccato in Giordania fino a ieri». C'est la vie, nei territori occupati.
    La nazionale maggiore, che è guidata dall'algerino Moussa Bezaz, ha appena concluso un mini-tour in Pakistan, per anni è stata costretta a giocare i match casalinghi in Egitto o in Qatar, facendo i conti con mille problemi logistici, con la diaspora del talento e l'esilio del cuore. «Giocare sul tuo campo ti dà un'altra carica», spiega Roberto Kettlun, 31 anni, nato in Cile nella comunità (450 mila persone) di origine palestinese e che oggi gioca in Italia con la Virtus Casarano.
    «Io sono stato capitano della nazionale olimpica della Palestina, ho vestito la maglia dal 2002 al 2006, un po' di tifosi con noi c'erano sempre ma questa è un'occasione diversa. Sono stato anche ricevuto da Abu Mazen, il presidente dell'Autorità palestinese, a novembre stavo per trasferirmi là, poi il Casarano mi ha chiamato e visto che ho una bimba di 5 mesi ho preferito l'Italia perché c'è più tranquillità. Ai miei tempi un imprenditore che viveva in Kuwait, Tyseer Warakat, pagava tutti i costi: voleva dimostrare che la Palestina non è solo guerra e disperazione. Il problema erano e rimangono i visti, a volte eravamo 11 in campo e solo 3 in panchina. Io litigai con la federazione: guai con le trasferte, soldi che sparivano, molta politica. Ma ora ci tornerei. Il livello sta crescendo, ci sono giocatori meglio preparati, Fahad Attal, Abdullatef Al-Badhari, qualcuno sta facendo bene anche all'estero come Ahmad Kash Kash, che gioca e segna spesso in Giordania. Un match contro l'Israele? Perché no, una selezione mista ha giocato delle amichevoli in Spagna, però la coscienza sociale di chi vive lì non è facile da cambiare, dopo tutto quello che è successo».
    Ci sono organizzazioni, come il Centro Peres di Tel Aviv, che da tempo organizzano match interetnici, ma, come spiega Majid Balaawi, manager e talent scout che da Dallas, Texas, coordina molti dei giocatori palestinesi sparsi nel mondo, soprattutto in Sud America, «trattare ufficialmente con la federazione israeliana significherebbe accettare l'occupazione. E non lo possiamo fare, anche se siamo un popolo che vuole la pace. Per noi lo stadio di al-Ram è a Gerusalemme, gli israeliani lo negano.
    In Palestina il calcio è lo sport più popolare, può unire la gente. La nuova dirigenza ha inaugurato una lega semi-professionistica, dove da quest'anno possono giocare solo palestinesi, che sta aiutando la nazionale. Al Jazeera trasmette qualche match, e ci sono 2 o 3 stelle che guadagnano 16.000 dollari all'anno, moltissimo per la Palestina. Ai nostri calciatori però ancora manca una vera mentalità professionistica. E l'esperienza: fra gli olimpici che hanno perso a Bangkok molti erano al primo viaggio. Il match di mercoledì è quello che il mio cuore aspetta da anni, sarà fondamentale per il nostro futuro». Il figlio di Majid si chiama Ibrahim: «È uno dei migliori under 16 degli Usa, il migliore del suo college, e da grande giocherà per la Palestina». In un mondo, si spera, dove alzare una bandiera in uno stadio sarà meno difficile.

(La Stampa, 7 marzo 2011)

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Gerusalemme, in maggio il premio TerraOlivo 2011

di C. S.

Anche quest'anno sarà il prestigioso Jerusalem Inbal Hotel, sito nei pressi della porta di Jaffa - uno degli ingressi alla città antica di Gerusalemme - ed alle pendici del Monte degli Ulivi, ad ospitare dal 15 al 21 maggio 2011 il premio internazionale TerraOlivo Award 2011 riservato ai migliori oli extravergine del mondo.
L'evento internazionale, curato dal Prof. Raul Castellani (Argentina) e da Moshe Spak (Israele) per il Mediterranean International Olive Oil Competition, metterà in competizione nell'antica città di Gerusalemme le migliori produzioni di olio extravergine di oliva internazionali.
Per il concorso è prevista la partecipazione, accanto alle tradizionali categorie di Olio Extravergine di Oliva 'Monovarietale', 'Blend', 'DOP/IGP' e 'Biologico', anche degli oli aromatizzati, novità assoluta nel settore dei concorsi sull'olio.

(Teatro Naturale, 7 marzo 2011)

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Conferenza al femminile per il libro di Ruth

Leggere il libro di Ruth significa scoprire una donna volitiva dalle caratteristiche molto contemporanee. Questo è quanto emerge dalla interesante conferenza che Roberta Ruth Cerruto Launone ha tenuto domenica pomeriggio alla Comunità Ebraica di Casale Monferrato. Un incontro tutto al femminile, non solo perchè Roberta Cerruto è stata presentata dalla signora Ottolenghi, ma anche perchè ha tracciato un excursus di donne presenti nella tradizione biblica. Si va dalla profetessa Debora a Miriam, sorella di Mosè, che esortò il popolo ebreo a fare figli anche nel periodo di schiavitù in Egitto. Come loro Ruth è diventata l'emblema della donna forte, intraprendente, che non si lascia abbattere dal dolore e riesce a riscattarsi. A lei, straniera, il Dio degli ebrei concede una seconda possibilità e questo farà sì che proprio lei, che ha deciso di abbandonare la propria gente e la propria religione per seguire, una volta vedova, la suocera ebrea, divenga la progenitrice del re Davide.
Roberta Cerruto ha fatto osservare che "L'ebraismo a volte è accusato di essere una religione chiusa in se stessa, il libro di Ruth al contrario vuole ricordare agli ebrei di non ripiegarsi su se stessi, di andare incontro agli altri" perché citando una frase di Paolo De Benedetti dio ci aspetta nel cuore del prossimo".
Il programma delle attività culturali della comunità ebraica prosegue a marzo con diverse iniziative. Una di queste vuole mettere in evidenza il notevole apporto dell'ebraismo italiano allo sviluppo della storia del paese, sin dalla nascita dello stato unitario. E' nata così l'idea di aprire, mercoledì 16 marzo, il complesso della sinagoga e dei musei per una straordinaria notte tricolore che durerà dalle ore 21,30 alle 23,30 apertura straordinaria anche giovedì 17 marzo dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17
Nel corso della serata e nel giorno successivo verrà presentato e proiettato il documentario "Emanuele Artom, il ragazzo di via Sacchi" di Francesco Momberti, nella serata sarà presente l'autore.
Domenica 20 marzo ore 16.30 si festeggia la Festa di Purim, spettacolo di canto e recitazione dove sarà il coro Ghesher a introdurre la storia della Regina Ester, letta e animata da Caterina Deregibus Ayelé.

(Il Monferrato, 7 marzo 2011)

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Hamas: "la sfilata di moda di Ramallah, pericolosa per i palestinesi".

Una sfilata di moda tenutasi nel fine settimana a Ramallah è divenuta bersaglio delle critiche di Hamas e di altri gruppi radicali palestinesi. Lo spettacolo si è svolto presso l'Hotel Movenpick di Ramallah.
In passerella le creazioni di Jamal Taslaq, noto stilista italiano di origine palestinese. Le modelle italiane che hanno partecipato alla sfilata, indossavano abiti che univano moderno design e cultura tradizionale palestinese, a partire dai colori della bandiera. L'evento è stato sponsorizzato e patrocinato dal Consolato Generale e dal ministro della cultura dell'Autorità Palestinese. Sheikh Hamed Bitawi, esponente di spicco di Hamas in Cisgiordania, ha detto che la sfilata è risultata offensiva nei confronti dell'Islam e degli stessi Palestinesi. "Lo spettacolo è stato nocivo" ha affermato, "perchè ha mostrato al mondo un popolo che vive nelle comodità, disponendo del tempo per organizzare sfilate di moda". Egli ha inoltre accusato la leadership palestinese di corruzione.

(FocusMo, 7 marzo 2011)

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Gaza, giovane donna, giornalista e blogger . Asma Al Ghoul contro l'integralismo

Ex cronista di Al Ayyam, la 28enne ha abbandonato il velo. Combatte online la sua battaglia contro la violenza del governo, la corruzione di Fatah e per i diritti femminili. Ultimamente è stata arrestata per aver appoggiato le rivendicazioni degli egiziani. "La Rete è strumento cruciale per la diffusione capillare della rivolta".

Asma Al Ghoul
Sul suo blog critica Hamas e solidarizza con i manifestanti del Maghreb. Accade a Gaza, dove Asma Al Ghoul, giornalista e blogger di 28 anni, sfida la cultura integralista. Nel 2003 si è sposata per amore con un poeta egiziano, ha avuto un figlio e ha divorziato per poi decidere nel 2006 di abbandonare il velo, massimo affronto per la cultura islamica. Asma è una delle pochissime donne della Striscia che combatte anche online la sua battaglia contro la violenza del governo, la corruzione di Fatah e per i diritti delle donne. In cambio riceve solidarietà in Rete e minacce di morte offline per mano anche di un suo zio, leader militare del gruppo fondamentalista. La sua posizione si è aggravata a seguito dell'appoggio alla rivoluzione egiziana e ai suoi blogger. Appoggio che ad Asma è costato l'arresto e le botte della polizia femminile.
    "Quando ho aperto il mio blog nel 2008 postavo soltanto gli articoli che scrivevo sul quotidiano arabo locale per cui lavoravo, Al Ayyam - spiega Asma -. Dall'anno successivo l'ho utilizzato invece per scrivere ciò che su un giornale i lettori non avrebbero mai potuto leggere. E adoro la possibilità di ricevere un immediato feedback. Voglio dare voce ai tabù religiosi che impediscono alle donne di fumare il narghilè o di andare in bicicletta, denunciare gli abusi di Hamas", dice convinta la blogger. "E' dura, la polizia mi controlla. Al contrario, è molto più semplice aprire un blog per criticare l'occupazione israeliana. In quel caso, nessuno verrà a cercarti".
    Oggi Asma vive a Gaza City insieme alla sua famiglia e al figlio Nasser, dopo aver divorziato dal marito che risiede in Europa. Anche chi le è vicino vive sotto il 'Grande Fratello' degli islamici: "Lo scorso dicembre mio fratello è stato arrestato perché protestava contro la chiusura di Sharek youth forum, un'organizzazione sponsorizzata dall'Onu che si occupa dei palestinesi nei campi profughi. Il 31 gennaio mi hanno fermata per essere scesa in piazza a sostegno dei blogger egiziani e contro il regime di Mubarak. In caserma sono stata picchiata perché non portavo l'hijab (il velo islamico, ndr) e rilasciata dopo sette ore. Volevano che mio padre, professore di ingegneria all'università islamica di Gaza, mi impedisse di scrivere. Gli hanno chiesto che lasciassi il blog, che la polizia legge e considera pericoloso". Proprio a Gaza, però, l'ospedale 'Mubarak' è stato rinominato 'Tahrir', la piazza simbolo della rivolta egiziana. Perché allora Hamas ha arrestato chi era sceso a manifestare? "Nessuno doveva schierarsi prima di una vittoria o una sconfitta definitiva di Mubarak - prosegue la giovane donna -. Se noi avessimo festeggiato nei giorni prima la sua caduta e alla fine lui avesse resistito, si sarebbe vendicato. I codardi di Hamas aspettavano solo un vincitore certo prima di muoversi, chiunque fosse".
    Asma Al Ghoul non crede che l'onda delle rivoluzioni del Maghreb possa ispirare anche a Gaza il vento del cambiamento: "L'Egitto voleva abbattere una dittatura, aveva chiaro il nemico e lo scopo. Qui invece abbiamo due bersagli da abbattere: Hamas e Israele - racconta la blogger -. I fondamentalisti sono ancora molto forti e neanche i Fratelli Musulmani intendono ignorare i trattati di pace di Oslo o Camp David". Secondo Asma il problema da affrontare in Maghreb sarà la transizione verso la formazione di nuovi governi che, tuttavia non saranno democratici. "Come sognatrice e blogger è dura ammetterlo. Possiamo cambiare i leader ma non la filosofia della corruzione che è radicata. Gli altri paesi in rivolta, dalla Libia alla Giordania, hanno prodotto 'copie' della rivoluzione egiziana, senza creare un loro 'originale'. Il processo democratico non sarà il risultato di queste rivoluzioni".
    E nonostante i blocchi ordinati da Mubarak e Gheddafi la Rete è stata uno strumento cruciale per la diffusione capillare della rivolta: "Se dovessi fare una classifica - conclude Asma - metterei al primo posto Facebook e i blog, seguiti da You Tube e Twitter. Qui a Gaza la diffusione dei social media è all'inizio, ma in Egitto sono più evoluti. E pensare che la censura del web in Tunisia durante il regime di Ben era implacabile, peggio che a Gaza. Lì era difficile anche pensare di aprire un blog".

(il Fatto Quotidiano, 7 marzo 2011)

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Lotan: 'Cresce la famiglia Israele'

Il direttore dell'ente soddisfatto dell'incremento dei t.o. italiani che hanno inserito il Paese tra i loro prodotti

"Abbiamo avuto un buon anno e pensiamo che questo sarà migliore". E' ottimista Tzvi Lotan, direttore dell'ente del turismo di Israele in Italia. Dati alla mano, il trend di arrivi dall'Italia nel 2010 vede una crescita del 30% sul 2009, con 157.055 italiani contro i 121.129 del 2009. Crescono anche gli arrivi da tutto il mondo e nel commentare il 2010 Lotan fuga ogni dubbio: "Il miglior anno in 5771 anni di storia del mondo, quasi 3,5 milioni di visitatori". Quali sono i principali risultati raggiunti e di cui è maggiormente soddisfatto? "Il risultato principale è stato l'ampliamento della 'famiglia Israele', ovvero l'incremento degli operatori italiani che hanno un'offerta Israele e che l'hanno inserito tra i loro prodotti".
I t.o, secondo Lotan, hanno cominciato a comprendere che la destinazione "può essere offerta in molteplici forme e tipologie e non solo il tour classico/tradizionale: e così cominciano a programmare". Chiara, quindi, la direzione che l'ente mira a seguire anche quest'anno. Si vuole continuare secondo la medesima linea del 2010, "accrescendo il numero degli operatori, tanto laici quanto religiosi e raggiungendo una crescita sugli attuali numeri almeno del 10%". Interpellato su quali aspetti dell'offerta turistica del Paese sia necessario un maggior investimento, il direttore ha giudicato fondamentale "accrescere l'informazione e la conseguente conoscenza dell'offerta turistica d'Israele nel pubblico italiano. Non è ancora conosciuta e totalmente compresa dal potenziale turista", motiva Lotan. Per un approfondimento dell'argomento rimandiamo all'intervista pubblicata sul numero 1312 di Guida Viaggi del 7 marzo.

(Guida Viaggi, 7 marzo 2011)

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Libia: reporter israeliano tra i rivoltosi

''Ribelli non interessati a qualsiasi legame con Israele''

TEL AVIV, 6 mar - Un giornalista israeliano e' riuscito a raggiungere Bengasi e oggi dalle pagine del quotidiano Yediot Ahronot e dal sito web Ynet riferisce l'atmosfera fra i miliziani in rivolta contro il regime di Gheddafi. Zur Shizaf, spiega di aver intrapreso la rischiosa missione (la Libia e' tradizionalmente ostile a Israele) per vedere da vicino 'la sete di cambiamento del popolo e la lotta di Gheddafi per restare in sella'. I ribelli da lui incontrati 'non sembrano interessati a legami con Israele'.

(ANSA, 6 marzo 2011)

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Netanyahu critica le Nazioni Unite. Iran nella commissione diritti delle donne

GERUSALEMME, 6 marzo 2011 - Della commissione delle Nazioni Unite e della recente inclusione dell'Iran nella commissione per lo "Status delle donne" ha parlato oggi il premier israeliano Benjamin Netanyahu nel corso della riunione settimanale del suo Consiglio dei ministri. "In Iran le donne continuano a essere lapidate, e i diritti umani vengono negati sia alle donne sia agli uomini - ha affermato il premier - questo inclusione dimostra ignoranza". Il premier ha quindi ricordato che di recente anche la Libia era un Paese membro della commissione per i diritti civili delle Nazioni Unite. "Da quella posizione - ha proseguito - la Libia ha condannato Israele mediante il Rapporto Goldstone" sull'operazione militare Piombo Fuso. "Allora fu il trionfo dell'assurdità, della menzogna e della ipocrisia. Oggi - ha rilevato Netanyahu - vediamo il vero volto della Libia".

(Notiziario Ucei, 6 marzo 2011)

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Quel veleno antisemita che soffoca la voglia di libertà

di Fiamma Nirenstein

C'è qualcosa che ci impedirà, consegnandoci a ciecamente all' ignoto, di capire dove conducono le onde della più grande rivoluzione dopo quella anticomunista cui abbia assistito il nostro mondo. É un dannato stupido pregiudizio che ha colori diversi, toni sgangherati e toni paludati, che si nutre di menzogne naziste o di raffinate ideologie pacifiste o di luoghi comuni, ma che ha un focus strategico unico: dare addosso a Israele e immaginare che il conflitto con i palestinesi sia il vero problema del Medio Oriente. Non la libertà dei popoli, o il loro benessere, o il loro progresso verso la modernità. No. Israele, che deve essere spazzata via dalla mappa. Questa invenzione è stata sempre l'arma migliore per i vari rais, da Saddam a Gheddafi a Assad e in Iran per Ahmadinejad. E adesso, ci siamo di nuovo. L'alibi Israele è di nuovo l'arma di consenso che può stravolgere ogni processo di modernizzazione. I Fratelli Musulmani di fatto hanno riproposto la loro candidatura ufficiale in Egitto quando lo sceicco Yusuf Kharadawi ha proposto a un milione di persone sulla piazza Tahrir la presa di Gerusalemme. Urla di gioia, e nessuno che in Occidente abbia sollevato un sopracciglio. Ha subito capito la lezione, e non gli era difficile dato il suo record assoluto di odio antisraeliano, il maggiore pretendente al ruolo di presidente, Amr Mussa, storico faraone della Lega Araba. Ha aperto la campagna dicendo che il suo rapporto con Israele non è quello che aveva Mubarak e che la lobby ebraica cospira per impedirgli di accedere al ruolo desiderato. Dallo Yemen viene un'altra tipica teoria della cospirazione: il presidente Ali Abdullah Saleh ha accusato Israele e gli Usa di fomentare la rivolta contro il suo regime. Anche la folla rigurgita tutto il veleno antisemita che gli è stato inoculato in questi anni: durante le manifestazioni i leader sono stati violentemente accusati di collusione con Israele, Mubarak è stato ritratto con parecchie stelle di David sulla fronte; a Bengasi e a Tripoli la folla ha persino gridato «ebreo» a Gheddafi. L'antisraelismo, con tinte vivacissime di antisemitismo (prego, visitate «Memri», un sito di documenti arabi tradotti) è stato la maggiore bandiera che celava la sofferenza araba da quando il nasserismo indicò alla piazza la strada poi seguita da tutti i tiranni mediorientali: adoratemi, era l'indicazione di Nasser, come un semidio, fatemi sentire l'urlo compatto della vostra ammirazione. Io vi affamerò, vi sfrutterò, nutrirò schiere di cortigiani che vi deruberanno del vostro denaro e di poliziotti che proibiranno le vostre idee, ma in cambio vi prometto di ristabilire il potere del mondo arabo e musulmano abbattuto dalla congiura occidentale. La prima tappa, la più importante, la principale, non è quella della libertà e della giustizia: essa è fuori dei confini. Consiste nel cacciare dalla nostra humma , la nostra terra, gli ebrei, figli di cani e porci, e ristabilire la giustizia per i fratelli palestinesi. Moltissime invenzioni propagandistiche sono state fatte a sostegno i questa tesi: topi e avvoltoi sionisti telecomandati, bambini uccisi intenzionalmente, organi di palestinesi uccisi espiantati dai soldati israeliani. Ed è nato un autentico culto dei terroristi suicidi, gli shahid . Ogni terrorista antioccidentale è stato glorificato, in Libia come in Iraq e in Libano o in Siria. La criminalizzazione ha convinto i popoli mediorientali che Israele è nient'altro che il frutto di una cospirazione imperialista, il più grande dei problemi in un mondo enorme depauperato dai suoi tiranni. E noi europei, ci stiamo. La signora Ashton, ministro degli esteri dell' Ue, non accorgendosi che i popoli che visitava soffrivano sotto il tallone dei loro tiranni, ha pronunciato la parola libertà solo per parlare dei palestinesi. Il ministro degli Esteri del Lussemburgo in visita a Gerusalemme, ha ripetuto come un volatile ammaestrato che per lui il problema più cruciale del Medio Oriente e quello israelo-palestinese, e che solo Israele è da biasimare per la sua mancata risoluzione; Obama, in un incontro alla conferenza dei presidenti delle organizzazioni ebraiche negli Usa, sembra seguitare a pensare che sia cruciale qualche casa costruita a Gerusalemme mentre il Medio Oriente brucia. Non è sospetto che un mondo indifferente alla sofferenza di centinaia di milioni di persone adotti come immagine dell'oppressione l'unica democrazia del Medio Oriente? Il leader della Nazione dell'Islam Louis Farrakhan, visto che gli Usa e la Nato potrebbero decidere per misure militari contro Gheddafi, ha già ricominciato: «Gli ebrei e la lobby sionista, che dominano il governo americano e le banche, stanno spingendo gli Usa verso una nuova guerra. Il mio lavoro e di scoprire le trame di Satana in modo che non inganni voi e i popoli di tutto il mondo di nuovo». Risponderemmo alle solite cretinate di Farrakhan con una smorfia di noia. Invece non si può, trovano credito, diventano politica sia nel mondo musulmano che in quello liberale. Così fu ai tempi della guerra in Iraq, così è per l'Afghanistan. Se lasciamo che questa immensa vicenda mediorientale venga ammorbata dalle solite aggressioni a Israele, dure e morbide, i primi a risentirne saremmo noi: esse hanno consentito di opprimere centinaia di milioni di persone. Oggi possono guidarle all'estremismo e alla guerra.

(il Giornale, 6 marzo 2011)

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L'ICE a Tel Aviv con l'Israel Life Science Industry

L’ICE organizza una presenza istituzionale con operatori e ricercatori italiani dei settori biotecnologie e attrezzature medicali alla manifestazione, organizzata a Tel Aviv dall'Israel Life Science Industry. La partecipazione italiana promuove la collaborazione e le forme di partenariato tra imprese e centri di ricerca italiani e israeliani. La ILSI Biomed, che giunge nel 2011 alla decima edizione, è una convention di primaria importanza per i seguenti settori: attrezzature medicali, farmaci, vaccini e terapia genetica, bioinformatica, nano biotecnologia e bio-elettronica, prodotti biologici, strumenti per laboratori, ed attrae ogni anno importanti imprese, istituti e centri di ricerca provenienti dai paesi leader mondiali, in particolare dagli USA. All'ultima edizione del 2010 erano presenti 128 espositori (di cui 47 stranieri) su 1.480 mq di esposizione, i quali hanno partecipato a un fitto programma di conferenze, seminari, incontri B2B / R2B ed attività di networking.
I comparti delle attrezzature medicali e delle biotecnologie rappresentano un importante motore di crescita per l'economia israeliana. Con 180 aziende biotech - caratterizzate da manodopera altamente qualificata e all'avanguardia tecnologica - il sistema realizza prodotti terapeutici, strumenti diagnostici e rivoluzionarie tecniche di ricerca, che vengono esportate in tutto il mondo. Il settore è destinato ad ampliarsi ulteriormente grazie alle circa 200 nuove imprese che vengono create ogni anno.

(Portalino, 6 marzo 2011)

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Il governo dell'Arabia Saudita: "Le proteste sono contro la sharia"

RIAD, 5 mar. - Impaurito dalle proteste che stanno cambiando il volto del mondo arabo, il governo saudita ribadisce che usera' "tutte le misure" per impedirle sul proprio territorio. Il divieto di manifestare e' stato ribadito dl ministero dell'Interno con una nota rilasciata dall'agenzia di stampa ufficiale del regno. Vi si sottolinea che "le norme del regno proibiscono categoricamente qualsiasi dimostrazione, marcia e sit-in, poiche'contrastano con la Sharia e con i valori e le tradizioni della societa' saudita". Il timore della famiglia reale e' legato, in particolare, alle manifestazioni inscenate ieri da centinaia di sciiti che chiedevano la liberazione del religioso Tawfiq al-Aamer, reo di aver chiesto l'instaurazione di una monarchia costituzionale al posto di quella assoluta, oggi in vigore. L'appuntamento per il "Giorno della rabbia", che non a caso e' coinciso con quello della preghiera del venerdi', era stato dato su Facebook e ha visto centinaia di manifestanti riunirsi nelle citta' di Al-Hufuf e Al-Qatif, e - ma in questo caso erano decine- all'uscita della moschea Al-Rajhi di Riad. Sul social network e' stata fissata una prossima manifestazione per l'11 marzo e per il 20 dello stesso mese, quest'ultima all'insegna della "Rivoluzione saudita".

(AGI, 5 marzo 2011)

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Sinai, c'è un altro gruppo di ostaggi. I predoni sono spietati e chiedono di più

Alcuni profughi rilasciati dai predoni e soccorsi in Israele
Cinque dei 27 giovani sono stati già uccisi. Provengono tutti dall'Africa sub-sahariana e per riuscire ad arrivare in Israele, la loro meta, i sequestratori pretendono 20 mila dollari a testa. sullo sfondo il traffico di organi. Le testimonianze di coloro i quali sono stati rilasciati e quindi arrivati in Israele

RAFAH - C'è un altro gruppo, identificato di recente, in una zona del deserto del Sinai, al confine tra Egitto e Israele, seguito giorno per giorno dall'Agenzia eritrea Habeshia. In un'area e un contesto politico e sociale ormai fuori controllo, dove nell'assenza totale di pubbliche autorità, tutto resta in mano alle bande armate. Secondo le testimonianze che arrivano direttamente a padre Moses Zerai - direttore dell'agenzia - il trattamento riservato ai prigionieri è di una barbarie inaudita, addirittura più feroce di quella riservata ad altri gruppi di immigrati dell'Africa sub-sahariana, in cerca di scampo da violenze, guerre, dittature e fame.
- Ne hanno già uccisi cinque.
  Già 5 dei 27 giovani profughi sono stati assassinati dai predoni, mentre altri - stando sempre alle testimonianze raccolte - sono stati sottoposti a mutilazioni e sevizie, sempre allo scopo di estorcere un riscatto che, questa volta - a quanto pare - è salito a 20 mila dollari a persona. Alcuni sono riusciti a pagare, sono stati rilasciati e sono riusciti ad arrivare in Israele, dove sono stati soccorsi dai Medici per i Diritti Umani (MEDU 1) ed hanno raccontato la loro esperienza.
- Traffico d'organi.
  Tra l'altro, la facilità dimostrata nell'uccidere i propi ostaggi da parte di questo gruppo di predoni, lascia sospettare che si tratti di persone che vogliono chiudere in fretta le trattative per il riscatto e che, una volta intuita l'indisponibilità di denaro da parte delle famiglie delle persone tenute prigioniere, si decide subito di utilizzare l'ostaggio per l'altro grosso business con il quale le bande che agiscono in quella zona si arricchiscono: e cioè il traffico degli organi.

(la Repubblica, 5 marzo 2011)

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Alta moda a Ramallah, un trionfo

Sfila Jamal Taslaq ed espone enorme tricolore Italia

RAMALLAH, 5 mar - Per la prima volta l'alta moda sfila a Ramallah, capitale provvisoria di uno Stato che non c'e'. E' stato un trionfo di pubblico per Jamal Taslaq. Lo stilista di origine palestinese ma di formazione italiana ha presentato le sue collezioni nelle sale dell'hotel Movenpick: lussuosa struttura che simboleggia il 'miracolo economico' nella Cisgiordania governata dall'Anp. Jamal ha dato prova di gratitudine per l'Italia esponendo un enorme tricolore.

(ANSA, 5 marzo 2011)

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Da Israele a Vasto per il dialogo e la pace

Angelica Edna Calò Livnè
VASTO - Da ieri e fino al prossimo 7 marzo, l'associazione culturale "Amici del Teatro Rossetti" accoglie a Vasto (Chieti), la compagnia teatrale "L'Arcobaleno", in tournée e direttamente da Israele per rappresentare lo spettacolo di teatro-danza Beresheet, nato per favorire il "dialogo, attraverso le arti, tra ragazzi di diverse religioni ed estrazione sociale".
"Nell'ambito di un progetto educativo di notevole valenza - si legge in una nota - una "Cultura tra tante Culture", realizzato da Angelica Edna Calò Livnè, regista e coordinatrice pedagogica, ragazzi dell'Alta Galilea danno vita ad uno spettacolo di grande impatto emotivo, incontrano ragazzi abruzzesi delle scuole superiori e autorità locali per confrontarsi attraverso dibattiti e laboratori, anche per conoscere le reciproche tradizioni e radici culturali. In un clima di apertura e condivisione, andando oltre le differenze, si alternano quattro tipologie di eventi". Tra l'altro visite guidate al centro storico di Vasto e spettacoli della Fondazione Beresheet La Shalom al Teatro Rossetti. Oggi, 5 marzo, alle 18 e alle 20.30. E ancora "Bread for Peace" nel centro storico "Il pane per la Pace", domani, domenica, dalle 10.30 alle 13 e dalle 16 alle 19.30. In programma, inoltre, il laboratorio-incontro con gli studenti delle scuole superiori di Vasto al PalaBcc; dialogo con Don Decio D'Angelo e Don Gianfranco Travaglini, lunedì 7 marzo dalle ore 10 alle ore 13. L'iniziativa è stata promossa dall'associazione culturale "Amici del Teatro Rossetti" e resa possibile grazie all'impegno del sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, dell'assessore alla Cultura, Anna Suriani, unitamente a gunta e consiglio comunale.
Gli spettacoli saranno visibili in diretta streaming su www.teatrorossetti.it

(AbruzzoWeb, 5 marzo 2011)

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Iran difende i diritti delle donne? Ennesimo paradosso onusiano

di Fiamma Nirenstein

"Assistiamo oggi all'ennesima dimostrazione dell'incoerenza e della totale inefficienza dell'ONU come garante della difesa dei diritti umani nel mondo: oggi infatti viene ufficializzato l'ingresso dell'Iran nella Commissione per la Condizione femminile (Commission on Status of Women, Csw), il principale organismo ONU dedicato ai diritti delle donne.
La presenza dell'Iran nel Csw è frutto di un vergognoso baratto avvenuto nell'aprile scorso, quando il paese degli ayatollah era candidato al Consiglio per i Diritti Umani e solo una dura e onorevole battaglia dei paesi democratici, tra cui il nostro, impedì all'ultimo minuto che questo accadesse. Quello che per tutti questi mesi si è ignorato è che la rinuncia dell'Iran a quel seggio fu ricompensata con un mandato di 4 anni nel Csw, un'istituzione dedicata alla "parità di genere e all'avanzamento della condizione delle donne nel mondo", come recita il suo statuto.
Così, mentre l'ordinamento giuridico iraniano, fedele alla Sharia e quindi poligamico, prevede la lapidazione per le adultere, punisce, in quanto atto contro la morale pubblica, le donne che non indossano il velo, e non sanziona il delitto d'onore, all'Onu sarà proprio questo paese a monitorare il rispetto dei diritti femminili nel mondo, come hanno fatto nello scorso mandato altri autorevoli membri quali la Cina, che pratica l'aborto selettivo, o il Pakistan, dove l'acidificazione delle donne è pratica comune.
Quando arriverà il momento in cui ci decideremo a fare i conti con il continuo paradosso delle dinamiche onusiane, che proteggono i violatori dei diritti umani con la nostra connivenza ad assurde maggioranze automatiche?".

(Informazione Corretta, 5 marzo 2011)

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Navi da guerra iraniane attraverso il Canale di Suez

Due navi da guerra iraniane hanno attraversato il canale di Suez. Il 23 febbraio le stesse imbarcazioni avevano già solcato le acque del canale dirette in Siria: Israele l'aveva definita una "provocazione".
Le due navi, una fregata e un'imbarcazione d'appoggio, hanno imbocacto il canale dal Mar Mediterraneo, dirette verso il Mar Rosso.
Secondo Teheran le due unità da guerra portavano un messaggio di "pace e amicizia", non essendo in missione, ma in semplice visita.


(euronews, 4 marzo 2011)


Niente paura: le navi sono in semplice visita di cortesia. E se qualcuno un giorno dovesse venire a trovarvi con un kalashnikov a tracolla don’t worry: sarà una questione di differenti abitudini culturali.

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Nello star system il rancore antisemita non è più tabù

di Pierluigi Battista

Certo, l'estetica del Male. Il fascino del proibito. Il demoniaco che diventa divisa banale, cattivismo fittizio, spavalderia anticonformista che si nutre solo di bestiali sciocchezze. Ma se nel mondo della moda, dello spettacolo, della televisione, dello star system in generale, dilaga la tentazione della battutaccia antisemita, vuol dire che si profila una sconfitta culturale nell'orizzonte dei modi di dire e delle invettive. Il tabù crolla e l'antiebraismo rischia addirittura di apparire sexy.
    John Galliano ha messo in serio imbarazzo la maison Dior per essere apparso, in stato di evidente alterazione etilica, nel video dove l'insulto antisemita si traveste da maladettismo, come la manifestazione di un'eccentricità irriducibile: «Amo Hitler, gente come te oggi sarebbe finita nelle camere a gas» . Ma non tutti hanno condiviso il rigore con cui è stato allontanato dal mondo della fashion. Si è chiesta indulgenza per quel goccio in più che ha schiantato ogni freno inibitorio. Ecco, appunto: quando i freni inibitori tracollano, l'umor nero antisemita non conosce più argini e ipocrisie. Stagnava nascosto prima, tracima senza troppe inibizioni oggi. Come l'attore americano Charlie Sheen che ha insultato il suo manager Mark Burg come uno «stupido porco ebreo» . Espressioni oscene di un americano mentalmente surriscaldato che la moglie divorziata vuole tenere lontano dai figli per paura del suo temperamento violento? Intanto su Twitter Sheen è diventato un eroe, i suoi fan gli danno appoggio e calore. Uno che dice «porco ebreo» diventa il capo di una comunità virtuale modernissima. Anche questo è il segno della caduta di un tabù.
    Un tabù che permetteva almeno una remora, una forma di rispetto esteriore che avrà avuto pure un aspetto di ipocrisia, ma anche un imperativo a non oltrepassare un limite di decenza. Invece il tracollo dei freni inibitori può dar vita a manifestazioni di puro grottesco, sguaiato e tragicamente ridicolo, oppure di prepotenza lessicale adottata anche da persone generalmente considerate «ammirevoli» .
    Nella prima categoria rientra certamente il caso di un gruppo pop giapponese, la band Kishidan, che si è presentata alla Mtv nipponica bardata con divise nazistoidi ad accompagnare dozzinali ciuffi alla Elvis, con un effetto finale di una tristezza sconfinata. La Sony, sponsor del gruppo agghindato con quelle uniformi, si è dovuta scusare: il circo antisemita aveva raggiunto livelli di trash insopportabile. Ma invece non ha suscitato particolari reazioni la seconda manifestazione di antisemitismo camuffato, che stavolta ha vestito i panni anarchico-progressisti del re di Wikileaks, John Assange. Il quale ha voluto arricchire il catalogo delle scempiaggini attribuendo al solito nemico occulto la colpa delle sue disavventure: «un complotto degli ebrei per stroncare la mia organizzazione con la complicità dei media britannici» . Ecco, una sciocchezza. Ricalcata sullo stereotipo consunto dell'onnipotente «lobby ebraica» che trama nell'ombra per fare e disfare i destini dei singoli e dell'umanità. Amplificata dal sapore sulfureo del personaggio, che gode pure di un'aura di martirio grazie all'azione destrutturante della sua creatura elettronica, terrore dei governi e delle diplomazie. Una sciocchezza che qualche anno fa avrebbe scatenato reazioni diverse. Prima della caduta progressiva del tabù.
    Che sia il tempo che scorre inesorabile ad allentare i freni inibitori dell'antisemitismo? Forse è così. Ma forse rientra in questa esplosione di banalità antiebraiche anche l'indifferenza, riscontrabile nelle cronache di questi giorni, a scene che pure hanno funestato le rivoluzioni esplose nel mondo arabo. Che nella Tunisi liberata, si sia immediatamente dato corso al rituale incendio di una sinagoga è un fatto. Ma è un fatto che non ha guadagnato grande visibilità internazionale. Che i ribelli anti Gheddafi di Bengasi abbiano disegnato addirittura un manifesto murale in cui il dittatore libico nasconde sotto l'ascella il simbolo dello Stato di Israele, è un fatto addirittura sconcertante. Gheddafi «sionista» ? L'antisemita e antisionista Gheddafi un manutengolo del sionismo? L'abuso della critica antisionista come derivazione e riattualizzazione di un pregiudizio antisemita produce i suoi frutti. Parlare «male» dei sionisti, come categoria moderna dei persecutori e dei carnefici, riapre la strada inevitabilmente alla possibilità di parlar «male» degli ebrei tout court. La banalizzazione storica, che consiste nell'equiparare qualunque nequizia contemporanea a Hitler, fa il resto. L'estetica del Male si trasforma nella solita, patetica banalità e conferisce addirittura il brivido della trasgressione a un pregiudizio mai sepolto. La banalità del Male, appunto.
    
(Corriere della Sera, 4 marzo 2011)

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Curcuma e antinfiammatorio: la ricetta giusta per combattere il cancro al colon

Ancora conferme sull'uso delle spezie in
medicina: la curcumina è d'aiuto nel
trattamento del cancro al colon
Il principio attivo, detto curcumina, presente nella spezia se usato in combinazione con un noto farmaco antinfiammatorio è stato reputato essere molto attivo nel combattere il cancro all'intestino
Della curcuma si è già parlato diverse volte e in particolare della curcumina che, secondo numerosi studi, avrebbe spiccate proprietà salutari, tutte agenti in diverse situazioni e problematiche. Questa volta tocca al tumore dell'intestino.
I ricercatori israeliani dell'Università di Tel Aviv, hanno infatti scoperto che la curcumina se usata in combinazione con un noto farmaco antinfiammatorio può essere efficace nel combattere il cancro al colon.
Il dottor Shahar Lev-Ari della Tel Aviv University School of Public Health presso la Sackler Faculty of Medicine e colleghi, hanno testato l'effetto della curcumina, combinata con il farmaco, sull'infiammazione provocata dal cancro. Il risultato ottenuto negli studi clinici è stato che la risposta infiammatoria è stata significativamente ridotta.
«Sebbene ulteriori test saranno necessari prima di un eventuale sviluppo di un nuovo farmaco per il trattamento, si potrebbe combinare la curcumina con una dose più bassa del farmaco antinfiammatorio per il cancro, per combattere meglio il cancro del colon», spiega il dottor Lev-Ari su Therapeutic Advances in Gastroenterology.
Basandosi sui risultati di diverse ricerche che hanno indicato un collegamento tra il cancro e l'infiammazione, gli scienziati hanno scoperto in laboratorio che un normale farmaco antinfiammatorio, comunemente utilizzato per trattare l'artrite, può anche inibire la proliferazione del tumore del colon. Poter usare la curcumina in combinazione di questo farmaco offre un doppio vantaggio: potenzia gli effetti antinfiammatori permettendo di ridurre la dose del farmaco che, ricordano i ricercatori, tra gli effetti collaterali comprende il rischio di ictus e infarto - due cosette non da poco. Ben venga quindi la curcumina, e non solo in cucina.

(La Stampa, 4 marzo 2011)

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Gheddafi sfonda su internet (in francese)


(Guysen TV, 4 marzo 2011)

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Israele investe oltre 3, 5 mln di euro per attrarre 4 mln di turisti

I fondi per saranno utilizzati per attuare un piano di marketing

Il ministero Israeliano del Turismo ha messo in atto un piano per la realizzazione di numerose attività di marketing per il 2011 con uno stanziamento di 740 milioni di NIS (circa 3.680.mila euro). Il piano punta all'arrivo di 4 milioni di turisti; entrate per decine e decine di milioni di NIS e 15 mila nuovi posti di lavoro.
Il budget di 740 milioni di NIS verrà così suddiviso: 265 milioni per attività di marketing destinate all'incremento del traffico aereo, basato sul posizionamento d'Israele come la Terra Santa, con Gerusalemme al suo centro; attività di PR, seminari per i TO e attività di co-marketing tra il ministero e gli operatori del turismo. 375 milioni è il budget riservato agli investimenti e allo sviluppo delle infrastrutture, di cui 205 milioni destinati a promuovere gli investimenti nel settore del turismo e l'incremento dell'offerta alberghiera; 170 milioni sono destinati allo sviluppo delle infrastrutture, compreso lo sviluppo delle città turistiche, gli itinerari, i parchi nazionali e nuovi sentieri; 30 milioni è il budget dedicato ai servizi e ai prodotti turistici, per dare un maggior supporto agli eventi religiosi e culturali, alla formazione di addetti ai servizi, compresi le guide turistiche, gli autisti di autobus, il personale della sicurezza e ad un accurato controllo del livello dei servizi negli alberghi e nei luoghi turistici.

(Travelnostop, 3 marzo 2011)

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Le navi iraniane sono entrate nel Canale di Suez

IL CAIRO, 3 mar - Le 2 navi da guerra iraniane che erano entrate di recente nel Mediterraneo suscitando un allarme internazionale, sono entrate nel Canale di Suez in direzione del Mar Rosso dove dovrebbero arrivare in giornata. Lo dice una fonte dell'Autorita' del Canale. 'Le 2 navi iraniane sono entrate nel canale di Suez alle 4:00 dall'ingresso settentrionale nel Mediterraneo e sono in viaggio per il Mar Rosso', ha detto la fonte. Sono le prime navi ad attraversare il canale dalla rivoluzione islamica del'79.

(ANSA, 3 marzo 2011)

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Accordo Iran-Siria, così l'esercito della Repubblica Islamica mette piede nel Mediterraneo

L'accordo, passato in silenzio in Europa, è di quelli che cambiano la geopolitica mediterranea. Perché, nave dopo nave, l'Iran costruirà la sua prima base navale nel Mediterraneo. Non è più un timore dei servizi di sicurezza israeliani. E non è nemmeno l'ennesimo allarme di Gerusalemme.
Dal 25 febbraio c'è un patto formale, in cui i due paesi, Iran e Siria, si impegnano a lavorare nei prossimi mesi alla costruzione di un porto di appoggio per la marina - militare - di Teheran. A pochi metri di distanza da quello di Latakia.
La base, stando a quanto previsto dall'accordo, avrà anche un deposito di armi che sarà gestito dalla tecnologia usata dalla guardia rivoluzionaria iraniana. Si partirà dall'allargamento del porto di Latakia, per passare poi all'abbassamento del fondo marino dell'area e all'installazione di tutta la strumentazione necessaria a trasformare la zona in area militare. In questo modo potranno attraccare non solo le navi della marina, ma anche i sottomarini.
La notizia è importante per almeno due ragioni. La prima: in questo modo l'Iran mette piede in modo stabile nel Mediterraneo (così come anticipato, sempre su Falafel Cafè, il 16 febbraio scorso). La seconda: la Repubblica islamica, con una postazione fissa in Siria, sarà in grado di gestire da nord e da est un eventuale conflitto in Medio Oriente. Ahmadinejad, ora, è a soli 287 chilometri da Israele.
A tutto questo si aggiunge anche dell'altro. Per esempio, l'accordo russo-siriano che prevede la vendita a Damasco di missili da crociera (cruise) che non sono rintracciabili dai radar militari e con un raggio d'azione di trecento chilometri. Quanti ne basterebbero, in una eventuale guerra contro Israele, per colpire il porto più settentrionale del Paese, Nahariya. Che si trova, appunto, a 287 chilometri.
I movimenti degli ultimi giorni hanno un loro senso, nello scacchiere mediorientale. Il punto d'appoggio siriano dell'Iran e la vendita di missili russi a Damasco chiudono un giro di accordi, nascosti e non, in cui Russia, Siria e Iran si alleano contro l'asse Usa-Israele per depotenziare - come prima cosa - la Sesta flotta della marina americana che si trova in pianta stabile nei pressi dell'area.
Così, mentre Europa e Usa guardano al Nord Africa, e mentre Israele alza la voce (ma resta inascoltata), a poche centinaia di chilometri dell'Ue si apre un nuovo fronte diplomatico e militare per la comunità internazionale.

(Falafel Cafè, 3 marzo 2011)

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C'era una volta l'impero ottomano

Molti giornalisti, sia inviati che opinionisti, scrivono in qualità di "esperti di Medio Oriente", e come tali stilano diagnosi e formulano prognosi. Ma come non dico un luminare della medicina, ma anche un'infermiera principiante neodiplomata sa perfettamente, nessuna diagnosi, né tanto meno prognosi sono possibili se prima non si è proceduto ad una accurata anamnesi del paziente. Nel caso specifico: studio della storia. Ed è proprio in questo campo che le lacune dei nostri "esperti" si manifestano in tutta la loro sconsolata e sconsolante dimensione. Ed è per tentare di riempire tali lacune che ci accingiamo a scrivere questo breve articolo, cominciando dal principio.
E dunque...

(ilblogdi barbara, 3 marzo 2011)

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Studiano il Mar Morto, così nasce pesce al mercurio

ROMA, 3 mar. - Nelle sue acque salatissime non c'è traccia di pesci, ma grazie all'atmosfera carica di gas velenosi che lo ricopre il Mar Morto ha permesso agli scienziati di ricostruire i passaggi con cui il mercurio si trasforma in un killer tossico per animali e uomo. I ricercatori della Hebrew University di Gerusalemme e dell'Università del Nevada hanno svelato il meccanismo, finora ignoto, con cui il mercurio attecchisce nei pesci ed entra nella catena alimentare. Quello disperso nell'atmosfera resterebbe in una forma inattiva se non fosse per una reazione chimica con il bromo che innesca l'ossidazione e quindi il processo inquinante per mari e oceani.
"In generale la quantità di mercurio ossidato in atmosfera costituisce circa l'un per cento di tutto il mercurio in atmosfera - spiega Menachem Luria, autore dello studio pubblicato su Nature Geoscience - mentre al di sopra del Mar Morto, la colonnina di mercurio ossidato spesso equivale a circa il 50%". Colpa del bromo, che nell'aria che copre il Mar Morto è 200 volte maggiore rispetto ad altri bacini, non solo per l'elevato livello di bromo presente sulla superficie, ma anche per il suo alto tasso di evaporazione nell'atmosfera a causa delle temperature molto elevate.

(TMNews, 3 marzo 2011)

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Miri Zorger: la tradizione culinaria kosher diventa Haute Cuisine

Un dolce kosher di Miri Zorger
Quando si parla di cucina ebraica è necessario distinguere tra le varie cucine delle comunità ebraiche provenienti da Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. Ognuna di queste ha assimilato le particolarità delle regioni geografiche che le ha ospitate. Con la formazione dello stato di Israele nel 1948, è nata anche la cucina israeliana, frutto delle differenti tradizioni gastronomiche che le comunità ebraiche hanno portato con loro.
Il ramo sefardita dell'ebraismo, i cui esponenti provengono da Nord Africa, Medio Oriente e Spagna, fa tradizionalmente uso di una cucina speziata e dai sapori forti (stufato di carne e prugne, pesce in agrodolce, insalata di carote al cumino). Gli ebrei Ashkenaziti, originari dell'Europa orientale prediligono invece una cucina più sobria (brodo, pesci ripieni, aringa, patate, composte di frutta). Ciò che accomuna la varietà di queste tradizioni culinarie sono le regole religiose e le festività, riportate queste ultime nel lunario, il calendario ebraico. Gli alimenti della cucina ebraica devono infatti essere "kosher" (adatti) ossia conformi alle regole alimentari stabilite nella Torah che riguardano la preparazione dei cibi e le limitazioni di alcuni alimenti di origine animale oltre che alcuni accostamenti culinari. Le regole principali escludono la consumazione di cibi animali quali quelli che non hanno lo zoccolo e l'unghia fessi e che non ruminano, quindi lepre, coniglio, cavallo, orso, ma anche maiale e cammello. In più sono esclusi gli animali marini senza pinne e squame. Per quanto riguarda gli accostamenti, non si mangiano carni e latticini nello stesso pasto, e anche le stoviglie vanno usate separatamente. Gli animali puri devono essere macellati secondo certe regole e uccisi con un taglio alla gola che ne assicuri il totale dissanguamento, e le carni vanno tenute a bagno e sotto sale, perché ogni traccia di sangue scompaia. Le varie comunità ebraiche, accomunate da tali regole, le applicano con diversi gradi di rigore. La cucina kosher potrebbe sembrare rigida e poco fantasiosa ma recentemente si sono registrate grandi novità, come quelle introdotte da Miri Zorger, un'ebrea ultra-ortodossa che ha aperto un servizio di catering. Miri ha trasformato il concetto di alimentazione kosher in una cucina in grado di osare e dagli accostamenti innovativi che non ha nulla da invidiare all'alta cucina elaborata e di tendenza. Lo chef israeliano ha studiato per un anno all'Istituto Israeliano di Arte Culinaria, senza mai assaggiare ciò che preparava, essendo le preparazioni non kosher. Nella sua casa di Bnei Brak (quartiere ultra-ortodosso), Miri riproduceva i piatti imparati al corso nella loro versione kosher: famosi i suoi cioccolatini decorati con gocce dorate e chicchi di caffè… "Al corso ero l'unica donna ultra-ortodossa e tutti mi guardavano come se venissi dalla luna…quando i miei compagni di corso assaggiavano i piatti, io mi trattenevo dal farlo perché non erano kosher, ma ricordavo tutti gli odori e li riproducevo meticolosamente a casa…Poi ho iniziato a specializzarmi in pasticcini, dolci e cioccolatini durante il corso tenuto da Hans Berthollet". L'arte culinaria è dunque divenuta un forte trend nella società ultra-ortodossa israeliana. Investita dal successo della sua impresa, Miri Zorger ha tenuto un corso di cucina alla radio israeliana Kol Hai, frequentato molti corsi di cucina all'estero e ha gradualmente trasformato il proprio business in un vero e proprio servizio di catering per una vastissima clientela. Miri cucina per matrimoni, feste di fidanzamento, e feste di beneficienza ma non solo per ultra-ortodossi. La sua cucina infatti è molto apprezzata anche negli ambienti ebraici secolari. Se negli anni passati i dettami della cucina kosher a cui si rifacevano gli ebrei ultra-ortodossi venivano considerati rigidi dai giovani israeliani non religiosi, oggi l'introduzione di questa nuova tendenza, anche grazie alla figura di Miri Zorger, ha contribuito a portare la cucina kosher in ambienti secolari e nelle case di israeliani che normalmente non seguivano tali norme. Miri Zorger ha saputo dunque accostare le tradizionali norme religiose alimentari dell'ebraismo alle nuove tendenze culinarie moderne.

(FocusMo, 3 marzo 2011)

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Galliano va in clinica: "Chiedo scusa", ma a Dior non basta

ARIZONA - Lo stilista britannico John Galliano, ex direttore creativo di Dior, accusato di antisemitismo e licenziato dalla maison, si sarebbe messo in cura presso la clinica "The meadows", nel deserto dell'Arizona, scelta prima di lui da Donatella Versace ed Elton John.
Galliano dovrà comparire davanti al tribunale di Parigi per aver aver proferito "ingiurie razziali" nei confronti di una coppia giovedì scorso in un bar trendy di Parigi.
Lo stilista britannico nel frattempo cerca un compromesso e attraverso il suo avvocato si scusa, ma nega ogni forma di antisemitismo. Galliano poi agiunge : "Tutta la mia vita ho combattuto contro i pregiudizi, l'intolleranza e le discriminazioni alle quali sono stato io stesso esposto".
Dietro alla dura decisione di Dior di licenziare Galliano senza concedergli un periodo di sospensione, ci sarebbe proprio l'atteggiamento dello stilista che fino ad oggi si era rifiutato di chiedere scusa.
Lo stilista che altre volte in passato pare avesse fatto sciocchezza sotto l'influenza dell'alcol, dallo scorso ottobre, quando ha compiuto 50 anni, aveva peggiorato la sua condotta di vita.

(www.tio.ch, 3 marzo 2011)

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Questioni di stile

La stilista John Galliano, celebre per le creazioni con Dior, e ora per l'antisemitismo che ha creato in un bar sotto Dior, è divenuto altresì celebre per il suo immediato licenziamento avvenuto qualche piano sopra il bar, negli uffici di Dior, e per la rapidità estrema delle sue scuse agli ebrei, e probabilmente a Dior, forse nell'ascensore di Dior.
Dopo avere negato di avere mai detto le frasi antisemite nel bar sotto Dior che frequenta tutti giorni, litro dopo litro, ha chiesto subito scusa per le frasi antisemite dette nel bar sotto Dior. Ci si domanda come faccia uno stilista a mancare così tanto di stile. Forse è il suo stile. In ogni caso, gli rivolgiamo l'estremo saluto. Addior.
Il Tizio della Sera

(Notiziario Ucei, 3 marzo 2011)

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Israele: buone prospettive per gli investimenti in India

Gli investimenti israeliani in India potrebbero crescere di varie volte nel breve e medio termine, se le due nazioni miglioreranno la loro cooperazione, in particolare nell‘agricoltura: lo afferma la Camera di Commercio Indo-Israeliana (IICCI). Secondo gli ultimi dati del Ministero dell‘Industria, gli Investimenti Esteri Diretti israeliani in idnia negli ultimi dieci anni hanno raggiunto un ammontare modesto, appena 52,2 milioni di dollari. La IICCI ha dunque esortato le autorità locali ad avvalersi dell‘esperienza israeliana, che ha il suo fiore all‘occhiello nelle bonifiche portate avanti nel deserto del Negev, per accrescere la produttività dell‘agricoltura.
Molti stati indiani sono ancora in una situazione di produttività molto bassa, e l‘esperienza israeliana gli potrà essere sicuramente d‘aiuto; le imprese indiane possono ottenere rilevanti benefici dal coinvolgimento di Israele negli investimenti del settore agricolo, dalla creazione di centri di ricerca a quella di joint ventures.
Gli investimenti israeliani in India potranno crescere significativamente se le esperienze di tale Paese saranno utilizzate da amministrazioni e imprese indiane; la cooperazione potrà poi svilupparsi anche in altri settori, come quello della difesa.
L‘esempio da seguire è quello di quanto avvenuto in Cina, dove gli investimenti israeliani in breve tempo hanno raggiunto i 130 miliardi di dollari. Per questo, la IICCI sta portando avanti negoziati con vari stati indiani per l‘utilizzo delle esperienze israeliane, osservando come ne potrà scaturire una cooperazione vincente per entrambi: l‘India potrà accumulare professionalità, Israele aprire un nuovo, enorme canale di investimento all‘estero. L‘agricoltura gioca un ruolo importantissimo in India: circa il 60 per cento della popolazione dipende da essa per la propria sussistenza, mentre il settore contribuisce al 16-17 per cento del PIL.

(Portalino.it, 2 marzo 2011)

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Israele: indipendenza energetica nel 2013

Israele raggiungerà l'indipendenza energetica nel 2013. Ad assicurarlo è l'uomo del gas, Yitzhak Tshuva, l'azionista di maggioranza del gruppo Delek Ltd., una delle maggiori compagnie petrolifere d'Israele. Parlando alla conferenza di Calcalist, importante sito d'informazione economica israeliano, Tshuva ha annunciato che la sua azienda, in collaborazione col partner americano Noble Energy Inc., sta spingendo l'acceleratore affinché il carburante fossile del giacimento offshore Tamar sia commercializzabile in tempi brevi.
Tamar, scoperto nel 2009, si trova nelle profondità del Mediterraneo, nello specchio d'acqua antistante Haifa. Gli studi hanno confermato che contiene gas a sufficienza per soddisfare la richiesta interna israeliana per diversi decenni. «Stiamo lavorando con l'orologio in mano - ha dichiarato l'uomo d'affari, uno dei più ricchi del Paese -, malgrado alcuni ritardi dovuti alla difficoltà di trovare finanziamenti, mi sento di affermare che riusciremo ad anticipare la scadenza fissata in origine. Il gas raggiungerà le coste israeliane nel 2013». «Lo sviluppo energetico è una priorità senza eguali - ha aggiunto il miliardario -; in questi giorni, i disordini nel mondo arabo stanno causando un'impennata dei prezzi: noi dobbiamo credere in quello che facciamo, perché stiamo proteggendo lo Stato d'Israele e lo stiamo rendendo indipendente sul piano energetico. Essere attori di peso nel mercato globale dell'energia ci darà potere politico». Negli ultimi dieci anni in Israele sono stati scoperti diversi giacimenti: oltre a Tamar, Dalit e Mari B., di dimensioni diverse, ma comunque limitate, è stato rivenuto, sempre a largo di Haifa, Leviathan. Gli studi sono ancora in corso, ma i dati raccolti finora hanno mostrato la possibilità che vi si trovi una quantità di gas naturale ingentissima, e forse persino petrolio. Con buona probabilità, si tratta del giacimento più grande mai scoperto nel Mediterraneo.

(FocusMo, 2 marzo 2011)

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Vendeva armi illegalmente a Israele

Incriminato colonnello corrotto da un commerciante

TEL AVIV-BERNA - L'ex addetto militare israeliano all'ambasciata di Berna è stato incriminato a Tel Aviv per corruzione e appropriazione indebita. Approfittando della sua funzione, l'uomo si sarebbe messo al servizio di un commerciante d'armi svizzero per promuovere la vendita di armamenti e materiale di sicurezza allo Stato ebraico.
L'ex colonnello israeliano e sua moglie sono sospettati di aver ricevuto in cambio sostanziose bustarelle dal gruppo Talon, fondato in Israele dall'uomo d'affari svizzero nel 2004.
Il tribunale distrettuale di Tel Aviv e il ministero della giustizia israeliano hanno confermato all'ATS l'informazione pubblicata oggi dal quotidiano ginevrino «Le Temps». L'addetto militare è stato attivo a Berna dal 2002 al 2005. L'incriminazione risale alla notte tra lunedì e martedì.
Stando a «Le Temps» e a «Yediot Aharonot», il giornale israeliano più diffuso, la consorte del militare avrebbe ricevuto da Talon un'automobile di un valore di 89'000 dollari. La donna risulterebbe pure nella lista degli impiegati di Talon, anche se non ha mai lavorato per il gruppo, e avrebbe beneficiato di un salario complessivo di 28'000 dollari. Dal canto suo, l'ex addetto militare, due mesi dopo aver fatto ritorno in patria è diventato direttore di Talon.

(Corriere del Ticino, 2 marzo 2011)

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Netanyahu propone un accordo ad interim ai palestinesi

La proposta è stata immediatamenete respinta dall'Olp, che non si è detto interessato a soluzioni di transizione. L'autorità palestinese mira piuttosto a un accordo di pace definitivo - Dal quotidiano israeliano filogovernativo "Israel ha-Yom" arriva la notizia che il premier Benyamin Netanyahu ha intenzione di proporre ai palestinesi un nuovo accordo ad interim. L'iniziativa ha avuto il favore di Usa, Onu, Russia e Ue (il Quartetto per il Medio Oriente), ma ha ricevuto un secco no da parte di un dirigente dell'Olp, il quale ha dichiarato che i palestinesi mirano a un accordo definitivo di pace, e non sono interessati a soluzioni di transizione. Secondo quanto riferito da "Israel ha-Yom", Netanyahu è giunto alla conclusione che Abu Mazen - il presidente dell'Anp - non è disposto ad avviare trattative dirette con Israele, né a concludere un accordo definitivo di pace. Il premier israeliano sta considerando allora la possibilità di estendere l'autonomia palestinese in Cisgiordania, un'ipotesi che verrà esposta nei prossimi giorni a una delegazione del Quartetto. Immediata la risposta di un membro del Comitato esecutivo dell'Olp, Saleh Raafat: "L'Olp insiste per la piena applicazione del Tracciato di pace, e respinge soluzioni di carattere temporaneo". Raafat si è mostrato critico anche nei confronti di Tony Blair, accusato di avere svolto all'interno del Quartetto un "ruolo negativo".

(PeaceReporter, 2 marzo 2011)

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Israele, italiani in crescita del 30%

Nel 2010 sono stati 3,5 milioni i turisti internazionali che hanno visitato Israele, il 25% in più rispetto al 2009, con 157 mila arrivi dall'Italia (+30%). Per il 2011, la prospettiva è di far arrivare in Israele 4 milioni di turisti e di accrescere almeno del 15% il numero dei turisti italiani grazie ai notevoli investimenti annunciati dal ministero del turismo: nuovi itinerari come il Gospel trail in Galilea, aperture di siti come il Qazer El Yahud, sul fiume Giordano dove, secondo la tradizione, Gesù ricevette il battesimo. Previste inoltre 3 mila nuove camere per accrescere la recettività del Paese con un investimento per il 2011 di oltre 450 milioni di euro. Intanto Tzvi Lotan, direttore per l'Italia dell'ente del turismo, ha premiato in occasione della Bit di Milano Riccardo Bertoli, direttore generale di Brevivet, per il grande impegno nella promozione della destinazione.

(Travel, 2 marzo 2011)

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Abbas incontra il ministro del Commercio cinese Chen Deming

Chen Deming
Il primo marzo a Ramallah, il presidente dell'ANP Mahmoud Abbas ha incontrato il ministro del Commercio cinese Chen Deming. Per l'occasione, Abbas ha affermato che nel processo di sviluppo economico e sociale, la parte palestinese intende assorbire le esperienze cinese , e rafforzare la cooperazione bilaterale, promuovendo il continuo approfondimento dei rapporti di cooperazione di amicizia.
Abbas ha aggiunto che la parte palestinese privilegia lo sviluppo dei rapporti con la Cina, e ringrazia la parte cinese per il suo coerente sostegno alla giusta causa del popolo palestinese e per l'aiuto disinteressato offerto nel lungo periodo dello sviluppo economico e sociale della Palestina.
Dal canto suo, Chen Deming ha affermato che la parte cinese intende fornire un maggiore sostegno a quella palestinese nell'addestramento del personale, e illustrare le sue mature esperienze e tecnologie nella creazione delle zone di sviluppo e nell'attrazione di capitali esteri.
Al termine dell'incontro,le due parti hanno firmato un accordo intergovernativo sulla cooperazione economica e tecnologica.

(CRIonline, 2 marzo 2011)

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Vuol sposare una marocchina: «Ma prima deve convertirsi all'Islam»

Storace denuncia: il consolato del Marocco pretende che si iscriva a una scuola e sostenga un esame, ma lui ha detto no

di Luca Pozza

VICENZA - Per sposare una ragazza marocchina di cui è innamorato è costretto a convertirsi all'Islam. A raccontare la storia di un vicentino è l'onorevole Francesco Storace, leader de "La Destra", che ha affrontato nel suo blog un problema interrazziale diffuso e già discusso in passato.
«C'è una storia incredibile che si svolge nel nostro Paese - scrive Storace - così tollerante verso l'altro e anche, diciamolo, un po' coglione. A Vicenza vive un giovane italiano come tanti, che però ha un desiderio che vorrebbe coronare. È il suo sogno d'amore, ama una ragazza marocchina che risiede in Spagna da 11 anni. Vogliono sposarsi in municipio, ma non possono. Il nostro codice civile, all'art. 116, impone la necessità di un nullaosta rilasciato dalle autorità dello Stato di origine, ma al Consolato del Marocco per ottenere questo documento chiedono che lui debba farsi musulmano. Per procedere, fermo restando che il ragazzo non ci pensa proprio, egli dovrebbe iscriversi ad una scuola per l'apprendimento dell'islam e sottoporsi ad un esame che certifichi la sua conversione».
«È vergognoso - conclude Storace - che per sposarsi in Italia con una straniera si debba passare all'islamismo".

(Il Gazzetino.it, 2 marzo 2011)

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1943: La stella di Davide sventola sulla Sicilia

Particolari inediti sulla Seconda Guerra Mondiale in Sicilia

L'8 giugno 1943, alle prime luci dell'alba, un'avaria al motore costrinse un ricognitore della Royal Air Force partito da Malta a chiedere un atterraggio di emergenza alla guarnigione italiana di Lampedusa. Cominciava così, con un mese di anticipo rispetto ai minuziosi piani elaborati dagli stati maggiori alleati, lo sbarco in Sicilia e la liberazione del continente europeo dalla barbarie nazi-fascista. Sceso dal velivolo agitando un fazzoletto bianco in segno di resa, il pilota rimase sbigottito quando capí finalmente che non era lui ad arrendersi bensí il comandante e gli ufficiali italiani che gli si erano fatti incontro per firmare la capitolazione dell'isola. Tutto ciò sarebbe rimasto solo uno dei tanti episodi paradossali del conflitto più sanguinoso della storia moderna, probabilmente destinato all'oblio, se il pilota non si fosse chiamato Sydney Cohen e se prima di arruolarsi nella RAF non avesse fatto il sarto nell'affollato quartiere ebraico londinese della West End....

(Girodivite, 1 marzo 2011)

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Air Tractor AT-802F
Nuovi aerei antincendio per Israele

Gerusalemme, Israele - Il governo israeliano sceglie Elbit System come appaltatore dei servizi antincendio

Durante il grande incendio dello scorso dicembre nella foresta a nord di Israele, che ha provocato la morte di 45 persone, gli aerei dei vigili del fuoco locali non sono stati efficenti nel contenere le fiamme.
Per questo motivo il governo israeliano ha selezionato Elbit Systems come appaltatore dei servizi aerei antincendio del Paese. L'azienda infatti, insieme all'operatore aereo Chimir, è stata appunto ingaggiata, dopo due mesi di gara d'appalto, per formare una squadra di aerei "Fire Boss"
La compagnia acquisirà così sette Air Tractor AT-802F turboprop che a partire dal prossimo ad aprile saranno propulsi dal motore PT6A-67AG della Pratt & Whitney Canada.

(Avionews, 1 marzo 2011)

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Riprendono le esportazioni di gas tra Egitto ed Israele

Un nuovo rinvio, che però dovrebbe essere l'ultimo: le esportazioni di gas dall'Egitto in Israele dovrebbero ricominciare non oltre il 4 marzo. La notizia non è stata ancora confermata ufficialmente, ma indiscrezioni rivelano che la East Mediterranean Gas Company (Emg), joint venture israelo-egiziana che trasporta il gas da un Paese all'altro, avrebbe assicurato ai propri clienti: «Riprenderemo entro la fine della settimana».
La fornitura di carburante naturale dal Paese nordafricano allo Stato ebraico era stata interrotta lo scorso 5 febbraio, mentre l'Egitto era in piena sollevazione popolare, dopo un'esplosione che ha coinvolto una stazione di gas nel Sinai e intaccato parte del gasdotto che corre sotto il deserto fino alla Giordania. Ora, i clienti della Emg, e gli israeliani più in generale, sperano che il termine del 4 marzo venga rispettato: nelle settimane passate c'è infatti già stata una "falsa partenza", il 17 febbraio. Qualcuno aveva interpretato il ritardo - apparentemente non giustificato da ragioni tecniche - come una mossa politica del governo militare ad interim del Cairo, che avrebbe in questo modo voluto dare chiarire il segno delle relazioni con Israele nel dopo-Mubarak. Relazioni che, temono gli israeliani, potrebbero essere meno concilianti e rispettose dell'accordo di pace del 1979 rispetto ai rapporti di civile vicinato tenuti dall'ex presidente, Hosni Mubarak. La Emg è un'impresa mista israelo-egiziana: il 12.5 per cento delle quote è di proprietà della Ampal-American Israel Corporation, fondo d'investimento con base ad Herzliyah; nel consiglio d'amministrazione siedono, tra gli altri, anche Hussein Salem (28 per cento), uomo d'affari egiziano considerato molto vicino al vecchio raìs, il governo egiziano (10 per cento) e investitori istituzionali israeliani (4.3 per cento). Le vendite di gas sono iniziate nel 2008, tra le polemiche: in molti, in Egitto, non hanno mai digerito l'idea che il loro Paese facesse affari con lo «Stato sionista».

(FocusMo, 1 marzo 2011)

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Israel University Day - Scegliere con Roger Abravanel

di Lucilla Efrati

Perché è importante studiare in un'università eccellente? Che cosa è un'università eccellente? Come interpretare l'opzione dell'università in Israele rispetto ad altre alternative? Si basa su questi tre interrogativi la sfida competitiva che gli studenti devono cogliere nella scelta della università da frequentare dopo il liceo. A dirlo è Roger Abravanel (nella foto assieme alla vicepresidente UCEI Claudia De Benedetti), noto consulente ed economista italiano che ha lavorato per 35 anni nella prestigiosa società McKinsey come consulente di aziende italiane e multinazionali in Europa, America ed Estremo Oriente, intervenuto all'Israel University Day, che si è svolto all'Istituto Pitigliani e che è proseguito a Milano.
Abravanel che attualmente è consigliere di amministrazione di varie aziende e advisor di fondi Private Equity in Italia e all'estero, dal 2008 è editorialista per il Corriere della Sera ed è consigliere del ministro della Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini, insieme alla quale nel luglio 2010 ha varato il progetto denominato "Piano nazionale per la qualità e il merito" che prevede per l'anno scolastico 2010/2011 la valutazione degli studenti delle scuole medie italiane e la qualità dell'insegnamento".

- Perché consiglierebbe di scegliere un'università israeliana?
  Secondo me c'è un solo parametro che conta: andare in un'ottima università è molto importante per il futuro degli studenti e le università israeliane sono delle ottime università, dove i giovani laureati ricevono il giusto mix di una buona preparazione con la capacità di saper raccogliere e rispondere alle sfide della vita. I giovani israeliani giungono infatti all'università più temprati dall'esperienza del militare questo rappresenta una grande possibilità di confronto per gli italiani.

- Che cosa è allora che fa di una università, una buona università...
  Lo riassumerei in due parole: top teachers, top students. Oggi le grandi università sono grandi perché hanno professori eccellenti, sanno fare una buona didattica e insegnano a studenti eccellenti. Fare una buona didattica significa insegnare la capacità di ragionare, di lavorare insieme.

- Quale è la situazione italiana?
  In Italia mercato del lavoro non premia eccellenze ecco perché giovani sono scoraggiati nei confronti dell'università. In America chi ha conseguito un voto mediocre alla laurea guadagna di meno di chi ha conseguito un buon voto e ancora di meno di chi ha un voto eccellente. In Italia questo non avviene affatto. Nel nostro paese ci sono cinque o sei università di livello, il problema non è tanto la qualità accademica quanto la didattica che non è adeguata a insegnare " life skills", la capacità di risolvere i problemi. La didattica italiana è antica, poco interattiva, la nostra scuola non insegna a dibattere. Sono invece molto irritato nei confronti degli israeliani perché sono pessimi nel marketing e quindi anche se le loro università sono eccellenti non sono menzionate fra le migliori nel mondo.

- Che cosa consiglierebbe allora a uno studente che si affaccia al mondo universitario
  Darei sostanzialmente tre consigli: primo capire che scegliere un'università eccellente è importante per il suo futuro, secondo, che in una buona università si va anche per imparare a essere uomini e donne capaci di affrontare la vita, terzo nella scelta dell'università non pensare a quella più vicina a casa, ma prendere in considerazione anche altre possibilità all'estero, in Israele, ma anche in America o in Cina...

(Notiziario Ucei, 1 marzo 2011)

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Natalie Portman, musa di Dior, attacca Galliano per antisemitismo

Il premio Oscar: Disgustata. Sono orgogliosa di essere ebrea, non voglio essere associata a lui in alcun modo

Natalie Portman
ROMA, 1 mar. - L'attrice Premio Oscar Natalie Portman, che ha un contratto con Dior per il profumo Miss Dior Cherie, ha condannato in modo pesante il creatore principale della Maison, John Galliano, per le affermazioni anti-semite fatte in un bar di Parigi e testimoniate in un video.
In un comunicato diffuso ieri sera a Los Angeles, la Portman, premio Oscar per il suo ruolo ne "Il Cigno nero", ha dichiarato: "Sono profondamente scioccata e disgustata dal video di commenti di John Galliano comparso oggi e, in quanto individuo orgoglioso di essere ebreo, non voglio essere associata al signor Galliano in nessun modo. Spero che questi terribili commenti ci facciano riflettere e agire per combattere contro questi pregiudizi ancora esistenti che sono il contrario di tutto ciò che è bello".
Galliano, che nel video circolato ieri afferma di adorare Hitler e insulta pesantemente una coppia, nel frattempo è stato sospeso da Dior.

(TMNews, 1 marzo 2011)

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Accordo tra l'israeliana Dan Vehicle e l'italiana Auto Italia II Ltd

La Dan Vehicle and Transportation Ltd., comparto di Kardan NV, ha firmato una lettera di intenti per investire nella Auto Italia II Ltd., azienda importatrice in Israele di automobili Maserati e Ferrari, e provvederà anche a fornire piccole garanzie per la compagnia italiana.
Dan Vehicle - ramo israeliano della Avis - ha stipulato l'affitto di uno spazio per questo business con un affiliato di Kardan Israel che possiede la Universal Motors Israel Ltd., importatore autorizzato di General Mototors, Opel, Isuzu, Saab e Hummer.

(FocusMo, 1 marzo 2011)

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Problemi di cefalea? La soluzione sta in una dieta ricca di ferro

La notizia proviene direttamente dal Department of Biochemistry dell'Università di Tel Aviv. Secondo un recente studio, sembrerebbe che i soggetti che soffrono di cefalea cronica, che non abbia origine di tipo gnatologico o osteoarticolare, possano risolvere il problema facendo una dieta ricca di ferro.
Largo spazio, quindi, ai cibi ricchi di ferro che danno maggiore disponibilità all'assorbimento, come lenticchie, ceci, cacao, anacardi e pistacchi. Non tutti i cibi ricchi di ferro sono uguali nel cedere il ferro all'organismo.
Un consiglio? Aggiungete alla vostra normale colazione della frutta secca. Per il pranzo e la cena, invece, provate a sostituire la pasta con delle minestre di ceci e lenticchie.
Piccoli gesti che agevolano le funzionalità del nostro organismo con il minimo sforzo possono davvero cambiare in meglio la nostra vita.
Non dimenticate, inoltre, che il ferro è importante anche per il nostro sistema nervoso, epidermico, osseo e circolatorio.

(Sapori e Ricette, 1 marzo 2011)

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La Collezione Farnesina Design sbarca in Israele

Si è aperta ufficialmente al pubblico la Collezione Farnesina Design presso il prestigioso museo di Holon, a sud di Tel Aviv. Gli oggetti della mostra erano giunti in Israele da Istanbul e alcuni erano già stati presentati in anteprima il 15 dicembre scorso in occasione della Conferenza sul design industriale italiano, che aveva riunito oltre 800 fra operatori del settore e studenti israeliani di design. E' giunto ad arricchire la collezione il modello Maserati ''Bircage'' 75 di Pininfarina.
La sera del 10 febbraio - ha raccontato l'Ambasciatore italiano a Tel Aviv Luigi Mattiolo - il Museo di Holon ha offerto un vin d'honneur ad un centinaio di invitati che hanno poi potuto effettuare una visita della Mostra assieme alla Curatrice del Museo e alla Curatrice della Collezione Farnesina Design, dottoressa Renza Fornaroli, e al Rappresentante del Comitato Scientifico della Collezione, Architetto Stefano Salvi, giunti dall'Italia per curare assieme al Museo l'allestimento della Mostra.
L'Ambasciatore Mattiolo e il Sindaco di Holon hanno sottolineato le origini e la ricchezza della Collezione sia presso la Farnesina che come Mostra itinerante e come questa fosse stata fortemente voluta dal Ministro Frattini quale simbolo del "made in Italy", rappresentando la diversità e l'eccellenza del design industriale italiano. Mattiolo ha inoltre ricordato i successi ottenuti dalla Collezione in Canada, in Sud Africa e in Turchia.
Per l'occasione l'Ingegner Paolo Pininfarina ha donato un modello in scala del prototipo Maserati "Birdcage" 75 alla Collezione. Altri due oggetti hanno infine arricchito la Collezione in questi giorni: un elemento in vetro della collezione "Esperanza" di Venini e alcuni lumi di Guzzini.
La mostra - che resterà aperta sino al 30 aprile - ha nuovamente confermato il fortissimo interesse israeliano per il Design Industriale italiano e il Direttore della Museo ha espresso la speranza di poter creare un legame duraturo con l'Italia anche tramite dei corsi estivi di Design Industriale che si potrebbero organizzare coinvolgendo i professori delle Università italiane che avevano partecipato alla Conferenza dello scorso dicembre (Politecnico di Milano e Torino) e assieme alla Scuola di Master in Design D-Vision, che era stata coinvolta a dicembre nel concorso degli studenti con le aziende italiane.

(Tribuna Economica, 1 marzo 2011)

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L'Iran attacca Londra. "Ai Giochi logo sionista"

Dura lettera al Cio: potremmo boicottare le Olimpiadi del 2012. Replica degli organizzatori: «Nessun significato nascosto»

di Giulia Zonca

Secondo l'Iran il logo letto al contrario compone la parola "Zion",
nome biblico di Gerusalemme
Mai un logo era stato tanto contestato prima. Il simbolo di Londra 2012, un innocuo marchio a zig zag con l'unico difetto di non essere particolarmente affascinante è da più di tre anni il bersaglio di ogni polemica. L'hanno giudicato bruttino, considerato responsabile di un'ondata di attacchi epilettici, poco rispettoso nei confronti della brillante città di Londra degna di essere meglio rappresentata e ora è accusato di razzismo.
L'Iran ha scritto una lettera al Cio e una al Comitato organizzatore per lamentarsi del messaggio che il logo conterrebbe: «Sfortunatamente dobbiamo constatare che le prossime Olimpiadi non vogliono tenere in considerazione i valori dei Giochi. L'uso della parola Zion è evidente e deliberato. Consideriamo quella scritta un attacco aperto e se non verrà modificata potremmo decidere di non partecipare alle Olimpiadi. E non saremo il solo Paese a farlo». Firmato Mohammad Aliabadi, capo del comitato olimpico iraniano e la protesta è accompagnata da una perizia che evidenzia le lettere e dimostra che Zion è la sola parola che tutta una parte di mondo riconosce dentro quel marchio. In realtà il logo è fatto di numeri che compongono l'anno 2012, ma basta il fatto che in effetti ci si può tranquillamente leggere altro a creare un problema.
Zion (Sion) è il termine biblico per Gerusalemme, inneggia al movimento sionista e secondo l'Iran, stato islamico che non riconosce Israele, sarebbe una chiara affermazione: «Significa che Londra sostiene Israele». Il comitato reagisce nel modo più razionale: «Quel logo non è certo comparso oggi, lo abbiamo inaugurato nel 2007 ed è assurdo che un'obiezione di questa portata sia sollevata solo adesso». Il Cio, imbarazzato dalla grana, appoggia il comitato promotore, «ci hanno sempre detto che quei segni significano 2012 e non hanno nessun altro valore», l'Iran ribadisce che si tratta di scuse e che il sottotesto «neanche troppo subliminale, è lampante ed è un attestato di parzialità. Un atto rivoltante».
Non è la prima volta che l'Iran usa lo sport per prendere le distanze da Israele: l'anno scorso, ai Mondiali di sollevamento pesi, l'iraniano Hossein Khodadadi si è rifiutato di stringere la mano al collega israeliano Sergio Britva e nonostante ciò qualcuno sostiene che il poveraccio sia stato allontanato dalla federazione per il solo fatto di essergli stato vicino durante la cerimonia di premiazione. A Pechino 2008, il nuotatore iraniano Mohammad Alirezaei ha evitato di nuotare le batterie dei 100 rana per non condividere le corsie con l'israeliano Tom Beeri. Niente squalifiche o sanzioni grazie al certificato medico e il Cio, che non vuole prendere posizione nella faida, ha fatto finta di crederci. Così come ha accettato le scuse del capo delegazione iraniano ai Giochi olimpici giovanili di Singapore: ritirati dalla gara di taekwondo (contro Israele) «per un improvviso attacco di mal di pancia del nostro atleta, portato via dall'albergo in ambulanza».
Per non parlare del grande sacrificio di Arash Miresmaeili, due volte campione del mondo di judo, eroe iraniano e gran favorito ai Giochi del 2004, sparito dal tappeto quando ha capito che avrebbe dovuto combattere contro l'israeliano Ehud Vaks. Cancellato dai turni eliminatori e addio sogni di gloria. Gli è pesato tanto che ha subito scelto la via del martirio: «Per la causa». Poi ha negato, tentato la retromarcia, ha farfugliato di essere stato frainteso. Stavolta non siamo neanche arrivati alle gare, la contestazione parte da subito e non è velata ma diretta: «Il logo è rivoltante». Londra si limita alla risposta ufficiale, anche se è chiaro che si sentano tirati in mezzo e che non vogliano dal Cio pressioni per improvvisi cambi. Il simbolo del 2012 è costato 400 mila sterline e non ci sono soldi da buttare e in più per la prima volta i londinesi hanno trovato un motivo per difendere quella scritta fino a qui detestata. Non si lasciano dare dei razzisti e sostengono la «libera espressione». Molti dei cittadini che hanno firmato la petizione per modificare il logo «troppo brutto» sono pronti a scendere in piazza per proteggerlo.

(La Stampa, 1 marzo 2011)

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Così il mercurio contamina il pesce

Una ricerca della Hebrew University e dell'Università del Nevada, diretta dal professor Menachem Luria e pubblicata su "Nature Geoscience"

La contaminazione di mercurio nel pesce è (a ragione) uno dei maggiori spauracchi per il consumatore. Inoltre, il casi come l'avvelenamento di massa verificatosi a Minimata nel 1956 nel hanno spinto gli addetti ai lavori verso nuovi sistemi di rilevamento e prevenzione.
In tale ambito va situato la ricerca della Hebrew University (Gerusalemme) e dell'Università del Nevada (USA), diretta dal professor Menachem Luria e pubblicata su "Nature Geoscience".
La squadra del professor Luria ha preso come punto di partenza la situazione del Mar Morto: tale regione ha la particolarità di essere priva di specie ittiche, ma di avere la più alta concentrazione terrestre di mercurio ossidato. Analizzando la locale atmosfera, gli scienziati israelo-americani hanno scoperto come il mercurio nell'aria è in una forma inattiva. Per attivarsi, e poter così contaminare il pesce, ha bisogno di un processo di ossidazione, attivato dal bromo.
Secondo i ricercatori, aver individuato l'importanza del processo (ed il conseguente ruolo del bromo) permetterà di localizzare le "zone rosse" dell'intossicazione, stabilendo così la probabilità di consumare specie ittiche inquinate.

(newsfood.com, 1 marzo 2011)

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